martedì 14 ottobre 2008

Antonio Tabucchi: "L'Italia di Berlusconi, una democrazia vigilata che ha perso il senso dell'Etica"

Traduco e riporto un'intervista di Antonio Tabucchi rilasciata al francese Le Monde:

E’ in corso un’evoluzione del bello in Italia?

Recentemente si è verificato qualche cosa di significativo: il ministro dell’Istruzione ha previsto tagli di fondi all’università e alla scuola, ma ha decretato che tutti gli alunni delle elementari dovranno portare grembiuli disegnati da uno stilista. Un’uniforme, dunque, ma realizzata da un creativo… Come ha detto giorni fa il fotografo Oliviero Toscani, noi italiani moriremo ignoranti, ma eleganti.

Da noi l’eleganza è un oggetto d’esportazione, di commercio. Esiste, nell’amministrazione, una sorta di sotto-ministero incaricato del made in Italy. Negli ultimi tempi, gli istituti culturali italiani hanno visto le loro risorse diminuire in maniera considerevole. Più il tempo passa e più la cultura italiana rischia di essere rappresentata, non dai libri o dalla pittura, ma dall’etichetta commerciale del made in Italy.

Come convive quest’evoluzione dell’estetica con uno dei patrimoni artistici più ricchi al mondo?

Durante il suo precedente governo, Silvio Berlusconi voleva privatizzare i musei. Ad esempio, voleva affidare la gestione degli Uffizi, a Firenze, ad una multinazionale. Ciò suscitò le reazioni indignate dei direttori dei più grandi musei europei, come il Louvre e il Prado. Più recentemente, in un articolo pubblicato da La Repubblica, Salvatore Settis, rinomato archeologo e storico dell’arte, responsabile del patrimonio artistico italiano (una funzione che non dipende dal governo), ha denunciato le gravi responsabilità degli ultimi governi nei confronti del patrimonio: l’abbandono, la mancanza di cure e gli enormi tagli di risorse. Il governo Berlusconi ha minacciato di silurarlo. È restato al suo posto grazie al sostegno dell’opinione pubblica.

La fontana di Trevi o il Colosseo non sono importanti solo perché esistono, ma perché ci sono occhi che li guardano. Sicuro, quei monumenti hanno continuato ad esistere durante il periodo fascista o sotto l’occupazione nazista, ma quando non c’è più nessuno che li guardi per il loro giusto valore, essi perdono di senso. La sensibilità per la bellezza appartiene ad un momento della storia e non al patrimonio genetico di una persona. Essa è culturale, bisogna dunque insegnarla.

Da quando la percezione del bello ha cominciato a cambiare, in Italia?

Innanzitutto, intendiamoci sul termine “bello”. In senso filosofico, l’estetica è stata oggetto di diverse teorie. Ed in Francia, soprattutto, ha dominato un approccio fenomenologico: il bello è guardato attraverso la percezione sensibile. Ma altri filosofi, Jankélévitch e Ricoeur per esempio, insistono sulla portata ontologica del bello: l’estetica dev’essere legata all’etica. L’importanza del bello non dipende solo dall’oggetto in sé, ma anche dalla sua portata morale e sociale.

Se partiamo da queste definizioni, bisogna affrontare la questione italiana nella maniera seguente: a partire dagli inizi degli anni 80, sui canali televisivi appartenenti a Berlusconi si è lavorato per abbassare il livello estetico, dal punto di vista della percezione sensibile. Prendiamo un esempio: se vedere una persona sputare è da considerarsi cosa volgare, qualora la televisione valorizza questo gesto essa valorizza la volgarità.

Si è prodotta una sorta di corrosione, durante questi anni. La concezione dei programmi è stata affidata a gente della comunicazione che ha lavorato senza sosta per rendere più volgari i contenuti, lo sguardo fisso sui dati d’ascolto. Hanno praticato l’anatema generalizzato, la distruzione del buon gusto, del “saper vivere insieme”. L’Italia è ora un paese dove dici buongiorno e nessuno ti risponde. E gli italiani passano tra le quattro e le cinque ora al giorno davanti al loro televisore. Per l’80 per cento di loro, si tratta d’altronde della sola fonte d’informazione.

Come mai gli italiani hanno aderito a questa volgarità?

Il buonsenso ci dice che è molto più semplice insegnare il peggio che il meglio. La creatura umana è innanzitutto un animale: l’educazione alla bellezza, al vivere insieme, dipende da un contratto sociale che presuppone degli sforzi. E per ragioni d’audience, la televisione pubblica ha inseguito la scalata della volgarità.

Quanto a saper perché Berlusconi abbia potuto compiere questo lavoro di corrosione mediatica… Ciò è dovuto, in origine, ad una legge incostituzionale: Bettino Craxi, ex presidente del Consiglio socialista e amico di Berlusconi, gli concesse l’autorizzazione per il canale Retequattro. Adesso, Berlusconi è sotto processo per uso abusivo delle frequenze analogiche ed il Consiglio d’Europa ha stabilito che il regime d’assegnazione delle frequenze non rispettava il principio della libera prestazione di servizi – tuttavia, ciò non ha cambiato nulla. Cose così possono verificarsi in Turkmenistan, non dovrebbero verificarsi in Europa.

Penso che l’Italia sia sempre stata l’avanguardia, sia nel bello che nel brutto: ha inventato il Rinascimento e il fascismo, e poi li ha ben esportati. Ora essa costituisce l’avanguardia di una certa forma di mediatizzazione: gli uomini politici hanno compreso che non sono importanti le idee ma come si appare in TV. Ma attenzione: l’Italia prelude forse ad un futuro che ci riguarda tutti… quali sono le caratteristiche di questa corrosione mediatica? Tutti i programmi culturali, letterari o cinematografici sono del tutto spariti dagli schermi per lasciare posto ai talk show, tra i quali la trasmissione Rai “Porta a Porta”, di Bruno Vespa. Questo conduttore, per esempio, ha utilizzato la diffusa emozione provocata da un infanticidio che ha avuto luogo qualche anno fa in una località montana: un bambino di 3 anni massacrato in una casa isolata, probabilmente dalla madre, che aveva problemi psichiatrici. Ebbene, gli Iialiani hanno visto una decina di trasmissione su tutte le ipotesi criminali possibili ed immaginabili, con i dettagli più crudi fatti spettacolo.

Personaggi come Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara, poi, hanno condotto per anni, sulle televisioni di Berlusconi, programmi trash la cui “mission” era quella di normalizzare la volgarità. Durante una sua trasmissione televisiva, Ferrara ha diffuso la ributtante scena dell'esecuzione di un ostaggio in Iraq che tutti gli altri canali avevano scelto di non mostrare. Lo stesso dirige attualmente Il Foglio, un giornale di cui la moglie del Presidente del Consiglio è una dei proprietari. Nel 2003, Ferrara ha confessato sulla prima pagina del suo giornale d’essere stato un informatore della CIA durante gli anni 80. A quell’epoca, era vicino a Craxi, quasi il suo consigliere personale. Era dunque strettamente legato alle istituzione italiane, e tuttavia collaborava con i servizi segreti di una potenza straniera. Queste azioni attengono al dominio dell’etica e della legge. Veniamo all’estetica, che è il tema della nostra conversazione: egli ha descritto la sua spacconata dicendo che quando riceveva, per i servizi resi, buste piene di dollari, nei giardini del Pincio, a Roma, avvertiva “fremiti erotici”. Ogni commento è superfluo.

Esiste un’estetica berlusconiana? Quale idea Berlusconi si fa del gusto?

Si tratta di uno che quando si fa un lifting l’ostenta a tutto il mondo. Lo stesso per i suoi trapianti di capelli: si fa filmare con un foulard sulla testa in attesa che l’innesto attecchisca. Berlusconi è un uomo di spettacolo, è da lì che viene. Agli inizi faceva l’animatore sulle navi da crociera. Ma il berlusconismo non spiega tutto ciò. Ci sono anche i suoi alleati. La Lega Nord, con le sue idee violentemente xenofobe, le sue camicie verdi e il suo folclore demenziale, le sue referenze ad un presunto passato celtico. Il 10 per cento degli italiani aderisce a tutto ciò, nelle regioni più prospere del Paese - là dove contadini che si nutrivano solo di polenta girano ora in Ferrari. Questo modo di inventare le tradizioni e di metterle in scena serve a convincere persone culturalmente fragili. Ed è qui che si cade nel grottesco.

Mussolini pure era grottesco, lo si vede bene nei film d’epoca, un uomo falsamente virile col petto in avanti. I suoi avversari lo trovavano ridicolo. Eppure una gran parte del popolo italiano lo amava.

Quali gli effetti di queste trasformazioni sulla letteratura?

La letteratura? Poverina! Essa non può entrare in competizione con tutto ciò senza sviarsi. Per usare una metafora olimpica, la letteratura perde per forza ai 100 metri – la televisione e i media in generale vincono sempre la corsa – ma ha più possibilità nella maratona. Non c’è che lei, tuttavia. Quanti artisti o scienziati italiani sono espatriati, per mancanza di fondi? L’arte, come le discipline intellettuali, ha bisogno di molto ossigeno per sbocciare, quindi se si comincia a sorvegliarla, ad imbrigliarla, soffoca.

Le manca l’aria, in Italia? E’ per questo che non vivete praticamente più lì?

Uno scrittore si porta sempre dietro il suo paese, perché il suo vero Heimat, la sua vera terra natale, è la sua lingua. “La mia patria è la lingua portoghese”, diceva Pessoa; io potrei dire lo stesso per l’italiano. Ma non mi sento in esilio e ogni tanto torno alla mia casa natale in Toscana. L’Italia è attualmente una “democrazia vigilata”, dove non c’è spazio per la parola libera. Da un lato, l’impero berlusconiano con quasi tutti i media e la distribuzione cinematografica, per non contare le case editrici e le assicurazioni; dall’altro lato, un piccolo spazio riservato al più grande partito d’opposizione, gli ex-comunisti del Partito democratico, certe banche, alcune amministrazioni locali, un po’ di stampa. Non si può “disturbare” quest’equilibrio. Recentemente, per esempio, Berlusconi, indagato dalla magistratura per un grave caso di corruzione, ha presentato una legge al fine di assicurarsi l’immunità davanti ai giudici, e per assicurarla anche ai due presidenti del Parlamento e al Presidente della Repubblica. Si tratta di una legge incostituzionale, perché il terzo articolo della Costituzione garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Ora, il Presidente della Repubblica l’ha firmata il giorno dopo. Mentre aveva un mese per rifletterci sopra e per reinviarla al Parlamento. Ma se si osa dire l’evidenza, ovvero che questa legge è incostituzionale, si è immediatamente attaccati, non solo dalla stampa berlusconiana (o da quella che gli è favorevole, come il Corriere della Sera), ma anche dalla stampa “indipendente”, vicina al Partito democratico. Una trentina di rinomati giuristi sono stati trattati da incompetenti per aver firmato un manifesto quando questa legge infame è stata presentata. Ma perché il Presidente della Republica, l’ex-comunista Napolitano, l’ha firmata? Se si afferma l’ipotesi più logica, cioè che l’abbia considerata anche lui “utile”, si avranno subito delle noie. Ed uno scrittore come me non ha voglia di vivere in un clima di questo tipo.

Per dieci anni e più, ha denunciato sulla stampa l’infezione italiana: la corruzione, il conflitto d’interessi… Ma non vorrei mai, alla mia età, diventare un medico specialista: a forza di occuparsi di uno “Stivale”, si rischia di dimenticare il corpo al quale la gamba appartiene. Il mondo è vasto, e davanti ai grandi problemi del mondo, davanti alla grande bruttezza ed alla grande bellezza del mondo, quelli dell’Italia sono problemi piccoli.

Raphaëlle Rérolle, Le Monde, 10.10.2008
(traduzione di Daniele Sensi)

9 COMMENTI:

Andrea ha detto...

Fremiti erotici mentre prendeva soldi.............. è normale quell'uomo?

Anonimo ha detto...

Mi sembra evidente che in Francia hanno ancora il senso del bello, in Italia no.
Laura

Post-iT ha detto...

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daniele sensi ha detto...

17 ottobre, 15 ottobre... Daniel, ti vedo un po' confuso ultimamente!

Saamaya ha detto...

ahahhaha, c6tv sta lasciando impronte su tutti i blog
:-)

Non ti sarai mica perso la "chicca" delle classi per stranieri, separate?

Poi ci farai sapere cosa ne pensano in Francia che, mi pare, restino un po' più obiettivi di tutti noi.

Anonimo ha detto...

Il Russo

Grazie, riportando questa intervista hai fatto un autentico servizio in puro spirito d'informazione, manco sapevo che fine avesse fatto l'autore di "Sostiene Pereira", addirittura fosse finito su Le Monde... Ma se aspetto che me lo dicano certi organi di stampa nostrani, campa cavallo!

daniele sensi ha detto...

Russo
[ho riportato qui il tuo comm. perchè l'avevi lasciato sotto ilpost precedente], ho tradotto questa intervista, quasi prescindendo dai suoi contenuti, proprio perchè mi pareva strano che nessun quatodiano l'avesse ripresa, trattandosi comunque di una voce importante.

Sostiene Pereira è un libro/film che forse potrebbe aiutare molti ad uscire da un torpore che sa di indifferenza.

Anonimo ha detto...

Russo ti ringrazio per aver ricordato Sostiene Pereira, perché Daniele ha ragione, infatti mi ha aiutato a svegliarmi, a capire che il mondo che mi circonda mi riguarda. Sono giovane ma ho tanta voglia di offrire la mia goccia a quell'oceano fatto dalle tante gocce che tutte insieme possono cambiare la tristezza che ci circonda.
Giovanna, Perugia.

daniele sensi ha detto...

Grazie delle tue parole, Giovanna.

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