venerdì 26 febbraio 2010

Comunicazione di servizio

Stacco la spina dalla Rete e dall'Italia per un paio di giorni.

Tenetene conto, qualora doveste scrivermi.

Peace.

d.s.

giovedì 25 febbraio 2010

Stampa francese: "Le candidate di Berlusconi? Meglio su un calendario per camionisti"

Dinanzi ad uno sbigottito Bayrou (leader del partito di centro), il cui sguardo, da buon cattolico, si fa pieno di umana commiserazione, la televisione francese illustra i curricula delle candidate del Pdl alle prossime elezioni regionali italiane. Chissà perché, il pubblico ride....




Sullo stesso tema Le Figaro scrive: "Più che in un consiglio amministrativo, le vedremmo meglio (le ragazze di Berlusconi) su di un qualche calendario per camionisti".

Il web magazine Marianne2 invece ironizza: "Nonostante gli sforzi, Sarkozy non riuscirà mai ad eguagliare Berlusconi, frenato com'è dalle vestigia della nostra identità nazionale, tra le quali fa ancora bella mostra di sé la cultura del diploma".

d.s.

mercoledì 24 febbraio 2010

Gli aerei del (nostro) futuro

Sempre che qualche paese un po' più civile non si decida, nel frattempo, ad invaderci:


E giusto perché possiate cominciare ad abituarvi all'idea, sul sito dei Giovani padani è disponibile pure un simulatore di volo... Così qualora il pilota, nello scoprire che la terra è tonda, dovesse d'improvviso abbandonare la cloche...

Caro Cota, sono intellettuali. E quello è il loro ruolo

martedì 23 febbraio 2010

Asilo pubblico riservato ai bambini cristiani

Succede nel mantovano. Per iniziativa di Udc, Pdl e Lega.

Una cellula clandestina di Taliban di stanza in Italia plaude all'iniziativa: "Se la laicità è questa cosa qui, possiamo trovare un accordo".

sabato 20 febbraio 2010

Radio Padania: "Purtroppo gli immigrati conoscono la legge e non si lasciano trattare come noi vorremmo"

(audio in calce al post)

Ogni volta che c’è da varare una vessazione in più che vada a colpire i migranti, la Lega attacca col ritornello del "noi lavoriamo per un’integrazione che passa dalla condivisione dei valori iscritti nella nostra Carta costituzionale". L’ultimo esempio, l’introduzione del permesso di soggiorno a punti. Un provvedimento che, a detta del ministro Maroni, non sarebbe improntato a tentazioni xenofobe, bensì ad un percorso di riconoscimento reciproco fatto di diritti e di doveri.

Peccato che quando si passa dalle arene istituzionali o televisive a spazi mediatici più ristretti e confidenziali -là dove non si tratta più di guadagnare consenso ma di rassicurare quello già conquistato- il discorso cambi. Ed allora dai migranti non si pretende più la conoscenza "delle regole civili del nostro paese". O almeno non di quelle che possano tornare loro utili. Perché un migrante consapevole dei propri diritti rappresenta un intollerabile affronto, un insopportabile ostacolo ai progetti di pulizia di certi amministratori locali.

Incalzato dagli ascoltatori che si lamentano di come di immigrati, in Italia, ce ne siano ancora troppi, Alessandro Morelli, conduttore di Radio Padania e consigliere di zona a Milano, risponde proprio così, che quelli purtroppo conoscono i propri diritti e che "ad esempio, quando c’è un campo nomadi da sgomberare noi arriviamo lì, ma loro, chissà com'è, sanno che, se il terreno è di proprietà, per procedere con lo sgombero ci vorrebbe prima la richiesta del proprietario". E dannazione a quei sindacati e a quelle associazioni cattoliche che li aiutano "informandoli esageratamente" sulle leggi in vigore.

Ascoltare per credere:

venerdì 19 febbraio 2010

Di Sanremo e dell'antiberlusconismo primario

Sul Web francese comincia a circolare la voce secondo cui dietro al brano presentato da Simone Cristicchi all’edizione in corso del Festival di Sanremo ("Meno male che c'è Carla Bruni...") vi sarebbe la regia occulta di Silvio Berlusconi, il quale avrebbe così trovato modo di vendicarsi delle ormai note freddure rivoltegli dalla première dame di Francia. La prova? Il festival della canzone italiana va in onda su una rete che, sebbene pubblica, di fatto è controllata dal primo ministro.

Si tratta, per noi che viviamo in Italia, di un’evidente fesseria, tra l’altro ingenerosa nei riguardi del talento e della dignità di Cristicchi.

Tuttavia in quanti, anche al di qua delle Alpi, sono soliti frequentare simile imbecillità cospirazionista -che in Francia verrebbe definita "antiberlusconismo primario" - solo perché magari il punto di osservazione non è loro favorevole e non se ne rendono conto?

d.s.

mercoledì 17 febbraio 2010

Asilo politico

Quella delle fesserie intanto l'abbiamo raggiunta

Di par condicio, intendo


A questo punto lancio un appello per il ripescaggio di Nino D'Angelo

E l'acquasantiera all'ingresso no?


Cristiani per contrapposizione. Gente che se fosse islamica ci farebbe circoncidere tutti, per legge.

martedì 16 febbraio 2010

L'informazione dal basso targata Pd: gossip, papere e red carpet

Sul Pd che mobilita il proprio stato maggiore per andarsene a Sanremo, già altri hanno detto quel poco che potesse essere detto senza abbandonarsi alla pernacchia o all'insulto libero. Di mio aggiungo solo che dal patetico si passa al beffardo se, a poche ore dall'inizio del festival meno rappresentativo della canzone italiana, l'emittente di partito YouDem, tramite una newsletter cui forse ci si era iscritti nella promessa di uno spazio vocato all'informazione dal basso, si mette a sollecitare militanti, simpatizzanti e sostenitori democratici ad inviare "i filmati più divertenti del Festival, il red carpet, le papere della Clerici, anteprime, scoop e i gossip della kermesse sanremese".


L'impressione è che i dirigenti del Pd più che con la gente e con il territorio abbiano perso il contatto col proprio cervello.

d.s.

lunedì 15 febbraio 2010

"Gli immigrati? Sono pidocchi da estirpare"

Sul forum di Radio Padania (la radio della Lega Nord) c'è chi pensa che gli immigrati siano pidocchi e che pronunciarsi contro i quartieri ghetto, come hanno fatto oggi Bossi e Maroni riferendosi ai recenti incidenti di Milano, significhi promuovere la "contaminazione delle poche zone non ancora contaminate".

Possibile, si chiedono sul forum, che Bossi e Maroni non capiscano che "uno, quando ha i pidocchi, se li leva, mica li sparpaglia"?





sabato 13 febbraio 2010

Sacrilegio: la Lega tradisce il dio Po

Davvero non c'è più religione. Il dio Po, il fiume le cui sacre acque attraversano da occidente ad oriente l'irredenta terra promessa di Padania, quello dell'ampolla di Pian del Re, che, a confronto, Giordano, Sinai e Giovan Battista erano dei dilettanti, è stato colpito alle spalle dal suo popolo eletto. Tradito come Gesù. Come Yahvè rinnegato per un vitello d'oro.

I fondi europei (180 milioni di euro) stanziati sotto il governo Prodi e destinati alla messa in sicurezza e alla valorizzazione artistica del fiume, sono stati dirottati altrove. Con il benestare del presidente della commissione Ambiente alla Camera, il leghista Angelo Alessandri. Nuova destinazione dei fondi? Siamo all'apostasia: si sussurra il nome di Palermo.

d.s.

venerdì 12 febbraio 2010

Che cos'è la destra, cos'è la sinistra

Dopo i Telegatti, Berlusconi mi ha detto: "Bisio, come fa uno come lei a essere di sinistra?". Gli ho spiegato che a 17 anni, nel 1974, scendevo in piazza per il divorzio. E che poi non ho divorziato, mentre lui sì.
(Claudio Bisio, l'Espresso in edicola)

giovedì 11 febbraio 2010

Un governo di ritardati digitali

Mentre la Francia si appresta a completare la migrazione di buona parte del proprio sistema informatico (Parlamento, Polizia, ministero dei Trasporti..) da Windows a Linux (per la sola gendarmeria è previsto un risparmio di 50 milioni di euro), il governo italiano se ne sta ancora lì a siglare accordi sulla sicurezza (sic!) con Microsoft.

mercoledì 10 febbraio 2010

Libération: "L'imbarbarimento e la 'leghistizzazione' dell'Italia" (traduzione integrale e ragionata)

Ok, stavolta Giornalettismo è arrivato prima. Ma tradurre "liguisation", evidentemente riferito alla Lega, con "polverizzazione", o "rondes" con "pattuglie di poliziotti di quartiere", è 'na roba che proprio non si può vedere (correggete, per favore!). Inoltre, limitandosi ad una traduzione parziale (e distratta), a Giornalettismo sfugge un passaggio fondamentale dell'articolo di Libé: se all'estero fanno fatica a cogliere la gravità della situazione italiana (il suo "imbarbarimento", e non la sua "barbarizzazione"...), è anche perché Berlusconi catalizza ogni attenzione. E di questo sono (siamo) responsabili un po' tutti: troppo concentrati sui deliri d'onnipotenza del premier, spesso perdiamo d'occhio ciò che al premier sopravvivrà: la Lega Nord.

Ecco dunque il pezzo di Robert Maggiori (che ringrazio per l'email) in traduzione integrale.

L'Italia è un paese normale? L'anomalia rappresentata da Berlusconi - il quale concentra nelle proprie mani potere politico e potere mediatico, utilizza il Parlamento come "stabilimento di produzione" per leggi destinate a salvarlo dai tribunali, vomita sulla magistratura, critica senza sosta la Costituzione, riduce la politica a barzellette e a recite da commediante, si trascina dietro tutto un carico di scandali sessuali - pare suggerirci di no.

Ma c'è dell'altro. Ciò che più colpisce è che dopo essere stata definita il laboratorio avanguardista dell'Europa, l'Italia, oggi, sta regredendo ad una situazione di "provincialismo". La sua stessa classe politica è provinciale, viaggia poco e raramente parla l'inglese. Il ruolo centrale viene ancora affidato ad una televisione ferma agli "anni '80". Si va "in" televisione vestiti di tutto punto, ogni cosa è entertainment, pubblicità, talk show urlati, culi e merletti, le trasmissioni d'inchiesta sono rarissime, quelle di approfondimento culturale, cui possano partecipare filosofi, storici, sociologi, psicanalisti o uomini di scienza, praticamente non esistono. Una sera su due, su Rai Uno, animata da un giornalista mellifluo e servile, c'è Porta a Porta, una sorta di messa alla quale partecipano sempre gli stessi leader politici, e alla quale non manca molto per rimpiazzare la Camera o il Senato. Di rado, tra il pubblico delle trasmissioni politiche, sportive o di varietà, si vede gente di colore o meticcia.

Retrocessa a provincia, l'Italia perde punti in quasi tutte le classifiche: la scuola, la sanità, l'ambiente, i diritti, la cultura (bilancio massacrato) e anche la tecnologia. Solo pochi giorni fa, dopo che Bob Geldof aveva accusato il governo di far quadrare il bilancio sulle spalle dei poveri, è stato Bill Gates in persona ad intervenire per accusare Berlusconi ("I ricchi spendono molto più per problemi personali come la calvizie, che non per combattere la malaria") di aver dimezzato gli aiuti pubblici allo sviluppo dei paesi più poveri promessi davanti alle telecamere, facendo dell'Italia "il più avaro tra i paesi europei".

Stessa regressione anche a livello informatico. Lo sapevate che, in virtù del decreto Pisanu, in un luogo pubblico, in un aeroporto o in un cybercafé, la connessione wireless alla Rete è vincolata all'esibizione di una carta d'identità? Che gli stanziamenti per lo sviluppo della banda larga sono congelati dal 2008, che si levano voci della maggioranza per mettere sotto controllo i social network come Facebook? Che ovunque si firmano petizioni per chiedere al governo di "emancipare Internet" da norme legislative penalizzanti per il futuro di un paese che, quanto ad accesso alla Rete, già è "indietro e sottosviluppato rispetto al resto d'Europa"? Berlusconi è un uomo di televisione old style, per il quale il Web rappresenta una minaccia, perché "liquido", incontrollabile - e al di fuori del suo impero.

Ma è a livello sociale che la regressione è più avanzata. Berlusconi catalizza talmente l'attenzione che all'estero non colgono la questione più importante: la "leghistizzazione" della società, che sta portando alla degradazione morale e civile, se non ad un "imbarbarimento", dell'Italia. La Lega Nord di Umberto Bossi (il cui organo ufficiale, La Padania, scriveva: "Quando ci libererete dai negri, dalle puttane, dai ladri extracomunitari, dagli stupratori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, le nostre menti? Sbatteteli fuori, quei maledetti!"), alleata decisiva del partito di Berlusconi, ha fatto eleggere i propri uomini, tra i quali molti sono ministri, in un numero considerevole di amministrazioni locali, ha diffuso ovunque i suoi valori ed il suo linguaggio, ha sdoganato e banalizzato il discorso xenofobo. Ci vorrebbe un'intera biblioteca vaticana per enumerare i discorsi di incitamento all'odio razziale, omofobo e "anti-meridionalista" pronunciati dai suoi leader. Guardate su Youtube i video di Mario Borghezio, ascoltate qualche estratto delle trasmissioni di Radio Padania: in nessun altro paese sarebbe tollerata una tale profusione di odio, e di imbecillità, xenofobo! Difendono i valori cristiani, quelli della famiglia, del lavoro, vogliono la croce sulla bandiera italiana ed il crocifisso nelle scuole, ma poi il ministro dell'Interno istituisce ronde cittadine (fiasco colossale, per fortuna, poiché nessuno s'è fatto avanti per prendervi parte) e stabilisce che il solo fatto di essere stranieri sprovvisti di documenti costituisce un reato. Una piccola vedette della politica, un'imprenditrice che si colloca alla destra dell'estrema destra, che si presume verrà nominata sottosegretario al Walfare perché nelle simpatie di Berlusconi (a proposito del quale aveva detto: "per lui sono come un'ossessione, ma non mi avrà..", o "ama le donne solo in orizzontale"), ha saputo distinguersi dichiarando che "Maometto era un pedofilo". Un fanatico (un eletto) andava sui treni a disinfettare i posti occupati da nigeriane, un altro (anch'egli eletto) voleva "eliminare tutti i bambini (rom) che derubano gli anziani" e, interrotto dagli applausi del "popolo della Padania", invitava i musulmani ad andare a "pisciare nelle loro moschee". Altri ancora hanno dato fuoco alle baracche degli immigrati, o proposto, sui tram, vagoni separati per italiani e stranieri... Discriminazioni di ogni genere, aggressioni, uomini braccati, talvolta crimini, striscioni e slogan razzisti nei raduni della Lega, ed ancora una vera e propria caccia all'uomo nero, con bastoni e fucili, che evoca, sulla stampa internazionale, il Ku Klux Klan, ma che, al ministro dell'Interno, fa dire: "Siamo stati troppo tolleranti con gli immigrati".

A fronte di tutto questo, sono poche le reazioni in Europa. Ed è proprio in tal senso che l'Italia è il paese più "provincializzato": la si guarda dall'alto in basso, apprezzandone la cucina, l'arte ed i paesaggi - non la si prende per niente sul serio, né nel bene, né nel male. Ma vi immaginate cosa succederebbe nelle strade di Londra, di Parigi, di Berlino o di chissà quale altra città europea se la Lega Nord fosse un partito, ad esempio, austriaco, o francese, e se Umberto Bossi si chiamasse Jörg Haider?

Libération, Robert Maggiori, 10.02.2010
(traduzione di Daniele Sensi)

C'hanno la faccia come il culo

A Ginevra, sottoposta all'esame periodico da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il governo italiano, per voce del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, ha avuto la sfacciataggine di addurre come prova del proprio impegno sul fronte del contrasto al razzismo e alla xenofobia, le recenti condanne dei leghisti Tosi e Gentilini per istigazione all'odio razziale.

Che quelle sentenze siano state emanate nonostante questo governo, e che anzi buona parte dell'attuale maggioranza le reputi ingiuste perché pronunciate da giudici non eletti dal popolo, questo, ovviamente, Scotti non lo ha detto.

d.s.

martedì 9 febbraio 2010

Permesso di soggiorno a punti, messaggi subliminali

Eric Valmir, corrispondente della radio pubblica francese, commentando l'introduzione del permesso di soggiorno a punti osserva come tale provvedimento tenda anche a veicolare, nell'opinione pubblica, un non irrilevante messaggio subliminale, giacché esso lascia intendere che un immigrato, prima o poi, un errore, o un reato, lo debba pur commettere. E generoso appare il Governo che a tali necessarie mancanze offre un tetto massimo di 30 punti.

lunedì 8 febbraio 2010

Varese, consigliere della Lega contro Renzo Bossi

Con una lettera aperta indirizzata alla stampa locale, il consigliere provinciale Marco Pinti, del Movimento dei giovani padani di Varese, contesta la candidatura del figlio del Senatur alle prossime Regionali.

"Se il caso non ti avesse voluto erede primogenito del fondatore dell’ultimo movimento di massa della storia politica italiana, oggi sfrecceresti con il volvone per la superstrada del lago a caccia di promesse spose fino a tarda notte", scrive Pinti rivolgendosi direttamente a Renzo Bossi. Al quale non vengono risparmiati sarcastici ammonimenti: "Ricorda che la gente si incontra per strada e non su Facebook". Tra le righe, qualche amara stoccata anche nei confronti della dirigenza del partito: "Militanti, con più anni di militanza di te, hanno fatto disciplinatamente un passo indietro per darti spazio"...

Dev'essere un'esperienza orribile, per un giovane leghista, scoprire che il proprio partito, ancor prima che padano, è così tanto italiano.

Update: mi segnalano che Marco Pinti, fino a qualche mese fa coordinatore provinciale dei Giovani padani di Varese, è stato succeduto in tale carica da Andrea Tomasini, il quale, giusto stasera, si spertica in una (tristissima) lettera riparatrice colma di "gioia" per la candidatura di Renzo. Al povero Pinti, cui dev'essere giunto un cazziatone dai piani alti, è toccato nel frattempo rilasciare una seconda dichiarazione: la sua contestazione era frutto di "un'iniziativa personale non riconducibile alla posizione ufficiale del movimento".

Assodato che la Lega è un partito come tutti gli altri, non c'è di che dubitare: tra il solitario Pinti ed il ligio Tomasini, a far carriera sarà il secondo.

Quello di Beppe Grillo non è un blog

Bensì un sito redazionale. Ad ammetterlo è, finalmente, lo stesso Beppe Grillo. Di passaggio in Francia.

sabato 6 febbraio 2010

La Coop sei tu. Musulmani compresi

Ecco, alla Coop, invece, continuerò ad andarci volentieri.

venerdì 5 febbraio 2010

Rondolino e Velardi, studiatevi la netiquette

L'ennesimo blog che copia senza citare la fonte.

Ah, ecco: è fatto da giornalisti.

Permesso di soggiorno a punti, la politica dei sadici

Non si tratta nemmeno più di semplice cattiveria o di facile propaganda elettorale: l'introduzione del permesso di soggiorno a punti, ovvero la precarizzazione ontologica, psicologica ed emotiva del vivere da immigrati in questo Paese infame retto da infami e da infami abitato, ha a che fare col patologico. Ed il miglior commento a quella che è la ratio di quest'ennesimo provvedimento in materia d'immigrazione, ce lo offre Wikipedia:

Il sadismo è una parafilia consistente nel trarre piacere dall'infliggere dolore fisico o umiliazioni psicologiche ad altri soggetti.

Tradizionalmente combinato con il masochismo è chiamato, complessivamente, sadomasochismo. In realtà, secondo alcuni studi, fra cui quelli del filosofo francese Gilles Deleuze, la relazione fra sadico e masochista è impossibile, essendo il primo coinvolto in una sorta di operazione destrutturante del potere nella relazione (quindi facendo saltare ogni possibile accordo), laddove il secondo è piuttosto attratto dalle forme di istituzionalizzazione della relazione all'interno di una cornice contrattuale.

Pertanto il sadico, tendenzialmente, al di fuori di una cornice minima regolamentare come quella detta del SSC (sano sicuro e consensuale, tipica delle relazioni BDSM) può spingere la sua azione fino a soprassedere o rinunciare al consenso esplicito della "vittima" dei suoi gesti, o addirittura, nei casi di sadismo patologico, fino a oltrepassare i limiti della legalità rendendosi responsabile di atti lesivi dell'integrità psicofisica o addirittura della vita di colui o colei sul quale agisce.

Il termine deriva da Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio conosciuto come Marchese de Sade, aristocratico francese autore di diversi libri erotici e di alcuni saggi filosofici, in cui è evidenziata la figura del sadico come individuo capace di compiere, con scientifica razionalità, ogni sorta di azione volta al male, rifiutando ogni limitazione imposta dalla morale comune e riconoscendo come unica legge il perseguimento e l'accrescimento del proprio personale piacere.

Molto cospicui sono gli studi sulla correlazione fra sadismo, masochismo e devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline.

giovedì 4 febbraio 2010

Razzisti per distrazione: le scuse di Carrefour

Il gruppo Carrefour chiede scusa per il riferimento ai nomadi (ora eliminato) che compariva nella sezione "disservizi" del suo customer care. Tramite una corrispondenza privata, però, e non per mezzo di un comunicato ufficiale.

Si è trattato di "una svista", scrivono... Come a dire che al webmaster gli si sono inciampati i polpastrelli sulla tastiera andando a pigiare casualmente sedici lettere che altrettanto casualmente si sono poi disposte secondo un senso compiuto componendo la del tutto involontaria voce: "presenza di nomadi".

Spero per lui che giochi alla lotteria: sarebbe un webmaster ricchissimo.

d.s.

Il Partito democratico, a corto di idee, copia da... Megaupload

"Ho una bella idea", recitano, in Lazio, i manifesti elettorali del Partito democratico per le prossime Regionali. Peccato che l'immagine utilizzata sia la stessa che da tempo campeggia sulla pagina "domande frequenti" di Megaupload, il celebre servizio web di hosting gratuito:





Che la "bella idea", come gli scolaretti, sia quella di applicarsi poco e copiare molto?

(grazie a Simone e Annarita)

mercoledì 3 febbraio 2010

Io al Carrefour non ci vado più

Apprendo dal blog di Civati che il servizio clienti di Carrefour (la stessa catena di supermercati che lo scorso anno esibiva su alcuni suoi scaffali bottiglie di vino dedicate alla memoria di Mussolini e di Hitler - dovette intervenire la stampa francese perché venissero ritirate), ora permette, online, di segnalare, tra i vari disservizi, la "presenza di nomadi".

Che qualcuno si prenda piuttosto la briga di segnalare Carrefour alle autorità competenti.

Bye bye Partito democratico


(via Il Russo)

martedì 2 febbraio 2010

Le Monde: "Lega Nord responsabile del razzismo italiano. Anche in Calabria"

A distanza di un mese, Philippe Ridet, corrispondente del francese Le Monde, torna ad occuparsi dei fatti di Rosarno. In un reportage che pone una riflessione: a fronte delle violenze razziste nel Mezzogiorno d'Italia, ha un senso il tirarsi fuori della Lega, come se essa si limitasse ad amministrare certe zone del Nord e non esercitasse invece il proprio potere, grazie a quattro ministri e ad una propaganda mediatica che non conosce barriere regionali, sull'intero Paese? Traduco:
Due automobili carbonizzate e appoggiate, capovolte, contro una pila di pneumatici usati. All'uscita di Rosarno, sulla strada che attraversa la piana calabrese verso Goia Tauro, sono i soli segni visibili degli scontri che, l'8 e il 10 gennaio, hanno visto fronteggiarsi una parte degli immigrati africani e gli abitanti di questa piccola città calabrese di 15 000 abitanti. Poco distante, due poliziotti sorvegliano l'entrata dell'enorme hangar nel quale, in centinaia, gli africani passavano la notte durante la stagione della raccolta degli agrumi. Un po' di riposo tra due giornate lavorative di 12 ore e pagate 25 euro l'una.

Oggi più nessuno viene a cercare rifugio in quest'edificio spoglio. "E' strano vedere Rosarno senza africani", si duole Damiano, 16 anni, studente del liceo La Piria. Aveva organizzato, con la compagna Erika, corsi di alfabetizzazione per gli immigrati ed uno spettacolo per Natale. "Gli immigrati si trovavano bene a Rosarno", assicura: "Quelli che li hanno voluti cacciare sono solo una minoranza". "Avevamo avvertito le autorità regionali e quelle locali. Foto alla mano", ricorda Don Ennio Stamile, delegato regionale della Caritas, l'organizzazione cattolica internazionale cui lo Stato italiano pare aver delegato parte della propria politica sociale. "Le condizioni di vita degli immigrati erano insopportabili, un giorno o l'altro doveva succedere. Ma nessuno ci ha ascoltato".

In due giorni di violenze, Rosano è divenuta il simbolo dell'infiltrazione mafiosa nell'agricoltura locale, dell'intolleranza nei confronti degli stranieri, di una nuova forma di schiavitù e dell'impotenza dello Stato. Presidente della Repubblica, primo ministro e parlamentari sfilano in Calabria. Vengono qui a capire. Perché, in un paese che ha visto emigrare nel mondo 27 milioni dei suoi abitanti, 1500 africani vengono prima atterriti e poi cacciati a colpi di pallettoni?

Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione Farefuturo, vicina alla destra, interpreta gli eventi di Rosarno come un "segnale". "Ma", si chiede, "come integrare gli stranieri se il Paese, a distanza di 150 anni dalla nascita dello Stato italiano, non ha ancora trovato una propria identità? Continuiamo ad essere profondamente divisi, immobili, arroccati alle nostre identità locali. L'integrazione presuppone una mobilità sociale ed un convergere di tutti attorno ad un progetto comune". Ai suoi occhi, la società italiana non ha "né l'una né l'altro". "Continuiamo ad affrontare le emergenze come in una sorta di eterno presente".

A Rosarno, si è dapprima puntato il dito contro la 'Ndrangheta. E' in corso un'inchiesta volta ad accertare se le famiglie mafiose che governano l'economia locale non abbiano provocato deliberatamente la "caccia al nero" per far sloggiare cittadini immigrati divenuti inutili, dal momento che i sussidi dell'Unione europea rendono, ai coltivatori, più della vendita delle arance, dei mandarini e dei kiwi. Colpa della Camorra si era detto, allo stesso modo, nel settembre del 2008, quando, a Castel Volturno, in Campania, sette africani vennero letteralmente giustiziati.

Colpa dei vicini esasperati, si era invece detto dopo gli incendi, protrattisi dalla primavera all'estate del 2007, di diversi campi rom alla periferia di Napoli e di Roma... La spiegazione è in parte vera. Ma c'è voluto un articolo del quotidiano del Vaticano, l'Osservatore Romano, l'11 gennaio, perché finalmente si parlasse chiaro: "Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato (...). Non abbiamo mai brillato per senso di apertura, noi italiani, dal Nord al Sud".

Verona, 260 000 abitanti, nel ricco Veneto, mille chilometri a nord da Rosarno. Qui regna il partito anti-immigrati della Lega Nord. Flavio Tosi, il giovane sindaco leghista, eletto nel 2007 con il 60% dei voti, è stato da poco condannato in via definitiva per istigazione all'odio razziale. Sospensione per tre anni dai pubblici comizi. Sembrerebbe piuttosto evidente un rapporto di causa ed effetto tra il suo discorso (e quello del suo partito) e gli avvenimenti di Rosarno. "La Lega non esiste in Calabria. Perché dovremmo esserne responsabili noi?"

Già, tuttavia, forte di quattro ministri tra cui quello dell'Interno, è proprio questo il partito che moltiplica le provocazioni razziste. La "criminalizzazione" dell'immigrazione clandestina, passibile oggi di sei mesi di galera? Opera della Lega. La legalizzazione delle "ronde cittadine" per far regnare l'ordine e la tranquillità? Ancora la Lega. L'operazione "Bianco Natale" in una piccola città della Lombardia per recensire ed espellere gli immigrati clandestini prima delle feste? La Lega, sempre lei.

Una propaganda elettorale vincente: la Lega raccoglie quasi il 30% dei consensi in certe province del Nord e la sua influenza guadagna terreno. "Per la prima volta in Italia dopo il fascismo, forme di razzismo vengono assunte al vertice delle istituzioni", spiega Enrico Pugliese, sociologo dell'Università La Sapienza di Roma. "Questa legittimazione della xenofobia porta a condotte violente sempre più esplicite".

Nella città di Romeo e Giulietta, gli immigrati rappresentano il 13% della popolazione. Sono divenuti invisibili, confinati in quartieri periferici. La pace sociale, per il sindaco, riposa su un solo pilastro: il rispetto delle regole. "Il sindaco precedente era troppo lassista", spiega: "Ha lasciato che gli immigrati si installassero ovunque, nei parchi e nei giardini della città. Gli abitanti avevano paura. Noi abbiamo aumentato i controlli. Gli stranieri devono sapere che non possono vivere a casa nostra come se fossero a casa loro. L'Italia non è un paese razzista, ma chi non è in regola deve essere punito".

Gli immigrati puniti, quelli che hanno come unico documento un permesso di soggiorno scaduto ed un foglio di via, li ritroviamo a Caserta, in Campania. La "Tenda di Abramo" è uno dei numerosi centri di accoglienza per quegli africani cui sia riuscito di raggiungere per mare l'Italia prima che l'accordo sui respingimenti con la Libia prosciugasse quel canale d'immigrazione. Sistemato tra due terreni abbandonati, questo squallido edificio, concepito per una ventina di persone, oggi ne ospita 70. Dormono in sei o in otto per camera.

Assim, giunto dal Togo un anno e mezzo fa, racconta: "Tutti i giorni, verso le quattro e mezza, ci rechiamo su una delle rotonde della città. Vengono a prenderci per i lavori edili. Altre volte si tratta invece delle piantagioni di tabacco. Le giornate lavorative durano dall'alba al tramonto. Mi pagano 25 euro al giorno". Il datore di lavoro non impiega mai due volte di seguito gli stessi immigrati, per timore di essere riconosciuto e denunciato. "Vi capita di stringere buoni rapporti con loro?", chiediamo. "Ci prendono per lavorare, mica per chiederci come stiamo", risponde sferzante Michel Djibo, un ivoriano.

Andare in giro, avere contatti con la popolazione? Troppo rischioso. Ed anche troppo umiliante. "Nei bar, se chiediamo un caffé, ce lo servono in un bicchiere di plastica. Come se fossimo malati". Mamadou, ivoriano, ha le lacrime agli occhi: "Qui la vita è troppo difficile. Occorre un documento prima di poter cominciare a vivere, a lavorare, a trovar casa. I neri vivono male, malissimo. Viviamo in gabbia. Gli italiani ci trattano come cani. No, nemmeno. Gli animali li trattano meglio". Gianluca Castaldi, che gestisce questo centro d'accoglienza, cerca di spiegare: "Non si tratta necessariamente di razzismo, ma d'invidia. Per i giovani del posto, il massimo dell'ambizione sociale è ottenere un'indennità di disoccupazione. Vedono arrivare della gente che ha rischiato la propria vita per far lavori che loro rifiutano. In fondo, invidiano il loro coraggio".

Ridotti in uno stato di schiavitù, questi immigrati non hanno scelto l'Italia per caso. Interi settori dell'economia, dell'edilizia e dell'agricoltura, si basano sull'impiego di immigrati clandestini. Più la loro posizione è irregolare e più essi sono malleabili e assoggettabili. "Gli immigrati continueranno a sfidare ogni legge, anche la più restrittiva, finché sapranno che in Italia non c'è bisogno del permesso di soggiorno per lavorare", scrive l'economista Tito Boeri, su Repubblica.

La situazione non va che peggiorando. Gli immigrati devono oramai attendere dai cinque agli otto mesi per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, mentre la legge prevede un tempo massimo di venti giorni. Volontà deliberata di lasciare questa gente nella precarietà al fine di poterla meglio sfruttare? "La legge produce volontariamente la clandestinità. E' una forma di discriminazione istituzionale", risponde Shukri Saïd, fondatrice dell'associazione Migrare, che ha condotto un lungo sciopero della fame per denunciare le lentezze dell'amministrazione.

Direttore dell'istituto di studi sociali Censis, che da più di quarant'anni sonda la vita degli italiani, il sociologo Giuseppe de Rita assicura, lui, che, "nei confronti degli immigrati, gli italiani non sono più razzisti degli altri europei, tuttavia sono abitati da un sentimento di superiorità". "Nel 1943 i napoletani", spiega, "hanno provato a raggirare gli americani che venivano a liberarli. Gli italiani si sono sempre sentiti più forti degli ultimi arrivati".

Philippe Ridet, Le Monde, 2.02.2010
(traduzione di Daniele Sensi)