mercoledì 22 giugno 2011

Non possono farlo

I capigruppo di tutte le forze di opposizione del consiglio comunale di Varese presentano un ordine del giorno congiunto per denunciare l'incompatibilità tra il giuramento di fedeltà alla "padania" pronunciato a Pontida dal sindaco Fontana e quello per la Repubblica italiana, pronunciato dallo stesso sindaco pochi giorni prima, all'atto del suo insediamento. Una semplice mozione di censura, tramite la quale le opposizioni "si dissociano da un comportamento lesivo dell’immagine della città di Varese e dall’uso improprio di una carica istituzionale". Ci si sarebbe potuti -e dovuti- spingere oltre, chiedendo le dimissioni del primo cittadino. Un'iniziativa che andrebbe comunque replicata in ognuno degli altri cinquantun comuni i cui sindaci, domenica scorsa, giurando per la "padania" hanno spergiurato sulla Costituzione.

77 COMMENTI:

Anonimo ha detto...

la strada del "cordone sanitario" contro i legaioli è l'unica perseguibile, altro che sbaciucchiamenti bersanesi.

si moltiplichino iniziative di questo tipo anche in relazione alle dichiarazioni con rilevanza penale che i vari porchezio sciorinano di continuo e si domandi conto a tutti quei "giornalisti" che per un punto di share in più danno spazio a questi individui pericolosi.

The king of P ha detto...

Concordo pienamnete. Che se la facessero questa dannata secessione una buona volta!

Jinocchio ha detto...

Alla Costituzione Italiana preme fissare i confini, santificare sé stessa, autoconservarsi e mandare la gente a lavorare.
Poi si ricorda che le persone che stanno al mondo hanno delle aspirazioni.
Cacciare i leghisti non perché non rispettano le persone, ma perché non rispettano la costituzione è l'ennesima umiliazione che la nostra costituzione ci infligge

eL tiZ ha detto...

@The King of P

non possono farla questa secessione perchè la maggior parte dei "padani" non sono leghisti e non vogliono la secessione.
fanno tanto rumore ma sono in minoranza anche a "casa loro".

Gioann Pòlli ha detto...

E allora perché tanta paura, a suo tempo, di fronte alla proposta di un referendum, anche solo consultivo, sull'autodeterminazione del Nord? Sul Po, nel 1996, c'erano quattro milioni di persone, file e file di auto e ai gazebo allestiti per le firme sull'indipendenza nel mio paese di origine ricordo perfettamente di avere visto con i miei occhi, sbalordendomi, persone conosciute per una trentennale militanza nel Pci-Pds (il Ds non c'era ancora). C'è stata una memorabile diretta di Telelombardia (che NON è telepadania, che ancora non c'era) e, soprattutto, della Televisione Svizzera. La Tsi non ha certo avuto le "veline" dello Stato italiano circa i numeri e ha potuto verificare e dare le notizie sui fatti per come li ha visti.
Non confondiamo i termini, poi: i sondaggi effettuati ai tempi davano vicino al 50 per cento la soglia di chi non giudicava negativa la prospettiva dell'indipendenza del Nord o della Padania come la si voglia chiamare. Un conto è infatti il movimento della Lega che riscuote un certo numero di preferenze, un conto certe istanze che sono pre-partitiche, c'erano e ci sono tutt'ora al di là dei numeri del Carroccio.
Gioann Pòlli

eL tiZ ha detto...

@Gioàn
La mia paura verso la lega non è certo data per le loro mire secessioniste quanto piuttosto dal clima e la cultura che grazie a lei si propaga in italia.

La lega nord oggi in padania non raggiunge il 50% dei consensi per un cospicuo valore.

al di là dei voti decisamente aumentati negli ultimi anni credo che non si possa comunque confrontare la lega del 1996 con quella di oggi.
se è vero che le proposte sono le stesse di allora credo però che il momento storico sia diverso.
prima la lega era la verà novità alla vecchia politica.
oggi la lega E', per diritto acquisito in 20 anni di parlamento, la vecchia politica.

Anonimo ha detto...

Ma non avete di meglio da fare? che noiosi che siete... trovatevi una donna/uomo...

Gioann Pòlli ha detto...

@el Tiz: il problema, a mio avviso, è che la Lega - malgrado gli anni sulle spalle - abbia piena ragione di esistere perché i problemi che l'hanno portata ad avere il consenso che ha (ricordiamo che in Veneto resta tuttora il primo partito) soltanto adesso si sta iniziando a scalfirli. Se Cacciari, Chiamparino e financo uno come Prodi (che - detto per inciso - nel suo discorso di investitura del 1996 davanti alle Camere proclamava la necessità di spostare i ministeri e di iniziare a mettere in atto la capitale reticolare, ma questo non lo ricorda nessuno) continuano da sinistra a dire che c'è bisogno di ricominciare dai territori, questo significa che ancora troppo Roma Doma, malgrado il fascismo sia nominalmente finito con la Seconda guerra mondiale. Sarà anche la "vecchia politica", ma ancor più vecchi sono i problemi che né Vendola, né Di Pietro, né tantomeno Grillo (forse appena appena Bersani) vogliono vedere. Quanto al problema dell'immigrazione e derivati, se anche Zapatero, Angela Merkel e a suo tempo Tony Blair hanno fatto un'inversione a U, e qui soltanto la Lega denuncia i rischi annessi e connessi, questo significa che il motivo di esistere del Carroccio è più forte che mai. I "cicli politici" vanno e vengono, ma se i problemi non vengono affrontati per quello che sono, è inevitabile che si ripresentino ingigantiti. Perché - lo ripeto da una vita - la Lega non è la febbre ma il termometro nonché si pone come la medicina. E prendersela con il termometro non serve minimamente a cancellare la malattia, ma a ritardare il momento in cui si inizia a curarla per davvero.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

Il termometro amico della ndrangheta... Interessantissimo Pulaster!

Andrea P. ha detto...

4 MILIONI??????
Ma questa è mistificazione della realtà...
Ricordo benissimo che Bossi parlò di milioni e milioni di persone, ma prefetture e questure stimarono 150 mila persone... Addirittura il TG5 disse 70 mila (in quel periodo Berlusconi era ancora un mafioso per i leghisti... eh eh)
Va beh, ci sono sempre guerre sulle cifre (anche se tendenzialmente mi fido più della polizia...), ma ricordo benissimo che la tanto attesa catena sul po si trasformò in una... catenella
Giovanni Polli... per favore evitiamo di raccontare frottole dai...

mozart2006 ha detto...

Ah a proposito, serve una forbice? No perchè Bossi, se avesse vinto Pisapia, si doveva tagliare le palle...l´ha detto lui eh, non io

eL tiZ ha detto...

@Gioann,

non voglio mettere in discussione il motivo d'esistere di nessun partito, tanto meno la Lega.
se un partito esiste è perchè ci sono dei sostenitori che riconoscono in esso le proprie idee ed esigenze.

Quello che volevo evidenziare era solo che, per rispondere alla provocazione di "The King P", per fare la secessione della "padania" ci vorrebbe quantomeno il benestare e la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini.
E questa ipotesi è del tutto fantasiosa e inarrivabile.
è per questo che sono tranquillo: la secessione non ci sarà mai.
ci sono le stesse probabilità di una restaurazione di una Repubblica di Salò o di una dittatura del Popolo.
Qualcuno queste cose le vorrà, ma, finchè rimarranno minoranza il pericolo è scampato.

Anonimo ha detto...

@eL tiZ: può darsi benissimo che tu abbia ragione, che si tratti di una "ipotesi fantasiosa e inarrivabile". Era fantasioso e inarrivabile persino pensare che sarebbe caduto il Muro di Berlino prima e l'impero sovietico poi. Eppure sono crollati entrambi, anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno divorziato, pensa un po'. Fantasioso ed inarrivabile persino pensare che in Euskadi la maggioranza dei voti andasse a due movimenti che, seppure da posizioni diverse, chiedono entrambi l'indipendenza da Madrid... In Scozia lo Scottish National Party, che chiede di mettere su un tavolo il percorso di indipendenza dal Regno Unito, ha la maggioranza dei consensi... Quante cose "fantasiose ed inarrivabili" sono invece accadute o stanno accadendo. Il Belgio è di fatto già diviso in due perché da mesi il governo federale è inesistente e non si riesce a metterne in piedi uno che sia uno. Se per caso dovesse fallire la Grecia, sai già che cosa succederebbe, vero?
Ma poi, determinismo storico a parte, come poter dire "fantasiosa e inarrivabile" l'ipotesi che la maggioranza dei cittadini del Nord preferiscano andarsene per conto loro? Qualcuno glielo ha forse mai chiesto, anche soltanto consultivamente? I sondaggi davano risposte ben diverse della tua... Il "mai" nella storia è un'eventualità che non si avvera "mai". E chi pensa il contrario, consentimi, è un illuso.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

Povero Gioann Polli,io non ho ancora capito se ci è o ci fa.
I Popoli Baschi,gli Scozzesi,i Cechi e gli Slovacchi avevano ed hanno un identità Nazionale che la cosiddetta Padania semplicemente non ha:al massimo sopravvivono aspetti risalenti al periodo dei vari principati,ducati e monarchie ma anche in questo caso si tratta di realtà ben diverse dal NORD per come lo propaganda la Lega e lo intendono molti leghisti.Negli anni la Lega ha scientemente allargato il suo bacino elettorale agli elettori conservatori ed estrema destra.La Lega è molto più simile al Tea Party americano...già,proprio a quei cowboys che sparavano a quei nativi americani ai quali Gioann Polli ingenuamente guarda azzardando un improbabile parallelismo con gli "indigeni padani" che rischierebbero di finire nelle riserve..ma per favore..!
OzWiz

Anonimo ha detto...

no anonimo, il nostro "gioann" non è affatto ingenuo, ma lavora per conto verdognoli e deve mostrare la sua fedetà dato che il blog è molto letto dalla dirigenza ramarra

varallese sì global ha detto...

Ch'assa da fà pè campà.Fra l'altro il mito ossessivo degli Indiani d'America veniva proposto di continuo anche dai nazisti.Facciamo di Pontida una bella riserva per "linguisti" locali, cornuti con barbe verdi e "giornalisti" legaioli.L'unica cosa vagamente sensata della "cultura" leghista era l'idea di Insubria da Novara all'Adda che infatti la dirigenza lagaiola detestava.

Anonimo ha detto...

@ OzWiz

La Lega è molto più simile al NPD o al BNB anche nelle sue componenti "moderate"

varallese sì global ha detto...

Ma soprattutto chissà come sono contenti gli Indiani d'America a sentirsi paragonati al KKK della polenta...

Anonimo ha detto...

Io trovo anche assurdo l'insegnamento del dialetto nelle scuole dal momento che la lingua italiana non è correttamente parlata da almeno metà degli italiani..e non necessariamente meridionali.Se uno vuole imparare il dialetto si iscriva ad un corso ad hoc presso qualche associazione culturale.A me le diversità culturali anche piacciono..però già non si conosce l'inglese..almeno l'italiano(esperienza personale:ci sono realtà territoriali dove se parli l'italiano non hai diritto di pretendere di essere compreso..stesso problema se nn conosci il dialetto locale)!!
OzWiz

Gioann Pòlli ha detto...

Non vorrei soffermarmi troppo sulle stupide illazioni che ogni tanto leggo in merito al mio volermi confrontare, ogni tanto, sul blog di un "avversario" della cui azione non condivido proprio nulla ma che ha la mia stima personale, e che ringrazio sempre per avere continuato a rinnovarmi la sua. Se sono qui è perché sono sempre stato un "bastian contrario" e ho sempre ritenuto che il confronto di idee (e non quello degli insulti) anche estremo faccia bene, a tutti. Faccio poi presente che, se la Lega fosse quella che dipingete, il mio presentarmi qui con nome e cognome costituirebbe "intelligenza con il nemico" passibile quantomeno di fucilazione. Con tutta la stima ed il rispetto che ho per Daniele, inoltre, mi permetto infine di aggiungere che non mi risulta - ma posso sempre sbagliarmi, per carità - che la dirigenza della Lega passi il suo tempo a scrutare il suo blog per compilare la lista "dei buoni e dei cattivi". Poi fate voi, naturalmente. Fine.
Ciò detto, sulle cifre del Po: liberi anche in questo caso di "prendere per buone / le verità della televisione". Io c'ero, sul Po, e non in un punto solo. E conservo tuttora i servizi della Tsi (che, per inciso, con la Lega non è mai stata tenera) che dicono tutt'altro. Evidentemente le veline di Roma a Lugano non sono arrivate.
@OzWiz: tea party??? Questa è davvero buona. Probabilmente l'idea che hai della Lega te la sei fatta sui giornali o nel salotto di casa. Per capire che cosa fosse il Pci o il Pds, a suo tempo, nel mio piccolo, ho frequentato parecchio le feste dell'Unità e ho parlato a lungo con diversi suoi esponenti. E ho visto di persona che le salamelle che servivano non erano di carne di bambino. Tu a quante Pontida sei venuto? Inutile anche spiegare quale sia la differenza tra la Repubbica Ceca, per esempio, e la Confederazione elvetica, entrambi Stati indipendenti. Ma chi non vuol capire per partito preso continui pure a non voler capire. Come, per esempio personale, il fatto che prima di essere padano, sono innanzitutto piemontese. Ma parliamo due lingue diverse, e credo sia inutile proseguire.
Sempre per OzWiz: il "dialetto" (come dici tu) a scuola non è un "delirio" della Lega: è un preciso obbligo giuridico che deriva dalla Carta europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, trattato internazionale sottoscritto dall'italia nel luglio 2000. Ed è una raccomandazione contenuta nei più alti documenti dell'Unesco (quindi Nazioni unite) in merito alle lingue in pericolo e ai patrimoni immateriali. Liberissimo di non essere d'accordo e di schierarti con i distrutturi di patrimoni dell'umanità che devono essere tutelati, ma almeno informati sulle fonti prima di sparare...
Gioann Pòlli

mozart2006 ha detto...

Sommessamente proporrei che gli venga immediatamente riconosciuto lo status di nazione sovrana ed indipendente e subito dopo negato il permesso di soggiorno sul suolo italiano pena immediato arresto per reato di immigrazione clandestina: abbiamo già abbastanza problemi con la pattumiera napoletana per poterci permettere anche quella padana.

Anonimo ha detto...

Giaonn Polli,io non ho sparato proprio nulla.Ho semplicemente detto che non sono d'accordo con l'insegnamento del dialetto nelle scuole e ho scritto il motivo,che poi vi siano disposizioni di legge in materia che sono favorevoli alla tua causa tanto meglio per te e per chi condivide le tue idee.
Per quel che riguarda il discorso del Tea Party (il partito americano di neoconservatori,contro le tasse e che contro il centralismo del governo federale) ed alle relazioni tra separatismo padano ed alre realtà europee non aggiungo altro perchè credo di essermi spiegato chiaramente e tu stesso in parte mi dai ragione definendoti prima di tutto piemontese e poi padano (lo stesso discorso farebbero molti lombardi e molti veneti,addirittura rivendicano una propria identità particolare all'interno di ciascuna regione quindi tanto vale tornare alle città stato..).
OzWiz

Anonimo ha detto...

@Mozart2006 del 25/06/2011 alle 13:22
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Ma sa che sarei favorevole pure io? Però sa, nel periodo transitorio per riassettare le nuove entità terrioriali (solo qualche anno), sarebbe opportuno mantenere dei civili rapporti (per il bene d'entrambi, magari sotto tutela UE), poi una volta finito il periodo transitorio, liberi d'intraprendere ogni azione legislativa e di politica fiscale che meglio si crede (anche uscire dall'UE se meglio si crede). Nel frattempo, ovvimente, niente migrazioni al contrario però.
Ci si libererà in un solo colpo della monnezza napoletana, dei miliardi di € di buchi di bilancio delle varie regioni centro meridionali (se si contra Abruzzo e Lazio centro italia), oltretutto si potrebbero restituire i mafiosi in regime di 41bis spediti in confino insieme a tutte le locali mafiosi affiliate, così pure ci si libera dell'incapace burocrazia centrale e della rappresentanza politica nazionale.
Wow, se solo ci potessimo spendere per portare alla conoscenza della genete tutti questi vantaggi. Dalla toscana in giù, esilio ai leghisti, e dalla Toscana in sù basta all'italia della mafia, monnezza, P4 e burocrazia kafkiana.
Sarebbe davvero troppo bello per essere vero.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

Gioann Pòlli ha detto...

@OzWiz: "tanto vale tornare alle città Stato". Dipende, Bruxelles lo è già, per esempio. Io preferisco di gran lunga entità nazionali un poco più grandi, anche confederate o federate tra di loro, ma in certi casi perché no? Però non capisco tutto questo scomodare i "tea party", che non c'entrano nulla. Sarebbwe sufficiente andare a vedere come funziona uno Stato sovrano che confina con quello italiano, cioè la Svizzera. Qui, la delega di potere è - tenendo in ogni caso ben fermo il principio di sussidiarietà - dal cittadino fino alla federazione. La federazione esiste perché il cittadino ha dato delega per certe competenze all'assemblea comunale, per altre al Cantone e per le residuali alla Confederazione. Anche le imposte si pagano al Comune, che ne versa una parte al Cantone il quale trattiene ciò che gli serve, versandone una parte alla Confederazione ed un'altra al fondo di compensazione per i Cantoni più poveri. Lo Stato italiano è costruito esattamente al rovescio. Prima di tutto c'è Sua Maestà lo Stato, che delega, che delega, che delega, ma trattiene sempre il grosso dei poteri e la quasi totalità delle imposte. Nella mia visione, che è quella elvetica, prima di tutto, ed alla base di tutto, vengono il cittadino e la comunità in cui vive. In quella italiana, che a te sembra piacere, alla base di tutto c'è il potere dello Stato. Là, cittadini liberi. Qui, cittadini sudditi. C'è chi preferisce la libertà, chi la sudditanza. E, se mi permetti, io non mi colloco tra questi ultimi.
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

Dimenticavo: visto che oggi i referendum godono di tanto prestigio presso l'opinione pubblica, io sarei per un loro utilizzo estensivo e massiccio "alla elvetica". Democrazia diretta il più possibile. Naturalmente, senza quorum e senza il vincolo ad essere abrogativi. A cominciare dal referendum per l'autodeterminazione da parte di chi lo voglia indire, per finire con il referendum per la permanenza nell'Unione europea. Decidano i cittadini sovrani, non i sovrani dei cittadini.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

@Gioann Pòlli:
Attenzione Gioann che finché restiamo uno Stato unico, la diffusione senza quorum dei referendum, anche propositivi, può essere un boomerang.
L'italia rappresentativa è quella con i residui fiscali più che positivi. Prima si dovrebbe bonificare e poi introdurre un meccanismo di democrazia diretta all'elvetica, non vorrei che i Riina comandassero ancor più di quello che già fanno.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

Gioann Pòlli ha detto...

@Cittadino lombardo: dici bene. Davo per scontato il fatto che un ordinamento giuridico che si affidi alla democrazia diretta si sia dotato anche degli strumenti per potersela permettere. Tra i quali, il diritto ad un'informazione corretta e capillare circa le materie di cui si deve decidere (insomma, l'esatto opposto di quanto accaduto negli ultimi referendum, del cui merito esatto non è stato detto praticamente nulla) e, soprattutto, il risanamento del proprio tessuto sociale ed economico basato sulle peculiarità positive dei rispettivi territori.
Quindi, l'esatto opposto dello status dell'attuale italia.
Gioann Pòlli

david ha detto...

Si nota una certa agitazione da parte della "casta" che nel corso degli anni si è formata attorno al movimento legaiolo. Parliamo di una corte dei miracoli fatta di funzionariotti, vicesegretari di senati, sedicenti giornalisti e banchieri falliti che in un paese normale sarebbero ritenuti inadatti ai lavori manuali più banali. Per quanto riguarda la stucchevole discussione sui dialetti utilizzati dai legaioli come strumento per discriminare ulteriormente l'altro oltre a sciocchezze varie da Klan dei poveri (del tipo di paragonare i fra loro diversissimi dialetti della Regione Piemonte alla Lingua catalana) si tratta di inezie che scompariranno con il resto della razzisteria verde alla prossima tornata elettorale. Nel frattempo sconsiglio di dare troppa importanza alle soparate di rito che sentiremo nei prossimi mesi. Una risata li ha già seppelliti.

Gioann Pòlli ha detto...

Caro David, una risata sta seppellendo te con la tua ignoranza: la lingua piemontese è stata definita tale de almeno due leggi votate - regnanti giunte di sinistrqa - da praticamente tutto il consiglio regionale. La legge 37/97 in particolare promuove il suo insegnamento scolastico. Al pari della lingua catalana (che se nbon llo sai è composta anch'essa da numerose varianti) è riconosciuta a partire dal 1981 dal Consiglio d'Europa con il documento Cirici, votato dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa stesso con il numero 4745. Meglio informarsi, prima di parlare di temi che non si conoscono e rimediare figure di cioccolato. Fatti una ricerchina su internet e smentisci i dati che ti ho fornito, e poi ne riparliamo. Gran brutta bestia, l'odio ideologico. Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

L'ignoranza e la cialtroneria è di quelli che parlano di Padania e di secessione.
OzWiz

Anonimo ha detto...

@Polli:
sarà divertente vedere quanti di tutti questi autoproclamati anti-razzisti, convinti patrioti, anti-leghisti ecc. preserverà meglio il proprio fegato.
Mi sa che non hanno ancora ben chiaro (comprensibile se fosse vero il mio sospetto che la maggioranza qui presente viva sotto la Gotenstellung) che il partito Lega Nord può sciogliersi per la "caduta" del capo, ma i movimenti che in essa son federati, la linfa che li sostiene elettoralmente, così pure l'humus autonomista trasversale che sta nel corso degli anni crescendo in modo direttamente proporzionale alle palesi inadempienze, inefficienze, dello Stato centrale, continueranno ad esistere. Non spariranno mai. Finchè lo stutus quo si preserverà, più la ragion d'essere e la loro presenza diventerà sempre più forte.
Comunque non consiglierei troppo a quest'antileghisti per moda di ridere troppo, non vorrei che rischiassero di respirare i veleni delle emergenze lazial-napoletane. Un problema tipicamente italiano.

Cordiali saluti
Un cittadino Lombardo

lucrezia ha detto...

caro cittadino lombardo gli unici veleni che ammorbano la valle padana sono i vari neofascismi veneti,piemontesi ecc che nel kaos del dopo Abbozzi probabilmente avranno un ritorno di fiamma di qualche mese appestando ulteriormente l'aria con rutti in trevigiano e peti in torinese e schifezze di cui speriamo finalmente si occupino le autorità costituite.

la fogna piemontesista ha defecato prodotti come Porchezio e quella venetista personaggi del calibro di Cafoncini,con quale faccia tosta i legosi possono paragonarsi a movimenti antirazzisti come i baschi e gli irlandesi non si sà.

quanto ai papaveri verdi consiglio che quando dovranno andare a cercarsi un lavoro onesto faranno bene a farsi un bel corsi di lingua italiana,di sicuro il magazziniere capo egiziano da cui prenderanno gli ordini conoscerà meglio la nostra lingua anche se in Italia da pochi anni.

Anonimo ha detto...

@Lucrezia
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più vi leggo, più resto sereno. Meno ideologia e più pragmatismo vi servirebbe. La vostra rabbia forse è derivata dalla sbagliata visione del mondo che avete, dato che la vostra impronta ideologica v'impedisce di comprendere il mondo circostante, che, non curandosi dei vostri umori, continuerà a girare come meglio vorrà. Prediligo di gran lunga un "neo fascismo" (termine improprio da lei usato) veneto all'uniforme distribuzione di peste, colera, mafia e debiti dello Stato italiano. Come vede le preoccupazioni sono altre, così come le priorità.
Serenamente ora uscirò a farmi un giro tra le verdi campagne lombarde senza il pericolo di trovarmi qualche cumulo di immondizia, o qualche delinquente che l'incendia non sapendo che lo tramuta in rifiuto speciale con conseguenti maggiori oneri e problematiche. A già, parlano l'italiano e son molto istruiti a differenza di quelle capre padane. Mi fate sorridere per la vostra miopia.
Le auguro un buon proseguimento nella sua caccia ai mulini a vento.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

Anonimo ha detto...

Quindi un sano neofascismo di matrice veneta,che peraltro tutto e tranne che un modo dire (dillo al ragazzo pestato a morte a Verona pochi anni fa da giovani naziskin)sarebbe una preferibile opzione allo scempio napoletano e o alle piaghe di uno statalismo malgestito..bene,e poi gli ideologizzati sono gli altri.Buona gita.Sieg heil!
p.s.x Polli.Informati meglio sulla Svizzera,non guardare solo a quello che ti fa comodo.Pensa ai pendolari italiani che vanno in Svizzera per guadagnare di piu e pagare meno tasse (causando problemi ai locali) o alla gestione dell integrazione (un "problema" che a sentire i leghisti esiste solo in Italia) degli immigrati.Ti informo preventivamente che sto scrivendo da Berna,tanto per intenderci.
OzWiz

Anonimo ha detto...

@OzWiz:
la vecchia ed antiquata suddivisione dx e sx è superata ormai già da tempo. Indagini ed arresti per mafia (in Lombardia occidentale ad es.) dimostrano la presenza di una cultura uniforme e trasversale nei partiti nazionali di massa che prendono i voti in quegli stessi territori sommersi dal loro percolato.
Tutta quell'irresponsabile gente vota e manda i suoi rappresentanti a Roma, al parlamento e nelle alte cariche della burocrazia. Questi cureranno gli interessi di chi ce li ha spediti. Ora, i cd naziskin veneti son 4 gatti, alla stessa stregua dei comunisti "rumorosi" da centro sociale di Milano. Sono una sparuta minoranza che rischia il linciaggio se la fanno fuori dal vaso. Non hanno modo d'attecchire per i loro stessi antiquati programmi, perciò son gestibili. Per questo li prediligo rispetto all'altra opzione. Troppe mele marce son invece difficili da tenere a bada, sopratutto se la regione e gli enti locali a statuto ordinario dipendono quasi completamente da ciò che decidono a Roma. Qui il peso di quelle vaste zone da commissariare ed interdire da ogni votazione nazionale si fa sentire, e gode di un ottimo peso politico e coercitivo. Pertanto sono davvero molto pericolosi e dannosi, alla stregua di un arto in cancrena.

Cordiali saluti
Un cittadino Lombardo

david ha detto...

La "cultura" legaiola non è altro che "cultura" neofascista ridipinta con una patina di finto autonomismo. Perfettamente normale che gli autonomisti europei non riconoscano i legaioli come gente dei loro. Ma nemmeno i lepenisti o i nazi fiamminghi li considerano degni di rispetto dato che vedono nei verdognoli poco megli degli algerini. I neofascismi regionali dei legaioli sono molto violenti con le nostre identità comunali, le uniche davvero sentite. Pensiamo al tentativo del fascismo piemontesista di creare a partire dal dialetto torinese una sorta di neolingua piemontese da imporre a tutti gli studenti della Regione, dai novaresi-verbanesi (i cui nonni parlano un dialetto simile al varesotto) agli occitani delle valli. Fasci venetisti e piemontesisti sono potenzialmente più pericolosi di quelli storici.

Gioann Pòlli ha detto...

La cosa più divertente di David è che oltre a non aver minimamente risposto alle mie domande in merito a CHI ha posto le basi giuridiche per il riconoscimento della lingua piemontese, è che continua a cadere rovinosamente nei tombini aperti. Perché il povero David non sa che tra quelli che si sono occupati del progetto regionale di insegnamento della lingua piemontese a scuola per il Piemonte orientale, c'è proprio il sottoscritto... E il povero David ignora che dal '97 al 2008 circa ho formato gli insegnanti del Vco... E naturalmente il progetto riguardava l'insegnamento non della lingua piemontese intesa come koiné letteraria (che non è il torinese, tra l'altro) ma riguardava proprio le varianti o dialetti locali del Vco. Lo scorso anno ho insegnato in due prime medie di Stresa e in due prime medie di Romagnano. Caro David, che lingua pensi che sia stata presentata ai ragazzi? Informati meglio, il cioccolato sta diventando sempre più scuro... Comunque te lo devo proprio dire: sei proprio troppo divertente. Sono curioso di leggere la prossima che ti inventerai. Se non hai capito, su questo argomento con me caschi davvero male... @cittadino lombardo: hai ragione da vendere. L'odio ideologico confonde i confini della realtà e, come dico spesso, fa scambiare lucciole per lanterne, e la febbre con il termometro. I problemi denunciati dalla Lega continuerebbero ad esistere tranquillamemte anche in assenza della Lega... I numeri e i dati storici puoi nasconderli o moistificarli fino a che ci riesci. Ma alla fine la storia ti presenta sempre il conto. E le sorprese amare per chi si ostina a ragionare ancora con le categorie di prima della caduta del Muro - o, peggio, dell'Ottocento - non tarderanno troppo ad arrivare.
Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@OzWiz: sulla Svizzera. Non ho compreso che cosa c'entrino le tue osservazioni in merito ai frontalieri con il mio discorso di ordine costituzionale sull'assetto dello stato elvetico. Mi stai dicendo che è colpa della struttura federale e del percorso delle deleghe dal cittadino alla federazione e non viceversa come in italia se ci sono dei problemi tra cittadini e lavoratori stranieri? Scusami ma non riesco proprio a vedere il nesso. Tra l'altro, conosco da vicino il sistema elvetico per avero studiato abbastanza a lungo con una nutrita inchiesta sul campo, e proprio non comprendo che cosa possano centrare le tue obiezioni. Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

Febbre,termometro..ma ti rendi conto di come scrivi e dei toni millenaristici e settari che adotti per esporre le tue opinioni,Polli?Guarda che quello con la mente obnubilata sei tu.Sei tu che hai scelto di ragionare tramite un paradigma ben definito e non sei in grado di discostarti da quello,classificando quelli che non la pensano come te come dei sostenitori delle caste o dei sudditi (come se in uno stato che funzioni come dovrebbe non ci fosse spazio per cittadini liberi).Il dramma di quelli come te e che quando pensano al proprio orticello qualche cosa di buono anche combinano,ma quando si tratta di alzare lo sguardo e ragionare al di la dei propri confini (in senso lato) spesso finiscono col vaneggiare.
OzWiz

Anonimo ha detto...

Per la Svizzera facevo riferimento ai molti esempi virtuosi di integrazione degli immigrati che contrastano con l allarme sociale e la cattiva propaganda pompata irresponsabilmente dalla Lega.Per quel che riguarda i transfrontalieri era per ribadire il fatto che non si puo ragionare a compartimenti stagni in un mondo globalizzato come il nostro solo per far valere tesi precostituite e fondate su presupposti pseudointellettualstici.
OzWiz

mozart2006 ha detto...

30 feriti alla festa della Lega durante il tiro alla fune. Si stavano allenando a spostare i ministeri al Nord.

Gioann Pòlli ha detto...

@OzWiz: se usassi paradigmi e avessi la mente obnubilata come dici tu non credo proprio dedicherei un po' del mio tempo al confronto delle idee in luoghi come questo. Dove certo non faccio capolino con l'intento di "fare proseliti". Ti faccio solo presente che i dati Istat su Pil, tassazione, produzione, disoccupazione e tutti gli altri fenomeni socio-economici che mostrano una netta divisione dei territori dello Stato italiano non li ho inventati io. Che le contraddizioni pazzesche insite in una società che lamenta (in Calabria o in Sicilia) tassi di disoccupazione pari al 40 per cento e poi si lamenta che "bisogna importare mano d'opera dall'estero" non le ho volute io. Che testi documentati scritti da saggisti di sinistra come Ricolfi (che a sua volta si è basato anche su dati ufficiali Istat) non li ho compilati io. Che in certe aree la qualità della vita sia degradata paurosamente a causa del dilagare della microcriminalità è un dato evidente che non può essere smentito dai dati sui "reati in calo": semplicemente, la gente si è stufata di denunciarli. Senza contare, poi, che nell'ultima stessa relazione Amato (governo Prodi) i reati della cosiddetta microcriminalità (che colpisce tutti nella vita di tutti i giorni e a nulla vale cercare di sminuirli citando l'esistenza della grande criminalità organizzata) sono stati dati tutt'altro che in calo. Potrei andare avanti per un bel pezzo, citando anche il disagio crescente dei popoli del Sud, e della crescita di consapevolezza anche nel Meridione del grande bluff chiamato "italia". Dici che sono chiuso nel mio orticello? Sbagli. A Sud ci vado molto più di quanto tu ti possa immaginare e con la gente parlo e mi confronto. In Sicilia c'è una parte di me.
Se la Lega esiste, e ad oggi è l'unico movimento che ha nel proprio dna e nel proprio programma un riassetto interno dei rapporti tra centro e periferia, e tra periferia e periferia, è perché i problemi (la "febbre") ci sono e, Lega a parte, tutti fanno finta di niente e italianamente, cercano di tirare a campare. Eppure certi problemi sono ben chiari anche ad alcuni settori della sinistra (non è un caso che Chiamparino, malgrado la sua popolarità, continui ad essere emarginato nel Pd, per non parlare della fine che ha fatto Cacciari). Dove io sia "millenarista" proprio non lo vedo. Semplicemente cerco di ragionare - pur da decisamente schierato - in maniera laica. Da me, discorsi puramente ideologici non ne vedrai mai. Né quel genere di argomenti dialettici ("verdognoli", "fascisti", "legaioli") che qui vanno tanto per la maggiore e denotano un vuoto pneumatico di ragionamento e di capacità critica. Tipici di chi preferisce lo slogan e l'invettiva autotranquillizzante ed autoreferenziale nati dall'odio ideologico al confronto nato dalla presa d'atto che certe questioni, piaccia o meno, ESISTONO. Prima erano soltanto nascosti perché la logica stessa della politica dei blocchi imponeva di far finta di nulla. Ma non siamo più né nel 19° né ne 20° secolo. Siamo nel 2011, e la globalizzazione con tutto ci che ne consegue non fa che accelerare la crisi del mondo vecchio. Ecco il perché me la prendo con chi, quando un malato ha la febbre, preferisce dare la colpa al termometro e fare finta che tutto va ben, madama la marchesa. Spezzatelo pure, questo termometro brutto e cattivo, o auguratevi che cada a terra e si rompa da solo ed illudetevi che la febbre non esista e che la colpa sia sua. Poi, però, non lamentatevi quando il risveglio sarà ancora più doloroso di prima.
Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

ma gli date ancora retta?

Anonimo ha detto...

@ mozart

monicelli parlava di fare un film sui leghisti.

porchezio dopo la caduta sta ancora rotolando in direzione monviso travolgendo tutto quello che incontra.

mozart2006 ha detto...

Piuttosto che il tiro alla fune, la prossima volta fate il palio degli asini.
Il governo in mano ai fancazzisti del bar sport, la politica del riesling alle sette di sera.

(mentre quegli altri, che sono delinquenti veri, si spartiscono la roba con Bisignani: altri livelli, cari miei!)

Anonimo ha detto...

@ OzWiz

mi hanno raccontato della diatriba sull'insegnamento del "piemontese" nelle scuole:c'era da una parte chi proponeva di insegnarlo in via facoltativa e di insegnare il dialetto nella versione strettamente locale(questa opzione era sostenuta anche a sinistra)ma dall'altra parte c'era chi parlava di creare una "lingua piemontese"che in sostanza per loro era il torinese(la madre della mia tipa di domodossola dove si sentono lombardi era inc***atissima a sentire sta cosa)che a loro dire era da insegnare anche a Pavia(delirio!!!!)

sta gente va fermata ma non solo alle urne

Matteo Prandone ha detto...

@ anonimo 23,23: una lingua piemontese ufficiale esiste già, e da oltre due secoli ha grammatiche e vocabolari; da molto prima un'abbondante letteratura. Non va confusa col torinese, alla quale peraltro somiglia. Per il fatto di non essere diventata una lingua di stato (il Piemonte scelse l'italiano per gli atti pubblici già nel XVI secolo), e di essere usata solo dalle elites culturali, non si è mai imposta sui numerosi idiomi locali della Regione. E' in sostanza una lingua "virtuale", una sorta di nobile esperanto regionale abbastanza inutile se si pensa che un biellese ed un tortonese possono capirsi perfettamente nei rispettivi idiomi senza farvi ricorso.
Riguardo al suo insegnamento nella scuola dell'obbligo sono sempre stato scettico, preferendo semmai quello delle varianti locali; le quali, d'altro canto, spesso non hanno nè grammatiche ufficiali nè tradizioni letterarie di un certo rilievo, al punto da rendere difficile una loro efficace didattica.

Gioann Pòlli ha detto...

Non so se l'anonimo delle 23:23 sia tale spassoso personaggio che più sopra si firmava come David. In ogni caso, è qualcuno che ama talmente le leggende metropolitane da spacciarle per vangelo. Ripeto: ho l'onore e l'onere di essere uno dei referenti del progetto regionale di insegnamento della lingua regionale piemontese nelle sue varianti locali nel Verbano Cusio Ossola. Un'altra "colonna" del progetto è una carissima amica insegnante elementare proprio di Domodossola (per inciso, tutt'altro che leghista). A partire dal 1997 - anno in cui fu varata in modo bipartisan la legge 37 che introdusse l'insegnamento della lingua piemontese - abbiamo lavorato per coordinare il lavoro nel Piemonte orientale. E non c'è mai stata nessuna diatriba se insegnare la koiné letteraria (che, ripeto, NON è il torinese, al punto che vi sono o vi sono stati scrittori di Biella e di Cuneo, solo per fare un esempio, che l'hanno arricchita delle nouances territoriali) e che comunque a Domodossola nessun sano di mente ha mai proposto di introdurre. In più di vent'anni di lavoro fianco a fianco con il milieu del piemontesismo culturale - che per inciso non coincide affatto con l'adesione politica alla Lega - ho incontrato UN solo personaggio (che ora riposa in pace da molti anni) che proponeva di estendere la koiné su tutto il territorio regionale, ma la sua idea non è mai stata nemmeno presa in considerazione da nessuno. Altro che "diatriba"... Tutti i cartelli e i manifesti affissi o consegnati nelle scuole del VCO hanno sempre recato a chiare lettere che cosa si intendesse per "lingua piemontese" in questo territorio. Per cui non ci può essere spazio, in un discorso serio, né per le leggende metropolitane che qualificano benissimo la preparazione e/o la buona fede di chi le propala, né per tentativi pessimamente esperiti di chi tenta di sfruttare la questione del patrimonio linguistico regionale, che appartiene a tutti, per farne una squallida arma di odio ideologico di parte. Sono naturalmente a disposizione per ogni ulteriore chiarimento nel merito, anche tramite la copiosa documentazione comprensiva del materiale didattico autoprodotto per il progetto. Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@matteo prandone: ti ringrazio per aver portato, tu che sicuramente non sei tacciabile di "leghismo", un po' di serietà in questo delirio :-) La parte più impegnativa (ma anche quella più stimolante) del progetto laddove, come nel Piemonte orientale - non si parta dalla koiné, è proprio quella della didattica. Infatti la si elabora tenendo conto dei presupposti di ogni singola realtà scolastica, con l'ausilio di locutori esterni e, laddove ve ne siano, di scrittori, in un lavoro aperto che ogni anno si deve arricchire e rimanere come patrimonio acquisito da ampliare ulteriormente durante i corsi successivi. Naturalmente, si cerca il più possibile di documentare audiovisivamente gli interventi dei madrelingua perché rimangano come testimonianza didattica per il futuro. Gioann Pòlli

Matteo Prandone ha detto...

@ Polli: so del tuo lavoro e del tuo impegno, che ritengo benemerito e lodevolissimo. I condizionamenti ideologici e l'animosità politica fanno purtroppo dimenticare che nell'insegnamento delle lingue/dialetti/parlate locali c'è un'enorme valenza culturale e formativa, lontanissima dalle strumentalizzazioni di segno opposto che negli ultimi decenni l'hanno buttata, suo malgrado, nel calderone della competizione partitica.
Insegnare una lingua locale o un dialetto a mio avviso non vuol dire imporne l'uso, ma condividerne il retaggio e a rafforzare identità ed appartenenza comune a chi vive in un determinato territorio; non importa se "aborigeni", o trapiantati da tre generazioni, o arrivati ieri l'altro.
Tutto ciò, ovviamente, senza mettere in discussione l'appartenenza "alta" ad uno Stato unitario che dovrebbe tutelare le sue molte diversità come presupposto irrinunciabile alla propria coesione.

Gioann Pòlli ha detto...

@Matteo, grazie ancora. Sono perfettamente d'accordo con il fatto che non importa proprio nulla se si tratti di "aborigeni" o di "trapiantanti". Anzi: la lingua locale è uno dei fattori più importanti di integrazione. Aggiungo ciò che dico sempre e che traggo dalla mia esperienza: a scuola, i più bravi a comprendere la lingua locale, di solito sono proprio i figli degli immigrati... D'accordo anche sulla tua ultima frase: uno stato unitario può avere senso e sopravvivere proprio grazie al rispetto ed al riconoscimento delle identità e delle differenze di tutti. In Catalunya o in Galles (le cito sempre perché sono i "motori" in Europa del percorso di salvaguardia delle rispettive identità linguistiche non statali) praticamente tutti sono concordi sul bilinguismo, anche chi non mette minimamente in discussione l'unità dello Stato spagnolo o di quello britannico... Questo problema è invece tipico di Francia e italia. Ma anche in Francia stanno andando avanti sul percorso di riconocimento delle lingue regionali, con il loro inserimento nella costituzione e, anche se a fatica, nelle scuole. L'italia rimane tuttora il fanalino di coda, e si conferma in tutto il suo provincialismo. Soltanto qui tocca ancora leggere o sentirsi dire che "i dialetti sono roba del passato", e soltanto qui le identità tutelate dall'Unesco vengono disprezzate in nome dell'odio ideologico... Il ragionamento "laico", anche da fronti magari opposti come può essere il tuo ed il mio, è sempre troppo "rara avis". Con stima.
Gioann Pòlli

rox ha detto...

Fascio-piemontesisti & cloni al seguito basta fantafumetti:a lavurà!

Matteo Prandone ha detto...

Rox, ti ricordo che il fascismo fu un feroce persecutore delle identità e delle culture locali.
Ti ricordo inoltre che non esistono "piemontesisti": esistono farabutti alla Borghezio, autonomisti colti e per bene alla Polli (purtroppo in netta minoranza rispetto ai primi), astuti leghisti governativi molto interessati alle prebende ed ai cadreghini romani, e un bel po' di elettori troppo avvezzi a farsi guidare dal pifferaio magico di turno.

osservatorio ha detto...

Agli albori della Fogna Nord Porchezio si fece strada fra i camerati "piemontesisti" proprio proponendo l'idea di un "grande Piemonte"(era l'epoca della grande Serbia delle guerre balcaniche)col torinese aulico imposto a tutti.Memorabile la reazione dei compagni occitani e ossolani.Sono appunto gli stessi "piemontesisti" che proponevano di vietare i matrimoni fra piemontesi e non piemontesi e che volevano estendere i confini della "nazione" piemontese a Pavia e Como.Le analogie con i "venetisti" del campanile che volevano il grande Veneto fino all'Adda sono evidenti.Il vero Piemunt è antifascista, italiano e antipiemontesista.

daniele sensi ha detto...

Su questo blog le storpiature dei nomi sono poco gradite. Invito quindi a chiamare Borghezio "Borghezio" (e anche "fogna" mi piace poco). Grazie.

Anonimo ha detto...

@Osservatorio:
Similitutini tra la Lombardia orientale (fino all'Adda e qualche comune un po' oltre) e il Veneto ci sono, e sono pure nate da storici legami.
Idem tra la Lombardia occidentale e il Novarese, e il Verbano. Quelle zone gravitano più in Lombardia che a Torino.
Il fascismo è ciò che ha eliminato le culture locali per crearne una nuova italiana, se Borghezio, come visto in blog-denuncia, consiglia ai suoi amici fasci-francesi di spacciarsi per movimenti territoriali, è proprio un vecchio rimbambito. Molti non lo sopportano, non solo tra quelli da centro sociale o i fasci meridionali. I Veneti son altra cosa, non confondiamo poi anche le storie dei due territori, le differenze attuali son frutto anche di quelle tradizioni ed avvenimenti del passato, le influenze, ecc.
E' legittimo sentirsi italiani, ma non si può impedire ad altri di non sentirsene attratti. Lo Stato italiano è un progetto politico amministrativo ottocentesco, frutto di ambiziose mire personali e di portafoglio. Con l'attuale presenza in EU, i vincoli di stabilità e di politica monetaria mostrano l'insostenibilità del giocattolo fin qui diretto. C'è bisogno di risposte e di toccare con mano il perchè l'attuale Stato italiano meriti fiducia. Di simboli, bandiere, inni non si mangia. Non ti proteggono neanche dalla speculazione.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

Matteo Prandone ha detto...

@ Osservatorio: appunto, le sparate di Borghezio furono il classico raglio d'asino che non vola in cielo. A parte quello, un vero movimento "piemontesista" e separatista sullo stile (e con i numeri) della Liga Veneta non si è mai affermato.
Malgrado quel che dice il cittadino lombardo, in Piemonte la consapevolezza di "aver fatto l'Italia" (con il Risorgimento e la Guerra di Liberazione) è ancora forte e radicata a dispetto dei recenti successi elettorali della Lega. Credo che nessun'altra regione italiana abbia festeggiato il Tricolore (inventato anche da un astigiano) con altrettanto entusiasmo, lo scorso 17 Marzo. Malgrado il nostro antico "drapò" sia comunque stimato e rispettato.

Anonimo ha detto...

cittadino lombardo scrive: "così pure l'humus autonomista trasversale che sta nel corso degli anni crescendo in modo direttamente proporzionale alle palesi inadempienze, inefficienze, dello Stato centrale, continueranno ad esistere. "
ah, ecco perché i leghisti stanno da anni a roma a non fare nulla, anzi a peggiorare la situazione. per incrementare l'humus autonomista trasversale.
ingegnoso.
Stefano.

Anonimo ha detto...

@Matteo:
Non ho detto che in Piemonte ci sia la stessa premessa autonomista Lombarda e Veneta (anche per ragioni storiche esiste tale differenza), mai detto ciò. Avevo solo fatto presente, a chi parlava del grande piemonte che voleva inglobare pure Como e Pavia, che ci son zone in Piemonte che gravitano per storia ed economia più in Lombardia che a Torino, in parole povere son un po' "lombardizzate". Avevo altresì obiettato l'accostamento con i miei vicini Veneti perchè di similitudini non ne vedo.

@Stefano:
Negli anni'70 la LN non era ancora nata e le basi delle criticità attuali si sono poste allora. Lega o non lega le cose son sempre andate così, solo che forse, prima, riuscivano ad insabbiare l'insostenibilità con svalutazioni e ricorsi al debito pubblico. Ora con i vincoli di Maastricht come fanno? Qui sta la fregatura per qualunque governo.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

osservatorio ha detto...

basti dire che polli ha partecipato a un incontro del centro identitario milanese di borghezio

per non toccare l'argomento idee per l'europa dei popoli e borghese del nord

del dossier sulle trame piemontesi comunque si stanno occupando i poq alessandrini

Anonimo ha detto...

La verità al di là di tutto è che tutte le persone sane di mente oppure oneste intellettualmente che sono intervenute non hanno criticato tanto l'utilità di presevare il patrimonio culturale delle realtà legate al territorio quanto la propaganda leghista:non tanto quindi le cause (alcune legittime) che hanno portato alla nascita di un partito come la Lega quanto la sua evoluzione e il suo carattere xenofobo,populista e retrograda...altrimenti sarebbe come dire che Daniele Sensi che documenta i deliri dei sostenitori è una persona prevenuta e accecata dall'odio ideologico.Per concludere,l'antileghismo non si identifica con il sostegno ad un apparato statale scellerato,corrotto ed inefficiente,ma ad una lotta verso chi attacca valori di convivenza civile,del rispetto di diritti fondamentali di tutti gli uomini o che di fronte alle sfide di questa epoca propone un ritorno al bel tempo che fu (sparando colossali dabbenaggini)..
OzWiz

Zac ha detto...

Era da un po' che non passavo di qua.
Scusami Daniele, ma e' il tuo blog oppure e' una palestra dove tale gioann polli può imperversare con le sue baggianate?

Forse lo pagano?

Ciao
Zac

Anonimo ha detto...

Perché uno che scrive un articolo del genere, andrebbe espulso dall'albo, sempre che ci sia iscritto

http://galatina.blogolandia.it/2010/09/14/giovanni-polli-scrive-di-“repubblica-salentina”-su-“la-padania”-ma…/

Anonimo ha detto...

A me sorge pure un'altra considerazione: con tutto il rispetto per le tradizioni, il territorio, e anche i dialetti, viviamo in un paese con tassi di analfabetismo agghiaccianti, sia puro che di ritorno, c'è una marea di gente che non é in grado di compilare un modulo, per dire! Per non parlare dell'inglese, che qua non parla quasi nessuno ( a parte Nicole Minetti)

Gioann Pòlli ha detto...

@Zac: tranquillo, nessuno mi paga. Daniele stesso mi ha invitato a confrontarmi sul suo blog. E se e quando l'invito non sarà più valido sarò l'ultimo a dar fastidio in casi d'altri, dal moemnto che questo è il mio principio. Infine, solo per essere chiari e limpidi, la scelta "controcorrente" di essere presente ogni tanto in questo blog con il nome ed il cognome veri (al contrario tuo, che usi in nick) sono abituato a pagarmela da solo.

Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@anonimo delle 13,28. Tu sicuramente giornalista non lo sei, e se lo fossi saresti pessimo. Perché non sai nemmeno che cosa voglia dire confrontare le fonti. Quell'articolo, nato come risposta, dice un bel po' di inesattezze e si lascia andare ad un bel po' di omissioni. Adesso - come è giusto che sia - mi prendo tutto il diritto - in un post che segue - di controreplicare con la stessa controreplica di allora al pezzo che tu hai quotato (controreplica che, per inciso, un giornale perbene come il Quotidiano di Puglia ha ripreso anche come intervista).
Ti informo però, caro anonimo, che la diffamazione che appare chiaramente nel tuo post nei miei confronti, che viene vigliaccamente a ledere la mia dignità professionale senza che tu ci metta nemmeno uno straccio di firma, di solito costa molto cara. Vedi tu.

Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

Controreplica alla risposta di Terra Salentina, già pubblicata il 15 settembre 2010. /1

GIOVANNI POLLI Dalla Padania al Salento, in nome del rilancio delle identità del territorio. Ha fatto rumore anche a Sud, e a quanto sembra non poco, l’articolo de la Padania di ieri in cui, a proposito delle polemiche in merito a scuola e identità territoriale, davamo conto anche della bella iniziativa di un istituto tecnico di Lecce, il pluripremiato “Costa”. Vale a dire la creazione del marchio “Repubblica Salentina”, con tanto di stemma e bandiere, in una terra dove sappiamo bene quanto forte sia la spinta identitaria che differenzia il Salento - appunto - dal resto della Puglia. Una scelta legittima, intelligente e molto ben realizzata, scrivevamo rivolgendo loro i complimenti per l’iniziativa. Notando però che le critiche e gli attacchi anche feroci nei confronti di una scuola attenta alle identità del proprio territorio in genere - e in specie - vengono innalzati soltanto verso Nord. Come nel caso di Adro, appunto. «Hanno cominciato a fischiarci le orecchie già dalle prime luci dell’alba, hanno comincato a squillare i cellulari con la messa in onda delle prime rassegne stampa dei telegiornali nazionali e per tutta la mattinata non è stato altro che un rispondere a domande e rilasciare interviste, telefoniche e via e-mail», hanno raccontato ieri i ragazzi del Costa. I quali hanno stilato un comunicato nel quale si riporta poi testualmente quanto pubblicato ieri sul nostro quotidiano in merito alla loro iniziativa, della quale non si è mai occupato «chi ha alzato tutte le polemiche e i polveroni per gli arredamenti di Adro». Riportato poi anche il nostro commento: «Se l’istituto è stato pluripremiato ed è diventato un’eccellenza scolastica, un motivo ci dovrà pur essere….». Niente di più di quanto ripetiamo da sempre: un “gruppo di lavoro”, nel caso in questione una scuola, tanto più può avere successo quanto più sia attento alla propria realtà territoriale e radicato nel contesto in cui opera. Un radicamento culturale che non deve mai essere chiusura ma, innanzitutto, coscienza piena della propria identità. “Variegata”, diciamo così, è stata però la reazione dei ragazzi. Del resto i media in una storia simile ci si sono buttati subito. Perché mai la Padania dovrebbe citare il Salento? E come sempre accade, in questi casi, gettare benzina sul fuoco è facilissimo. E comunque, «con queste poche parole», hanno scritto, l’articolo «è riuscito a sollevare in noi contemporaneamente un senso di: gratitudine, sorpresa, offesa, incoraggiamento. Abbiamo provato gratitudine in quanto non capita certo tutti i giorni che un movimento di promozione territoriale locale messo in piedi da un gruppo di neo-diplomati venga menzionato in tutti i telegiornali e radiogiornali del Paese».

Gioann Pòlli ha detto...

Controreplica alla risposta di Terra Salentina, già pubblicata il 15 settembre 2010. /2

Ma qui poi arrivano le inevitabili dolenti note. «Abbiamo provato una grandissima sorpresa - scrivono ancora dal Costa - in quanto, forse a causa della nostra giovane età, eravamo convinti che un giornalista dovesse minimamente documentarsi prima di riportare nero su bianco il proprio pensiero. Cosa che, invece, Giovanni Polli non ha assolutamente fatto, perché sarebbe stato sufficiente inserire “repubblica salentina” in un qualsiasi motore di ricerca in internet per approdare al sito ufficiale e per leggere molto semplicemente e a chiare lettere di cosa si tratta». E qui, dal momento che chi scrive è stato chiamato direttamente in causa, una risposta si impone. E viene da sé. Perché se i protagonisti di Repubblica Salentina avessero letto l’articolo con attenzione, avrebbero visto che il loro sito è ben conosciuto da chi scrive, al punto da averlo riportato a chiare lettere nell’articolo. Con l’avvertenza: «Tutte le informazioni del caso ai siti www.costa.clio.it/ e www.repubblicasalentina.it/”. Meglio di così... (continua)

Gioann Pòlli ha detto...

Controreplica alla risposta di Terra Salentina, già pubblicata il 15 settembre 2010. /3 - Fine.

I ragazzi ci tengono poi ad aggiungere che «Repubblica Salentina (...) prende corpo dalla creatività e dalla voglia dei giovani salentini di muoversi intorno ad una delle passioni che hanno più a cuore: il loro territorio. Repubblica Salentina è una res publica (“cosa di tutti” - per gli antichi, non era altro che l'interesse per il bene della collettività)», e che non è un organo “politico”. Intende però operare «come se geograficamente la penisola salentina si sollevasse, permettendo agli altri di notarla più facilmente e ai salentini di vedere meglio e più lontano. In questo modo il territorio avrà la possibilità di essere più visibile, più riconoscibile. Al tempo stesso, questo simbolico “tirar su la testa” migliorerà la nostra capacità di vedere, di osservare, di apprendere e di integrarci con le diverse culture del Mediterraneo e del mondo». Ineccepibile. Peccato però che “Repubblica Salentina” non abbia gradito che si definissero «toni decisamente autonomisti» quelli insiti nel loro nome e nella loro iconografia. Peccato, perché l’autonomismo in sé (come insegnano i partigiani che a suo tempo stilarono la Carta di Chivasso, il cui nobile testo è rintracciabile tranquillamente in rete) è tutt’altro che un “disvalore”, ed essere autonomisti è tutt’altro che un’offesa. Ma peccato soprattutto perché sarebbe un insulto all’intelligenza di chiunque il negare che la dizione “Repubblica Salentina” così ben autoesplicativa, e l’azione di promozione territoriale affidata ad un messaggio così forte, abbiano in sé una rivendicazione di identità e di autonomismo, pur culturale che sia. I ragazzi si sono poi detti «profondamente offesi» dal passaggio: «nessuno si è mai accorto dello scudo con la scritta “Repubblica Salentina…”». Già, ma quel “nessuno” non era certo riferito né ai giornalisti né alle numerose autorità - a partire dal presidente della Repubblica - che hanno loro conferito i tanto numerosi premi conseguiti nell’attività scolastica. Quel “nessuno” era evidentemente riferito ai mille critici - perché di loro si parlava - che invece non hanno perso tempo a scagliarsi contro la rivendicazione territoriale affidata al Sole delle Alpi raffigurato nella scuola di Adro. Altro simbolo identitario di un territorio preciso. Siamo però lieti della loro chiusura: «abbiamo provato un gran senso di incoraggiamento in quanto il pezzo su la Padania, il contatto con le decine di giornalisti che ci hanno chiamato ed i tanti interventi ricevuti via mail e sul nostro profilo Facebook hanno rafforzato in noi la conferma che la strada intrapresa è proprio quella giusta e ci hanno caricato con una più forte e decisa voglia di fare». Ne siamo perfettamente consapevoli e ce ne rallegriamo: quando un territorio “tira su la testa”, soprattutto a scuola, è una conferma in più della bontà e dell’universalità del nostro impegno per il federalismo integrale. Da Nord a Sud, da Est a Ovest. Buon lavoro a voi, ragazzi. Le identità culturali sono alla base di ogni discorso federalista. Da Nord a Sud. (fine)

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele: naturalmente se preferisci eliminare il tutto, attacco anonimo e mia replica "obbligata", mi trovi perfettamente d'accordo. Anche perché si è finiti (e non da ora) in furibondo OT. E mi scuso anche con te se ho abusato dell'ospitalità.
Gioann

Anonimo ha detto...

Va bene ma la querelle soprariportata conferma una volta una volta di più che ci sono diversi modi per portare avanti discorsi miranti alla valorizzazione delle culture locali,per questo i pugliesi hanno voluto distanziarsi da quanto Polli ha voluto argomentare nel suo articolo sulla Padania (istituendo un parallelismo tra l'iniziativa virtuosa dei giovani salentini e la provocazione leghista della scuola di Adro).Caro Polli,manchi totalmente di autocritica e non riesci tu per primo a cogliere il messaggio di tutti coloro che hanno da ridire su ciò che ruota attorno alla Padania e alla Lega Nord.Tutti in malafede secondo te,oppure accecati dall'odio ideologico,oppure leggono male i tuoi articoli travisandoli (invece quelli di Repubblica Salentina il tuo articolo l'hanno letto e l'hanno capito bene,è la tua controreplica che è faziosa e inconsistente per quel che riguarda la questione specifica dell'articolo pubblicato sulla Padania).
Polli,che tu sia gradito ospite del blog di Sensi è una cosa che rende onore al gestore del blog,non sarebbe però negativo se tu cominciassi a rispettare anche la capacità altrui di giudicare ed esprimere opinioni diverse dalle tue.Saresti probabilmente il primo a giovarne,anche se la cosa potrebbe interessarti relativamente.
OzWiz

Gioann Pòlli ha detto...

Caro Ozwiz: solo una precisazione doverosa, poi tutto il resto è opinabile: se i ragazzi di Repubblica Salentina mi accusano di non avere letto il loro sito è perchè non hanno letto il mio articolo, che citava brani del loro sito e metteva a disposizione dei lettori il loro indirizzo. Le opinioni sono tutte accettabili, il sovvertimento di ciò che è scritto per farmi passare per incompetente e disattento, invece, lo rispedisco al mittente. Sono sicuro che la differenza sia immediatamente percepibile a tutti. Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

@OzWiz:

Se con libera iniziativa dal basso, intitolassimo qualche scuola elementare all'imperatrice Maria Teresa d'Austria in nome della sua politica illuminata che ha permesso d'avere scuole pubbliche (obbligatorie) già molto prima dell'unificazione italiana? Magari condendo il tutto con qualche bell'aquila bicefala (con sullo scudo il biscione di milano ed il leone di venezia) simbolo asburgico del Lombardoveneto? Non si potrebbe certo rimproverare di faziosità politica e di simboli politici. Fa parte della nostra storia ed è anche grazie a loro che siam quel che siamo. Come la si prenderebbe una simile decisione? La Rep.Salentina è un'ingegnosa invenzione. Nel caso del Lombardoveneto c'è anche una storia, un passato da Stato indipendente (dal resto della penisola italiana) legato all'Europa continentale.

Cordialmente
Un cittadino Lombardo

Anonimo ha detto...

@zac





OBVIOUSLY!

Anonimo ha detto...

Cittadino Lombardo,senza offesa,sei mai stato a Trieste,per fare un esempio?Guarda che dei simboli di cui parli il "Triveneto" e pieno.Comunque io mi riferivo in particolare alla polemica sulla scuola di Agro,quindi un caso diverso (parere personale,non starei a riaprire la questione) rispetto alle iniziative a cui ti riferisci.
OzWiz

Anonimo ha detto...

http://blog.ilmanifesto.it/losangelista/2011/07/30/fort-apache/

Anonimo ha detto...

Dopo il discorso di Reguzzoni di oggi..e il link postato sopra,qualcuno ha ancora dubbi sulle similitudini Lega-Tea Party ?
OzWiz

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