sabato 12 giugno 2010

"Si richiede ottima conoscenza del dialetto veneto e di almeno una lingua estera, a scelta tra lombardo e italiano"

Se siete tra coloro che bazzicano i concorsi pubblici, sarà bene che cominciate ad attrezzarvi, poiché simili brillanti idiozie sanno essere altamente contagiose e già in passato hanno dato prova di un'invidiabile abilità nel diffondersi ovunque, per osmosi, con sfrontata disinvoltura, via via che procede la fuga del Paese da se stesso: nel padovano si assumono vigili; tra i requisiti richiesti, la conoscenza del dialetto veneto - e nemmeno di un dialetto veneto qualsiasi: poiché le parlate locali variano, per definizione, da provincia a provincia, da città a città, da borgo a borgo, dagli aspiranti vigili è pretesa una eccellente padronanza del veneto nella variante di "Battaglia Terme".

Nulla di scandaloso, dice il presidente Zaia: "I vigili dovranno comunicare col popolo, e il popolo è fatto anche di anziani, e gli anziani parlano in dialetto". Caspita, geniale! Ci si chiede solo com'è che nessuno ci avesse pensato prima... Come diamine avranno fatto a cavarsela, in tutti questi anni, i nostri vigili? Chissà quanti vecchietti irrimediabilmente allo sbando si saranno lasciati dietro, condannandoli a sfogare la propria frustrazione nell'importunazione selvaggia di gatti e piccioni.

Aggiornate il vostro curriculum, dunque, e lasciate perdere il "formato europeo" con tutte quelle inutili caselle sulla conoscenza di lingue esotiche come l'inglese o il francese : munitevi di una buona grammatica dialettale, piuttosto. E se per sventura la vostra lingua locale non fosse ancora stata codificata, datevi ad una full immersion nella prima osteria che vi riuscisse di incrociare per strada. Se poi, doppiamente sventurati, doveste ritrovarvi al banco assieme a gente dall'incomprensibile idioma -impenitenti forestieri magari provenienti da una Regione a fianco alla vostra- non vi rimarrà che rassegnarvi e rinunciare al concorso. Come d'altronde pare abbiano fatto nella stessa Battaglia Terme: il termine per la presentazione delle domande scade il 18 giugno. Richieste pervenute finora: nessuna.

47 COMMENTI:

Informazioni ha detto...

Caro Daniele, lasciamo che sia "Il Padano" a spiegarci le cose:
http://www.ilpadano.com/padano_test.php?newsID=2677.
Potremmo scoprire che a domanda risponde Alfredo Beghin e lo fa "alla perfezione" (come se la sua risposta corrispondesse a quella di un manuale per leghisti).
Evidentemente, lui il concorso per diventare "padano" deve già averlo superato a pieni voti.

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele: ti rimando alla mia ultima risposta data a Tiziano nel thread sugli insegnanti in Piemonte

Aggiungo che:
1) Nei Paesi Baschi - visto che di polizia locale si tratta - la polizia locale si chiama Ertzaintza (in lingua basca) e, per farne parte, occorre conoscerla.

2) Zaia sbaglia quando usa a sproposito (ma lo fa solo per "farsi comprendere", perché sa benissimo di che cosa si tratta) la parola "dialetto" anziché la corretta dizione (che compare nella legge regionale in vigore) di "Lingua veneta" nella eventuale variante locale.

3) Daniele, scusami se questa volta te lo dico, lascia perdere le osterie come espediente dialettico. In Veneto parlano lingua veneta correntemente anche medici, insegnanti, professionisti e "ceti intellettuali". Un argomento di questo genere, francamente, non è degno di chi fa dell'"anticomunitarismo" (e quindi della NON GENERALIZZAZIONE) la propria ragione di impegno anche professionale.

Un saluto

Gioann Pòlli

lulumiss ha detto...

E se io vado in veneto e mi metto a parlare il mio dialetto (sono abruzzese) con i vigili, come faremo a capirci? Sono forse previsti anche interpreti? Potro' esprimermi nella nostra LINGUA MADRE cioe'l'ITALIANO, per chiedere informazioni oppure noi turisti dovremo dimostrare un'infarinatura di veneto prima ancora di essere ammessi sul sacro suolo della padania (il veneto fa parte dell padania, no?)? Dovro' mettermi anche l'elmetto con le corna e portare in borsetta un'ampollina con le acque del po?
Sempre piu' buffoni questi leghisti! Scusate se non lo dico in veneto, cerchero' di rimediare!

Io Leggo Solo Feltri ha detto...

Sensi, vedo che ti sei già dimenticato quando sotto PRODI le Poste bandirono un concorso per 500 sportellisti, CON 250 POSTI RISERVATI A IMMIGRATI E ALTRI 250 CON L'OBBLIGO DI SAPERE L'ARABO, affinchè gli stranieri che spedivano i soldi a casa con il Moneygram non dovessero neanche fare la fatica di imparare la nostra lingua.

Poste assumono solo extracomunitari

Almeno l'iniziativa leghista ha la decenza di non discriminare i cittadini nel loro paese per regalare lavoro agli stranieri!

daniele sensi ha detto...

L'arabo è una lingua, il dialetto no.

daniele sensi ha detto...

e le Poste sono una SPA

Anonimo ha detto...

consiglierò ai veneti in vacanza in Calabria un bel piatto di "zirolla cu ghiombari i rivuatu, vrogni e reccati" da chiedere ai ristoranti… mmmmmm che squisitezza…

Gioann Pòlli ha detto...

@lulumiss: sai qual è il problema? Che a forza di sfottere "a prescindere", poi si perde il senso delle cose, e della misura.

Anche in Catalunya, dove una legge impone la conoscenza e l'uso pubblico del català da parte dei funzionari pubblici, è fatto obbligo di conoscere anche la lingua di Stato, cioè lo spagnolo/castillano, e di utilizzarla a richiesta.

Per cui, niente paura. Anche se il Veneto avesse lo stesso status catalano (e se l'italia fosse la Spagna e non lo staterello delle banane lo possederebbe, eccome!), tu abruzzese, in Veneto potresti tranquillamente parlare italiano.

Allo stesso modo, se la mia famiglia e io vivessimo in Abruzzo, sarei lietissimo che i miei figli, a scuola, imparassero a parlare abruzzese.

Questo si chiama "principio di territorialità", e si ritrova espresso ed applicato nella Carta europea delle Lingue regionali o minoritarie stilata dal Consiglio d'Europa nel 1992.

Come vedi, buffoni non sono "i leghisti" quando chiedono che l'Italia sia messa al passo con la storia e con l'Europa, ma tutti gli altri che fingono di non capire. In italia, questi argomenti sono tabù, e poi finisce che - per ignoranza in senso etimolgico come nel tuo caso - ci si metta a ridere di argomenti che sarebbero invece molto, ma molto seri. Al punto che se ne occupano anche le Nazioni Unite, attraverso l'opera dell'Unesco sulle lingue in pericolo e non ufficiali (per l'Italia ne sono censite 31, compreso il Veneto).

Gioann Pòlli

ps: se non credi alle mie parole, fatti pure una ricerca in giro per la rete. Non sui siti italiani, naturalmente...

Gioann Pòlli ha detto...

@daniele: come sarebbe a dire che l'"arabo è una lingua e il dialetto (?) no?"

http://www.linguaveneta.it/ (guardati in particolare i link sulle normative regionali e internazionali, ricordandoti che le normative regionali sono a tutti gli effetti leggi dello Stato...)

Dai, non cadermi al centro della terra con (non) argomenti di questo genere!!!

Gioann Pòlli

ps: non dimenticarti poi la massima attribuita al linguista yddish Max Weinreich (ripresa anche da Noam Chomsky): "Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina".

El Salvan ha detto...

@Gioan Polli: quindi saresti d'accordo se l'Italia, a fianco di Veneto, Lombardo, Abruzzese ecc., riconoscesse quale minoranza linguistica, presente sul suo territorio da secoli, anche il Romanès (la lingua dei Rom), perlomeno nella variante parlata da quei Rom che sono cittadini italiani da generazioni (Sinti lombardi e veneti, Rom abruzzesi, ecc.)?

Gioann Pòlli ha detto...

@El Salvan: personalmente sì, e di corsa. Con un pensiero affettuoso alla memoria del mio grande maestro Tavo Burat.

Spirou ha detto...

C'è una bella differenza tra il preservare le culture locali e il tentativo di trasformare il settentrione in una sorta di Corea del Nord in perenne stato d'assedio di se stessa.

El Salvan ha detto...

@Gioan: felice di vedertelo scrivere. Converrai però con me che su questo punto rappresenti un'eccezione nel panorama leghista/regionalista/ecc.

Se in Abruzzo spendessero soldi pubblici per insegnare la variante abruzzese di Romanès ai bimbi rom, credo che le reazioni sarebbero né più né meno come quelle che si sollevano da Sinistra alla proposta di insegnare i vari dialetti/lingue locali ai bimbi italiani alle elementari.

daniele sensi ha detto...

@Gioann,
io vivo in Italia e mi rifaccio alla legislazione italiana, e non mi pare che il veneto sia tra le lingue minoritarie ufficialmente riconosciute. Ci sono l'occitano, lo sloveno, l'albanese e financo il friulano, ma il veneto no, mi spiace. Il giorno in cui la normativa (nazionale) dovesse cambiare o quello in cui Veneto dovesse aprire una propria sede diplomatica a Roma, potrei prendere in considerazione la possibilità di ricredermi.

Tiziano ha detto...

Con tutti i problemi del veneto questo meritava davvero una corsia preferenziale...ma ha assunto gli Yak come suoi consiglieri?

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele: il fatto che la Turchia non riconosca il kurdo, o che Francisco Franco non riconoscesse il catalano e il basco non mi pare una buona ragione per aderire alle ragioni dell'una o dell'altro. Non mi sei mai sembrato appartenere alla categoria di chi è solito adeguarsi supinamente a tutto quello che gli propina "lo Stato" in quanto tale... Perché altrimenti, per coerenza, non ti resterebbe che aderire con lo stesso fervore anche a tutto ciò che sta varando l'attuale maggioranza. E non mi pare certo il tuo caso.

Ti ricordo poi che un anticomunitarista come te (almeno secondo l'idea che ne ho io) dovrebbe sentirsi più vicino alle indicazioni internazionali, qualora estendano i diritti rispetto a quelli stabiliti dagli stati cosiddetti "nazionali"... L'articolo 11 della costituzione poi stabilische che l'Italia (...) "consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".
Bene, per le Nazioni Unite (l'Unesco è organo dell'Onu) il Veneto è una lingua, e su questo non si discute. Ti ricordo infine che anche le Regioni sono organi dello Stato. E se la regione Veneto ha una legge per la tutela della LINGUA veneta, è anch'essa legge dello Stato, a prescindere dalla ignobile normativa dettata dalla 482/99.

@Salvan: Credo che se si riconoscessero davvero i diritti che spettano a tutte le lingue regionali o minoritarie, in ambito leghista non si farebbe alcun problema per il riconoscimento anche della lingua storicamente parlata dalle comunità rom/sinti presenti da secoli sul territorio dello Stato. In questo, mi sento molto a fianco del grande Santino Spinelli (in arte Alexian), che ho avuto la fortuna di incontrare qualche anno fa in una trasmissione di Corrado Augias.
Ricordo infine che quando fu varata l'ignobile legge 482, in presenza dell'incresciosa esclusione di veneto, piemontese, siciliano e napoletano, la Lega si oppose giustamente anche alla beffa di avere riconosciute invece le lingue dei Rom... Perché i diritti dovrebbero valere per tutti. O per nessuno.
In ambito più largamente "regionalista", o nazionalitaria, non mi ritengo di essere un'eccezione. Vi sono stati e vi sono persone ben più degne di me che si sono schierate a favore della tutela del romanes. A partire dal grande maestro che ho già ricordato più sopra, l'immenso cittadino piemontese del mondo, Tavo Burat.

Gioann Pòlli

El Salvan ha detto...

@Gioann: io faccio sempre un salto dalla sedia quando sento parlare di "Lombardo" o di "Lingua lombarda": una denominazione che può esistere a livello di scienza della lingua, ma che di fatto, più che essere una lingua a sé, è una famiglia di molteplici lingue locali polarizzate attorno a un numero limitato di "modelli" dai confini poco definiti (Milanese, Bergamasco, Comasco, Bresciano...).

Se si arrivasse a una situazione di tipo spagnolo, che faremmo? Insegneremmo il Meneghino ad alcuni bambini, il Laghée ad altri, il Bergamasco ad altri ancora...?

Non per fissarmi sull'Abruzzo, ma siccome c'ho passato diverse estati...anche lì, la situazione linguistica locale è parecchio frammentata: l'Aquilano NON è il Teramano, e nella provincia stessa di Teramo ci sono parecchie varianti.

Bisognerebbe andare a creare degli standard (macro)regionali, il che non sarebbe nemmeno una cosa nuova: gli indipendentisti veneti sottolineano spesso come l'Italiano sia stato, in un certo senso, "creato". Ma l'Italiano si è sviluppato nell'arco di secoli, e solo al momento dell'Unità d'Italia è stato "imposto" per ragioni politiche...e perlomeno, aveva il pregio di avvicinare gli uomini, fornendo loro una lingua comune.

Qui invece si tratterebbe di dover andare a creare in fretta dei nuovi standard regionali (cosa che effettivamente gli indipendentisti veneti stanno facendo), in maniera forzata e artificiosa (certo, esistono corpose tradizioni letterarie in dialetto...ma anche qui, su chi mi baso per il "Lombardo"? Sul Porta, o su altri autori?), e per di più sarebbe un'operazione che (almeno negli occhi di una certa parte politica) avrebbe lo scopo di dividerci ulteriormente, anziché arricchirci con la diversità.

El Salvan ha detto...

@Gioann: guarda, dimmi pure che sono prevenuto verso la Lega, ma penso che si sarebbero opposti in ogni caso all'inclusione di Romanès e Sinto, non foss'altro perché per quest'ultimo, sarebbe toccato alle scuole venete e lombarde sobbarcarsi dell'onere di insegnare tale lingua.
Già solo l'idea che esistano "Rom italiani" lascia ancora perplessa molta gente.
(Santino Spinelli è un Rom abruzzese....sfido che sia a favore ;-) trovami esempi leghisti)

Informazioni ha detto...

dal punto di vista teorico non è sbagliato chiedere il riconoscimento di una lingua minoritaria. quello che è sbagliato è fare un concorso statale pubblico in violazione della legge. o sè è con lo stato o contro; ma non si può stare con due piedi in una scarpa. tra l'altro, il partito che appoggia questi provvedimenti è al governo dello Stato.

Resta poi da vedere come la prenderanno a Battaglia Terme quando il "veneto" verrà riconosciuto dalla legge, ma... nella variante di Marghera.

Gioann Pòlli ha detto...

@El Salvan: ovunque nel mondo una lingua ha una variante sola esclusivamente quando è stata ufficializzata in qualche modo a livello politico. Català, Euskera, Frisone eccetera non fanno eccezione.

Da noi il caso più eclatante è forse quello del sardo. Riconosciuto dallo Stato come lingua anche se, di fatto, ve ne sono almeno due (campidanese e logudorese-nuorese). Ma si tratta comunque di isoglosse di uno stesso sistema linguistico, così come avviene per il lombardo occidentale e quello orientale...

Resta un fatto: se i dialetti di campanile (si sa benissimo che varia(va)no da quartiere a quartiere hanno una qualche speranza di salvarsi, sarà soltanto perché avranno dato luogo ad una "lingua regionale comune" sovrastante. Anche in Sardegna, la Limba comuna, creata a tavolino o quasi, è utilizzata solo ed esclusivamente in ambito amministrativo! Ma la legge riconosce e tutela il valore delle singole varianti.

Dire che riconoscere o "distitillare" una "lingua regionale" sovradialettale significa uccidere le loro varianti veri è una falsità enorme. Anzi, se i dialetti effettivamente parlati nel territorio hanno qualche speranza di salvarsi sarà solo perché avranno come riferimento una vera loro isoglossa e non più una lingua estranea ad essi, come l'italiano.

La legge sarda parla chiaro: la limba sarda comuna RISPETTA le varianti territoriali. La legge veneta anche: L'articolo secondo, comma primo, recita: "Le specifiche parlate storicamente utilizzate nel territorio veneto e nei luoghi in cui esse sono state mantenute da comunità che hanno conservato in modo rilevante la medesima matrice costituiscono il veneto o lingua veneta".

Dire che le lingue regionali uccidono i loro dialetti è menzogna dettata o dall'ignoranza o dalla mala fede. I fatti lo dimostrano.

Saò ridondante, ma insisto. Una lingua senza Stato, nel XXI secolo si può salvare solo se è ufficializzata e riconosciuta a livello regionale. E perché questo avvenga serve ANCHE una lingua comune, come i sardi (catalani eccetera prima di loro) hanno perfettamente capito. Che nulla toglie (anzi) e molto può aggiungere alle varianti locali.

Gioann Pòlli

ps sulla Lombardia: c'è un musicista, Lissander Brasca, che ha vinto un prestgioso premio l'anno scorso con tre brani scritti in "lombardo comune" creato da lle varianti delle due isoglosse lombarde... Se ti interessa, cerca nel mio blog!

http://linguedialetti.splinder.com

gina ha detto...

Non credo che il problema è l'anziano.I problema è il leghista,che non sa,o non vuole parlare l'italiano.I parlamentari ne sono l'esempio evidente.

Gioann Pòlli ha detto...

@el salvan: dimenticavo. Da tredici anni insegno il piemontese nelle scuole e faccio formazione agli insegnanti. Nella mia terra di origine (il lago d'Orta) non si parla la lingua piemontese letteraria (koiné). Qui portiamo in classe le varianti locali, città per città, paese per paese, ma a tutti insegnamo la stessa ortografia e, più in là con le classi, introdurremo la letteratura regionale anche in koiné. Ecco il corretto metodo didattico (approvato dalla Regione)si fa ad insegnare "la lingua piemontese" partendo dalle sue varianti. Lo stesso si può fare in Lombardia, in Abruzzo ed ovunque.

Gioann Pòlli

Tiziano ha detto...

Il problema Gina sta anche nell'arrogante egoismo insito nel precludere la strada agli altri facendosi scudo della burocrazia. Si parla a vanvera di diritti e libertà ma poi di fatto quello che vuole Zaia è ostacolare la partecipazione dei non-veneti ai concorsi pubblici per vigili urbani sfruttando il movente del dialetto veneto.

lulumiss ha detto...

Tiziano ancora una volta ha ragione. Quello che vuole la lega e' solo questo. Con la scusa della lingua, vuole "purificare" la forza lavoro del veneto. Inizia dai vigili, vediamo poi a chi tocca.

lulumiss ha detto...

Per fortuna mia, sono abruzzese in gran bretagna!!! :))) Comunque, caro Gioann, quello che vorrei tu riconoscessi e' che il progetto della lega non ha movente culturale, ma e' puro e becero razzismo. In quanto alla preservazione dei dialetti io sono d'accordo; a casa mia si e' sempre parlato il dialetto, l'ho insegnato anche a mia figlia (oltre all'italiano), anche se non lo parla benissimo. Ricordo che quando io ero piccola, in casa di alcuni miei amici parlare il dialetto era proibitissimo: chi lo parlava veniva considerato un cafone.

Umberto ha detto...

Gioann Polli mi fa piacere che tu possa insegnare il piemontese nelle scuole e che tu faccia formazione agli insegnanti. Ma ti prego di non mascherare la cosa sotto la falsa riga del "difesa della lingua minoritaria".
Io da siciliano se mi trasferisco in Veneto devo avere il sacrosanto diritto di poter partecipare a quel concorso per vigile urbano senza sapere una mazza del dialetto veneto, come lo stesso dovrebbe fare un veneto qualora venga a vivere in Sicilia. E non bisogna uscirsene con la storia "eh ma gli anziani, i vecchi...". Beh, col cavolo, la lingua nazionale è l'italiano e dobbiamo contribuire che si diffonda (o c'è qualcosa che non va in questo?), in questo modo la frammentiamo e teniamo ancora aperte le grosse separazioni linguistiche tra popoli della stessa nazione. La difesa di una richiesta simile mi sa di un patetico tentativo di isolarsi dal resto del mondo. Ma posso dirlo con sincerità? Ma che tristezza!!!

smilla75 ha detto...

Mi sono trasferita da pochi mesi a Bruxelles. Il Belgio è un paese bilingue e le due comunità linguistiche prevalenti sono da tempo in conflitto. Ma anche se i fiamminghi vogliono la separazione dai franconfoni, in questo paese i figli li si iscrive tranquillamente in scuole inglesi, così che oltre che la propria lingua madre, imparino davvero anche una lingua straniera. Quando vado in giro, sento i ragazzini parlare anche tra di loro in inglese.
Nelle università molti corsi sono tenuti in inglese.
Al cinema i film sono proiettati in lingua originale, quale che sia il paese di provenienza.
Sei vai negli uffici pubblici, gli impiegati parlano inglese ed io non sapendo ancora il francese, ho potuto sbrigare varie pratiche buroratiche con l'inglese imparato nella scuola pubblica italiana.
...Gli italiani e in particolare i leghisti, non sanno assolutamente stare al mondo, hanno un cervello e una visione del mondo talmente ristretti che fa paura pensare che gestiscano le istituzioni di un paese.
I leghisti se non li ferma ora, porteranno ad un nuovo nazzismo italiano!

Anonimo ha detto...

Io sono veneto, non leghista, ma condivido il fatto che un vigile debba sapere la lingua comunemente parlata dall'i80% della popolazione di quel comune. Mio padre è stato una volta soccorso da un vigile di Bari. Non si sono capiti. Mi dispiace, ma questa è la realtà veneta. Dove uno su cinque di noi fa volontariato. E dove ci teniamo alla nostra cultura e tradizioni. Che nessun italiano ci potrà imporre. Ora stiamo iniziando a mettere in pratica l'articolo 2 dello statuto regionale. Non mi pare lo statuto sia leghista. Senza rancore, un veneto di sinistra, di madrelingua veneta e che maneggia per lavoro altre 3 lingue quotidianamente.

Paolo Calabrò ha detto...

@Anonimo, veneto, non leghista e di sinistra:
Il problema non è la cultura e tradizioni che lo Stato leviatano vuol soffocare per sostituirle con le proprie. Il problema è il rispetto della Legge (ben vengano le proposte di modificare la Legge: ma finché c'è, va rispettata): i requisiti dei concorsi pubblici sono disciplinati dallo Stato e non sono di competenza regionale. Che la proposta di inserire i dialetti nei requisiti concorsuali statali (se i concorsi un giorno diverranno regionali, sarà diverso; oggi sono statali) venga fatta a livello di legislazione nazionale. Si dica: "in tutti i conocorsi pubblici di una certa regione va inserita tra i requisiti la conoscenza del principale dialetto regionale". E se ne parletrà in parlamento, come è giusto che sia.
Viva le differenze, le culture e le lingue. Ma non le "invasioni di campo". Dura lex, sed lex.

Bruno ha detto...

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di LINGUA, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

Anonimo ha detto...

Intanto complimenti per il blog.
Per quanto riguarda la cosiddetta Padania, questa non esiste e non è mai esistita né come nazione né come territorio, è solo una invenzione fittizia creata ad arte per permettere ad alcuni furbi di cavalcare le paure della gente e prendere il potere ed ingrassarsi il portafoglio a spese dei contribuenti.

Anonimo ha detto...

>> Mio padre è stato una volta soccorso da un vigile di Bari. Non si sono capiti

Ecco, forse se tutti e due avessero parlato l'italiano...

Grazie per aver focalizzato il problema con grande sintesi e pari forza espressiva.

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe che il signor Gioann (in Italiano, Giovanni, presumo) Pòlli mi spiegasse per quale motivo personaggi che non sono Italiani debbano sedere al Parlamento Italiano. Non vengono da altre nazioni problematiche, non scappano da un regime, non sono immigrati (non nel vero senso della parola almeno), non scappano da una possibile pena di morte, non sono prigionieri politici.
Anzi, vogliono ridurre il resto degli Italiani a prigionieri politici.
In Canada esistono i Quebequois, che parlano Francese (e che ti rispondono in Francese persino quando sanno parlare in Inglese). Hanno ottenuto un'ulteriore divisione in un mondo sempre più connesso e condiviso: quindi una sonora stupidità da parte loro.
I Canadesi cominciano a chiedersi per quale motivo pagare le tasse anche per loro e probabilmente hanno ragione.
Questa nazione si chiama ITALIA!I leghisti imparino PRIMA DI TUTTO a parlare Italiano.
I leghisti dovrebbero ricordare quanti meridionali hanno costruito la ricchezza nelle Regioni del Nord.
L'Europa nasce per un motivo di unità, quindi azzarderei a chiamare i leghisti i più lontani dal concetto di Europa.
Agiscono come i talebani, ne hanno assorbito il loro integralismo e mi chiedo cos'altro hanno in mente di imporci, quando al massimo rappresentano, e voglio esagerare!, il 15% dei voti IN ITALIA!

Anonimo ha detto...

Ragazzi, sono di nuovo il veneto di prima. Andiamo per punti:

1) La legge va rispettata, la lega e altre forza politiche in Italia (Svp, UV, etc...), seppur a diversi livelli, cercano di cambiare con iter parlamentario leggi come quelle linguistiche. A me sembra giusto, alcune sono leggi del ventennio.

2) Siamo enormemente indietro in Europa (con la Francia) nella valorizzazione delle lingue regionali. Abbiamo una legge che tutela, in maniera molto debole, una sola parte di lingue locali.

3) È giusto ridare dignità a lingue (nella variante che si voglia) che ebbero pure lustro mondiale nella nostra storia peninsulare. Penso al Veneto in primis (Variante Veneziana, ma anche le altre, il Napoletano, il Siciliano, etc...). Direte che le varianti (dialetti) di queste lingue cambiano da paese a paese. Falso e Vero. Falso: la ossatura rimane, lo ha detto pure Noam Chomsky, che è un pelino più esperto di me. Vero: perchè lo spagnolo o il tedesco non variano da zona a zona e da paese a paese?

4) Giusto sapere l'italiano, ma è giusto pure non DISCRIMINARMI perchè la mia famiglia mi ha educato in veneto, la lingua di questa bella regione. E io farò lo stesso coi miei figli, quando sarà l'ora. E insegnerò loro l'Italiano e mia moglie l'inglese (è inglese). Un vigile che non sa rispondermi a casa mia, perchè io ho il DIRITTO di parlare la mia lingua a tutti i livelli della società, forse bisogna pensare che è inadeguato e discrimina le persone che deve servire.

5) Costa tanto integrarsi in una comunità? Forse basterebbe poco, meno pregiudizi, meno bandiere al vento e più rispetto per le proprie ed altriui tradizioni. Altro che inno o italiano obligatorio a chi lo sente nominare solo in televisione e alla scuola dell'obbligo (perchè poi i miei figli spero vadano a stiudiare all'estero con + libertà).

Yerle ha detto...

E' triste leggere che i baldanzosi leghisti (o berlusconiani) che frequentano questo blog (ma perchè lo seguite poi?) paragonino un concorso in cui viene richiesta la conoscenza della lingua araba (specifico evidentemente per alcune posizioni organizzative di quell'ente) alla generalizzazione della conoscenza del dialetto veneto per poter diventare vigile urbano.
A questa sottospecie di razza umana chiedo di riflettere su come avrebbero reagito leggendo la stessa notizia trasportata a Napoli, o a Palermo. Come lo vedete, o padan-veneti, un vigile urbano che a Napoli sapendo il napoletano è avvantaggiato nel punteggio su un collega che, magari cresciuto al Vomero, il napoletano non lo conosce?

Anonimo ha detto...

Il dialetto è sparito anche perché non è assolutamente in grado di esprimere concetti complessi. Provate a tradurre Kant in dialetto lombardo se ci riuscite. Come tradurreste ad esempio la "Metafisica dei costumi"? Il dialetto conosce solo i costumi da bagno. Però una lingua è anche uno strumento di sviluppo dell'intelligenza. I popoli che hanno elaborato un linguaggio ricco e complesso, come i greci o i latini, o gli arabi o i tedeschi, ma anche gli italiani, sono anche quelli che hanno prodotto le più alte opere di ingegno. La campagna di "italianizzazione" degli anni '60 (per cui ai bambini con si insegnava più il dialetto) è coincisa anche con un salto qualitativo del livello medio di intelligenza e di apertura mentale delle persone.

Anonimo ha detto...

-->> Un vigile che non sa rispondermi a casa mia, perchè io ho il DIRITTO di parlare la mia lingua a tutti i livelli della società, forse bisogna pensare che è inadeguato e discrimina le persone che deve servire

Cioè, la discriminazione è parlare italiano e non conoscere tutti i maggiori dialetti? Spero tu stia scherzando, o che sia ubriaco, o comunque che abbia una buona scusa...Forse dovresti rivedere il concetto di "casa tua". Perchè vedi, credo che anche il vigile si sentisse a casa sua (povero illuso). Il DIRITTO a parlare il tuo dialetto (dialetto, sì,le lingue sono un'altra cosa) non implica l'altrui DOVERE di capirlo, almeno finchè sulle carte di di identità di entrambi c'è scritto "Italia" (dove, fino a prova contraria, si insegna e si parla l'italiano, non è una stupida imposizione, ma è anche abbastanza comodo e favorisce lo sviluppo di un paese, ci avevi mai pensato?) quando e se il veneto farà stato a parte cambierà il discorso, fino ad allora, però...

-->> perchè poi i miei figli spero vadano a stiudiare all'estero con + libertà

Premesso che gli auguro la fortuna di incontrare persone più aperte, dove pensi avranno maggiori possibilità? in un paese dove si parla una sola lingua o in uno dove devono impararne 25?

Gioann Pòlli ha detto...

@Yerle: sarebbe sacrosanto che a Napoli fosse praticato il bilinguismo italiano - napoletano (prova a dire a un napoletano che il suo è un dialetto e non una lingua, poi vediamo che ti risponde), e che a Palermo si parlasse tanto il siciliano quando l'italiano. Esattamente come a Barcellona si parla català e castigliano con gli stessi diritti, o a Cardiff si parla inglese e gallese. Ti ho risposto, come vedi.

Gioann Pòlli

http://linguedialetti.splinder.com

ps: le razze umane non esistono, quindi nemmeno le loro "sottospeci" che tu invochi.

Gioann Pòlli ha detto...

@anonimo delle 9.39, 15 giugno: quello secondo cui "in dialetto" (cioè in una lingua non di Stato) si possano esprimere soltanto concetti legati all'ortofrutta (cfr. Gianluigi Beccaria) è un luogo comune tra i più stupidi, infondati e duri da sconfiggere.
Guarda qui e poi dimmi:

http://digilander.libero.it/dotor43/fisica.html

Il punto è semplicemente capire se a una lingua vengono date le opportunità per evolversi oppure chii detiene il poere decide che deve morire e la ghettizza. E, con le opportunità di evolversi, anche gli strumenti per esprimere concetti della scienza e della filosofia. Sai che cos'era il catalano durante l'era di Francisco Franco, e che cosa è diventato oggi? Rifletti.
Perché altrimenti ci si mette un attimo a ricordarti che la stessa lingua italiana sparisce di fronte all'inglese quando si deve occupare di scienza o tecnica. E anche sulla filosofia non si scherza, dal momento che la maggior parte dei vocaboli che la descrivono sono in realtà parole greche...

Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

in lombardo : "la metafisica dii costum" ...metafisica è una parola che tutte le lingue del mondo hanno preso in prestito dal greco...l'ha presa in prestito il toscano (o italiano , che dir si voglia), perchè non si può usare in lombardo?

PS... gianbattista vico parlava e pensava in napoletano...beccaria parlava, pensava, e discorreva in lombardo...la lista potrebbe andare avanti all'infinito.

Anonimo ha detto...

@Daniele Sensi: "L'arabo è una lingua, il dialetto no."

certo, perche' lo Stato gli vieta di esserlo, e quindi la tua e' un'affermazione circolare, non una posizione razionale. Posso dimostrartelo dandoti esempi di come tale "logica" funzionerebbe in qustioni che conosci molto bene:
"gli immigrati dovrebbero avere diritto ai loro luoghi di culto cosi' come ce l'hanno gli italiani"
RISPOSTA CIRCOLARE: "gli immigrati sono immigrati, gli italiani no"

"Berlusconi non dovrebbe avere il diritto di farsi leggi ad personam, cosi' come non ce l'hanno gli altri cittadini"
RISPOSTA CIRCOLARE: "Berlusconi e' Berlusconi, gli altri cittadini no"

Dov'e' il problema? Il problema e' che
(1)il negato diritto alla liberta' di culto e' immorale, indipendentemente che si tratti di "italiani", "immigrati" o chicchessia;
(2)la possibilita' che un politico si faccia leggi ad personam e' immorale, indipendentemente che esso si chiami "Berlusconi" o "Fantozzi"; e, ovviamente,
(3)il negato diritto a parlare la lingua madre in tutti i contesti societari e' immorale, indipendentemente dal fatto che lo Stato chiami la mia lingua madre "dialetto" , "patois", o "Porfirio Villarossa".

http://bilinguismoregionale.hostoi.com/

XT ha detto...

Mi piace questo blog.
Pero' il dialetto È una lingua. Solo, non è una lingua nazionale.

Gioann Pòlli ha detto...

@xt Mi permetto di correggerti sulla terminologia: la lingua che viene considerata come tale dallo Stato, non è una lingua "nazionale", come tu dici, bensì STATALE.

Non confondere, alla moda ottocentesca, il concetto di Stato con quello di Nazione.

Al concetto di Stato è collegato quello di cittadinanza. Al concetto di nazione, quello di nazionalità. Nell'uso comune - a causa dall'equivoco giacobino ed ottocentesco - sono confusi, ma in realtà il loro valore semantico è diverso.

Ad esempio, negli Stati evoluti e progrediti, il concetto è ben distinto. Si può essere di cittadinanza britannica e di nazionalità scozzese, gallese o manxese e, naturalmente inglese (ma, purtroppo, non ancora cornica).

Anche nel Regno di Spagna, il concetto di nazione è ormai comunemente accettato - anche su un testo ufficiale - per quella catalana (non parliamo di quella basca) o galiziana. Lo Stato (per ora) rimane quello spagnolo.

Infine, se ci fai caso, anche sulle carte di identità della repubblica italiana non c'è scritto "nazionalità" ma "cittadinanza". Ed l'unico motivo per cui, personalmente, non mi viene l'ulcera ogni volta che la guardo.

Gioann Pòlli

Diego ha detto...

Peccato che questa discussione è di giugno, arrivo in ritardo ma lascio anch'io il mio pensiero... vediamo se qualcuno la legge.
Intanto come hanno fatto altri preciso che il veneto non è un dialetto ma è una lingua a tutti gli effetti. Un dialetto è la variante di una lingua madre e da questo differisce solo per la parlata, l'accento e qualche termine diverso. Quando c'è una struttura grammaticale e un vocabolario diverso mi sembra che siamo di fronte ad una lingua e questo è il caso del Veneto! Il Veneto era la lingua di una grande nazione, La Serenissima Repubblica di San Marco. Quando già si redigevano documenti ufficiali in Veneto, e si parlava il Veneto in giro per il mediterraneo, questo era la lingua che noi veneti parliamo ancora oggi mentre l’italiano era denominato “lingua volgare” e si è sviluppato dopo nella lingua che conosciamo oggi. Il Veneto esiste da prima dell’Italiano quindi nessuno ci può raccontare che è un dialetto dell’italiano. Qui non si tratta di essere razzisti perché uno non rinuncia alla propria identità ed è fiero della propria lingua e della propria nazione. Il problema io lo vedo in chi parla scandalizzato di questi argomenti. Forse siete voi che offendete a non avere ben chiare le cose. Da sempre le leggi le scrivono i padroni e la storia la scrivono i vincitori, come nel nostro caso. Se l’Italia dice che il Veneto è un dialetto questo non vuol dire che sia la verità in terra! Troppa gente parla senza sapere, senza conoscere un po’ di storia. Chi non conosce il Veneto non sa che qui l’80% delle persone parla la sua lingua correntemente a casa e che si parla spesso anche nel lavoro e a volte anche a scuola se il professore è veneto. I veneti sono bilingui, parlano il veneto e l’italiano e questo è sicuramente una ricchezza non una cosa da denigrare. E fino a prova contraria, è giusto parlare italiano con chi non capisce la nostra lingua, ma abbiamo il sacro santo diritto di poterla usare tra di noi, e siccome ci sono ancora vecchietti che non sanno parlare bene l’italiano è giusto che anche loro vengano compresi dalle istituzioni della nostra terra. Io sono nato e cresciuto parlando veneto ma parlo benissimo italiano con uno che è di fuori. Altro punto, parliamo della questione “varianti locali”. Vi posso dire che si, anche in Veneto ci sono piccoli differenze di parlata da zona a zona e ci sono alcune parole diverse, ma si tratta sempre della stessa lingua e qualunque veneto può parlare e capirsi benissimo con un altro veneto, non esistono le differenze che possono esserci ad esempio in Lombardi tra milanese e bergamasco.

Diego ha detto...

Forse voi non ci credete, ma sapete che qui la nostra lingua è così radicata che anche gli extracomunitari prima di imparare l’italiano imparano il veneto. Ed è normale che siamo loro ad adeguarsi, se noi siamo abituati ad usare la nostra lingua è giusto che loro la imparino e non ho mai sentito un extracomunitario lamentarsi perché gli dovevamo parlare in italiano. Se qualcuno ha qualche commento offensivo da porre mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro, perché vuol dire che non ha capito niente di quello che ho scritto ed è una persona ignorante e maleducata. Ognuno la pensi come voglia, se uno si sente italiano e vuole parlare solo italiano bene per lui, ma non offenda chi la pensa diversamente. E questo te lo dice uno che parla veneto, italiano, inglese, spagnolo e inglese, non un così detto “leghista ignorante”… consuetudine troppo semplice chiamare così chi la pensa diversamente, invece di avere delle argomentazioni valide con cui controbattere.
Andate a dire agli altoatesini che sono degli ignoranti separatisti perché continuano a parlare tedesco e vediamo cosa vi dicono… parlano tedesco da secoli ed hanno ragione a continuare a farlo, mica devono smettere perché l’altro ieri è arrivata Roma a dirgli “qui è Italia”. Io non ho mai sentito dare degli ignoranti ai Catalani, ai Corsi, agli Scozzesi perché sono fieri della propria identità e della propria lingua, ma i Italia è sempre la stessa cosa, la ragione è sempre degli ignoranti, di chi è attaccato al potere, di chi deve cercare di sottomettere chi osa alzare la testa, di chi deve vivere di Stato e non delle proprie capacità. Chi non è d’accordo e si esprime in maniera arrogante, pensando di tenere in se la ragione illuminata e offende gli altri mi da da pensare che probabilmente parla così perché non ha la fortuna di avere un’identità di cui essere orgoglioso.

Gioann Pòlli ha detto...

@Diego: due post magistrali. Vengo da tre giorni trascorsi a Venezia per lavoro e non sai quanta sia la mia gioia nel sentire TUTTI parlare nella loro lingua, ad ogni livello ed in ogni circostanza. Più volte ho dovuto pregare le persone di continuare a parlare in veneto anche con me, che non lo so parlare, mentre proprio per questo loro - per rispetto - volevano parlarmi in italiano.

Un altro motivo per cui ripeto anche qui il mio VERGOGNA urlato in faccia a quei personaggi che ancora una volta hanno tradito prima di tutto se stessi, e poi quel popolo che dicono di voler rappresentare:
http://www.asca.it/regioni-VENETO__COMM__CULTURA__NO_INSERIMENTO_DIALETTO_TRA_LINGUE_MINORITARIE-538383--.html

Gioann Pòlli

InigoJones ha detto...

Volevo solo complimentarmi con tutti coloro che hanno scritto. Sia quelli che difendono la lingua veneta sia quelli che ritengono che la lingua veneta non abbia il diritto ad essere difesa. La cosa importante che ho notato in questo dialogo, a parte forse certi toni che potrebbero apparire a volte un po' offensivi, è la capacità/occasione di focalizzare un problema non risolto nello STATO ITALIANO. Penso che a cavallo dei 150 anni di UNITA' dello STATO ITALIANO ci vorrebbero piu' discussioni come questa perchè forse queste permetterebbero di fare un passo in avanti nella reciproca comprensione tra i vari popoli che abitano lo STATO ITALIANO.
Spero quindi che il dialogo continuti perche' credo sia l'unico modo per sperare almeno di arrivare a capirsi.

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