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11 maggio, 2009

Le Monde: "Berlusconi volta le spalle a Fini per abbracciare la xenofobia"

E Piero Fassino, del Pd, riceve il plauso della Lega Nord



Traduco dal francese Le Monde:

L’Italia ha dato un altro giro di vite alla sua politica sull’immigrazione, sabato 9 maggio, respingendo, ancora una volta, verso la Libia, da cui era partita, un’imbarcazione con a bordo 163 migranti che si avvicinava all’isola di Lampedusa. Questa è la seconda volta in tre giorni che Roma decide di rimandare i migranti al Paese di partenza, prima che essi possano toccare il suolo italiano.

Si tratta di una politica severamente criticata dall’Alto Commissariato per i rifugiati, dalle organizzazioni di difesa degli immigrati e dalla Chiesa, che vi vedono “una negazione” del diritto d’asilo. In effetti, il 75% dei migranti fa domanda d'asilo, e il 50% l’ottiene.

In questo modo, l’Italia spera di scoraggiare future migrazioni avvalendosi del trattato di amicizia siglato con la Libia lo scorso agosto. Il trattato prevede che Tripoli si impegni a contrastare l’immigrazione clandestina in cambio, da parte dell’Italia, di cinque miliardi di dollari per i prossimi venticinque anni a titolo di riparazione per il periodo coloniale.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva salutato il primo respingimento di migranti verso la Libia come “un grande giorno per l’Italia”. Membro del partito xenofobo della Lega Nord, a lui si deve pure il “pacchetto sicurezza” che prevede l’instaurazione del “delitto di clandestinità”. Tale legge dovrebbe essere definitivamente votata questa settimana dal Parlamento.

Ad un mese dalle elezioni europee, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha colto l’occasione del respingimento dei migranti per non abbandonare il “fronte securitario” alla sua potente alleata, la Lega, che nel prossimo scrutinio elettorale correrà da sola – anche in alcune elezioni amministrative, che si terranno lo stesso giorno.

La Lega spera in un risultato a due cifre a livello nazionale, tenendo conto che in certe province del nord essa raccoglie quasi il 30% delle intenzioni di voto.

“Non apriremo le porte a tutti come ha fatto la sinistra”, ha dichiarato Berlusconi. "La loro idea di società multietnica non è la nostra”. “La nostra politica, ha aggiunto, è conforme alle norme europee, agli accordi internazionali e alle norme concernenti i diritti dell’uomo. Non c’è nessuno scandalo”. La Conferenza episcopale italiana ha subito replicato: “L’Italia è già multietnica”.

In piena crisi e alla ricerca di voti, il centrosinistra si è diviso sulla questione. Il responsabile esteri del Pd, Piero Fassino, ha affermato, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, che questi respingimenti nulla hanno di illegale. “So che quel che dico è impopolare a sinistra", ha ammesso, "ma è legittimo ricondurre un’imbarcazione al luogo da cui è partita, se esso viene identificato”. “Facciamo proseliti”, s’è subito compiaciuta la Lega Nord, divenuta il più vecchio partito d’Italia in seguito alla dissoluzione di Forza Itala e di Alleanza nazionale.

La vittima di questa competizione a destra è proprio il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex presidente di Alleanza nazionale. Nel corso del discorso pronunciato al congresso di fondazione del Partito della libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un Paese multietnico. Ed in seguito ha moltiplicato le sue esternazioni “umaniste” per far comprendere meglio la sua differente posizione.

Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando dalla legge sulla sicurezza l’articolo che obbligava i presidi degli istituti scolastici di denunciare i figli di migranti irregolari. Questa volta ha invece scelto di seguire Maroni e di cavalcare l’ondata xenofoba che affligge l’Italia.

Philippe Ridet, 12.05.2009, Le Monde
(traduzione di Daniele Sensi)

01 dicembre, 2008

Contro Sergio Chiamparino

Non è nevicato abbastanza, questo fine settimana, nel nord Italia. Non abbastanza da fermare Sergio Chiamparino, che, febbricitante, è riuscito a raggiungere gli studi di Lucia Annunziata. Febbricitante ed afono. Ma, anche qui, non afono abbastanza. E così gli è riuscito di infilare nell’intervista quella dichiarazione di intenti che è suonata come una voce alle spalle che ti dice di saltare davanti al baratro: “Sei nato di sinistra, morirai leghista”. 

Si sa, Chiamparino & Co. (Penati e Cacciari) amano il federalismo. Lo adorano. Oramai non vivono per altro. Ci si chiede come abbiano vissuto fino all’altro ieri, quando la politica passava per circoli, e sezioni, e comitati provinciali, e comitati regionali, e su su fino al mega comitato politico centrale. Eppure il Partito era radicato sul territorio come più sarebbe stato. Ora l’Italia si avvia a varare il proprio federalismo fiscale. E quei tre, non paghi, pure il Partito lo vorrebbero federato. “Ma non lo si chiami Partito del Nord”, precisano, “giusto un coordinamento settentrionale”. 

“Autonomia! Atonomia!”, il suono della lama sul collo di una nazione la cui testa rotola in un catino di zinco. Allora ringrazieremo Berlusconi, le cui tre reti televisive saranno l'ultima parvenza di un’Italia Una e non trina. 

Era un invito al sogno, quello del 14 ottobre del 2007. Ma a Chiamparino i sogni non piacciono. Preferisce gli incubi. “Siamo aperti a stringere alleanze con la Lega Nord”, ha detto dall’Annunziata. Ecco a cosa gli serve tutto quell’autonomismo. E nella processione funebre vorrebbe coinvolgere per intera l’Italia democratica del nord. Ad esclusione dell’Emilia-Romagna, però, perché “non omogenea”. Deve averla imparata male, la lezione: i suoi mentori leghisti considerano l'Emilia-Romagna parte del  territorio celtico, “padano”. Il democratico Sergio Chiamparino avrà studiato da Gentilini. 

L'alleanza è possibile “a condizione che la Lega metta da parte l’impianto populistico che la tiene assieme”, ha tuttavia precisato il sìndich ëd Turin. Ma se è il populismo a tenerla assieme, la Lega rinunciandovi non esisterebbe più, ed allora Chiamparino, alla fine, con quale diavolo di un partito la potrebbe stringere,  la sua alleanza? Una firma dal notaio: "Ci impegniamo a non dichiarare mai e mai più 'Roma ladrona, paga Pantalone per il mangione terrone, abbasso il culattone, l’immigrato lo infilzo col forcone'".

Chiamparino sa quel che dice. "A condizione che la Lega metta da parte il populismo” serve solo a rassicurare gli elettori. Politicamente significa invece: Lega e il "Pd del Nord" mettano da parte ciò che li distingue in nome della comune lotta contro il centralismo romano. Ciò che a Chiamparino sfugge, però, è che la vocazione leghista è proprio quella di “movimento né di destra né di sinistra che riunisca la gente del nord quale che sia l’orientamento politico dei singoli”. Alla Lega danno vita militanti e simpatizzanti cresciuti nell’estrema destra così come nell’estrema sinistra, ma anche liberali, socialisti, cattolici e radicali. Un movimento, appunto, e non un partito: “Prima ci uniamo per riconquistarci la Padania, poi potremo tornare a dividerci sulla base degli orientamenti politici di ognuno”. Chiamparino non ha dunque bisogno di indirizzare velate minacce di secessione politica al comitato di garanzia nazionale del Pd. La creatura dei suoi sogni già esiste. Non ha che da fare domanda di ammissione. In Lega accolgono a braccia aperte “chi viene per lavorare”.