sabato 7 novembre 2009

Crocifisso, Radio France: "In Italia tutti, da destra a sinistra, sono succubi della Chiesa"

Sono cattolico. Ed affezionato al crocifisso. E al Vangelo, quel Vangelo in cui Gesù ammonisce: "Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini (...). Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Matteo 6,5-6).

Non credo che la fede religiosa possa essere ridotta ad un mero fatto privato, tuttavia essa dovrebbe poter vivere, nella polis, per il solo tramite di quei cittadini che privatamente hanno preso a coltivarla. Sì da potersi manifestare, ad esempio, più che su una croce appesa ad una parete (e che in realtà impegna poco) nell'integerrima condotta di quegli amministratori i quali, proprio avendo la croce nel cuore, dovessero mettersi a gestire la cosa pubblica all'insegna del rispetto, dell'onestà e della tolleranza.

Questo per dire che, da cattolico di sinistra, il miglior commento che abbia letto attorno alla polemica suscitata dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in merito alla presenza del crocifisso nelle scuole italiane, è, ancora una volta, quello di Eric Valmir, corrispondente dall'Italia per la radio pubblica francese. Traduco:

Tanto rumore per nulla?

Martedì la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.

La sentenza provoca una serie di reazioni a catena nella classe politica italiana, facendo tra l’altro emergere la pesante influenza della Chiesa sui partiti di destra come su quelli di sinistra.

"La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane costituisce una violazione della libertà di coscienza e del diritto di ognuno di ricevere un’istruzione conforme alle proprie convinzioni". Corte europea dei diritti dell’uomo.

Febbraio 2006. La ricorrente, una madre italiana che non comprendeva il perché della croce nella scuola dei figli ad Abano Terme, vede la sua richiesta rigettata dal Consiglio di Stato: "Le croci possono restare nelle aule in quanto simboli dei princìpi fondamentali della tradizione civile italiana".

La Corte di Strasburgo pensa il contrario: "Lo Stato deve astenersi dall’imporre un credo in luoghi in cui le persone siano da esso Stato dipendenti. La presenza del crocifisso può essere fastidiosa per alunni atei o di altre confessioni, in particolare per coloro che appartengono a minoranze religiose".

In Italia gli esponenti del governo Berlusconi sono i primi a reagire. Vergognoso e offensivo sono le espressioni che ricorrono maggiormente. Berlusconi fustiga ad alta voce un’Europa dal contestabile buonsenso.

A Berlusconi, politicamente parlando, questa vicenda torna utilissima. Perché gli permette di rispondere a sua volta a quella stessa Europa che puntualmente richiama Roma all’ordine, ora per la gestione dei rifiuti, ora per il modo di trattare i migranti. Che Europa è, dunque, quella che pretende darci lezioni?

Sulla scena politica interna, Silvio Berlusconi prende di petto la difesa della Chiesa. Da mesi il presidente del Consiglio e il Vaticano erano in aperto conflitto: la Santa Sede non apprezzava le scappatelle private del capo del Governo. La tensione, sfociata in una guerra editoriale tra il quotidiano berlusconiano Il Giornale e la stampa cattolica, aveva anche portato alle dimissioni del direttore di Avvenire, il giornale dei vescovi italiani.

Grazie al crocifisso, eccoli, il governo italiano e il Vaticano, gomito a gomito, impegnati nella medesima strategia difensiva.

Il cardinale Bertone, a nome di Benedetto XVI, afferma di apprezzare il ricorso presentato dal governo italiano: "Non possiamo interferire sulle decisioni della Corte europea ma apprezziamo il ricorso (…). Questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari".

Più moderato e argomentato l’editoriale dell’Osservatore Romano, pubblicazione del Vaticano: "La decisione dei giudici di Strasburgo sembra ispirata a un'idea di laicità dello Stato che porta a emarginare il contributo della religione alla vita pubblica. (…) è nell'accoglienza e nel rispetto delle diverse identità che si difende l'idea di laicità dello Stato".

E viene quindi avanzato un legame diretto con la cultura:

"L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia". Rocco Buttiglione, ex ministro della cultura di Berlusconi.

"Il crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo dell’eredità culturale italiana". Mariastella Gelmini, attuale ministro dell’Istruzione.

"Il crocifisso è segno della nostra tradizione culturale". Paola Binetti, cattolica di sinistra.

"E le radici cristiane dell’Europa, culla della nostra cultura?". Pierferdinando Casini, Unione dei democratici cristiani.

Il quadro delle reazioni, così come esso viene rappresentato dalla vetrina mediatica, lascia intendere che l’Italia intera sia in rivolta contro la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Ma le voci riprese dalla stampa appartengono tutte ad una classe politica che subisce ancora oggi il peso della Chiesa.

Le reazioni indignate provengono tutte dal Vaticano e dintorni.

Ma perché allora marcare questo microcosmo politico e religioso con il termine generico di "Italia" o di "italiani"?

Sappiamo ciò che pensano gli italiani -i cittadini- di questa storia?

E per essere del tutto onesti, perché nessun giornale accenna al successo dell’Uaar (Unione degli atei e agnostici razionalisti italiani) in prima linea in questa battaglia giudiziaria? Avete potuto leggere anche una sola loro reazione?

Agli occhi dell’Uaar, la decisione della Corte europea è una grande vittoria. L’influenza dell’Uaar è in aumento in Italia grazie alle campagne di "sbattezzo".

Dall’inizio dell’anno, circa 4500 italiani ogni mese chiedono di essere "sbattezzati". Dinanzi a simile fenomeno, e per imposizione legale, la Chiesa ha dovuto aggiungere una nota nel margine dei registri di battesimo per coloro che non volessero più, un domani, essere considerati cattolici.

Ovviamente la Conferenza episcopale italiana parla di movimenti minoritari e irrisori…

Ed ovviamente il presidente onorario dell’Uaar, Margherita Hack, astrofisica, conferma che "L’Italia è un paese clericale in cui la Chiesa gioca un ruolo dominante nel campo dell’etica"…

Ma per quale motivo, in questo dibattito, non viene riportata la posizione degli atei italiani?

Servizi televisivi che parlano di paesi europei solidali e scandalizzati dalla decisione di Strasburgo con, a supporto, reportage realizzati presso gli ultra cattolici polacchi. Ma andando presso gli ultra atei cechi non si sarebbe ottenuto l’effetto opposto?

Nel 2008 l’istituto Eurispes ha pubblicato un’inchiesta: il 47,8% degli italiani dice di aver fiducia nella Chiesa.

Meno di un italiano su due = l’Italia intera?

Peccato che si siano sentite solo grida, insulti e reazioni indignate, visto che il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo poneva i termini per un dibattito appassionante che non avrà luogo.

Perché, come dice Silvio Berlusconi, la sentenza dei giudici di Strasburgo non è vincolante. I crocifissi possono restare al proprio posto. Ma allora perché tanta agitazione?

Eric Valmir, 6.11.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

lunedì 2 novembre 2009

Berlusconi in visita ufficiale ad Algeri. Per conto di Mediaset

Previsto un imminente viaggio di Berlusconi in Algeria. Entro la fine dell’anno. Lo riferisce l’ambasciatore Giampaolo Cantini nell’ultimo numero di Crescendo, rivista dell’ufficio algerino dell’Istituto italiano per il commercio estero.
Una visita ufficiale, durante la quale il premier, nell’interesse degli imprenditori italiani che intrattengono rapporti commerciali con quel paese, dovrebbe avanzare la richiesta di una maggiore "flessibilità" nell’applicazione delle nuove disposizioni introdotte dalla LFC 2009, la legge finanziaria con la quale il governo algerino intende far fronte alla crisi mondiale riducendo le importazioni e privilegiando gli investimenti nazionali.
"Sono già in cantiere importanti progetti di investimento che attendono solo la definizione del quadro della politica economica", afferma l’ambasciatore. Progetti che coinvolgono "soprattutto piccole e medie imprese". "Soprattutto", ma non solo. Perché di un prossimo summit Berlusconi-Bouteflika scrive anche il quotidiano algerino L’Expression. Il quale, però, più che sul Berlusconi capo di governo si concentra sul Berlusconi uomo d’affari. Che si recherà sì in Algeria in visita ufficiale, ma che, a margine, pare tenterà di sbloccare una pratica che non riguarda né una piccola o media impresa, né un imprenditore qualsiasi.
Si tratterebbe del dossier "Nessma Tv", la televisione satellitare tunisina a vocazione maghrebina acquisita per il 25 per cento, poco più di un anno fa, da Mediaset (un ulteriore 25 per cento è controllato dalla Quinta Communications di Tarak Ben Ammar, di cui Fininvest è socio di rilievo).
Proprio per promuovere Nessma Tv, lo scorso giugno Silvio Berlusconi si era recato in Tunisia. Una visita privata, quella volta. Informale. Conclusasi negli studi dell’emittente con un’altrettanto informale intervista, durante la quale era evidente che a parlare fosse l’imprenditore televisivo più che il presidente del Consiglio: "L’Italia aumenterà i canali d’ingresso regolari per quanti cercano nuove opportunità. Daremo loro la possibilità di un lavoro, di una casa. Garantiremo l‘istruzione ai figli, e apriremo i nostri ospedali alle loro necessità". Parola di quello stesso uomo che solo tre mesi prima, in Italia, aveva tuonato contro la società multietnica. Alle prese, però, questa volta, con un potenziale pubblico televisivo di 80 milioni di nordafricani: spettatori e consumatori, ancor prima che possibili migranti.
Ma il progetto della prima televisione privata del mondo arabo a partenariato europeo ( "una televisione libera ed indipendente che porterà benessere e democrazia") si è appunto incagliato in Algeria. Per via del Sahara occidentale, ovvero di quel territorio rivendicato dal Marocco contro agli irredentisti del Fronte Polisario, un movimento di liberazione popolare sostenuto militarmente e diplomaticamente dal governo di Bouteflika. Nessma Tv sarebbe favorevole agli appetiti marocchini, motivo per il quale in Algeria essa ancora non gode di alcuno statuto giuridico o commerciale, ritrovandosi paradossalmente ad essere tra i cinque canali più seguiti del paese senza poter tuttavia capitalizzare tanto successo: una sede legale ad Algeri è indispensabile per la raccolta pubblicitaria.
La richiesta di accreditamento già da tempo si trova sul tavolo dei dirigenti algerini. Bloccata. Almeno, riferisce L’Expression, fino a quando Berlusconi non si recherà in visita ufficiale sull’altra sponda del Mediterraneo. E chissà che la politica estera dell’Italia non debba conoscere un improvviso ed insospettato interesse per l’annosa questione del Sahara occidentale. D'altronde, commenta il quotidiano algerino, in cambio dello sblocco della pratica "qualche concessione dovrà essere fatta".
Daniele Sensi

giovedì 29 ottobre 2009

Berlusconi clown nel circo dei Verdi


A poco più di un mese dalla quindicesima conferenza Onu sul clima, i verdi europei lanciano "Climate Circus", un sito satirico il cui intento è mostrare le misure effettivamente adottate dai singoli governi, a dispetto delle impegnative dichiarazioni ufficiali, in materia di contrasto al cambiamento climatico.

Un click sulla bandierina del proprio paese ed appare l’illusionista Sarkozy, oppure l’equilibrista Angela Merkel, o ancora Putin versione ammaestratore di orsi, o l’acrobata Barack Obama, atterrato da una colomba della pace. Non poteva ovviamente mancare il premier Berlusconi. Nel ruolo di clown.

d.s.

martedì 27 ottobre 2009

Radio Padania, "I trans sono cessi immondi, aborti della natura"

Ecco, se quei leader di sinistra cui capitasse di provare certe attrazioni sessuali reagissero, una volta sgamati, con un orgoglioso "Sì, mi piacciono le trans. E allora?", invece di ripiegare su di un codardo "E’ una mia debolezza privata", espressione umanamente comprensibile, ma inaccettabile, per il detestabile non-detto che essa si porta dietro, se a pronunciarla è chi si è addossato l’onere di trasformare in meglio la società ("debolezza", a differenza di "gusto", indica uno strappo alla norma - ovvero le trans come anormali, freak che vivono nell’ombra e che nell’ombra é giusto che rimangano, e comunque nell’ombra immediatamente ricacciate da uomini dal portafogli forse troppo carico per poter essere uomini davvero), se la sinistra, insomma, ribaltasse la prospettiva e decidesse di farsi finalmente carico delle istanze della comunità transgender, cominciando magari col rivendicare una maggior pulizia di linguaggio (con troppa disinvoltura si tende ad esempio a parlare di "trans" come se il termine fosse da sé sinonimo di "trans che si prostituiscono"), allora, forse, si starebbe già facendo qualcosa per contrastare quelle pulsioni (esse sì anormali) che periodicamente riemergono, forti di un senso di impunità generale.

Come testimonia questa telefonata giunta a Radio Padania, durante la quale le trans vengono definite "cessi immondi", "aborti della natura", senza che la conduttrice in studio (e non è la prima volta che succede) ritenga opportuno interrompere il collegamento, o almeno prendere le distanze, obiettare, censurare. Nemmeno quando dall’altra parte del telefono vengono invocate, per i migranti, le "espulsioni di massa, come in Germania":


clicca per ascoltare un estratto di Radio Padania

lunedì 26 ottobre 2009

Gentilini condannato per razzismo

Il Tribunale di Venezia ha condannato Giancarlo Gentilini per istigazione al razzismo. Il vicesindaco di Treviso non potrà più tenere comizi pubblici per i prossimi tre anni. Assurda la strategia difensiva: "le parole del mio assistito (pronunciate nel corso della Festa dei popoli padani del 2008, ndr) erano finalizzate all'integrazione tra etnie diverse".

d.s.

giovedì 22 ottobre 2009

Primarie Pd, Radio Padania sostiene Bersani: "Veniva a mangiare e a bere alle nostre feste"

Che Pierlugi Bersani tenda ad apparire piuttosto (troppo) moderato nei confronti della Lega, già lo sapevamo. Che addirittura arrivi ad ipotizzare, con la Lega, futuri accordi ed alleanze (qualora il Carroccio dovesse ripulirsi, per incanto, da certa retorica e da certi proponimenti), già sapevamo –ahinoi- anche questo (vista da sinistra, una Lega passata per l’Arno potrebbe al massimo ambire ad una piena legittimità politica, continuando, però, a rappresentare un’opposta visione del mondo, da contestare nei suoi stessi fondamenti). Ma che Pierluigi Bersani sia in passato andato "a mangiare e a bere" ad alcune feste della Lega Nord, ecco, questo è davvero troppo:


(clicca per ascoltare un estratto di Radio Padania)

Chissà chi era il comiziante di turno mentre il Nostro banchettava con le gagliarde camicie verdi: Borghezio, che inveiva contro le "palandrane islamiche del cazzo"? O forse Gentilini, che chiamava tutti a raccolta per andare a distruggere le moschee? Oppure Matteo Salvini, che più sottilmente dissertava su come sia "più facile scacciare i topi che non i rom"?

Il Partito democratico ha bisogno di saper dire di no alla Lega in maniera netta, senza se e senza ma. Il Partito democratico non ha bisogno di Pierluigi Bersani segretario.

Daniele Sensi

... e Repubblica è insufflata dal Le Monde

Nicolas Sarkozy si lamenta di come i media francesi darebbero poco risalto alle sue attività internazionali. Il portavoce del suo partito, Frédéric Lefebvre, dice che "la stampa sta cercando in tutti i modi di distruggere il Presidente". E la società civile indignata osserva: "Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa la Francia è al 43° posto"...

d.s.
 
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