mercoledì 21 luglio 2010

Francofasciolinguismo

La grandeur transalpina davvero non conosce limiti: nonostante un protezionismo linguistico già da tempo spinto oltre i limiti dello sciovinismo e che ancora oggi parla di "ordinateur" e "souris" in luogo di computer e mouse, la "Delegazione generale per la lingua francese del ministero della Cultura" (dio che paura...) ha deciso di dare un'ulteriore ripulita al fiero e gagliardo vocabolario nazionale: l'ora è suonata per esotici anglicismi quali "blog", "buzz", "prime time", "playback" e "peer to peer", costretti a cedere il passo ai più intuitivi -in ordine- "bloc-notes", "bouche à oreilles", "heure de grande écoute", "présonorisation" e "poste à poste".

In caso di dubbi, il buon cittadino potrà consultare il sito messogli a disposizione dal ministero: una procedura assistita ("Vous pouvez le dire en français!") lo aiuterà a scovare quei 5 termini patrii che, messi assieme, possano restituire il senso di quell'unica parola -straniera- che la sua meticcia testa aveva avuto l'ardire di pensare.

I francesi avranno anche insegnato al mondo i Diritti dell'Uomo, ma che qualcuno insegni loro il buonsenso.

d.s.

13 COMMENTI:

suibhne ha detto...

e nivoplanchiste per snowboard o octet per byte? me ne ero occupato anche io qualche settimana fa di FranceTerme... però sotto una certa soglia di buonsenso non è una scemenza: perché bisogna dire webmaster, casting o hard disk? Alla fine, una lingua che rinuncia ad avere parole per dire cose è una lingua che si impoverisce... fermo restando il buon senso, sia chiaro: non chiamerò mai il mouse "sorcetto"..

Dannox ha detto...

Beh, Suibhne, dipende chi ha inventato certe parole. Se webmaster nasce negli Usa come i computer e internet, perchè dobbiamo trasformarlo in italiano o francese?
Idem per blog, etc.
Su casting puoi avere ragione invece.

daniele sensi ha detto...

Quoto Dannox

mozart2006 ha detto...

Vi ricordate l´autarchia linguistica fascista? film che diventava pellicola, Renato Rascel che dovette cambiarsi il nome in Rascele perchè sembrava straniero? Ecco, i francesi in questo son rimasti fermi

mirkojax ha detto...

ehhh devo prendere lezioni da berlusconi con il logo italiano Magic Italy.

Gioann Pòlli ha detto...

Un post che mi invita a nozze, Daniele. Ma parto proprio dalla tua ultima considerazione: "I francesi avranno anche insegnato al mondo i Diritti dell'Uomo, ma che qualcuno insegni loro il buonsenso". Impossibile. Perché nella loro visione di "diritto dell'uomo" è proprio insito il concetto che sono soltanto LORO, illuminati come sono, a poterli insegnare in tutto l'orbe terracqueo. E sono soltanto loro a poter discernere cos'è male e cos'è bene. E quindi, investiti di contanta missione da divulgare all'umanità intera, non è assoolutamente tollerabile che qualcuno possa mai insegnare loro alcunché. Tantomeno come chiamare l'ordinateur, il souris e compagnia cantante. Questo non è che l'applicazione coerente di uno di quei principi fondanti del giacobinismo che tanto, nel mio piccolo, contesto anche nelle sue annacquate e ridicole forme presenti nell'italietta. Ma bene è stato detto: tra giacobinismo e fascismo il passo è davvero troppo breve. E talvolta persino coincidente.

Gioann Pòlli

Dombrechi ha detto...

No, non sono d'accordo. il buon senso andrebbe insegnato agli pseudo manager che infarciscono a tal punto il loro linguaggio di anglicismi da creare una vera e propria "lingua parallela", incomprensibile ai normali esseri umani. E se ne vantano, pure!
Perchè dire "Know-how" invece di "competenza"? Perchè parlare di "start up" invece di "avviamento"? E' solo snobismo di chi si crede un figo senza senso (o meglio un "no sense fig")

EnX ha detto...

non ho idea di cosa succederebbe se si scrivessero anche i loro bei linguaggi di programmazione...

come si scriverebbe SELECT * FROM '' WHERE ?

suibhne ha detto...

beh, Dannox, per lo stesso motivo per cui chiamiamo lampadina una cosa inventata in America, locomotiva una cosa inventata in Inghilterra e cellulare una cosa inventata non so bene dove, ma direi comunque in America...

Filippo ha detto...

be', qualche geniaccio si sarebbe potuto inventare "internetto"; ai giorni nostri fa ridere. non sempre: pensate al verbo "implementare" che è ricalcato pari pari dall'inglese, nonostante la radice latina.
oppure traducendo letteralmente: "maestro di rete" per "webmaster", "tavola ad acqua" per "waterboarding", o "disco rigido" - che fino a qualche anno fa si sentiva dire - come abbiamo tradotto "grattacielo" dall'inglese e "ferrovia" dal tedesco. l'estetica della lingua è cambiata, da quando abbiamo importato locomotive e lampadine. io ritengo che il problema stia nel voler controllare un fenomeno al di là della nostra portata: quando chi le parla segue regole diverse da quelle scritte, ecco che le lingue sono cambiate, e tanti saluti. non ci credete? usate "egli" e "codesto", avanti.

daniele sensi ha detto...

@ Gioann,
sai che invece avrei giurato fossi favorevole a simili provvedimenti protezionistici?

virginie ha detto...

vero, alle orecchie italiane suona ridicolo. però non riguarda solo i francesi: gli spagnoli son precisi precisi (e a dire la verità a me raton fa più ridere di souris). ma, chissà perché, con gli spagnoli non se la prende mai nessuno ;)

detto questo: i franzosi usano un sacco di parole italiane, solo che, spesso, le storpiano orribilmente: tipo "panini" che, per loro, è singolare. o "tuttifrutti" che è un mélange di tutto un po' ma non è un'espressione nostra. e pure inglesi, naturalmente, per esempio dicono sticker - no, sticoeur più o meno - per dire adesivo. non so, trovo che la loro resistenza sia un po' insana, ma lodo la resistenza: a me capita spesso di non capire gli italiani quando parlano, per esempio, il marketinghese.

http://linguedialetti.splinder.com ha detto...

@Daniele: no, non mi piacciono assolutamente i protezionismi linguistici. E questo per due ragioni, una irrazionale e una razionale.
Quella irrazionale, o meglio "di pancia", è che detesto l'ipocrisia di uno Stato - come quello francese o quello italiano - che piange come un vitello di fronte all'"l'uniformità linguistica" imperante e invoca "i diritti dell'Uomo" quando si muove sullo scacchiere internazionale contro lo strapotere della lingua inglese. Ma poi, sul piano interno, se ne stracatafotte, anzi piange ancora, quando a reclamare gli stessi identici diritti sono i locutori delle lingue regionali. Vili ipocriti, e solo perché non voglio scadere nel turpiloquio.

La motivazione "razionale" del mio no ai protezionismi alla francese o alla fascista (uguali sono) è che pretendere di fermare l'evoluzione di una lingua (quindi anche le sue contaminazioni) è come tentare di cementificare gli argini di un torrente. Quanto la natura si vuol riprendere la sua strada, lo fa con gli interessi. Anche le lingue regionali o minoritarie, nella mia visione, devono essere lingue moderne, attuali, attualizzate e attualizzabili, e non reperti da museo da anestetizare e mettere in bacheca insieme agli strumenti dei vecchi mestieri non più utilizzati.

L'unica "protezione" linguistica che accetto anzi invoco è proprio quella - attraverso l'istituzionalizzazione del bilinguismo lingua locale/lingua di Stato (modello catalano) - da attuare contro uno Stato che per sua natura vorrebbe impedire alle lingue locali, attraverso il loro genocidio culturale, qualsiasi speranza di evoluzione e di crescita insieme alle culture umane che esprimono.

Gioann Pòlli

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