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12 ottobre, 2008

"Traditore!", sostenitori della Lega contestano Roberto Maroni

Buona parte della base leghista non ha apprezzato l'informativa urgente sui recenti episodi d'intolleranza di matrice xenofoba e razzista tenuta da Roberto Maroni alla Camera. Agli ascoltatori di Radio Padania Libera -che ha trasmesso la relazione in diretta - sono suonate come una beffa le parole del ministro dell'Interno che hanno descritto l'Italia di Berlusconi come il migliore dei mondi in cui un immigrato possa vivere e che hanno elogiato un «incremento esponenziale nel conferimento della cittadinanza e nell'accoglimento delle istanze d'asilo che collocano il nostro paese ai primi posti in Europa in quanto a politiche dell'accoglienza». 

Che l'argomento della diretta di Radio Padania siano il federalismo, la scuola, le tradizioni locali, se non un collegamento telefonico con Renato Pozzetto, appena gli spekaer aprono le telefonate, dagli ascoltatori, puntuali, giungono manifestazioni di dissenso. Ci sono, certo, militanti che lanciano strali contro Berlusconi, non capendo «come possa fidarsi del primo ministro romeno, un rom, figlio di rom, e cosa si aspetta, Berlusconi, da uno zingaro?». Così come ci sono quelli che attaccano «quel baluba nero che vorrebbe insegnare a Maroni come si fa il ministro dell'Interno», ossia il deputato democratico Jean-Léonard Touadi, originario del Congo, doppia laurea (Filosofia e Scienze politiche), docente universitario e giornalista. E poi ci sono i sostenitori che esprimono giusto un po' di amarezza «nel vedere il nostro ministro parlare così e fare la figura del solito fesso italiano di fronte agli altri paesi europei».

Ma i più non hanno dimenticato le promesse di quel manifesto, "Padano non fare l'Indiano", affisso in ogni angolo del Nord Italia e che sollecitava il voto alla Lega per procedere con il rimpatrio di tutti gli irregolari e con il blocco di nuovi sbarchi. Ed è alla Lega che ora qualche elettore chiede conto. Come Elisa, che avverte: «È ora di finirla con tutto questo parlare di accoglienza. Ma non lo vede Maroni che siamo in troppi? Decida lui, poi però ci penseremo noi militanti a rompergli i coglioni». Ammonimenti giungono pure da Lodi («Questo governo non è partito con il piede giusto. Stiamo prendendo le cose sottogamba e ne pagheremo le conseguenze»), da Lecco («Dobbiamo stare ad aspettare ancora a lungo? C'è un limite alla pazienza: perché non schierate la marina militare?») e da Milano («Le nostre montagne sono invase da terra, mare e cielo e nemmeno la Lega fa più nulla. Mi volete dare spiegazioni o non devo più votarvi?»). Qualcuno, con voce quasi malinconica, s'interroga su che fine abbia fatto «la vecchia, dura ed inflessibile Lega». Una donna,  esausta, chiede lumi: «Che devo fare? Me ne devo andare io? Ditemi però dove!». Anche Roberto da Como esprime perplessità sul ministro leghista: «La sua analisi è piena di lacune, perché accogliere tutta questa gente che non è stata invitata?».

A chi tiene conto degli sbarchi («Ieri ne sono arrivati più di mille, mi aspettavo che venissero respinti subito, e non che prima li dovessimo accogliere»), Alessandro Morelli, animatore del primo pomeriggio di Radio Padania, risponde invitando a pazientare, poiché «è solo sei mesi che siamo al governo, nessuno ha la bacchetta magica, ed è il diritto internazionale ad imporci di soccorrere le carrette del mare». Ma subito ci pensa un ascoltatore della Brianza a contestarlo: «Nessuno ci costringe ad accoglierli: quella del governo è una scelta politica». A Morelli non va meglio quando tenta di rassicurare lo scetticismo di Laura da Torino («ogni giorno ne vedo arrivare, arrivare, arrivare, però non vedo mai andar via nessuno») citando i voli charter che partono dall'Italia carichi di irregolari. Maurizio, dalla Lombardia, immediatamente lo fredda: «Sì, ma quanto ci costano questi voli?».

Si destreggia meglio Renata Galanti, responsabile della rubrica del Gruppo femminile padano. A fronte dell'ascoltatrice che si domanda se non ci siano interessi economici dietro gli sbarchi, le basta passar la palla all'onorevole Carolina Lussana che, in collegamento telefonico da Roma, conferma: «La tratta degli immigrati è un business, che coinvolge la Caritas, però». Stesso argomento di Leo Siegel durante il suo seguitissimo Filo diretto: «Il problema è l'industria del buonismo, il problema sono quelli che dovrebbero trovarsi un nuovo lavoro se gli invasori smettessero di arrivare». Ma è soprattutto sul premier che Siegel cerca di scaricare il malcontento, esortando un'ascoltatrice (che s'interroga se abbia ancora senso votare una Lega «che anziché eliminare un po' di gente parla di solidarietà») a non dubitare di Maroni, «il miglior ministro in assoluto», poiché il problema «è invece Berlusconi, quel Berlusconi che un giorno dovrà render conto al paese di cosa è andato a fare in Libia». Il malumore della base leghista tuttavia è inarrestabile e continua a  riversarsi in Radio, tanto da costringere il conduttore ad un richiamo generale: «Non si vota la Lega solo per il problema dell'immigrazione clandestina. Esistono altri temi che dovrebbero coinvolgerci». Una telefonata da Milano, però, taglia corto: «Ho ascoltato il discorso di Maroni e mi pareva di sentire un deputato di Rifondazione Comunista».

Daniele Sensi (per l'Unità.it)