martedì 23 giugno 2009

"Uomini che in Francia verrebbero condannati, in Italia vanno al governo": reportage della tv francese sulla Lega Nord

All’inizio del mese, il primo canale della televisione pubblica francese, France 2, ha dedicato un importante reportage all’Italia, un paese “che nulla ha da invidiare alla Francia in quanto a storia, cultura, patrimonio e cucina” ma che i francesi stentano a prendere sul serio, perché “indisciplinati ed esuberanti, gli italiani ci fanno sorridere, eccetto che sui campi da calcio”.

Buona parte della trasmissione (“Un Oeil sur la Planète”) è stata dedicata alla Lega Nord, “partito dichiaratamente xenofobo che partecipa al governo del Paese”.

Ecco il video di questa parte del programma, sottotitolato in italiano:

Prima parte:


Seconda parte:

40 COMMENTI:

BECA ha detto...

qualcuno inizia a temere l'ascesa della lega.. e spero che presto inizino l'avanzata attraverso le alpi! presto invadeteciiiiiiii! siamo in mano ad una branca di imbecilli!

Aglio E Cipolla ha detto...

Bravo Daniele, c'è bisogno sempre, avec insistance et tenacité come fai tu: buona giornata a&c
http://www.aglioecipolla.com

Aglio E Cipolla ha detto...

article relayé et traduit ici :)
http://aglioecipolla.com/2009/06/23/la-ligue-du-nord-un-mouvement-xenophobe-au-gouvernement-italien-documentaire/

Anonimo ha detto...

I francesi?? Quelli che hanno avuto le periferie in rivolta a causa dei buoni rapporti con gli immigrati?? Quelli che quando capiscono che sei italiano quasi quasi fanno finta di non capirti?? Quelli che hanno detto a mio fratello del mafioso?? Quelli che ci hanno definiti un'espressione geografica? Quelli il cui presidente ha appena dichiarato che il burka non è gradito sul loro territorio? Stiamo parlando di loro?? Daniela

Alessandro Arcuri ha detto...

Certo, Daniela, stiamo parlando di loro. Hanno sicuramente i loro difetti, ma nascondersi dietro i difetti altrui per non vedere i propri mi spieghi a cosa serve?
A risolverli? Minchia... fammi capire come, perché sono curioso!

(I francesi sono anche quelli che quando c'è una legge chiaramente impopolare e anticostituzionale scendono in piazza UNITI a fare un bordello della madonna! (Contrariamente ai soliti pecoroni italiani che si sentono "fratelli" solo quando ci sono i mondiali...)

Adele ha detto...

Uomini che in Francia verrebbero condannati,così come in ogni autentico Stato di diritto, in Italia vanno al governo,e dettano l'indirizzo politico, come mai?
La ragione è semplice:

1- perchè quei personaggi sono legati a gruppi di potere i cui fini sono identici a quelli del Patrono capo della gang più potente ( Cosa nostra), nonchè membro ufficiale della P2 .

2- Sono personaggi assunti tramite pratiche clientelari, direttamente dal Patrono, o indirettamente dai suoi funzionari che formano un apparato reticolare di corruzione in tutta la Penisola.

3- Sono personaggi, presenti anche ai massimi vertici dello Stato,con precisi compiti e programmi da attuare, quindi destinati potenzialmente a fare carriera in base ai risultati ottenuti.

daniele sensi ha detto...

Adele,
questo post parla di Lega....

Adele ha detto...

Credi che il fenomeno Lega e i suoi interpreti sia slegato da altri fenomeni della nostra Storia repubblicana?
Da dove viene Borghezio?
La grandezza del capo clan consiste principalmente in questo : aver avuto l'indiscutibile abilità di aver raggruppato tutti i fenomeni eversivi in un unico blocco.
Mafie, Pd2, lobbies ultraconservatrici tradizionalmente gelose dei loro privilegi e tutti i gruppi eversivi neo-fascisti( di cui la Lega è figlia naturale). Un blocco eterogeneo ma il fine che li tiene uniti è uno solo: lo smantellamento dello Stato di diritto per la difesa dei loro particolarismi culturali-
economico geografici.
Da una prospettiva più "ampia" questa è la realtà.

Adele ha detto...

Il problema "Lega Nord" comincia con l'ascesa politica di un preciso attore politico. La forza e la solidità acquisita da questo movimento eversivo, in questi 15 anni ,deriva dalla volontà di Forza Italia, oggi Pdl. Prima di allora era un fenomeno circoscritto geograficamente;certamente significativo, ma non in grado di incidere in modo abnorme sulla direzione della politica nazionale, come oggi.
E' inutile stare a discutere sulla sua natura ideologica o del perchè certi suoi membri non stiano in galera, quando sappiamo benissimo che l'Italia ormai da tempo non è più una democrazia , se non dal punto di vista formale. La sua costituzione materiale è già stata sovvertita da tempo, altrimenti, non solo certi personaggi sarebbero già in galera, ma anche i loro capi

daniele sensi ha detto...

Non so, Adele.. Non credo ad un "disegno": il "capo clan" sta con la Lega solo perchè ha bisogno dei suoi voti; potesse la mollerebbe subito.
E non riesco nemmeno a liquidare la Lega come "gruppo neofascista": non si spiegherebbe il suo successo. Certo, nei fatti al neofascismo la Lega si avvicina molto, e spesso vi si sovrappone, ma, nonostante Borghezio che viene da dove sappiamo, il suo bacino elettorale non vive di -consapevoli- aneliti fascisti. Si trattasse di un fenomeno tipo Forza Nuova tutto sarebbe più semplice. Ma la Lega non è Forza Nuova, e a volerla trattare come tale non si comprenderebbe nulla di lei, e, ciò che è peggio, ci si ritroverebbe privi degli strumenti necessari a contrastarla. Il militante leghista spesso riesce a vedere nel voto al Carroccio un voto "antifascista".. E' tutto tremendamente più complicato.

La Mente Persa ha detto...

Povero Verdi, non avrebbe apprezzato.
Mi sono permessa di linkare questo tuo post.
gio

daniele sensi ha detto...

hai fatto bene

Adele ha detto...

Non è poi così complicato , Daniele. Guarda, facciamo un passo indietro di due decenni,guardiamo, per sommi capi, alla sua genesi. Quando la Lega si sveglia dentro una realtà al culmine della prosperità e comincia a rivendicare per quei luoghi e i suoi abitanti più giustizia e più autonomia: quali furono in generale le reazioni da parte della società civile, ma soprattutto, come fu cavalcato quel fenomeno dalla società politica ? Era un movimento, rozzo, con venature razzistiche,già da allora, è vero, ma con caratteristiche genuine e confuse aspirazioni federalistiche che potevano essere guidate positivamente . Ma invece dentro quel movimento presto affluirono anche elementi eversivi di tutt'altra natura. Perchè anzichè andare verso un percorso di vera maturazione ideologica che l'avrebbe condotto naturalmente dentro l'alveo di sinistra la Lega degenera come forza estrema e si radicalizza nei suoi contenuti razzisti ?
Innanzitutto, perchè qualcuno è stato più veloce e più accorto da saper come trascinarla dalla sua parte. Il resto è anche Storia. Storia caratterizzata da complessità, come ogni fenomeno, ma non impossibile da decifrare nelle sue lineee fondamentali

daniele sensi ha detto...

Adele,
non ho mai creduto ad una Lega che nasce a sinistra (o forse non ci ho mai voluto credere, per amore della mia parte politica). E’ vero, tanta gente (vedi Maroni) è approdata proprio da esperienze di sinistra a quel nuovo –all’epoca- movimento perché , della sinistra, in esso ritrovò alcune istanze tradizionali, vedi la difesa della culture locali minacciate dalla globalizzazione. Il problema è che si tratta di istanze che mi piacciono poco anche quando le reclamano partiti che sento vicini. Sinistra per me è innanzitutto Internazionalismo: l’antiglobalizzazione, o l’”altermondialismo, come dicono ora, mi sa tanto di antiamericanismo mal celato, e tali battaglie per me sono di destra anche se si sta (o anche quando si stava) a sinistra.
La Lega ha fatto il suo primo grande “botto” all’epoca di Tangentopoli (il che spiega la prossimità di buona parte del suo elettorato con quello di Di Pietro) , ed in seguito alla svolta di Fiuggi in molti l’hanno raggiunta dalle fila della destra tradizionale. E’ altresì vero che in origine, nella Lega, potevano essere colte “caratteristiche genuine” (che io, ripeto, non condivo ma che trovo del tutto legittime) oggi oscurate dal discorso ultraidentitario e xenofobo. Tuttavia esse “caratteristiche genuine” potevano difficilmente essere colte da chi, come me, era a quei tempi un adolescente circondato, in un liceo piemontese, da docenti e studenti affascinati dal verbo bossiano che all’improvviso si misero ad additarlo come “terrone”.
Insomma: che la Lega se ne stia pure a destra, ché quello è il suo posto naturale.

chiara ha detto...

"Il militante leghista spesso riesce a vedere nel voto al Carroccio un voto "antifascista" " ho sempre pensato che i leghisti fossero molto fantasiosi+sono d'accordo con adele senza berlusconi la lega non sarebbe quello che è+i paesi europei si stanno scandalizzando in ritardo+ciao

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Anch'io, come Daniele, non credo che la lega sia nata con un'anima di sinistra. Essa nasce come un movimento secessionista che non ha mai rinnegato del tutto, e, ricordiamolo, essa entra nel primo governo Berlusconi. L'alleanza a destra è la sua prima ed ultima, nel senso che non l'ha mai cambiata, scelta politica.
Non facciamoci ingannare dalla crisi di governo che essi provocano alla fine del 1994, un'abile mossa tattica che contribuisce al suo successo.
Nata contro i partiti, è oggi forse l'unico vero partito tradizionale esistente.
Non capisco come l'alleanza col PDL ne abbia potuto influenzare il profilo politico: la Lega è un'organizzazione che sta dimostrando la sua efficienza e la sua capacità di imporre agli altri, per primo proprio a B. i suoi temi e i suoi tempi: altro che subirne l'influenza!
Per i motivi detti, io la considero perfino più pericolosa di B., anche se ha poco senso fare una graduatoria tra loro.

Adele ha detto...

Daniele, in un certo senso, condividiamo la stessa esperienza. Certe caratteristiche potevano e possono essere difficilmente colte anche da chi come me, è approdata ventenne, quasi per caso, in Piemonte nel 1989. Era triste sì vedere come veniva trattata la mia gente. Chiunque di loro portasse un cappotto decente non si azzardava manco a parlare in pubblico né calabrese , né siciliano, per paura di essere condannato con lo sguardo: è un terrone!
Già da subito, prima ancora di aver raccolto sufficienti informazioni, testimonianze, storie di un passato di emigranti,avevo già capito come stavano le cose . E sapevo già che per sopravvivere non dovevo nascondermi. Non so come veniva giudicato il mio cappotto, ma in pubblico non mascheravo il mio accento, anzi cercavo di renderlo più marcato di modo che fosse chiara la manifestazione di identità vietata. Lo facevo e lo faccio per sfida , con ironia.
Come madre ti capisco benissimo, sapessi quante volte mi son chiesta se certe forme di discriminazione a scuola nei confronti di mia figlia fossero legate alle sue ignobili origini. Ignobilmente doppie, per giunta : siciliana e romena. Ma spesso ho cercato di ingannare me stessa dicendomi che forse dipendeva dal fatto che fosse la più brava a scuola.I libri tagliuzzati con le forbici, i quaderni che sparivano... Persino il cappotto le hanno rubato ed è tornata a scuola che nevicava in maniche di camicia!
Nondimeno, ho cercato di educare mia figlia al rispetto degli altri, sperando che sia sempre rispettata a sua volta. Cosa posso fare di più ?

Detto ciò,credo però che i pregiudizi nei confronti dei figli del sud dalla terra arida, analfabeti , culturalmente arretrati, abbiano radici lontane. Il verbo bossiano ha soltanto reso più palese il disprezzo e lo ha propagandato . Non succede mai nulla all’improvviso, “le rivoluzioni culturali” sono processi lunghi . L’abilità di Bossi sta nel fatto di essere stato capace , nel momento giusto, di prendere le redini di quel processo già in atto, di essere stato capace di farsi acclamare guida . E l’abilità di S. B è stata quella di avere intuito che quella alleanza sarebbe stata vincente . Che la Lega debba stare a destra, ché quello è il suo posto naturale, non ci piove.

Su Di Pietro , il discorso è ben diverso. Il pool “Mani pulite” nasce a Milano è vero, però si irradia poi in tutta la Penisola e non in tutte le regioni d’Italia nasce una o si rafforza una “Lega”.
In Sicilia, ad esempio, è un altro il fenomeno che caratterizza quella impetuosa stagione: il risveglio di una coscienza civile. Sono gli anni in cui la gente trova il coraggio di denunciare gli abusi , le sopraffazioni, i crimini, non dimentichiamolo. E a conti fatti, penso che gli aspetti positivi di quella stagione superino di gran lunga i cosiddetti eccessi . Per molti siciliani non fu giustizialismo, né vendetta, fu l’inizio di una società più giusta regolata dal diritto, nella quale si sentiva la presenza effettiva dello Stato, perché in galera molti “intoccabili” corrotti che conoscevo ci finirono davvero.
Scusa Daniele, forse ti ho rubato troppo spazio. Scriverò meno, nel tuo prossimo post. Te lo prometto.
Buona notte!

daniele sensi ha detto...

No,no.. scrivi pure quanto vuoi: è un piacere leggerti!

Anonimo ha detto...

I francesi hanno Le Pen e si mettono a dare lezione a noi? Ma pensassero a loro!

Gitano Borghese ha detto...

indubbiamente fa un cattivo effetto guardare queste cose vivendoci in Francia da italiano immigrato.
Certo pero',che anche loro , specie da qualche anno e ora con Sarko, non sono messi tanto bene, gente come Le Pen, o i vari movimenti (tipo Nissa Rebella eccetera) hanno il "permesso" di agire proprio da questo governo Sarko, per creare confusione espressa e nascondere le vere magagne.
Anche loro ne hanno di gente che dovrebbe andare in galera ma non ci andrà mai.
Forse vi sembrerà strano, ma il famoso nazionalismo francese sta andando a farsi benedire, lo si nota dalle piccole cose, per esempio : le nuove targhe automobilistiche che hanno adottato,stanno facendo scattare le stesse nostre manie di "etichettatura" tra una provincia e l'altra,cose che qua non c'erano mi state.

il monticiano ha detto...

Grazie a te Daniele e a La Mente Persa, visonando questi video e leggendo tutti i commenti e le tue risposte sono sempre più convinto di odiare razzismo e xenofobia.

cittadino veronese ha detto...

Abito a Verona e posso testimoniare come la lega nord di flavio tosi sia estremamente più "nera" che "verde".. Il sindaco ha portato in consiglio comunale personaggi dell'estrema destra, come miglioranzi (http://andreamiglioranzi.splinder.com/), dichiaratamente neofascista, e ha vilipeso la città nominandolo presidente dell'istituto per la Resistenza (http://www.uonna.it/verona-miglioranzi-fascista-membro-istituto-resistenza.htm).
tosi non ha mai nascosto le sue tendenze fasciste, sfilando orgoglioso assieme a forza nuova e veneto fronte skinhead, e approvando ordinanze contro i barboni (che a verona sono un problema assolutamente limitato, e decisamente non fastidioso), facendo del cosidetto "decoro" una priorità assoluta vietando a chiunque di mangiare davani al municipio, di bere nei parchi, e così via (http://veronainforme.noblogs.org/gallery/665/HARDECORO_OK.pdf).

Gioann Pòlli ha detto...

Mi permetterei di suggerire - dal momento che almeno in questo interessante thread si tenta un'analisi politica del fenomeno Lega che non si riduca ai soliti slogan o trite petizioni di principio - di leggere questo documento ufficiale:
"Le Pen è fascista come i partiti di Roma"

http://www.prov-varese.leganord.org/articoli.asp?ID=218

Quantomeno si va direttamente alla fonte storica.

ps: ho copia del manifesto originale del 1988.

daniele sensi ha detto...

Ciao Gioann,
il documento che linki mi conferma in ciò che penso: la maggior parte dei leghisti (soprattutto i giovani dell’MGP che, per motivi anagrafici, non possono provenire da “altre” esperienze politiche) non si sente fascista neanche un po’.
Questa è stata anche un po’ l’astuzia (magari pure sincera) di Umberto Bossi: collocarsi, da subito, nella sua oratoria, nell’alveo dell’antifascismo – il “tabù” non veniva messo in discussione, quindi la “sorveglianza civile” non ha opposto resistenza.
Certo ci sarebbe molto da dire sull’antifascismo dei leghisti: sono convinto che, se potessero, i “giovani padani” e i giovani dell’ultradestra (più i secondi che non i primi, invero) se le darebbero di santa ragione (e non solo perché si contendono parte dello stesso elettorato popolare), ma le rispettive ideologie paiono contrapposte per lo più su un piano -diciamo così- formale, o istituzionale: un’Italia una e non trina, centralista ed orgogliosa di sé che non riconosca spazio a qualsivoglia revanscismo regionalista, i destri; assetto federalista, autonomie locali orgogliose delle proprie differenze ed antagoniste all’oppressore romano, i leghisti. Sul piano dei princìpi universali, quelli che non attengono ad un dato contesto politico o sociale, i due sistemi valoriali, però, temo non siano tanto differenti. Il militante leghista spesso non fa che trasporre, su un palco più ristretto (quello della sua città, della sua regione o della sua “macroregione”) lo stesso fanatismo identitario dell’estrema destra: se gli uni esaltano “l’italianità”, gli altri portano in processione “la padanità”. Si veda il tema del “sacro” (la sacra madre terra di Pontida, o la santa acqua del Po): la solita retorica delle radici e del sangue, tipica dalla destra estrema. Per non parlare dell’anti-intellettualismo (ascoltare la voce del popolo, da sé portatore di saggezza, e non quella mistificatrice di chi non parla come mangia): altro pilastro del pensiero integralista. E se è vero che rispetto a quello del fanatismo fascista l’identitarismo “padano” tende ad essere impugnato più in chiave difensiva (“non ci sentiamo superiori a nessun popolo, ma ogni popolo esalti la propria cultura a casa sua”), è anche vero, però, che spesso, sul campo, Lega e destra neofascista si ritrovano fianco a fianco, in battaglie che le vedono solidali, come quelle contro l’immigrazione o contro l’”invasione islamica”.
La Lega non sarà fascista, ma anche alcuni fascisti, all’epoca, non furono razzisti..

Andrea ha detto...

"La Lega non sarà fascista, ma anche alcuni fascisti, all’epoca, non furono razzisti": semplicemente geniale!

Gioann Pòlli ha detto...

Ciao Daniele.
La tua analisi, ancorché prenda le mosse da quella che è nota essere la tua visione "di parte", contiene diversi spunti interessanti. Soprattutto quando leggi ciò che chiami "identitarismo padano" in chiave difensiva e non certo di allucinata e allucinatoria supremazia di presunte razze. Che - lo confermo - nessuna persona sana di mente oggi può certo tornare seriamente a riproporre o ideologizzare.
Cercando di essere il più "neutro" possibile, vorrei però aggiungere che sarebbe un errore attribuire a tutti i leghisti o a tutti gli elettori leghisti un'idea monolitica che tu ritieni essere coincidente con i "sistemi valoriali" che hai elencato. La Lega è sempre stata un movimento molto composito, in ogni caso rifuggente le antiche categorie politiche di "destra" e "sinistra" che - alla prova dei fatti e successivamente alle prime affermazioni del Carroccio - effettivamente avrebbero perso tutta la loro vecchia carica ideologica consolidata (Destra e sinistra" di Giorgio Gaber è la denuncia più lucida di questo smarrimento).
Vi sono sì alcuni leghisti attratti - come tu dici - dalle categorie (che personalmente non amo affatto, come sai) di "sangue e suolo" ma sono molti di più quelli legati alle rivendicazioni di tipo economico o fiscale. Vi sono sì gli "identitari" (qualunque sia il significato da attribuire a questa categoria sfuggente e vagamente ameboide nella quale con un po' di ragione mi hai iscritto) ma anche ed in misura sempre crescente gli operai e le classi popolari che si sono sentite - giustamente, a mio avviso - abbandonate da una sinistra divenuta elitaria, chic, dedicata alla gestione del potere e dei rapporti con la grande finanza e i suoi portati bruxellesi, e senza più alcun contatto con la realtà dei territori "difficili".
Credo che la grande forza del Carroccio, che mette d'accordo tutte le anime e le visioni al suo interno attraverso la politica comunque dettata dalla sua leadership sempre forte e salda, sia - indipendentemente dal mutare delle strategie e degli aggiustamenti tattici - quella di aver cercato e trovato attenzione proprio fuori dal Palazzo e dentro le case della gente. Spostando l'attenzione al di fuori dallo Stato e al di dentro i problemi e le aspettative dei territori reali dove chiunque di noi vive.
Non solo: la Lega e Bossi hanno anche capito in largo anticipo che la grande sfida del XXI secolo sarebbe stata proprio quella tra global e local. Hanno compreso che si può governare ed arginare gli effetti perversi della globalizzazione (di ordine sociale, culturale e soprattutto economico, quelli che tutti noi stiamo vivendo in questo periodo e che il Sud del mondo vive invece da molto tempo...) soltanto ridando attenzione e valore ai territori veri e non quelli - gli arcaici e ottocenteschi cosiddetti "Stati nazione" - artificiali e destinati a perdere sempre più significato storico.
Da una concezione statocentrica e statolatrica ad una politica molto più vicina alla realtà di tutti i giorni, fondata sull'ascolto degli individui e delle comunità (storiche e/o economiche) in cui vivono.
Questo è il punto vero, a mio avviso, nell'analisi del "fenomeno leghista", al di là di tutti gli slogan pro o contro. E se altre letture del divenire della realtà sociale e politica non sono state in grado di cogliere in tempo i riflessi locali dei mutamenti epocali del dopo Yalta, non è certo colpa della Lega. Semmai, grave demerito di tutti gli altri.
Gioann (e mi scuso per la lunghezza!)

daniele sensi ha detto...

Hai ragione, Gioann: la Lega è un movimento talmente variegato che abbozzare discorsi generali sa sempre un po’ di forzatura (e questo è il motivo per il quale, quando posso, cerco sempre di focalizzarmi su casi specifici). Ciò, però, comincia ad esser meno vero con la nuova generazione di leghisti, ragazzi per i quali la Lega non è più, come per i loro padri, approdo di eterogenee speranze deluse altrove dentro cui poteva starci di tutto ché tanto non si era al governo, bensì uno dei principali attori istituzionali di questo Paese, dalla fisionomia sempre più circoscritta e precisa, perché passato dalla contestazione di piazza all’onere dell’attuazione legislativa. Ed ovviamente il profilo politico che viene a delinearsi tramite i provvedimenti dell’attuale ministro dell’Interno o dei vari sindaci sceriffo non mi piace affatto.

Non credo all’anacronismo dell’opposizione destra/sinistra: mettiamo che un giorno il mondo dovesse smarrire del tutto la ragione e la “padania” venisse riconosciuta e dichiarata indipendente, pensi che i “padani” non tornerebbero a distinguersi sulla base di quella dicotomia? La Lega non riuscirebbe a sopravvivere alla prima legge finanziaria del Parlamento del Nord. Ciò per dire che Gaber, in effetti, m’è sempre piaciuto poco – proprio per questo suo tirarsi fuori dal confronto politico. Alla sua “che cos’è la destra, che cos’è la sinistra” preferisco, semmai, “il sinistrino” del vostro Walter di Gemma: brano più onesto – e più divertente.

Quanto al “localismo”, beh, l’ho già detto: la resistenza alla “globalizzazione” non mi piace neppure quando praticata a sinistra, figuriamoci a "destra”. Tuttavia, come sai, seppur conduci una battaglia identitaria non ti ho messo tra gli identitari di cui spesso scrivo su questo blog (categoria tramite la quale indico innanzitutto i fanatici di presunte radici da agitare per lo più a pretesto di odiose campagne di intolleranza). Ti considero, semmai, alla stregua di quell’anziano professore che un tempo, talvolta, ascoltavo sulla tv locale tenere lezioni di “lingua” piemontese (non credere non sappia quanto ti infastidisca quel virgolettato…), non rassegnato all’idea di dover vedere sparire i luoghi (dello spazio e dell’anima) della propria infanzia. Un professore che, fosse stato calabrese o sardo o pugliese, avrebbe tenuto quelle stesse lezioni, in un’altra “lingua” però. Tuttavia, allo smarrimento della malinconia proustiana io preferisco le vertigini dell’esistenzialismo sartriano.

Ormoled ha detto...

Ciao Daniele, devo dire che il servizio è fatto bene, approposito complimenti per la traduzione, ma secondo me mostra una verità un po alterata. Dal servizio sembra che tutti gli italiani siano leghisti, razzisti e xenofobi, in realta ci sono anche altri pensieri ed esperienze di integrazione e rispetto. Insomma secondo me se volevano dare un quadro completo di quello che accade doveveno essere più precisi ed esaustivi. Io rispetto al tema credo che la lega comunque non abbia tutti i torti, ci devono essere delle regole precise per tutti, italiani e stranieri, non per questo però impedirei di costruire moschee, come qualche intervistato diceva, c'è la libertà di culto in italia no? Sono d'accordo di non riservare posti in asilo o case popolari a stranieri, è più razzista di un pensiero razzista. PEr quelle cose devono esserci dei requisiti ben precisi, compreso l'essere in regola, pagare le tasse insomma, e questi requisiti devono valere per tutti. A un mio collega è successo di vedersi il figlio non accettato perchè italiano, e doveva lasciare il posto a un extracomunitario perchè era previsto dal regolamento che un tot di posti fissi dovevano essere riservati a stranieri. Per i casi di clandestinità è giusto trovare delle soluzioni, a se in sostanza bisognerebbe dare la possibilità di essere regolare chi lo desidera, senza tasse stupide di rinnovo, se a uno gli dai la possibilità di lavorare in regola già entrano le tasse allo stato, e tutti contenti. Il problema della lega, è che qualsiasi buon proposito e legge diventa sbagliata se mossa da un principio sbagliato, per questo dal punto di vista pratico certe cose le condivido ma se vedo da quale ragionamento sono mosse, mi convinco sempre di più che non li voterò.
Ciao

Anonimo ha detto...

con mio sommo piacere ho saputo ke la lega ha sindaci nelle Marche terra comunista per tradizione.
Bene bene

daniele sensi ha detto...

Ormoled,
il servizio era sulla Lega, ovvio quindi che abbia parlato di Lega e non di tutto lo scibile umano in materia d'Italia. "Otto per cento alle ultime politiche", sottolinea il corrispondente: allo spettatore francese non deve dunque essere sfuggito che una netta maggioranza degli italiani vota altrimenti.

Allegro furioso ha detto...

Ciao. Ho visto la trasmissione direttamente alla tv francese, speravo veramente che qualcuno ne parlasse. Grande lavoro anche di chi ha sottotitolato il video.
Complimenti.

Allegro furioso

Gioann Pòlli ha detto...

@daniele: naturalmente apprezzo la tua risposta, malgrado tutte le numerose ed opportune "non condivisioni" del caso... Avrei solo una puntualizzazione (a parte l'ovvia questione delle virgolette sulla parola lingua: allora metti le virgolette anche sui documenti in merito dell'Unesco e del Consiglio d'Europa?)
La mia puntualizzazione riguarda il tuo assimilarmi a quell'"anziano professore", presumbilmente il grande Camillo Brero (chissà se era lui). Se tu ti abbandoni a Sartre, liberissimo, ma non lasciarmi in balia di Proust, per favore!
Ho "solo" 43 anni e non ho troppo compiacimento decadente verso il passato. Il mio punto d'onore è sempre stato quello di guardare avanti, piuttosto. Alla struggente malinconia della "blëssa dle càusa pèrse" (la "bellezza delle cause perse" di pacottiana memoria) preferisco di gran lunga dedicarmi ad una più costruttiva "bellezza delle cause da vincere".
E che l'inizio della vittoria sia in corso è dimostrato anche - solo per un esempio simbolico - dalla notizia riportata pochi giorni fa dalla Bbc secondo cui è aumentato dal 16% (1990) al 20% il numero di bambini che frequentano scuole dove il gallese è l'unica lingua veicolare, e che
in Ulster il numero di bambini che imparano l'irlandese a scuola è cresciuto da 484 (1992) a 3285. E lo stesso avviene per il gaelico in Scozia: si e' passati da 112 (1997) a 2601. In Piemonte sono ormai centinaia le ore di insegnamento scolastico attivate, e i fondi e le forze in campo non bastano a soddisfare tutte le richieste di istituti e famiglie. Altro che madeleine e tempo perduto... Qui c'è da rimboccarsi le maniche e tramandare la ricchezza evolutiva delle biodiversità culturali umane. O credi che siano da salvare solo quelle biologiche delle piante e degli animali?
Gioann

daniele sensi ha detto...

Gioann,
non intendevo essere irrispettoso né verso quell’”anziano professore” (che ho indicato così, poiché non ne rammentavo il nome, ma al quale ho sempre guardato con simpatia e curiosità) né a te, paragonando la tua battaglia alla sua. La questione è che per me la lingua è innanzitutto uno strumento di comunicazione. E per comunicare, quando le comunità erano piccole e ristrette, bastavano le lingue regionali; oggi, nell’era della comunicazione globale, nemmeno soffrirei più di tanto se l’italiano dovesse sparire, a vantaggio dell’inglese. Certo, ci sono espressioni intraducibili da una lingua all’altra: sfumature e suggestioni che rischiano di perdersi. Motivo, questo, che mi fa comunque avvertire stima e rispetto per coloro che proprio di questo patrimonio linguistico hanno deciso di prendersi cura. Non ho nulla contro i dizionari piemontese-italiano (e viceversa): mi paiono invece remare contro il progresso coloro che all’italiano vorrebbero sostituire tout court le parlate locali, arrivando a strumentalizzare l’educazione dei più piccoli che, divenuti adulti, si ritroverebbero tagliati fuori dal mondo. Ma so che questo non è il tuo caso, ecco perché con te riesco a dialogare.
Comunque, una nota che penso ti farà piacere:
gli amici che ho più cari sono dei ragazzi rom (bosniaci), che vivono nel campo nomadi qui vicino a casa mia. Uno di loro, cresciuto assieme ad una famiglia astigiana “doc”, quando vuol farmi innervorsire si mette a parlare in piemontese. Ma non solo: il suo figlio maggiore (9 anni) seguendo il padre in alcuni lavori di giardinaggio sempre in piemontese ha appreso a chiamare gli strumenti di lavoro. E quando vede che, chiamandoli così, io questi strumenti non riesco ad identificarli, lui orgoglioso mi chiede: “Ma che italiano sei che non conosci queste parole?”

Anonimo ha detto...

mamma mia che noia.
filmati triti e ritriti, anche datati di anni, con sempre gli stessi volti e sempre le stesse parole.
I francesi poi mi fanno onestamente venire da ridere.
Hanno depredato mezzo pianeta assieme agli inglesi riducendo in ginocchio nazioni su nazioni, hanno svilito la storia delle popolazioni autoctone e tuttoggi conservano ancora delle cololie e adesso si permettono di dare lezioni di civilità e "tolleranza" a chi di colonie non ne ha mai avute(salvo la triste e squallida parentesi fascista) e si è sempre fatto gli affari propri.

Certo poi, a guardarle bene sono proprio lezioni di qualità quelle che arrivano dal paese che ha la legge sul reato di immigrazione clandestina da anni, con il presidente che non vuole i burqa, che espelle decine di migliaia di clandestini l'anno e che recentemente si è trovato le perfierie infestate da guerriglia magrebino-islamica(in segno di gratitudine per la tolleranza e l'integrazione ne deduco).

Non so se mi fan più ridere le lezioni di tolleranza ed etica dai francesi che hanno la coscienza più nera della pece, oppure chi le ripropone tradotte e autoreferenziate.

Tanto non cambia Daniè... Puoi giusto incantare i due o tre rifiuti umani da centro sociale affascinati dal mito multiculturale, ma la gente comune appena esce di casa e fa i conti con il triste quotidiano sa cosa votare.
E intanto noi cresciamo sempre di più, alla faccia tua, di chi non ha capito nulla degli oscuri porti in cui ci dirigiamo a causa del vostro relativismo "all inclusive", e di tutti i radical chic snobbisti che infestano la Penisola con la loro dabennagine.

cordiamente,
Emme

semprecoinvolte ha detto...

che vergogna...

Allegro furioso ha detto...

Signor Anonimo (guarda caso...), guardi che la Francia ha esportato l'Illuminismo.
Come? no, non è un sistema di illuminazione nè una lampadina, no.

Non-veronese di Verona ha detto...

Il problema a mio avviso non è che in Italia abbiamo di questi fenomeni , perchè sono presenti in tutta Europa , ma che qui si è abbattuta quella barriera di separazione che altrove è servita a mantenerli nell'immondezzaio della Storia in attesa di tempi migliori.
Con quella cialtroneria tipicamente italiana si irridono gli eccessi del politically correct. Già : ma quando mai in Italia si è applicato il politically correct? Troppo facile abolire le regole e con esse la fatica che costa rispettarle. Voglio dire che se non vi convince l'esempio francese basta considerare che in Inghilterra o negli USA dichiarazioni come quelle dei ministri di Berlusconi costerebbero la immediata fine della carriera politica oltrechè la galera (reale). Anche i politici razzisti la devono guardarsi dal rilasciare dichiarazioni grossolane e volgari che li metterebbero subito nei guai con la giustizia.
Invece qui si tollera con lassismo morale ed intellettuale tipicamente italiano ogni genere di confusione.

La Lega la cui differenza formale dai movimenti fascisti deriva solamente da ragioni di carattere storico-genetico (nasce nel nulla)in Europa sarebbe stata marginalizzata sul nascere in quanto portatrice di evidenti disvalori assoluti (mi lascia allibito il discorso "si sei razzista e troglodita ma sei anche contro la corruzione politica e quindi passa pure" ).

Cercando di diminuire la confusione e l'entropia che regna in Italia :
1 Il burqa impedisce il riconoscimento pubblico , per questo i francesi lo vogliono fuori legge , equivale a girare permanentemente con un passamontagna
2 Non sono stati i Francesi a definirci "espressione geografica" ma Metternich , che era austriaco

Anonimo ha detto...

PER QUANTO HO VISTO IN QUESTI VIDEO HA RAGIONE LA LEGA ALTRO CHE STORIE!!!!!!! LE MINCHIATE DEL RAITRE FRANCESE FANNO ACQUA CHE LORO HANNO LE PEN CHE E' UN VERO FASCISTONE

gianfranco ha detto...

LEGAteli al polo NORD

Anonimo ha detto...

Grazie per i sottotitoli ;)

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