lunedì 24 gennaio 2011

Attimi di disperazione su Radio Padania per il "tradimento" di Davide Van De Sfroos

Come oramai noto, il cantautore comasco Davide Van De Sfroos, un'icona per il movimento leghista che spesso ha avuto modo di applaudirlo alle proprie feste, nel corso della serata del prossimo Festival di Sanremo dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia si esibirà con il celebre brano di Francesco De Gregori "Viva l'Italia". "Sono fiero di cantarla e non mi vergogno di essere italiano", ha dichiarato il cantante, replicando alle critiche mossegli dal quotidiano La Padania: "Non vado a Sanremo come portabandiera di qualcuno: suono per tutti e dico no al fanatismo".

Andrea Rognoni, direttore del Centro regionale di cultura lombarda e conduttore, sulla radio del Carroccio, della rubrica "Cultura padana", non l'ha presa troppo bene:

80 COMMENTI:

El Salvan ha detto...

"Questa italianità urlata ogni momento".

Ma quando mai? Sono anni che aspettavo di sapere se Van De Sfroos fosse un simpatizzante o se andasse alle feste della Lega solo perché lì sapevano apprezzare le canzoni in laghée...in tutte le interviste cheha rilasciato in questi anni ha sempre dribblato elegantemente le domande a tal proposito. Non mi sembra che si sia mai "vantato" di sentirsi Italiano e non padano.

Alessandro ha detto...

se non lo ha ancora trovato un suo "eroe" nel mondo della cultura forse dovrebbe fargli pensare come mai, o no?

Anonimo ha detto...

Comunque nell'ambiente musicale non
usa farsi belli dicendo che suoni alle feste della lega....molti non suonano per principio (la musica non può essere razzista) e chi lo fa lo dice con malavoglia facendo presente che bisogna pur campare...

albertog ha detto...

L'esperanto è nato nella seconda metà del 1800. Su Wikipedia, la voce Letteratura in esperanto presenta una serie di testi, ma l'ultima pubblicazione citata è del 1990 e già alla fine dei 1970 il movimento letterario sembra esaurirsi. La cultura padana di Andrea Rognoni mi fa ancora più tristezza.

Anonimo ha detto...

ad ogni modo centra un problema a cui andrebbe dato un peso enorme: non si trova un colosso con un minimo di autorevolezza che si schieri per la loro causa.

il leghista andrebbe aiutato a capire che non hanno riferimenti seri a parte il proprio vicino di casa.

è un lavoro arduo e poco praticabile

sarebbe meglio metterli tutti assieme in un recinto con le capre.
si capiscono meglio..

Padanus ha detto...

>sarebbe meglio metterli tutti assieme in >un recinto con le capre. si capiscono meglio..


Ma certa gente non è capace di concludere un discorso senza infilarci un insulto verso chi la pensa diversamente?

Buona Padania

ilmetapapero ha detto...

Comunque a me risulta che il Van Der Sfroos aveva gia' suonato con il DeGregori, perdipiu' in una vecchia edizione della Notte della Taranta qualche anno fa, per dire della velocità di reazione dei padani...

Padanus ha detto...

P.S.
Alcuni degli "Eroi della cultura" esaltati da certa fazione politica altro non erano che artisti e scrittori mediocri, che venivano (e vengono) esaltati soltanto perchè per convenienza o convinzione si schierano con una certa parte politica.

Per quanto riguarda mi basta che VanDeSfroos continui a scrivere e a cantare belle canzoni.

Buona Padania

eL tiZ ha detto...

apprezzo l'ultima frase di Padanus (non mi riferisco al buffo saluto ma al suo accontentarsi delle belle canzoni di davide)


Davide VanDeSfross aveva già suonato diverse volte, in passato e di recente alle feste dell'Unità e a Radio Popolare.

come ha ribadito più volte lui non ha mai voluto schierarsi da alcuna parte.


sono state alcune amministrazioni leghiste piuttosto a "prenderselo" come icona leghista.
Negli ultimi 10 anni non c'è stata una notte bianca a Como e a Varese che non vedesse come spettacolo principe un concerto di VanDeSfross (e che palle!)

anyway.. non basta parlar dialetto per esser leghisti.


purtroppo qui al nord se uno va a a ballare pizziche e tarante è un figo alternativo di sinistra, se si appassiona alle tradizioni lombarde è un cafone leghista.


d'accordo non schierarsi, ma credo che una persona che partecipi come ospite ad una festa politica dovrebbe farlo più consapevolmente.


tiz




(mi rendo conto di aver scritto 4 concetti slegati tra loro e quindi aver creato un post un po' confuso... ma tant'è!)

padanus ha detto...

>ballare pizziche e tarante è un figo >alternativo di sinistra,

oddio, sarò di parte ma ormai essere
"alternativo di sinistra" più che figo mi sembra sinonimo di sfigato

absit iniuria e buona Padania

eL tiZ ha detto...

@Padanus

"essere alternativo di sinistra" è un modo di dire che credo userebbe più una persona NON di sinistra.
Io sono di sinistra e mai ho capito cosa volesse dire "alternativo". alternativo a che??
però lo si usa dire!

riguardo l'esser sfigato penso sia una condizione soggettiva poco concernente alle idee politiche.

...ammèno che uno non sia leghista.. allora si, questo potrebbe anche portarlo ad esser sfigato. :-)


tiz.

Anonimo ha detto...

Io ho cantato anni in una corale piemontese e ho potuto vedere girando per il Nord Italia come per fortuna non sia ovvia l'associazione "dialetto - Lega".
A questo mondo ci sono ancora persone che tengono alle tradizioni non essendo per questo xenofobi ed intolleranti verso il diverso, ma aperte e curiose di conoscere sempre qualcosa di nuovo, siano parolacce in rumeno , ricette bergamasche o canzoni piemontese.
Piuttosto si potrebbe dire qualcosa su come sia più facile per le Pro Loco seguire l'onda della Taranta piuttosto che cercare di rilanciare canti e balli autoctoni.
Davide VdS era già uno dei miei autori preferiti e dopo queste notizie lo è ancora di più.
Voglio anche ricordare i bravissimi Lou Dalfin, che cantano in occitano ma non vanno certo in giro a fare ronde :)
Cerea e grazie ancora di esistere a questo Blog.
Ale

Padanus ha detto...

@Tiz

>...ammèno che uno non sia leghista.. >allora si, questo potrebbe anche >portarlo ad esser sfigato. :-)

eh no, a ciascuno il suo stereotipo:

Noi siamo quelli rozzi e analfabeti

mentre,come cantava il grande Gaber:
"La Sfiga è sempre di sinistra"

:-)

tiz ha detto...

@ Padanus

ahimè questa volta hai ragione in pieno.


tiz.

Gioann Pòlli ha detto...

Dico la mia, essendo parte in causa di ciò che avviene: quello che non comprendo (anzi, comprendo benissimo...) è perchè tutti si siano affannati a urlare ai quattro venti che "la Lega scarica Van De Sfroos" quanto è sempre stato chiaro che nessuno, all'interno "della Lega", ha mai potuto mettere il cappello su De Sfroos dal momento che lui - molto saggiamente - non he ha mai voluti tranne la sua coppola. Che Davide piaccia a molti leghisti è altrettanto chiaro: è un artista che ha saputo trasformare il "dialetto dei vecchi" in una lingua poetica per le giovani generazioni. Nessuno come lui, al Nord (forse i Pitura Freska, ma in contesti diversi) hanno saputo parlare in massa alle nuove generazioni nelle lingue dei territori. Dopo di lui ne sono arrivati altri, dal Bepi (nella bergamasca) ai numerosissimi artisti nel bresciano che, da dieci anni, grazie a Palco Giovani e seguendo l'esempio di Charlie Cinelli, hanno iniziato a scrivere canzoni in lingua locale al di fuori dei vecchi stereotipi. Pensiamo allora oggi, ancora in veneto, al rapper Medrano o ai Rumatera, più goliardici che identitari, ma l'effetto è lo stesso. Van De Sfroos è arrivato prima quasi di tutti, e questo è un bene. La sua grandezza è stata proprio quella di andare con tutti e non sposare nessuno. Ma questo, "la Lega", e in primis Umberto Bossi, l'ha sempre saputo. Nessun problema, tranne quelli che hanno voluto marciarci sopra. Tutto il caos nasce perché, in un articolo su "la Padania", Massimiliano Capitanio ha detto di non gradire il fatto che De Sfroos canti la degregoriana "Viva l'Italia". Bene, non lo gradisco neanch'io, ma quale è il problema? "La Lega scomunica De Sfroos", abbiamo letto sulla "libera stampa". Peccato solo che non abbiano letto quanto pubblicato, nei giorni seguenti a firma mia e di altri personaggi anche e soprattutto non leghisti, per esempio da Giordano Sangiorgi (patron del Mei di Faenza). Interessante poi la lunga intervista rilasciata a la Padania da Andrea Mingardi, cantautore con quarant'anni di carriera alle spalle, quattro Festival di Sanremo alle spalle e un disco, "Ciao Ragàz", in cui ha fatto cantare in bolognese anche Guccini, Morandi e Dalla, solo per citare i più famosi (per chi non lo sapesse, Mingardi è consigliere comunale bolognese eletto per il Pd). Bene, tutto questo per dire che ciascuno ha la sua opinione e che "la Lega" non ha mai scomunicato De Sfroos perché non l'ha mai battezzato. Ma tantissimi leghisti l'hanno amato e continueranno ad amarlo. Se la lingua lombarda è arrivata alla vetrina di Sanremo è solo grazie a lui, e qui c'è dentro tutto.
Gioann Pòlli

scienzedellevanghe ha detto...

chissà, forse non hanno mai trovato icone al di fuori della politica perché il leghismo non è altro che politica.

ilmetapapero ha detto...

@Gioann il problema e' che la Lega usa dialetto e cultura locale come una clava contro le altrui culture. In pratica la cosa, invece di diventare un arricchimento personale, e' l'ennesimo strumento di chiusura.

PS A me - napoletano - il VDS, quando l'ho sentito (e capito) mi e' pure piaciuto, come non mi piacciono, un eufemismo, i neo-melodici napoletani.

In questo senso il VDS e' sicuramente anti-leghista

Gioann Pòlli ha detto...

@ilmetapapero: è una tua opinione sulla quale non sono, ovviamente, d'accordo. Lo dico per esperienza personale: conosco personalmente fior di leghisti che seguono con grande interesse TUTTE le culture naturali dei popoli, comprese quelle del Sud, rifiutando invece l'assimilazione alla "cultura unica italiana". Ed è questo che non è piaciuto della decisione di VDS: non il fatto che "non sia leghista", perché questo fatto lo conoscevano tutti quanti, ma dell'adesione all'"italianità" senza nemmeno un pensiero, nemmeno in subordine, dedicato alla sua terra nella cui lingua lui si esprime ai massimi livelli. Come se i Tazenda o i Tenores di Bitti si dichiarassero soltanto "italiani", e "sardi" nemmeno in subordine. O Teresa De Sio "fiera di essere italiana" senza nemmeno un pensiero per Napoli.
Aggiungo anche che vi sono musicisti che, per la loro storia, tu considereresti "anti-leghisti" che invece "leghisti" lo sono per davvero (non chiedermi i nomi perché non posso farli nemmeno sotto tortura...).
Infine, come esempio di scambio di culture in questo senso, ho il bellissimo ricordo della trasmissione a Radio Padania con Eugenio Bennato. Dimostrazione di come la musica e l'arte possano unire al di là delle giuste e sacrosante differenze, in nome del reciproco riconoscimento e rispetto.
Gioann Pòlli

Certagentepermalosa ha detto...

padanus,
c'è "certa gente" come me che da tempo cerca di convivere con le pericolose dinamiche sociali che stanno creando questi movimenti leghisti urbani.

te lo dico sinceramente, quelli che conosco io sono dei grandissimi ignoranti.
d'altronde, come sai, per essere razzisti bisogna (salvo eccezioni particolari) essere ignoranti o diabolici.

Purtroppo l'ignoranza porta generalmente con sè l'arroganza. il risultato è che queste persone sono spesso refrattarie al ragionamento mentale. hanno sola la pancia, se capisci cosa voglio dire.

la questione federalista è l'unica questione politica del leghista, che però non la conosce sufficientemente bene per poterla argomentare un minimo.

io non voglio offendere nessuno, ribadisco che il leghista ragiona come una capra, a testa bassa con la pancia piena e se deve parlare emette lo stesso belato del suo vicino di casa.

è una metafora, non un'offesa.

per poter offendere chi la pensa diversamente da me dovrei prima prenderla con qualcuno che pensa.
non è il caso del leghista, che parla sempre dalla pancia.

questo sito ha già registrato abbastanza materiale per far capire a tutti di cosa stiamo parlando.

non t'arrabbiare, se no sembra che si stia parlando proprio di te..

Gioann Pòlli ha detto...

@Certagentepermalosa: tu dici "per poter offendere chi la pensa diversamente da me dovrei prima prenderla con qualcuno che pensa.
non è il caso del leghista, che parla sempre dalla pancia". Mi fai il piacere di aggiungere soltanto un'informazione per maggior chiarezza? Mi diresti, per cortesia, di quale leghista stai parlando? Grazie in anticipo.
Gioann Pòlli

ilmetapapero ha detto...

@Gioann: il punto e' proprio quello. La buona musica e la buona arte uniscono aldila' delle culture, anzi il meglio lo si ha quando musiche e culture di diversa tradizione culturale - diciamo cosi'- si fondono. E cosi' pure per i popoli.

Ed e' questo che la Lega non capisce.

Quanto all'italianita' i dialetti fanno parte della cultura italiana, come fanno parte della cultura italiana la canzone napoletana, la drammaturgia di Eduardo De Filippo, il Goldoni e il Belli. Per cui a me sembra estremamente stupido questo continuo etichettare leghista, metaforico e non.

Gioann Pòlli ha detto...

@ilmetapapero. No, non è il cosiddetto "melting pot" che fa dare all'umanità il "meglio di sé" nei vari campi. Restiamo nel tema della musica: non c'è cosa più noiosa e stereotipata, ormai, di quella sorta di "patchanka" globale che nascerebbe dalla fusione di stili, sonorità, lingue, in un calderone che sa tanto di mcDonald's buono per tutte le latitudini. Il "folk generico", magari cantato in italiano o in inglese, non ha più nulla da dire, se mai ne ha avuto. Hanno da dire, al contrario, le culture dei popoli che si riconoscono come tali, rimettono mano alla propria storia culturale e musicale, la salvano, ne diventano coscienti e, soltanto dopo questo processo di riappropriazione di se stessi, forti di un'identità non più debole e in via di estinzione, possono aprirsi al confronto offrendo anche i propri contributi agli scambi e non limitandosi ad assorbire quelli degli altri. La taranta salentina e le gavottes bretoni, la curenta piemontese d'Oc e il Ballu Tundu sassarese è un bene che restino prima di tutto a vivere di un'evoluzione propria colorata e non si mescolino in un grigiore medio che toglie vita e smalto a tutto quanto.
Quanto alla categoria dell'"italianità", mi spiace ma non la considero che una nozione legata ad uno Stato. Roba di burocrazie. Uno stato, per di più, creato con la violenza e mantenuto con l'inganno. Per fortuna non è soltanto "leghista" questo ricordare i nomi veri di popoli e genti, ma anche i popoli del Sud si stanno svegliando nella riscoperta, culturale ma anche politica, di se stessi. Era ora.
Rovereto e Marsala, città che adoro entrambe, non hanno nulla in comune tra loro se non il fatto di appartenere allo stesso Stato. E lo Stato, per fortuna, non è che un'entità per sua natura artificiale e mutevole, ben più delle culture umane che ha sempre tentato di plasmare a propria immagine e somiglianza, molto spesso con esiti sanguinari e disastrosi...
Gioann Pòlli

daniele sensi ha detto...

@ Certagentepermalosa

per amor di verità devo dire che il "materiale registrato" da "questo sito" non esaurisce tutta la fenomenologia leghista: ne è un esempio proprio Gioann Pòlli, giornalista della Padania e di Radio Padania, che ringrazio di frequentare questo blog. Di certo di lui non si può dire che sia "una capra che ragiona a testa bassa con la pancia piena e che se deve parlare emette lo stesso belato del suo vicino di casa". Certo, spesso mi chiedo come faccia a stare nel Carroccio -militanza che, a parer mio, inficia la validità e la credibilità della sua più che nobile e onesta battaglia-, tuttavia il fatto che delle sue trasmissioni, su queste pagine, non si parli mai, già testimonia di come le generalizzazioni, anche in questo caso, e fermo restando la pericolosità di un discorso -quello spacciato dalla Lega in ambito locale e nazionale- che non ho problemi a definire xenofobo, esclusivo ed incostituzionale, siano fuorvianti.

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele: nel ringraziarti io per le parole che ancora una volta hai usato nei miei confronti, e per il fatto di gradire il proseguimento del nostro confronto leale e costruttivo, ho visto con piacere che hai anche anticipato il mio interlocutore prima che cadesse nell'evidente trappola della generalizzazione "a sua volta".
Il punto, Daniele, è che "dall'esterno" si ha della Lega soltanto l'immagine che qui anche tu contribuisci a dare. "Salvi" me, come hai fatto in quel primo scritto grazie al quale ho conosciuto il tuo lavoro, ma condanni il resto, o almeno la gran parte. Eppure lo ripeto da sempre: la Lega non è un monolilte, salvo che nella grande e indiscutibile considerazione per l'intuito politico del suo leader storico. Per il resto, non è nemmeno tanto diversa dalla società tutta: sì, è vero, ci sono persone esagitate, istintive e ci sono esponenti che possono non piacere se non agli "iniziati" perché hanno scelto un tipo di comunicazione di certo non "corretta politicamente". Ma ce ne sono tantissimi che si esprimono in modo ben diverso da quello che è diventato lo stereotipo della capra, dell'ignoranza e del rutto. E ti garantisco che la base (almeno secondo la mia conoscenza) è in gran parte costituita da persone generose, tranquille, che vivono la loro militanza anche un po' "folkloristica", come viene definita, in buona fede e con più rispetto degli "avversari" di quanto, di media, possa sembrare. Poi, naturalmente, ciascuno valuti secondo il proprio metro, la propria sensibilità e l'esperienza propria. La mia, nonostante sia vicino o dentro la Lega ormai da vent'anni e quindi posso asserire di conoscerla abbastanza bene, mi fa scrivere ciò che ho appena scritto.
Con stima, un caro saluto.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

gentile Gioann,
lei sa perfettamente come funziona la propaganda.
Per 1 leghista che ha a cuore i suoi costumi e tradizioni ce ne sono 9 che semplicemente odiano lo straniero (ed un tempo era il meridionale) e la costruzione del consenso a livello nazionale (che genera ormai milioni di voti) avviene enfatizzando appunto quest'ultimo aspetto dell'essere umano, quello del mal di pancia.

Mi chiede un nome: per averlo è sufficiente sfogliare questo stesso sito,
il mio vicino di casa (elettore medio) ha invece scelto di non essere un personaggio pubblico,
il consigliere leghista del mio comune non conosce la differenza tra POC e RUE, interpreta male il regolamento comunale e convoca il suo popolo leghista fornendogli motivazioni false (e creando falso allarme sociale).

Guardi Pòlli, è possibile che vi siano leghisti dotati di cervello. anzi è sicuro, quasi matematico.
ma sono proprio pochi pochi pochi..

Sul melting pot: lei ha ragione a dire che non è lo strumento con cui l'umanità tira fuori il meglio, però come laboratorio funziona molto bene.
produce cose nuove, alcune apprezzabili ed utili altre no. alcune di queste cose piacciono al metapapero e non a lei. il gusto è soggettivo.
non è un sistema perfetto ma è un sistema che funziona per produrre incontro invece che scontro.

@metapapero: pensare la fusione di musica e popoli come scelta obbligata non è giusto. è solo un'opzione percorribile.
sarebbe terribile se il giallo e il blu scomparissero dopo aver prodotto il verde.

Anonimo ha detto...

non avevo letto gli ultimi 2 interventi. ora capisco.
ringrazio Sensi e Pòlli per il chiarimento.

rifletterei sul fatto che il monolite da me (parzialmente) descritto è lo stesso a cui la base si innamora.

Spero che Pollì possa inaugurare un giorno una stagione leghista diversa, per ora rimango della mia opinione.

Buon lavoro a tutti

uritin ha detto...

@Anonimo qui sopra (probabilmente "Certagentepermalosa"). Prendo atto della sua statistica (per fortuna il 90 per cento di reprobi è già un passo in avanti rispetto al 100 per cento...) ma ovviamente, dissento in pieno. Come già detto sopra nel mio post rivolto a Daniele, ciascuno ha la propria esperienza, e la mia non è assolutamente come la sua. Ma c'è di più. "Dati personali" a parte, c'è il fatto politico. Che si dovesse ripartire dai territori, solo la Lega l'ha compreso con trent'anni di anticipo, e dieci sulla caduta del Muro di Berlino. Piaccia o no, l'unico movimento che propone una riforma strutturale dello Stato è e resta la Lega. Tutti gli altri mirano ad occupare poltrone, non a cambiarne gli assetti. A parte che trent'anni fa a dirsi "federalisti" si passava per pazzi, ora gli unici che non si dicono "federalisti" sono gli Udc, e qualcosa vorrà significare... Ma qui torniamo nel campo delle opinioni.
Due cose solo in aggiunta: la società che ha teorizzato per prima il "melting pot" si è trasformata nella società dei ghetti chiusi. E non mi pare molto che sia una società che "produca incontro invece che scontro". Stessa cosa per l'autoproclamata "patria dei diritti dell'uomo", ora diventata "patria delle banlieue". E questo non lo racconto io ma la cronaca.
Pienamente d'accordo invece con l'ultima condivisibilissima frase del suo post: "Sarebbe terribile se il giallo e il blu scomparissero dopo aver prodotto il verde". Se mi cede il copyright, voglio usarla anch'io...
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

ps: il post qui sopra è mio. Ho messo per sbaglio il captcha al posto del nome... !

Anonimo ha detto...

le cedo i diritti a titolo gratuito a patto che si ricordi che il verde (non quello leghista) è importante.
le riconosco anche la riscoperta della territorialità (lasciata lì dalle sinistre).
dissento sul fatto che il partito sia rivoluzionario, e visto che è persona informata vorrei poterLe chiedere una cosa: cosa dice pubblicamente la Lega sull'Europa e sul trattato di Lisbona? qual è il piano per scongiurare la delocalizzazione dell'establishment a bruxelles?
la mia impressione (dalla mia esperienza) è che invece anche la Lega sorvoli la questione, pensando all'oggi e non alle possibilità di domani.
la pregherei, se è possibile, di spiegarmi questo aspetto perchè ne sono molto incuriosito.

parentesi sul melting pot: non è perfetto ma ha prodotto anche cose buone. la ghettizzazione non era prevista nel melting pot, è stata una (non)scelta degli amministratori quella del lassismo in questa direzione.
sicuramente non può essere considerata l'unica ricetta per la multiculturalità.
cordialità

Gioann Pòlli ha detto...

Se mi chiede che cosa pensa la Lega del trattato di Lisbona va a nozze... Abbiamo pubblicato a suo tempo su la Padania vagonate di documenti e di prese di posizione in merito, dicendo tutto il peggio possibile. Non è questa l'Europa che vogliamo. Obtorto collo, la firma è avvenuta soltanto con prese di distanze politiche del Carroccio in Parlamento e un voto favorevole per disciplina di alleanza, soltanto in cambio dell'approvazione di un Odg in cui si impegna a lavorare per una revisione dell'Ue e, sul piano interno, per una revisione della Costituzione che permetta lo svolgimento dei referendum abrogativi anche in materia di trattati internazionali. Poca cosa, si dirà. Ma nemmeno il popolo irlandese, che ha votato due volte, è stato ascoltato: una volta bocciato il trattato al referendum, l'anno successivo "ne hanno fatto un altro", logicamente questa volta con la vittoria del sì di fronte ad una marea di astensionismo. I poteri forti hanno compiuto il loro "miracolo". La posizione contro l'Europa dei burocrati e dei finanzieri è uno dei tratti distintivi della Lega, mutuato tra l'altro dalle posizioni a favore dell'Europa dei Popoli a suo tempo assunte da Bruno Salvadori quando ricercava le alleanze per presentarsi alle prime elezioni europee, quelle del 1979. "L'Europa unita la volevano anche Napoleone e Hitler", recitava poi uno dei primi manifesti della Lega della prima ora. "Sì all'Europa dei popoli". E da allora, coerentemente, non si è mai cambiato opinione. La rimessa in discussione della delocalizzazione di poteri verso l'alto, in ogni caso, sarà possibile soltanto con una maggioranza assoluta dei consensi, dal momento che a sinistra abbiamo avuto i danni compiuti da Prodi e, per quanto riguarda gli alleati di governo, ci ascolta soltanto Tremonti. Quello che si può fare è ribadire e ripetere all'infinito ai cittadini questi concetti politici.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

Senza volerla provocare, ma secondo me consapevoli della situazione di una momentaneamente oggettiva supremazia dei poteri fori i vostri rappresentanti nazionali si dividono poltrone come han sempre fatto gli altri. c'est tout
niente rivoluzione insomma, almeno dal mio punto di vista

sottoscrivo pienamente la visione critica del suo precedente post, conscio come Lei dei problemi di sovranità legati alla questione Europa.
Personalmente credo che la Lega sia ora molto lontana dall'essere una speranza da contrapporre ai Poteri Forti visto che dove può tende a diventarlo.

affori antifà ha detto...

Cosa ti aspetti da Rognoni il "direttore" della "rivista" borgheziana "Idee Europa dei Popoli".

I legaioli hanno trasformato la battaglia per la tutela dei dialetti in qualcosa di indigeribile per ogni cittadino vagamente ispirato da sentimenti anti-fascisti.

ilmetapapero ha detto...

Egregio Polli,
la leggo saltuariamente su questo blog, ma ogni volta che leggo un suo post mi vedo confermata una certa "chiusura mentale". Di sicuro lei non e' una capra come un ELMO qualsiasi, sa persino digitare in italiano compito e non e' cosa da poco, non solo su sponde leghiste. Comunque, in breve, una cosa e' la riscoperta della tradizione, un'altra la sua fossilizzazione o all'inverso il suo manierismo. La tradizione, culturale, musicale o altro, rimane viva finche' essa viene costantemente reinterpretata nel tempo presente, comunque contaminata. Altrimenti si riduce appunto o a un fossile o a uno sterile manierismo. Quanto ai popoli del Sud che finalmente riscoprono identita', orgoglio ecc. ecc. c'era gia' anni orsono, giusto per fare un esempio, Croce che parlava di "Patria Napoletana" - lui abruzzese poi!-, e senza neanche citare tutto il filone del meridionalismo, uno su tutti Dorso, come prova di una chiara identita' politica delle popolazioni del sud.
Che poi ste popolazioni del Sud, napoletani, salentini, lucani son sempre state orgogliose delle loro radici, dei loro dialetti, della loro musica, ma non hanno mai passato il loro tempo a imbrattare cartelli stradali storpiando Napoli in Napule. Per cui sara' pur vero che il grosso della base leghista e' fatta da bonaccioni che amano mettersi delle corna in testa, ma il messaggio che da' la restante parte e' un messaggio minaccioso che arriva forte e chiaro a chiunque non voglia tapparsi le orecchie.

Ah all'amico anonimo: il meticciato, la fusione non e' un'opzione, ma una necessita' umana. Il discorso dei colori separati mi pare lo facessero i razzisti sudafricani.

Anonimo ha detto...

Insisto: il "meticciato culturale" non è una necessità umana bensì un'opzione (con l'eliminazione e l'assimilazione) per l'incontro tra culture differenti.

si ricordi che per scambiarsi qualcosa di diverso bisogna prima riconoscersi l'un l'altro come diversi.

riconoscere le differenze non è da razzisti, è la mistificazione delle stesse che introduce l'odio razziale.

mi lasci quindi pure dire che giallo e blu hanno tonalità diverse, e se fossero identiche non avrebbero nome nè esistenza.

eL tiZ ha detto...

@Gioann

riguardo il meltin' pop culturale nello specifico della musica...


io ascolto diversi generi musicali, la musica è forse la mia prima passione ed è argomento di cui amo discutere:


tra gli altri io adoro (come avrai ormai capito) la musica tradizionale. di tutto il mondo, ma, forse, in special modo quella piemontese e lombarda.

ma mi piace molto anche la cosìdetta "patchanka". non tutta ovviamente. ma i Mano Negra sono stati uno dei miei gruppi preferiti e tutt'ora li adoro.

come puoi limitare il tuo giudizio verso un gruppo d'ìmportanza mondiale che ha inventato un nuovo genere definendolo semplicemente "noioso"?

se non ci fosse stato l'incontro di diverse culture musicali oggi non esisterebbe il country americano,
non esisterebbe il blues e, soprattutto, non esisterebbe il ROCK!!!

non esisterebbe, credo, neppure la canzone napoletana (che molto deve alle culture arabe).


Vorrei dunque chiederti, cosa ne pensi del progetto di Martinotti "Pau i Treva" (suppongo tu conosca bene)?
non è forse anche questa una patchanka?


le culture originali e autoctone sono aspetti importantissimi che vanno conosciuti, rispettati e promossi.

Ma perchè limitarsi a queste? perchè non sperimentare? non creare cose nuove?
sono dell'idea che spostare sempre i confini e creare nuovi mondi e nuove conoscenze sia lo scopo principale dell'essere umano.


tutto questo discorso, ovviamente, vale per ogni sorta di cultura, non solo per la musica.



tiz.



p.s.
riesci per favore ad indicarmi i giorni ed orari in cui la tua trasmissione va in onda? il sito della Vs radio non è dei migliori che abbia mai visto.

grazie.

Gioann Pòlli ha detto...

@ilmetapapero: sì, probabilmente mi legge saltuariamente, e solo su questo blog. Perché altrimenti avrebbe avuto modo di comprendere come da sempre sono del tutto d'accordo con lei sulla questione della fossilizzazione e del manierismo. Una cultura, lingua, musica (e arte in genere) che si fossilizzano e si danno escslusivamente al manierismo sono identità morte, da museo, non più vive e vitali. Da più di un decennio vado ripetendo la frase che ho appreso da uno dei miei maestri, il fondatore (anno 1971) del Festival Interceltique Lorient (Bretagna), una tra le manifestazioni più importanti a livello mondiale per la valorizzazione di culture identitarie. Jean-Pierre Pichard ha sempre ripetuto che "il folklore (cioè la stereotipizzazione) è la morte vestita a festa". Ogni volta che tratto questo argomento faccio mia questa frase, che sposo in pieno. Però, come giustamente ripete l'anonimo qui sopra, per crescere bisogna incontrare. Ma per incontrare occorre prima di tutto ritrovare, riconoscere e riaffermare se stessi. Esempio: in Bretagna, se Polig Monjarret non avesse passato la sua vita a salvare il repertorio musicale tradizionale di quella terra (atto primo: riconoscimento, raccolta e conservazione), non avrebbe nemmeno potuto inventare uno strumento per poterlo rinvigorire e diffondere: l'invenzione delle bagadou, le bande musicali composte da cornamuse e bombarde, costruite sulla falsariga di quelle scozzesi. La musica bretone non si sarebbe mai potuta evolvere, come oggi, verso il rock,la contaminazione anche con le culture africane (il progetto Afro-Celt Sound System, per esempio), mentre oggi le bagadou suonano con gli strumenti tradizionali anche brani jazz o rock. "We will rock you" dei Queen suonata con cornamuse e bombarde è francamente stupenda. Questo non toglie, né deve togliere, che vi siano gruppi tradizionali che eseguono solo esclusivamente brani tradizionali arrangiati in modo tradizionale, con un pubblico che si avvicina magari perché "approcciato" da un repertorio moderno o contaminato. I fondamentali di un'identità a rischio due volte, in quanto minoritaria e in quanto attaccata dalla globalizzazione come quelle "maggioritarie" statali,vanno quindi tramandati anche intatti, perché possano venire anche "traditi" e contaminati. ALrimentimi spiega che cosa contamina, se non resta più nulla? Potrei citare anche i casi che forse conosce bene, di Pino Daniele (il primo, in particolare), quello che fu ed è la Nccp, oppure Teresa De Sio. La tradizione napoletana è viva proprio perché da una parte "conserva", magari anche attraverso i neomelodici, dall'altra "tradisce" perché contamina con altri generi ed altre culture. Ma se non conservasse, anche, nel giro di poco sparirebbe.
Lei dice che i napoletani non hanno passato il tempo a rivendicare la scritta "Napule" sui cartelli: male hanno fatto, e ora - si veda quanto successo nella sua città lo scorso 7 settembre - hanno iniziato a svegliarsi. I bretoni di cui sopra hanno passato gli Anni '70, oltre a fare altre cose su cui sarebbe interessante soffermarci in un'altra occasione, anche a "correggere" i cartelli stradali con i nomi francesi. Ora tutte le città bretoni hanno, all'ingresso, la doppia denominazione, rispettosa della loro identità e storia (nell'ottica spiegata sopra).
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@tiz: se leggi sopra la risposta che ho dato al "metapapero" vedrai che non sono troppo in disaccordo con te. Anzi, direi proprio che sono piuttosto d'accordo. D'altra parte, se fossi un "purista" come potrei amare Davide Van De SFroos o Charlie Cinelli??! Quanto a Martinotti, dopo aver speso una vita a ricercare sul campo e a riproporre con versioni da antologia la musica piemontese, ora può fare quello che vuole, ne ha pieno diritto. Anche e soprattutto di portare avanti una collaborazione artistica tra Piemonte e Catalonia ricca di suggestioni di ogni genere (su questo fronte c'è anche il lavoro di Rinaldo Doro e Ariondassa con il Pont d'Arcalis). Sapessi poi quanto ho apprezzato la partecipazione di Enzo Avitabile nel secondo cd dei Tendachent... Però certi "piemontesi" (cito sempre ad esempio i Mau Mau, purtroppo) che partono bene ma nel giro di un anno "tirano via" subito un discorso che sarebbe stato interessante (una contaminazione di una forte base piemontese con tutto il resto sarebbe stata OK, ma quella forte base piemontese non l'hanno mai avuta né mai ricercata né tantomeno rivendicata) sinceramente mi danno la conferma che di Martinotti o di Doro, purtroppo, ce ne sono pochissimi. Molto più comodo, per evitare di studiare e di approfondire, dire che si "contamina". Massima resa di immagine con uno sforzo minimo o nullo. Quanto alla patchanka, i Mano negra non li ho mai "frequentati" ma confesso di aver ascoltato parecchio Manu Chao (e, molto prima, Les Negresses Vertes). Ok, bene, un bell'esperimento divertente. Ma ora? Arrivato lì che fa? Ecco il perché di quel "noioso" detto prima: ormai su quel versante non ha più nulla da dire, naturalmente secondo la mia opinione. Se prendi invece il discorso di Taranta Power o di Teresa De Sio (o i modernissmi pugliesi Sossio Banda, che conoscono in pochissimi), fortemente ancorati alla loro base etnica, di cose da raccontare ne avranno sempre. Come vedi, anch'io metto la musica tra le mie grandi passioni e tra le prime cose di cui mi piace discutere!! Dal momento che me lo chiedi, ti rispondo poi volentieri: la mia trasmissione è in onda (quasi tutti i) martedì e venerdì dalle 14 e 15 alle 15, più varie repliche sparse ed imprevedibili ad ore anche notturne... C'è comunque, sul sito della radio, un podcast anche per la mia trasmissione, finalmente. Un caro saluto
Gioann Pòlli

albertog ha detto...

Avrei voluto segnalare che uno dei dischi considerati più belli della canzone italiana degli ultimi decenni è Creuza de ma', in dialetto, anche se non padano (ma Genova nelle mappe della Lega è "annessa" d'ufficio alla Padania), quando mi sono tornate in mente queste parole di un film di Orson Welles, che copincollo: "In Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L'orologio a cucù." Mi sembra detto tutto, in risposta non agli interventi di Gioan Pòlli, ma all'appello accorato di Andrea Rognoni. La Lega, come movimento politico, vorrebbe fare del Nord Italia un'altra Svizzera. Il Rinascimento non aveva nessuna base identitaria.

ilmetapapero ha detto...

@Polli: son contento che condivida le mie idee su fossilizzazione e manierismo. Vieppiu' mi chiedo come possa coabitare in un movimento politico che mistifica le proprie radici culturali, a partire dall'inesistente Padania e dall'identita' celtica,e che quando vuole valorizzare radici, pur esistenti, ne fa, se va bene, un ridicolo manierismo, che sfocia nelle ridicole richieste del bilinguismo sui cartelli, dei corsi di dialetto, degli insegnanti e magistrati "locali" e cosi' via.

Sul risveglio dei popoli del Sud, invece prende una cantonata magistrale. L'identita' "napoletana" e' sempre stata viva e ben presente, cosi' come i tentativi di recupero del patrimonio musicale NCCP e DeSimone su tutti, son vecchi di 40 anni.
Le problematiche sono tutte "norrene". Avete ignorato le vostre radici per anni, specie in Lombardia, che mi pare in Veneto e altrove qualcosa era rimasta viva, se non altro grazie a Goldoni. A me fa piacere che riscopriate dialetti e tradizioni, lo vedo come un segno di amore per la vostra terra. Non sono i miei, a volte non li capisco, a volte mi sembrano ridicoli, ma mi rendo conto che anche alcune tradizioni della mia terra possano apparire nello stesso modo a voi, oltre che a me che se vedo Merola mi vergogno.
Non mi fa piacere invece l'uso strumentale che la Lega fa di questa riscoperta di questo dialetto, una clava contro le tradizioni altrui, un marcare idiota il territorio per escludere gli altri.

@All'anonimo amico del blu, giallo e verde: a parte gli esempi che son stati fatti la nostra storia, intendo la storia dell'umanita', e' una storia di meticciato genetico, sociale, culturale. Il blu e il giallo appaiono come tali solo se guardiamo il passato, il presente e' fatto da infinite sfumature di verde.

eL tiZ ha detto...

@Metapapero

no, scusa ma non è vero che al nord ci siamo dimenticati per lungo tempo delle ns tradizioni e culture.

piuttosto è che soprattutto la lombardia e, peggio, il milanese, nel secolo scorso è stato meta di migranti di tutta italia per cui per forza di cose si è smesso di parlare il dialetto per poter parlare tutti una stessa unica lingua: l'italiano.

è triste che nelle mie zone il dialetto sia ora parlato esclusivamente dai "nonni", ci sono già due generazioni che non lo usano più.

ma basta spostarsi nell'oltrepo pavese per scoprire forse la regione d'italia dove le tradizioni sono più vive e vegete!

domani nella mia zona (provincia suddd di varese) si farà il falò per bruciare la vecchia "geobia" o "giubiana".
saranno tantissimi i paesini e paesotti che offriranno vin broulè, polenta e bruscit o risotto e luganega.

non abbiamo abbandonato le ns tradizioni, semplicemente ora ne abbiamo di più e più diverse!

tiz.

ilmetapapero ha detto...

@tiz: ma tu credi che a Napoli si parli il napoletano o in provincia di Lecce si usi correntemente il grecanico?
Poi a me risulta che l'italiano moderno sia stato codificato da un lombardo, tale Manzoni.

Ah, ovviamente l'uso di una lingua franca, di moneta comune, di pesi e misure comuni ecc. e' la conditio sine qua non per fare floridi commerci, che poi mi pare sia vera tradizione sociale ed economica di Milano, piazzata nel centro della Pianura Padana non per caso.

Insomma aldila' di una sana riscoperta delle proprie radici, non vedo alcuno senso nell'impiccarvici voi e forzarvi gli altri.

Alla fine risotto e luganega, buonissimi, sono il ricciolo manieristico dietro il quale nascondete il vuoto di chi non sa piu' chi e', che ha smarrito il proprio essere (nel caso di Milano una grande metropoli, al centro dei commerci, dinamica, fonte dell'innovazione e del design italiano)

eL tiZ ha detto...

@Metapapero,

io forse non so davvero chi sono perchè sono nato in lombardia ma i miei genitori sono l'uno campano e l'altra laziale.
conosco quindi meglio il ciociaro e il campano del lombardo. ma, ahimè, non sono in grado di parlare nessuno di questi.

i miei parenti del suddd (tutti, di qualunque età) parlano correntemente il dialetto.

io non mi sento nè lombardo nè meridionale.
mi sento sicuramente italiano.

Questo per dirti che la riscoperta delle tradizioni non è nè una moda nè un colmare dei vuoti.
per molti è un mezzo d'aggregazione, di appartenenza.
E questa cosa può avere risvolti negativi e pericolosi.

per me è invece, più semplicemente, ricchezza culturale.
a me affascinano TUTTE le culture e tutti i dialetti (forse tranne il romanesco! :-D), ma non d'italia. di tutto il mondo.

nessuno qui vuole "impiccarsi" ciecamente nelle proprie radici.
chi lo fa forse è perchè sente (e qui si sente, fidati) il rischio che queste vengano cancellate.

l'organizzare quindi corsi di dialetto è una cosa esclusivamente positiva.
il pretendere che tutti debbano saperlo è invece una gran cazzata.
lo studiare e cerca di riportar in vita tradizioni locali è una cosa bellissima che porta ricchezza,
il discriminare chi è nato fuori regione o fuori confini nazionali con normative restrittive o dedicate ai soli cittadini è ignoranza e oscurantismo.


Tutto questo solo per far capire a chi non vive in lombardia che chi di noi cerca, anche con forza, il folklore non è per forza di cose un ottuso che vive fuori dal tempo.
E quelli che qui lo sanno meglio di tutti sono proprio gli emigrati ai quali mancano le proprie radici a più di chiunque altro.

ilmetapapero ha detto...

@tiz: concordo su quasi tutto, tranne che sull'esperienza personale.
Io mi son trasferito nel nordest milanese una decina di anni fa e onestamente a me pare che piu' che attentare alla diversita' culturale dell'Insubria ci sia fondamentalmente una mancanza di amore per questa terra, da parte proprio dei suoi autoctoni, unita a una stupida chiusura o diffidenza verso gli altri. Niente di che e probabilmente niente di paragonabile agli anni 50, ma si sente.
Quanto al dialetto parlato: a casa mia a Napoli, tra i miei amici si parla correntemente l'italiano, con qualche inflessione e il dialetto viene usato pochissimo. A casa di mia moglie, nel Salento idem, magari con qualche concessione maggiore all'affascinante dialetto locale, che non e' grecanico vero e proprio ma sicuramente risente delle influenze greche.

Poi ribadisco io non son contro la riscoperta delle proprie radici, la vedo, nel momento in cui si riconosca che le nostre tradizioni non sono mai state statiche, anzi, come un fatto assolutamente positivo, perche' ci aiuta a comprendere e a vivere meglio il presente. Laddove invece le tradizioni si fossilizzano e vengano usate contro le altrui tradizioni, come fa la Lega, allora no, avversero' sempre questo tentativo.

Ed e' questo credo poi il contendere con Giann Polli. La Lega usa le tradizioni delle popolazioni locali come uno strumento di esclusione? La mia risposta e' evidentemtente si, e poco conta che persone nella Lega siano animate semplicemente da amore per la propria terra. Alla fine la fossilizzazione di queste tradizioni, l'inventarsi tradizioni specifiche inesistenti -su tutte il Sole delle Alpi e le tradizioni "celtiche" - per un uso prettamente politico-identitario delle stesse porterà alla loro morte.

Ovviamente in questo processo ci sono momenti progressivi-positivi di riscoperta delle medesime, e mi pare che il Polli sia alfiere di queste. Ma il programma politico della Lega e' regressivo-negativo: ri-trovare una tradizione culturale, elevarla a simbolo, svuotarla dei suoi contenuti reali, mettercisi dietro e trasformarlo da simbolo culturale - che ha una storia e una sua complessita' non riducibile alle 4 chiacchiere ammannite ai popolani leghisti- a simbolo politico e quindi alla fine distruggerlo del tutto.
Di questo processo non so fino a che punto il Polli sia consapevole

ilmetapapero ha detto...

Mi preme di chiedere anche un'altra cosa al Polli. Mettendo da parte la natura della riscoperta delle tradizioni da parte della Lega, ma che senso ha - politicamente in prospettiva di valorizzazione delle identita' - allearvi con colui che piu' di tutti, da privato cittadino, ha fatto per omologare lingua e (sub)cultura italiana, annullando le differenze "regionali" riducendole a stereotipi comici?

Plz: evita di rispondere citando la parola "federalismo" e suoi derivati.

Padanus ha detto...

@ Certagentepermalosa

>c'è "certa gente" come me che da tempo >cerca di convivere con le pericolose >dinamiche sociali che stanno creando >questi movimenti leghisti urbani.

Puoi essere più preciso?

Gioann Pòlli ha detto...

1/ Mamma mia, quanti interessantissimi spunti... Mentre ciò che divide tiz e me è "soltanto" (si fa per dire...) la valutazione dell'azione politica e dell'identità stessa della Lega, fermo restando la piena concordanza sui "fondamentali" prepolitici, avrei diverse cose da dire a metapapero. Prima fra tutte, la questione di quella che considera "l'inesistente Padania e dall'identita' celtica". Che dire? Non piace il nome di Padania? Credo di essere stato il primo, nel 1998, a rimettere in circolazione una notizia che tutti facevano finta di dimenticare: tralasciando le tante ricorrenze sul piano culturale, il termine "Padania" fu usato più volte anche in chiave politica ben prima della Lega. In primo luogo, nel 1975, dal presidente della Regione Emilia Romagna Guido Fanti (Pci) che proponeva l'istituzione dell'omonima macroregione, fondata su una ampiamente documentata (dallo stesso staff che lavorava intorno alla proposta di Fanti) comunanza culturale dei popoli padani. Ci fu poi il famoso - e presto cacciato sotto il tappeto - studio della Fondazione Agnelli che ne rilevava le valenze anche e soprattutto in chiave economica (1993). Se poi vogliamo dare una valenza più antica allo stesso territorio, chiamiamolo allora come lo chiamavano gli invasori romani: Gallia cisalpina... Dal momento che si fa risalire la nozione di "italia" a quell'epoca, facciamolo anche - benché con un altro nome - anche per la Padania. Questo tema porta direttamente alla seconda parte: le eredità celtiche. Ho sottomano i due volumi dei "Canti popolari del Piemonte" di Costantino Nigra, il primo grande filologo ed etnomusicologo "italiano", braccio destro di Cavour che li pubblicò per la prima volta nel 1888: Dopo una lunghissima dissertazione di carattere filologico e tipologico, ecco le conclusioni nell' introduzione ai volumi, sotto il titolo "la poesia popolare italiana": "L'italia, rispetto alla poesia popolare (e rispetto ai dialetti) si divide in due zone: l'italia inferiore, con substrato italico; e italia superiore, con substrato celtico". Molta della ricerca di "nuova musica popolare" negli Anni '70 andava in questo senso, ricordo due capisaldi discografici: l'album di Mauro Pagani del 1977, il primo da solista per il violinista della Pfm e futuro produttore di Creuza de Ma di De André. In questo lavoro di arte progressiva si costruiva una musica "pan-mediterranea", anche con l'indimenticabile voce di Demetrio Stratos e i contributi di una giovanissima Teresa de Sio. Popoli mediterranei uniti dalla stessa matrice culturale al di là dei confini statali. Parallelamente, nel 1978, in Piemonte vedeva la luce quel "Danze e Ballate dell'Area Celtica italiana" a cura del gruppo La Lionetta. Un'opera in cui, grazie agli arrangiamenti innovativi, si riportavano nella comune matrice celtica contemporanea alcune delle pagine più importanti della raccolta del Nigra. Negare e togliere valore a tutto questo, considerandolo "inesistente" solo perché sostenuto in sede politica da un movimento politico "avversario" questa sì è una mistificazione culturale che non ha giustificazioni. (Continua)
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

2/ Quanto alle "ridicole richieste del bilinguismo sui cartelli, dei corsi di dialetto", si rivolga al Consiglio d'Europa, che già nel 1981, con la sua Raccomandazione 928 relativa "ai problemi di educazione e di cultura delle lingue minoritarie e dei dialetti in Europa", e successivamente con i documenti 4745/81 e Carta europea delle Lingue regionali o minoritarie (1992), impone agli Stati membri il bilinguismo lingua di Stato/lingua locale nella vita civile, quindi nella toponomastica, nella scuola e nelle radiotelevisioni pubbliche e private. Se la prenda con gli europei molto più civili degli "italiani", e con tutte le altre forze politiche che se ne sono semplicemente lavate le mani o, più spesso, messe di traverso. Lasciando alla Lega una battaglia di civiltà che si trova a combattere da sola.
Infine, sulle alleanze politiche. Come faccio a rispondere senza citare l'unica ragione fondante di quell'alleanza tra antropologicamente diversi? "Anche con il diavolo", fu detto, per ottenere l'abbattimento del muro del centralismo. Appunto. Se ne fosse potuto fare a meno, sarebbero stati tutti molto più contenti, ed io per primo.
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

Manca un'ultima risposta a metapapero: sulla consapevolezza culturale e identitaria napoletana e dei popoli del Sud so benissimo che è spesso molto più viva di quanto lo sia nei popoli del Nord, ed è proprio questo il grande problema di questi ultimi. E poi, quale cantonata magistrale? So benissimo che la fondazione della Nccp di De Simone risale al 1969, così come il primo album di Pino Daniele (quello che contiene la splendida "Napule è") risale al 1978, mentre la canzone "Brigante se more" di Eugenio Bennato è dell'anno successivo. Quello che ho voluto dire è che tra i popoli del Sud è finalmente iniziato anche il primo risveglio di coscienza politico-identitaria, e non più soltanto culturale-identitaria. In Sicilia non si sono mai viste tante manifestazioni con le Trinacrie al vento. A Napoli, quello scorso 7 settembre, con la contestazione a Garibaldi (anche in forme contraddittorie, come l'avergli messo in mano la bandiera padana) e cambiando i nomi delle strade intitolandole ai martiri della resistenza contro l'invasione savojarda e alle vittime delle stragi mafiose, è iniziato qualcosa di molto bello e promettente. E nei gruppi di Facebook nati per contestare le celebrazioni del 150° si leggono forse più interventi con forte consapevolezza politica da Sud che da Nord.
In ultimo, una risposta ad Albertog: Orson Welles, con quella stupida frase sugli svizzeri e gli orologi a cucù, ha detto una colossale scemenza che tutti ripetono senza nemmeno controllarla. L'orologio a cucù non è stato inventato dagli svizzeri ma dagli orologiai della Foresta Nera, nel, Baden Wurttemberg, dove il più grande museo del mondo dell'orologeria dà ampie ed esaurienti spiegazioni sull'origine, genesi e morfologia di questo simpatico segnatempo. Gli svizzeri hanno inventato qualcosa di molto più importante: una democrazia "pattizia", nata dal basso e non dalle aristocrazie, articolata il più possibile sulla partecipazione dei cittadini e fondata sulla loro sovranità effettiva, e non nell'adorazione del culto dogmatico dello Stato. Una forma costituzionale che più si avvicina all'ideale della democrazia reale, diretta e partecipativa. Cosa che, con tutta l'arte delle corti del Rinascimento, l'italia continua soltanto a sognare, alla faccia delle invidie dei registi americani basate su falsi storici ripetuti a pappagallo da chi non ha argomenti migliori di discussione.
Gioann Pòlli

Lele ha detto...

Errata corrige
Titolo: Van De Sfross
Testo: Van De Sfross
Tag: Van de Sfross

per piacere:
SFROOS

non Sfross

DAVIDE VAN DE SFROOS

eL tiZ ha detto...

O.T. x @Gioann

mi piacerebbe porterti scrivere in privato alcune domande

se pensi non sia un problema e non ti scoccia contattami qui:
http://www.blogger.com/profile/01786687704608625351

grazie in ogni caso

tiz.

daniele sensi ha detto...

Grazie Lele, ora correggo (oh, 50 commenti e qualcuno mi avesse detto qualcosa!)

Gioann Pòlli ha detto...

OT @Tiz: hai posta...
gioann pòlli

albertog ha detto...

@gioann pòlli
tutto quello che lei scrive è interessantissimo. per quanto riguarda la battuta di orson welles è appunto una battuta, il cui senso è chiaro senza bisogno di precisazioni storiche. ed è assai più problematica di quanto appaia. l'avevo citata in riferimento alla registrazione radiofonica pubblicata nel post di daniele sensi, che lei con le sue dotte citazioni cerca di offuscare. Radio Padania si chiede perché non c'è un "eroe" padano (riferendosi a Van de Sfroos, immagino si riferisse a un eroe culturale piuttosto che aun guerriero, Alberto da Giussano o Guglielmo Tell che sia). Ma perché ne avete bisogno? La Svizzera ne ha fatto a meno per secoli.

ilmetapapero ha detto...

1)Chiedo venia al Sensi per quella che sembra divenuta una querelle tra me e il Polli.
Torniamo un attimo al concetto di Padania: conosco entrambi i documenti da lei citati. Cio' nonostante rimango molto perplesso sull'uso del termine Padania - diciamo cosi'.
Innanzitutto sui confini. Se Piemonte,Lombardia, ER e Veneto possono idealmente far parte di questa regione, e idealmente anche FVG, non vedo come padani si possano definire
TTA e Liguria, Toscana e Marche. Da un punto di vista storico poi l'ex Gallai cisalpina ha conosciuto vicissitudini e separazioni ben maggiori delle regioni meridionali a partire
dall'Alto medioevo in poi. Da un punto di vista poi economico nel dopoguerra mi pare che il modello lombardo-Piemontese-ligure sia stato ben diverso da quello veneto-emiliano-romagnolo,
con il Veneto che nel dopoguerra era ancora depresso e soggetto a fenomeni di emigrazione, ne' piu' ne' meno che l'attuale sud. Tuttocio' mi porta a dire la "cosidetta" Padania.
Ed e' invero strano che un partito che si picca di essere legato al territorio poi faccia di tutta l'erba un fascio.

ilmetapapero ha detto...

2)Sulle radici celtiche: amen il Nigra avra' sicuramente ragione e qua e la' qualche toponimo rimane, ma io se vado a Napoli cammino sui tracciati dei decumani greci e a San Lorenzo,
proprio questo Natale, son sceso al disotto della basilica per ammirare pozzi greci, botteghe romane, cantine medievali, tutto in una magnifica stratificazione.
Poi torno a Milano e dal TG3 scopro che a Como nel fare un parcheggio son saltate fuori le terme romane, tal quali a Napoli. Poi dopo di loro son passati Longobardi, Bizantini ecc. ecc.
fino agli spagnoli (come a Napoli) e agli austriaci (come a Napoli) E credo che tutti costoro abbiano lasciato qualcosina in piu' dei celti alla cultura "lombarda" o padana che
dir si voglia. Taccio sulla repubblica veneta il cui Leone guarda dall'alto la piazza di S.Oronzo a Lecce.
Per cui sostituiamo pure inesistente con labile, nulla toglie -credo- al mio discorso.

Quanto alle bandiere della trinacria, moti indipendentisti siciliani vi furono pure nell'immediato dopoguerra - tant'e' che la Sicilia ottenne la qualifica di regione a statuto speciale
Taccio -ancora- sulla Sardegna che credo abbia una storia di autonomismo ben piu' antica e articolata (e sensata) di quella leghista.
Quanto a Garibaldi e neoborbonici, ben prima del "fatidico" 7 settembre 2010, ci furono manifestazioni di pari tenore, vedasi l'indegna gazzara scatenatasi
quando i neo entrati Savoia fecero scalo a Napoli.

Insomma pur approfondendo gli argomenti e argomentando in modo interessante e anche condivisibile alcune sue posizioni Lei tende sempre a ignorare i fatti che
contrastano con la sua visione del mondo.

Gioann Pòlli ha detto...

E l'eroe Guglielmo Tell, vogliamo mettere quello che rappresenta per gli elvetici (e per tutti quelli che vogliono ribellarsi a un dominio ingiusto)? Anche il nostro Davide Van De Sfroos ha dedicato un suo magistrale brano a suo figlio... Il mito fondatore della Confederazione è proprio un eroe. Tutti i popoli in cerca di autodeterminazione hanno bisogno di figure di riferimento. William Wallace, Michael Collins, Bobby Sands, Antonio Canepa, Nelson Mandela, Gandhi e la lista sarebbe lunghissima, sia di eroi vincenti che di sconfitti. Logico che Andrea Rognoni (amico che stimo e rispetto pur nella diversità di accenti retorici e dialettici) si chieda con la sua verve il motivo per cui i nostri "eroi popolari" (artisti, non necessariamente guerrieri come dici molto bene) non si palesino. O, per lo meno, abbiano timore di fare quel passo "in più" per dare un segnale, non necessariamente politico ma almeno blandamente identitario. Per rimanere in ambito musicale, comprendo lo sconcerto che avrebbe assalito i sardi se i Tazenda non si fossero proclamati innanzitutto, o almeno in minima parte, "sardi". O se i Sud Sound System non si fossero proclamati "salentini, du munnu cittadini". Tutto qui, e nulla toglie alla grandezza ed al valore artistico di Van De Sfroos, ed alla sua capacità di rappresentare pienamente i lombardi anche suo malgrado... Ecco, ho risposto in tema, questa volta.
Gioann Pòlli

ps: grazie per quel "dotte citazioni", ma di dotto non ho nulla. Ho semplicemente conoscenza di dati che, in un paese normale, dovrebbero essere insegnati almeno nelle scuole medie, se non alle elementari.

ilmetapapero ha detto...

@Polli: perche' i vostri "eroi popolari" non si palesano? forse per non essere confusi con Bossi e Borghezio. E poi alla fine il punto e' proprio quello: Polli lei e' pronto a definirsi "lombardo, cittadiano del mondo"? I leghisti sono pronti? A me pare di no, il contrario piuttosto. E qui spero di chiudere, ringraziandoLa per il confronto civile e per quanto mi ha insegnato.

Insubria 88 ha detto...

Solidarietà a Borghezio, Polli e Rognoni.

Anche se tutti noi no!

Gioann Pòlli ha detto...

@ilmetapapero: mi sforzo di essere telegrafico.
1)"Strano che un partito che si picca di essere legato al territorio poi faccia di tutta l'erba un fascio": il modello di Padania a cui ci si riferisce è confederale, ancor più che federale. E la Lega Nord come movimento politico è articolato in federazione di Nazioni. Piemonte, Lombardia, Veneto eccetera sono chiamate e considerate "nazioni" nella struttura del movimento.
2) Il Nigra non parla di toponimi qua e là ma di antropologia culturale. Archeologia e antropologia (e ci metto anche la linguistica) sono dati distinti, non confondiamoli. Perché se parliamo di archeologia, per capire i substrati del Nord è sufficiente una visita ai musei di Verbania e di Ornavasso, solo per citare i primi due che conosco da vicino. E i dati sono congruenti, ancorché con la sovrapposizione di dati archeologici (eccetera) dovuti alle invasioni romane e di popoli successivi. Ma il substrato resta comunque celtico, piaccia o meno.
3) Grazie per gli apprezzamenti delle mie argomentazioni. Ma quel "Lei tende sempre a ignorare i fatti che contrastano con la sua visione del mondo" è cosa non esatta. Non ignoro fatti che contrastano eccetera bensì confuto opinioni che contrastano la mia. Partendo da interpretazioni diverse degli stessi fatti, oppure dall'enunciazione di fatti per lo più sconosciuti ma comunque dimostrabili. Chiedo scusa anch'io a Daniele e a tutti gli altri per il lungo OT. Per tutti gli argomenti trattati restanti, ci sarebbe da proseguire per qualche giorno, ma non è certo questa la sede...
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

Ringrazio infine Metapapero per la sua cortesia e gli rispondo solo che io da anni - ciò che è scritto sul mio blog è piuttosto chiaro - mi definisco "piemontese e cittadino del mondo"... :-)
Gioann Pòlli

Marcello A ha detto...

@ Gioann Polli

Ma di cosa parla?
Se il Bossi si proclamasse pubblicamente "cittadino del mondo" e facesse sfoggio di moderazione e buone maniere come lei, lo prenderebbero per pazzo e gli inietterebbero subito un potente sedativo.
Faccia pure finta di essere una persona moderata, se ci tiene, e sfoggi pure tutta la sua cultura.
Ma badi che dimostrare di non essere uno sprovveduto la priva di ogni attenuante. La Lega è un partito eversivo, xenofobo e fascista, e lei è abbastanza intelligente da esserne consapevole, abbia almeno il buon gusto di non negare l'evidenza.

Comprendo che tenti di addolcire l'immagine del leghista rozzo e semianalfabeta, pur faticosamente conquistata da Calderoli e Bossi in tanti anni di militanza; ma stia attento, mi raccomando!
Se dimostra di avere troppa dimestichezza con il vocabolario i suoi amici potrebbero insospettirsi, e accusare anche lei di essere un buonista-rosso-radicalscìc.

Anonimo ha detto...

@Marcello A: le rispondo controvoglia e solo perche' mi ha chiamato in causa personalmente: non ci conosciamo, quindi non le permetto di insinuare che io "faccia finta" o faccia per davvero. E i suoi consigli e le sue premure le accetto solo quando mi dimostrera' che la sua opinione sulla Lega nasce da vent'anni di conoscenza dall'interno di un movimento politico che, con le sue parole, dimostra di conoscere solo attraverso stereotipi e luoghi comuni. Si tenga strette le sue opinioni e le sue certezze e lasci perdere le lezioncine e le ramanzine impartite a livello personale. Un atteggiamento che qui, fino a prova contraria, non mi sono mai permesso di tenere con nessuno, tantomeno con lei, persona con la quale non ho mai avuto il piacere di interloquire. Grazie. Gioann Polli

Matteo Prandone ha detto...

@ Polli: sono proprio la storia e l'archeologia a dimostrare che il "substrato celtico" è più che altro un mito identitario elaborato e propagandato in tempi molto recenti.
I celti furono del resto un popolo invasore nè più nè meno dei romani, che però a differenza di questi non riuscì a sovrapporsi completamente alle realtà preesistenti. Negare l'esistenza di popolazioni e di culture non celtiche nell'Italia settentrionale preromana è contrario all'evidenza: e basta pensare all'importanza ed alle prerogative etniche delle popolazioni Ambroniche tenacemente stanziate tra il Po, il mare e l'Appennino; di quelle Enetoiche del Nordest; di quelle Etrusche dell'Emilia centrale.
L'unico "substrato" degno di questo nome resta quello romano. L'unico momento in cui il Nord Italia si sentì appartenente ad una comune identità "morale" ed "etnica" (non politica nè amministrativa) fu il Medioevo dei Comuni. A queste cose si dovrebbe guardare, se si intende parlare di "radici" in modo serio e non arbitrario.

Matteo Prandone ha detto...

@ Daniele Sensi: mi è sparito un commento postato questa mattina. Poiché non aveva nulla di censurabile, posso sapere che fine ha fatto?

Padanus ha detto...

@Marcello A

>Ma di cosa parla?
>Se il Bossi si proclamasse pubblicamente >"cittadino del mondo" e facesse sfoggio >di moderazione e buone maniere come lei, >lo prenderebbero per pazzo e gli >inietterebbero subito un potente sedativo.

Sig. Marcello,
Sono un elettore leghista e non sto a prendere le difese del Giòan Polli delle quali non ha certo bisogno.
Sappia che nella Lega Nord a sentirci cittadini del mondo siamo in tanti, fatto che non confligge minimamente con il tenerci care le nostre radici.

Padanus

Padanus ha detto...

ehm...ho scritto Giòan Polli

Gioann mi perdoni.





Padanus

Gioann Pòlli ha detto...

@Matteo Prandone: potremmo discuterne all'infinito, ciascuno vedendo il bicchiere "mezzo vuoto" o "mezzo pieno" a seconda delle proprie tesi da sostenere. Ci sono però alcuni fatti ben precisi, a proposito di archeologia moderna: il riconoscimento definitivo della "celticità" di popolazioni come leponti e vertamocori (solo per citarne due a me territorialmente vicini) fusi indissolubilmente, almeno da un punto di vista della dimostrabilità archeologica, con le popolazioni autoctone preceltiche dei liguri. Si vedano gli ormai celebri cataloghi delle mostre sui Celti di Palazzo Grassi, Venezia, 1991 e della mostra Conubia Gentium, Oleggio, 1999. Non a caso, si parla correttamente di civiltà celto-ligure. La cultura di Golasecca, del tutto preesistente all'arrivo dei "galli" dal IV al II secolo a.C., è universalmente oggi, a livello storico scientifico, ritenuta celtica. Quando arrivarono "i galli" trovarono popolazioni dello stesso ceppo che parlavano la stessa lingua. Altro che "non riuscirono a fondersi"...! L'invasione romana provocò, vista dal punto di vista attuale, un cambiamento dei dati che oggi consideriamo "archeologici". Ma l'antropologia, l'etno-musicografia che ha censito ricorrenze popolari e corrispondenze europee, e la linguistica ("Gallo-italico" è un termine da sempre utilizzato anche dalla linguistica ufficiale da Ascoli in poi) spiegano chiaramente che ad essere un mito è proprio il ritenere il "substrato celtico" un mito "elaborato e propagandato in tempi recenti"... Se poi vogliamo credere alla favoletta che "siamo tutti figli della lupa", liberi tutti, naturalmente.
Quanto all'importanza dell'"epoca dei Comuni", mi pare allora del tutto superfluo ricordare quale fosse il precedente e quali le suggestioni storiche a cui si è rifatta sin dalle origini la Lega Autonomista Lombarda, e il significato "mitopoietico" moderno dell'annuale ritrovo sul famoso pratone di Pontida.
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@Padanus: ti perdono, eccome... ;-) Ciò detto, mi fa piacere che un'altra voce spieghi come il sentimento di "cittadinanza mondiale" sia avvertito con forza anche da sensibilità interne alla Lega, e che sia un sentimento che non confligge affatto con la rivendicazione dell'orgoglio della propria identità, e con il contestuale rifiuto dell'identità artificiale che ci è stata imposta dallo stato italiano. Il problema è il solito: del fenomeno politico della Lega Nord si vede solo quello che fa comodo vedere a livello superficiale. E va invece dato atto e merito a Daniele Sensi di voler prestare attenzione e spazio anche alle voci che contraddicono la sua stessa idea del nostro movimento. Un atteggiamento di apertura purtroppo molto raro.

Gioann Pòlli ha detto...

avevo scritto qualcosa a Padanus ma è sparito... so che in passato c'erano problemi con il filtro antispam, penso che siano ritornati... :-(
Gioann Pòlli

Matteo Prandone ha detto...

@ Gioann: appunto, i fatti sono incontrovertibili. Hai perfettamente ragione quando mi parli della "celticità" di alcune zone del Nord Italia, e della "celtizzazione" di altre a seguito delle invasioni galliche. Ma è altrettanto vero che tali processi non furono generalizzati, e che il Nord fosse un melting-pot etnico prima dell'arrivo dei Romani. Celti, celto-liguri, celto-gallici, Liguri (che a Sud del Po seppero mantenere proprie specificità), Veneti, Etruschi. Quello celtico fu solo uno dei componenti il substrato "gallo-italico", questo sì originato e definito grazie alla romanizzazione. Ecco, siamo figli della Lupa e del Cigno, della Lupa e del Toro, della Lupa e del Cinghiale mediolanuto, della Lupa e del Cavallo atestino etc. etc.
Proprio i Comuni medievali di queste figliazioni erano ben consci e consapevoli, al contrario delle contemporanee mitopoiesi leghiste.

daniele sensi ha detto...

Sì, oggi Google aveva problemi con l'antispam. Ripristinati tutti i commenti.

Gioann Pòlli ha detto...

@Matteo. Semplifico (e banalizzo): incontrovertibile è anche il fatto che, di fronte alla favola dell'"italia unita come paese mediterraneo e latino" non si possa più restare in silenzio. La storia stessa delle genti del Nord è fatta di scambi continui e cospicui (lo ammetti anche tu) con l'Europa al di là delle Alpi. E la pervicace negazione operante dal fascismo in poi di ogni collegamento culturale e identitario dei popoli padano-alpini con la culla europea (tre le matrici del continente: celtica, germanica e mediterranea) ha finalmente provocato una rivalutazione degli elementi (in particolare celtici, quelli germanici personalmente mi appassionano meno ma sono vivi e vegeti anch'essi) negati dall'identità artificiale italiana che si vuole monolitica, monoetnica e monolingue. Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Mezzo pieno, anche se il regime e la storia ufficiale ci hanno sempre imposto il vuoto totale.
Un esempio concreto, concretissimo? La sezione di storia del sussidiario di quinta elementare di mia figlia non dice una parola una sulla civilizzazione celtica in Lombardia e sui fondatori di Milano. Per fortuna, le insegnanti (sottolineo che quella di italiano è un'ottima maestra di origine pugliese, molto attenta alla realtà locale del posto dove insegna) mi hanno chiesto di aiutarle a rompere il silenzio, attraverso un incontro con le classi in cui raccontare cose che i programmi ufficiali non vorrebbero far conoscere. Fosse sempre così, la scuola pubblica...
Gioann Pòlli

Padanus ha detto...

>E va invece dato atto e merito a Daniele >Sensi di voler prestare attenzione e >spazio anche alle voci che contraddicono >la sua stessa idea del nostro movimento.

Merito che anche il sottoscritto gli riconosce, anche se temo che dalle sue parti (politiche) chi presta ascolto alle voci della Lega non sia molto apprezzato.
(Beninteso, spero di sbagliarmi !).

Ad ogni modo quello di ascoltare con attenzione le idee altrui è a mio avviso uno dei punti di forza del nostro Movimento, ed in particolare della persona di Umberto Bossi.
Certi nostri avversari questo non lo vogliono proprio capire...Beh, peggio per loro!


Padanus

Marcello A ha detto...

Insomma la Lega vuole il frederalismo perchè 2000 anni fa c'erano dei lombardi vestiti da asterix che non si facevano il bagno alle terme e che parlavano un cattivo latino?

Ah be, ma allora ditelo che una roba culturale!

e io ingenuo che pensavo che fossero solo dei razzisti che non sopportano i negri in casa loro, e che vogliono la secessione per non pagare le tasse a roma ladrona.

Marcello A ha detto...

@ padanus che ciancia sul sentirsi "cittadino del mondo".

da wikipedia:

"Si autodefinisce cittadino del mondo colui che crede che gli abitanti della Terra formino un unico popolo, con diritti e doveri comuni, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, e che pongono l'interesse di questa comunità mondiale al di sopra degli interessi nazionali particolari."

Attenzione!
questo non vuol dire "cittadini del mondo tornatevene a casa vostra che qui in padania comandiamo noi".

Riesce a cogliere la sottile differenza?

Santiago ha detto...

No vabbe hahhahhaa "non abbiamo ancora trovato il nostro eroe padano!" hahahhaha che risate che mi sono fatto ti ringrazio :D

Padanus ha detto...

@Marcello A

>e io ingenuo che pensavo che fossero >solo dei razzisti che non sopportano i >negri in casa loro, e che vogliono la >secessione per non pagare le tasse a roma ladrona.

La Lega Nord è una cosa un po' diversa...

Riguardo poi alla definizione di "cittadino del mondo" basta intendersi.

Comunque si beva una camomilla che mi pare ne abbia bisogno.

Marcello A ha detto...

@ Padanus

si, lo so che la Lega è un po diversa: è molto peggio.
Ma non volevo polemizzare.

Il significato di "cittadino del mondo", siamo sicuri che basta intendersi?

Tanto per fare un esempio, il grande Martyn Luther King si definiva cittadino del mondo.
Pensa se avesse conosciuto Calderoli, quello che dice che i negri non possono essere italiani:
non sono tanto sicuro che sarebbero riusciti ad intendersi...

Matteo Prandone ha detto...

@ Marcello A. : guarda che 2000 anni fa Milano era una grande città romana con terme e palazzi a bizzeffe! ;-)

@ Gioann: ma io mica metto in discussione in polimorfismo delle "radici"! E sono il primo a pretenderne la conoscenza, lo studio e la condivisione. Solo mi ostino pervicacemente a non ritenerlo sufficiente per giustificare pulsioni indipendentiste come quelle che porta avanti la Lega, anche se bene e lautamente appoltronata tra i velluti dei Palazzi di Stato.
Per quanto riguarda il sussidiario della tua bimba non so che dire; quello di mio nipotino parla dei principali popoli preromani, e giustamente dedica loro un paio di paginette. Non per bieco romanocentrismo, ma proprio perché si è deciso che il tempo da dedicare alla Storia sia quello, e non un cicinin di più. E così chiamano anche me in classe a raccontare... deloutôs kata genos onomazousi Ligues.

Anonimo ha detto...

Chi ha partecipato alle iniziative della lega in mezzo alle loro bandiere e ai loro comizi lo ha fatto consapevolmente.
Il Bernasconi però, ha presto fiutato che la volgarità e il provincialismo leghista gli avrebbe apportato più danni che benefici e ha cominciato così a dichiararsi "apolitico": un qualunquismo che comunque nulla aggiunge alla sua musica che era misera quando debuttò sulle scene e lo è ancora oggi.

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