
Il miglior commento sulla vicenda Veronica Lario/Berlusconi? Lo ha scritto Eric Valmir, corrispondente di Radio France, lo stesso giorno in cui, ahimè, pure l'Unità s'è messa a fare concorrenza a Novella 2000.
Le voilà:
"Lara Comi e Barbara Matera, attrici di sitcom (ma che hanno studiato, precisa il comunicato) candidate alle Europee nelle liste berlusconiane.
La signora Berlusconi non è contenta: “Si tratta di ciarpame”. E firma -col cognome da nubile, Veronica Lario- una missiva diretta alle agenzie di stampa italiane, esternando disgusto per il marito: “Disprezza la condizione femminile e tratta le donne come fosse un imperatore”.
La vicenda si guadagna i titoloni dei giornali italiani.
“Ahi ahi ahi! Sta messo male, Berlusconi”, mi dice uno dei mie interlocutori parigini. “Hai visto come ha risposto? Sua moglie sarebbe strumentalizzata dalla stampa e dai comunisti! Se dice ciò, significa che sente il vento cambiare!”
Falso, amico mio, del tutto falso. Silvio Berlusconi non è mai stato messo meglio. L’attacco della moglie che intacca la sua immagine lo ha giusto infastidito un po’.
(…) La sinistra poco ispirata ne approfitta per lanciare un’offensiva. E quest'agitazione entusiasma il Presidente del Consiglio… che può tornare ad attaccare la stampa strumentalizzata dai comunisti, attaccare la sinistra che candiderà dei vecchi, sempre gli stessi, che ambiscono solo a strappare una pensione dorata a Bruxelles mentre lui, Silvio, consegnerà le chiavi ai giovani della nazione… Del vero e proprio pane benedetto…
E d’altronde, perché mai attrici di sitcom non dovrebbero avere il diritto di candidarsi? Agli elettori la scelta, dopo tutto! Si è sentito lo stesso scalpore quando, a sinistra, Antonio Di Pietro ha presentato nelle sue liste la bella e giovane Marushka Pirreda, ex hostess Alitalia?
Questo baccano è essenziale per Berlusconi, perché così non si parla d’altro. Soprattutto non si parla dei programmi, non si parla della disoccupazione che aumenta, non si parla della giornata per la sicurezza sul lavoro lanciata dai sindacati (quattro morti al giorno, in Italia, nei cantieri). Lo sviamento dell’attenzione non è un’arte, è una scienza politica.
L’Aquila ne è la perfetta dimostrazione. Quando i giornali hanno cominciato ad evocare il problema delle norme antisismiche non rispettate (cemento armato solo sulle fatture, e sabbia e cemento semplice nelle fondamenta), quando i giornali hanno cominciato ad interessarsi a ciò che dicevano procure e pool anti-mafia sulle organizzazioni criminali che stavano mettendo gli occhi sui cantieri della ricostruzione, Berlusconi ha vivacemente criticato la stampa.
Il Presidente del Consiglio ha persino richiamato all’ordine. Invano. Ma se la carta stampata denunciava, la televisione preferiva le immagini. Ogni giorno essa tornava utile ad un Silvio Berlusconi in grande forma: Silvio commosso con un sopravvissuto tra le braccia; Silvio alla prima lezione di scuola sotto le tende (questo è un bene, ma la verità è che mancano i mezzi per proseguire in buone condizioni); Silvio che annuncia che le case saranno presto abitabili; Silvio che ogni giorno viene a condividere la disperazione di questa povera gente, “bisogna ricostruire al più presto affinché ritrovino un vita normale, mentre i giornali in mano alla sinistra parlano solo di inchieste”.
L’emozione è sempre più forte della riflessione. L’immagine è più forte della lettura. La televisione viene guardata, i giornali italiani sono letti sempre meno. Berlusconi si gioca anche la carta delle Europee, e vola nei sondaggi.
Tuttavia, per una volta, la carta stampata “contamina” la televisione. Ecco i primi reportage televisivi, immagini a supporto che fanno luce sulle negligenze. Quella casa dello studente in cui otto giovani universitari hanno trovato la morte non sarebbe mai dovuta crollare. Il sindaco dell’Aquila che apertamente dice che prima di ricostruire bisogna pensare a legiferare sulla costruzione in zona sismica. Il tutto diffuso nei telegiornali. Berlusconi ha un bel dire che la stampa non deve fare inchiesta, è inutile.
Ma il Presidente del Consiglio è abile. La stampa, lui, la conosce a fondo. Si dice che la censuri, ma no, fa di più: ne padroneggia i meccanismi.
Il G8 all’Aquila. Ovvero prendere una pompa dell’acqua, regolarla sulla massima potenza e fare una bella pulizia sul terrazzo.
Il giorno dopo tutti parlano solo di questo. Fine delle norme anti-sismiche. La solidarietà del mondo intero con i terremotati. E come reagiscono gli Obama e Company che hanno vissuto la catastrofe naturale tramite il prisma mediatico? Non possono che acconsentire. E la palla di neve travolge ogni cosa. Il pool anti-mafia può pure continuare ad indagare. Tanto tutti se ne fregano, ora.
(...) Distrarre è una scienza politica. Mai lasciare alla stampa il tempo di soffermarsi su una questione per rifletterci sopra. Moltiplicare gli annunci ad effetto, fornire ogni giorno una nuova immagine e innescare la concorrenza tra i diversi media".
Eric Valmir, 29.04.2009
(traduzione di Daniele Sensi)




















