lunedì 30 novembre 2009

La Lega Nord come il Ku Klux Klan

Fiorenzo Peloso, segretario della federazione estera della Lega Nord , si lamenta: "L’immagine che il nostro movimento ha all’estero è terribile: ci paragonano al Ku Klux Klan".

Poveretto. Se però si fosse fatto un giretto in Rete, sui siti ufficiali del Ku Klux Klan, avrebbe forse potuto capire il perché di quell’accostamento.

Nel blog di Thomas Robb (direttore nazionale del Knights Party, ovvero del braccio politico del Klan) è infatti possibile imbattersi in simpatiche cartoline d'auguri come questa:

Vi ricorda nulla?

d.s.

venerdì 27 novembre 2009

La nuova frontiera dell'architettura: le barriere anti-clochard

Se capitando in una qualche cittadina francese vi capitasse di scorgere, attorno a voi, bizzarri elementi architettonici come questo:


o come questo:



sappiate che non si tratta di dissuasori per piccioni, bensì per clochard.
Perché taluni proprio non ci dormono la notte al pensiero che i senzatetto, in cerca di un po' di ristoro, possano andare a sedersi negli spazi pubblici. O addirittura a coricarvisi:


Roba che, a confronto, certi sindaci leghisti paiono dei dilettanti. Ma non vorrei aver suggerito loro qualche malsana idea...

update: Vito Vespucci mi segnala che qualcosa di simile esiste anche a Bologna.

giovedì 26 novembre 2009

Inviti per Google Wave

Il buon Mirkojax mi ha invitato su Google Wave. Questo fa sì che io, ora, disponga a mia volta di otto inviti. Chi ne volesse uno me lo faccia sapere qui sotto, o su Facebook, oppure scrivendomi una email (ricordatevi di indicare l'indirizzo gmail sul quale volete attivare il servizio).

martedì 24 novembre 2009

La caduta di un mito: Margherita Hack su Radio Padania Libera

Su quale radio è intervenuta Margherita Hack per promuovere il suo ultimo libro, "Dal sistema solare ai confini dell’universo"? Su Radio Padania Libera. Che non è solo la radio della Lega Nord, ma è, anche, una radio che reca nella propria ragione sociale una rivendicazione territoriale -e politica- cui viene così offerta un’ulteriore, ed autorevole, legittimazione.



La trasmissione cui l’astrofisica ha preso parte è "Padania misteriosa", la stessa rubrica durate la quale, questa estate, Mario Borghezio aveva gridato al complotto oscurantista, da parte delle "superpotenze occidentali", in materia di UFO ed alieni.

Margherita Hack è garante scientifico del Cicap, il comitato per il controllo delle affermazioni sul paranormale voluto da Piero Angela. Il giorno in cui dalle onde dell’emittente leghista sentiremo giungere, rassicurante, anche la voce del placido conduttore di Superquark, avremo la dimostrazione definitiva di come la nostra civiltà non sia destinata ad estinguersi per un qualche sfavorevole allineamento planetario: il catastrofismo in salsa Maya, all'umano opportunismo, gli fa un baffo.

d.s.

sabato 21 novembre 2009

Perspicacia padana: “Ma cos’ha un trans che una donna non ha?”

"I trans sono bestie, andarci è da cani"

Radio Padania, venerdì sera. Trasmissione dei Giovani padani. Mentre i ragazzi in studio assicurano che "gli uomini della Lega non vanno con i trans perché a noi piacciono le donne" (quasi ai livelli di Ahmadinejad: "In Iran non ci sono gay"), ché "andare coi travoni" è "roba da cani" ed i transgender andrebbero chiamati "bestie", l’unica donna del gruppo non si dà pace, e sconsolata si chiede: "Ma perché gli uomini ci vanno? Cos’ha un trans che una donna non ha?"…

Di seguito, un estratto audio della trasmissione

venerdì 20 novembre 2009

Il padre del software libero aderisce al No Berlusconi Day

Richard Stallman, il visionario hacker che ha dato vita al movimento del software libero ed il cui lavoro, assieme a quello di Linus Torvalds, ha originato Linux (o "GNU/Linux", il sistema operativo di cui Ubuntu è la distribuzione più celebre), aderisce al No Berlusconi Day.

d.s.

giovedì 19 novembre 2009

Corrispondente francese critica Berlusconi su quotidiano controllato da magnati russi vicini a Putin: licenziata

Quando due campioni della libertà d’informazione come Berlusconi e Putin stringono amicizia, può succedere anche questo: che all’improvviso si faccia dura la vita per quei corrispondenti stranieri che osino criticare il nostro premier su un giornale controllato da magnati russi. Traduco da Le Monde:

A France-Soir meglio non scrivere su Russia e Italia. Soprattutto se capita di essere un po’ critici nei confronti del potere in carica. Il quotidiano rilevato in gennaio da Alexandre Pougatchev, figlio dell’oligarca russo Sergueï Pougatchev, ha appena liquidato senza tanti complimenti i suoi due corrispondenti da Roma e Mosca.

Ariel Dumont, collaboratrice esterna dalla capitale italiana, il 13 novembre s’è vista notificare la fine della collaborazione per telefono, dal caporedattore, Charles Desjardins. Da settimane le era stato detto di non scrivere più sul presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, amico del presidente russo Putin. “A più riprese, mi è stato rimproverato il mio ‘anti-berlusconismo’. Tuttavia, precisa, ero stata molto prudente. Utilizzavo perifrasi per parlare delle sue scappatelle, tipo: ‘la disordinata vita privata di Berlusconi’. A settembre, mi hanno fatto riscrivere un pezzo sulla Mostra di Venezia in cui parlavo del film Videocracy e delle dichiarazioni critiche di Michael Moore nei confronti del presidente del consiglio italiano. In ottobre, mi hanno fatto scrivere un solo articolo, con mille raccomandazioni. Poi, più nulla.

Anche Nathalia Ouvaroff, corrispondente da Mosca, ha perso la sua collaborazione con France-Soir, avviata nel 2006. “Quando Pougatchev è arrivato alla testa del giornale, dapprima mi hanno fatto scrivere più articoli. In seguito, hanno sistematicamente rifiutato tutti i miei pezzi politici”. Tuttavia la giornalista ritiene di non essere mai stata “troppo critica col presidente del governo Vladimir Putin”, amico di Sergueï Pougatchev. “Oramai proponevo solo articoli su argomenti sociali, come mi richiedeva la redazione: sugli ospedali psichiatrici, sulle carceri. Ma evidentemente non si trattava di testi sufficientemente favorevoli! E’ però vero che è difficile edulcorare la realtà russa. L’ultimo pezzo commissionatomi verteva sull’Eurovisione a Mosca, a maggio”.

La collaborazione con France-Soir si è interrotta senza che Nathalia Ouvaroff abbia potuto ricevere la minima spiegazione e senza che le sia stato possibile contattare in qualche modo il caporedattore. Ed ora essa teme che il quotidiano possa negarle le indennità cui ha diritto per cessata collaborazione.

Dopo il rilevamento, nel 2009, da parte di Alexandre Pougatchev, vi è stato un riassetto nella redazione di France Soir, giornale distribuito in 23 000 copie. A novembre, è stato licenziato il giornalista Georges-Marc Benamou. Mentre alla direzione è subentrato Gilles de Prévaux, ex della rivista Télé Loisir.

Solo una persona ha attraversato indenne la crisi: Christiane Vulvert, direttore generale delegato, che in molti ritengono essere il vero direttore del giornale. Contattata dal Le Monde, essa smentisce di aver interrotto ogni collaborazione con Ariel Dumont e con Nathalia Ouvaroff. “Non rimproveriamo loro nulla. Più semplicemente tentiamo di equilibrare i servizi dall’estero, per ragioni di budget. Non rientra nella politica dell’editore esercitare pressioni sui corrispondenti….”. Christiane Vulvert dice anche di non dover versare alcuna indennità alle due collaboratrici “poiché in maniera puntuale ci siamo ancora avvalsi della loro collaborazione”.

Xavier Ternisien, Le Monde, 18.11.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

sabato 14 novembre 2009

Mario Borghezio e Gabriele Adinolfi: divisi in Italia, uniti in Francia

L’11 novembre s’è tenuta a Parigi la terza giornata di "Synthèse nationale", think tank dell’estrema destra francese.

Al forum hanno partecipato tutte quelle microformazioni politiche fondate dai duri e puri fuoriusciti dal Fronte nazionale perché delusi da un eccessivo ammorbidimento del partito di Le Pen.

E' tuttavia mancata l’adesione del Blocco identitario (movimento gemellato alla Lega Nord e di cui spesso ho scritto su questo blog): anch'esso è per lo più animato da vecchi rappresentanti della destra estrema francese di tipo tradizionale, rappresentanti che però stanno tentando di accreditare un’immagine di sè più moderna, democratica e rispettabile, motivo per il quale hanno ritenuto inopportuno schierarsi al fianco di uomini il cui discorso è ancora, sovente, esplicitamente neofascista.

Al forum è però giunto il sostegno di Mario Borghezio: "Cari amici, la vostra lotta di resistenza è anche la mia". In un messaggio indirizzato agli organizzatori, l’eurodeputato della Lega si è detto dispaciuto di non poter essere fisicamente presente ad un evento sul cui palco, tuttavia, una voce italiana non è mancata: quella di Gabriele Adinolfi, ex leader di Terza Posizione.

Daniele Sensi

giovedì 12 novembre 2009

Berlusconi, ottimista, taglia 600 posti di lavoro

"I contatti con il mondo delle imprese e dei commercianti mi fanno dire che c'è un diffuso ottimismo". Ipse dixit Berlusconi. Sei giorni fa. Oggi un’importante azienda fa sapere di un piano di ristrutturazione che, da qui al 2011, porterà ad una riduzione d'organico del 21%, pari a 600 posti di lavoro. Quell’azienda è Mondadori.

L'impenitente leghismo dell'Italia dei Valori

Antonio Di Pietro si è sempre rivolto ed ha sempre pescato (anche) nell’elettorato leghista.

Tale contiguità viene ora formalizzata: nonostante da più di un anno il buon Massimo Donadi vada sostenendo che una ristrutturazione interna starebbe facendo del suo partito un’esplicita forza di sinistra, per le prossime regionali l’Italia dei Valori candida, a Brescia, Alessandro Cè, ex capogruppo alla Camera della Lega Nord.

d.s.

martedì 10 novembre 2009

Federalisti della domenica

Blocco delle auto "inquinanti", in Lombardia, fino al 15 aprile 2010. Il provvedimento coinvolge più di 400 mila veicoli, compresi, questa volta, gli Euro 2 diesel.

Diversi automobilisti di fede leghista si stanno rivolgendo in queste ore a Radio Padania. Per avanzare una richiesta comune: spronare il Governo (quello romano de’ Roma) affinché intervenga con una qualche legge, superiore alle direttive regionali, che scavalchi e freni i capricci ambientalisti dei governatori locali.

... fatta la Padania occorrerà fare i padani.

d.s.

sabato 7 novembre 2009

Crocifisso, Radio France: "In Italia tutti, da destra a sinistra, sono succubi della Chiesa"

Sono cattolico. Ed affezionato al crocifisso. E al Vangelo, quel Vangelo in cui Gesù ammonisce: "Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini (...). Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Matteo 6,5-6).

Non credo che la fede religiosa possa essere ridotta ad un mero fatto privato, tuttavia essa dovrebbe poter vivere, nella polis, per il solo tramite di quei cittadini che privatamente hanno preso a coltivarla. Sì da potersi manifestare, ad esempio, più che su una croce appesa ad una parete (e che in realtà impegna poco) nell'integerrima condotta di quegli amministratori i quali, proprio avendo la croce nel cuore, dovessero mettersi a gestire la cosa pubblica all'insegna del rispetto, dell'onestà e della tolleranza.

Questo per dire che, da cattolico di sinistra, il miglior commento che abbia letto attorno alla polemica suscitata dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in merito alla presenza del crocifisso nelle scuole italiane, è, ancora una volta, quello di Eric Valmir, corrispondente dall'Italia per la radio pubblica francese. Traduco:

Tanto rumore per nulla?

Martedì la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.

La sentenza provoca una serie di reazioni a catena nella classe politica italiana, facendo tra l’altro emergere la pesante influenza della Chiesa sui partiti di destra come su quelli di sinistra.

"La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane costituisce una violazione della libertà di coscienza e del diritto di ognuno di ricevere un’istruzione conforme alle proprie convinzioni". Corte europea dei diritti dell’uomo.

Febbraio 2006. La ricorrente, una madre italiana che non comprendeva il perché della croce nella scuola dei figli ad Abano Terme, vede la sua richiesta rigettata dal Consiglio di Stato: "Le croci possono restare nelle aule in quanto simboli dei princìpi fondamentali della tradizione civile italiana".

La Corte di Strasburgo pensa il contrario: "Lo Stato deve astenersi dall’imporre un credo in luoghi in cui le persone siano da esso Stato dipendenti. La presenza del crocifisso può essere fastidiosa per alunni atei o di altre confessioni, in particolare per coloro che appartengono a minoranze religiose".

In Italia gli esponenti del governo Berlusconi sono i primi a reagire. Vergognoso e offensivo sono le espressioni che ricorrono maggiormente. Berlusconi fustiga ad alta voce un’Europa dal contestabile buonsenso.

A Berlusconi, politicamente parlando, questa vicenda torna utilissima. Perché gli permette di rispondere a sua volta a quella stessa Europa che puntualmente richiama Roma all’ordine, ora per la gestione dei rifiuti, ora per il modo di trattare i migranti. Che Europa è, dunque, quella che pretende darci lezioni?

Sulla scena politica interna, Silvio Berlusconi prende di petto la difesa della Chiesa. Da mesi il presidente del Consiglio e il Vaticano erano in aperto conflitto: la Santa Sede non apprezzava le scappatelle private del capo del Governo. La tensione, sfociata in una guerra editoriale tra il quotidiano berlusconiano Il Giornale e la stampa cattolica, aveva anche portato alle dimissioni del direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi italiani.

Grazie al crocifisso, eccoli, il governo italiano e il Vaticano, gomito a gomito, impegnati nella medesima strategia difensiva.

Il cardinale Bertone, a nome di Benedetto XVI, afferma di apprezzare il ricorso presentato dal governo italiano: "Non possiamo interferire sulle decisioni della Corte europea ma apprezziamo il ricorso (…). Questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari".

Più moderato e argomentato l’editoriale dell’Osservatore Romano, pubblicazione del Vaticano: "La decisione dei giudici di Strasburgo sembra ispirata a un'idea di laicità dello Stato che porta a emarginare il contributo della religione alla vita pubblica. (…) è nell'accoglienza e nel rispetto delle diverse identità che si difende l'idea di laicità dello Stato".

E viene quindi avanzato un legame diretto con la cultura:

"L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia". Rocco Buttiglione, ex ministro della cultura di Berlusconi.

"Il crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo dell’eredità culturale italiana". Mariastella Gelmini, attuale ministro dell’Istruzione.

"Il crocifisso è segno della nostra tradizione culturale". Paola Binetti, cattolica di sinistra.

"E le radici cristiane dell’Europa, culla della nostra cultura?". Pierferdinando Casini, Unione dei democratici cristiani.

Il quadro delle reazioni, così come esso viene rappresentato dalla vetrina mediatica, lascia intendere che l’Italia intera sia in rivolta contro la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ma le voci riprese dalla stampa appartengono tutte ad una classe politica che subisce ancora oggi il peso della Chiesa.

Le reazioni indignate provengono tutte dal Vaticano e dintorni.

Ma perché allora marcare questo microcosmo politico e religioso con il termine generico di "Italia" o di "italiani"?

Sappiamo ciò che pensano gli italiani -i cittadini- di questa storia?

E per essere del tutto onesti, perché nessun giornale accenna al successo dell’Uaar (Unione degli atei e agnostici razionalisti italiani) in prima linea in questa battaglia giudiziaria? Avete potuto leggere anche una sola loro reazione?

Agli occhi dell’Uaar, la decisione della Corte europea è una grande vittoria. L’influenza dell’Uaar è in aumento in Italia grazie alle campagne di "sbattezzo".

Dall’inizio dell’anno, circa 4500 italiani ogni mese chiedono di essere "sbattezzati". Dinanzi a simile fenomeno, e per imposizione legale, la Chiesa ha dovuto aggiungere una nota nel margine dei registri di battesimo per coloro che non volessero più, un domani, essere considerati cattolici.

Ovviamente la Conferenza episcopale italiana parla di movimenti minoritari e irrisori…

Ed ovviamente il presidente onorario dell’Uaar, Margherita Hack, astrofisica, conferma che "L’Italia è un paese clericale in cui la Chiesa gioca un ruolo dominante nel campo dell’etica"…

Ma per quale motivo, in questo dibattito, non viene riportata la posizione degli atei italiani?

Servizi televisivi che parlano di paesi europei solidali e scandalizzati dalla decisione di Strasburgo con, a supporto, reportage realizzati presso gli ultra cattolici polacchi. Ma andando presso gli ultra atei cechi non si sarebbe ottenuto l’effetto opposto?

Nel 2008 l’istituto Eurispes ha pubblicato un’inchiesta: il 47,8% degli italiani dice di aver fiducia nella Chiesa.

Meno di un italiano su due = l’Italia intera?

Peccato che si siano sentite solo grida, insulti e reazioni indignate, visto che il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo poneva i termini per un dibattito appassionante che non avrà luogo.

Perché, come dice Silvio Berlusconi, la sentenza dei giudici di Strasburgo non è vincolante. I crocifissi possono restare al proprio posto. Ma allora perché tanta agitazione?

Eric Valmir, 6.11.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

lunedì 2 novembre 2009

Berlusconi in visita ufficiale ad Algeri. Per conto di Mediaset

Previsto un imminente viaggio di Berlusconi in Algeria. Entro la fine dell’anno. Lo riferisce l’ambasciatore Giampaolo Cantini nell’ultimo numero di Crescendo, rivista dell’ufficio algerino dell’Istituto italiano per il commercio estero.
Una visita ufficiale, durante la quale il premier, nell’interesse degli imprenditori italiani che intrattengono rapporti commerciali con quel paese, dovrebbe avanzare la richiesta di una maggiore "flessibilità" nell’applicazione delle nuove disposizioni introdotte dalla LFC 2009, la legge finanziaria con la quale il governo algerino intende far fronte alla crisi mondiale riducendo le importazioni e privilegiando gli investimenti nazionali.
"Sono già in cantiere importanti progetti di investimento che attendono solo la definizione del quadro della politica economica", afferma l’ambasciatore. Progetti che coinvolgono "soprattutto piccole e medie imprese". "Soprattutto", ma non solo. Perché di un prossimo summit Berlusconi-Bouteflika scrive anche il quotidiano algerino L’Expression. Il quale, però, più che sul Berlusconi capo di governo si concentra sul Berlusconi uomo d’affari. Che si recherà sì in Algeria in visita ufficiale, ma che, a margine, pare tenterà di sbloccare una pratica che non riguarda né una piccola o media impresa, né un imprenditore qualsiasi.
Si tratterebbe del dossier "Nessma Tv", la televisione satellitare tunisina a vocazione maghrebina acquisita per il 25 per cento, poco più di un anno fa, da Mediaset (un ulteriore 25 per cento è controllato dalla Quinta Communications di Tarak Ben Ammar, di cui Fininvest è socio di rilievo).
Proprio per promuovere Nessma Tv, lo scorso agosto Silvio Berlusconi si era recato in Tunisia. Una visita privata, quella volta. Informale. Conclusasi negli studi dell’emittente con un’altrettanto informale intervista, durante la quale era evidente che a parlare fosse l’imprenditore televisivo più che il presidente del Consiglio: "L’Italia aumenterà i canali d’ingresso regolari per quanti cercano nuove opportunità. Daremo loro la possibilità di un lavoro, di una casa. Garantiremo l‘istruzione ai figli, e apriremo i nostri ospedali alle loro necessità". Parola di quello stesso uomo che solo tre mesi prima, in Italia, aveva tuonato contro la società multietnica. Alle prese, però, questa volta, con un potenziale pubblico televisivo di 80 milioni di nordafricani: spettatori e consumatori, ancor prima che possibili migranti.
Ma il progetto della prima televisione privata del mondo arabo a partenariato europeo ( "una televisione libera ed indipendente che porterà benessere e democrazia") si è appunto incagliato in Algeria. Per via del Sahara occidentale, ovvero di quel territorio rivendicato dal Marocco contro agli irredentisti del Fronte Polisario, un movimento di liberazione popolare sostenuto militarmente e diplomaticamente dal governo di Bouteflika. Nessma Tv sarebbe favorevole agli appetiti marocchini, motivo per il quale in Algeria essa ancora non gode di alcuno statuto giuridico o commerciale, ritrovandosi paradossalmente ad essere tra i cinque canali più seguiti del paese senza poter tuttavia capitalizzare tanto successo: una sede legale ad Algeri è indispensabile per la raccolta pubblicitaria.
La richiesta di accreditamento già da tempo si trova sul tavolo dei dirigenti algerini. Bloccata. Almeno, riferisce L’Expression, fino a quando Berlusconi non si recherà in visita ufficiale sull’altra sponda del Mediterraneo. E chissà che la politica estera dell’Italia non debba conoscere un improvviso ed insospettato interesse per l’annosa questione del Sahara occidentale. D'altronde, commenta il quotidiano algerino, in cambio dello sblocco della pratica "qualche concessione dovrà essere fatta".
Daniele Sensi