martedì 30 giugno 2009

Lega Nord Mondovì: "Michael Jackson? Un islamico di merda"

Forum dei Giovani Padani. Diego Boetti, segretario della Lega Nord Mondovì, dice la sua sulla scomparsa di Michael Jackson:


Dimostrazione di come Leonardo, lunedì, avesse colto nel segno:

Michael Jackson, uno che le radici le rinnegava tranquillamente (...). Anche in questo tanto simile al vecchio rivale Prince, pure lui insofferente verso le categorie “black” e “white”, e pure “male” e “female”, e (avrebbe aggiunto MJ) “adult” e “child”. Jacko e Prince, pilastri di un decennio camp che citiamo a man bassa con pretese perfino filologiche, senza accorgerci che lo stiamo tradendo, che in realtà non lo capiamo già più: proprio perché il nostro obiettivo è trovare qualcosa in cui identificarci, un'Identità, un'Origine, mentre loro spingevano con tutte le forze verso la direzione opposta, l'Altro da Sé, con un coraggio che non siamo nemmeno capaci di capire. Che durante questo percorso MJ cominciasse a impallidire, è il segno d'infamia che non riusciamo a perdonargli.

Michael Jackson come inconsapevole icona del tradimento di sè, di quelle radici che rischiano di farsi gabbia, di imprigionare gli individui in astrazioni comunitarie da muovere, poi, le une contro le altre. Un affronto all'ideologia del sangue e suolo che il mondo (quel mondo che alle ultime elezioni europee ha premiato la nuova destra identitaria) non gli poteva perdonare. Anche per questo vale la pena ricordarlo. Non si tratta solo di musica e costume: si tratta, anche qui, di resistenza alla Barbarie.

D.S.

domenica 28 giugno 2009

Magnanimità padana

Dal forum dei "Giovani Padani":

Domanda:
Se un giorno ci fosse uno stato padano, quale status acquisirebbero i meridionali che vivono qui da tanto tempo ?

Risponde Padanina, del direttivo "Giovani Padani" della Lombardia:
Se vivono qui da tanto tempo sarebbero padani. Considera comunque che non sarebbero extracomunitari, ma cittadini comunitari...

venerdì 26 giugno 2009

Anni fa, la camera dell'AntiComunitarista...



Ciao, Jacko.
Grazie della compagnia. Mi sono trovato bene.
D.S.

martedì 23 giugno 2009

"Uomini che in Francia verrebbero condannati, in Italia vanno al governo": reportage della tv francese sulla Lega Nord

All’inizio del mese, il primo canale della televisione pubblica francese, France 2, ha dedicato un importante reportage all’Italia, un paese “che nulla ha da invidiare alla Francia in quanto a storia, cultura, patrimonio e cucina” ma che i francesi stentano a prendere sul serio, perché “indisciplinati ed esuberanti, gli italiani ci fanno sorridere, eccetto che sui campi da calcio”.

Buona parte della trasmissione (“Un Oeil sur la Planète”) è stata dedicata alla Lega Nord, “partito dichiaratamente xenofobo che partecipa al governo del Paese”.

Ecco il video di questa parte del programma, sottotitolato in italiano:

Prima parte:


Seconda parte:

mercoledì 17 giugno 2009

"Quelle riviste di donne nude...": Jacques Chirac ricorda Silvio Berlusconi

Leggo e traduco dal francese L'Express:

Jacques Chirac ha recentemente evocato due precisi ricordi di Silvio Berlusconi, “un tipo un po’ strano”, mentre, in Italia, è piena polemica per il supposto debole del premier per le giovani e belle ragazze.

Un giorno, il presidente del Consiglio italiano invita il capo di Stato francese -senza la moglie Bernadette- in una delle sue ville. Nel mostrargli la stanza da bagno, Berlusconi commenta: “Non hai idea di quante natiche abbia accolto questo bidè!”

Un’altra volta, Jacques Chirac nota la presenza di numerose riviste con foto di donne nude. “Cosa non convenevole”, ha raccontato Chirac: "Gli chiesi allora perché avesse lasciato in giro quelle riviste”. Risposta di Silvio Berlusconi, che con la mano indica: “Questa, è stata mia… quella pure…”

Eric Mandonnet, L'Express, 17.06.2009
(trad. D. Sensi)

lunedì 15 giugno 2009

Eric Valmir: "Dare del comunista ai corrispondenti stranieri è da mafiosi"

Ogni volta che le traduco, puntuali giungono commenti che vorrebbero delegittimare le osservazioni di Eric Valmir (corrispondente per l’Italia di Radio France) ricorrendo all’argomento più in voga negli ultimi tempi: l’”accusa” di comunismo.

Anche a questi commenti Eric Valmir (giornalista che non si accontenta di rispondere “presente!” alle conferenze stampa, ma che si batte la Penisola in lungo e in largo alla ricerca di storie degne d’essere riprese e raccontate al pubblico francese) replica sul suo blog. Con parole che sono pure una riflessione sullo stato della stampa italiana.

Una questione culturale. Una tradizione fortemente radicata. Qualsiasi tentativo giornalistico di spiegare un fatto politico è per forza di cose un atto militante. Non può esservi neutralità nella stampa.

Responsabilità, innanzitutto, di una stampa essenzialmente d’opinione. Anche in Francia esiste l’opposizione Destra/Sinistra (Figaro/Libération), ma in Italia tutte le testate sono politicizzate. In maniera schematica potremmo dire: Il Giornale, Il Foglio, Il Tempo, Il Corriere della Sera contro Il Manifesto, L’Unità e La Repubblica.

Nelle scuole di giornalismo, sin dagli esami d'ingresso, domande più o meno dirette tentano di conoscere l’opinione politica dell’aspirante studente. Prassi inesistente in Francia.

Ma ciò che più sorprende è, soprattutto, l’atteggiamento del cittadino (osservatore, lettore e, spesso, militante egli stesso): ai suoi occhi il giornalismo apolitico non esiste, se non come meschinità atta a meglio manipolare e strumentalizzare.

Per mettere in luce e per approfondire tale specificità italiana ho dovuto farne esperienza in prima persona.

E’ ovviamente giusto che esista una stampa d’opinione (tra l’altro l’espressione, in italiano, vuol semplicemente dire “stampa militante”), ma non credo debba essere questo il lavoro di un corrispondente straniero, che al contrario deve riferire della scena politica, nelle sue sfumature e contraddizioni.

Sul mio blog critico quanto va criticato tanto della sinistra quanto delle manovre berlusconiane. Taluni miei post, tradotti, girano per la Rete italiana ed i commenti che li accompagnano sono non solo divertenti, ma anche interessanti e rivelatori.

Esempio: per i siti di sinistra io riprenderei regolarmente gli argomenti della Lega, di cui farei l’elogio, ed i miei reportage accrediterebbero tale prossimità a questo partito autonomista e xenofobo. Al contrario, per i siti di destra (sui quali mi si dà del “compagno”) io sarei peggio di quel vecchio comunista di Massimo D’Alema. E a mo’ di dimostrazione linkano ad una pagina della sezione romana del Partito socialista francese in cui viene annunciata l’intervista (poi annullata) che avrei dovuto fare a Walter Veltroni per France Inter, nei giorni del confronto Aubry/Royal. Questo link sarebbe dunque la prova indiscutibile di quanto io sia comunista.

Ancora più interessante un commento sul blog di Daniele Sensi, commento che butta lì un’affermazione per la quale per meglio comprendere le motivazioni di ciò che io scrivo sarebbe indispensabile sapere per quale partito voto. Per forza di cose io rappresenterei la voce di un partito (in questo caso quello comunista): il giornalismo “imparziale” non esiste, è una menzogna.

Cosa talmente tragica da non far ridere, perché così facendo viene impedita la possibilità stessa di qualsivoglia dibattito o confronto.

Mettiamo che io (dico “io” in senso impersonale) formuli un’idea, ponga una domanda, chieda delucidazioni, interpelli qualcuno. Non avrei risposta, perché nessuno -così come uno scambio di due punti di vista differenti richiederebbe- argomenterebbe a viso aperto. Al contrario arriverebbero colpi alle spalle, falsità sul mio conto, sulla mia vita privata. Si direbbe di miei intrighi, mi verrebbero attribuite relazioni professionali equivoche: io sono un partigiano - o un meschino sobillatore.

Si tratta un po’ del metodo mafioso. La mafia non uccide più, oggi. Essa infanga chi le sta troppo appresso: lo distrugge psicologicamente e socialmente.

Per concludere, un estratto da una corrispondenza privata tenuta con un blogger italiano. Non lo cito, visto che decido solo ora di tradurre e pubblicare queste sue parole senza avergliene prima parlato… Ma ciò che egli scrive è una bella conclusione:

La politica ed il dibattito italiano sono ridotti ad un tifo da stadio: o pro o contro, o bianco o nero, i bravi da una parte e i cattivi dall’altra (…). Io lo amo questo confronto che tanto assomiglia ad una partita di calcio, ma è normale: sono un militante, anche se da qualche anno non ho più tessere di partito in tasca. Ciò che non è normale è che TUTTI partecipino a questo gioco, giornalisti compresi. I giornalisti e gli intellettuali dovrebbero avere invece il dovere di restituire ai loro lettori la complessità del mondo, perché ovviamente il mondo non è tutto bianco o nero (…).

(…)Viviamo sotto tensione come se fosse una guerra civile permanente. E questo non è un bene per la democrazia.

Eric Valmir, 14.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

domenica 14 giugno 2009

Militanti leghisti contestano Sandy Cane, sindaco nero del Carroccio

I tg nazionali di prima serata le hanno dedicato ampi servizi post-elettorali, e del suo volto s’è interessata mezza stampa europea. Lei, Sandy Cane (di madre italiana e di padre afro-americano), eletta a sindaco di Viggiù, nel varesotto, doveva per alcuni essere la definitiva dimostrazione di come il suo partito, la Lega Nord, poco abbia a che fare col razzismo. Ma non tutti, nel Carroccio, hanno gradito. Ed è sul forum di Radio Padania che alcuni sostenitori leghisti in queste ore si stanno sfogando. «Nel brillante risultato alle ultime elezioni c’è una macchia: il sindaco un po’ nero di Viggiù», scrive Protesilao. Che precisa: «La signora Cane non ci rappresenta, noi non vogliamo un’Italia multirazziale». Gli fa eco Teiko: «Mi viene voglia di andar a dirgliene quattro a chi l’ha piazzata al posto di uno dei nostri».

E’ al Bossi pensiero («Finché esisterà la Lega mai gli italiani sceglieranno un nero») che ci si appoggia per decretare l’incompatibilità della Cane «con la cultura e con i valori» del movimento. E non di sola incompatibilità pare si tratti: «Questa elezione sta creando non poco imbarazzo in molti elettori», ammonisce un militante. Se taluni tentano di ridimensionare («In fondo parliamo di un paesino-ino-ino»), altri ne fanno una questione di principio, prendendosela con «certe teste leghiste» che si sono messe a pensare «all’integrazione del forestiero».

«Penso si sia trattato solo di una trovata elettorale, per far vedere che i leghisti sono buoni», replica invece TheCollector, raccogliendo il consenso di Cimbro: «Che sia stata una mera operazione di facciata è chiaro come il sole». Alcuni mettono discussione la validità stessa della candidatura da parte del partito: «Ha una tessera da socio sostenitore, tessera che non dà diritto a candidature pubbliche». Nel dibattito si infila timidamente Eziofulk, che sottolinea come comunque si tratti della «figlia di un indigena». Osservazione però non sufficiente a calmare gli animi. Tanto che subentra la genetica: «Non è la permanenza in un luogo a definire un individuo, ma il sangue che gli scorre nelle vene: sono i geni che ereditiamo dai nostri genitori a determinare il nostro modo di pensare e di agire». TheCollector condivide. E a sostegno della tesi cita le parole di un iscritto a Forza Nuova: «Il Colosseo o l’Arena di Verona appartengono al nostro intimo, mentre per gli immigrati non sono che ruderi».

Tra appelli ai dirigenti affinché si ravvedano, «altrimenti è l’immagine del partito che verrà rovinata», e sconsolati rilievi di chi, «a frittata ormai fatta», spera che abbia al più presto termine «l’eccessiva amplificazione data alla vicenda dai giornali gossippari», sul sito di Radio Padania la discussione prosegue. Nei giorni scorsi qualcuno, commentando quanto avvenuto a Viggiù, aveva tirato in ballo un presunto ”effetto Obama”. Sarebbe stato forse più opportuno parlare di operazione foglia di fico.

Daniele Sensi | l'Unità

giovedì 11 giugno 2009

E la Lega tradì i nativi americani

Radio Padania:

"Ho sostenuto Obama perché quell’uomo rappresenta una bella riscossa per tutti i neri vissuti in regime di segregazione razziale".

Parola di Sandy Cane, la leghista italoamericana di colore appena eletta sindaco di Viggiù (Varese).

Domanda: e come la mettiamo con gli indiani che "hanno subito l’immigrazione e ora vivono nelle riserve"? Non risulta fossero neri. Ma un presidente nero (di discendenza per metà inglese e per metà keniota) è però toccato loro in sorte. Con l'avallo di una lontana (ed un po' confusa) amministratrice leghista.

... Mai pretendere coerenza laddove opportunismo ed ipocrisia portano consenso. E voti.

D.S.

mercoledì 10 giugno 2009

Armatevi e partite

Per coloro che ancora dovessero credere nel Pd -o meglio: in un altro Pd-, segnalo due iniziative, in vista del congresso di ottobre.

C’è Mario Adinolfi, che lancia la mozione “Iscritti protagonisti” (occorre qualcuno che la rappresenti sul territorio, nonché 1.500 iscritti che la sostengano), e, il 27 giugno al Lingotto di Torino, la riunione (pubblica e democratica) dei Piombini, promossa da Beppe Civati (idee e contributi per il Congresso).

Io non sarò né tra i primi né tra i secondi. Perché di riconvolare a nozze con un Partito per la causa del quale poi mettermi a disposizione ben sapendo che alla prima occasione utile, con una dichiarazione pubblica di 30 secondi, personaggi come Fassino riuscirebbero a mortificare e polverizzare l’eventuale lavoro svolto, non ho ovviamente voglia. Preferisco stare alla finestra, attento anche a ciò che succederà dalle parti di Sinistra e Libertà e dei Radicali (che con convincimento ho votato alle Europee).

Ma tant’è; Mario e Beppe sono due bravi ragazzi di buonsenso, il che non è poco. Fate voi.

p.s.: al Lingotto ci sarà pure Ivan Scalfarotto. Andatagli male alle Europee, aveva annunciato una sorta di ritiro a vita privata. Ci ha ripensato, e ne sono felice: l’attuale nomenklatura "democratica" è decenni che viene trombata e di farsi da parte non ne ha mai voluto sapere...

D.S.

lunedì 8 giugno 2009

Le Monde: "Europee, una mezza disfatta per Berlusconi"

Ed Ignazio La Russa si lamenta: "Ha fatto campagna per la Lega Nord"

Leggo e traduco:

Da qualunque parte la si guardi, la risicata vittoria del Popolo della Libertà appare una mezza disfatta per Silvio Berlusconi, capolista in tutte le circoscrizioni.

Il suo partito, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale, è lontano dall’annunciato risultato del 43-45 %. Con il 35% dei voti, in un contesto di insolita bassa affluenza alle urne per l’Italia (66,5% contro il 73,5% del 2004), il capo del governo non può che constatare i danni provocati dal “caso Noemi Letizia” presso il suo elettorato.

La partecipazione di Berlusconi al compleanno della giovane diciottenne napoletana ha indebolito, checché se ne dica, il primo ministro. Così come l’inchiesta aperta contro di lui per presunto indebito utilizzo di voli di stato, o come quella che ha portato alla condanna per corruzione del suo ex avvocato britannico.

Se è ancora presto per calcolare quanto abbia inciso nel risultato di Berlusconi (meno 2% rispetto alle legislative del 2008) la disaffezione dei cattolici, sembra comunque che l’astensione (più forte nel sud e nelle isole) abbia in primo luogo toccato proprio il suo elettorato. Tradizionale feudo del partito post-fascista di Allenza nazionale, l’Italia meridionale ha snobbato Berlusconi. “Ha fatto campagna per la Lega Nord”, s’è lamentato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, con altri ex-membri di Alleanza nazionale, comincia a sottolineare gli “errori” del primo ministro.

In queste condizioni, la sconfitta del Partito democratico, in caduta di 7 punti rispetto al 2008, è una “divina sorpresa” per i dirigenti del partito, tra i quali Dario Franceschini. “Il Pd non è affondato”, ha gioito il primo segretario, nominato questo inverno in piena catastrofe dopo una serie di sconfitte e di tensioni che avevano portato alle dimissioni di Walter Veltroni.

Indeboliti, centrodestra e centrosinistra hanno al loro fianco due partiti dagli appetiti crescenti. Alleati sempre più ingombranti, perché sempre più forti, Lega Nord e Italia dei valori (dell’ex giudice Antonio Di Pietro) renderanno complicata la vita ai loro alleati.

Il partito populista e xenofobo, che ha imposto al presidente del consiglio una politica di tipo securitario, ha condotto una campagna elettorale incentrata sull’immigrazione, ostentando una intesa di facciata con Berlusconi. La Lega raddoppia il risultato elettorale rispetto al 2004. “Gli elettori hanno premiato la coerenza”, commenta il leader Umberto Bossi. Contraria all’ingresso della Turchia in Europa (mentre Berlusconi è favorevole) la Lega potrebbe divenire il primo partito nel Veneto, pretendendo di governare la regione. I politologi pronosticano tensioni con il Pdl in vista delle elezioni regionali del 2010.

La maggior progressione è quella dell’Italia dei valori. Il partito che ha fatto della legalità la sua ragion d’essere, non s’è lasciato sfuggire l’occasione di approfittare delle difficoltà private e pubbliche di Berlusconi, e raddoppia il consenso rispetto alle legislative, mentre lo quadruplica rispetto alle europee del 2004. Di Pietro vuole ora trasformare il suo movimento in un vero partito e proporsi come alternativa alla destra e non più come alleato automatico del centrosinistra.

Questo scrutinio rappresenta anche uno scacco per la bipolarizzazione della vita politica voluta da centrosinistra e centrodestra. Il partito centrista di Ferdinando Casini si mantiene attorno al 6,5%: una posizione ideale per esistere e per pesare nelle future alleanze.

Domenica, una giovane ragazza bionda, con occhiali da sole in volto, s’è presentata al seggio elettorale di Portici, in Campania, costringendo il presidente del seggio a chiudere momentaneamente le porte, per l’afflusso di fotografi e per le contestazioni di altri elettori. Noemi Letizia ha votato per la prima volta.

Philippe Ridet, Le Monde, 8.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

Una nuova Europa



Né Popolari, né Socialisti: a vincere è l'estrema destra identitaria. Punto.



sabato 6 giugno 2009

Le Figaro: "Berlusconi mente in Tv ma nessuno dei giornalisti presenti obietta nulla"

Traduco un articolo apparso sul francese Le Figaro, con una premessa: nonostante critichi quel che va criticato di Berlusconi, e nonostante definisca "xenofoba" la Lega Nord, Le Figaro è in genere ritenuto un giornale conservatore. Di certo non vicino al Partito socialista francese. Men che mai al Front de Gauche.

Pare, inoltre, che nessuno abbia mai visto il corrispondente Richard Heuzé darsi alla baldoria in una qualche festa dell'Unità.

La campagna per le europee s’è chiusa in una pessima atmosfera, con l’irruzione, nel dibattito, delle scappatelle del Cavaliere.

Venerdì Silvio Berlusconi ha reagito con collera alla pubblicazione, da parte del quotidiano spagnolo El Pais, delle foto “rubate” a Villa Certosa, la sua residenza in Costa Smeralda. Vi si vedono giovani ragazze in tanga e l'ex primo ministro ceco Mirek Topolanek in costume adamitico. La procura di Roma ha vietato la pubblicazione di queste foto sul territorio italiano. “Non mi preoccupo. Sono foto innocenti. Ma si tratta di una scandalosa aggressione e di una evidente violazione della mia vita privata”, ha dichiarato il Cavaliere.


Berlusconi sostiene di aver già risposto alle dieci domande sulla sua vita privata postegli insistentemente, da tre settimane, dal quotidiano La Repubblica, affermando di non aver mai avuto “relazioni piccanti” con Noemi Letizia, la bionda napoletana alla quale, in compagnia della sua scorta, aveva fatto visita lo scorso 26 aprile, per i suoi 18 anni.

Un’inchiesta giudiziaria è stata però aperta contro di lui per “abuso d’ufficio”, in relazione all’utilizzo privato di un aereo dell’Aeronautica militare. Il paparazzo Antonello Zappadu aveva fotografato con il teleobiettivo cinque ospiti del presidente del Consiglio, tra cui il suo cantante prediletto ed una ballerina di flamenco, mentre scendevano dal velivolo all’aeroporto di Olbia. Silvio Berlusconi dice di non aver commesso alcun abuso. E denuncia la “meschinità” dell’opposizione.

Questi sono gli argomenti che, giorno dopo giorno, hanno asfissiato la campagna elettorale. Dell’Europa s’è parlato ben poco. Durante una tribuna politica, Berlusconi ha liquidato la questione affermando che l’Unione, con il sistema della presidenza a turni, soffre della mancanza di un vero capo dell’esecutivo e di un ministro degli Esteri.


“Troppi neri a Milano”

Non sono stati affrontati nemmeno i temi della sicurezza e dell’immigrazione, che in genere portano voti. Tuttavia, giovedì sera, durante il meeting di chiusura della campagna elettorale, Berlusconi ha fatto una concessione alla Lega Nord, partito xenofobo, dicendo di vedere troppi immigrati a Milano: “Si ha l’impressione di essere in Africa”. Il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, suo alleato, stava al suo fianco sul palco.

Quanto alla crisi economica, Berlusconi ha voluto rassicurare ad ogni costo. Arrivando persino ad affermare, durante un dibattito televisivo (e senza che nessuno dei quattro direttori di testate giornalistiche presenti in studio abbia obiettato nulla), che in Italia ogni disoccupato riceve dallo Stato un aiuto pari all’80% dell’ultimo stipendio. Solo una settimana prima, il governatore della Banca d’Italia aveva stimato a 1,6 milioni il numero dei lavoratori privati di ogni sussidio in caso di perdita del posto di lavoro.

Infine, Berlusconi s’è atteggiato a vittima di una violenta campagna montata contro di lui da una sinistra “piena di odio” e dal magnate australiano Rupert Murdoch, la cui piattaforma satellitare Sky è concorrente delle sue reti televisive Mediaset.

Richard Heuzé, Le Figaro, 5.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)


mercoledì 3 giugno 2009

"Stampa estera ispirata dalla sinistra"? Corrispondente francese risponde al Giornale, attaccandolo

Ma anche: "Del caso Noemi non resterà nulla. Della sinistra, invece, resteranno macerie"

Di stampa estera "insufflata dalla sinistra" ha recentemente parlato Silvio Berlusconi, riprendendo un articolo uscito sul (suo) Giornale. A questo articolo risponde Eric Valmir, corrispondente dall'Italia per Radio France (emittente pubblica), con un vibrante post dedicato ai lettori francesi del suo blog. Lo traduco:

E se “Il Giornale” si chiamasse così per illudersi, ogni tanto, d’essere un giornale?

Si tratta di un pezzo del 19 maggio scorso… “Il falso mito dei giornali stranieri”, firmato da un Gianni Pennacchi che comunque perdoneremo per lo pseudo-articolo, visto che ai suoi occhi il giornalismo deve apparire una nozione astratta e lontana.

Eccone, in sostanza, alcuni estratti:

- "I corrispondenti stranieri in Italia sono una lobby vicina alla sinistra radical chic. E per scrivere i loro articoli, si affidano a Repubblica e all’Unità".

- "Da sempre vanno a mangiare al Monserrato, da Pierluigi (…) mai visti alle conferenze stampa governative o a Montecitorio (…) Dopo cena, specie d’estate, dilagano sulle terrazze romane, tutte targate radical chic come i salotti invernali, frequentate da colleghi italiani, intellettuali e democratici di seconda fila (…) Hanno casa a Trastevere o a Campo de’ Fiori (…) Tutti si innamorano dell’Italia, di Roma e della Toscana in particolare"

- "Quando lavorano? È un mistero, ma di certo non li incontri negli sbarchi dei clandestini, nei terremoti o nei congressi di partito!"

Potrei continuare così per paragrafi interi.

Due parole di presentazione della testata su cui compare questo articolo:

Il Giornale, quotidiano milanese di centro-destra, viene fondato nel 1974 da Indro Montanelli, giornalista proveniente dal Corriere della Sera. Quattro anni più tardi, Silvio Berlusconi -che ancora non è in politica- acquisisce il 30% del capitale, prima di prendere il controllo del titolo (82%). Il quotidiano ha un’ambizione politica: opporsi ai comunisti di Berlinguer e incitare al voto democristiano.

Montanelli verrà pure gambizzato dalle Brigate Rosse.

Un giornale di destra, ed indipendente da ogni pressione politica. Nel 1990 una legge (la legge Mammì) stabilisce nuove regole per il sistema radiotelevisivo e per l’informazione. Silvio Berlusconi, che detiene Mediaset, deve cedere le proprie azioni al fratello Paolo. Si rimane in famiglia.

Il vento cambia con la creazione di Forza Italia e con l’ingresso del re dell’audiovisivo in politica. Berlusconi si autoinvita in redazione per dare direttive per la campagna elettorale. Montanelli sbatte la porta. Non sopporta di perdere quell’indipendenza che gli era cara. Il 12 gennaio del 1994 firma un editoriale di addio.

Nonostante la chiara identità berlusconiana, la redazione si mette in sciopero (2007) quando il Giornale della Libertà, organo dell’associazione di Michela Vittoria Brambilla (oggi ministro del Turismo) diviene il supplemento dell’edizione del venerdì.

Come sempre, non bisogna generalizzare. Nella redazione esistono buoni elementi. Penso, in particolare, ad Andrea Tornielli, di certo il miglior vaticanista attualmente in campo. Ma Il Giornale riesce ad essere anche un intreccio di volgarità: durante le penultime elezioni politiche, si è saputo distinguere per attacchi contro Romano Prodi che sapevano più di insulto che di altro. Ritroviamo questo stesso tenore nell’"articolo" di Gianni Pennacchi.

Ovviamente Il Giornale ha tutto il diritto di rivendicare un sostegno incondizionato a Silvio Berlusconi. Nulla da ridire sotto questo profilo. Anche La Repubblica d'altronde fa dell’antiberlusconismo la propria ragion sociale e resta saldamente ancorata al Partito democratico. Ma si dovrebbe comunque aver diritto ad argomentazioni, a solide dimostrazioni, e non ad un corsivo da due soldi i cui grossolani intenti non sfuggono a nessuno.

La stampa straniera, soprattutto quella inglese, batte su Silvio Berlusconi da mesi. Da rilevare, tra parentesi, una lotta di interessi in terra italiana (Murdoch contro Berlusconi, ovvero Sky contro Mediaset: la zuffa di due imperi televisivi).

La Repubblica ed il caso Noemi sono stati ampiamente ripresi dalla stampa internazionale. L’idea del Giornale: dimostrare fino a quale punto i furbi giornalisti stranieri approfittino dei sontuosi appartamenti italiani per parlar male proprio dell’Italia… Essi stringono amicizia con degli sporchi comunisti per abbattere il Cavaliere… Mentre Berlusconi fa talmente tanto per il Paese… Ma l’odio dei giornalisti stranieri è troppo forte…

E il cerchio si chiude.

Perché oggi solo La Repubblica, la sinistra e la stampa internazionale pensano che Berlusconi sia toccato da un caso, quello Noemi, che semmai gli torna utile.

D’altronde…

Chi è stato ad offrire pane per i denti in questo affaire? Emilio Fede, direttore di Rete 4, raccontando la storia del book dimenticato sul tavolo e da Berlusconi rinvenuto per caso. Suvvia, allora! Nello staff di Berlusconi non si farebbero simili errori di comunicazione.

Un paparazzo cui viene impedito di pubblicare foto di feste private nella villa sarda di Berlusconi. Vi si vedrebbero giovani ragazze poco vestite ballare al bordo della piscina! Suvvia, allora (bis): solo la morale inglese ne potrebbe essere scossa! Qui, in Italia, qualsiasi settantenne facoltoso organizza la propria festicciola con giovani ventenni (o, peggio, sogna di farlo)!

Rimane il problema degli aerei presi a noleggio dallo Stato, giacché un cantante napoletano amico di Berlusconi s’è fatto fotografare mentre scendeva da un aereo dell’Aeronautica militare che lo conduceva ad una festa in Sardegna…

Ma… passate le elezioni, la prossima settimana vi saranno un Berlusconi vincitore ed una sinistra a terra. Noemi sarà già stata dimenticata e non si parlerà che di una sinistra da ricostruire. Dibattiti ben più politici arriveranno… E forse ci si pentirà dell’assenza di programmi durante la campagna elettorale… Una campagna per le Europee giocata colpo su colpo su Noemi… E gli italiani sono stufi di simili diatribe… Come scrive Stefano Folli sul Sole 24 ore, "Berlusconi inasprisce il clima per vincere le elezioni"… E la sinistra, quanto a lei, mostra il suo lato più mediocre: sia quando cade nel tranello, sia quando, oramai alla frutta, si concentra essenzialmente sull’antiberlusconismo, senza proporre alternative. Si gira a vuoto.

E nel frattempo su David Mills silenzio stampa, nonostante sia stato accertato che Silvio Berlusconi lo ha corrotto (600 mila dollari) affinché deponesse falsa testimonianza in un processo contro il Presidente del Consiglio.

E nel frattempo sulla crisi dei rifiuti a Palermo silenzio stampa. Come sulla rottura tra Lombardo e Berlusconi. E poi l’ombra della mafia sulla gestione dei rifiuti…

E nel frattempo, all’Aquila, i cantieri per la ricostruzione. L’ombra della mafia sui finanziamenti, timori di collusioni… rimpiazzati da nuovi sospetti.

... Berlusconi è sensibile alle giovani ragazze. Non è uno scherzo: si tratta di una vera rivelazione…

Della sua immagine all’estero Berlusconi se ne infischia da tempo. Ciò che lo interessa davvero è la sua sorte italiana. E nel suo Paese egli è ovviamente la vittima combinata dei comunisti e dei giornalisti stranieri… e l’articolo di Gianni Pennacchi capita a fagiolo.

A proposito, Gianni: hai mai sentito parlare dei free-lance che vivono in camere di servizio perché le redazioni non possono più permettersi corrispondenti in pianta stabile? Non esistono solo CNN e Times.

A proposito, Gianni, è strano che tu ne parli, ma… a Lampedusa e all’Aquila io ci sono stato. Tu, invece?

E a proposito di interviste ai politici del Pdl, Gianni: strano, anche qui, che tu ne parli, poiché ogni volta che li si vuole intervistare, quelli pretendono la lista delle domande, con tre giorni di anticipo. Ma tu mi dirai che si tratta di una consuetudine italiana cui occorre adattarsi… Non c’è più rispetto.

A proposito, Gianni: ci conosciamo?

Eric Valmir, 1.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

lunedì 1 giugno 2009

Votare per l'Europa senza parlare d'Europa

In Francia, invece...

Incredibile. Mentre il Pd sta ancora a decidere se l’Affaire Noemi sia questione pubblica o privata e mentre Sinistra e Libertà rende onore al nemico rinnovando il proprio linguaggio e facendo sua la nozione di “Padania” (Nichi Vendola in uno speciale TG3 di qualche sera fa e Grazia Francescato nell’appello al voto che in questi giorni sta girando sul circuito delle televisioni private), in Francia è in corso una campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo il cui principale tema di dibattito è -davvero inaudito- l’Europa. Ma, cosa ancora più incredibile, l’inusitata discussione si sta impadronendo pure delle maggiori testate giornalistiche.

Certo, anche i giornali d’Oltralpe ogni tanto parlano d’altro: c’è chi, ad esempio, si dedica ad una crisi dei rifiuti cui pochi paiono prestare attenzione e che sta travolgendo un’esotica città di nome Palermo, chi delinea smaliziati ritratti di partiti-persona che in nome dell’antiberlusconismo fanno propri i modi dell’avversario presenziando senza sosta in tv e giocando la carta del populismo, o, ancora, chi sottolinea come il tema europeo sia per l’appunto sparito -se mai vi è entrato- dall’attuale confronto politico italiano.

Prendiamo le edizioni online dei due principali quotidiani francesi: il progressista Le Monde e il conservatore Le Figaro. Entrambi, in home page, espongono un collegamento diretto ad uno “Speciale elezioni europee 2009” (lo stesso fanno, tra gli altri, France Tv, Radio France, Le Point e Le Journal du Dimanche). Inutile cercare qualcosa di simile sul sito della Repubblica. Esito positivo, invece, su quello del Corriere della Sera, ma a fatica, e solo dopo esser passati per un paio di link interni. Temi di discussione “europei” (nel momento in cui scrivo) del Corsera: i trucchi nel Pdl che preoccupano il Cavaliere, la Lega che mai entrerà nel Pdl, l’inopportunità della Bellezza come unico metro per la scelta dei candidati - e Nichi Vendola che cerca casa. Roba da leccarsi i baffi, mica come quei noiosi redattori del Le Monde che approfittano della sezione “Elezioni europee” per farci sapere che per iniziativa dei conservatori britannici verrà inaugurato, nel Parlamento europeo, un nuovo gruppo antifederalista, che Merkel e Sarkozy schivano la questione turca, che in Grecia gli ecologisti avanzano nei sondaggi… Redattori che hanno addirittura l’ardire di proporre ai loro lettori un confronto -smarronamento totale- sull’opportunità di aumentare i poteri delle istituzioni europee.

Non che la Francia sia “un paese normale”, beninteso. Sarebbe davvero difficile stabilire se sia peggio un paese dove il leader di un partito di governo possa invitare a “legnare” parte dell’opposizione senza che nessuno trovi nulla da ridire o uno in cui ad un comico di successo riesca di capitalizzare la notorietà televisiva per correre alle prossime elezioni con una propria “lista antisionista”, con tanto di simil-rabbino simil-ortodosso in locandina. Solo che quando vedi Ségolène Royal (nonostante il Ps non se la passi bene e nonostante sia forte nell’elettorato della sinistra francese l’atteggiamento anti-europeista) mettere da parte la rivalità con la neoeletta segretaria del Partito socialista per affiancarla nella campagna elettorale e per andarsene in giro a dire che è venuto il momento di fare entrare l’Europa nella Storia dando vita agli Stati Uniti d’Europa, con un solo Presidente e con liste transnazionali, perché la strada contraria non può che portare ai nazionalismi e il nazionalismo è la guerra e poi ti ritrovi nella buca delle lettere il volantino del Pd con le facce di Cofferati e di Fassino che ti chiedono il voto per difendere gli interessi del Piemonte in Europa, allora, diamine, lo sconforto ti si appicca addosso.

“Chiedete i programmi ai partiti in lizza!”, saggiamente avvertiva domenica scorsa Le Figaro. Esortazione in verità non necessaria, in Francia. Anche perchè chi dovesse sgarrare finirebbe subito sotto il tiro incrociato del Ps e dell’Ump di Sarkozy. Lo sa bene Bayrou, leader del centrista MoDem, in queste ore accusato, da destra e da sinistra, di “inclinazioni narcisistiche”, ovvero di star ignorando la questione europea per strumentalizzare la campagna elettorale in vista delle future elezioni presidenziali.

Ma quel monito può valere, al contrario, per i cittadini italiani. Perché un popolo che accetta di andare al voto senza aver prima preteso dai propri candidati l'enunciazione di idee e progetti, non solo è un popolo di idioti, ma è un popolo destinato a rimanere plebe, anche senza Berlusconi.

Daniele Sensi