mercoledì 2 aprile 2008

Sullo sgombero del campo nomadi Tettamanzi ha ragione ma si sbaglia

C’è qualcosa che non torna nella presa di posizione della Diocesi di Milano sullo sgombero del campo rom di via Bovisasca apparsa ieri online. Certo, a leggerne le agenzie c’era di che essere soddisfatti: in una inquietante "disattenzione" politica (eccezion fatta -come annota oggi su Repubblica Gad Lerner- per gli "appassionati di conflitti estremi") un organismo di autorevolezza veniva a frapporsi tra la civiltà e la barbarie. Ed anche le repliche che in queste ore le vari voci dell’amministrazione ambrosiana diramano, affannate, accavallandosi e confondendosi con gli esagitati leghisti che telefonano a Radio Padania per proporre a Tettamanzi, Colmegna & Co. di ospitare i rom nei signorili immobili vescovili, danno come l’impulso a far quadrato attorno all’ammonimento della curia milanese. A sostenerlo. A rinvigorirlo. A tenerne alto il richiamo all’ordine morale.
E così sia. Ma non senza prima averlo emendato, però, quel comunicato. Poiché ci sono certi passaggi che proprio non piacciono. E che addirittura rischiano di apparire incivili quanto l’inciviltà che vorrebbero condannare.

Perché la nota stampa "avallata" dall’arcivescovo Tettamanzi esprime, sì, "l’impressione che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani", ma non solo sottolinea diverse, troppe volte la "necessità della dovuta fermezza", ma insiste pure in incomprensibili distinzioni tra "rom rumeni" e "rumeni non rom" e, in più, tra regolari e irregolari. Dice la nota: "non si possono confondere i nomadi e i migranti che lavorano, con i delinquenti, oppure gli irregolari con chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno". Ma come? La Chiesa cristiana e cattolica, la testimonianza in terra della Buona novella, della carità, della misericordia, del "va’ e non peccare più", la Chiesa del "ricordate che pure voi foste stranieri in terra d’Egitto", la Chiesa di quell'Antico Testamento che è tutto un invito a "bruciare i boschi sacri" al fine di non ritenere sacro nessun posto ma santo ogni uomo, non solo si mette, ora, a barcamenarsi in bieche discriminazioni amministrative tra chi ha un permesso di soggiorno e chi non lo ha, non solo si abbandona a parole di condanna senza appello per i "delinquenti", ma addirittura confonde, in se’, i migranti clandestini e irregolari con gli stessi delinquenti?

Spesso si rimprovera alla Chiesa di connotarsi troppo politicamente. La si accusa di eccessiva attenzione al campo temporale. Qui si tratta dell’esatto contrario. Non è più una Chiesa che in virtù di valori considerati minacciati interviene nell’arena politica – ma è una Chiesa che, ritrovandosi a difendere certi valori, ritiene di doverli piegare proprio alla ragion politica. Perché, altrimenti, quell’appello al rispetto dei "fondamentali diritti umani" non dovrebbe valere per delinquenti e irregolari? È non solo cristiano, ma civile in generale, braccare, sgomberare, e colpire come bestie infette un essere umano qualora esso abbia trasgredito la legge o, peggio ancora , quando la sua unica colpa fosse quella di non avere un pezzo di carta in tasca?
Dipende da che idea si abbia riguardo ai diritti umani. E leggendo meglio il comunicato stampa pare che in fondo alla Diocesi di Milano basterebbe ben poco per far sì che i diritti umani siano da ritenersi non oltrepassati: "qualche tanica d’acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i bambini, i malati e le donne in gravidanza". Bernard-Henri Lévy direbbe: "come se si fossero distribuiti panini e coperte alle porte dei campi di concentramento". Perché questa non è difesa dei diritti umani – questo è aiutare la barbarie nel suo lavoro. Questo è un altro esempio di quella ideologia umanitarista che può finire, suo malgrado, con il curarsi di mantenere l’ordine e la calma mentre il boia affila la lama.

Daniele Sensi

1 COMMENTI:

ame ha detto...

... la chiesa delle persecuzioni, la chiesa delle crociate, la chiesa dell'inquisizione... Banalizzo? Forse non troppo. Perche' la chiesa che "ritiene di dover piegare i propri valori alla ragion politica" non ha mai cessato d'esistere. Per questo, un cardinale che parla di diritti umani fa notizia, ma non dovrebbe.

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