martedì 25 marzo 2008

Socci contro Lerner: “Attacca Maometto, non Gesù!”

Dalle pagine di Libero (22 marzo) Antonio Socci torna a prendersela con Gad Lerner.

Dopo l’indignazione –in cattiva fede- per l’operaio "zittito" dal conduttore durante la discussione sul "Marx imbavagliato", questa volta Socci vorrebbe strappare dalle presunte grinfie dell’impenitente Lerner nientemeno che Gesù Cristo.

O meglio, del Cristo risorto.

Tema della scorsa puntata dell’Infedele era, appunto, "Ma tu ci credi che Gesù è risorto?". Un appuntamento televisivo, in prima serata, in cui ci si è interrogati sul rapporto dei cristiani con l’irrazionalità della Resurrezione.

Non una trasmissione scandalistica di quelle che pretenderebbero indagare con strumenti empirici la fondatezza o non fondatezza dei fatti religiosi.

Non una variazione sul tema: sono ateo e con un paio di formule fisiche illuminerò le vostre menti obnubilate dalla superstizione.

Ma giusto una "chiaccherata" attorno all’evento principe del cristianesimo. Di carattere più filosofico ed antropologico che non scientifico o matematico. E con qualche incursione nei rapporti tra ebrei e cristiani .

Per Socci, invece, non si è trattato che di un esempio della "ignoranza e del pregiudizio" che "dilagano sui mass media italiani".

Che il pregiudizio, invece, non stia proprio nella penna di Socci, che denuncia un "anticristianesimo che si taglia a fette"?

Come mai, proprio lui così solerte a difendere gli zittiti, stavolta non difende né fa un accenno allo "zittito" di turno, Paolo Flores d’Arcais, cui Lerner non ha lasciato concludere l’enunciazione della sua tesi? E che tesi voleva dimostrare d’Arcais? Guarda un po’, pretendeva proprio procedere con la demolizione filologica e sistematica del massimo dogma cristiano.

Ma perché mai allora Lerner non lo avrebbe lasciato terminare se il suo occulto scopo fosse stato quello di delegittimare il fulcro stesso del cristianesimo? A Socci non è passato per la testa che forse a Lerner quella delegittimazione non interessasse affatto e che, reale o no, la trasmissione poneva la Resurrezione come un presupposto teologico da cui partire e non come meta cui arrivare?

Vero che uno spettatore cristiano "tifoso" poteva avvertire la mancanza di un teologo "forte" ma "popolare", alla stregua di Ravasi, per intenderci. Ma intenzione di Lerner non era quello di risolvere alcun enigma, né di offrire al pubblico televisivo un confronto tra diversi percorsi probatori. "Qui non facciamo gli investigatori", ha contestato il conduttore allo stizzito Paolo Flores d’Arcais. Non un atto censorio, ma un onesto giudizio di irrilevanza da parte di chi non intendeva sollevare altro che una provocazione intellettuale, e non storica.

Tuttavia è in un altro passaggio che Socci desta maggior irritazione. Quello in cui si lamenta di come un simile trattamento non venga riservato "alla credibilità di Maometto del Corano".

Sarebbe facile obiettare che quand’anche l’Infedele di mercoledì scorso fosse stato quella sorta di X-Files del cattolicesimo di cui parla Socci, l’islam è come l’ebraismo una religione di assoluta trascendenza, priva di un fondante "abbassamento" divino sul piano immanente e storico su cui, eventualmente, storicamente si possa disquisire .

E sarebbe altresì facile replicare che tante sono le prediche politiche sulla costitutiva e costituente identità cristiana dell’Italia che non si vede perché mai, allora, un’analisi in senso religioso della nostra società dovrebbe andare a scomodare i fondamenti di religioni di minoranza.

Tuttavia è più opportuno stigmatizzare questo modo di vivere il proprio sentimento religioso per contrapposizione, questo farsi militanza della propria fede che , nell’atto di difendersi da inesistenti attacchi, non si sente tranquilla se prima non getta un cenno di discredito sull’altrui religione.

Ed irrita, anche, quell'altro ammonimento rivolto sempre a Gad Lerner: " prima di mettersi ad attaccare la religione degli altri (il cattolicesimo che non conosce e che è cosa complessa e profonda), dovrebbe almeno studiare bene la propria".

Da quando si può svolgere il proprio ruolo di intellettuale solo se fini conoscitori della materia? Da quando il ruolo dell’intellettuale spetterebbe solo agli accademici?

Non è pure, il ruolo dell’intellettuale, quello dell’azzardo, del rischiare una presa di posizione, di sbilanciarsi, di schierarsi perché richiamati alla responsabilità da un qui e adesso, anche quando non si ha avuto il tempo di "leggersi tutte le carte"?

Ma poi, cos’è questa boria del "cattolicesimo che non conosce"? Non era il cattolicesimo, come il cristianesimo in generale, una religione la cui novità stava proprio nella semplicità delle sue prescrizioni (un unico comandamento d’amore in luogo di mille precetti quotidiani)?

E se invece ci si riferisce alla teologia cattolica e all’affascinante studio sull’interpretazione dei testi, davvero l’essere dotti in materia significa doversi fare così altezzosi? Il "dolce naufragar" tra le vertigini dei significati che se ne stanno come tesori nascosti tra le righe degli anche più apparentemente tiepidi passaggi dei Vangeli, non dovrebbe insegnare proprio un senso di umiltà e di orgoglioso ridimensionamento del proprio ego?

".. chi appartiene alla verità ascolta la mia voce". Pilato disse: "Ma cos’è la verità?"...

E poi quel fastidioso invito a "studiarsi prima la propria religione" che suona come un detestabile richiamo all’ordine. Che ognuno rientri nel suo gruppo. Che tutti tornino a coltivare le proprie radici. Che si accetti senza fiatare il farsi gabbia delle tradizioni. Era un affare di religione neotestamentaria – Socci ne ha fatto questione di culto dei "boschi sacri" . Gli sarà forse sfuggito che il nome stesso del programma televisivo di quel "bastardo" di Lerner è un invito a trasgredire i recinti delle presunte appartenenze?

Per il resto, il pezzo di Socci è tutta una sequenza di ridondanti "stupefacente" e "clamoroso" riferiti ad un’inchiesta della BBC che "grazie ai più elaborati mezzi tecnico-scientifici" proverebbe la provenienza della Sindone di Torino "con certezza, dalla Giudea e dal I secolo d.C.".

Quell’inchiesta è stata ritrasmessa ieri sera da Bruno Vespa. Conclusioni: nessuna. Anzi sì, una: la datazione al carbonio 14 potrebbe, in via ipotetica, non essere corretta. Ma ciò già lo si sapeva. Da anni.

Tuttavia, hanno davvero bisogno di questo, la fede e il proselitismo? L’affidarsi fiducioso all’irrazionalità del cristianesimo ha davvero bisogno di tutto quest’empirismo? Di tutte queste prove? Dov’è finito il "beati quelli che pur non avendo visto crederanno?". E come lamentarsi poi se qualche trasmissione televisiva dovesse cimentarsi con la dimostrazione del contrario?

Non è invece da apprezzare la cauta prudenza con la quale la Chiesa si è abituata – e dovrebbe aver abituato- a rapportarsi ai fatti "miracolosi"? Lo spirito cristiano autentico non dovrebbe poggiare più che sulle stigmate di Padre Pio sul miracolo di quelle case di accoglienza e di quelle scuole professionali per la gioventù abbandonata e dimenticata che, in ogni angolo del mondo, sono il realizzarsi del folle sogno di un piccolo, povero frate di fine ottocento, tal Giovanni Bosco?

Certo diventa in seguito difficile potersela prendere con quella mercificazione della figura di Padre Pio che imperversa pure in tv: televendite di calendari, di libri, di dvd, di rosari , che tornano a fare "del tempio una spelonca di ladri".

Ma poi: dov’era, questo Socci che dà lezioni di religione, quando l’inciviltà dei media e di certi politici – e di certi politici nei media- prese ad accanirsi selvaggiamente con gli odierni pastorelli del tradizionalissimo presepio cristiano, i pària dell’epoca che fu - e cioè con i rom?

Lerner era al suo posto, ed ha risposto "alla chiamata". Socci no.

Daniele Sensi

4 COMMENTI:

adele ha detto...

E' vero, il cristianesimo che ostenta Socci, con tanta boria, rappresenta solo il suo ego e la fede intesa come patrimonio esclusivo degli eletti. In questo caso: la fede degli indottrinati.

Lerner, avrà fatto sicuramente imbestialire molti cattolici, però personalmente penso che, in fondo in fondo, la sua intenzione non fosse quella.
Vedo, in quella seconda chiamata di Mancuso all'Infedele , un intimo sincero desiderio di Gad, al fine di offrire un'opportunità di incontro, il tentativo, forse di riavviare, un dialogo interreligioso con il mondo ebraico.
Da un po', questo è il suo chiodo fisso, e credo che abbia ragione.
La decisione della Chiesa di ritornare sui suoi passi con quella preghiera del Venerdì Santo ha riaperto un'antica ferita.
Come cristiana non posso che biasimare questo ritorno al passato. Questo è il punto più saliente, per me,il resto sono chiacchere da blog.
Il tuo articolo è bellissimo.
con stima,
Adele

Anonimo ha detto...

" ...qui nun c'è da capi',
qui c'è da crede..."
Dopo la dotta citazione da Giuseppe Gioacchino Belli, lasciatemi aggiungere che è perfettamente inutile discutere sulle Religioni: o c'è la Fede o non c'è. Sono 2000 anni che si dibatte, ma alla fine, o ci credi o non ci credi. In entrambi i casi non saranno le parole a farti cambiare idea, forse un'illuminazione, un esempio, un bisogno, chissà...
Ciao a tutti!
Prudentissimo

ame ha detto...

Daniele, ho l'impressione che il Socci-man di turno, poco incline, per sua natura, a fare notizia da se', stia cavalcando la tigre altrui per accaparrarsi una certa risonanza. Alrimenti, diciamocelo senza troppa finezza, ma chi se lo fila? Comunque, visto che ha deciso di impegnarsi a lanciare contro Gad Lerner i suoi strali, tu che sei un esperto, sai se ha dei legami con Radio Padania? :)
Ciao!

daniele sensi ha detto...

No ame: al momento non sono pervenuti segnali di contiguità di Socci con Radio "Padania" (se non quello, piuttosto indiretto, rappresentato dal suo vicedirettore, ex del quotidiano La Padania)

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