domenica 22 giugno 2008

Assemblea del PD. Quelli che hanno visto solo le sedie vuote

Possono rischiare di apparire banali le parole sull’immigrazione pronunciate venerdì da Walter Veltroni, all’Assemblea del Partito Democratico. Perché parole di civiltà, di buonsenso, che dovrebbero darsi come acquisite in un regime di cittadinanza, in un regime democratico e liberale ancor prima che più o meno orientato a sinistra. Eppure a fronte del delirio xenofobo amministrato, alimentato, sdoganato dalle destre e poi inseguito dalla stessa opposizione (come a volerlo tutt’al più ammaestrare , razionalizzare, invece che respingere ed estinguere), quelle parole, se sono premessa di un agire conseguente, segnano a loro modo una svolta. Da troppo tempo i leader democratici davano il triste spettacolo di un gareggiare con le destre in tema di espulsioni di clandestini (e non solo). Leader cui pareva si fosse all’improvviso annebbiata la coscienza, oltre che la dialettica razionale. Come Minniti, che contestava , poche settimane addietro, il reato di immigrazione clandestina "non perché vada contro la mia coscienza, ma perché non praticabile nei fatti". O come Fassino, mesi prima, in campagna elettorale: "Le espulsioni di massa di cittadini comunitari non sono consentite dalle direttive europee"… quando in mancanza di uno scatto di orgoglio sarebbe stato più decoroso tirare in ballo, trattato internazionale per trattato internazionale, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, piuttosto che un freddo protocollo d’intesa.

Eccola, allora, la novità di venerdì. Un riflesso di rettitudine politica che, partendo dall’ovvia osservazione che "alla percezione di insicurezza delle persone vanno date risposte", anziché approdare a soluzioni ricalcate sull’irresponsabile irrazionalità di tipo "padano" (come la "polizia volontaria" proposta della federazione lombarda del PD), respinge il facile consenso, allontana da sé il canto delle sirene della "vox Populi vox Dei", richiamando tutti ad un investimento politico (di quella politica che riallaccia con il culturale) che sappia anche denunciare, stanare, chi quella "voce del Popolo" la induce al delirio, avvelenandola con l’ideologia della purezza. "E’ un’equazione tanto ingiusta quanto gravemente sbagliata", Veltroni non ha disdegnato ricordare, "quella per la quale più immigrazione uguale insicurezza, straniero uguale estraneo, diverso, "altro" da sé, minaccia per il proprio territorio, la propria casa, la propria incolumità – e quindi nemico da allontanare, da respingere, da cacciare". Un registro evidentemente differente da quello "governativo", e che pare rompere una volta per tutte con certi ammiccamenti alle camicie verdi. Perché da un po’ di tempo, in questo paese, un’altra ovvietà rischia di essere messa in discussione proprio da questi strani crociati, che sembrano aver barattato la sequela Christi con una croce celtica, e da chi liscia loro il pelo: quella in base alla quale "gli individui che commettono un crimine vanno puniti, qualunque sia la loro nazionalità, la loro provenienza. Ma gli individui: mai i gruppi, le comunità etniche, sociali o religiose alle quali appartengono". Una "ovvietà" che poi è il sofferto frutto di quel doveroso lavoro, senza termine, di elaborazione del più pesante lutto della nostra storia. Un’acquisizione da difendere con le unghie, non solo perché "lo dice il nostro codice, e già basterebbe – sono sempre parole di Veltroni- , ma è la nostra stessa civiltà a dire che chi pensa diversamente, chi nega questo fondamento, scivola inesorabilmente nella barbarie".

Non si è ingenui a compiacersi della convinta riaffermazione di tali questioni di principio. E’ vero, un partito che si vuole di sinistra, o centrosinistra che sia, non potrebbe o non dovrebbe porsi con un profilo differente. Ma è altrettanto vero che quello stesso partito nel momento in cui aspira a farsi maggioranza nel Paese potrebbe più facilmente scegliere di non esprimersi , di sorvolare sull’argomento, di dare come tacite certe posizioni onde evitare di esporsi troppo all’impopolarità. E nemmeno si tratta solo di belle parole prive di sostanza. Certo, a quelle "belle parole" deve seguire, lo si diceva prima, un agire politico conseguente e ad esse coerente. Ma quel passaggio nella relazione congressuale di Veltroni segna pure, se si vuole, un impegno, un investimento sulla dignità futura del nostro essere nazione: perché le parole non sono mai innocenti; le parole coinvolgono la moralità di chi le esprime e quella della società in cui esse vengono espresse. Ed allora plauso ad un Segretario che in luogo di minimizzare un certo linguaggio leghista, in luogo di sorriderci sopra definendolo folcloristico o colorito, avverte il dovere di denunciare quel "linguaggio, dagli epiteti razzisti e dalle espressioni vergognose di chi arriva a parlare di lager o di operazioni di derattizzazione" (la sezione "I deliri di Radio Padania" di questo blog, con il suo monitoraggio dell’emittente leghista, allora, grazie a Dio, a qualcosa serve).

Ma di tutto ciò ai "guru" democratici della blogosfera pare importi poco, anzi nulla. Troppo presi dal solo esercizio di un dissacrare che sa molto di personalismo e di protagonismo, dell’Assemblea del PD -dell'Assemblea del loro partito- non hanno saputo cogliere che lo sterile spettacolo delle sedie vuote, dei delegati assenti. A cominciare da Mario Adinolfi, che definisce quello di Veltroni "un inutile discorso" , compiacendosi di una platea vuota che lui stesso, dal suo blog, aveva invitato a boicottare. O come Luca Sofri, che contesta la democraticità interna del Partito per i suoi "metodi monchi che andavano bene con lo Statuto Albertino", salvo poi non declinare l’invito rivoltogli da quegli anacronistici oligarchi ad entrare nel direttivo del PD. O, ancora, come Diego Bianchi, che, forse distratto dalla sua mini-cam, riesce, chissà come, a rilevare una "pressoché totale assenza di linee cui essere fedeli".

Intendiamoci, il problema della democrazia interna di un’organizzazione politica non è un falso problema. Ma lasciare che esso esondi, fagocitando occasioni tanto importanti di elaborazione politica, può rischiare, nei tempi in cui ci troviamo, di consegnare a questo paese un’opposizione delegittimata, nonché priva di una chiara impronta programmatica che sappia porre argine alle minacce di barbarie. A meno che non si sia deciso di consegnare, una volta per tutte, le chiavi della "resistenza democratica" ad Antonio di Pietro. Con buona pace di quegli immigrati e di quelle "minoranze" cui l’Italia dei Valori non può che offrire lo stesso populismo delle destre.

Daniele Sensi

10 COMMENTI:

Mauro ha detto...

Adinolfi era troppo impegnato a preparare le valigie per gli Stati Uniti

Anonimo ha detto...

e bianchi troppo impegnato a montare i suoi video

Andrea ha detto...

E' stato da stupidi non andare all'Assemblea. Potevano andare e poi dire la loro, però andare.

daniele sensi ha detto...

Infatti Andrea, come ha fatto Gad.

camilla ha detto...

ciao Daniele!
:-)
cipensacamilla

daniele sensi ha detto...

Ciao Camilla - cos'è, nel blog di Gad sono andati tutti a nanna?

Lina ha detto...

mi sa che alle prossime elezioni avro' solo piu' uno da votare : Di Pietro..
al mometo è l'unico che non ha ancora calato le braghe..
speriamo che non lo faccia.. senno' chi altro c'è rimasto ?

i ha detto...

Daniele, non credo PD possa rimandare il congresso, ricambio della dirigenza, nuove deleghe - insomma, rimettersi in discussione. Se lo fa, si perde. E se rimandasse il congresso a dopo Europee, sarebbe un disastro. E peggio ancora sulle amministrative troppo vicine. Rimandare da forza solo a quelli che "logorano" dall'interno.

Se tu auspichi (come me) una linea netta del PD su certi temi, dovresti anche capire che non potrai averla diversamente.

i

coraggio! ;)

daniele sensi ha detto...

Ilja, però ammetterai che lo spettacolo da faide interne che il PD sta dando non solo è indecoroso ma sta pure lasciando il Governo senza opposizione e senza freni.

i ha detto...

lo devo ammettere, purtroppo - ma difficilmente ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. :(
Buffo, che quello che penso viene scritto su il Giornale, ma tant'e. Mo lo butto anche da Gad:
Tenere il Pd in coma è il vero obiettivo dei leader sconfitti

ciao
i

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