lunedì 6 luglio 2009

Matteo Salvini: " Adriano Sofri? Un brigatista"


clicca per ascoltare un estratto della trasmissione di Radio Padania


Non sono solito ripostare, per intero, articoli o commenti apparsi altrove: preferisco citare, o linkare (sempre che non si tratti di contributi della Rete francese, che qui pubblico traducendoli). Stavolta faccio un’eccezione. E ripropongo, integralmente, un pezzo di Adriano Sofri. Non perché Sofri e La Repubblica (su cui, lo scorso venerdì, all’indomani dell’approvazione del pacchetto sicurezza, il pezzo è apparso) abbiano bisogno del sostegno d’un blog che ha poco più di un anno di vita alle spalle, ma come personale atto di testimonianza.

Perché quando un europarlamentare (il leghista Matteo Salvini), su una radio di cui è direttore (Radio Padania) gioca la carta del discredito definendo (per due volte) Adriano Sofri un "ex brigatista" (salvo correggere, minuti dopo, quando un suo ascoltatore lo mette in guardia da possibili querele, l’"improprietà di linguaggio", lasciando tuttavia intendere che, in fondo, Lotta Continua e le Brigate Rosse siano state organizzazioni piuttosto simili), nel corso di una trasmissione dal detestabile leitmotiv (la rivendicazione di una pena, non dichiarata ma tacitamente condivisa, che vada a sommarsi a certe condanne giudiziarie e che privi il condannato, ad esempio, della possibilità di pubblicare su riviste o quotidiani), coloro che hanno a cuore lo stato di diritto non dovrebbero tentennare neppure un attimo, dimostrando di sapere bene dalla parte di chi andare a schierarsi, anche quando il nome possa magari apparire troppo "ingombrante".

Tra l’altro, nel suo pezzo, Sofri cita anche la radicale Rita Bernardini, "una benemerita visitatrice di carceri". Mesi addietro l’emittente del Carroccio se l’era presa pure con lei, rea di preoccuparsi delle condizioni di detenzione di gente che un parlamentare, invece, dovrebbe prendere (cito) "a calci in faccia". Tutto si lega. Così come per i migranti (cui rendere la vita impossibile) si tratta della stessa tentazione: piegare lo stato di diritto ai miasmi dell’eccitazione popolare.

Ma attenzione, perché quello stato di diritto non è organizzato a compartimenti stagni: se esso scricchiola per taluni, scricchiola per tutti. E dopo gli stranieri, i carcerati e gli “asociali” sarà la volta dei semplici cittadini che non si adeguano.

Daniele Sensi


Ora l'Italia è più cattiva
di Adriano Sofri

Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.

Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.

La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.

Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.

Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.

Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.

Adriano Sofri, La Repubblica, 3.07.2009

7 COMMENTI:

Minimo ha detto...

Ma tu della storia e della vita politica di Adriano Sofri ne hai letto su Topolino? Certo che Sofri è un ex brigatista, non bisogna aver paura di dire la verità. Salvini si è cagato sotto perchè di certa gente bisogna aver paura e Lotta continua ha ospitato nelle sue fila fior di deliquenti. Informati.

daniele sensi ha detto...

No, sulla Melevisione. Topolino mi sta antipatico.

amaryllide ha detto...

Salvini è un razzista che dovrebbe marcire in galera, ma per lo stato italiano Adriano SOfri resta il mandante di un omicidio. E per me rimane lo squallido cantore di tutte le guerre imperialiste italiane dell'ultimo quindicennio. Inutile essere contro le leggi razziali se sei per l'invasione dell'Etiopia (leggasi Kosovo, Iraq, Afghanistan)...

m. ha detto...

Ciao, scusa l'OT, ma devo segnalare un'altra perla imperdibile di Salvini:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida/salvini-a-pontida.html

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mozart2006 ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
daniele sensi ha detto...

Mozart2006,
scusami, ma ho dovuto cassare il tuo commento. Non mi importa quale linguaggio usi l'avversario: vediamo di non fare, pure noi, il medesimo errore. La lingua italiana è tanto varia; non mancano certo i termini per poter esprimere, in tutta civiltà, la stessa indignazione e lo stesso sconcerto di certe espressioni che, lì per lì, possono anche dare soddisfazione, ma non alla nostra testa, bensì alla nostra "pancia". E noi è appunto una politica che parli alla testa (e al cuore) che vogliamo si torni a praticare.

Anonimo ha detto...

Va beh qua siam alla frutta ormai.
Pur di attaccare un leghista si predon persino le difese di un criminale condannato per essere il mandande di un omicidio e per di più di un commissario di polizia.

certo, il delinquente in questione (perchè di delinquente si tratta e non esistono parole più leggere, se mai solo più pesanti) adesso è culo e camicia con certe frange della peggiore intellighenzia sinistroide, ma arrivare persino a prenderne le difese solo per attaccae un leghista significa essere privi anche della minima traccia i senso del pudore e di vergogna.

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