giovedì 26 febbraio 2009

Ma quanto sono buoni i Giovani Padani

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Radio Padania. Sammy Varin, conduttore strappato dal Carroccio a Radio Italia (se non è trasformismo questo!), si fa d’un tratto serio. La voce diviene suadente, quasi ammaliante. C’è da leggere un comunicato del coordinamento dei "Giovani Padani". Un codice di comportamento per ogni militante e simpatizzante: su Facebook non iscrivetevi a gruppi quali “bruciamo i rom”; non date pretesti alla sinistra per attaccarci - occorre salvaguardare l’onorabilità del logo del "Sole delle Alpi".

Qualcuno, peccando ovviamente di cattiva fede, potrebbe pensare che per taluni il buonsenso non sia cosa innata se, all’occorrenza, esso ha da essere infuso dall’alto, a mo’ di direttiva. Altri potranno invece registrare come sia la dirigenza dei "piccoli Borghezio crescono" a non nutrire troppa fiducia nella “razza Piave” (per utilizzare una recente espressione di quel sant’uomo di Gentilini) se ci si preoccupa di diramare simili vademecum.

Ho scritto "sant’uomo" perché ho capito di aver sempre frainteso tutto, in fatto di leghismo. Troppa malafede, da parte mia, nel bollare certi comizi e certe proposte e provvedimenti legislativi come xenofobi o addirittura razzisti. Il comunicato di cui sopra, letto con voce candida ed innocente, ci fa sapere che loro, i leghisti, non è mica vero che ce l’hanno con gli immigrati : loro sono contro la clandestinità, non contro i clandestini. Nemmeno hanno nulla (che magnanimi!) contro i terroni: sono giusto a favore della propria cultura e della propria lingua. A differenza dei sinistri, loro sono democratici, e dicono quel che pensano. E poiché dicono la verità, la gente capisce e li segue…

Com’è che ha detto qualcuno? Ci pisciano addosso. E dicono che piove.

Daniele Sensi

martedì 24 febbraio 2009

"L'Italia, dove i Tg parlano di burro ma non delle vicende giudiziarie di Berlusconi"

Traduco da "Andiamo!", blog del francese Libération dedicato a "l'Italia, gli italiani, Berlusconi e tutti quanti".

La settimana appena trascorsa è stata deprimente. Neve e freddo in tutta la penisola, dimissioni, alla Jospin, di Walter Veltroni dalla direzione del partito della sinistra italiana, il Partito democratico (Pd), dopo una sconfitta cocente in Sardegna, convocazione dell'ambasciatore italiano in Argentina a seguito dell'ennesima battutaccia berlusconiana (questa volta a proposito della sorte riservata ai desaparecidos durante la dittatura argentina, battuta che sarebbe stata mal interpretata perché decontestualizzata), “ronde” di cittadini di cui sempre più si parla come rimedio preventivo e curativo alla delinquenza (degli stranieri)...


Per fortuna, un deputato della Lega Nord (partito ultimamente molto presente sulla scena politica transalpina) ha trovato il modo per attirare l'attenzione dei media, allietando i nostri cuori sconfortati con un chicchirichì nazionale ed annunciando, con il clamore generalmente riservato agli avvenimenti sportivi: l'Italia ha battuto la Francia 1 a 0. Ma quando? Come? Mistero.

Tale punteggio, (mini) avvenimento della settimana per i deputati italiani, si riferisce ad una vittoria transalpina non ottenuta su di un campo di calcio o di rugby o in chissà quale sconosciuto incontro sportivo. Non si tratta che di una vittoria prettamente culinaria, guadagnata a colpi di tartine e di burro, con la gastronomia che tende a farsi sempre più un'arma di resistenza alle “invasioni straniere”.

Dopo la crociata di Bush contro i french fries e la messa al bando del roquefort dalle tavole americane, la cucina francese si ritrova nuovamente tirata in ballo dalla politica internazionale! Alla bouvette della Camera dei deputati, dunque, i parlamentari italiani potranno ora consumare “tartine patriottiche” preparate solo con burro autoctono, mentre il burro francese, finora utilizzato, viene espulso dal territorio (parlamentare) per favorire il made in Italy. Sciocchezze, direte voi. Ma che gesto simbolico per la lotta contro la crisi economica, no? Il burro e i suoi proventi ai produttori locali...

L'opposizione non ha mancato di replicare che la preferenza nazionale brandita come una bandiera dalla Lega Nord e ben praticata in Francia ( ma senza esagerazioni), dovrebbe essere applicata pure alle auto blu, le auto ufficiali dello Stato italiano che i deputati italiani usano (e di cui abusano), ma che, stranamente, sono quasi tutte di marca straniera... Immaginereste De Gaulle o Sarkozy giungere all'Eliseo a bordo di una Toyota o da un'Audi come avviene qui?

Il ristorante dell'Assemblea Nazionale francese adotterà misure di ritorsione? Le papille gustative dei deputati francesi saranno private del parmigiano, dell'olio d'oliva italiano e del tiramisù? Dovranno ripiegare su Entremont grattuggiato, Puget e Danette? Vasto dibattito all'orizzonte...

Ed io, ingenuo, che pensavo che, questa settimana, il grande motivo di preoccupazione che avrebbe alimentato la stampa (così come d'altronde è avvenuto su molti media stranieri) e animato le conversazioni, al bar come in parlamento, sarebbe stata la condanna a quattro anni e mezzo di prigione per un avvocato britannico, David Mills, riconosciuto colpevole del reato di corruzione per aver acquistato a prezzo d'oro il silenzio di testimoni scomodi per il suo cliente e co-imputato, il Primo Ministro in carica... Quest'ultimo è oramai al riparo da ogni azione giudiziaria grazie ad una recente legge su misura, e il telegiornale di Rai Uno, canale pubblico, non ha, per esempio, ritenuto opportuno dedicare alla vicenda più di due minuti, relegando la condanna di Mills (uno dei pochi avvocati di Berlusconi a non essere, anche, deputato o senatore) in una “breve” lanciata sbrigativamente.

Il presidente del Consiglio, esperto di marketing, non ha forse detto, un giorno, che “se la televisione non parla di una cosa, questa non esiste? E questa regola vale per ogni prodotto, uomo politico o idea...”

Sagge parole (sacrosante come si dice qui) e già molte volte messe in pratica, in Italia come altrove...


Eve Mongin, 24.02.2009
(traduzione di Daniele Sensi)


giovedì 19 febbraio 2009

Certi francesi sono molto attenti...

La reazione di un lettore de Le Monde alle dimissioni di Veltroni:

Che sollievo. Colui che s’era distinto per le sue dichiarazioni irresponsabili contro i rom (seguite da bulldozer mandati a distruggere le baraccopoli) e che dinanzi all’intensificarsi di episodi xenofobi e securitari non seppe che appellarsi ad un aumento d’organico delle forze dell’ordine, questo perfetto rappresentante di una sinistra “di destra” farebbe meglio a ritirarsi in un monastero, per meditare in compagnia di quei clericali che non ha mai cessato di blandire.

Di mio voglio ricordare che, durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche, Dario Franceschini fu l'unico esponente del Pd a rifiutare, in tv, denunciandone la logica odiosa ed irresponsabile, l'infame confronto sul chi ne espelle di più, di clandestini. Speriamo si sia mantenuto integro.

D.S.

venerdì 13 febbraio 2009

Luca Talice (Lega Nord) contro i radicali: "In carcere la polizia deve picchiare gli stupratori"

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clicca per ascoltare un estratto della trasmissione


Radio Padania. A parlare è Luca Talice, capogruppo della Lega Nord al consiglio comunale di Seregno (Milano). Il riferimento è ai due parlamentari radicali (Bernardini e D’Elia) che, un paio di settimane fa, si sono recati in visita ispettiva al carcere di Rebibbia a seguito della segnalazione di maltrattamenti subiti dai sei cittadini rumeni responsabili dello “stupro di Guidonia”.

A nessuno stanno simpatici gli stupratori. Ma, grazie al cielo, viviamo in uno stato di diritto. E in uno stato di diritto pure agli stupratori spettano le garanzie costituzionali di giustizia e di legalità. Le parole di Luca Talice suonano dunque particolarmente gravi (“la polizia ha fatto bene se gli ha dato un po’ di botte”, “fossi stato parlamentare io, sarei andato a trovarli per piantargli un calcio in faccia”…).

Dall’argomentare del compiaciuto leghista, emerge inoltre un “bizzarro” concetto di rappresentanza politica: i parlamentari italiani, essendo eletti dai cittadini italiani, non dovrebbero curarsi di chi cittadino italiano non è (“pensa che razza di parlamentari abbiamo, che dovrebbero rappresentare gli italiani ed invece sono andati a trovare questi rumeni, e non per sputargli in faccia”); mentre il senso comune, l’umore popolare, dovrebbe essere interpretato senza alcun filtro, poiché a dare schiaffi e calci ai delinquenti “magari i benpensanti ti vengono contro, ma la gente normale ti accoglie come un eroe”.

Update (10.1.2011): Luca Talice è stato denunciato per violenza sessuale.

mercoledì 11 febbraio 2009

Le Monde: "Renato Soru, l'anti-Silvio Berlusconi"

"La dimostrazione che in Italia si può essere ricchi senza per questo dover portare la bandana o possedere yatch"

Traduco un articolo che comparirà sul francese Le Monde di domani.

Innanzitutto lo sguardo: mobile come quello di un uccello, ma che ogni tanto, all’improvviso, si fa fermo e fisso. Poi la gestualità: sobria, braccia ciondoloni, corpo immobile. Quindi il look, o meglio l’accostamento: giacca di velluto marrone su camicia abbottonata fino al collo e senza cravatta. Infine il modo di parlare: esitante, anti-retorico. Questo è Renato Soru, 51 anni, presidente (centro sinistra) della regione Sardegna, che si ripresenta, il 15 e 16 febbraio prossimi, per un nuovo mandato.

Un aneddoto, raccontatoci da un giornalista sardo, ci dice molto di lui: “Un giorno lo stavo intervistando. Mentre risponde ad una mia domanda fa una pausa. Passano trenta secondi. Io provo ad incalzarlo ma lui, fortemente irritato, ribatte: “La prego di non interrompermi”.” Questa formidabile austerità non ha che uno scopo: mostrare che in Italia si può essere ricchi, possedere un giornale -Renato Soru nel 2008 ha acquistato l’Unità, il quotidiano di sinistra fondato da un altro sardo, Antonio Gramsci-, trascorrere il proprio tempo su una delle più belle isole del Mediterraneo e non portare una bandana, né possedere yacht e neppure far esplodere fuochi d’artificio nel giardino della propria villa.

In breve, non essere Silvio Berlusconi, che possiede una sontuosa dimora nel nord dell’Isola in cui viene ad ogni fine settimana per far campagna in favore del suo candidato: uno sconosciuto di nome Ugo Cappellacci, ovvero il figlio del suo commercialista! Due Italie si confrontano in queste elezioni, due diverse concezioni della politica e del denaro. “Avrei preferito essere l’anti-Cappellacci, confida Soru con falsa modestia. Sarebbe stato più facile”.

Renato Soru è ricco. E’ stato pure designato come l’uomo più ricco d’Italia. “Ciò non è durato che per un solo giorno”, taglia corto, preoccupato di tornare alla propria leggenda. Il padre proprietario di pompe funebri e la madre di un negozio di alimentari, Soru si laurea presso la prestigiosa università di economia di Milano, la Bocconi, e diviene proprietario di una catena di supermercati. Alla fine degli anni ’80, anticipando il boom di Internet, incarna alla sua maniera il Bill Gates italiano. Torna in Sardegna e fonda Tiscali, all’epoca il primo provider Internet europeo. Nel 2004, dopo aver affidato la gestione dei propri affari ad un amministratore, vince le elezioni regionali. A modo suo, senza sorriso, senza pacche sulle spalle. Le difficoltà non tarderanno. Gli è mai capitato di pentirsi della decisione? Lui elude: “Mi sforzo di non pensarci”.

“Testardo, introverso, orgoglioso. Insomma, sardo”, si può leggere sul materiale della sua campagna elettorale. “Poco disponibile al compromesso. Quando ha una idea, fa da sé. Questa la sua debolezza e la sua forza”, confida un collaboratore. Il suo programma: sviluppo economico, informatizzazione dell’amministrazione, modernizzazione del sistema sanitario e dell’istruzione. Gli è già in parte riuscito. Altra sfida: aprire l’Isola ai turisti ma non ai palazzinari. Per dare un esempio, Soru concede 200 ettari di terreno posseduti lungo il mare ad una società pubblica di protezione del litorale ed impedisce nuove costruzioni a meno di tre chilometri dal mare.

I suoi nemici si moltiplicano ulteriormente quando decide di privare i due giornali sardi e la televisione locale delle risorse pubblicitarie per lo sviluppo turistico, cioè 55 milioni di euro. Perché fare promozione della Sardegna presso i sardi, si domanda? Ed affida il budget all’agenzia Saatchi & Saatchi per trovare altri supporti. All’improvviso, la stampa locale non parla più di lui , o ne parla poco. La televisione regionale non gli ha mai fatto l’onore di un'intervista… Altra idea: una tassa sul lusso e, nello specifico, sui grandi yacht ormeggiati nei porti della Sardegna. Bocciata dal Parlamento europeo. Poco importa, la sua immagine da Robin Hood, da Alieno della vita politica italiana, si è affermata.

Fine del 2008, in conflitto con una parte dei consiglieri più accomodanti nei confronti di quegli imprenditori di lavori pubblici che guardano all’isola come ad una gallina dalle uova d’oro, si dimette. Peccato d’orgoglio? “Di fatto, è stata una mossa perfetta”, commenta un osservatore. Ha preso di sorpresa la destra che non se lo aspettava, e pure il Partito democratico, che non ha avuto il tempo di organizzare le primarie per scegliere un nuovo candidato. Un mese più tardi, Renato Soru ripartiva alla conquista di un nuovo mandato.

“Facciamo campagna elettorale come cinquant’anni fa”, spiega il suo addetto stampa. Cinque o sei paesi visitati al giorno. Piccole riunioni in sale comunali gremite. Pochi meeting. Tuttavia, concessione alla modernità, una rete di giovani militanti -coordinata via Internet- mobilitata sul territorio. “500 000 euro di budget, appena ciò che il Governo spende per inviare un ministro o Berlusconi a fare campagna contro di me”, si lamenta dopo averci fatto salire sulla sua Audi con autista a bordo, unico suo lusso visibile.

Ad ogni sosta, lo stesso discorso: “La Sardegna crea posti di lavoro, la Sardegna si sviluppa, la Sardegna invia ogni anno 3 000 studenti a perfezionarsi all’estero, noi non abbiamo bisogno di nessuno per amministrare il nostro destino”. Presso Pabillonis (a nord di Cagliari), ci dice dell’apertura di un panificio. Silvio Berlusconi, che adopera altri mezzi (aerei, elicotteri, servizio d’ordine, il tutto a spese del contribuente) promette, lui, “un piano Marshall” per la Sardegna. Soru replica stizzito, e per una volta sorridente: “Distribuisce piani Marshall come fossero aspirine. Ma qui, non siamo a Gaza. Non abbiamo bisogno di colonizzatori!”.

Se vincerà, la sera di lunedì 16 febbraio, Renato Soru avrà dimostrato che si può battere il Cavaliere. Taluni già vedono in questo grande miope il futuro leader del Partito democratico e il candidato alle prossime elezioni politiche. Lui lascia dire… In un’intervista al settimanale L’Espresso ha illustrato la sua ambizione e la sua strategia: riunire tutta l’opposizione, dai centristi alla sinistra radicale, come fece Romano Prodi, che in politica è il suo modello. Diffidente, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto realizzare segretamente un sondaggio per misurare la propria popolarità presso gli italiani.

Nel ristorante di Uras in cui la sua squadra, lungo la strada, si è fermata per ristorarsi, Soru consente di considerare la possibilità di vittoria. Se sarà eletto, gli si fa notare, sarebbe il primo grande successo elettorale dalla nascita del Partito democratico. “E’ vero, non ci avevo proprio pensato”, finge di stupirsi, inzuppando un pezzo di pane nel vino, come fanno i veri sardi.

Philippe Ridet, Le Monde, 12.02.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

martedì 10 febbraio 2009

Libertà di stampa l'è morta

Ovvero, Roberto Maroni querela Famiglia Cristiana;

Ovvero, i provvedimenti legislativi dell’Esecutivo non possono essere criticati nel loro impianto;

Ovvero, il Senato approva norme xenofobe di cui non è consentito dire che sono xenofobe;

Ovvero, Roberto Maroni dovrebbe querelare anche la stampa estera;

Ovvero, se dico che questo governo ha sdoganato la xenofobia vengo denunciato pure io?

Ovvero, questo governo ha sdoganato la xenofobia;

Ovvero, dovremmo prenderlo in quel posto e stare pure zitti;

Ovvero, ci stanno intimidendo e dovremmo reagire;

Ovvero, i valori della nostra Carta costituzionale stanno subendo un attacco senza precedenti;

Ovvero, c’è odore di fascismo nell’aria ma qualcuno non lo riconosce perché quel fascismo s’è travestito di verde;

Ovvero: RESISTENZA!


ROMA (9 febbraio) – Tema sicurezza. Famiglia cristiana accusa Maroni di voler introdurre leggi razziali, il ministro dell'Interno risponde querelando il settimanale cattolico. «L'Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei Bravi di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perchè poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo». È quanto scrive Famiglia Cristiana di questa settimana nell'editoriale di dedicato agli ultimi provvedimenti del governo sulla sicurezza. Di fronte a tutto ciò, continua l'editoriale di Famiglia Cristiana «il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale» perché «da una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. Dall'altra parte si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte». «La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano - sostiene Famiglia Cristina - va assunta nella sua interezza, e vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società».

Non si è fatta attendere la risposta di Maroni: «Sono profondamente indignato e offeso dalle deliranti dichiarazioni di Famiglia Cristiana che accusa me, il Governo e il Parlamento Italiano di approvare vere e proprie leggi razziali. Per tutelare la mia onorabilità e quella della carica che ricopro ho deciso di dare mandato ai miei legali di agire in ogni sede civile e penale».

Aggiornamento (17.27): Roberto Maroni ora deve querelare anche il ministro degli Esteri rumeno.

domenica 8 febbraio 2009

Le Figaro: "Il senato italiano approva le misure xenofobe della Lega Nord"

Che strano. Ogni volta che si tratta di difendere i propri provvedimenti, gli antieuropeisti del Carroccio tirano in ballo l’Europa: altrove funziona così da tempo… si tratta di allinearci agli altri paesi europei… se lo fanno oltralpe o in Spagna nessuno dice nulla ma se lo facciamo noi siamo razzisti… eccetera eccetera. Copione rispettato anche giovedì scorso, quando il Senato ha approvato gli emendamenti anti-immigrati (ché di questo si tratta) al pacchetto sicurezza proposti dalla Lega: permesso di soggiorno a punti, istituzionalizzazione delle “ronde padane”, carcere per gli irregolari che non dovessero ottemperare al decreto di espulsione, tassa (da aggiungersi a quella già esistente) sul rinnovo dei documenti di soggiorno, e, ciliegina sulla torta, introduzione della figura del medico-delatore.

Eppure, guarda un po’, proprio nel commentare tali novità normative, Le Figaro (ovvero quotidiano conservatore di una Francia di certo non tenera con l’immigrazione irregolare) esprime un allibito sdegno. Senza girarci attorno, la Lega viene definita “partito xenofobo” (ripeto: non si tratta del progressista Libération, né del socialdemocratico Nouvel Observateur, e neppure di quei bolscevichi dei corrispondenti di France 2). Una lezione di stile -e di responsabilità- per la stampa italiana: qui da noi, quando ci va bene, certe definizioni possiamo rinvenirle solo sugli organi di informazione apertamente schierati a sinistra.

Le Figaro rileva che la Lega, proponendo simili misure legislative, è riuscita a battere in estremismo la stessa ultradestra tradizionale, tanto che Alessandra Mussolini, “nipote del Duce e deputata dell’estrema destra”, non solo si dice contraria alle nuove norme ma, addirittura, “invita alla rivolta”. Una perla della retorica leghista (“è il solo modo che abbiamo per combattere le epidemie trasmesse dagli immigrati”) viene infine fatta seguire da un ammutolito “sic”, tra parentesi e con punto esclamativo. Come a dire: possibile che simili trogloditi capaci di pronunciare tali oscenità siano al governo di un’importante democrazia occidentale?

Anche i lettori dell’edizione online del quotidiano dicono la loro. C’è chi rimane senza parole (“che vergogna”, “è un’infamia”, “le due guerre mondiali non ci hanno insegnato nulla”, “è disumano”); chi condivide il fine ma non i mezzi (“combattere i clandestini sì, ma non così!); chi coglie nel pacchetto sicurezza un diversivo per l’opinione pubblica (“vogliono distrarre i cittadini dai veri problemi: la crisi, l’ecologia, la sanità”); e chi si appella all’inviolabilità del giuramento d’Ippocrate (“intromettersi nella deontologia dei medici non è solo un’ennesima stupidaggine: si tratta di una politica mafiosa”).

Altri lettori, invece, mettono in guardia dal “sarkoberlusconimo”: “L’Italia di Berlusconi marcia sulle tracce di Mussolini, e la Francia di Sarkozy non ha lezioni da darle”. Tuttavia altri ribattono che, questa volta, il premier italiano non troverà emulazione in Sarkò, visto che questi starebbe attraversando una “fase di sinistra”. Il riferimento è a Eric Besson, da poco subentrato a Brice Hortefeux alla guida del ministero dell’Immigrazione e dell’identità nazionale. Eric Besson, cioè un socialista – e nemmeno di vecchia data: è stato membro della segreteria nazionale del Ps fino al 2007. E pure lui ha recentemente parlato di delazione. “Concederemo il permesso di soggiorno a quegli irregolari che denunceranno i trafficanti di esseri umani”, ha annunciato un paio di giorni fa. Permesso di soggiorno, però, temporaneo.

Daniele Sensi

sabato 7 febbraio 2009

Oddìo, sto diventando dipietrista!


"...Napolitano ha ottenuto ciò che voleva: dimostrare che, almeno una volta nella vita, ha avuto il coraggio di rimandare indietro una legge vergogna, altrettanto incostituzionale quanto il lodo Alfano o la schedatura ai bambini rom o l’aggravante razziale per gli immigrati clandestini o il decreto sui rifiuti in Campania. In più, se c’era qualche speranza che il Quirinale bocciasse la legge-porcata sulle intercettazioni o la controriforma della giustizia varata ieri dal Consiglio dei ministri o il nuovo pacchetto sicurezza che legalizza le ronde padane e impone ai medici di denunciare i malati clandestini, ora quelle possibilità si riducono al lumicino: un intero esercito di pompieri si scatenerà per spegnere i fuochi di questo “scontro fra Napolitano e Berlusconi” e per riportare la pace tra i due palazzi..."

Attorno alla querelle Napolitano-Berlusconi, il miglior commento lo ha scritto Marco Travaglio.

giovedì 5 febbraio 2009

Pacchetto Sicurezza. Oggi s'è scritta la Storia

Oggi s’è scritta la Storia, in Senato. Oggi si è voltata la pagina della civiltà, del buonsenso e della Memoria. Oggi, dopo tanto tirare, lo strappo s’è alla fine consumato, e questa Repubblica di impenitenti vigliacchi si riscopre non più figlia dell’antifascismo, ma madre dell’infamia. La Barbarie è stata eretta a ragion di Stato: democraticamente il Boia è stato eletto, e democraticamente il Boia ora annoda il cappio. Un monumento alla Vergogna e al Disonore è stato innalzato, mentre un Esecutivo fatto di cavernicoli vi ci gira attorno facendo la danza della pioggia.

Ai milioni di cittadini italiani che hanno votato e che sostengono questo Governo, auguro di poter provare, almeno una volta nella vita, tutta intera quella paura che, in questo paese di collaborazionisti d’avanguardia, accompagna l’esistere di migliaia di migranti. Quel terrore che ti si appiccica addosso, nello stomaco e nella carne, perché magari non sei “clandestino”, ma lo sono i tuoi fratelli, le tue sorelle, i tuoi genitori. Fratelli, sorelle e genitori che in Italia vivono da anni, che qui hanno la loro vita, ma che una legislazione contraddittoria ed ideologica, ed una burocrazia confusa ed inefficiente, tengono lontani dalla “regolarità”.

Auguro ai milioni di cittadini italiani che hanno permesso al Delirio di marciare per la seconda volta su Roma, di vivere un giorno nell’incubo di poter vedere i propri affetti venir caricati su di una volante, tradotti in questura e gettati in un carcere, prima di essere rispediti come merce in esubero, come prodotti difettosi, in un paese che non conoscono più e nel quale nessuno più li riconosce.

Ai 154 parlamentari che oggi hanno votato a favore degli emendamenti sulla sicurezza che, oltre ad istituire il reato di clandestinità, concedono la possibilità al personale di pronto soccorso di denunciare i migranti irregolari, vorrei poter augurare di poter avvertire, un domani, i sintomi di una di quelle malattie terribili per le quali anche solo un giorno di ritardo sulla diagnosi può significare la differenza tra la vita e la morte. Vorrei poterlo fare, ma non ci riesco, perché non sono abbastanza bestia. Auguro loro, tuttavia, una notte da ronda padana, una notte da braccati, una notte da umanità respinta ed offesa, vomitata e straziata, una notte da topi in gabbia.

Al presidente della Camera, invece chiedo di tacere. E’ inutile denunciare il razzismo e la xenofobia dei propri alleati, se poi non ci si comporta di conseguenza. Denunciare il Carnefice non serve a nulla se poi si mangia nel suo stesso piatto – è utile solo a salvarsi un po’ la coscienza, e a dare parvenza di “normalità” a quella straordinarietà destinata a riempire certi buchi neri nella storia degli umani.

Se il disegno di legge verrà approvato in via definitiva da tutto il Parlamento, chiedo inoltre al Presidente della Repubblica di rispedirlo al mittente. Altrimenti dell’Esimio non si potrà solo dire che dorme, ma pure che è connivente, e, della Carta Costituzionale, che davvero si tratta solo di un inutile cencio atto alla pulizia dei deretani, così come insegna uno dei ministri di questa Italia baldracca, ministro che, proprio davanti a Napolitano, ai valori di quella Carta ha prestato giuramento di fedeltà.

Quanto ai migranti, a loro non posso che chiedere scusa. E, per quel che vale, dire che mi dispiace - e che mi piange il cuore.

Daniele Sensi

domenica 1 febbraio 2009

viva Caselli, viva il pool antimafia


E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti che vogliono lottare per un cambiamento vero: contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci.

Ciao Giuseppe.