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01 dicembre, 2008

Contro Sergio Chiamparino

Non è nevicato abbastanza, questo fine settimana, nel nord Italia. Non abbastanza da fermare Sergio Chiamparino, che, febbricitante, è riuscito a raggiungere gli studi di Lucia Annunziata. Febbricitante ed afono. Ma, anche qui, non afono abbastanza. E così gli è riuscito di infilare nell’intervista quella dichiarazione di intenti che è suonata come una voce alle spalle che ti dice di saltare davanti al baratro: “Sei nato di sinistra, morirai leghista”. 

Si sa, Chiamparino & Co. (Penati e Cacciari) amano il federalismo. Lo adorano. Oramai non vivono per altro. Ci si chiede come abbiano vissuto fino all’altro ieri, quando la politica passava per circoli, e sezioni, e comitati provinciali, e comitati regionali, e su su fino al mega comitato politico centrale. Eppure il Partito era radicato sul territorio come più sarebbe stato. Ora l’Italia si avvia a varare il proprio federalismo fiscale. E quei tre, non paghi, pure il Partito lo vorrebbero federato. “Ma non lo si chiami Partito del Nord”, precisano, “giusto un coordinamento settentrionale”. 

“Autonomia! Atonomia!”, il suono della lama sul collo di una nazione la cui testa rotola in un catino di zinco. Allora ringrazieremo Berlusconi, le cui tre reti televisive saranno l'ultima parvenza di un’Italia Una e non trina. 

Era un invito al sogno, quello del 14 ottobre del 2007. Ma a Chiamparino i sogni non piacciono. Preferisce gli incubi. “Siamo aperti a stringere alleanze con la Lega Nord”, ha detto dall’Annunziata. Ecco a cosa gli serve tutto quell’autonomismo. E nella processione funebre vorrebbe coinvolgere per intera l’Italia democratica del nord. Ad esclusione dell’Emilia-Romagna, però, perché “non omogenea”. Deve averla imparata male, la lezione: i suoi mentori leghisti considerano l'Emilia-Romagna parte del  territorio celtico, “padano”. Il democratico Sergio Chiamparino avrà studiato da Gentilini. 

L'alleanza è possibile “a condizione che la Lega metta da parte l’impianto populistico che la tiene assieme”, ha tuttavia precisato il sìndich ëd Turin. Ma se è il populismo a tenerla assieme, la Lega rinunciandovi non esisterebbe più, ed allora Chiamparino, alla fine, con quale diavolo di un partito la potrebbe stringere,  la sua alleanza? Una firma dal notaio: "Ci impegniamo a non dichiarare mai e mai più 'Roma ladrona, paga Pantalone per il mangione terrone, abbasso il culattone, l’immigrato lo infilzo col forcone'".

Chiamparino sa quel che dice. "A condizione che la Lega metta da parte il populismo” serve solo a rassicurare gli elettori. Politicamente significa invece: Lega e il "Pd del Nord" mettano da parte ciò che li distingue in nome della comune lotta contro il centralismo romano. Ciò che a Chiamparino sfugge, però, è che la vocazione leghista è proprio quella di “movimento né di destra né di sinistra che riunisca la gente del nord quale che sia l’orientamento politico dei singoli”. Alla Lega danno vita militanti e simpatizzanti cresciuti nell’estrema destra così come nell’estrema sinistra, ma anche liberali, socialisti, cattolici e radicali. Un movimento, appunto, e non un partito: “Prima ci uniamo per riconquistarci la Padania, poi potremo tornare a dividerci sulla base degli orientamenti politici di ognuno”. Chiamparino non ha dunque bisogno di indirizzare velate minacce di secessione politica al comitato di garanzia nazionale del Pd. La creatura dei suoi sogni già esiste. Non ha che da fare domanda di ammissione. In Lega accolgono a braccia aperte “chi viene per lavorare”.