giovedì 30 aprile 2009

Radio France: "Veronica Lario, arma di distrazione di massa"


Il miglior commento sulla vicenda Veronica Lario/Berlusconi? Lo ha scritto Eric Valmir, corrispondente di Radio France, lo stesso giorno in cui, ahimè, pure l'Unità s'è messa a fare concorrenza a Novella 2000.

Le voilà:

"Lara Comi e Barbara Matera, attrici di sitcom (ma che hanno studiato, precisa il comunicato) candidate alle Europee nelle liste berlusconiane.

La signora Berlusconi non è contenta: “Si tratta di ciarpame”. E firma -col cognome da nubile, Veronica Lario- una missiva diretta alle agenzie di stampa italiane, esternando disgusto per il marito: “Disprezza la condizione femminile e tratta le donne come fosse un imperatore”.

La vicenda si guadagna i titoloni dei giornali italiani.

“Ahi ahi ahi! Sta messo male, Berlusconi”, mi dice uno dei mie interlocutori parigini. “Hai visto come ha risposto? Sua moglie sarebbe strumentalizzata dalla stampa e dai comunisti! Se dice ciò, significa che sente il vento cambiare!”

Falso, amico mio, del tutto falso. Silvio Berlusconi non è mai stato messo meglio. L’attacco della moglie che intacca la sua immagine lo ha giusto infastidito un po’.

(…) La sinistra poco ispirata ne approfitta per lanciare un’offensiva. E quest'agitazione entusiasma il Presidente del Consiglio… che può tornare ad attaccare la stampa strumentalizzata dai comunisti, attaccare la sinistra che candiderà dei vecchi, sempre gli stessi, che ambiscono solo a strappare una pensione dorata a Bruxelles mentre lui, Silvio, consegnerà le chiavi ai giovani della nazione… Del vero e proprio pane benedetto…

E d’altronde, perché mai attrici di sitcom non dovrebbero avere il diritto di candidarsi? Agli elettori la scelta, dopo tutto! Si è sentito lo stesso scalpore quando, a sinistra, Antonio Di Pietro ha presentato nelle sue liste la bella e giovane Marushka Pirreda, ex hostess Alitalia?

Questo baccano è essenziale per Berlusconi, perché così non si parla d’altro. Soprattutto non si parla dei programmi, non si parla della disoccupazione che aumenta, non si parla della giornata per la sicurezza sul lavoro lanciata dai sindacati (quattro morti al giorno, in Italia, nei cantieri). Lo sviamento dell’attenzione non è un’arte, è una scienza politica.

L’Aquila ne è la perfetta dimostrazione. Quando i giornali hanno cominciato ad evocare il problema delle norme antisismiche non rispettate (cemento armato solo sulle fatture, e sabbia e cemento semplice nelle fondamenta), quando i giornali hanno cominciato ad interessarsi a ciò che dicevano procure e pool anti-mafia sulle organizzazioni criminali che stavano mettendo gli occhi sui cantieri della ricostruzione, Berlusconi ha vivacemente criticato la stampa.

Il Presidente del Consiglio ha persino richiamato all’ordine. Invano. Ma se la carta stampata denunciava, la televisione preferiva le immagini. Ogni giorno essa tornava utile ad un Silvio Berlusconi in grande forma: Silvio commosso con un sopravvissuto tra le braccia; Silvio alla prima lezione di scuola sotto le tende (questo è un bene, ma la verità è che mancano i mezzi per proseguire in buone condizioni); Silvio che annuncia che le case saranno presto abitabili; Silvio che ogni giorno viene a condividere la disperazione di questa povera gente, “bisogna ricostruire al più presto affinché ritrovino un vita normale, mentre i giornali in mano alla sinistra parlano solo di inchieste”.

L’emozione è sempre più forte della riflessione. L’immagine è più forte della lettura. La televisione viene guardata, i giornali italiani sono letti sempre meno. Berlusconi si gioca anche la carta delle Europee, e vola nei sondaggi.

Tuttavia, per una volta, la carta stampata “contamina” la televisione. Ecco i primi reportage televisivi, immagini a supporto che fanno luce sulle negligenze. Quella casa dello studente in cui otto giovani universitari hanno trovato la morte non sarebbe mai dovuta crollare. Il sindaco dell’Aquila che apertamente dice che prima di ricostruire bisogna pensare a legiferare sulla costruzione in zona sismica. Il tutto diffuso nei telegiornali. Berlusconi ha un bel dire che la stampa non deve fare inchiesta, è inutile.

Ma il Presidente del Consiglio è abile. La stampa, lui, la conosce a fondo. Si dice che la censuri, ma no, fa di più: ne padroneggia i meccanismi.

Il G8 all’Aquila. Ovvero prendere una pompa dell’acqua, regolarla sulla massima potenza e fare una bella pulizia sul terrazzo.

Il giorno dopo tutti parlano solo di questo. Fine delle norme anti-sismiche. La solidarietà del mondo intero con i terremotati. E come reagiscono gli Obama e Company che hanno vissuto la catastrofe naturale tramite il prisma mediatico? Non possono che acconsentire. E la palla di neve travolge ogni cosa. Il pool anti-mafia può pure continuare ad indagare. Tanto tutti se ne fregano, ora.

(...) Distrarre è una scienza politica. Mai lasciare alla stampa il tempo di soffermarsi su una questione per rifletterci sopra. Moltiplicare gli annunci ad effetto, fornire ogni giorno una nuova immagine e innescare la concorrenza tra i diversi media".

Eric Valmir, 29.04.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

mercoledì 29 aprile 2009

Lega Nord: "Nei pronto soccorso occorre separare gli italiani dagli immigrati"

video
clicca per ascoltare la dichiarazione di Ettore Pirovano

Raggiunto l’accordo con resto della maggioranza sul ddl sicurezza (sì a ronde e prolungamento permanenza nei Cie, no a medici delatori), la Lega poteva davvero rinunciare, a ridosso delle elezioni di giugno, ad un po’ di insana discriminazione sanitaria? Certo che no. E così ciò che fa uscire dalla porta del Parlamento tenta di farlo rientrare, in termini diversi, dalla finestra delle amministrazioni locali.

Come? Questa la dichiarazione rilasciata dall’onorevole Ettore Pirovano a Radio Padania:

“Nella provincia di Bergamo stiamo per predisporre un canale preferenziale, al pronto soccorso, per i nostri anziani. In tante province dove la Lega ha il governo del territorio spingeremo i direttori degli ospedali a creare tali canali per la nostra gente”.

E avete notato? Ettore Pirovano non distingue nemmeno più tra migranti regolari e irregolari, ma, tout court, tra noi (italiani? "padani"?) e loro, gli stranieri.

Poco importa, alla Lega, che le Asl siano di competenza regionale: occorre muoversi con disinvoltura, poiché si fa urgente stabilire un’apartheid della -e nella- sofferenza

Daniele Sensi

lunedì 27 aprile 2009

Oh Gesù...

Dal forum ufficiale dei "Giovani padani":

"Il 25 aprile è sempre stato visto come una festa comunista; non sarebbe meglio, per la Lega, boicottare questa visione e far emergere la verità storica partigiano=uomo del Nord?"


venerdì 24 aprile 2009

25 Aprile, chissenefrega di Berlusconi

Francamente non me ne importa nulla dell’adesione di Berlusconi alle celebrazioni per il 25 Aprile. Non perché sia insensibile all’ipocrisia del gesto, ma perché non accetto che, anche della Liberazione, colui che ha sdoganato la destra post-fascista prima, e quella identitaria e xenofoba poi, faccia teatro. Il suo teatro. Complici noi tutti, spettatori imbucati.

Certo, in un paese normale che il Primo ministro -quale che sia il suo colore politico- renda onore all’evento fondatore della propria repubblica sarebbe non solo cosa giusta, ma, ancor prima, un dovere istituzionale. Tuttavia nessun paese è normale. Men che mai il nostro. A ben guardare, poi, tutto lo spazio che la vicenda si sta conquistando sui media non è che l’ennesima manifestazione della debolezza della sinistra (di tutta la sinistra): talmente anestetizzata, vergognosa di sé, timida e codarda da avviarsi, alla stregua di un dead man walking, a far da comparsa anche in quella che dovrebbe essere la massima giornata del suo orgoglio. Ché persa oramai da un pezzo l’egemonia culturale c’era rimasta solo lei.

Allora… allora per parlare di Silvio Berlusconi ci sarà forse tempo tra un paio di giorni; oggi e domani, invece, voglio ricordare coloro che davvero non meritano un furto di scena: i 44.700 caduti per la Resistenza italiana, i 21.200 che rimasero mutilati e le donne… le 35.000 donne partigiane, ché uno poi vede la Carfagna e la Melandri e si chiede come possa trattarsi dello stesso Paese – altro che “razza italica”...

Un saluto, in particolare, lo voglio comunque riservare ai compagni delle Brigate Garibaldi. Non per altro: l’altra sera, a Ballarò, vedere Piero Fassino -pancia in dentro e sguardo basso- sperticarsi, davanti ad Ignazio La Russa (La Russa!!), per spiegare come la Resistenza non sia stata combattuta solo da comunisti e che anzi questi pezzenti non furono che una minoranza quasi irrilevante, è stato imbarazzante. Tre indecenze in una: accettare la messa in discussione della Resistenza, tanto da sentirsi in dovere di doverla giustificare; mostrare sudditanza nei confronti delle destre, presso le quali doversi prostrare lemosinando accreditamento e legittimazione; offendere dei martiri, dei santi laici, tra l’altro militanti di quello stesso partito di cui Fassino è stato uno degli ultimi dirigenti.

Partigiani che cominciano a farsi presenza scomoda ed ingombrante anche a sinistra. Davvero un pessimo segno dei tempi che ci attendono.

Questo post lo chiudo con il brano Fils de France, del cantautore Damien Saez (ho inserito la traduzione), scritto di getto -e distribuito gratuitamente in Rete- all’indomani del primo turno delle presidenziali francesi del 2002: tracollo, alle urne, del partito socialista, ed elettori chiamati a scegliere, al ballottaggio, tra la destra gollista (Chirac) e quella radicale (Le Pen), che s'era appena portata a casa poco meno del 20% dei consensi. Giusto per rammentarci che la Resistenza, oltre che quotidiana, è e deve essere Europea, perché è in Europa che le varie destre estreme guadagnano terreno e stanno facendo cartello. Ed anche per esorcizzare un orizzonte politico proprio dalle destre dominato, nel quale –implosi, dissolti, evaporati o scoppiati i grandi partiti di sinistra- toccherebbe appoggiare, per senso di responsabilità, la destra meno xenofoba o meno sciovinista. Dio ce ne scampi. Ad ogni modo, nel frattempo, buon 25 Aprile a tutti.

Daniele Sensi

giovedì 23 aprile 2009

Propaganda elettorale

Perdonate il post insulso - prometto, sarà la prima ed ultima volta.

Solita lettura del feeds reader, dei quotidiani online, della stampa francese (en passant, pare che il sindaco di Parigi non abbia molto apprezzato i saluti romani che, in Campidoglio, hanno accolto l'elezione a sindaco di Alemanno, e questi si è risentito: "Come si permette, quell'impenitente socialista, di dare del fascista a me, che porto la croce celtica al collo?"), ma nulla da fare: il generatore di cartelloni del Pd proprio non riuscivo a togliermelo dalla testa. Un ottimo antistress, una sorta di pungiball militante.

Una miriade di questioni più importanti all'ordine del giorno, è vero, eppure se L'Unità è riuscita a dedicare sei -1,2,3,4,5,6- pagine alla puntata finale del Grande Fratello, potrò io -ho pensato- su questo blog senza arte né parte, almeno per una volta, senza disturbare troppo, cazzeggiare un po', piano piano, pacatamente e serenamente?

Ed eccolo, allora, il mio manifesto:



martedì 21 aprile 2009

Radio Padania: "Evviva il razzismo"

video
(clicca per ascoltare un estratto audio della trasmissione)

Durban II sì o Durban II no? I "Padani nel mondo" (ovvero l’associazione che coordina il lavoro della Lega Nord nelle circoscrizioni estere) taglia corto: il problema di una conferenza sul razzismo non si sarebbe nemmeno dovuto porre, poiché un conto è la xenofobia (cosa deprecabile), altro il razzismo, una genuina verità di fatto.

La tesi è semplice, ed è basata su quello che da tempo alcuni sociologi definiscono “razzismo differenzialista”: un razzismo dalle argomentazioni di tipo nuovo, non più basate su differenze craniche o genetiche, bensì su specificità etno-antropologiche: ogni popolo ha la sua cultura, la sua religione e le sue abitudini, quindi ogni popolo rappresenta un mondo a sé.

Al discorso differenzialista non importa considerare come quelle presunte comunità originarie siano a loro volta il prodotto di lenti processi storici fatti di contaminazioni culturali (esterne ed interne): il mondo viene diviso in compartimenti stagni tra i quali vige l’incomunicabilità, e l’incontro tra culture “altre” si fa immediatamente “scontro di civiltà”. Oppure “invasione”, quando si tratta di flussi migratori.

Il corollario? "I veri razzisti sono coloro che combattono gli avversari accusandoli di essere razzisti - ad esempio, in Italia, coloro che vogliono impedire che esistano i popoli padani".

Attenzione, il discorso è subdolo, perché tende a giocare con le parole. “Non è vero che siamo tutti uguali”, dicono i "padani nel mondo". Affermazione che lì per lì, per quanto banale, potrebbe suonare come una sacrosanta verità: siamo mica tutti giovani, alti e belli! Peccato che la –recentissima, e per nulla banale- acquisizione attorno all’“uguaglianza tra gli uomini” attiene alla loro dimensione intrinseca, al loro essere portatori di medesimi diritti, dignità e valore.

Peraltro quella rivendicazione di diseguaglianza nasconde una pericolosa trappola per quegli stessi che dovessero cedervi, credendo magari di poterne trarre beneficio per l’autodeterminazione del proprio "sé". Perché per il “sé” quella falsa verità in realtà non è che una gabbia. Il discorso differenzialista non solo non attiene alla specificità, alla diversità di ogni singolo individuo, ma trae la propria ragion d’essere proprio annullando quella specificità, quella diversità, poiché la mette tra parentesi: tu non sei ciò che sei, ma sei la religione, l’etnia, la comunità cui appartieni…

L’AntiComunitarismo: una risposta al nuovo razzismo.

Daniele Sensi

venerdì 17 aprile 2009

Radio France: politica, mafia e l'omertà televisiva di Porta a Porta

Eric Valmir è il corrispondente, per l'Italia, di Radio France, la radio pubblica francese. Di ritorno da un incontro col giudice Roberto Scarpinato -autore, con Lodato Saverio, de "Il ritorno del principe" (Chiare Lettere)- ha pubblicato sul suo blog questo post, che traduco.

La prima frase mi disorienta: “Non parliamo di Berlusconi, d’accordo?”. Mi disorienta perché due ore prima, davanti al teatro Massimo di Palermo, uno degli attori, sul fronte economico, della lotta contro la mafia mi ha posto la stessa condizione. Io non sono lì per parlare di Berlusconi, ma dei meccanismi di Cosa Nostra.

E con un sorriso d’intesa lo dico pure al mio ospite: “Sono venuto per parlare del suo libro, Il ritorno del principe”. E’ vero, l’entourage di Berlusconi è spesso sospettato di collusione con la Mafia, il suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, è stato peraltro condannato nel corso della precedente legislatura, ma nessuna prova ha mai implicato formalmente il Presidente del Consiglio.

Roberto Scarpinato è l’ultimo dei giudici di Palermo. L’ultimo della generazione di Falcone e Borsellino, i due magistrati assassinati nel 1992 e nel 1993. Una memoria storica della giustizia palermitana che ha rifiutato di trasferirsi a Milano o a Verona. Vive sotto scorta. E’ stato lui ad istruire il processo contro Giulio Andreotti per complicità mafiosa. Giulio Andreotti, oggi senatore a vita – e sette volte presidente del Consiglio.

La sentenza di primo grado l’aveva assolto per insufficienza di prove, ma la Corte d’Appello, tre anni più tardi, rovesciò il verdetto. Andreotti colpevole. Il delitto di “associazione a delinquere” venne riconosciuto, ma i fatti, nel frattempo, erano caduti in prescrizione.

Il ritorno del principe non è una descrizione dell’inchiesta Andreotti. Per Roberto Scarpinato, che si esprime con voce lieve, Andreotti non è che il prodotto di un sistema pronto ad ogni prova, e protetto, oggi, da una cornice mediatica. Le conclusioni dell’inchiesta Andreotti non sono mai state riportate troppo chiaramente dalla stampa italiana. Il giudice Scarpinato cita nel suo libro un esempio della copertura mediatica televisiva: Porta a Porta, il talk di successo di Bruno Vespa, su Rai Uno.

Quando Andreotti viene assolto, Bruno Vespa gli consacra una trasmissione trionfale.

Quando viene dichiarato colpevole, non una parola.

Quando il braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, si becca nove anni di reclusione per collusione con la Mafia, Porta a Porta propone un’edizione speciale sulla sessualità degli anziani. Stessa cosa in occasione della condanna di Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti italiani, vicino agli ambienti mafiosi.

Questi esempi sono citati quasi a titolo d’ironia nel libro. Il resto dell’intervista scompone tutto un meccanismo che prende avvio da un sistema di tipo feudale. Una minoranza di potenti che mantiene il proprio potere ed i propri interessi ricorrendo ad ogni mezzo. Fino alla violenza e all’omicidio politico.

La Mafia non è un’organizzazione criminale, è una cultura clientelare. La sola che esista, quella di chi dirige. Quella di cui è sempre stata negata l’esistenza fino agli anni 70. La borghesia mafiosa palermitana utilizzava gruppi per imporre un regno di terrore, ma al riparo da ogni sguardo. La Mafia era una leggenda. Tutto cambia con Totò Riina e Bernardo Provenzano, i due leggendari padrini di Corleone, che mettono a segno una strage dopo l’altra. La Mafia diviene un fatto mediatico. Il cinema se ne impadronisce. E il Principe si adatta. La Mafia… sono loro. Il Principe finisce per liquidarli. In galera. Cosa Nostra è finita. Basta crederci!

Il Principe è una classe dirigente fatta di notabili, imprenditori ed eletti. Un corpo a se' stante che risale al XVI secolo. Nel libro, Scarpinato scrive: “Dapprima sono apparsi i metodi mafiosi, poi la Mafia. Nel 1861, al momento dell’unità d’Italia, il 90% della popolazione era analfabeta; nel 1848, il 60%. Non per colpa sua: essa era stata tenuta nell’ignoranza e non aveva mai potuto conoscere i princìpi di una democrazia. E non sono sufficienti cinquant’anni di Repubblica per modificare il corso delle cose, soprattutto quando il Principe sta nel cuore della vita pubblica".

Il Principe ha tremato nel 1992. Il Muro di Berlino italiano. I due terzi della classe politica decimati dall’inchiesta Mani Pulite, i comunisti risparmiati, i giudici al potere - ed allora il Principe decide di usare i metodi forti. Riina e Provenzano uccidono, massacrano. Falcone e Borsellino vengono assassinati. Per vendetta, si dice.

"Non credo", risponde Roberto Scarpinato. “In quel momento, in cui tutto era destabilizzato, il Principe doveva conservare il potere. Un colpo di Stato non era possibile. Dopo il crollo del sistema politico, era stato progettato un attentato mostruoso alla Stadio Olimpico di Roma. La bomba non ha funzionato. Quella carneficina sarebbe rimasta nella Storia. Per l’onda emotiva si sarebbe portato al potere una nuova generazione scelta dal Principe. Falcone e Borsellino avevano scoperto simili manipolazioni politico-mafiose, che avrebbero portato ad una riorganizzazione dello Stato, ed un progetto comparabile ad una sorta di balcanizzazione dell’Italia. Abbiamo ripreso l’inchiesta, ma mai ci è riuscito di produrre le prove necessarie. Tuttavia il Principe voleva dividere l’Italia in tre, affinché ognuno potesse conservare i propri privilegi. Il Nord agganciato alla locomotiva europea, il Centro tecnocratico, e il Sud una sorta di Singapore italiana con tutte e quattro le Mafie al comando.

"Ovviamente -prosegue il giudice- mi si dirà che la mia immaginazione è fertile, e che la Mafia appartiene al passato. Ma io non cerco che la verità: non per altro sono minacciato di morte e non ho più una vita privata. Lo trova normale"?

Abbiamo parlato per due ore, ma il tempo m’è sembrato scorrere molto più in fretta. Tornato nel frastuono della strada palermitana, osservo le facciate color ocra di via Roma. Il sole è dolce, una coppia si bacia, i primi odori dell’estate… L’Italia.

Eric Valmir, 16.04.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

mercoledì 15 aprile 2009

Radio Padania: "Il terremoto in Abruzzo è segno profetico dell'imminente islamizzazione dell'Europa"

video
clicca per ascoltare un estratto della trasmissione

E’ possibile servirsi di morte, strazio e distruzione per soffiare -ancora una volta, anche nel dramma- su diffidenze e paure al fine di stuzzicare e sollecitare i peggiori sentimenti? Sì, lo ha fatto Radio Padania, nel fine settimana. In una trasmissione dedicata al terremoto in Abruzzo.

“Vedete, se dovessimo limitarci al cordoglio e al dolore non capiremmo quasi nulla di tutto quello che è accaduto”, ammoniva il conduttore (Andrea Rognoni, direttore di "Idee per l’Europa dei Popoli", rivista fondata dall’onorevole Mario Borghezio), prima di accompagnare gli ascoltatori in una sorta di viaggio esoterico, che andasse oltre le presunte apparenze fatte di macerie e di sangue, per leggere ciò che davvero questo terremoto avrebbe da insegnare. Una verità fatta di simboli occulti, di cavalieri templari, di teli sindonici, di elementi archeo-astronomici e di -immancabili- tradizioni celtiche. "Perché la città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli e caduta proprio ora, conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna"…. Il sisma come fenomeno premonitore dell'imminente islamizzazione dell'Europa. La preoccupazione di Rognoni? Vedere quale sarà lo stato di tale pietra profetica una volta tolte le macerie.

Un romanzaccio alla Dan Brown che gioca con l’indecenza. E che importa che la tragedia abruzzese abbia coinvolto pure donne e uomini musulmani: la battaglia identitaria ha ragioni che il buonsenso non conosce.

venerdì 10 aprile 2009

Borghezio torna a Colonia. Con i neofascisti di tutta Europa


L’eurodeputato della Lega Nord Mario Borghezio parteciperà alla riedizione del Congresso anti-islamico di Colonia previsto per il prossimo 9 maggio. Il suo nome figura tra quelli dei primi aderenti all’iniziativa promossa dal movimento populista di destra Pro Köln.

Dalla Francia all’Inghilterra, passando per Austria , Paesi Bassi e Belgio, la locandina dell’evento sta facendo il giro dei blog e dei siti informativi di estrema destra, raccogliendo ogni giorno ulteriori adesioni. Sarà tutta la galassia neofascista e neonazista europea quella che si riverserà, agli inizi del mese prossimo, nella città renana.

Per Borghezio e per agli altri anti-islamici si tratta di una seconda volta. Il congresso contro “l’islamizzazione dell’Europa” dello scorso settembre non ebbe, però, molta fortuna. In quell'occasione il sindaco di Colonia (il democristiano Fritz Schramma) era sceso in piazza improvvisando una contromanifestazione ed invitando i suoi concittadini a respingere “questa banda di eurofascisti, questi ometti in camicia bruna, questi razzisti incendiari”. La cittadinanza rispose all’appello: i negozi abbassarono le serrande, le storiche birrerie del centro esposero, in vetrina, il cartello “Niente birra ai nazisti” ed i tassisti si rifiutarono di dar passaggio ai manifestanti di Pro Köln.

Il congresso venne condannato dal governo federale di Berlino come “dannoso per la convivenza tra tedeschi e stranieri”, con un certo imbarazzo per l’adesione del deputato leghista, unico rappresentate europeo di un partito di governo. Lo stesso Umberto Bossi definì inopportuna quella partecipazione.


Vedremo se questa volta a Mario Borghezio andrà meglio. La manifestazione di settembre fu alla fine annullata dalle autorità tedesche per motivi “di ordine pubblico”, e al microfono dell’eurodeputato del Carroccio venne staccata la spina, quando il suo comizio era appena iniziato.

Daniele Sensi

mercoledì 8 aprile 2009

Liberi!


Governo battuto su ronde (provvedimento stralciato dal decreto legge sulla sicurezza) e Cpt (soppressione dell'articolo 5 del decreto legge che aumentava a 180 giorni il tempo di permanenza nei Centri per migranti irregolari).

Il ministro Maroni ne approfitta per fare, ancora una volta, dell’allarmismo e della propaganda a costo zero (i migranti mica votano, no?): “1038 clandestini, la maggior parte dei quali tunisini, saranno liberi e renderanno meno sicure le nostre città”.

Ci si chiede cos’è che renderebbe tali soggetti tanto minacciosi. Il fatto che siano tunisini? Oppure il loro essere vittime di una legislazione che rende, nel migliore dei casi, la regolarizzazione dei migranti una corsa ad ostacoli – minacciati, loro sì, dalla ricattabilità e dall’insicurezza del lavoro nero?

Sia chiaro che i Cpt continuano ad essere detestabili ed odiosi, pur con i "soli" 60 giorni di “detenzione” previsti attualmente. Però che da qui a due settimane più di mille migranti dovranno essere rilasciati, rimane una piccola, gran bella notizia.

Donne e uomini che non avevano commesso alcun reato. Se non quello di esistere. E di ricercare la felicità.

Daniele Sensi

martedì 7 aprile 2009

Come come come?

Ultim'ora dell'Agr:

LUGANO - Due corrieri della droga sono stati arrestati dalle guardie svizzere all'aeroporto di Lugano-Agno lago di Como. I due, un uomo e una donna italiani sulla quarantina, tornavano dal Brasile e stavano cercando di importare otto chili di droga nascosti in vaschette di carne per il churrasco. La donna, stando a quanto fa sapere la magistratura elvetica, sarebbe una segretaria dell'organizzazione amministrativa della Lega Nord. La coppia aveva raggiunto lo scalo svizzero con un volo proveniente da Zurigo e, secondo gli inquirenti, avrebbe scelto lo scalo ticinese sperando in controlli meno ferrei che a Malpensa.

Sciacalli in Parlamento

Non ho trovato il link. Perché in questo Paese, quando si verifica una catastrofe, telecamere e microfoni vengono risucchiati come in un buco nero. Il primo giorno si chiama diritto di cronaca. Dal secondo giorno in avanti circo mediatico. Oppure, ad essere maliziosi, arma di distrazione di massa. E nel frattempo potrebbe anche scapparci un colpo di stato, che nessuno lo verrebbe a sapere. Ci sentiamo tutti coinvolti -grazie a Dio!- da quanto è avvenuto e sta avvenendo in Abruzzo. Non riusciamo a pensare né a scrivere d’altro. Noi che frequentiamo questa zona di blogosfera, fatta di militanza politica, è appunto la politica che per un po’ mettiamo da parte, tra parentesi, perché avvertiamo come in queste ore la priorità sia un'altra. Il problema è che la politica, lei, mica si ferma. Solo.. i giornali non ne parlano.

Per una volta si ringrazia sentitamente Radio Padania per l’informazione: da stamattina è in corso, alla Camera, il dibattito sul decreto sicurezza. Buona notizia: pare che l’opposizione stia facendo opposizione. Cattiva notizia: la Lega sta strumentalizzando il dramma abruzzese. Tra coloro che si sono resi disponibili a portare soccorso ai terremotati ci sono anche le camicie verdi, no? ed allora quale migliore dimostrazione di come i “volontari per la sicurezza” -ovvero le ronde- siano da applaudire, riverire, legalizzare ed istituzionalizzare? Opporsi, chiedere lo stralcio di quell’emendamento, significa derogare allo spirito di solidarietà nazionale richiesto dal momento. Il ministro dell’Interno ha altro cui pensare, mica lo si può tenere impegnato in beghe di sì poca importanza!


Queste le parole di Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, pronunciate stamattina in Aula:

L’ostruzionismo della sinistra smentisce quanto dichiarato ieri da Franceschini. Non è un gesto di responsabilità politica quello di tenere qui in Parlamento il ministro dell’Interno, costretto per senso di responsabilità a seguire il provvedimento quando c’è bisogno di coordinare i soccorsi, di stare al Viminale, o di andare sulle zone colpite.

Da parte dell’opposizione c’è un atteggiamento strumentale sui volontari per la sicurezza. In queste tragiche ore sono i volontari che stanno lavorando in Abruzzo. Il volontariato è una enorme risorsa che tiene insieme il Paese: ed allora perché non si dovrebbero usare gli stessi volontari per la sicurezza delle nostre città?

Stato di emergenza come depennamento dell’emergenza democratica.

Daniele Sensi

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto Abruzzo

Rigiro dal social network del Partito democratico:
Il Partito democratico ha gia' messo a disposizione della protezione civile, delle amministrazioni locali colpite, del governo, le proprie sedi e strutture, la disponibilita' dei propri militanti come volontari secondo le richieste e le indicazioni che verranno dalle autorita' competenti. Invitiamo a sostenere la raccolta di fondi che la Caritas sta organizzando.

Per sostenere gli interventi in corso (causale "Terremoto Abruzzo") si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite il conto corrente postale 347013 o tramite Unicredit Banca Roma (Iban IT38 K03002 05206 000401120727).

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: Intesa Sanpaolo (filiale di via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012), Allianz Bank (filiale di via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097), Banca Popolare Etica (filiale di via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113) e CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana (06 66177001).

sabato 4 aprile 2009

Il sospetto

E se i blog ed i giornali che oggi riprendono l'ennesima "gaffe" di Berlusconi stessero facendo, senza volerlo, il suo gioco, ovvero oscurare una grande, liberatoria ed erotica -certo!- manifestazione di popolo?

giovedì 2 aprile 2009

Ma Roberto Maroni affiancherà o no Gad Lerner nel processo contro Radio Padania?

Pare che il Viminale abbia rinunciato a costituirsi parte civile, al fianco di Gad Lerner, nel procedimento giudiziario per istigazione all’odio razziale contro Radio Padania Libera. Almeno stando a quanto affermato dalla stessa emittente leghista nel corso di un filo diretto con i radioascoltatori.

"Lo vado a prendere in sinagoga per il collo". Ottobre del 2007. A seguito di una puntata del suo L’Infedele (La7) dedicata al montare dell’odio anti-rom, Gad Lerner viene pesantemente attaccato da una trasmissione di Radio Padania Libera, Filo Diretto, condotta da Leo Siegel, ex missino convertitosi al verbo secessionista nei giorni della svolta di Fiuggi, giornalista professionista (Il Candido, La Gazzetta dello Sport, La Padania) e commissario tecnico della “nazionale padana” di calcio. Su Gad Lerner piovono insulti e qualche minaccia ("lo vado a prendere in sinagoga per il collo") – sui rom ("una banda di mascalzoni, farabutti, delinquenti, criminali che ci intossicano dalla mattina alla sera"), l’infamia della giustificazione dello sterminio nazista ("sicuramente c’è stata la persecuzione di questo popolo, ma sarebbe facile fare battute sul perché e il per come"). Gad Lerner sporge denuncia.

Diffamazione a mezzo stampa ed odio razziale. Nonostante i ripetuti rinvii causa "legittimo impedimento" dell’avvocato Matteo Brigandì, difensore di Siegel e deputato della Camera, il 7 febbraio 2009 ha finalmente luogo l’udienza preliminare: il gip Franco Cantù Rajnoldi accoglie la richiesta del pm Maurizio Romanelli e rinvia a giudizio Leo Siegel per diffamazione a mezzo stampa ed incitamento all’odio razziale.

"Ci costituiremo parte civile contro quest'uomo". Pochi giorni dopo, a margine di un convegno sulle leggi razziali promosso dall’Unione delle comunità ebraiche, Gad Lerner consegna al ministro Maroni la trascrizione del Filo Diretto effettuata dalla Digos, con l’invito a far "pulizia in casa propria". "Ci costituiremo parte civile contro questa persona (Leo Siegel, ndr)", è la risposta di Roberto Maroni, che durante il convegno aveva escluso la possibilità di un ripetersi delle leggi razziali perché "oramai abbiamo gli anticorpi".

"Il fatto non sussiste: la Lega è una famiglia". A distanza di nemmeno due mesi, sembra però che il ministro dell’Interno abbia fatto dietrofront. Ad un ascoltatore che chiama in radio non solo per esprimere disappunto per la compiaciuta presenza dei ministri del Carroccio al congresso del Popolo della Libertà (dal cui palco sono giunte gelide sferzate alla Lega), ma, anche, per chiedere lumi proprio attorno alla vicenda "Maroni/Lerner", Leo Siegel risponde rassicurando: "Il fatto non sussiste: la Lega è una famiglia, e pertanto non ci sono assolutamente problemi di questo tipo".

Spirito di abnegazione da parte di Leo Siegel, deciso a sorvolare sulla questione onde evitare ulteriori malumori presso la base leghista, oppure segno che, ad una rilettura più attenta, Roberto Maroni –ministro della Repubblica italiana – ha ritenuto del tutto condivisibile quanto riportato nella trascrizione della Digos?

Daniele Sensi