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11 ottobre, 2013

Radio Padania sui Centri sociali: «Bestioline puzzolenti, le femmine disgustose da vedere»

Corteo della Lega, domani a Torino, contro l'immigrazione clandestina. Centri sociali, ma anche Rifondazione Comunista, Arci, Cgil e coordinamento 'L'Italia sono anch'io', hanno annunciato una contromanifestazione e sit-in antirazzista. Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania Libera,  non l'ha presa bene:

 

(per il blog dell'Espresso)

18 giugno, 2013

«Bruciamo gli immigrati»

Rossella Colombo è consigliere della Lega Nord a Palazzo Pignano, nel cremonese. Responsabile di un locale sportello del cittadino, sue sono anche le deleghe alle Parti opportunità, Politiche giovanili e della famiglia. E' presente su Facebook, dove condivide foto del fiero militante: gazebo, volantinaggi, cene sociali del Gruppo politico femminile e in pizzeria con Umberto Bossi, seduta alla sua sinistra. Avversa all'immigrazione, politicamente «di destrissima», Rossella Colombo, che sogna tuttavia di emigrare a sua volta, ma «su altri pianeti, sperando di non trovare anche là quelle cacche suine di islamici», commenta così la vicenda di Dolores Valandro , la consigliera padovana espulsa dalla Lega dopo essersi chiesta, su Facebook, come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge: «E quando “gli amici” della Cécile, cioè gli islamici che seguono la legge coranica, dicono che tutte le donne bianche devono essere stuprate, cosa dobbiamo fare? Vogliamo da lei, cara ministra, una valanga di scuse per tutte noi donne bianche». 


Solidale con la collega padovana, Rossella Colombo ha immediatamente aderito al gruppo di sostegno “Io sto con Dolores”. Lì qualcuno scrive: «A Padova, più del 50% della case sono date agli immigrati. Speriamo che arrivino al 100%, così si può fare un unico rogo». Rossella Colombo clicca “mi piace”, ma poi “avverte”: «Attenzione: il loro fuma inquina, essendo delle grandissime merde». «Volendo si possono sotterrare, fanno concime», è la replica di un altro.

Nato per rivendicare la “provocazione” di Dolores Valandro («Ha espresso, con un'immagine forte, quello che tutti pensiamo. Non ha detto: “Spero che la stuprino”, ma solo che dovrebbe passarci anche lei per comprendere quello che si prova, dal momento che non ha fiatato per tutte le nostre donne stuprate dai suoi conterranei»), il gruppo Facebook “Io sto con Dolores” (3600 iscritti, ma, se “invitati”, l'adesione è automatica) raccoglie militanti leghisti ed ex leghisti, ma anche simpatizzanti di Forza Nuova, della Fiamma tricolore o semplici nostalgici («Non c'è distinzione tra fascista e leghista, tra lombardo e siciliano. Siamo tutti uniti per una causa comune»).

Aderiscono inoltre il segretario regionale lombardo di Alba Dorata e quello di “Alba dorata città di Marano”, il quale propone: «Vivisezionate la Kyenge come una cavia negra da laboratorio». Una galassia trasversale dell'estrema destra che, “ironizzando” («La Kyenge stuprata? Ma da chi? Forse da un orango arrapato»; «Difficile che un violentatore non vada così tanto per il sottile»; «Non corre quel rischio, anche se ci spero ogni giorno»), augura alla «scimmia congolese di andare sotto un camion», perché «lo stupro è troppo poco, lei e tutta la sua stirpe non sono degni di stare sulla terra»: «non ci vuole lo stupro, ci vuole il piccone», scrivono alcuni.

Uno degli amministratori del gruppo («Con Bossi, un ministro di colore clandestino non sarebbe mai passato») invita alla moderazione: «I messaggi violenti o diffamatori saranno cancellati». Taluni si mettono quindi a dibattere della «puzza delle nere» («Ci sono anche delle bianche che puzzano, ma una bianca basta che si lavi, loro invece puzzano come fogne, vadano con i ratti»), mentre altri ragionano su come fare «piazza pulita» degli immigrati: «Prendiamo tutti il manganello»; «Spariamo a vista ai gommoni»; “Spariamo ad altezza uomo; anzi, ad altezza scimmia»; «Lanciafiamme!». Un ex membro della segreteria leghista toscana, è più pragmatico: «Quando arrivano, vanno lasciati in mare; gli altri vanno sedati come gli animali selvatici dei documentari, sparando delle punturine, si imbarcano e si rimpatriano». «Ammazziamoli tutti», taglia corto uno.

Nel gruppo, insulti e minacce anche per Said Chaibi, il 22enne consigliere di origini marocchine eletto a Treviso nelle liste di Sinistra e Libertà («Un marocchino di merda, io credo che non ci sia abbastanza benzina in Italia per tutte queste persone. Spero nasca una rivolta, oramai io sono per il sangue»); per il deputato democratico Khalid Chaouki («Tanti schiaffi a lui e alla sua razza»; «Muori bestia, marocchino di merda»; «Speriamo se ne torni a casa sua prima che ci incazziamo sul serio»), e per Mara Carfagna, che la settimana scorsa aveva condannato le parole di Dolores Valandro («Qualche negrone che violenta pure lei?»).

Tra gli iscritti, anche Diego Lorandi, dell'associazione Guerrieri padani (diverse volte ospite di Radio Padania Libera), che contesta al suo partito l'espulsione di Dolores Valandro: «Tutti i leghisti vanno difesi. Tutti, sempre! La dirigenza del politically correct ci manderà a quel paese». Della medesima opinione sono la sezione Lega Nord di Fara d'Adda («Le migliaia di adesioni a questo gruppo sono la voce della base») e altri militanti che non si spiegano come la Lega di Borghezio e Gentilini possa aver espulso «chi, infischiandosene del politicamente corretto e dimostrando buonsenso, ha avuto il coraggio di dire ciò che pensa». Esplicitamente contestati il segretario federale («Maroni, impara da Dolores!») e Flavio Tosi, di cui qualcuno pubblica una vecchia foto che lo ritrae, in posa, dopo la condanna definitiva per istigazione all'odio razziale, al fianco della finta lapide dell'allora capo procuratore di Verona Guido Papalia.

Accuse alla Lega di aver «calato le braghe» anche nelle telefonate a Radio Padania Libera. «Quella è l'anima popolare della Lega, della Lega vera»; «Maroni e Tosi sono i liquidatori della Lega Nord»; «Maroni e Tosi l'hanno messa al muro», è l'opinione dei più, per i quali Dolores Valandro andava richiamata, non espulsa. Per un ascoltatore, emblema della «Lega afflosciata e rammollita» è Matteo Salvini: «Quando vedo Salvini in televisione che se ne sta in un angolo con il tablet in mano e comunica con il tablet, mentre gli altri attorno a lui picchiano i pugni sul tavolo, a me girano i coglioni».

I conduttori condannano le parole della consigliera padovana («parole deliranti, vomitevoli, ributtanti»), ma gli ascoltatori rilanciano: «Che bisogno ha la Kyenge della scorta? In fondo loro, bene o male, sono tutti uguali: se uno la vede in giro, chi va a pensare che è una ministra?». E ancora: «Non c'è mai stato un nero o una nera che abbia preso il Nobel. Traetene le vostre conclusioni» (dicendo, tra l'altro, una falsità storica). Condanna netta anche da parte di Pierluigi Pellegrin, che ogni giorno su Radio Padania conduce una rassegna stampa sui delitti commessi da cittadini stranieri (e da italiani di origini meridionali) nel nord Italia: «Io predico la libertà di linguaggio, ma davanti a quell'orrendo pensiero rimango interdetto». Pellegrin avanza però un dubbio: «Ci sono dei conti che non mi tornano, in questa vicenda, c'è qualcosa di zozzetto, qualcosa di un po' sporchino, sento puzza di bruciato, quindi eviterei di parlarne, perché, a parlarne, secondo me si fa il gioco di qualcuno che vuole manipolarci, non solo di quelli che attaccano le Lega a ogni piè sospinto, ma anche di qualcun altro, e a me questo gioco non piace».

Pellegrin allude forse a quella che, in Rete, per molti militanti di “fede” bossiana è una precisa accusa: Dolores Valandro era tra quanti avevano contestato Flavio Tosi nell'ultima Pontida e, cogliendo la palla al balzo, l'attuale dirigenza si sarebbe liberata di un'altra dissidente tramite quella che lo stesso quotidiano La Padania ha definito “un'espulsione a tempo record”.

Daniele Sensi (per l'Espresso)

22 novembre, 2012

Radio Padania: «I Protocolli dei Savi di Sion sono pieni di spunti interessanti»

Di Pierluigi Pellegrin, giornalista che su Radio Padania ogni sera conduce la rubrica dell'odio "Mai più senza società multiculturale", avevo già scritto qui e qui.

Interrogato da un ascoltatore, e dispensando indicazioni di metodo agli "amici complottisti" onde evitare "il dileggio della stampa" e "convincere le altre persone di oggettivi dati di fatto", ieri Pellegrin ha detto la sua sui "Protocolli dei Savi di Sion", il falso documentale di propaganda antisemita utilizzato dalla Russia zarista prima, e dai nazisti dopo, per avvalorare presso l'opinione pubblica la famigerata tesi del complotto giudaico-massonico:

"I Protocolli di Sion sono stati smentiti e smascherati, ma io li ho letti e sono pieni di spunti interessanti. Veri o presunti, ci sono delle situazioni che meritano di essere prese in considerazione,  per esempio quando si dice che ai gentili devi lasciare la politica, mentre i soldi e la comunicazione se la terrebbero i semiti. Ed è curioso, se andate a vedere: la politica, in effetti, è così, la politica non viene impiegata da un determinato tipo di persone, la occupiamo noi;  invece gli spazi che sono dedicati alla gestione dei soldi, la grande finanza internazionale e la grande comunicazione fanno capo a famiglie di origine semitica. Questo è un dato di fatto. Ciò significa il Nuovo ordine mondiale e il Bilderberg? Non lo so e non ci penso e non credo, però io dico: partiamo da questo dato di fatto oggettivo: le principali famiglie che governano la finanza internazionale sono di origine ebrea, questo è un dato di fatto; i principali organismi delle agenzie di informazione sono occupati da uomini che sono comunque ebrei; la più grande macchina dello spettacolo, cioè Hollywood, andate a vedere i nomi e sono tutti ebrei dichiarati;  questo è un dato di fatto, giusto o sbagliato, preoccupante, terrorizzante o indifferente non lo so, ma questo è un dato, poi le conclusioni sarà lecito poterle tirare.

Naturalmente, però, Trilateral e Bilderberg, come fanno i miei amici complottisti,  non mi sembrano la strada più conveniente per attirare l'attenzione o convincere le altre persone: evocare questi spettri non mi sembra molto astuto. Non metto in discussione, non critico quello che dicono i miei amici complottisti, ma da vecchio addetto stampa metto in discussione la forma in cui ce lo viene comunicato: i dati,  i numeri e i nomi ve li posso fornire quando volete, i nomi che governano la finanza, l'informazione e Hollywood sono per la preponderanza nomi ebrei, di famiglie ebree,  dichiaratamente ebree; detto questo,  voi non sentirete mai quello che sto dicendo ripreso per esser dileggiato; se io invece avessi fatto dei ragionamenti da dietrologo sul Nuovo ordine mondiale, la Bestia e 666,  allora qualcuno avrebbe approfittato di un vulnus di comunicazione, di una esposizione del fianco, per colpire in modo vigliacco e schifoso, e se ti sei preso un calcio nel basso ventre o un colpo alle spalle, lo hai preso, mentre tu devi fare di tutto per non prenderlo, se vuoi proteggere e difendere quello che ritieni giusto".

 

21 giugno, 2012

Nessuna pietà, neppure per i bambini

Pierluigi Pellegrin («io i neri li chiamo negri per gusto personale, per il piacere un po' perverso di essere insultato dai progressisti») conduce il preserale di Radio Padania Libera. Sua è la rubrica "Mai più senza società multiculturale", una rassegna stampa, quotidiana, di crimini più o meno gravi compiuti da cittadini stranieri in suolo "padano", una sorta di vespro dell'odio introdotto da un passaggio di "Colpa d'Alfredo" di Vasco Rossi ("è andata a casa con il negro la troia") e da un frammento dell'intervento di Nichi Vendola a Piazza Duomo per la vittoria di Pisapia ("noi vogliamo abbracciare i nostri fratelli rom e musulmani"). 

Con la voce che calca il tono sulle nazionalità dei «predoni stranieri» («calano i furti nei negozi, questa è la dimostrazione che i predoni stranieri oramai se la prendono con i più deboli, come gli anziani»), il suo è uno spazio che non risparmia neppure i bambini: «Avviato a Verona un programma di copertura vaccinale per un gruppo di bambini rom di origine rumena. Sarebbe una fantastica notizia, se esistesse il vaccino anti-furto»; o, ancora: «Assalto in villa ad opera di una banda di immigrati albanesi, e, per la serie le buone notizie non arrivano mai da sole, quasi la metà dei bambini nati a Susegana, nel trevigiano, è straniera: un futuro pieno di opportunità multiculturali come quella di cui vi ho appena dato notizia». 

Un'ossessione xenofoba che, ieri sera, non ha avuto pietà neppure per la piccola "Anna", una bimba ucraina, affetta da tetraplegia muscolare dalla nascita, che, a Treviso, grazie all'interessamento di una Onlus, ha finalmente acquistato l'uso delle gambe ma che, a causa dello scadere del visto turistico, rischiava l'espulsione prima del termine delle terapie mediche. Tra storie di scippi, furti e stupri, la vicenda ha fatto capolino nella rubrica di Pierluigi Pellegrin. Il quale -«adesso fatemi sconvolgere i borghesi con una battuta caustica»- ha così commentato: «Questa bambina, adesso, tutto sommato, può andarsene con le proprie gambe a casa sua». 

 Di seguito, l'audio:

 

(per il blog dell'Espresso)

24 ottobre, 2011

La Lega a pezzi attacca i "negri"

La sponda piemontese del Lago Maggiore come il deserto per Gesù, come il Sinai per Mosè e come il fiume del divenire per Siddharta. Un soggiorno nel Verbano-Cusio-Ossola da cui Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania Libera, questa estate è tornato cambiato, consapevole: «Non ho visto un solo immigrato, e le cose funzionavano benissimo. I ristoranti erano più efficienti, perché è molto più semplice parlare con un cameriere nostrano piuttosto che con un thailandese o un marocchino». Un'autentica rivelazione: «Durante quella settimana ho provato una sensazione di inaudita libertà, ho sentito di vivere in una società a mia dimensione, a mia misura. Mi sono sentito finalmente libero». Da quella breve vacanza, il senso di una missione: «Lì ho capito che bisogna stare attenti prima di arrendersi all'orda dell'immigrazione come a un qualche cosa di inevitabile».

Una palingenesi interiore da cui è nata "Mai più senza società multiculturale", la più giovane tra le rubriche dell'emittente di via Bellerio, una delle poche che, in una Lega oramai lacerata, riesca ancora a mettere tutti d'accordo: maroniani e bossiani, fedeli al cerchio magico e seguaci del "triangolo magico" (così Alessandro Vedani, uno dei "dissidenti" di Varese, su Facebook: «Al cerchio magico, io preferisco il triangolo magico, quello femminile»).

Improntata ad una concezione della giustizia a "preferenza nazionale" («Lite tra un veronese e un extracomunitario. La giustizia italiana a chi ha dato ragione secondo voi? All'extracomunitario»), "Mai più senza" è una rassegna stampa focalizzata su crimini più o meno gravi compiuti da cittadini stranieri nel nord Italia; un resoconto ossessivo di scippi, furti, razzie e aggressioni, con il conduttore che senza sosta calca il tono sulle nazionalità dei lori autori: marocchini, tunisini, albanesi, rumeni, ma anche russi, ucraini e moldavi, perché «la nostra è una rubrica ecumenica, non si dica che siamo sempre anti-islamici». Scopo: mostrare «quale risorsa, quale opportunità per il nostro futuro» siano «questi immigrati che ci portano il loro modo di essere, il loro pensiero, la loro lingua, la loro umanità e che a Venezia, ad esempio, spacciano cocaina nel centro storico». Uno spazio di «resistenza all'assuefazione mondialista» che riesuma un linguaggio che credevamo oramai lontano: «Domandina a voi che ascoltate: chi sono peggio, questi negri che oramai ci impediscono di vivere a casa nostra o coloro che li sostengono?».

In onda ogni giorno all'ora di cena, la rubrica si trascina per una decina di minuti in una lettura della cronaca locale che è tutto un chiosare e postillare, con l'immigrazione che ne esce rappresentata come un fenomeno inevitabilmente criminogeno: polizia arresta due spacciatori? «Si tratta di due magrebini, naturalmente»; appuntamento al buio finisce in stupro e botte? «Artefice dell'impresa, ovviamente, è un albanese»; aggredito all'uscita di un'agenzia di viaggi? «Da un gruppo di extracomunitari, e da chi se no». Bersaglio privilegiato restano i nomadi: «Due ragazzini dodicenni rubano cinque euro all'insegnante di educazione fisica... Due ragazzini? No, due zingari!»; «due zingarelle scippano anziana per strada... Io avrei detto due bastarde»; «diciassettenne picchiata dal ragazzo... Indovinate? Il ragazzo è un nomade, uno zingaro! Oltre alla conclamata abitudine del furto, hanno evidentemente anche quella di picchiare le donne».

Un rosario dell'odio che non si ferma neppure davanti all'infanzia. Verona: l'associazione Medici per la Pace avvia un programma di copertura vaccinale per un gruppo di bambini rom di origine rumena. Questo il commento di Pellegrin: «Sarebbe una fantastica notizia, se esistesse il vaccino antifurto». Sempre Pellegrin, dopo aver riferito di un assalto in villa operato da una banda di immigrati albanesi: «Per la serie le buone notizie non arrivano mai da sole, quasi la metà dei bambini nati a Susegana, nel trevigiano, è straniera. Un futuro pieno di opportunità multiculturali come quelle di cui vi ho dato notizia».

Pierluigi Pellegrin assicura tuttavia di non voler generalizzare: «Mi rendo conto che la mia rubrica comporti questo rischio, ma è un rischio che dobbiamo correre». A riprova, racconta di una commessa che, aiutata («pensate un po'») da un senegalese, rincorre e atterra un ladro («guarda caso, un georgiano»): «La notizia di un immigrato che aiuta a sventare un furto è come la notizia dell'uomo che morde il cane». In una rassegna stampa che conosce solo delinquenza allogena («Arrestato pusher che spacciava ai ragazzini... Un pusher magrebino, mica udinese, pordenonese o bergamasco»), nonostante l'accurata selezione delle notizie, talvolta capita che anche cognomi veneti o lombardi facciano capolino tra quelli dei criminali. Ma il conduttore non si scompone: «Arrestati tre spacciatori.... Una è italiana, ma comunque sta con l'africano»; oppure: «Beccato senza biglietto a bordo di un autobus, ragazzo picchia il controllore.... Il ragazzo è italiano, ma insieme a lui c'era un nordafricano». Quando il cognome tradisce origini meridionali, non c'è però "attenuante" che tenga: «Inscena finta rapina per finanziare un secondo colpo ma viene bloccato dagli agenti... L'arrestato è un calabrese. Anche questa è la società multiculturale». 

Daniele Sensi (per l'Espresso)

Radio Padania contro "negri" e calabresi

"Mai più senza società multiculturale", la rubrica dell'odio di Radio Padania Libera. In onda da poche settimane, attacca immigrati e rom, ma anche napoletani, pugliesi e calabresi. Da leggere, e da ascoltare, sull'Espresso.