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14 giugno, 2013

Quell'altro leghista che aveva invocato lo stupro e che oggi Maroni chiama "maestro"

Giancarlo Gentilini, nel 2007: «Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Come sapete, ieri ho dato notizia di Dolores Valandro, la consigliera di quartiere leghista che, su Facebook, si chiedeva come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge. Parole ripugnanti subito rimbalzate, con sgomento, in Rete, e quindi riprese, con altrettanto sgomento, dai media. Immediata la reazione, trasversale, di partiti e istituzioni. E, immediate, le parole di condanna di Luca Zaia («Un post vergognoso che ha insultato anche i veneti e il Veneto»), Flavio Tosi («Un'espressione inqualificabile, violenta e demenziale) e Roberto Maroni: «Non conosco la Valandro, ma stasera sarà espulsa».

Nel pomeriggio, Dolores Valandro aveva provato, maldestramente, a difendersi: «Si trattava di una battuta detta in un momento di rabbia, questo è un mio modo di sfogarmi. Chiedo Scusa».

Di momenti di rabbia, per la verità, la Valandro deve averne sovente. Sempre riferendosi al ministro Kyenge, scriveva, infatti, su Facebook il 22 maggio: «Tornatene in Congo, brutta scimmia»; il 18 maggio: «Senti un po', brutta bertuccia, ti pago io volentieri il biglietto di sola andata per il tuo paesello, hai capito che stai rompendo un po' troppo le palle??»; il primo maggio: «Vai a comandare a casa tua, capra cioccolatosa!»; il 2 giugno: «Meglio se cambi spacciatore, ministra, o meglio ancora se ti cuci la bocca una volta per tutte!. E ancora: «Ma va a ciapar i rat, brutta scimmia»; «Sempre più schifata di avere in Parlamento una ministra nera e musulmana»; «Ma quando ti tapperai quella brutta boccaccia, sei ospite nel nostro Paese, tornatene nella tua giungla selvaggia!»; «Vade retro Satana nero, ritorni nella sua giungla, le banane l'aspettano con ansia!».

Di "fede" bossiana, Dolores Valandro si era appena vista annullare la sospensione dai probiviri della Lega Veneta per le contestazioni a Flavio Tosi dello scorso 7 aprile a Pontida. Per questo motivo, diversi militanti leghisti, rilevando  che «simile linguaggio l'ho sentito per anni nelle sedi della Lega» e chiedendosi come mai «la stessa condanna non è stata fatta nei confronti di Gentilini e Borghezio le innumerevoli volte che hanno offeso pesantemente gli immigrati», ora accusano: «L'espulsione è un pretesto per far fuori i dissidenti».

Scrive, a questo proposito, Gad Lerner:

Inutile che Flavio Tosi annunci l’espulsione della consigliera Dolores Valandro. Le schifezze e le minacce e i richiami a crimini razzisti del passato sono un armamentario con cui la Lega convive dai suoi inizi, riservando al suo interno uno spazio autorizzato alle peggiori ideologie reazionarie. Stupirsi perchè un movimento che manda Mario Borghezio al Parlamento europeo poi deve fare i conti con chi promette violenza a chiunque vive come diverso? Fingere dissociazione da Dolores Valandro pochi giorni dopo aver candidato Gentilini a sindaco di Treviso, sì, quel gentiluomo che prometteva di sparare agli immigrati “come ai leprotti”?

Gad Lerner fa l'esempio dei “leprotti”. Io ne avrei fatto un altro.

Era il settembre del 2007. In polemica con quanti avevano votato a favore dell'indulto dell'anno prima e a seguito di un orribile fatto di cronaca, rivolgendosi all'allora ministro dell'Ambiente, Giancarlo Gentilini rilasciò questa dichiarazione:

«Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Nemmeno dieci giorni fa, Flavio Tosi, Roberto Maroni e Luca Zaia erano a Treviso, per sostenere la candidatura a sindaco di Gentilini. Flavio Tosi, sul palco: «Tosi ha copiato da Gentilini il modo di fare il sindaco»; Luca Zaia: «Io sono qui a rassicurare i fedeli che quel signore lì continuerà il suo Vangelo»; Roberto Maroni: «Io ho imparato a fare il ministro dell'Interno dal sindaco Gentilini. Gentilini è un maestro, un punto di riferimento. Lui è lo sceriffo numero uno, io sono lo sceriffo numero due».

(per il blog dell'Espresso)

09 agosto, 2010

Da quale pulpito

Il cantante Morgan, che a febbraio, nel corso di un'intervista, aveva dichiarato di far uso di cocaina, non potrà esibirsi il prossimo settembre a Verona. Lo ha deciso l'amministrazione comunale. "Uno che si vanta di fare uso di cocaina perché è depresso e lo dice apertamente, non può venire ad intrattenere il pubblico veronese dal momento che il suo è un messaggio altamente diseducativo per i giovani", spiega il sindaco leghista Flavio Tosi, condannato in via definitiva per propaganda razzista a due mesi di reclusione (pena sospesa) e all'interdizione dai pubblici comizi per tre anni. 

11 luglio, 2009

Una buona notizia

Sentenza definitiva: il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona, condannato per razzismo 

Riporto dall'Ansa (via "il blog della sgaggio"): 

VENEZIA, 10 LUG - La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a due mesi, con sospensione condizionale della pena, nei confronti di Flavio Tosi, sindaco di Verona, per propaganda di idee razziste.

La vicenda risale al 2001, quando Tosi era consigliere regionale e organizzò una raccolta di firme per sgombrare un campo nomadi abusivo nel capoluogo scaligero. Tosi era stato querelato da sette nomadi sinti e dall’Opera nazionale nomadi. La sentenza della corte d’appello di Venezia è stata pronunciata il 20 ottobre dello scorso anno. Già in primo grado, nel dicembre 2004 Tosi e altri cinque esponenti della Lega nord erano stati condannati per discriminazione razziale a sei mesi. Il 30 gennaio del 2007 la corte d’Appello di Venezia aveva ridotto le pene a due mesi, assolvendoli dall’accusa di odio razziale. 

Il verdetto era stato poi parzialmente annullato dalla Cassazione - con il mantenimento però dell’assoluzione per l’ipotesi di odio razziale - e rinviato a nuovo esame, sempre a Venezia.

23 giugno, 2009

"Uomini che in Francia verrebbero condannati, in Italia vanno al governo": reportage della tv francese sulla Lega Nord

All’inizio del mese, il primo canale della televisione pubblica francese, France 2, ha dedicato un importante reportage all’Italia, un paese “che nulla ha da invidiare alla Francia in quanto a storia, cultura, patrimonio e cucina”, ma che i francesi stentano a prendere sul serio, perché, “indisciplinati ed esuberanti, gli italiani ci fanno sorridere, eccetto che sui campi da calcio”. 

Uno dei servizi dell'inchiesta si focalizzava sulla Lega Nord, “partito dichiaratamente xenofobo che partecipa al governo del Paese”. L'ho tradotto e sottotitolato, dividendolo in due parti. 

Prima parte:  

Seconda parte:

17 marzo, 2009

Mario Borghezio: "Il regionalismo è solo una copertura. Noi siamo sempre i fascisti di un tempo"

Una videoinchiesta francese smaschera il leader europeo del Carroccio 

Non è stato abbastanza scaltro, questa volta, Mario Borghezio. Ospite del movimento francese Nissa Rebela (ossia di Philippe Vardon, che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole di islamofobia e di ricostituzione di partito fascista) non s’è accorto di come una telecamera lo abbia seguito anche a margine del suo intervento, quando, appartatosi con alcuni militanti della destra identitaria nizzarda, ha suggerito loro, sottovoce, la strategia per uscire dall’isolamento politico. Queste le sue parole:

"Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma, sotto sotto, siamo sempre gli stessi".  
 
(il passaggio su Borghezio comincia al quinto minuto) 
Il video fa parte di un’inchiesta (“Ascenseur pour les fachos”), trasmessa venerdì sera dal francese Canal Plus, che documenta il montare dell’estrema destra in tutta Europa. Dall’Ungheria alla Svezia, passando per la Francia e la Germania, il reportage offre un inquietante viaggio nella galassia neofascista e neonazista che, ovunque, guadagna terreno. Per buona parte il documentario si focalizza sull’Italia. Perché è solo in Italia che la destra radicale, altrove marginalizzata e tenuta a distanza dai grandi partiti di governo, vanta ministeri, scranni parlamentari e amministrazioni locali. “In Italia è caduto un tabù: quello del fascismo”, dice la voce narrante, denunciando un clima di ordinarietà che normalizza e legittima il fascismo. 
 
Nelle immagini non ci sono solo il premier Berlusconi che minimizza gli orrori del Ventennio (“Mussolini non ha mai ucciso nessuno – ha giusto mandato qualcuno in vacanza”), o suoi sostenitori che lo acclamano come nuovo duce. Ci sono anche due sindaci esemplari: Flavio Tosi e Gianni Alemanno. Il primo viene mostrato alla testa di un corteo organizzato da Forza Nuova e Fronte Veneto Skinheads, a braccetto con Andrea Maggioranzi, consigliere comunale che del Fronte Veneto è stato leader. Di Alemanno viene invece mostrato uno scatto fatografico inedito che lo ritrae al funerale del suo “consulente personale”, Peppe Dimitri, uno dei fondatori di Terza Posizione e dei Nuclei Armati Rivoluzionari. L’attuale sindaco di Roma, circondato da braccia tese, porta in spalla il feretro. A pochi passi da lui, il saluto romano di Gabriele Adinolfi, protagonista degli anni di piombo, condannato per appartenenza ad organizzazioni terroristiche (ancora Terza Posizione e Nuclei Armati Rivoluzionari).
   
 (a 4 minuti e 35 secondi il passaggio su Tosi, Berlusconi e Alemanno)
 

12 agosto, 2008

Le Monde: "In Italia i sindaci-sceriffo hanno ormai carta bianca in materia di legge e ordine"

Traduco un articolo che uscirà sul Le Monde di domani:

Le ordinanze comunali italiane in materia di ordine pubblico erano percepite, fino ad ora, come folclore, operazioni di rappresentanti della Lega Nord in cerca di visibilità: dal “premio di produzione” di 500 euro promesso agli agenti della polizia municipale di Adro, in Lombardia, per ogni clandestino fermato e portato in questura, all’interdizione dell’accattonaggio nei pressi delle chiese, ad Assisi, città di San Francesco.

Ma con la destra al potere e l’arrivo di Roberto Maroni, dirigente del partito populista, al ministero dell’interno, il “sindaco-sceriffo” è divenuto realtà. Il 5 agosto il ministro ha firmato il decreto che concede ai sindaci pieni poteri in materia di sicurezza, rendendoli “funzionari governativi” sul territorio, potendo così esercitare il loro potere, ad esempio, contro la prostituzione, il traffico di droga, la mendicità -in particolare quella minorile- la violenza connessa all’abuso di alcol e l’“oltraggio alla decenza”. I sindaci sono semplicemente tenuti a comunicare le loro ordinanze al prefetto, che ad esse, comunque, non può opporsi.

E le ordinanze si moltiplicano. A Roma, il nuovo sindaco di destra, Gianni Alemanno, prevede, al rientro estivo, di riarmare la polizia municipale, di proibire l’accattonaggio e di prendere misure contro i lavavetri ai semafori. Il divieto di rovistare nei cassonetti dell’immondizia è stato, per il momento, messo da parte, in seguito all’allarme lanciato dal mondo cattolico.

Le iniziative vengono da destra come da sinistra. A Vicenza, in Veneto, il sindaco, Achille Variati, membro del Partito democratico (centrosinistra), se la prende con i bivacchi nelle città, misura che colpisce soprattutto i Rom. Uno dei pochi eletti di sinistra nel Nord alle scorse elezioni di primavera, e che aveva basato la sua campagna elettorale sulla “tolleranza zero”. “La sicurezza, dice, non ha etichette, ci riguarda tutti. I miei concittadini si aspettano che siano combattute tutte le illegalità, da quelle più piccole a quelle più grandi”. Con una differenza, tuttavia, rispetto ai suoi colleghi di destra. “Noi agiamo anche sul versante della solidarietà. La misura colpisce i nomadi che si installano in città al di fuori di ogni regola, ma a quelli che qui hanno la loro residenza offriamo posto in un campo regolamentato, con tutto ciò che questo comporta, a cominciare dalla frequenza scolastica per i bambini”, aggiunge in sindaco.

Come in certi comuni di destra, Vicenza ha introdotto un’ordinanza che alza a 500 euro la multa minima per le autovetture dei clienti delle prostitute che “rallentano il traffico”. Le prostitute stesse rischiano una grossa ammenda per “attentato al pudore”.

È stato un comune di sinistra, Firenze, a dare il via, nel 2007, all’interdizione dei piccoli “lavavetri”, provvedimento adottato poi da molte altre amministrazioni comunali, così come quello contro l’accattonaggio, che ha spinto il cardinale Renato Martino, responsabile del Vaticano per la giustizia e per i migranti, a reagire, l’8 agosto: “Mendicare è un diritto umano fondamentale per coloro che hanno fame e freddo. Il vero povero ha il diritto di cercare come può di procurarsi un pezzo di pane e chiedere aiuto al suo prossimo”.

A Verona, il sindaco della Lega Nord, Flavio Tosi, non la pensa così e prevede la confisca del denaro racimolato e una sanzione di 100 euro. Ad Assisi, il sindaco di destra, Claudio Ricci, difende l’ordinanza che proibisce la questua nei pressi delle chiese, “attività sovente legata alla microcriminalità. Lottando contro questo racket, noi non abbiamo che anticipato il decreto Maroni. La sicurezza, per una città come la nostra, con 6 milioni di turisti all’anno, è una condizione indispensabile”.

A Novara, in Piemonte, niente più gruppi formati da più di due persone, la notte, in alcuni parchi della città. “Avremmo potuto chiuderli, i parchi, tenendo conto delle proteste di chi ci vive vicino”, si giustifica l’assessore Mauro Franzinelli, della Lega Nord. La formazione populista vuole spingersi ancora più in là: a Boltiere, vicino a Bergamo, in Lombardia, a partire dall’autunno, alcuni cittadini volontari riceveranno l’addestramento da “ausiliari civici”, al fine di aiutare la polizia municipale. Ad Adro, la città del “premio anticlandestini”, non ce n’è bisogno: la norma, che risale al 2006, non ha avuto l’impatto previsto. Quattro clandestini portati in questura, il primo anno. Dopo, più niente. Nessun clandestino fermato, e nessun premio per gli agenti della polizia municipale.

Salvatore Aloïse, Le Monde, 13/08/2008
(traduzione di Daniele Sensi)

01 giugno, 2008

France 2: "Lega Nord, un partito xenofobo al governo dell'Italia"

 

Servizio trasmesso dal canale pubblico francese "France 2" lo scorso 12 maggio. 

Di seguito, la traduzione. 

Corrispondente: Non è un trionfare modesto quello di Giancarlo Gentilini. Davanti ai suoi militanti euforici, nel suo piccolo paese veneto, il tribuno della Lega Nord coltiva il suo gusto per la provocazione.   

Voce che traduce Gentilini: Popolo della Lega, io voglio liberare le nostre strade dagli immigrati clandestini: via tutti! Non voglio moschee: distruggiamole! - viva la Lega! 

Corrispondente: Attorno a lui, sfilano alcuni dei 60 deputati e dei 25 senatori della Lega, come Luca Zaia, che da lì a poco sarà nominato ministro dell’Agricoltura del nuovo Governo Berlusconi.  

Voce che traduce Zaia: Occorre un archivio del DNA di tutti gli immigrati che vivono in Italia!  

Corrispondente: La Lega Nord, un partito xenofobo nel cuore del potere. In quel Veneto rurale e prospero in cui regna ancora la piena occupazione, la Lega attira il 30 per cento degli elettori e cristallizza le paure degli abitanti. Le grandi città del nord hanno ceduto al discorso securitario: Verona, 260 mila abitanti di cui 30 mila stranieri, è la nuova vetrina della Lega Nord. Le sue arene romane, il balcone di Romeo e Giulietta e il suo sindaco di 38 anni eletto lo scorso anno con il 61 per cento dei voti. Flavio Tosi è fiero di mostrare una delle sue opere: la distruzione di un campo che accoglieva nomadi rumeni.  

Voce che traduce Tosi: Queste macerie non sono qui per caso: servono a rendere il terreno impraticabile affinché quelli non possano tornare. Le persone che non vogliono integrarsi non sono le benvenute.  

Corrispondente: Chiudere le frontiere ed espellere i clandestini: l’ossessione di Umberto Bossi. Indebolito da un attacco cardiovascolare, il leader storico della Lega Nord intende ancora pesare sul suo alleato Silvio Berlusconi. I due uomini si conoscono bene: dal 2001 al 2006 Umberto Bossi ha già fatto parte del governo di Silvio Berlusconi. Ma questa volta la Lega Nord ha raddoppiato il suo peso elettorale e conta di imporre le sue vedute in materia di immigrazione in seno al nuovo governo.