giovedì 10 giugno 2010

Il Piemonte confina a sud con l'Italia

Il Piemonte del leghista Roberto Cota assume insegnanti. Purché piemontesi.

19 COMMENTI:

Anonimo ha detto...

Penso che sia anticostituzionale... o no?

Anonimo ha detto...

La situazione è ridicola, si troverebbero con dei posti scoperti, perché i precari locali non si "abbassano" ad accettare una supplenza a Lanzo per un giorno residendo a Cuneo o viceversa. Invece chi viene dal meridione, lasciando giù la famiglia e non avendo altre prospettive occupazionali a casa, non ha problemi ad accettare questi compromessi.
Sono le solite sparate per fare contento l'elettorato leghista.
Ale

Anonimo ha detto...

Peccato, volevo venire ad insegnare lì, dovrò restareqrestare qui nella remota Lombardia

Spirou ha detto...

Populismo becero e anticostituzionale

Marino ha detto...

"perchè usiamo risorse della regione, per affermare il principio della continuità didattica in quanto molti insegnanti che arrivano da altre parti d’Italia non finiscono l’anno scolastico"

licenziare chi lo ha detto per incompetenza manifesta o malafede proterva (o tutte e due insieme).
Ti danno una supplenza annuale e tu rinunci a metà anno, compresi stipendio e punteggio? NON ESISTE. Ti nominano di ruolo, puoi fare la domanda di trasferimento solo per l'anno successivo quando esce l'apposita ordinanza ministeriale.
Comunque, visto che non è nei poteri della regione assumere insegnanti, godranno gli avvocati: ricorsi, cause e controcause, fondi che poi non potranno essere spesi, denunce alla corte dei conti...
ma a 'sta gente non gli si può fare il trattamento Adelchi/Contessa/Braccia_strappate_all'agricoltura:

"compagni, (mandiamoli) AI campi e alle officine", alle "zolle bagnate di servo sudor e all'arse officine stridenti?"

Gioann Pòlli ha detto...

AUTONOMIE CULTURALI E SCOLASTICHE

"Per la loro posizione geografica di intermediarie tra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle
valli alpine deve essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia culturale
linguistica consistente nel:

1) diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella italiana, in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale;

2) diritto all'insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie
garanzie nei concorsi perché gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L'insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo o alla direzione di un
consiglio locale".

(dalla DICHIARAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DELLE POPOLAZIONI
ALPINE redatta a conclusione di un convegno clandestino tenutosi in Chivasso il 19-12-1943 e firmata dai resistenti Émile Chanoux, Ernesto Page, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel, M. A. Rollier,
Osvaldo Coisson, nota come 'CARTA DI CHIVASSO').

Perché fa così paura ciò che i più nobili tra i Resistenti chiedevano, per venir traditi nel modo più indecente e lercio dalla Repubblica italiana?

Se poi non si vuole avere così tanta paura della libertà e del ruolo che spetta di diritto (morale e naturale) a popoli e territori, si dia un'occhiata a questo "survey" sulla scuola in Europa. Si scoprirà che c'è un motivo in più per cui la scuola, in italia, resta ottocentesca.

http://ospitiweb.indire.it/adi//FormRec/Formadoc_3.4_reclutamento.htm

Ps: nella Spagna di Zapatero, il "centro" stabilisce il 65 per cento dei programmi (in Catalunya, Euskadi e Galizia il 55%...), il resto alle Comunità autonome. Che hanno la titolarità di indire i concorsi per il reclutamento degli insegnanti...
Già, ma questa è l'italietta dei provincialotti, e si vede: tutti a far barricate con la testa rivolta all'indietro.

Gioann Pòlli

Tiziano ha detto...

@ pollì:i meriti individuali dei singoli non c'entrano niente con l'appartenenza territoriale che qui pare sventolata come una garanzia di qualità e professionalità, indi per cui ritengo che questi siano solo pretesti per celare la discriminazione strisciante di questa ennesima sparata antimeridionalista

gioann pòlli ha detto...

@Tiziano: io vorrei che in Sicilia e in Calabria insegnassero docenti del posto, utilizzando anche la lingua del posto, su programmi rispettosi della storia e dell'identità di quei popoli. E che sui loro libri di storia (e sui nostri) fossero riportate le fotografie dei "briganti" massacrati dai Savoja (cfr. I Savoja e il massascro del Sud di Antonio Ciano, ed. Grandmelo) e fossero descritte la vera storia di Bronte e quella di Fenestrelle.

E vorrei che in Veneto docenti spiegassero in lingua veneta i mille anni di storia della Serenissima. Così come vorrei che sui libri in Piemonte fosse riportato, anche in lingua piemontese, che tra il 21 e il 22 settembre 1864 a Torino caddero ben 52 persone, e 172 rimasero ferite, perché l'esercito sabaudo sparò vigliaccamente sulla folla che protestava per lo spostamento della capitale a Firenze. Oggi, quando va bene, si legge che in quei giorni vi furono dei "tumulti". Manco fosse stato giocato il derby.

Mi fermo, anche se questi non sono che piccolissimi esempi. Di fronte ai quale l'"antimeridionalismo" c'entra come la barca nel bosco. E di fronte ai quali la pur benemerita e "rivoluzionaria" iniziativa di Cota all'insegna del "no alla scuola coloniale" (ci vuol poco in questo staterello perché un'iniziativa possa essere chiamata rivoluzionaria) appare soltanto un "simbolo" di ciò che andrebbe fatto, e a fondo, per trasformare davvero questo paesucolo delle banane in uno Stato moderno, degno almeno di quello governato da Zapatero...

Gioann Pòlli

Tiziano ha detto...

@ pollì: Stando a quello che dici se si tratta di un problema relativo ai "programmi" scolastici, e quindi ai contenuti storici, mi domando cosa centri la limitazione delle assunzioni ai soli piemontesi.

Ripeto la domanda: i meriti e la professionalità di un insegnante dipendono dal suo luogo di nascita?

gioann pòlli ha detto...

@Tiziano: in senso generale, se vogliamo pensare ad una scuola "glocal" nel senso delle migliori esperienze europee, occorrebbero entrambe le cose.
1) Programmi didattici in cui il dato contenutistico relativo al territorio (storia, lingua e cultura) sia quantomeno allo stesso livello qualitativo e quantitativo del programma federale.

2) Assunzione degli insegnanti a livello del territorio, proprio per evitare quelle forme di "scuola coloniale" che hanno costretto, per esempio sotto la dittatura franchista in Spagna, i baschi, i catalani, i galiziani ( e gli asturani eccetera) a diventare "spagnoli" con l'imposizione di docenti madrileni di origine e mentalità.
L'assunzione di docenti piemontesi in Piemonte (e calabresi in Calabria) è uno dei cardini del rispetto dell'autonomia culturale, didattica e quindi anche politica dei popoli. Come richiesto dalla Carta di Chivasso sopra citata. Stato centralistico e/o fascista= scuola centralistica, nei programmi e nell'imposizione di docenti che propongano modelli "di importazione". Stato federale= scuola federale, con pieno rispetto dei diritti delle comunità di scegliere propri insegnanti e propri programmi.

Infine, il criterio della "residenza" degli insegnanti oggetto del dibattito in Piemonte è più che altro, alla prova dei fatti, simbolico. Perché non ha nulla a che vedere con il concetto della "scuola comunitaria": un insegnante di origine siciliane ma residente nella Regione non verrebbe assolutamente "discriminato". Ma cosè non sarebbe nemmeno se si facesse davvero "scuola di comunità". Perché, in questo caso (di cui parlo in astratto, dal momento che NON E' ASSOLULTAMENTE OGGETTO della proposta di Cota) sarebbe sufficiente un corso di cultura e lingua piemontese per un docente veneto o calabrese perché possa validamente insegnare nella Regione.

Gioann Pòlli

ps: non hai nemmeno idea di quanti insegnanti provenienti dalle comunità del Sud dello Stato italiano hanno, in tredici anni, partecipato ai corsi di lingua piemontese inseriti nel progetto regionale di formazione degli insegnanti... Erano tra i più motivati, tra l'altro.

lulumiss ha detto...

Tiziano

Hai colto nel segno: questa e' solo ed esclusivamente una mossa antimeridionale.

Tiziano ha detto...

@ Pollì: allora se esiste quest'idillio in cui ci sono meridionali che studiano il piemontese con tanta passione che necessità c'è di attuare un simil provvedimento?

Gioann Pòlli ha detto...

@Tiziano: non c'è nessun idillio. Ho soltanto portato una testimonianza diretta di come una politica a favore della lingua del territorio nelle sscuole e nella società non sia assolutamente di per sé discriminatoria nei confronti di chicchessia.
La necessità di attuare questo come ben più incisivi provvedimenti nasce dalle considerazioni politiche, giuridiche e culturali generali (che affondano le ragioni anche a livello europeo e internazionale) che ho già abbastanza lungamente evidenziato più sopra, citando esempi, fonti e motivazioni.

Gioann Pòlli

Tiziano ha detto...

@ Pollì: Di fatto si usano i pretesti più svariati ma il succo è che si preclude un diritto sulla base di elementi distintivi che nulla hanno a che vedere con il merito. Del resto fu proprio Bossi a sostenere che "gli insegnanti meridionali rubano il lavoro a quelli del nord" (estate 2008), indi per cui mi viene difficile dare credito alle cosidette necessità culturali fin qui paventate etc, etc. Preferirei che qualcuno cominci a dedicarsi concretamente ai veri problemi della scuola italiana (e degli italiani)invece di rincorrere il sogno seccessionista infilandolo in ogni dove come il ripieno del tacchino.

Gioann Pòlli ha detto...

Non è necessario scomodare "il sogno secessionista". E' sufficiente abbracciare quello catalano o scozzese (sistema scolastico autonomo da quello di Londra). C'è ancora in giro troppa soggezione nei confronti del totem statale, e ancora troppa schiavitù nei confronti del feticcio del centralismo di stampo giacobino per poter scorgere i contorni della vera essenza della libertà e dell'autonomia dei popoli e delle genti...

Gioann Pòlli

Tiziano ha detto...

@ Pollì: non capisco come si conciliano i valori nobili della "libertà dei popoli e delle genti" con le parole di Bossi che ho citato nel commento precedente. Aggiungo un'altra citazione di Bossi sempre riferita agli insegnanti meridionali:

"Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord" .

è giusto stabilire le capacità di una persona in base alle sue origini? No.

Anonimo ha detto...

Complimenti,buonissima idea.
E meritoria.Luigi C.(UD)

Anonimo ha detto...

Conoscendo Cirio di persona... farà la graduatoria sulla base delle spinte politiche e infilandoci tutte le sorelle mogli dei suoi supporter politici... Somarone patentate che al 37 alla maturità classica hanno fatto seguire una faticosa laurea in lettere in 10 anni a comode rate... che schifo.

Ma lo sapete che Mr Cirio sta facendo riaprire le scuole di frazione chiuse nelle frazioni che sono feudo elettorale del PDL e un calcio in culo a quelle di montagna, che stanno sotto Cuneo, generalmente a sinistra... Quello che accade è vomitevole.

Kik@ ha detto...

a Gioann Pollì
si dà il caso che io abbia conosciuto nella mia vita professionale di insegnante entrambe le situazioni descritte dal Pollì:Valle d'Aosta e Spagna.Non ci vedo niente di invidiabile o di costruttivo ridursi a studiare la storia e la geografia del proprio piccolo orticello,per non parlare della lingua locale,peraltro in Val d'Aosta quella che si studia è il francese,mica il patois,dialetto locale che cambia da paese a paese.Per non parlare della Spagna con i libri diversi a seconda delle varie Comunidad perchè la storia e la geografia studiata variano da regione a regione.E provate voi a iscrivervi in un'università catalana o valenciana...se non parlate catalano o valenciano...nada de nada.E che dire del reclutamento degli insegnanti?la lega sta facendo passare l'idea che vanno favoriti i residenti in loco che magari non si sono mai mossi di lì e mai si muoveranno... alla faccia dei programmi europei erasmus,comenius,ecc...pensati proprio per far circolare persone e idee in Europa:ne ho conosciuti tanti di insegnanti di paesi anglosassoni,per lo più,che nel loro anno sabbatico(previsto dai loro contratti) hanno girato il mondo per imparare ,lingue ad esempio,ma non solo.Nel 2010 non è pensabile un discorso del genere che puzza tanto di una sola cosa :CHIUSURA MENTALE.Neanche ai tempi del fascismo si era arrivati a tanto,anzi.

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