martedì 6 gennaio 2009

Israele, Gaza e Congo: quando l'indignazione dei blogger si fa selettiva

Traduco un intervento apparso sul sito informativo francese (di sinistra) Rue89.

Lo dedico a quei tanti blogger -pure loro di sinistra- che in queste ore sembrano voler fare a gara a chi riesce a dare maggiormente del nazista allo stato -e al popolo- di Israele tutto intero.


A quei blogger che volentieri si metterebbero pure a scrivere di complotti giudaico-massonici, se i motori di ricerca non avessero nel frattempo preso a prediligere, sull’argomento, taluni siti di estrema destra.


A quei blogger che se gli dici che bruciare una bandiera è sbagliato, ti rispondono che non si tratta che di un pezzo di stoffa, di simboli, dimenticando la forza dei simboli e la responsabilità di chi ne fa uso (e dimenticando i tanti e tanti sdegnati post ciononostante da loro dedicati a certe affermazioni razziste , xenofobe o omofobe pronunciate da certi nostri politici - pure quelle non erano che parole, ingenue parole, libertà di espressione….).

A quei blogger che se dai dell’infame all’insopportabile immaginetta della stella di David grondante sangue o incastonata su di una svastica, ti invitano a tacerti, perché sei un colluso, un compromesso, un indifferente - e perché solo loro riescono a “restare umani”, a sentire il pianto degli umili e degli ultimi, e ad avvertire “nel più profondo, qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”.


Se una vittima israeliana vale diverse vittime palestinesi, quanti cadaveri congolesi equivalgono ad un morto nella striscia di Gaza?


Si tratta di un trafiletto da nulla, di poche righe, giusto un dispaccio d’agenzia dell’AFP che nessuno si è preso la pena di rilanciare o di integrare. Comparso lì, sul fondo della pagina numero 6 del Le Monde di domenica scorsa, sotto un “vero” documento sull’annunciata crisi del gas russo.


271 persone sarebbero state uccise a partire dal 25 dicembre nella Repubblica democratica del Congo dagli uomini dell’Armata di resistenza del Signore (LRA in inglese), un gruppo venuto dall’Uganda e in rotta per la Repubblica Centrafricana. Ma si tratta di una stima al ribasso, e i volontari della Caritas parlano anche di 400 morti.


Io, come voi, non so molto del Congo né di suddetta Armata di resistenza del Signore. E per forza: nessuno mai me ne parla. Bene, faccio un giro su Libe.fr, giusto per saperne di più sugli orrori che hanno luogo in quest’antica colonia belga dell’Africa occidentale. Ma casco male: l’ultima volta che Libération ha menzionato il Congo è stato un mese fa, quando il Papa ha lanciato un appello per la pace nel mondo durante il suo messaggio di Natale.


Le Monde online, allora? Uhm, se Le Monde pubblica questo trafiletto è perché senz’altro dei morti congolesi ne aveva già parlato, no? In effetti, nei suoi archivi, diversi articoli evocano la situazione di questi ultimi giorni e deplorano che l’Europa non si decida ad inviare una forza d’interposizione nel Nord Kivu.


Ma al Figaro, su Rue89, all’Humanité, silenzio stampa o quasi.


Tuttavia ciò mi incuriosisce. Come può essere così poco coperto un conflitto che ha già fatto quattro milioni di morti in dieci anni e che ancora uccide più di un migliaio di civili ogni giorno per via del disastro alimentare e sanitario che esso comporta? Come sono potute sfuggire all’attenzione dei nostri reporter, dei nostri analisti e, infine, dei nostri manifestanti le 271 vittime dell’LRA (sottostima, ricordiamolo) di queste ultime settimane?


Perché avvenimenti tanto tragici –che sopraggiungono in un paese francofono, e che tanto intimamente sono connessi ad un altro dramma, quello rwandese, che non dovrebbe lasciare indifferente alcun francese- non valgono che questo vago trafiletto, là in basso, sotto ad un “vero” pezzo sulla crisi del gas?

Non giriamoci attorno. Se questo trafiletto mi colpisce, è soprattutto perché contrasta con il modo in cui da noi sono trattate le operazione israeliane a Gaza; nei nostri media, nelle nostre strade, sui nostri blog… Il mondo è una polveriera, ogni giorno succedono tante cose orribili e sarebbe impossibile prestare attenzione ad ogni dramma – si hanno già tante preoccupazioni per il prezzo del gas. Quindi i morti del Congo…

Oltretutto ce ne sono due di Congo! E poi l’Africa è talmente tanto complicata. Tra catastrofi naturali, epidemie, capi battaglia con Land Cruiser come torrette…Come sapere quali siano i buoni e quali i cattivi?


Tanto più che per i super-buoni di casa nostra, tutto ciò che lì si è prodotto di orribile è in fin dei conti responsabilità dei “nostri stessi” super-cattivi. Meglio lasciar correre, allora, e dimenticare di interessarci a chi ci sta troppo vicino.

Mentre quando si tratta di Israele e di palestinesi le cose, all’improvviso, di semplificano. I nostri super-buoni si riconoscono immediatamente nella figura dell’oppresso per antonomasia che è divenuto l’abitante di Gaza o di Ramallah e distinguono, altrettanto rapidamente, i tratti dei nostri super-cattivi sotto quelli dei falchi di Tel Aviv.


E che non si cominci a sottilizzare con quelle quisquilie geopolitiche che tirano in ballo egiziani, siriani, iraniani, sauditi, l’atomizzazione parlamentare israeliana, le rivalità Fatah-Hamas, la questione libanese, la questione religiosa…


No. Ci sono i cattivi e ci sono i bravi. Sono stati identificati da tempo e tutti sono d’accordo, laggiù. Non è mica come il Congo, accidenti, dove non si distingue più tra appartenenti al CNDP e quelli dell’LRA!


Ma io insisto. Vorrei proprio capire. Io che comunque sono, come tutti, favorevole alla creazione di uno Stato palestinese, io che sono scosso dalla sproporzione della risposta israeliana al lancio di razzi di Hamas e che sono convinto di come i civili siano ostaggio di poste in gioco più grosse di loro (abitanti di Sderot e di Ashkelon compresi)…


Sì, vorrei davvero capire come venirne a capo. Comprendere perché ci si risente fragorosamente di come un morto palestinese non abbia lo stesso valore di un morto israeliano mentre si ignora del tutto l’assenza totale di valore di un morto congolese.


Comprendere com’è che Israele sia divenuto il cattivo ideale; quello da poter odiare senza ritegno perché non c’è il rischio di essere contraddetti se non da “sionisti”; quello le cui canagliate vengono sistematicamente confrontate a quelle dei nazisti; quello che permette di relativizzare la consegna di un premio umoristico a Robert Faurisson (autore negazionista, ndt) davanti a 5000 spettatori euforici, tra i quali Jean-Marie Le Pen…


La specificità delle reazioni a tutto ciò che riguarda Israele ha forse motivi ragionevoli che io non sono sinceramente capace di cogliere. Forse è davvero possibile sentenziare che il conflitto con i palestinesi sia più grave, più intenso, più tragico – in breve, più tutto e di tutto di qualunque altra cosa al mondo. Me lo si dovrà però dimostrare.

Come mi si dovrà dimostrare che ignorare spudoratamente i morti del Congo (o del Darfur, o dello Zimbabwe…) per meglio denunciare l’operazione di Gaza non sia prova di un’indignazione stranamente selettiva. E non mi si dica che faccio della retorica, perché non si tratta più di retorica.


Hugues Serraf, Rue89, 5.01.2009

(traduzione di
Daniele Sensi)


65 COMMENTI:

Spartacus Quirinus ha detto...

Bravo, bel post.
Credo che ancora "l'accusa del sangue' e i falsi 'protocolli di Sion' frullino nella testa di ragazzini che non leggono più (neanche il corriere dei piccoli!) ma che tranciano giudizi. Magari non sanno neanche l'apporto della cultura ebraica al marxismo, perché da Marx a Trotskij, tanto per citarne due erano ebrei - ed è forse questo il motivo per cui Stalin odiava gli ebrei - ed anche la negazione dei simboli è importante infatti questi fini pensatori non sanno che uno dei motivi della Rivolta ungherese del 1956 fu proprio il tentativo sovietico, attraverso Rakosi e il PC ungherese, di 'snazionalizzare' i popoli dei Paesi satelliti. Eppoi la presunzione di sapere tutto e di essere sempre nel giusto. Dubito ergo sum... almeno 'cogitassero'!

Riverinflood ha detto...

Può darsi che ci sia in atto una sorta di grande ragione plausibile che gioca sull'urgenza umanitaria di Gaza e dei Palestinesi che è "visibilmente" più vicina che non a quella dei congolesi. Può darsi che Israele abbia ragione, e i Palestinesi abbiano torto (è strano riuscire a scrivere Israele sottoforma di Nazione e non riuscire a pensare la Palestina se non scrivendo Palestinesi). Per far contenti i combattenti di ogni terrorismo, (vedi pure Hamas, che rappresenta, volenti o nolenti, i Palestinesi), bisognerebbe comprendere tutte le ragioni di sopravvivenza di Israele. Anche i torti.
Così come gli ebrei, ritengo, non compresero fino in fondo le "ragioni bestiali dei nazisti" che li trucidarono, malgrado un rara ed eroica resistenza nel ghetto di Varsavia. Gli ebrei trucidati si sono lasciati trucidare - (mentre i palestinesi che muoiono a grappoli, come gli ebrei di Varsavia, hanno la sfrontatezza di lanciare razzi Kassam e vengono chiamati terroristi così come i nazisti chiamavano gli ebrei di Varsavia) - e il mondo di allora non "ne sapeva niente", anche perché non c'era la potenza di fuoco dei media di oggi.
Inteso che la condanna del nazismo conseguente al processo di Norimberga sia venuta in tempi pressoché recenti, mi chiedo se la condanna del sionismo avverrà mai (anche in tempi futuribili) dai fautori della pace occidentale e democratica.
È vero che per il Congo distrutto e sfruttato da Leopoldo il re belga infingardo fino ai bianchi di oggi, non ci sia questa attenzione pilotata che invece “una faziosa parte di sinistra” riesce sempre a fare emergere a favore dei palestinesi come crisi umanitaria da collocare sugli altari maggiori, ma credo che, a parte qualche volenteroso volontario che se ne sta in Palestina, del tipo di Vittorio Arrigoni, - non ne conosco in Congo, ma ce ne saranno; Lumumba fu ucciso dai suoi carnefici congolesi al soldo dei bianchi - non tutti quelli “di sinistra” che scriviamo contro Israele siamo per l’abbattimento di Israele, anche se saltano i nervi, (ti invito a leggere meglio tra le righe dei blog), ma per un suo ridimensionamento della sua indisponente prepotenza; e noi tutti non siamo mai stati in Palestina e nemmeno nel Congo; non capisco, infine, con quale metro di giudizio si decida di fare del massacro di palestinesi inerme un metodo di autodifesa della politica ebraico - israelita; e per chiudere, ritengo che si dovrebbe andare a vivere da quelle parti, Palestina e Congo, e tirare le relative somme, invece di parlare per congetture mentali, considerata la politica di guerra dei signori della guerra congolesi come un rimasuglio di usanze tribali e cinismi occidentali e coloniali e quella di Israele come l’unica fonte per sopravvivere.
Mi sembra che la bilancia sia disuguale.

Abdel Nur ha detto...

Bene. Questo toglie un grammo di tragedia al massacro di Gaza?
Parole al vento, in fondo, ed il compiacimento di saperne più di altri, mentre la gente muore, democraticamente, legittimamente dilaniata.

"Arturo" ha detto...

Caro Daniele, non c'è niente di peggio che fare il tifo per una o per l'altra parte quando ci sono tragedie come queste. Così come confondere i popoli con i governi, i popoli con le religioni. Non mi sembra di ricordare un partigiano bruciare bandiere della Germania.
Non si riesce più a parlare da sinistra a tutti e due i popoli.
Mentre noi qui stiamo giocando su come il PD si debba collocare in Europa perdendo tempo prezioso senza fare proposte comuni dall'Europa di sinsitra al MO.
Lo vedi anche sul Blog di Gad Lerner che in certe ore è infrequentabile grazie a certi sinistri ed, ovviamente, a certi destri.

Anonimo ha detto...

e quindi? il ragionamento dell'articolo non vedo dove possa andare a parare. Visto che chi lo scrive non pare avere intenzione di far qualcosa per fermare la strage in Congo non vedo perchè si scandalizza del mancato interesse altrui. La verità è che i meccanismi informativi fanno l'importanza delle notizie (e quindi Israele-Palestina è più importante delle vittime del Coltan: le persone coinvolte direttamente, indirettamente, simbolicamente, religiosamente, mediaticamente, etc in quello che avviene in quell'angolo di mediterraneo sono moltissime..).
Mica si starà dicendo che dovremmo quindi fregarcene di Gaza, dal momento che altrove avviene di peggio?
bah..
paolo

Luca ha detto...

Ciao,
siamo in pochi a preoccuparci delle tentazioni anti-israeliane, della mancanza di memoria, della difficoltà a capire che i simboli, le parole, assieme alla memoria del disastro perpetrato dai nostri nonni, siano importanti... siamo in pochi a volere la cessazione della guerra, senza per questo accusare Israele come entità, ma le scelte di un Governo, dei governi, incapace di pensare soluzioni diverse, di (af)fidarsi della comunità internazionale... siamo in pochi a ricordare che la nascita di israele non è stato un evento dall'oggi al domani, che c'erano varie ipotesi sul luogo, che non tutti volevano andare lì, ben consapevoli di quello che sarebbe nato e che gli Inglesi, padroni inflessibili delle loro colonie e protettorati, spesso ciechi e spietati, non ci hanno pensato due volte... non vedevano l'ora di mollare la presa su quell'area...
Siamo in pochi a piangere i morti e a renderci conto, che alcuni paesi non "hanno scelta", ovvero sono dinamite pronta a esplodere... siamo in pochi a volere uno stato palestinese, secondo gli accordi, rimuovendo gradualemnte le colonie illegali, ma passo dopo passo, perché anni di conflitto inaspriscono le contese e rendono tutto più caotico. E siamo in pochi a dire che Hamas può aver vinto tutte le elezioni del mondo, ma se non riconosce la sua controparte e la smette di colpire zone civili con i suoi "razzetti", si squalifica da sé...
Ma poi, cos'ha a che vedere la sinistra del mondo con Hamas? Gli stessi che gridano "Palestina libera, Palestina rossa" inneggiano ad Hamas? Hamas è un movimento di sinistra? Vuole la democrazia e il socialismo? Cos'è, ripetiamo l'errore, fatto negli anni '70 con i Mujaheddin iraniani... perché amiamo tanto le rivoluzioni, che non ci preoccupiamo di sapere cosa ne sarà del futuro?

Siamo in pochi ma resistiamo. Io ho perso le mie certezze, ma Israele è una realtà con cui bisogna fare i conti e bisogna smetterla di paragonarla al Terzo Reich e parlare di genocidio... è un insulto ai 6 milioni di vittime nei campi di concentramento, in un episodio storico di cui ancora dovremmo sentire il peso della responsabilità, noi italiani.
Siamo in pochi però, a pretendere da Israele, lungimiranza, compromessi, accettazione della realtà. Invadere Gaza è finire in un Vietnam. Nessun esercito può annientare un popolo o un movimento. La storia serve a qualcosa? Israele avrebbe bisogno di consenso, più che di sistemi di sicurezza. A volte sembra che gli stessi governi israeliani siano contro Israele, ma questa è la contraddizione dei conflitti perenni, fanno perdere la ragione.

Sul Congo ti dico... se ne parla, eccome. Ma non c'è risonanza. Sembra che ci sia il silenzio. Non è vero. E' un po' ingiusto.

leonardo ha detto...

L'argomento che hai usato in questo pezzo si chiama benaltrismo, e ai tempi della guerra in Iraq è stata usata dai blog neoconi italiani fino alla noia. Anche adesso, scusami, ma puzza terribilmente di 2003.

Secondo questo argomento, non ci si può lamentare di una guerra se nel passato non ci si è lamentati per tutte le guerre; oltre a essere un ragionamento un po' ottuso (da una guerra prima o poi bisognerà cominciare), è anche a doppio taglio (perché non cominci tu? perché parli di Israele invece del Congo?)

Di solito viene usato da chi ha finito gli argomenti; non so se sia il tuo caso, in ogni caso è questa l'impressione che uno dà quando lo tira fuori.

Ci sono motivi storici e culturali per cui la questione israelo-palestinese è vissuta in Italia con più attenzione di altri conflitti.

Punzy ha detto...

perche' i congolesi sono negri.
Ovvio no?

kilombaro ha detto...

Hai ragione,in linea teorica è vero ci sono stragi in tutto il mondo e purtroppo sono classificate in serie e serie b.
Ma visto che il tuo post nasce dalle reazioni dei membri del collettivo alle ultime gesta redazionali che hanno provocato un'incazzatura sia da una parte che dall'altra vado al punto e ti dico. In redazione di kilombo, metablog delle sinistre, si indigna per le bandiere bruciate, faccia 2 mail una supportando e l'altra smentendo e venga qui a complimentarsi con te sia un ipocrita.E te lo dimostro narrandoti i fatti di questo "compagno" e della sua allegra brigata.
Ha lasciato che fosse dato agli italiani dei bastardi (e si è pure complimentato con l'autore), ha lasciato dare del terrorista a dei membri del collettivo e redattori costringendoli alle dimissioni, ha lasciato che delle donne single e le figlie minori fossero insultate ,sempre il nostro amico di Israele last minute, ha dato pure del SIONISTA (A MO DI INSULTO) a terzi ed infine ha lasciato che fosse diffamata un'organizzazione umanitaria.
Non parliamo dell'altro con i suoi post omofobi e del resto delle sue opere. Last but not least questi eroi della democrazia hanno pure sospeso un post di questi signori: http://cpr.splinder.com/post/19492668/Perch%C3%A9+chiudiamo+il+rapporto+ in cui annunciavano l'uscita da Kilombo, per non parlare del fake in redazione che è sempre lui (tale Zinfa Rosa che non esiste e che in passato fu spacciato per far divinire il suo blog multiblog cosa che non avvenne perchè la redazione dell'epoca sapeva della non esistenza dell'autrice iscritta dell'ultim'ora a kilombo e simultaneamente divenuta redattrice.
Ecco forse il problema è questo che ci sono molte banderuole in questa sinistra che è da bar o meglio da taverna.

Anonimo ha detto...

Volendo seguire l'ennesimo itinerario autoreferenziale delle mille anime della sinistra, direi
che il fatto rilevante sia che quelle manifestazioni antiisraeliane sono oramai manifestazioni di immigrati arabi.

Che poi brucino la bandiera mi pare tanto ovvio quanto superfluo rispetto al fatto che: 1) italiani pochi, pochissimi 2) la sinistra ha perso da tempo il controllo sulle manifestazioni, non ci riesce per il 25 aprile, figuriamoci in questi casi in cui la piazza è altra...

Tutto questo dibattito quindi è crepuscolare...

Già impostare la questione in termini umanitari è politicamente
debole, debolissimo e copre di fatto l'assoluta mancanza di progettualità politica, tanto da parte degli "antagonisti" che dei "riformisti".

I primi devono/dovrebbero dire se stanno con Hamas o con l'OLP, perchè non si può stare da entrambe le parti, non fosse altro che per il fatto che si uccidono fra di loro.

I secondi ci dovrebbero spiegare
in cosa Veltroni si sia distinto da
Frattini, perchè obiettivamente a me pare che il vuoto di idee sia
totale. Pure D'Alema che ha il buon senso minimo di cercare di distanziarsi finisce nell'ovvietà
di limitarsi ad appiattirsi su Sarkozy ( che però si limita a voler suscitare l'idea di un ruolo francese )

Insomma meglio Frattini

chiara ha detto...

... da profana (e alienata),dico la mia:e' vero l'Africa e i suoi morti non fanno notizia, ne' per le guerre, ne' per le malattie, ne' per i morti di fame ... ma questo non rende meno brutale l'azione dell'esercito israeliano,meno vero il dolore della popolazione palestinese, meno evidente la dismisura tra le forze in campo, meno odiose le solite parole dei potenti (vedi quelle della Livni)... se l'antisemitismo e' sempre in agguato e corre online, i palestinesi non hanno colpa (anzi subiscono il peso delle responsabilita' degli altri)

Saamaya ha detto...

Condivido lo spirito e le parole di questo articolo, Daniele ma, sinceramente non riesco a "sentire" vicine le tue parole di introduzione: sarà che non mi identifico in chi si schiera preferibilmente a favore di uno o dell'altro.. ma i morti han tutti lo stesso valore, a qualsiasi latitudine appartengano, o colore della pelle o religione.

La denuncia è contro ogni guerra. Definire "oppressori" gli israeliani mi sembra un'evidenza storica, senza per questo giustificare i morti caduti da quella parte. Sono sbagliate le politiche, non il senso della vita.

E se di Congo, o Darfur, o Ceylon si parla così poco, non è certo perchè la Palestina abbia vinto chissà quale gara di simpatia. Sono scelte giornalistiche. Anche politiche. Ma questo lo saprai meglio tu, di qualsiasi blogger.

E l'invito a restare "umani" non è così lontano e demagogico, in società dove si crede più al reality e al web senza riuscire a stare in una relazione reale; senza adsense!

Colgo comunque l'occasione per lasciare gli auguri di un buon 2009.

Cloroalclero ha detto...

boh. Mi sembra un discorso campato per aria. In Congo ci sono stati 5 milioni di morti in una guerra spaventosa durata 4 anni. Se ne parlo' (almeno io ne parlai). Eppure anche se 5 milioni sono 5 milioni nessuno ha parlato di olocausto in Congo. Perchè sono neri? Puo darsi eh, perchè le ragioni di una presunta "inferiorità" sono le stesse in tutte le guerre e nella propaganda che vi inerisce.
E comunque anche io non vedo dove tu voglia andare a parare...

Lorenzo ha detto...

Una curiosità: quanto paga, lo Shin Beth, per articoli di disinformazione filo-israeliana?
Aggiungo che io non ti considero di sinistra, perché non è di sinistra chi non sa dialogare ed enuncia frasi apodittiche e gode a dare dell'infame alla gente senza ascoltare le sue ragioni. Mi ricordi i fascisti che perseguitavano mio nonno solo perché era ebreo. Ma del resto, Israele e i suoi amici SONO fascisti.

garcon ha detto...

boh, magari parlandone tanto si scopre che dietro i conflitti nella regione congo-uganda c'è proprio israele coi suoi traffici. hai visto mai che oltre a doversi difender dai sinistri su gaza dovesse farlo anche per il centrafica?

magari qualcuno potrebbe chiedere ad israele perché ha dato qualche milionata di armi all'uganda in questi ultimi anni...

http://armstrade.sipri.org/arms_trade/values.php

daniele sensi ha detto...

@ Spartacus Quirinus, questi "fini pensatori" paiono anche volerci ricordare, per inconscia testimonianza, di come ad esempio il fascismo sia nato a sinistra.

@ Riverinflood, Paolo, Chiara e Cloro al Clero, guai rimanessimo sordi dinanzi allo strazio delle vittime palestinesi; e guai smettissimo di esercitare scetticismo anche nei confronti delle scelte politiche e militari del governo israeliano - guai, però, a dimenticarci di come ad esempio l'invito a boicottare Israele significhi riproporre, spontaneamente, certe direttive da Terzo Reich.

@ Abdel Nur, sarò ripetitivo, ma dimmi cosa toglie alla tragedia del massacro di Gaza la stupidità di chi dà fuoco alla bandiera israeliana, o di chi oltraggia la stella di David come a voler far ripassare, per la seconda volta, su dal camino, qualche milione di ebrei.

@ Arturo, il problema è proprio questo: quando a sinistra si ritrovano argomenti propri di una certa estrema destra.

@ Luca, grazie del bel messaggio. Non credo noi si sia così pochi. E' che "gli altri", forse, si fanno notare di più.

@ Leonardo, i miei argomenti puzzeranno di 2003; quelli di brucia bandiere israeliane, invece, sanno di prima metà del secolo scorso, o anche di 1800, o 1700...

@ Saamaya, l'invito a "restare umani" lo sottoscrivo appieno, a condizione che non si faccia, però, demagocico e pretestuoso argomento per "restare umani" solo laddove ci siano lo zampino diabolico di Stati Uniti e Israele, ovvero a condizione di non strumentalizzare le vittime palestinesi per poter continuare a riproporre, nei secoli dei secoli, il pregiudizio antisemita e/o antigiudaico e/o anti-chissà che altro.

Cloroalclero ha detto...

cacate. Alla fine ti allinei con chi insinua (c'è chi lo dice espressamente, ma te stai con chi insinua) che stare incondizionatamente dalla parte dei palestinesi è da nazi. "estrema destra" la chiami te, quando sapendo che i leghisti sono apertamente filosion, dovresti astenerti.
Sei ambiguo, cosi ambiguo che giustifico le critiche che in questa sede sono spedite al tuo indirizzo.
cloro

daniele sensi ha detto...

Cloroalclero, non si tratta di essere ambigui, bensì di non darsi al manicheismo. I leghisti apertamente "filosionisti"? Sicura? A me risulta che una bella -ed importante- fetta del movimento leghista faccia capo al tradizionalismo cattolico che, ancora in questi giorni, sta ritirando fuori proprio l'argomento delle massonerie occulte che governerebbero il mondo.

Daniele Coppin ha detto...

Lascia stare i commenti malevoli, i fatti sono fatti ed è innegabile che, per alcune anime belle che si battono il petto per i Palestinesi, alcuni morti sono, parafrasando il socialista Orwell, "più uguali degli altri".

Cloroalclero ha detto...

ripeto: per me i morti non sono piu uguali degli altri. Ho parlato del congo e sono schifata che non abbiano parlato (per leccaculismo o per razzismo) d olocausto in congo.

Informati sui leghisti in merito. Prosperini ha anche detto che se fosse piu giovane si arruolerebbe nell'IDF.
Se parli del congo parli del congo. Ma fare ambigue insinazioni in un momento in cui stanno ammazzando la gente come insetti ed equipararla al congo, per dire che chi è antisionista (forse) è antisemita (perchè questo tu dici) significa offrire il fianco alla propaganda.
Poi: vedila come vuoi.

daniele sensi ha detto...

Sui leghisti ritengo di essere piuttosto informato...

mario&red ha detto...

Visto che sei così attento all'Africa forse ci puoi spiegare quanto ti sei indignato te sull'argomento e cosa hai fatto.
Già che ci sei magari spieghi anche molto bene che:
1- ti indignavi e ti cospargevi il capo di cenere anche quando i sionisti israeliani addestravano la polizia Sudafricana a macellare i loro compatrioti neri.
2- come hanno addestrato a fare cose simili i battaglioni militari e paramilitari Arena, in Salvador, insieme ai loro colleghi della Cia a far massacrare con arte ed incommensurabile qualità e knpw how quelli che combattevano contro un regime fascista.
E ci fermiamo qui solo per fare due esempi.
Io non so cosa fai te, oltre che scrivere queste cosette tanto per buttare la palla da un altra parte. Fare fumo.
So cosa fanno i tanti compagni impegnati nell'accoglienza dei profughi di quelle parti, di come a Torino cerchiamo soluzioni per gente che non ha casa ed arriva proprio da lì.
Certo si vorrebbe fare altro, ma si fa con quello che si può mettere in campo. E vale per Rom,Albanesi e quanti vengono discriminati.
Solo che questo non toglie nulla alle responsabilità di gente che sta massacrando uomini, donne, vecchi e bambini.
Per chiudere, credo che lo stato d'Israele sia un'invenzione pari a tanti confini disegnati con la matita da chi, per mestiere, fa il colonialista.
Israele è nata dall'inganno e sulla violenza terrorista di gente che accampava diritti su un territorio abitato in maggioranza da altri.
questo giustifica e rende necessario bruciarle quelle bandiere. Mettere poi sullo stesso piano dei macellai con gente che protesta è una roba che solo un imbecille con l'elmo sulla testa, che confonde sionismo semitismo, mettendoci dentro Marx ed altri (dimenticando come quello ha trattato la materia) può fare. Ma quello è un problema di decadenza senile (purtroppo per lui). Magari si è dimenticato quando faceva il fico nei cortei e, per il Vietnam, bruciava senza problemi le bandiere americane.

camilla ha detto...

bravo Daniele,
atto di coraggio.
nell'appiattimento generale ai "corretti sentimenti"...
ci vediamo
un bacio
;-)

Antonio Caracciolo ha detto...

È troppa da leggere tutta questa roba. Ho dato rapida scorsa con gli occhi e lascio qui un segno della mia visita. Ero in “Fai notizia” e capito in Blogspot. Ma tant’è! Per prima cosa ho il sospetto che i servizi israeliani nel loro attuale genocidio finale dei palestinesi – programmato da molto tempo – stiano cercando di creare diversivi per distogliere il più possibile l’attenzione da una strage IN ATTO e destinata ad esaurirsi nel più breve tempo possibile in tutta la sua ferocia disumana inaudita. Si serve a tal fine di agenti prezzolati o a titolo gratuiti, grandi piccoli o infimi, anche in senso morale.

Secondo. Non so se sono in piccola o grande compagnia ma ora come mai rivendico il mio pieno e sacrosanto diritto di essere anti anti: contro Israele, contro il sionismo, contro la Torah, contro la civiltà ebraica che non ho mai amata e che mi sembra feroce e barbarica, sempre intrisa di sangue, contro la memoria a senso unico imposta da leggi finanziate da ben individuabili lobby, contro il divieto della libertà di pensiero e di ricerca. A meno di non aver a che fare con un popolo con il cervello lobotomizzato credo che ormai Israele e l’ebraismo la debbano smettere con il tentare di installare in altri il senso della colpa: Abele viene ucciso sotto i nostri occhi da Caino. E qui Caino è inequivocabilmente Israele e tutte le sue propaggini in Europa e in America.

Anonimo ha detto...

Concordo con Caracciolo e con Mario Amp il tuo post è una schifezza da neocon. Solleva fumo per coprire vilmente il genocidio dei palestinesi.
Andrea

camilla ha detto...

sono un po' schifata da tutti questi giudizi superficiali. Ormai ne ho la certezza questi antisemiti ho detto ANTISEMITI che stanno commentando non comprendono le 3000 sfumature della storia.. della filosofia.. sono tetragoni macigni antisemiti e basta. E' EVIDENTE CHE E' IN ATTO UN'ORRENDA GUERRA IMPARI ma...
ma... questo antisemitismo, PERCHE' DI QUESTO SI TRATTA, è un modo superficiale , facile per sentirsi dalla parte "giusta" e cioè del pensiero dominante.
Che originale coraggio.
Io poi, posso spararle grosse quanto mi pare perchè sono Buddista di SINISTRA, quindi super super partes...
adios!
asta la victoria siempre compagneros...

daniele sensi ha detto...

Ah ah! Evviva i buddisti di sinistra! Quanto ad Antonio Caracciolo emerge, finalmente, come dietro la strumentalizzazione del dolore palestinese -operata da alcuni- non si celi che la solita, vecchia -e questa sì nazista- accusa di complotto giudaico.

Inoltre che sia chiaro che io non giustifico il dramma che stanno vivendo i palestinesi, né ritengo che di quanto lì sta avvenendo non si dovrebbe parlare - solo rilevo come la pietà di taluni "compagni" sia del tutto "interessata".

ladytux ha detto...

@Daniele...vorrei capire..se io leggo il corriere della sera, ascolto la tv, sento la notizia e mi indigno, prima di indignarmi devo pensare..eh cazzo però prima devo indignarmi anche di quello che succede in afghanistan (fatto) in iraq (fatto) in congo (fatto) in darfur (fatto) e ok, visto che ho fatto i compiti posso indignarmi?
Perdonami ma lo stomaco che ti si chiude, gli occhi che si riempiono di lacrime non hanno nè collocazione geografica nè partito.
Certo magari non mi indigno per una guerra che non conosco perchè non è detto che le conosca tutte, certo posso conoscere meglio la situazione palestinese che non quella dell'atollo sperduto o magari della nazione vicino casa...e quindi? E' una colpa?
In più, a casa mia essere di sinistra significa indignarsi per un'ingiustizia qualsiasi essa sia.
Durante l'olocausto l'ingiustizia l'hanno subita gli ebrei, ma non è detto che se fanno delle stronzate (e mi sto contenendo, visto che sono passati da vittime a carnefici) devono comunque essere giustificati. E da cosa poi? Dal fatto che un blogger (ma anche no) voglia parlare della palestina e non del Congo? Ed allora, perchè non hai nominato l'afghhanistan ma solo il Congo? (domanda retorica)
P.s. preferisco brucino la bandiera italiana, maanchequella del pci che non un essere umano.
I simboli sono importanti ma meno della gente sterminata. CI sono priorità.
Ah ho intraletto il discorso destra sinistra, ok, difendo la palestina, sono nazista? Sti cazzi, preferisco difendere chi credo abbia ragione senza chiedermi quale possa essere un'eventuale collocazione politica (virtuale e fittizia) Prima di destra e sinistra, c'è la mia coscienza.
(e il fatto che io non fac cia un post su congo o palestina non ti permette di dire se io -o altri- sono pro o contro palestina, congo, se mi interesso o meno..non esistono solo i blog.)
besos rojos
ladytux

daniele sensi ha detto...

Ladytux,
per metterla sul tuo stesso piano, la mia coscienza mi fa provare orrore per chi strumentalizza il dramma palestinese giusto per trarne un'occasione in più per andare in strada a bruciare la stella di David cosa, questa, che, scusami, mi indigna. Un conto (dovrebbe essere un'ovvietà) è criticare e contestare Israele, un altro è negarne il diritto all'esistenza. Ecco perchè parlavo del Congo: non perchè gli ALTRI drammi dovrebbero renderci sordi a QUESTO dramma, ma per evidenziare come certuni non si scagliano contro Israele per i suoi errori, bensì compatiscono le vittime di Gaza giusto perchè vittime di Israele.
Si tratta di un modo di manifestare dissenso -o presunto tale- che non fa che polarizzare lo scontro -ed il confronto-, radicalizzarlo, e rendere difficile la vita a chi non vuole stare né contro gli uni né contro gli altri, ma con entrambi i popoli in pace, se possibile

Anonimo ha detto...

Quanto ad Antonio Caracciolo emerge, finalmente, come dietro la strumentalizzazione del dolore palestinese -operata da alcuni- non si celi che la solita, vecchia -e questa sì nazista- accusa di complotto giudaico.

E perche? che ha detto Caracciolo che ti disturba? Che non ama la civiltà ebraica. Nemmeno io la amo, almeno a vedere come provoca macerie e distruzione. Se Israele dev'essere questo, anche io non rivendico per esso il diritto di esistere. Non si "esiste" sula paura, sulla vessazione, sulla prepotenza, sulla tortura sessantennale e sulla pulizia etnica. Almeno se vogliamo parlare di "civiltà". E finchè Israele non metterà fine a questa carneficina è normale che sia uno stato destinato ad andare in antipatia all'opinione pubblica, che le guerre le tollera ma non le ama.

Un appunto: questa foga di salvaguardare Israele, il suo diritto di esistere e quello per cui sarebbe meglio parlare del Congo mentre sterminano i palestinesi, fa fare a questo blog che altrove dimostrava tolleranza e democrazia un penoso salto nella non-qualità.
A. Perugini

Alieno ha detto...

Io per non sbagliare li ho mandati a fare in culo tutti.Israele perchè non può fare il bullo approfittando della sua superiorita militare e inoltre perchè non butta fuori a calci nel culo i coloni dai territori occupati e dalla striscia di gaza,secondo me veri responsabili di tutti i casini fra israeliani e palstinesi.I palestinesi perchè devono smetterla di indottrinare i loro figli ad odiare israele e a farsi saltare in aria uccidendo persone innocenti e alimentando cosi la spirale di violenza.

amatamari ha detto...

Grazie

samie ha detto...

nel leggere l'incipit di questo post ho avuto un moto di fastidio...perché vi ho trovato una nota fortemente critica nei confronti dei blogger, un dito puntato contro come se, in questo frangente, fosse importante e determinante ciò che scrive l'uno o l'altro. Ognuno si esprime in base alla propria personale idea ed opinione..ci sono toni saccenti, toni più arrabbiati, toni mesti...molta retorica, senza dubbio (io non mi sottraggo a questa analisi, sia chiaro)...alcuni sono più informati, altri copia/incollano notizie da una parte o dall'altra...ma tutto fa imformazione e permette un'attenzione vigile verso ciò che succede in quei territori in guerra.

E questo è più di quanto si sia fatto e si faccia per altri territori perennemente in guerra di cui non sappiamo praticamente nulla se non isolate informazioni reperite su siti che devi andare a cercare appositamente.

Tornando a Gaza...io sono contro l'aggressione militare di Israele, un'aggressione diventata criminale con l'uso dei proiettili al fosforo bianco...su civili...molti dei quali bambini. Scuole, sinagoghe, luoghi pubblici..si spara sulle persone dopo averle ridotte allo stremo con un embargo drastico durato mesi e mesi che aveva ridotto alla fame la popolazione palestinese!

E' un atteggiamento pietistico? Forse, non posso oggettivamente fare altro che partecipare al dolore e alla sofferenza di quelle persone e lo faccio come posso... esecrando il comportamento di Israele così come farei per qualsiasi altro stato aggressore. Niente sentimenti antisemiti...non è su questo piano che si gioca la partita..e chi pensa il contrario si ferma alla superficie della faccenda!

daniele sensi ha detto...

Samie,
mi spiace per il fastidio, ma in certi momenti mi pare doveroso "puntare il dito", come dici tu, non contro chi dedica attenzione a Gaza e non ad altri teatri di guerra, bensì contro quei blogger che usano a pretesto il dramma palestinese per attaccare Israele, Stato e popolo in quanto tali. E' umano e del tutto comprensibile che si senta più "vicino" il conflitto mediorientale che non quello congolese, ho però fatto riferimento a questa "guerra dimenticata" giusto per chiedermi come mai, coloro che giustificano bandiere bruciate in nome di una quasi esclusiva sensibilità all'orrore di cui sono vittime tutti gli ultimi di questa terra, agli "ultimi" congolesi, per l'appunto, non prestano attenzione. Forse perchè lì non ci sono stelle di David da andare ad infiammare sulla pubblica piazza?

samie ha detto...

la bandiera è un simbolo che indica una appartenenza, è uno dei simboli sui quali si fonda il senso di patria e di cittadinanza; anche bruciare una bandiera è un atto simbolico perché implica una presa di posizione forte, di decisa condanna verso uno stato aggressore. Non credo assolutamente sia un'azione antisemita come continui a sostenere e, d'altra parte, il conflitto parte da così lontano e così tante sono state le aggressioni di Israele al popolo palestinese che è difficile non esprimere giudizi critici e severi nei confronti di questo stato.

Gap ha detto...

Caro Daniele,
sai che ti leggo e non commento, ma questa volta non posso farne a meno.
Vorrei contestarti in toto il tuo post, ma richiederebbe troppo spazio e lascerebbe spazio a fraintendimenti che potrebbero far male. Mi limito quindi a commentare qualche tuo pensiero.
"Lo dedico a quei tanti blogger -pure loro di sinistra- che in queste ore sembrano voler fare a gara a chi riesce a dare maggiormente del nazista allo stato -e al popolo- di Israele tutto intero".
Grazie per la dedica anche se non ho mai dato del nazista ad un israeliano o non ho mai definito nazista lo Stato di Israele. In certi casi ci si deve sentire onorati di tali accuse perchè non si capisce il senso ultimo, il fine ultimo del tuo post. Dato che ci sono altre guerre nel mondo non dobbiamo impegnarci per contrastare e combattere l'invasione della striscia di Gaza da parte di Israele? E si si critica lo stato di Israele si diventa automaticamente antisemiti?
Ti prego, se avrai intenzione di rispondermi, di leggerti i miei post sull'argomento, immagino che forse li hai già letti, e quindi non mi dilungo oltre.
Ma un'altra cosa te la debbo dire. Se brucio una bandiera, mettiamo, francese esprimo il mio dissenso verso la Repubblica di Francia, sono condannabile ma la cosa finisce subito. Se malauguratamente brucio una bandiera americana sono un ingrato che non ricorda i meriti degli Usa che ci hanno liberato, ci hanno mandato gli aiuti con il piano Marshall, ecc. Se poi brucio una bandiera Israeliana, apriti cielo, divento un vero e proprio criminale. Mi dovete spiegare, te e molti altri, il perchè.
Tanto per citarmi, copio da un mio post questo pensiero: "... ha generato uno stato di sudditanza che ha portato a giustificare azioni e comportamenti altrimenti condannabile e da condannare. Una delle chiavi di volta per superare il problema israelo-palestinese è oltrepassare il senso di colpa e sudditanza. Se non si affronta ciò nessun occidentale muoverà un passo decisivo verso la questione".
Mi fermo qui.
Ciao

daniele sensi ha detto...

Caro Gap,
perché dici :

“ Grazie per la dedica anche se non ho mai dato del nazista ad un israeliano o non ho mai definito nazista lo Stato di Israele”

quando il mio post era indirizzato a “quei” blogger che, a tua differenza, danno per l’appunto del nazista ad Israele in quanto tale?
Io rivendico il diritto di poter criticare il governo israeliano e l’operazione bellica in corso senza dover offendere la memoria di tutto un popolo, tra l’altro “perseguitato nei secoli” (come ricordi nel tuo post). La stella di David per me è anche Anna Frank, e bruciarla, quindi, mi indigna - diamine se mi indigna.
Più in generale, poi, nonostante io non subisca il fascino di un certo patriottismo e nonostante l’alzabandiera del tricolore mi lasci indifferente (indifferente, appunto: né amore né odio), ritengo sbagliato dare alle fiamme non importa quale drappo nazionale, perché mi sa tanto di quel generalizzare, di quel far di tutta l’erba un fascio, di quel colpevolizzare collettivamente i popoli per gli errori di taluni, atteggiamento che costituisce uno dei veleni cui si abbevera il populismo. Mantenere la razionalità sempre e comunque, fare anche lo sforzo, se necessario, di aggiungere complessità laddove facilmente ci si può dare a semplificazioni, lo reputo doveroso.
Con affetto,
Daniele.

Gap ha detto...

Un po' di verve polemica ogni tanto mi esce fuori. Mi sono sentito chiamato in causa perchè, purtroppo, il tuo post sembrava ispirato da troppo benealtrismo (come va di moda dire) e da un sottile intento filo-israeliano-giustificazionista. Se ho sbagliato ti chiedo scusa, se ti sei spiegato meglio, chiarisci. Inoltre sulla bandiera: forse io un po' mi emoziono ancora, in particolar modo per le olimpiadi (sarà la vecchiaia incipiente) ma non investo il drappo di troppo significato, quindi, non mi scandalizza dare fuoco ad una bandiera. E tutti quelli che focalizzano su questo problema guardano il dito invece della luna.
Potrei trovare più sensata la critica sul porre attenzione per una guerra invece di un'altra. Ma forse, parlo per me, essendo cresciuto con questo problema che ogni tanto torna alla ribalta, avendo conosciuto in modo approfondito la situazione e i palestinesi, li ho avuti anche ospiti in casa (come anche qualche israeliano) questo conflitto mi coinvolge in maniera particolare. E, purtroppo, non trovo motivi di giustificazione per il comportamento israeliano. Lo condanno in maniera assoluta per tutto ciò che è successo dal 1948 in poi.
Ricordati sempre che frequento e commento chi apprezzo.

chiara ha detto...

"Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo,divento prima impertinente poi triste e infine rovescio un'altra volta il mio cuore, volgendo fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se...non ci fossero altri uomini al mondo" 01/08/44 Anna Frank ... lei non c'entra con questa guerra, non c'entra con le bandiere bruciate, con i razzi o le bombe... Anna c'entra con la nostra memoria...c'entra con la nostra coscienza... c'entra con noi europei perche' siamo noi ad averla ammazzata...le guerre fanno tutte schifo.

La Mente Persa ha detto...

Non amo veder bruciare le bandiere specie se rappresentano la gente che ha subito i campi di sterminio.
Ma comprendo, umanamente, la protesta. Isdraele ha molti torti e quei bombardamenti, quella strage di innocenti, non sono fatti facili da "digerire".
Come la Chiesa non ha "digerito" la preghiera islamica su Piazza Duomo a Milano...

Anonimo ha detto...

Non capisco. La guerra in Congo è iniziata molto prima dell'esplosione dell'ultima crisi a Gaza. Il problema della scarsa attenzione dell'occidente agli eventi (tragici) africani è antica e Israele non c'entra niente.
Vorrei ricordfare che a Goma nel nord del Kiwu è presente il più numeroso contigente dell'ONU. Non è quindi una guerra dimenticata: lo è solo dai media e dalla scarsa attenzione dei governi europei. Salvo quelli che hanno interessi diretti.
Enzo Lodesani

Anonimo ha detto...

caro Daniele Sensi, ti ringrazio per la controrisposta di ieri al mio commento.Ti segnalo, se non l'hai già letto, il pezzo di Gideon Lichfield su Haaretz: mi sembra che aggiunga un contributo importante alla discussione che stai facendo qui.
un saluto
paolo

Giuseppe Gallo ha detto...

In realtà, del Congo si è parlato ampiamente, anche se certo non gli è stato riservato lo stesso spazio della guerra in Medio Oriente. Perché questa differenza di trattamento? Per una ragione di importanza geopolitica.

In Medio Oriente sono in gioco i destini del mondo. In Africa no. La guerra in Medio Oriente cioè non riguarda solo la nostra coscienza etica, condiziona anche la nostra sopravvivenza.

Lo so che a questo punto gli estremisti di sinistra insorgono. Ma quella mediorientale non è una guerra fra popoli: israeliani e palestinesi hanno già accettato da tempo il principio "due popoli due Stati".

In corso c'è una guerra tra la democrazia (con tutti i suoi molti limiti e i suoi molti errori) e il terrorismo, che non ha come nemico solo Israele, ha come nemico anche gli USA, l'Egitto, la Giordania, l'Arabia Saudita.

"Arturo" ha detto...

Ricordiamoci che una bandiera rappresenta un paese non un governo.
Un paese è composto da persone che per fortuna non sono dei cloni ed il governo non è la somma di tutte le persone. In Israele, come altrove, ci sono persone che la pensano diversamente dal governo in carica. Quelle persone magari si stanno battendo per la pace e per i diritti dei palestinesi in un contesto assolutamente non facile.
Se bruciamo le bandiere e e paragoniamo Israele al nazismo non li aiutiamo.

Anonimo ha detto...

L'ho scritto anche io in diversi commenti a post dedicati alla situazione di Gaza. Non bisogna dimenticare le guerre "dimenticate" che sono molte in diverse parti del mondo. Il che non vuol dire, dal mio punto di vista, denunciare l'attacco israeliano, ma vuol significare che i morti in guerra sono tutti uguali, lo devono essere.
Ciao

Paolo Borrello
www.paoloborrello.ilcannocchiale.it

chiara ha detto...

... continuo a non capire, in questi giorni di guerra, la foga con cui si parla delle bandiere bruciate (non ho dubbi sul fatto che sia un gesto violento e condivido il commento di Arturo ma mentre gruppi minoritari bruciano le bandiere a Gaza muoiono centinaia di civili)

Gap ha detto...

Giuseppe Gallo ha detto...

Scusa ma non si tratta di una guerra tra democrazia e terrorismo, è riduttivo e alquanto banale, e per un intellettuale come è, dal suo profilo, lo trovo un pensiero minimo.
Non rifaccio la storia del conflitto israelo-palestinese, oramai la si trova su qualsiasi enciclopedia, ma il tuo pensiero nuoce sia ad Israele che alla Palestina. Basterebbe chiedersi perché i palestinesi si siano affidati ad Hamas ed ad un estremismo religioso, forse perché tutti gli altri attori di questa triste vicenda si sono defilati? E che dire dell’estremismo religioso, innegabile, dello Stato di Israele? A questo punto, se fosse vero il tuo pensiero, andiamo all’attacco anche dell’Iran e degli altri stati islamici e diamo il via libera alle forze armate con la stella di David di completare l’opera e abbandoniamo la risibile richiesta di pace e di attuazione delle risoluzioni Onu e dei vari accordi che stabiliscono il principio dei due popoli due stati. Come dovremme abbandonare la richiesta di abbattere il muro e che vengano rispettati i diritti più elementari delle singole persone e di un popolo intero. Mi pare di leggere nelle tue righe un po’ del pensiero di Pera e della Fallaci.

"Arturo" ha detto...

Se diamo alla bandiera un contenuto che travalichi il semplice segno di riconoscimento, sono in sintonia. Ma non lo vedo comunque come il problema principale. Altra cosa è lo spazio che si prendono degli idioti che paragonano Israele al nazismo. Certo, comunque, il comportamento degli israeleiani non aiuta ad avere una visione serena della cosa. Certi comportamenti ……

N.B. Ho parlato sempre ed esclusivamente di Stato di Israele, non ho mai parlato di israeliani e men che meno di ebrei.

Gap ha detto...

Caro daniele, scusa se intervengo ancora.
Condivido ciò che dice Myriam Marino (Associazione ebrei contro l'occupazione) nell'intervista a pag. 3 de l'Unità di oggi:
Bandiere bruciate
Non condivido questo gesto che ha caratterizzato alcune recenti manifestazioni. Ma non mi sconvolgo se prende fuoco un pezzo di stoffa, di fronte al bruciare di vite umane.

il monticiano ha detto...

A me quello che brucia dentro è il fatto di veder morire tanta gente non solo lì e qui ma in tutto il mondo.
Le disquisiziòni non le so fare e le distinziòni non le faccio.

Gabriele Porri ha detto...

scusa l'OT: approvata la "stangata" sui permessi di soggiorno. proposta una fidejussione di 10000 euro a carico degli extracomunitari che vogliono aprire una partita iva

carlotta ha detto...

Gentile Daniele,
purtroppo devo mettere questo OT, ma un suo commento a proposito dell'NPD tedesco l'ho letto solo adesso. Voglio precisare delle cose a proposito di questo partito neo-nazista tedesco.
Hai scritto: Npd, organizzazione rgogliosamente neonazista che in certe regioni del nord della Germania supera il 30 per cento dei consensi.

Dunque: L'NPD registra moltissime adesioninelle regioni del NORD_EST della Germania (ex DDR). E' utile fare questa distinzione per capire la portata di questo pericoloso partito. La perdità dell'identità "forte" della dittatura della Germania dell'Est, il fortissimo tasso di disoccupazione (arriva in certe zone al 25%) e una progressiva immigrazione in zone in cui l'immigrazione era fortemente controllata dalla DDR, ha fatto sì che i ragazzi si identificassero pericolosamente con queste formazioni neo-naziste. Bisogna anche aggiungere che i grandi partiti nazionali tedeschi (CDU/SPD) non hanno una grande tradizione radicata sul territorio, proprio perché questi erano Bundeslaender appartenenti alla DDR e non c'era una vera partecipazione democratica dei diversi partiti alla vita politica. E' strano questo paradosso: prima sotto una dittatura comunista, e ora si accetta di buon grado il pensiero neo-nazista. C'è poco da stare allegri.

POI hai scritto: L’Npd, per intenderci, è quel partito i cui deputati, un paio di anni fa, uscirono dall’aula mentre l’Assemblea osservava un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Auschwitz, e che, in occasione del 60° anniversario della fine delle seconda guerra mondiale, pretendeva di poter andare a sventolare bandiere uncinate nei pressi della Porta di Brandeburgo, a pochi metri dal Memoriale della Shoah

Bisogna anche qui ricordare che l'NPD fa parte di Assemblee nazionali federali (realtà locali). Non ha raggiunto il quorum necessario per fare parte del Parlamento tedesco a Berlino. L'NPD è sempre sotto controllo per le sue attività contro la costituzione tedesca. In Baviera due suoi militanti hanno aggreddito a coltellate un poliziotto che li indagava proprio per queste attività.
Domani a Colonia ci sarà, invece, l'ennesima manifestazione contro la Pro-Koeln che ancora protesta contro la costruzione della nuova moschea, costruzione peraltro già approvata dal comune di Colonia. E' un progetto molto interessante, perchè la moschea è tutta vetri, a testimoniare la volontà di "trasparenza" della comunità islamica turca di Colonia, contro chi li accusa di fomentare l'integralismo durante le preghiere. Per saperne di più mi puoi contattare a cprain@libero.it

carlotta ha detto...

Ah...un'ultima cosa. in Germania E' VIETATISSIMO sventolare bandiere uncinate. Non è come in Italia che si chiudono tutti e due gli occhi. Si sventolano bandiere con la croce celtica, oppure completamente nere o con scritto NPD. Se solo spunta una bandiera con la croce uncinata la polizia li disperde. E' così, davvero. E menomale, almeno quello!

Luca ha detto...

Ciao Daniele, condivido in pieno lo spirito dell'articolo che è anche lo spirito del mio scritto poco fa sul mio BLOG. Incollo qui da te la mia riflessione:

Cosa succederebbe se l’Arabia Saudita lanciasse missili oltre il Golfo Persico verso l’Iran? Cosa accadrebbe se la Georgia facesse lo stesso puntando i territori russi? Come reagirebbe la Siria se la Giordania attentasse alla sua sovranità nazionale lanciando missili nel suo territorio? E la Francia di Sarkozy come reagirebbe ad un continuo piovere di razzi Kassam giornalieri provenienti dal Belgio?
Noi tutti, persone irragionevoli comprese, sappiamo bene cosa accadrebbe. Soprattutto sappiamo bene che la maggior parte dei paesi elencati non si preoccuperebbero di evitare effetti collaterali come sta tentando di fare Israele in questi giorni di guerra. Non lo farebbe la teocrazia iraniana che 30 anni fa mandava a morire adolescenti disarmati drogati e plagiati di Jihad contro i cannoni iracheni, un Iran che sminava i campi facendo correre i bimbi sopra le mine. Non si metterebbe problemi di questo genere la Russia che viene da una guerra lanciata alla Georgia rea di non essere più schiava di un giogo post-sovietico, una Russia che ha massacrato milioni di Ceceni e che negli anni 80 sterminava bambini afghani con i “giocattoli bomba” per costringere i padri a non combattere l’invasione. Forse non lo farebbe nemmeno una Francia che fino a pochi decenni fa manteneva in piedi un anacronistico regime coloniale in Algeria.
Addirittura il Papa si è prontamente mosso per condannare la guerra a Gaza, consolidando in questo modo una politica vaticana che non dice una parola quando muore un Ebreo mentre dedica un intero angelus quando a morire sono i palestinesi. Ma cosa si può pretendere da un papa che vorrebbe beatificare Pio XII? Ciò che si denota è solamente la presenza di una sottile linea antisemita che collega la storia millenaria del Vaticano a Pio XII e alla politica di Ratzinger passando per Isabella di Castiglia ed i proclami di Pio XI su Mussolini “uomo della provvidenza” in un periodo di concordati con l’Italia fascista e la Germania di Hitler. Quindi certamente non sorprendono le parole vergognose del Cardinale Martino che sbeffeggia il genocidio ebraico paragonando Gaza ad un lager, come del resto non poteva sorprendere la reazione dell’Osservatore Romano nei confronti del Presidente Fini sulle responsabilità vaticane sulle leggi razziali. Negazionismo sulle proprie responsabilità storiche, doppiopesismo sul conflitto in M.O., beatificazione di Pio XII, sono solo alcune delle prove che certificano l’arietta antisemita che si respira tra le burocrazie d’oltre Tevere.
Ma tornando al conflitto, in 10 giorni di guerra a Gaza (che è uno dei territori più densamente popolati del mondo) sono morti 200 civili e sarebbe difficile dimostrare che attacchi “maggiormente mirati ed intelligenti” avrebbero potuto causare meno deprecabili vittime. Inoltre nessuna di quelle anime belle che condannano Israele sembra tener conto che Hamas nasconde milizie ed arsenali sotto scuole ed ospedali mentre usa la popolazione civile come scudo umano, senza contare che tra le fila di Hamas è pratica consolidata la ricerca sistematica del più alto numero di vittime civili, funzionale ad alimentare l’odio interno ed esterno contro i “sionisti”(non ci sarebbe da sorprendersi nello scoprire che il sospetto che Hamas spari lei stessa sui civili palestinesi a questo scopo possa rivelarsi realtà). Hamas non è un governo, non è una istituzione pubblica, è solo un gruppo terroristico alla pari di Al-Qaeda, Hezbollah e compagnia Jihadista. Per intenderci meglio su ciò che rappresenta Hamas abbiamo il dovere di ricordare cosa ha fatto e cosa si pone come obbiettivo statutario Hamas. Hamas è quel gruppo che stringe addosso ai bambini down cinture esplosive che provocano stragi di civili, è quel gruppo che fa dell’attentato terroristico pratica di lotta e non si pone remore ad utilizzare e plagiare a questo scopo donne, bambini e malati di mente. Ma cosa ancora più importante è che Hamas si pone come fine politico-militare non la creazione di due stati per due popoli, ma la cancellazione di Israele, buttare a mare gli Ebrei ed eliminarli dal proprio stato.
Hamas inoltre, come del resto Hezbollah, sono direttamente finanziati dall’Iran di Ahmadinejad che “stipendia” i capi di questi due movimenti per adottare le politiche più massimaliste possibili in modo da chiudere Israele in una morsa di paura e terrore da Nord e da Sud. Esiste un pericoloso disegno iraniano nella regione, mirato a distruggere Israele, un disegno che si serve di Libano e Palestina (e chissà magari pure della bomba atomica o di più semplici “bombe sporche”). Del resto sono provati i traffici di miliziani di Hamas ed Hezbollah verso l’Iran dove vengono addestrati alla Jihad e all’utilizzo di armi sempre più sofisticate.
Se da Gaza (e purtroppo anche dal Libano) sono partiti razzi verso Israele, la mano che sta dietro è quella di Ahmadinejad e della Siria di Assad, oltre che del fanatismo malato degli invasati di Hamas.
Israele reagisce a questa situazione, reagisce ad un attacco deliberato contro la sua popolazione lanciato in un periodo di tregua. Ma nessuno parla di questo, tutti enfatizzano all’eccesso ogni “presunto” bambino (che quando è palestinese diventa bimbo) musulmano morto, tutti evidenziano quanto sono cattivi gli ebrei che addirittura colpiscono scuole ONU. In pochi però si prendono la briga di spiegare che da tale scuola i miliziani di Hamas sparavano contro i tank, nessuno si pone la domanda di come mai un solo proiettile abbia creato più esplosioni dentro l’edificio (forse perché all’interno era presente un arsenale militare?). Nessuno parla di questo, come nessuno ha spiegato che gli Israeliani lanciano volantini sulla popolazione spiegando come e dove colpiranno (come è successo a Rafah dove sono stati localizzati i tunnel sotterranei che permettono ai trafficanti di inviare armi ad Hamas dal Sinai).
Tutti questi elementi non importano a certi giornalisti, certi religiosi e a certi politici occidentali che si tramutano in TV e sui giornali in novelli portavoce di Hamas. Le ragioni del popolo israeliano per loro non contano, conta solo alimentare la melassa sulle vittime civili: se negli ultimi decenni certe persone avessero dedicato alle vittime della Cecenia, del Darfur, del Tibet, dei dissidenti delle tirannie, delle guerre in Congo, Somalia, Haiti, Sierra Leone, Liberia la stessa copertura mediatica data ai “bimbi” palestinesi le reti televisive avrebbero dovuto trasmettere TG 24 ore su 24 full time and no stop (e non sarebbe bastato a coprirne nemmeno un decimo). Ma questo elemento rientra nella logica di certo pacifismo che stringe le mani a terroristi e dittatori e se ne frega delle vittime delle tirannie da un lato, mentre dall’altro lato mostra gli occhi lucidi per ogni gattino ferito nei conflitti di USA e Israele. La forte ostilità di certa sinistra occidentale contro Israele è la stessa che si è sviluppata contro la Turchia e contro tutti gli altri alleati degli americani cattivi colpevoli di aver sconfitto l’utopia marxista. Il problema è che questa ostilità si lega al rigurgito antisemita di certi cattolici, alla xenofobia di certi razzisti e al razzismo coranico di buona parte dell’Islam creando un mix micidiale, il quale risultato è che Israele si sente sempre più solo. Si sa che la solitudine crea paura, paura che non è una buona consigliera quando si ha a che fare con un nemico che mira a cancellarti.

daniele sensi ha detto...

@ Chiara, parlo delle bandiere perchè non voglio stare al ricatto delle opposte contrapposizioni: non accetto che chi denuncia la stupidità e l'irresponsabilità di chi brucia le bandiere debba passare come un cinico che gode a veder morire ammazzatti i bambini palestinesi.

@ Gap, se lasciamo passare l'"innocenza" del bruciare la stella di David, quali argomenti -oggi e domani- potremo, in coerenza, usare contro altre altrettanto "innocenti" parole, tipo quelle di Gentilini (che mica uccidono nessuno, no?)

@ Gabriele Porri, si tratta di quelle poche righe inserite quasi con disinvoltura in decreti legge che vanno poi a rovinare la vita della gente. Roba che mi fa bollire il sangue - e che, ovviamente, non fa che aumentare l'irregolarità, condannando ad essa chi, come dicono "loro", "viene qui per lavorare".

@ Carlotta, grazie mille di tutte queste informazioni.

daniele sensi ha detto...

Luca, condivido su come siano gli stessi palestinesi a dover essere liberati di Hamas, a meno che Hamas "non ristabilisca la tregua che ha rotto e non dichiari decaduta una Carta fondata sul puro rifiuto dell’«Identità sionista»: ed allora si uniranno al vasto partito del compromesso che non smette di progredire nella regione - e sarà la pace", per usare un passaggio di un articolo di Bernard-Henri Lévy, che, se non lo hai già fatto, ti invito a leggere:

Liberare i palestinesi da Hamas

Giuseppe Gallo ha detto...

@ Gap. Una risposta telegrafica in queste note rischia sempre di essere più rigida di quel che è in realtà, e me ne scuso.

Comunque, no, nessuna sintonia con Pera e la Fallaci. Soprattutto la seconda ne faceva un problema di civiltà (leggendo male Huntington). Invece io ho ricordato che anche i governi arabi sono nel mirino del terrorismo (anzi sono i primi a esserlo).

Quanto al consenso elettorale di Hamas a Gaza, non bisogna dimenticare gli errori politici di al-Fatah, che si è presentata alle elezioni divisa: due, tre candidati contro un unico candidato di Hamas. Su questo rifletterei.

E' vero che anche nello Stato di Israele esistono estremisti religiosi, così come ne esistono da noi. Ma questo è un fatto che riguarda le coscienze. Non dovrebbe interessarci. In uno Stato liberale, ognuno pensi quello che vuole. Il problema è quando l'estremismo religioso detta legge. Cioè quando siamo in presenza di una teocrazia.

marus ha detto...

Smettere di Bruciare. Bandiere, case,cassonetti dei rifiuti,auto,umani,donne,uomini, bambini. Bandiamo gli accendini dalle manifestazioni e i missili dalla diplomazia. Sviluppiamo nuovi simboli e nuovi carburanti che non bruciano ma alimentano: due giovani che si abbracciano e si tolgono le uniformi e le divise (nomi sintomatici), voglia di comprensione/conoscenza reciproca, poter dire NOT IN OUR NAME alla distruzione. Sogni, si. Come quello che NON ci siano uno stato “degli Ebrei” ed uno “dei Palestinesi”, ed uno di questo ed uno di quellaltro per creare nuove “Divise”. Preferisco sognare che persone, popoli, imparino a vivere insieme.

ilkonte ha detto...

Sono un lettore di questo blog e stimo l'autore. Ma, ad essere onesto, questa volta mi ha deluso. Il post l'ho trovato giustificazionista, benaltrista e soprattutto mi è sembrato che covasse un artificio secondo cui la critica alla politica dello stato di israele dal 1948 in poi(sia quella militare che quella "coloniale") equivale con l'essere antisemita, razzista, eccetera eccetera. Non mi è piaciuto insomma. Per farla breve mi sento di sottoscrivere in pieno quanto detto precedentemente da Gap o da Leonardo.
mi spiace davvero ma questo post non mi è piaciuto per niente. sono un po' deluso.

daniele sensi ha detto...

Ilkonte,
non ci avrei messo molto -materialmente, si intende; quanto alla coscienza sarebbe stata un' altra faccenda- a scrivere l'ennesimo manifesto contro quei barbari degli israeliani che da vittime si fanno carnefici e che si mettono a trucidare un popolo inerme, accompagnando il tutto con una di quelle strazianti foto di bambini uccisi o terrorizzati. Sarebbe stato troppo facile. Come sarebbero bastati -sempre materialmente- pochi click per giustapporre la svastica alla stella di David. Ma con quale coraggio avrei potuto, domani, eventualmente, tornare a richiamare certi rappresentanti di sinistra a mettersi, se necessario, contro il facile consenso "popolare" per seguire la ragione piuttosto che la "pancia"?

Questo non è un post su quanto avviene a Gaza. Scrivo quando ritengo di aver qualcosa da aggiungere ad un dibattito più vasto di me. E quali parole originali, essenziali, avrei potuto accodare alla benedetta indignazione per delle vite spezzate? Questo post parla di noi, dell'Italia, dell'Europa, della sinistra, della nostra identità politica e culturale. E nel legittimo sdegno per le immagini che provengono dal vicino oriente, ho ritenuto opportuno stigmatizzare comportamenti che, lo ripeto, non riguardano né i palestinesi né gli israeliani, ma lo stare al mondo del nostro essere di sinistra.

Anonimo ha detto...

caro daniele, so di non avere a che fare con un fanatico o con un ignorante yesman servo di qualche padrone (altrimenti, forse, non starei neanche a leggerti, a ragionare sulle tue suggestioni, a deludermi o esaltarmi). Apprezzo le tue opinioni mai banali, sempre schiette e oneste. Ma, ripeto, questa volta non sono riuscito a non sentire delusione e un minimo di fastidio. Ho trovato "conforto" solo dopo aver visto che altri prima di me avevano mostrato i miei stessi sentimenti e riuscivano a esprimerli molto meglio di quanto io avessi potuto.
Per esempio, io nel mio piccolo blog non sono stato capace di scrivere nulla su Gaza per paura di svilire la tragedia, di usare le parole sbagliate, di non riuscire a esprimere lo sdegno, la rabbia, la frustrazione che sento nel vedere quelle immagini. Sicuro e pauroso di non riuscire ad aggiungere niente, di tuffarmi in un letamaio di insulti reciproci e reciproche accuse insulse (cosa che mi è capitato di leggere su molti blog, sia di destra che di sinistra, sia di persone intelligenti e che stimo che di perfetti imbecilli della rete). Ma come mai, mi chiedo e ti chiedo, persone razionali e aperte ad ascoltare anche opinioni diverse si sono sentite offese, indignate, per quanto hai scritto? Cosa c'è sotto sotto che non mi fa guardare la cosa in maniera distaccata? Cosa mi fa apprezzare questa tua ultima risposta ma continua, nello stesso momento, a tenermi lontano dalla tesi del tuo post? Non sono domande retoriche. Sono domande che pongo a te perchè mi fido, perchè credo nella tua intelligenza, e perchè spero che queste domande siano un ulteriore stimolo per il dibattito (e per me).
Vedi... In questo momento sto guardando al tg3 le immagini di Roma, delle stelle di David disegnate da mani neonaziste sulle saracinesche di negozi con proprietari ebrei. Questa è una cosa che mi fa interrogare seriamente sul come opporsi alla politica israeliana, sul come contrastare, discutere di quello senza arrivare a trovarmi su posizioni anche lontanamente paragonabili alle loro. ma da qui a rinunciare alla critica, anche feroce, ce ne passa. che fare dunque?

il konte

ame ha detto...

Caro Daniele,
ritrovo qui il mio stesso disagio e a questo punto anche la mia rabbia, e sono felice di poterle condividere con te. Un saluto. Ame

daniele sensi ha detto...

@ Ilkonte, grazie per le parole di stima. Che fare? Criticare, appunto. Senza però ricorrere ad argomenti infami. Già tanta gente ha messo la testa in soffitta , o in cantina; se lo facciamo anche noi, di certo le cose non possono migliorare.

@ Ame, che gran bella parola che è la "condivisione". Un abbraccio.

Iniquo ha detto...

Benaltrismo come quello che i conservatori vomitavano addosso a chi era contrario all'invasione dell'Iraq dicendo che non si erano visti manifestanti contro [mettere l'ingiustizia meglio strumentalizzabile dalle destre]; confusione tra ebrei e stato di Israele, perché se boicotto i prodotti di uno stato non ne voglio sterminare la popolazione; strisciante equazione antisionista (sarebbe il caso di guardare cos'è l'ideologia sionista) uguale antisemita.
Aggiungiamo a tutto questo la favoletta che Israele sarebbe una democrazia nonostante la segregazione razziale, l'assenza di obiezione coscienza, le forti venature teocratiche, le fortissime limitazioni di movimento dei suoi cittadini (mai letto Amira Hass?).

Capita a tutti di farla fuori dalla tazza, solo la prossima volta non mirare alla faccia dei morti ancora caldi (grazie fosforo bianco, ci tieni calda la colazione dei campioni!).

P.s. se sei del piddì non puoi definirti di sinistra a meno che tu non voglia addolcire queste cupe giornate con sonore risate.

Anonimo ha detto...

La prima considerazione è che Israele non è un luogo qualsiasi; per disgrazia o per scelta si è posto come laboratorio in cui si collaudano i futuri assetti delle relazioni internazionali.

L'alternativa tra i possibili esiti, pacificazione o conflitto infinito, assume un valore simbolico, ci riguarda da vicino, diventa il metro di misura più a portata di mano per decidere se introiettare o rifiutare la teoria dello 'scontro tra civiltà'.

Tirare in ballo il Congo mi pare fuori luogo: in quel caso ci riguardano le cause lontane di un conflitto più tradizionale, da guardare in termini di mancato sviluppo, sottrazione di risorse, crisi di assetti produttivi... altrettanto cruciale, forse, ma altra cosa.

La seconda considerazione è che non bisogna barare: il conflitto è scoppiato ora perchè entrambe le parti, governo di Israele ed hamas, vedevano vantaggioso affrontarsi ora, nè prima nè dopo; mi sembra un dato di fatto, evidente ed anche ammesso da ambo le parti.

Rottura della tregua, razzi, blocchi sono tutti elementi reali ma che sono serviti da casus belli.

La conclusione è che trovo la tua posizione, come quella di tanti altri, puramente occasionale: considerazioni su quanto sia brutta Hamas, su quanto uccidano inutilmente gli Israeliani, su quanti attori locali e globali concorrano alla gestione di questo episodio del conflitto, sulla scelta di campo e sui distinguo.

Mi manca di leggere una presa di posizione, indispensabile, sulla sostanza di una guerra in cui due popoli si contendono le risorse necessarie alla sopravvivenza.
Mancando questa, tirare in ballo il congo significa solo schierarsi a difesa del più forte.

Aggiungo che se credessi Israele è davvero minacciato ed in lotta per la sopravvivenza probabilmente i miei giudizi di valore sarebbero diversi; ma, allo stato dei fatti, anche la giustificazione dello stato di necessità asssoluta mi pare una mistificazione.

Riccardo ha detto...

Fai bene a parlare del Congo, è certamente un ottimo articolo. Ma la vita, pur essendo ateo, è sacra, e non c'è niente di peggioc he trascurare anche uno solo di questi genocidi. Per cui ti do ragione, ma non credo che il conflitto di Gaza non meriti di essere seguito.
Ti ho citato e risposto più ampiamente sul blog:
http://riciardengo.blogspot.com/2009/01/i-civili-morti-palestinesi-sono-un.html

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