martedì 6 luglio 2010

L'informazione è chiamata ad affrancarsi da se stessa

Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, dimostra -con una certa supponenza- di non saperne molto della Rete ("La Rete è interessante, ma non è il mondo"). Arianna Ciccone glielo fa, garbatamente, notare ("Non c'è un mondo senza la Rete: la Rete è ovunque, anche nel cuore del potere").

Passata la tempesta forse qualcuno dovrà cominciare a porlo, seriamente, il problema di organi di rappresentanza dell'informazione mainstream che già erano inadeguati 30 anni fa, figuriamoci oggi: il mondo viaggia su fibre ottiche, wi-fi e 4g, loro ancora vanno a carbone. Quel che è peggio (e qui penso soprattutto a quel residuato -si può dire?- fascista che è l'Albo dei giornalisti) si vorrebbe imporre il passo della lumaca anche a chi, proprio nella Rete, ogni giorno testimonia di come non occorra di certo una patente per fare informazione: servono curiosità, spirito critico, testardaggine e gusto per l'avventura, doti che certi ortodossi soloni tradizionalisti spesso non hanno.

E non si tratta di tornare a sollevare la -presunta- acrimoniosa rivalità tra blogger e giornalisti. I primi sanno benissimo di non poter fare a meno dei secondi, e viceversa, tanto che le testate e i direttori più lungimiranti già hanno cominciato ad attrezzarsi: il futuro dell'informazione sta in una più organica e meno improvvisata integrazione tra redazioni "tradizionali" e protagonisti del blogging.

Il domani che stiamo vivendo non conosce isole. La libertà dell'informazione passa anche da una destrutturazione interna che sappia finalmente dissolvere ogni tentazione corporativistica nella realtà delle cose.

d.s.

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