venerdì 15 maggio 2009

Respingimenti dei migranti, Le Monde: "Vergogna all'Italia e all'Europa che tace"

Scusate se insisto. Ma traduco un altro pezzo del francese Le Monde. Alla faccia del mio lettore francese che mi rimprovera di selezionare scientemente articoli contrari al governo Belusconi. Certo che “seleziono”: questo è un blog militante - e comunque non mi pare manchino, in Italia, intere paginate o stucchevoli servizi televisivi di segno opposto.

... A Piero Fassino, che, nelle ore in cui la Camera approvava un infame disegno di legge sulla “sicurezza”, si sperticava per legittimare e giustificare i respingimenti operati dal peggior governo che l’Italia repubblicana abbia mai conosciuto.

La nuova “amicizia” della Libia con l’Italia, suo vecchio colonizzatore, ha un prezzo: 500 migranti africani e asiatici lo hanno appena pagato. Bloccata la loro traversata del Mediterraneo, essi sono stati respinti dalle autorità italiane verso Tripoli senza che la loro posizione nei confronti del diritto d’asilo fosse stata esaminata. Per la prima volta la Libia del colonnello Gheddafi ha acconsentito alla riammissione sul proprio territorio dei migranti consegnati dall’Italia.

Ora, Tripoli non ha sottoscritto la convenzione delle Nazioni unite sui rifugiati e sovente è stata accusata di maltrattamenti inflitti ai subsahariani. Questa prima “consegna” di migranti concretizza l’”accordo di amicizia” siglato nel 2008 da Silvio Berlusconi e da Muammar Gheddafi. In cambio di una collaborazione contro l’immigrazione clandestina l’Italia si è impegnata ad investire 5 miliardi di dollari in Libia.

Tale commercio operato sulle spalle di migranti che rischiano la propria vita per scappare dalla miseria o dall’oppressione non fa onore all’Italia, che si prende gioco, così, di un diritto fondamentale riconosciuto dalla comunità internazionale a partire dal secondo dopoguerra : quello che concede asilo e che assicura protezione ad ogni essere umano minacciato di persecuzione. Ma tale commercio rappresenta pure una vergogna per l’Unione europea, restata pressoché in silenzio.

La pressione migratoria che preme sull’Italia come sulla Spagna, paesi geograficamente in prima linea, è considerevole. Il numero di coloro che sono approdati sull’isola di Lampedusa è aumentato del 75% tra il 2007 e il 2008. Si tratta di una sfida che richiede una risposta concertata ed una condivisione di responsabilità per quanto attiene all’accoglienza, all’integrazione o, eventualmente, al riaccompagnamento alla frontiera di coloro che bussano alla porta dell’Unione a rischio della propria vita.

Il “Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo” - che la Francia è andata fiera di aver fatto adottare nell’autunno 2008 sotto la sua presidenza - prevede di “costruire un’Europa dell’asilo”. Una promessa fino ad oggi rimasta vana per mancanza di volontà politica, e che la crisi economica rischia di ritardare ulteriormente. In questo contesto è forte la tentazione di demandare ai paesi situati alla periferia dell’Unione -come la Libia o il Marocco- la gestione dell’immigrazione in cambio di favori economici. Una china pericolosa e disonorevole, nella quale l’Europa si è già largamente infilata. Essa porta a chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti degli stranieri commesse in quei paesi, e, in nome della protezione delle frontiere europee, a farsi beffa dei princìpi che, dell’Unione europea, costituiscono la stessa ragion d’essere.

Le Monde, 15-16.05.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

16 COMMENTI:

Punzy ha detto...

che dire? io spero nell'europa, che prema con disapprovazione politica sul nano malato di sindrome istrionica

a quanto pare, chi visse sperando..

Volpina ha detto...

Il Cainano ama i discorsi irrazionali che fanno entrare in corto circuito il pensiero razionale. La ragione vorrebbe che l’Europa fosse attivata come realtà sovra-nazionale laddove il livello nazionale non è sufficiente a risolvere i problemi. L’immigrazione è uno di quei casi in cui le quote di assorbimento nazionale, le politiche immigratorie e anche le risorse economiche, che sono necessarie a gestire i flussi, siano messi in comune e suddivisi tra tutti gli stati membri della comunità. In realtà l’integrazione europea non è ancora vista in questo modo logico e civile di ragionare. Assistiamo allora alle politiche di esclusione su cui molti, tra cui Francia, Germania e oggi Italia si sono spesi in lezioni di barbarie, mentre i popoli “bue” come il nostro preferisce rispondere con politiche da osteria padana. Il resto è solo gossip e caccia al diverso, condito da tanta propaganda ed idiozia. E gli italiani restano assenti e muti!

daniele sensi ha detto...

Di questo passo anziché verso la nazione europea andiamo dritti dritti verso l'Europa dei popoli: un'Europa crepuscolare, non più figlia dei Lumi.

Aglio E Cipolla ha detto...

buonasera Daniele,
grazie mille per la segnalazione di questo articolo. Ho ospitato la versione française da me e fatto il link sulla tua traduzione.

http://aglioecipolla.wordpress.com/2009/05/15/asile-en-peril-le-monde-15-05-2009-frit/

buona serata,
a&c

daniele sensi ha detto...

Grazie a&c,
buona serata anche a te.

Gioann Pòlli ha detto...

Daniele, con questa considerazione mi inviteresti a nozze... L'Europa dei popoli (liberi, uguali e reciprocamente rispettosi gli uni degli altri) è l'unica possibile, ma questa è solo la mia idea che rivendico con coerenza. Il punto non è questo.
Ciò che faccio fatica a capire però è come non si comprenda che l'Europa che tu chiami "dei Lumi" (leggendo la parte positiva della rivoluzione francese) e che io preferisco chiamare "Europa giacobina" (leggendone l'altra faccia, fatta di storture e di aberrazioni disumane) è già morta da un pezzo. Cioè, almeno, da quando si è smesso di pretendere, e sottolineo PRETENDERE, da parte dei nuovi arrivati, l'integrazione piena ai suoi valori fondanti. Innanzitutto con la separazione della sfera religiosa da quella politica e con la compiuta uguaglianza dei sessi (solo per portare due esempi tra i più lampanti). E' morta quando si è iniziato a non voler condannare o, peggio a tollerare, usanze e tradizioni delle varie "comunità" di immigrati palesemente in conflitto con i valori di uguaglianza a parole predicati. L'Europa della Ragione e di Voltaire è poi morta e putrefatta da quando si impedisce la libertà di espressione e di circolazione del pensiero "per non offendere il sentimento religioso" degli altri. Cioè per paura delle loro ritorsioni. Da Ayaan Hirsi Ali a Theo Van Gogh, fino allo schifo del "respingimento" di Geert Wilders dalla Gran Bretagna. Che dire poi dell'assurdo di ipotizzare la tolleranza del diritto di famiglia islamico (in alcune parti di Europa già accade) poligamico, separato da quello europeo? O del dibattito sugli "orari separati" nelle piscine tra uomini e donne, o da pazienti donne che non vogliono la visita di medici uomini?
Da qui nasce un cortocircuito ideologico che, inevitabilmente, porta ai buonismi, alle vigliaccherie, ai falsi pietismi, ai ghetti e ci fa giungere diritti filati ai "nuovi comunitarismi" di fatto, permessi agli ospiti ma preclusi - sempre in nome dei cosiddetti "lumi" - a noi. L'humus migliore per il proliferare di conflitti davvero ancora inimmaginabili e di razzismi, ma quelli veri. Che - permetti che esprima, pur con il rispetto dovuto a questo tuo spazio, la mia opinione - sono ben altra cosa rispetto a quanto da te denunciato.
un saluto.
gioann

chiara ha detto...

non so,ma magari anche la nostra indignazione è eccesiva, magari ci siamo dimenticati che come occidentali siamo sempre stati razzisti, magari ci siamo dimenticati delle schifezze fatte in Africa,Asia e America Latina, magari pensavamo di essere diventati migliori in questi decenni di pace, benessere e democrazia, pensavamo di aver appreso bene le lezioni sui diritti umani e tutte le altre storie edificanti,invece ci ritroviamo ad essere gli europei di sempre (con la spada in mano e la boria in faccia)

daniele sensi ha detto...

Gioann,
quanto tu scrivi lo potrei sottoscrivere senza esitazione. Non sono uno di quelli che in nome del rispetto delle culture “altre” sono pronti ad avallare -scioccamente ed irresponsabilmente- “usanze” che vìolano i diritti dell’uomo ( e della donna, direi). Il mio “anticomunitarismo” nasce proprio da questo: superare, TRADIRE, le proprie comunità di appartenenza per abbracciare una famiglia umana il più ampia possibile e che sia basata sui diritti, sui diritti dei singoli e non delle singole culture, o comunque non delle singole culture a prescindere. Pretendere la separazione della sfera religiosa da quella politica? Guarda noi quanto tempo ci abbiamo messo per intraprendere, in tal senso, un cammino che ancora fatica a compiersi. Ma chiudere le porte non servirebbe a nulla, se non a rafforzare quelle sacche di non-diritto, mentre al contrario favorire la “contaminazione” può far molto, poiché gli uomini, gli individui, sono tendenzialmente attirati dalla libertà, ed una volta che l’hanno conosciuta difficilmente tornano indietro, se si fornisco loro gli strumenti “mentali” (criticismo e scetticismo) necessari ad una vita consapevole. Ero contrario al documento “Durban II” proprio perché, in nome di una ideologia che rifiuto, di fatto esso impediva (almeno nella sua prima stesura) la critica di ogni fatto religioso. Mi mettono i brividi la sottomissione e la riduzione a “cosità” delle donne in molte e troppe parti del mondo. Ma che c’entrano, con tutto questo, le battaglie contro i kebab, o contro la possibilità per i migranti irregolari di potersi curare, o sposare, o di poter mandare i propri figli a scuola? E’ questa la civiltà che pretenderemmo insegnare? Sono più odiose le piscine separate per uomini e donne o i discorsi di certi rappresentanti della Lega? Vorrei piuttosto un’Europa aperta, che faccia sapere anche a quelle donne che “un’altra vita è possibile”. Per far questo, certo, c’è bisogno di un’Europa forte nei suoi princìpi, ovvero di una “Nazione europea” che possa darsi finalmente una costituzione, UNA e CONDIVISA, che faccia da bussola in questo faticoso navigare. Sembrerà banale scriverlo, ma ogni volta che le “comunità” hanno ripiegato su stesse non ne è venuto fuori nulla di buono. L’incontro ed il confronto possono essere difficili, è vero, ma è dal superamento di tali difficoltà che l’Umanità ha sempre conquistato un ulteriore gradino di progresso. Quanto ai Lumi, perché associarli al giacobinismo? Semmai si potrebbe rimproverare a personaggi come Voltaire di aver ceduto all’antisemitismo, ma questo mi conferma nell’idea del Male radicale come una delle realtà prime di questo mondo. E se c’è Male radicale nessun capro espiatorio sarà mai in grado di rendere una comunità “sana”, integra e restituita a se stessa. Quella comunità sarà destinata a restringersi sempre più, a cercare di volta in volta ulteriori vittime da sacrificare all’altare dei propri miti: questo è il vero giacobinismo.
Un caro saluto,
Daniele.

Volpina ha detto...

Mi associo a Daniele, ma aggiungo che la storia ci insegna che è possibile entrare in condivisione sui principi di convivenza civile. Dico convivenza e non comunanza, perché in una prima fase tra le etnie e le comunità differenti dalle nostre dovremmo sempre fare un atto di conciliazione tra le diversità, mantenendo un dialogo che permetta di avere il “meticciato delle idee” cioè una contaminazione che possa abbracciare la parte migliore degli altri e di noi. Oggi ci sono le carte fondamentali dei diritti UMANI e non razziali, su cui fare comparazioni e in tanti casi (infibulazione, legge del taglione, etc.) la nostra condanna sarebbe evidente. Non fare e non dire, ma escludere i problemi dicendo che il “diverso” non è cosa nostra, che ci è “estraneo” equivale ad ammettere la teoria del Male radicale. E’una teoria che ammette la complicità degli inerti, perché relega nella parte innata la parte essenziale della libertà umana: il libero arbitrio. Anche se oggi è fuori moda vale la pena ricordarlo. La cosa che io credo è non tanto che l’uomo non possa essere Male o Bene assoluto, perché la storia mi darebbe torto, piuttosto credo che l’uomo è Bene/Male, entrambi allo stesso potenziale di manifestazione. E’ il libero arbitrio che ci rende uomini. Lo stare a guardare, cioè l’inerzia, ci rende complici consapevoli di coloro che fanno male, e quindi non siamo affatto estranei, siamo solo silenti!

daniele sensi ha detto...

Già, qualificare talune culture come troppo diverse dalla "nostra" per poter arrivare ad una condivisione degli spazi politici e sociali porterebbe non solo a non tener conto di come ogni cultura non sia una fissità data una volta per tutte (mentre è essa stessa il prodotto di più o meno lontane mutazioni e contaminazioni), ma pure ad assumere, noi tutti, le vesti di tanti vili -e complici- Ponzio Pilato.

EmyDvx ha detto...

LA Spagna può respingere i clandestini, la Francia idem, solo noi italiani non possiamo, ma non vi vergognate?
perché non OSPITATE VOI IN CASA VOSTRA gli extracomunitari!!!

ma voi non vi guardate mai dentro?

Anonimo ha detto...

l'Europa dei lumi?
Ma per piacere... ma quando mai... quella che tu chiami Europa dei lumi è invece l'Europa dei burocrati e dei gruppi di pressione, oligarchica e opportunista.
La sindrome della "mente illuminata" che deve guidare il gregge di pecore mi ha sempre disgustato, intrisa di snobismo e di senso di superiorità etico; in democrazia devono comandare i popoli, punto e stop. Non vi piace? proponete un governo aristocratico, ma ditelo chiaramente e smettetela di trincerarvi dietro la parola democrazia, che ogni volta fate dubitare seriamente di conoscerne il significato.

Anonimo ha detto...

---LA Spagna può respingere i clandestini, la Francia idem, solo noi italiani non possiamo, ma non vi vergognate?
perché non OSPITATE VOI IN CASA VOSTRA gli extracomunitari!!!---

Direi che nella sua debolezza mentale, questo coso ha ben espresso il parallelismo e razzismo per nulla strisciante che si sta facendo passare nell'opinione pubblica: notare come l'articolato e complesso concetto espresso - degno di interpretare ragionevolmente una società così semplice come quella attuale - cominci con clandestino e termini con extracomunitario.
Poi 'sta parola, "extracomunitario", questo tecnicismo della burocrazia odierna, oggi mi pare sempre più utilizzato come 101° vocabolo e conquista della posizione eretta dai più. Sì che lo diceva pure Baudo...

Anonimo ha detto...

---La sindrome della "mente illuminata" che deve guidare il gregge di pecore mi ha sempre disgustato, intrisa di snobismo e di senso di superiorità etico; in democrazia devono comandare i popoli, punto e stop.---

Questo sta proponendo una dittatura del popolo e manco si accorge, nessuna regola e via libera agli umori dei più. Cazzo sarà 'sto popolo poi, boh.... giusta una parola vuota di significato messa su una bandierina, che fa tanto identità finchè non tocca il culo tuo.
Insomma, per 'sto comando dei popoli non si capisce se bisogna rivolgersi a Hitler che punzecchia la pancia o a Capezzone - democrazia istantanea, sondaggio incorporato, flatulenza garantita - che fa anda' di corpo.

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele. Credo sia davvero interessante scoprire - uscendo dagli "slogan" e dalla "militanza stretta" di entrambi nei rispettivi campi ideali - che sia possibile comunque un dialogo partendo da alcuni dati di fondo condivisi. Mi fa piacere il fatto che alcuni fondamenti siano comuni tra la mia impostazione e la tua, malgrado poi su di essi si costruiscano visioni davvero di segno diametralmente opposto. Perché tu sei ottimista ("gli uomini, gli individui, sono tendenzialmente attirati dalla libertà, ed una volta che l’hanno conosciuta difficilmente tornano indietro") e io non riesco ad esserlo. Resto convinto che, laddove ve ne siano i presupposti politici ed economici, le guerre nascano inevitabilmente. Da sempre. Una civiltà al tramonto (e l'Occidente lo è) lascia sempre il posto ad una civiltà emergente (e l'Islam che si sposta con enorme facilità lo è). E' facilissimo trasformare gli individui da termiti in termitaio, per usare la metafora di Montale. Il termitaio conosce però soltanto la legge del termitaio, la legge del branco. E la storia ci può insegnare che - e lo dico mio malgrado, perché alla fine mi sento solennemente individualista - una civiltà fatta di singole termiti, di fronte ad un termitaio compatto che si sposta, non può che soccombere. E così, una società del tutto aperta, quando si apre a quelle chiuse che incombono, è finita, destinata ad essere soggiogata. Non il contrario, come sostieni tu. "Con le vostre leggi vi conquisteremo, con le nostre vi domineremo", predicava quel famoso imam di Londra... E non solo lui, purtroppo. Come dimenticare poi il discorso di Bouomediene all'Onu del 1974? "Le nostre armi sono i ventri delle nostre donne"... Un monito che dovrebbe suonare sinistro e famigliare al tempo stesso.
Sarebbe bello non arrivare mai a ricordare eccessi di questo genere. Ma l'eccesso opposto di "politically correct" che ho ricordato anche più sopra, finisce per forza per generare conseguenze di questo tipo.
Ora non voglio addentrarmi con te in discussioni sulla politica e sulla prassi della Lega, perché è ovvio e scontato che su questo abbiamo opinioni che più incompatibili non si può. Meglio continuare a "volare alto", sui "massimi sistemi".
E allora vorrei ricordarti che, per paradosso, una sintesi tra le nostre due visioni è addirittura ipotizzabile. Quando in Bretagna - terra che conosco abbastanza nelle sue aperte aspirazioni culturali e identitarie e contraddizioni politiche - mi capita di vedere passare un "bagad" (la banda di cornamuse e bombarde, l'essenza stessa della loro identità celtica in divenire costruita negli ultimi 60 anni) con al loro interno musicisti di colore, fieri di condividere ed esprimere un'appartenenza acquisita, allora mi do ragione da solo. Questa è l'integrazione possibile. "Questo" genere di comunitarismo - chiamiamolo così per comodità - può essere l'unica risposta possibile, l'unica alternativa all'inevitabile conflitto di cui si avvertono sempre più crescenti avvisaglie.
E la globalizzazione dei Diritti dell'Uomo e delle sue Comunità naturali, fatte di lingua, storia, cultura proprie (in merito mi pare chiara anche la carta di Helsinki del 1975) è l'unica globalizzazione "buona" immaginabile. Tutto il resto è sradicamento e sfruttamento.
Un caro saluto a te.
Gioann

Anonimo ha detto...

Gioann complimenti per la lucidissima analisi dello stato attuale delle cose.

Per quello che ha scritto prima porta rispetto per il popolo che non è affatto una parola vuota.
E' vuota perchè ci sono persone come te (ma anche tante altre, sia a destra che a sinistra) che lo credono composto da pecore che pendono dalle labbra dei media e degli intellettualini che disgquiscono di tutto senza intendersene di nulla. Il popolo è quello che si alza la mattina per andare a lavora, è quello che vive le proprie miserie quotidiane mentre altri più fortunati per merito o per furbizia stanno sulla rete a vestire i panni delle "menti eccelse" dalla fermezza morale marmorea e che si riempiono la boccuccia immacolata di "democrazia" e "diritto", scordando che democrazia=popolo e diritto=DOVERE.

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