giovedì 19 novembre 2009

Corrispondente francese critica Berlusconi su quotidiano controllato da magnati russi vicini a Putin: licenziata

Quando due campioni della libertà d’informazione come Berlusconi e Putin stringono amicizia, può succedere anche questo: che all’improvviso si faccia dura la vita per quei corrispondenti stranieri che osino criticare il nostro premier su un giornale controllato da magnati russi. Traduco da Le Monde:

A France-Soir meglio non scrivere su Russia e Italia. Soprattutto se capita di essere un po’ critici nei confronti del potere in carica. Il quotidiano rilevato in gennaio da Alexandre Pougatchev, figlio dell’oligarca russo Sergueï Pougatchev, ha appena liquidato senza tanti complimenti i suoi due corrispondenti da Roma e Mosca.

Ariel Dumont, collaboratrice esterna dalla capitale italiana, il 13 novembre s’è vista notificare la fine della collaborazione per telefono, dal caporedattore, Charles Desjardins. Da settimane le era stato detto di non scrivere più sul presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, amico del presidente russo Putin. “A più riprese, mi è stato rimproverato il mio ‘anti-berlusconismo’. Tuttavia, precisa, ero stata molto prudente. Utilizzavo perifrasi per parlare delle sue scappatelle, tipo: ‘la disordinata vita privata di Berlusconi’. A settembre, mi hanno fatto riscrivere un pezzo sulla Mostra di Venezia in cui parlavo del film Videocracy e delle dichiarazioni critiche di Michael Moore nei confronti del presidente del consiglio italiano. In ottobre, mi hanno fatto scrivere un solo articolo, con mille raccomandazioni. Poi, più nulla.

Anche Nathalia Ouvaroff, corrispondente da Mosca, ha perso la sua collaborazione con France-Soir, avviata nel 2006. “Quando Pougatchev è arrivato alla testa del giornale, dapprima mi hanno fatto scrivere più articoli. In seguito, hanno sistematicamente rifiutato tutti i miei pezzi politici”. Tuttavia la giornalista ritiene di non essere mai stata “troppo critica col presidente del governo Vladimir Putin”, amico di Sergueï Pougatchev. “Oramai proponevo solo articoli su argomenti sociali, come mi richiedeva la redazione: sugli ospedali psichiatrici, sulle carceri. Ma evidentemente non si trattava di testi sufficientemente favorevoli! E’ però vero che è difficile edulcorare la realtà russa. L’ultimo pezzo commissionatomi verteva sull’Eurovisione a Mosca, a maggio”.

La collaborazione con France-Soir si è interrotta senza che Nathalia Ouvaroff abbia potuto ricevere la minima spiegazione e senza che le sia stato possibile contattare in qualche modo il caporedattore. Ed ora essa teme che il quotidiano possa negarle le indennità cui ha diritto per cessata collaborazione.

Dopo il rilevamento, nel 2009, da parte di Alexandre Pougatchev, vi è stato un riassetto nella redazione di France Soir, giornale distribuito in 23 000 copie. A novembre, è stato licenziato il giornalista Georges-Marc Benamou. Mentre alla direzione è subentrato Gilles de Prévaux, ex della rivista Télé Loisir.

Solo una persona ha attraversato indenne la crisi: Christiane Vulvert, direttore generale delegato, che in molti ritengono essere il vero direttore del giornale. Contattata dal Le Monde, essa smentisce di aver interrotto ogni collaborazione con Ariel Dumont e con Nathalia Ouvaroff. “Non rimproveriamo loro nulla. Più semplicemente tentiamo di equilibrare i servizi dall’estero, per ragioni di budget. Non rientra nella politica dell’editore esercitare pressioni sui corrispondenti….”. Christiane Vulvert dice anche di non dover versare alcuna indennità alle due collaboratrici “poiché in maniera puntuale ci siamo ancora avvalsi della loro collaborazione”.

Xavier Ternisien, Le Monde, 18.11.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

6 COMMENTI:

Anonimo ha detto...

Che la assumino al Monde, dove sta il problema?

Andrea ha detto...

Ma l'anonimo qui sopra sa cos'è la libertà d'informazione o pensa sia un inutile orpello del quale poter fare a meno perchè l'importante è assecondare le voglie del Principe che se sta bene il Principe stanno bene tutti e chissene della democrazia e della libertà? Mi manda in besta quel commento!

F. e C. ha detto...

Milano e l'Ambrogino al bus-galera
di Mario Ajello

Non per essere i soliti quiriti, innamorati dell’Urbe e antipatizzanti verso tutto il resto. Ma Milano, stavolta, c’ha proprio deluso. La più importante onorificenza di quella città, l’Ambrogino, carico di storia e di meriti culturali e civili (a parte il fatto che fu negato scandalosamente qualche anno fa a Enzo Biagi poco prima che morisse), è stata assegnata fra gli altri a un autobus. Come premio al servizio pubblico? Macchè. Il veicolo che ha vinto l’Ambrogino 2009 è il bus-galera dei clandestini.

Funziona così. Gira per la città, e raccoglie a bordo - con l’aiuto della forza pubblica e grazie alla scorta di alcune volanti della polizia - gli stranieri sorpresi per strada senza documenti. Vengono rinchiusi nel bus, che ha le grate da prigione sui finestrini, e deportati fino alla Stazione Centrale. Dove i passeggeri sono sottoposti ad accertamenti: chi risulta essere un immigrato irregolare, viene denunciato in base al reato di clandestinità incluso nel pacchetto-sicurezza da poco approvato in Parlamento.

E l’Ambrogino premia una cosa così? E Milano, città aperta e democratica, si sottopone a questa vergogna, anzi se ne vanta e la ricopre d’onore?

Verrebbe da piangere, ma caviamocela così: questo deprecabile razzismo da ultrà rischia di rovinare l’immagine di milioni di razzisti perbene.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=81109

Ps.Quando ho letto l'ultima frase mi sono venuti in mente alcuni dei messaggi che vedo dentro questo blog...

Michelangelo ha detto...

W lo Zar Putin! Tenetevi pure obama che è di sinistra come io sono astronauta. Libertà di informazione? Leggetevi un (giustamente) vostro mito come Noam Chomsky "La democrazia del grande fratello". Vero: chiunque può pubblicare quello che vuole negli iuessei e nella da loro controllata unione europea,tanto poi i Rotschild di turno (o i merdoch in europa) ci penseranno loro a "portare su" chi conviene e strangolare nella culla (finanziamenti,appoggi ecc) le "Gabanelli" che fanno controinformazione... Meglio allora lo Zar di tutte le Russie (e speriamo anche di tutte le Europe, un domani) che il morto lo lascia per strada così tutti lo vedono.
Un po' come tutte le guerre: per evitare rivoluzioni/guerre ogni 30 anni come nella Russia zarista si sono inventati: malattie inesistenti (ritalin,novartis); turni di lavoro folli (provate a fare 10 ore in fonderia anzichè 8: malattie cardiovascolari,incidenti sul lavoro, disturbi legati al non sonno/turni; aggiungeteci i suicidi di chi perde il lavoro grazie ai contratti flessibili (altra "geniale" invenzione del capitalismo che "non" porta fame/morte/distruzione. NO vero?). Sommate tutto e poi rispondete: non era meglio quando c'erano gli austriaci al fronte? Almeno li i morti (e il nemico) era ben visibile. Per cui W SEMPRE W lo Zar, Vladimir Putin.

Arcureo ha detto...

@ Andrea: l'anonimo non sa neanche cosa siano i congiuntivi, se è per questo... ;-)

daniele sensi ha detto...

@ Michelangelo,
Noam Chomsky non è mai stato tra i miei miti.

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