venerdì 29 febbraio 2008

Marek Halter, dai meeting antirazzisti a Radio Padania

Per decenni i francesi hanno fatto le pulci a Sartre: durante l’occupazione tedesca, come aveva potuto pubblicare – lui, l’antifascista per principio- su un giornale di estrema destra? "Certo avremmo preferito vedere la sua firma altrove", ribattevano i più clementi, "ma in fin dei conti l’importante è ciò che si scrive – non dove lo si scrive". Vero – ma solo in parte: a condizione di considerare, cioè, che, visto il contesto, l’editoria dell’epoca non offriva chissà quali alternative.

Alternative che oggi evidentemente non mancano – eppure pare che lo scrittore francese Marek Halter se lo sia lasciato scivolare addosso, quel dibattito. Perché se contro la xenofobia bisogna essere intransigenti, bisogna esserlo sempre – anche quando si varcano le Alpi. Ed allora come può accadere che un scrittore - Halter, appunto - che in Francia ha partecipato alla fondazione del movimento SOS Racisme insieme a quelli che hanno poi ritenuto doveroso non aprire alcun dibattito con Le Pen, neppure per contestarlo, onde evitare che le sue posizioni acquisissero dignità e legittimazione, venga, qui in Italia, a promuovere l’edizione italiana del suo ultimo lavoro ("Je me suis réveillé en colère") proprio in una trasmissione di Radio Padania Libera?

Forse Halter neppure sapeva che sede fosse quella in cui stava pubblicizzando il suo libro "scritto contro l’ignoranza e l’intolleranza". Difficile, però, che non lo sapesse neppure l’editor della casa editrice Spirali, che si occupava della traduzione simultanea. E chissà se il leghista Pierluigi Pellegrin che lo intervistava era al corrente, a sua volta, di come in Francia Marek Halter si sia pronunciato contro il divieto del velo nelle scuole, e di come abbia invocato – a proposito dei disordini nelle banlieue parigine - non un forte intervento della polizia, bensì una maggior giustizia sociale per i beur.

"Analisi sbagliata", potrà obiettare qualcuno: "lo spazio concesso da Radio Padania ad un antirazzista di fama è semmai la dimostrazione di come, nonostante le manifestazioni anti-Islam di Borghezio e i maiali anti-moschee di Calderoli, la Lega Nord veramente non sia né razzista né xenofoba". Ed allora si dovrebbe essere maliziosi davvero a ritenere che Pellegrin abbia ospitato Halter solo per strumentalizzarlo, visto che il libro di quest’ultimo è pure, in gran parte, un’invettiva contro chi semina terrore in nome di Allah. "Il risveglio del titolo, signor Halter, è una presa di coscienza? È una determinazione a cui Lei è giunto recentemente?", lo incalzava Pellegrin. Per fortuna la risposta di Halter sdrammatizzava smentendo: "No; io sono ebreo, e il titolo del mio libro riprende un luogo comune francese che vorrebbe gli ebrei svegliarsi ogni mattino in collera".

Ma ci pensa lo stesso Pellegrin, tempo qualche giorno da quell’intervista, a demolire l’ipotesi dell’etere "padano" come spazio di civiltà. "Immigrati fuori dalle balle! Non a parole, ma con i fatti", propone il conduttore –di nuovo in onda con il suo Il punto politico- come cardine programmatico per la vicina tornata elettorale. E quando in coda alla trasmissione giunge in radio la notizia di un’aggressione da parte di un immigrato ad un’anziana signora, Pellegrin non ha dubbi: a parer suo quel delinquente –un balordo, un mascalzone, un farabutto, certo- deve essere definito più appropriatamente come "un bastardo maghrebino: il solito negroide".

Peccato che nel frattempo Marek Halter fosse forse tornato in Francia, per prendere parte, magari, ad un nuovo meeting antirazzista.

Daniele Sensi, Orizzonti Nuovi, 26/02/2008

4 COMMENTI:

Anonimo ha detto...

I negri si scannano fra le loro diverse razze così come gli islamici, sono entrambi impregnati di razzismo. E qualcuno da del razzista alla Lega....mi vien da ridere.

causabon ha detto...

Il libro, "La mia ira" nella traduzione italiana di recente pubblicazione, intende sfatare derive religiose, rigidità illuministiche e fratture ideologiche varie; affrontando il discorso dell'indignazione civile, tra narrazione e saggistica.
E quindi, anche ammesso che l'autore e l'editore fossero coscienti del platea cui si rivolgevano, mi sembra per l'appunto adatto a proporre un richiamo contro pregiuzi di sorta.

daniele sensi ha detto...

Non sono d’accordo Causabon. Perché il contesto della trasmissione in oggetto non era quello di una tavola rotonda, di confronto sul tema trattato dal libro. Ma si trattava di una semplice informazione editoriale che, vista la linea politica dell’emittente ospite, ha corso il rischio di lasciarsi ingenuamente strumentalizzare dall’ideologia leghista.

Detto questo, ritengo che nei confronti di certe manifestazioni di intolleranza non si debba nemmeno scendere ad un dibattito con contraddittorio, onde evitare di concedere loro lo status di “posizioni non condivise ma degne del loro spazio nel libero confronto delle idee”. Al massimo, se proprio non si dovesse resistere , sarebbe opportuno scegliere un territorio neutro.

La prendo tuttavia come una svista, un incidente di percorso, per una casa editrice, Spirali, che comunque continuerò a stimare per la stimolante e mai banale offerta editoriale.

Phantom Lord ha detto...

Io invece non sono d'accordo con te.
Se di libertà di espressione si tratta, che libertà sia.
Altrimenti subentra la menzogna, la pia bugia, il coperchio che fa esplodere la pentola pressione.

Per quanto mi riguarda anche le parolacce hanno il diritto di manifestarsi, pochè fanno parte dello sfogo dell'essere umano.


Conosci la natura umana???:-)

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