venerdì 17 aprile 2009

Radio France: politica, mafia e l'omertà televisiva di Porta a Porta

Eric Valmir è il corrispondente, per l'Italia, di Radio France, la radio pubblica francese. Di ritorno da un incontro col giudice Roberto Scarpinato -autore, con Lodato Saverio, de "Il ritorno del principe" (Chiare Lettere)- ha pubblicato sul suo blog questo post, che traduco.

La prima frase mi disorienta: “Non parliamo di Berlusconi, d’accordo?”. Mi disorienta perché due ore prima, davanti al teatro Massimo di Palermo, uno degli attori, sul fronte economico, della lotta contro la mafia mi ha posto la stessa condizione. Io non sono lì per parlare di Berlusconi, ma dei meccanismi di Cosa Nostra.

E con un sorriso d’intesa lo dico pure al mio ospite: “Sono venuto per parlare del suo libro, Il ritorno del principe”. E’ vero, l’entourage di Berlusconi è spesso sospettato di collusione con la Mafia, il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, è stato peraltro condannato nel corso della precedente legislatura, ma nessuna prova ha mai implicato formalmente il Presidente del Consiglio.

Roberto Scarpinato è l’ultimo dei giudici di Palermo. L’ultimo della generazione di Falcone e Borsellino, i due magistrati assassinati nel 1992 e nel 1993. Una memoria storica della giustizia palermitana che ha rifiutato di trasferirsi a Milano o a Verona. Vive sotto scorta. E’ stato lui ad istruire il processo contro Giulio Andreotti per complicità mafiosa. Giulio Andreotti, oggi senatore a vita – e sette volte presidente del Consiglio.

La sentenza di primo grado l’aveva assolto per insufficienza di prove, ma la Corte d’Appello, tre anni più tardi, rovesciò il verdetto. Andreotti colpevole. Il delitto di “associazione a delinquere” venne riconosciuto, ma i fatti, nel frattempo, erano caduti in prescrizione.

Il ritorno del principe non è una descrizione dell’inchiesta Andreotti. Per Roberto Scarpinato, che si esprime con voce lieve, Andreotti non è che il prodotto di un sistema pronto ad ogni prova, e protetto, oggi, da una cornice mediatica. Le conclusioni dell’inchiesta Andreotti non sono mai state riportate troppo chiaramente dalla stampa italiana. Il giudice Scarpinato cita nel suo libro un esempio della copertura mediatica televisiva: Porta a Porta, il talk di successo di Bruno Vespa, su Rai Uno.

Quando Andreotti viene assolto, Bruno Vespa gli consacra una trasmissione trionfale.

Quando viene dichiarato colpevole, non una parola.

Quando il braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, si becca nove anni di reclusione per collusione con la Mafia, Porta a Porta propone un’edizione speciale sulla sessualità degli anziani. Stessa cosa in occasione della condanna di Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti italiani, vicino agli ambienti mafiosi.

Questi esempi sono citati quasi a titolo d’ironia nel libro. Il resto dell’intervista scompone tutto un meccanismo che prende avvio da un sistema di tipo feudale. Una minoranza di potenti che mantiene il proprio potere ed i propri interessi ricorrendo ad ogni mezzo. Fino alla violenza e all’omicidio politico.

La Mafia non è un’organizzazione criminale, è una cultura clientelare. La sola che esista, quella di chi dirige. Quella di cui è sempre stata negata l’esistenza fino agli anni 70. La borghesia mafiosa palermitana utilizzava gruppi per imporre un regno di terrore, ma al riparo da ogni sguardo. La Mafia era una leggenda. Tutto cambia con Totò Riina e Bernardo Provenzano, i due leggendari padrini di Corleone, che mettono a segno una strage dopo l’altra. La Mafia diviene un fatto mediatico. Il cinema se ne impadronisce. E il Principe si adatta. La Mafia… sono loro. Il Principe finisce per liquidarli. In galera. Cosa Nostra è finita. Basta crederci!

Il Principe è una classe dirigente fatta di notabili, imprenditori ed eletti. Un corpo a se' stante che risale al XVI secolo. Nel libro, Scarpinato scrive: “Dapprima sono apparsi i metodi mafiosi, poi la Mafia. Nel 1861, al momento dell’unità d’Italia, il 90% della popolazione era analfabeta; nel 1848, il 60%. Non per colpa sua: essa era stata tenuta nell’ignoranza e non aveva mai potuto conoscere i princìpi di una democrazia. E non sono sufficienti cinquant’anni di Repubblica per modificare il corso delle cose, soprattutto quando il Principe sta nel cuore della vita pubblica".

Il Principe ha tremato nel 1992. Il Muro di Berlino italiano. I due terzi della classe politica decimati dall’inchiesta Mani Pulite, i comunisti risparmiati, i giudici al potere - ed allora il Principe decide di usare i metodi forti. Riina e Provenzano uccidono, massacrano. Falcone e Borsellino vengono assassinati. Per vendetta, si dice.

"Non credo", risponde Roberto Scarpinato. “In quel momento, in cui tutto era destabilizzato, il Principe doveva conservare il potere. Un colpo di Stato non era possibile. Dopo il crollo del sistema politico, era stato progettato un attentato mostruoso alla Stadio Olimpico di Roma. La bomba non ha funzionato. Quella carneficina sarebbe rimasta nella Storia. Per l’onda emotiva si sarebbe portato al potere una nuova generazione scelta dal Principe. Falcone e Borsellino avevano scoperto simili manipolazioni politico-mafiose, che avrebbero portato ad una riorganizzazione dello Stato, ed un progetto comparabile ad una sorta di balcanizzazione dell’Italia. Abbiamo ripreso l’inchiesta, ma mai ci è riuscito di produrre le prove necessarie. Tuttavia il Principe voleva dividere l’Italia in tre, affinché ognuno potesse conservare i propri privilegi. Il Nord agganciato alla locomotiva europea, il Centro tecnocratico, e il Sud una sorta di Singapore italiana con tutte e quattro le Mafie al comando.

"Ovviamente -prosegue il giudice- mi si dirà che la mia immaginazione è fertile, e che la Mafia appartiene al passato. Ma io non cerco che la verità: non per altro sono minacciato di morte e non ho più una vita privata. Lo trova normale"?

Abbiamo parlato per due ore, ma il tempo m’è sembrato scorrere molto più in fretta. Tornato nel frastuono della strada palermitana, osservo le facciate color ocra di via Roma. Il sole è dolce, una coppia si bacia, i primi odori dell’estate… L’Italia.

Eric Valmir, 16.04.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

25 COMMENTI:

scrooge ha detto...

incredibile. hai fatto un ottimo lavoro nel tradurlo

Borso d'Este ha detto...

La cosa bella è che a livello nazionale non gliene frega niente a nessuno.

Punzy ha detto...

Bravissimo, grazie per la traduzione.
poi la apprezzeremo in dieci ma grazie lo stesso

La Mente Persa ha detto...

Interessante la parte sulla divisione dell'Italia da parte delle mafie. Chissà perchè.
gio

BECA ha detto...

Vespa, un uomo al servizio dei potenti. Mi fa proprio schifo.

daniele sensi ha detto...

La Mente Persa,
pure a me ha fatto riflettere quella parte. Avrei voluto evidenziarla. Ma poi qualcuno mi avrebbe accusato di essere del tutto pretestuoso...

flavia ha detto...

Punzy o sono tra i dieci o l'undicesima, ma anch'io apprezzo molto la traduzione.
Daniele, pero' sul blog originale quelle parole sono evidenziate, vero?
Non so gli altri cosa provino, ma per me che ho vissuto 12 anni a Parigi e leggere parole di un giornalista francese cosi' giuste, semplici e dirette...provo sempre una emozione profonda quando leggo il blog di Eric Valmir : ogni volta penso "ecco un francese che ci conosce bene!". E chissà che come un buon amico, le sue critiche o meglio reportage aiutino gli italiani ad uscire dall'impasse nel quale sono finiti...

bartolo ha detto...

La legislazione sui pentiti è stata fondamentale per assestare il duro colpo all'ala militare delle mafie. Ma anche per potenziare il potere del Pricipe. Non è che ci volessero menti illuminate per capire il giochetto: il mafioso pentito è un soggetto debolissimo, paragonabile al cane col padrone che gli da da mangiare. Provate a immaginare un cane che quotidianamente azzanna il padrone che gli porge la ciotola: impossibile, vero? Eppure, il Principe è stato così abile nell'ultimo ventennio da far credere agli italiani che ha intrapreso vincendola una dura battaglia contro le mafie. Poveri Italiani: servi sciocchi del Principe!

Le Favà ha detto...

Diciamo che siamo in mano a 100 personaggi che bene o male decidono ciò che saremo.
Bella traduzione. Grazie Daniele.

daniele sensi ha detto...

@ Flavia,
sì, nell'originale sono sottolineate. Ma volevo evitare si pensasse volessi imbeccare i lettori.
Ad Eric Valmir spetterebbe quantomeno un'onorificenza. Il suo è un blog prezioso per i francesi, ma utilissimo pure per gli italiani.

@ Bartolo,
chi è che diceva che quando la Mafia smette di farsi sentire potrebbe essere segno che forse si è installata nei luoghi strategici del Potere? Certo, c'è anche l'ipotesi più ottimistica (per modo di dire) per la quale non si tratta che di un cambio di strategia.

@ Le Favà,
grazie a te per l'attenzione.

salvatore d'urso ha detto...

piuttosto leggete il libro...

e invitate a visionare questi video in rete...

http://toghe.blogspot.com/2009/04/i-fondamenti-criminali-del-potere-in.html

Jappy29 ha detto...

Davvero, impressionante. Non conoscevo Eric valmir prima di leggerlo qui.
Si dice tanto sulla mafia, sul suo potere e sui suoi crimini.
Ma questa volta, queste parole così chiare e semplici, così dirette, mi hanno davvero lasciato esterrefatto.


Grazie per la traduzione.

Jacopo.

Mariasol ha detto...

Perchè si cerca di spacciare un articolo del noto compagno giornalista Eric Valmir per "la stampa francese" ?

http://rome.parti-socialiste.fr/2008/11/23/france-inter-lundi-24-novembre-2008-walter-veltroni-de-8h20-a-9h/

daniele sensi ha detto...

Eccolo là, un commento che tornerebbe utile al lavoro di decriptatura di Valmir: l'Italia delle destre, dove appena muovi una critica subito vieni tacciato di sovversivismo rosso...

Lupo ha detto...

Amor con amor si paga caro daniele sensi

daniele sensi ha detto...

E questa citazione della Mannoia che sarebbe? Una nota rosa o un minaccioso auspicio?

Mariasol ha detto...

x Daniele.

Non ho parlato di "sovversivismo rosso", ho solo fatto presente che Valmir va considerato per quello che è, un giornalista schierato, come lo può essere, in Italia, un giornalista di Repubblica/Espresso, quella di proprietà dell'uomo che controlla gran parte dell'informazione, il miliardario affarista De Benedetti.

Ora, spacciare nel titolo l'opinione di un giornalista "socialista" per "la stampa francece" ( anche se in fondo si avvicina alla verità, perchè in Francia, come in Italia, la cultura sinistroide monopolizza i mass media) è decisamente una forzatura.

Mariasol ha detto...

Dimenticavo...bisognerebbe ricordare a Valmir - che ha costruito un bell'articolo sul nulla - che Dell'Utri è stato condannato solo in primo grado e che, ovviamente, ha fatto appello.

E che per la nostra Costituzione si è innocenti fino al terzo grado di giudizio.

Buffo poi che il magistrato che aveva imbastito il processo contro Andreotti, smentito dalla Cassazione, si permetta di scrivere un libro in cui ancora solleva dubbi e non si piega, incredibilmente, alla "Giustizia".
Irrituale.

daniele sensi ha detto...

Mariasol,

1)lasciami dire che trovo piuttosto volgare quest'inutile dissertare sulla presunta partigianeria di Valmir, che, tra l'altro, mi pare tu deduca solo da un'intervista (oltretutto annullata all'ultimo momento) con Veltroni (pensa un po': un giornalista che intervista un leader di partito, che roba assurda...).

Non so e non mi interessa sapere cosa il cittadino Valmir voti nel segreto dell'urna; io lo giudico per quel che scrive e dice. Mi pare sia semplicemente un professionista che ragiona bene. Dovendo stare a quanto tu affermi, semmai, si confermerebbe un sospetto che sempre ho avuto: chi ragiona bene tendenzialmente sta a sinistra.

2) "Stampa francese" è il titolo che ho dato alla sezione di questo blog in cui riporto il modo che i media francesi hanno di guardare al nostro Paese. Non ho usato "stampa francese" come titolo del post, ma avrei anche potuto farlo, per spirito di sintesi, giacché nutro forse maggior fiducia, rispetto a te, nella capacità dei lettori di comprendere come un articolo scritto da "Eric Valmir" sia, appunto, opera di un giornalista che porta quel nome e quel cognome, e non di una tantomatica entità astratta chiamata "Stampa francese".

3)Mi pare che qui si stia parlando di Mafia, e non di destra e di sinistra. La lotta alla mafia dovrebbe essere trasversale, no? Ed allora che senso ha, sull'argomento, distingere tra chi è schierato dall'una o dall'altra parte?

Non sono un giacobino: sono garantista convinto. E mi pare lo sia anche Eric Valmir, che, guarda un po', ha ben puntualizzato come Berlusconi non sia mai stato condannato per mafia. E' stato invece condannato Dell'Utri. In primo grado. Ma si trattava di un onorevole. Lo si potrà dire, almeno questo? Lo si può scrivere? Oppure riportare una verità giudiziaria significa essere socialisti? Ma di che cosa stiamo parlando?

daniele sensi ha detto...

Anch'io dimenticavo una cosa, Mariasol,

dov'è il vostro garantismo quando si tratta di "immigrati", "clandestini" o "zingari" che, per il solo fatto di essere "immigrati", "clandestini" o "zingari" voi spacciate (qui si che ci sta questo termine) all'opinione pubblica come potenziali criminali, magari degni di legislazioni speciali? O il vostro garantismo vale solo per i potenti accusati di concorso esterno in associazione mafiosa?

Lupo ha detto...

Non e`una citazione di Mannoia, ma e` di Marco Tullio Cicerone e non e` nemmeno una minaccia.
Capisco la tua reazione ad una accusa (inesistente) di sovversivismo ma purtroppo la vostra forma mentis modellata sulla
presunta aprioristica superiorita` culturale non vi aiuta molto a sviluppare un ragionamento equilibrato considerando l`interlocutore, non importa se berlusconi borghezio o una semplice persona del popolo anzi della massa, ( senno vengo tacciato di apologia fascista)un nemico da far fuori con qualsiasi mezzo.

Aglio E Cipolla ha detto...

Buongiorno. Sono francese, vivo in Italia e ho iniziato da poco a fare esattamente l'opposto: l'Italia in lingua francese.... :) http://www.aglioecipolla.wordpress.com

Non sapevo dove prendere contatto lscio il messagio qui. Lo potete ovviamente togliere una volta letto. Contento di aver trovato il suo blog. a&c

ame ha detto...

Daniele, bel lavoro di traduzione. Solo una precisazione: Falcone e Borsellino sono stati assassinati entrambi nel 1992 (maggio/luglio). Non tanto per fare la precisina, ma perche' la memoria non incominci a venir meno...

daniele sensi ha detto...

@ Aglio e Cipolla,
salut, je connaissais déjà ton blog, la dernière fois j'ai lu ton article dans Le Post du Monde
;)

@ Ame,
grazie, hai fatto bene a correggere.

Anonimo ha detto...

Complimenti daniele ottimo francese come lo hai imparato, frequentando LE PEN ?

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