La Lega dei diritti dell’uomo (quella stessa lega sorta all’epoca dell’Affaire Dreyfus) l’ha definita "un’operazione illegittima che mira a dividere i cittadini francesi tra ben accetti e indesiderati"; Sos Racisme ne ha denunciato i propositi xenofobi e antislamici, lanciandogli contro un appello sottoscritto da intellettuali, cantanti, attori, registi, sportivi, senatori, sindaci e deputati; il Partito socialista ha invitato tutti i suoi rappresentanti locali a boicottarne gli incontri, perché "indegni" e "inaccettabili"; Bayrou, leader del partito di centro, ne ha bollato i promotori come "manovratori che per calcolo elettorale si mettono a far leva sulle peggiori pulsioni della gente"; persino la stampa conservatrice ha espresso riserve: il settimanale Le Point ha parlato di "stato febbrile di una maggioranza pronta a tutto per riaccendere gli entusiasmi prima delle Regionali"...
Tanto osteggiato dalla società civile francese, il "Dibattito sull’identità nazionale" voluto dal governo Sarkozy (100 prefetti e 350 viceprefetti mobilitati d’ufficio dal ministero dell’Immigrazione per promuovere, in lungo e in largo per tutta la Francia, incontri pubblici sul tema: "La nostra è una Repubblica multiculturale? Di quali valori è fatta la nostra identità?") raccoglie tuttavia un importante plauso proprio in Italia. Da parte di esponenti della Lega Nord? No. Di quelli del Partito democratico.
Oggi Enrico Letta ha infatti avuto l'acume politico e culturale di definire quel dibattito "un’esperienza interessante che l’Italia dovrebbe copiare”...
Dell'iniziativa di Sarkozy, Bernard-Henri Lévy ha scritto: "Identità si dice dei soggetti, non delle collettività; si dice al plurale, mai al singolare; e dimenticarlo, ridurre una nazione alla rigidità di una supposta ‘identità’, significa impoverirla, farla morire, proprio quando le si vorrebbe dare fiducia nel suo avvenire(...). Tuttavia, se proprio esiste un'identità in panne, questa è l'identità europea".
Ecco, un Partito democratico che ripartisse da lì, dalla nuova, straordinaria dimensione del nostro stare insieme, anziché trincerare la propria indecisa e zoppicante visione del mondo dietro a posticce bandiere tricolore sventolate senza entusiasmo, saprebbe risparmiarsi (e risparmiarci) certe infelici sortite e contrastare, con coerenza e continuità, una pericolosa ondata di ripiegamento identitario che non coinvolge questo o quel paese, ma l’Europa nel suo insieme.
Daniele Sensi
sabato 30 gennaio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
Rosarno non è mai esistita, e Borghezio è un ambasciatore Unicef nel mondo. Parola di Tremonti
"In Italia non ci sono stati episodi veri di xenofobia, mentre in tutta Europa proliferano episodi di xenofobia, con partiti xenofobi e razzisti, e bande: da noi no, per fortuna''. Lo ha dichiarato, a Firenze, il ministro Tremonti. Che se vivesse in Europa, oltre che in Italia, saprebbe che quei "partiti xenofobi e razzisti" è proprio alla nostra Lega che si ispirano.
"Illuministi che non siamo altro!"
(Una rivista della destra identitaria francese commentando la politica dei respingimenti del governo Berlusconi.)"La coscienza identitaria italiana esiste ancora, mentre i francesi sembra che riescano a vedersi solo come una sorta di popolo eletto, destinato, prima dai Lumi e poi dalla fondazione della Repubblica, a diffondere un messaggio universale (i diritti dell’uomo) che fa loro dimenticare ciò che essi innanzitutto sono: un popolo, ovvero un insieme etnoculturale che per perpetuarsi deve preservare la propria omogeneità (...).
Una specificità italiana è la fierezza. La fierezza di essere piemontesi, o toscani, o sardi. E di essere cattolici apostolici romani. Il che mal si concilia con l’intrusione ed il dilagare di extracomunitari con i quali nulla si ha in comune: né l’aspetto, né la civiltà, né la religione, né i modi di fare. Diviene così più facile adottare certi provvedimenti senza far scendere in piazza 600 mila persone".
martedì 26 gennaio 2010
Radio Padania: "Anna Frank non è una santa. E crepi con Satana chi ci accusa di moralismo"
"Non vogliamo vedere film dove gli omosessuali si slinguano tra di loro: la depravazione morale sta raggiungendo il suo limite estremo, arrivando a superare la cattiveria con la quale Hitler ha mandato sei milioni di ebrei a morire. Crepate, voi che ci date dei moralisti e dei bacchettoni, crepate assieme a Satana. Noi siamo sicuri di salvarci; voi crepate pure". Nella settimana della Memoria è con queste incredibili parole che Radio Padania torna sulla polemica sollevata nei giorni scorsi dall’onorevole Grimoldi, relativa alla lettura integrale del Diario di Anna Frank in una scuola elementare del monzese.
A parlare è il conduttore della rubrica "Cultura padana", Andrea Rognoni ("Sono figlio di un deportato in un campo di concentramento, quindi non possono esserci ombre sul mio amore per gli ebrei - per gli ebrei in quanto popolo, però, e non come lobby di potere diffusa nel mondo"). Destinatari dell’invettiva sono coloro che "hanno fatto di Anna Frank una santa, tanto da averle dedicato una giornata, il 27 gennaio" e che "ne difenderebbero il Diario anche se vi fossero colate quattro pagine di sterco".
Rognoni, che è anche direttore di Idee per l’Europa dei popoli, rivista fondata dall’europarlamentare Mario Borghezio, definisce comunque il Diario "un bellissimo libro, che occorre leggere", rivendicando però la contrarietà a che "i nostri bambini possano leggere pagine che parlano di clitoride, di vagina e di altre menate di questo genere".
Quel breve passaggio dell'edizione integrale del Diario è forse realmente poco adatto ad allievi di otto o nove anni. Tuttavia a Rognoni deve essere completamente sfuggito lo spirito generale di un libro che testimonia innanzitutto di quanto prezioso ed imprescindibile sia ogni singolo individuo. Omosessuali compresi.
Daniele Sensi
venerdì 22 gennaio 2010
Rimbalza il delfino
Prima lo davano nel listino bloccato di Formigoni. Poi, giunta la smentita di Giorgetti (segretario della Lega lombarda), candidato semplice nel varesotto. Adesso pare che, per le prossime Regionali, Renzo Bossi andrà a caccia di preferenze nel bresciano.
Gli altri Giovani padani, nel frattempo, disciplinati invecchiano sotto ai loro infaticabili gazebo.
Viva la Padania! Nel nome di Umberto, di Renzo e dello spirito chino.
d.s.
Gli altri Giovani padani, nel frattempo, disciplinati invecchiano sotto ai loro infaticabili gazebo.
Viva la Padania! Nel nome di Umberto, di Renzo e dello spirito chino.
d.s.
giovedì 21 gennaio 2010
"La Lega non ha ragione d'esistere": un Renato Zero d'annata per il sorcino Luca Zaia
Leggo, sull’Espresso, che l’indomito ministro Zaia, l’uomo che ha fatto strada nel profondo nord reclamando a gran voce la schedatura genetica degli immigrati, sarebbe un fan di Renato Zero.
Ora, dalle parti della Lega spopolano i brani di insospettabili autori quali i Nomadi e De André, sebbene secondo chiavi di lettura differenti da quelle tradizionali ("Via del Campo è un capolavoro - peccato parli di un trans", ebbe a commentare, non molti giorni fa, un conduttore di Radio Padania nel corso di uno speciale proprio a Faber dedicato). Che dietro taluni impavidi fazzoletti verdi si nascondano degli irrequieti "figli della topa" non più quindi stupire più di tanto: se in molti, a sinistra, apprezzano il destro Ruggeri, veramente non si capisce perché un leghista, che già ascolta De André, dovrebbe sentirsi a disagio in compagnia di un cantante schierato né con gli uni né con gli altri.
Di Renato Zero non sono infatti mai pervenute esplicite dichiarazioni di fede politica, tanto che, a sentirlo parlare, talvolta lo si direbbe vicino alla sinistra antagonista, altre alla destra sociale (sono noti un paio di suoi endorsement, è vero, però in occasione di elezioni amministrative: una volta per il centrosinistra, ed un’altra per il centrodestra).
Se dal dramma alla farsa il passo è breve, dal Carroccio al Carrozzone dev’essere brevissimo: non sarebbe affatto male se le ronde si mettessero a presidiare il territorio intonando un minaccioso "Perquisiamoci sulle reti morbide con un dolce su e giù". I "volontari per la sicurezza" rischierebbero di far davvero degli iscritti.
Tuttavia una volta ebbi modo di vederlo dal vivo, il Re dei sorcini. A Torino, nel 1995. E mi sa che Zaia di quella tournée non abbia assistito a nemmeno uno spettacolo. Perché esistono casi in cui il "mi piace nonostante le sue idee" non vale più...
Al termine di uno dei primi brani in scaletta, il Renato Zero che non si sa se sia di destra o di sinistra, o al di qua di entrambe, espresse quella sera un giudizio netto, inequivocabile, proprio sulla Lega.
Casualmente (…) tenevo un registratore tra le mani. Ed in tutti questi anni ho conservato la cassetta. Sono quindi ora in grado di riproporvi quella lontana dichiarazione (perdonate la pessima qualità dell’audio).
Ovviamente, niente video: a quei tempi il telefonino, per alcuni, rappresentava ancora uno status symbol, ed il massimo dell’evoluzione si chiamava "sms".
Ora, dalle parti della Lega spopolano i brani di insospettabili autori quali i Nomadi e De André, sebbene secondo chiavi di lettura differenti da quelle tradizionali ("Via del Campo è un capolavoro - peccato parli di un trans", ebbe a commentare, non molti giorni fa, un conduttore di Radio Padania nel corso di uno speciale proprio a Faber dedicato). Che dietro taluni impavidi fazzoletti verdi si nascondano degli irrequieti "figli della topa" non più quindi stupire più di tanto: se in molti, a sinistra, apprezzano il destro Ruggeri, veramente non si capisce perché un leghista, che già ascolta De André, dovrebbe sentirsi a disagio in compagnia di un cantante schierato né con gli uni né con gli altri.
Di Renato Zero non sono infatti mai pervenute esplicite dichiarazioni di fede politica, tanto che, a sentirlo parlare, talvolta lo si direbbe vicino alla sinistra antagonista, altre alla destra sociale (sono noti un paio di suoi endorsement, è vero, però in occasione di elezioni amministrative: una volta per il centrosinistra, ed un’altra per il centrodestra).
Se dal dramma alla farsa il passo è breve, dal Carroccio al Carrozzone dev’essere brevissimo: non sarebbe affatto male se le ronde si mettessero a presidiare il territorio intonando un minaccioso "Perquisiamoci sulle reti morbide con un dolce su e giù". I "volontari per la sicurezza" rischierebbero di far davvero degli iscritti.
Tuttavia una volta ebbi modo di vederlo dal vivo, il Re dei sorcini. A Torino, nel 1995. E mi sa che Zaia di quella tournée non abbia assistito a nemmeno uno spettacolo. Perché esistono casi in cui il "mi piace nonostante le sue idee" non vale più...
Al termine di uno dei primi brani in scaletta, il Renato Zero che non si sa se sia di destra o di sinistra, o al di qua di entrambe, espresse quella sera un giudizio netto, inequivocabile, proprio sulla Lega.
Casualmente (…) tenevo un registratore tra le mani. Ed in tutti questi anni ho conservato la cassetta. Sono quindi ora in grado di riproporvi quella lontana dichiarazione (perdonate la pessima qualità dell’audio).
Ovviamente, niente video: a quei tempi il telefonino, per alcuni, rappresentava ancora uno status symbol, ed il massimo dell’evoluzione si chiamava "sms".
martedì 19 gennaio 2010
Berlusconi fa la gioia dei titolisti internazionali
Alcuni esempi di come molti dei giornali internazionali hanno dato notizia della vittoria di Sebastián Piñera alle presidenziali cilene:









ps.: il giorno dopo l'elezione, Piñera ha dichiarato di volersi ispirare, nel suo mandato, a Nicolas Sarkozy. Tié.









ps.: il giorno dopo l'elezione, Piñera ha dichiarato di volersi ispirare, nel suo mandato, a Nicolas Sarkozy. Tié.
lunedì 18 gennaio 2010
"Qual è il browser migliore al mondo?" Repubblica lo chiede agli esperti. Della Microsoft.
"Con quali browser il popolo internettiano potrà navigare sentendosi al sicuro?", si chiede Repubblica, riportando l’allarme lanciato da Germania e Francia sulla vulnerabilità di Internet Explorer, il browser di casa Microsoft.
La risposta viene affidata, in chiusura dell’articolo, a Cliff Evans: "Il suggerimento di cambiare browser è poco valido, perché non c'è assolutamente alcuna garanzia che gli altri prodotti siano più sicuri di quelli di Microsoft".
Già, ma chi è Cliff Evans? Repubblica non lo dice. Questo tizio che mi invita a non abbandonare quella ciofeca di Internet Explorer, ché tanto anche Firefox, o Opera, o Chrome non possono offrire l’invulnerabilità assoluta, sarà uno specialista imparziale, penserà il lettore, un arbitro chiamato dal giornalista ad esprimere un giudizio conclusivo, dopo che nell'articolo sono state riportate le divergenti opinioni di Microsoft Italia e delle autorità di controllo transalpine. Sbagliato. Cliff Evans è, pure lui, della Microsoft. Responsabile Sicurezza di Microsoft UK.
Un dettaglio privo di importanza, secondo Repubblica. Che addirittura ammonisce: "Quindi attenti a non cedere alla tentazione frettolosa di abbandonare subito Microsoft".
Sfacciata superficialità o maldestra marchetta?
d.s.
La risposta viene affidata, in chiusura dell’articolo, a Cliff Evans: "Il suggerimento di cambiare browser è poco valido, perché non c'è assolutamente alcuna garanzia che gli altri prodotti siano più sicuri di quelli di Microsoft".
Già, ma chi è Cliff Evans? Repubblica non lo dice. Questo tizio che mi invita a non abbandonare quella ciofeca di Internet Explorer, ché tanto anche Firefox, o Opera, o Chrome non possono offrire l’invulnerabilità assoluta, sarà uno specialista imparziale, penserà il lettore, un arbitro chiamato dal giornalista ad esprimere un giudizio conclusivo, dopo che nell'articolo sono state riportate le divergenti opinioni di Microsoft Italia e delle autorità di controllo transalpine. Sbagliato. Cliff Evans è, pure lui, della Microsoft. Responsabile Sicurezza di Microsoft UK.
Un dettaglio privo di importanza, secondo Repubblica. Che addirittura ammonisce: "Quindi attenti a non cedere alla tentazione frettolosa di abbandonare subito Microsoft".
Sfacciata superficialità o maldestra marchetta?
d.s.
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domenica 17 gennaio 2010
Haiti, l'osceno appello della Lega: "Aiutiamoli, se non vogliamo un'immigrazione selvaggia"
"Se arrivasse da Haiti un flusso di immigrati –molto simili, anche nel colore della pelle, a quelle di Rosarno- noi che facciamo?", si chiedeva giovedì scorso, da Santoro, Gad Lerner, scandalizzato dalla cacciata dei neri dalla piana di Gioia Tauro ("Una tappa storica, di cui un giorno ci vergogneremo").
Ebbene, proprio alla provocazione di quella domanda pare ora rispondere la Lega Nord, per mezzo dell’Umanitaria Padana, una delle innumerevoli associazioni tramite le quali il Carroccio si struttura sul territorio. Un conto corrente per portare soccorso nell’inferno dell’isola caraibica. Diffuso su Radio Padania con queste parole:
Un appello che sbaglieremmo a liquidare come freddo pragmatismo di un partito che si porta avanti col lavoro: quella della Lega è un’interessata compassione che più che col cinismo ha a che fare con l’oscenità.
d.s.
Ebbene, proprio alla provocazione di quella domanda pare ora rispondere la Lega Nord, per mezzo dell’Umanitaria Padana, una delle innumerevoli associazioni tramite le quali il Carroccio si struttura sul territorio. Un conto corrente per portare soccorso nell’inferno dell’isola caraibica. Diffuso su Radio Padania con queste parole:
"Aiutiamo la gente nel suo paese, per limitare l’immigrazione selvaggia nel nostro"
Un appello che sbaglieremmo a liquidare come freddo pragmatismo di un partito che si porta avanti col lavoro: quella della Lega è un’interessata compassione che più che col cinismo ha a che fare con l’oscenità.
d.s.
venerdì 15 gennaio 2010
Indovinello padano
Radio Padania, 14 gennaio 2010. Trasmissione di Massimiliano Romeo, assessore alla Sicurezza nel Comune di Monza:
Di chi staranno dibattendo? Di migranti marocchini, rom, albanesi, slavi? No. La risposta, in un estratto della trasmissione, qui:
Romeo: "La Lega non ce l’ha con chi è venuto qui per lavorare, bensì con quelli che sono venuti a fare i parassiti…"
Radioascoltatore: "Vengono qui per strombazzarsi le nostre donne, che li preferiscono a noi che siamo troppo freddi e nordici…"
Di chi staranno dibattendo? Di migranti marocchini, rom, albanesi, slavi? No. La risposta, in un estratto della trasmissione, qui:
giovedì 14 gennaio 2010
Stampa africana: "I fatti di Rosarno rilanciano la causa del panafricanismo"
Traduco alcuni passaggi dell'intervista ad Emmanuel Tano Zagbla (nato in Costa d'Avorio e laureatosi in Scienze Politiche all'Università di Padova, presso la quale è stato membro della Commissione di Sociologia) raccolta dal web magazine Afrik.com.
(…) L’intervento dell’Egitto, una grande potenza africana, mette in risalto il silenzio dei paesi africani nei confronti dei maltrattamenti di cui sono vittime i loro cittadini in taluni paesi occidentali. L’azione dell’Egitto ci spinge a chiedere con forza una coesione in politica estera da parte dell’Unione africana. Occorre trovare quel "qualcosa" che possa unire gli africani nelle loro diverse sensibilità. Tutta la diaspora africana ha apprezzato l’intervento del governo egiziano. Per la prima volta un governo africano ha saputo intervenire con fermezza contro comportamenti che non aiutano la coesione sociale.
(…) Per la prima volta gli immigrati incroceranno le braccia, il prossimo primo marzo, per chiedere il rispetto dei loro diritti, in quanto lavoratori, immigrati ed individui. In Italia, tra gli immigrati, gli africani occupano l’ultimo posto. E’ un problema molto profondo, denunciato tra l’altro dalla Chiesa. Tutti devono astenersi dall’andare al lavoro, quel giorno.
(…) Non si può vivere in un paese e criticarne le leggi. Tuttavia possiamo parlare riferendoci alla sua Costituzione. E certe norme sull’immigrazione violano la Costituzione italiana. Il razzismo esiste un po’ in tutto il mondo, e l’Italia fa parte del mondo. E’ evidente che gli africani sono più esposti rispetto agli immigrati bianchi. Per non parlare del razzismo religioso, che è al suo apice.
mercoledì 13 gennaio 2010
"Il bene non fa notizia"
Molti blogger, ieri, hanno ripreso, da Non una cosa seria, questo post. Il che ci stava, intendiamoci. Di quello stesso blog, però, io preferisco linkare questo post qui.
lunedì 11 gennaio 2010
Lega Nord in piazza contro lo sciopero dei migranti
L'eurodeputato Mario Borghezio e l'assessore leghista al Territorio della Regione Lombardia, Davide Boni, vorrebbero contrapporre allo sciopero degli stranieri del primo marzo (qui tutti i riferimenti dell'evento) una "manifestazione dei disoccupati italiani", da tenersi lo stesso giorno.
"E' arrivato il momento che tutti gli italiani onesti possano scendere in piazza rivendicando i propri diritti", spiega Boni, il quale deve aver deciso che i migranti che a marzo incroceranno le braccia sono tutti disonesti. O disonesti perché scioperano, chissà.
Il narciso assessore della Lega (care lettrici, non avete ancora scaricato il suo wallpaper? George Clooney gli fa un baffo...) accusa inoltre i promotori dello sciopero degli stranieri (iniziativa lanciata diverse settimane fa) di voler strumentalizzare i fatti di Rosarno. Proprio lui, che soddisfatto si fa fautore dell'ennesimo, irresponsabile gioco delle rivendicazioni contrapposte.
d.s.
"E' arrivato il momento che tutti gli italiani onesti possano scendere in piazza rivendicando i propri diritti", spiega Boni, il quale deve aver deciso che i migranti che a marzo incroceranno le braccia sono tutti disonesti. O disonesti perché scioperano, chissà.
Il narciso assessore della Lega (care lettrici, non avete ancora scaricato il suo wallpaper? George Clooney gli fa un baffo...) accusa inoltre i promotori dello sciopero degli stranieri (iniziativa lanciata diverse settimane fa) di voler strumentalizzare i fatti di Rosarno. Proprio lui, che soddisfatto si fa fautore dell'ennesimo, irresponsabile gioco delle rivendicazioni contrapposte.
d.s.
domenica 10 gennaio 2010
Wow!
I compagni Radicali mi hanno chiesto una mano per le prossime elezioni regionali. Perché è vero che molti di noi quasi sono presi dall'incontrastabile istinto di trasferire la propria residenza in Lazio giusto per poter votare Emma Bonino, ma la lista Bonino Pannella è in tutta Italia che sarà presente. Raccolta firme (necessarie alle candidature) permettendo.
Ho spremuto il mio notebook fino all'ultimo kB dei suoi miseri banchi ram e della sua ancor più miserrima scheda grafica. Non importa che il risultato vi piaccia o no. Importa che recepiate il messaggio.
Ho spremuto il mio notebook fino all'ultimo kB dei suoi miseri banchi ram e della sua ancor più miserrima scheda grafica. Non importa che il risultato vi piaccia o no. Importa che recepiate il messaggio.
venerdì 8 gennaio 2010
Rivolta dei migranti, forum di Radio Padania: "Io sto con la Mafia"
Sul forum di Radio Padania Libera (organo ufficiale della Lega Nord) cominciano a giungere i primi commenti della base leghista sui fatti di Rosarno.
Alcuni manifestano meraviglia: "Pensavo che l'invasione sarebbe partita dal nord, ed invece è partita proprio dalla Calabria di Gattuso". Altri dicono di aver problemi "ad identificare gli zulù della situazione". Mentre altri ancora scelgono di stare con la Mafia: "Chiunque faccia qualcosa -non importa per quali motivi- in grado di ostacolare l'invasione, a questo punto mi sta bene".
Alcuni manifestano meraviglia: "Pensavo che l'invasione sarebbe partita dal nord, ed invece è partita proprio dalla Calabria di Gattuso". Altri dicono di aver problemi "ad identificare gli zulù della situazione". Mentre altri ancora scelgono di stare con la Mafia: "Chiunque faccia qualcosa -non importa per quali motivi- in grado di ostacolare l'invasione, a questo punto mi sta bene".
Il gotha della blogosfera francese dice no al No Sarkozy Day
Ventotto blogger francesi, tra i quali i titolari di undici dei primi venti blog politici transalpini, firmano un testo comune per dissociarsi dal No Sarkozy Day, indetto in Francia, sull’onda del successo dell’italiano No B. Day, per il prossimo 27 marzo.
Due le motivazioni principali:
1) Sarkozy è stato democraticamente eletto, quindi "il No Sarkozy Day deve aver luogo il 7 maggio 2012, e non prima";
2) La sola ragione della manifestazione è "il nome di Sarkozy", ma "l’antisarkozysmo primario" non porterà mai a nulla: "piuttosto che focalizzarci sull’uomo, noi preferiamo concentrarci sul bilancio disastroso della sua azione politica, per costruire un’alternativa, autentica ed argomentata, al sarkozysmo".
Chi volesse far paragoni con la posizione generalmente assunta dalla Rete italiana in occasione del No B. Day tenga però a mente che, per quanto sia più che lecito parlare di sarkoberlusconismo, Sarkozy non è Berlusconi. Il presidente della Repubblica francese sta studiando in tal senso, e con profitto, ma troppe lacune ancora permangono in materia di ‘stravolgimento disinvolto delle regole democratiche’. Tanto che se i motivi del No B. Day erano essenzialmente metapolitici (la difesa della Costituzione), quelli del No Sarko Day sono, giocoforza, del tutto politici. "Chiamiamo a raccolta quanti vogliono agire contro Nicolas Sarkozy e la sua politica", si legge sul manifesto del Popolo viola francese. Un argomento effettivamente un po' debole per chiedere le dimissioni di chicchessia.
p.s.: ma, ad accusare 360 mila persone di inconcludente antisarkozysmo, non bisognerebbe forse andarci un po’ più cauti quando si è amministratori di un (ottimo) blog chiamato Sarkofrance?
d.s.
Due le motivazioni principali:
1) Sarkozy è stato democraticamente eletto, quindi "il No Sarkozy Day deve aver luogo il 7 maggio 2012, e non prima";
2) La sola ragione della manifestazione è "il nome di Sarkozy", ma "l’antisarkozysmo primario" non porterà mai a nulla: "piuttosto che focalizzarci sull’uomo, noi preferiamo concentrarci sul bilancio disastroso della sua azione politica, per costruire un’alternativa, autentica ed argomentata, al sarkozysmo".
Chi volesse far paragoni con la posizione generalmente assunta dalla Rete italiana in occasione del No B. Day tenga però a mente che, per quanto sia più che lecito parlare di sarkoberlusconismo, Sarkozy non è Berlusconi. Il presidente della Repubblica francese sta studiando in tal senso, e con profitto, ma troppe lacune ancora permangono in materia di ‘stravolgimento disinvolto delle regole democratiche’. Tanto che se i motivi del No B. Day erano essenzialmente metapolitici (la difesa della Costituzione), quelli del No Sarko Day sono, giocoforza, del tutto politici. "Chiamiamo a raccolta quanti vogliono agire contro Nicolas Sarkozy e la sua politica", si legge sul manifesto del Popolo viola francese. Un argomento effettivamente un po' debole per chiedere le dimissioni di chicchessia.
p.s.: ma, ad accusare 360 mila persone di inconcludente antisarkozysmo, non bisognerebbe forse andarci un po’ più cauti quando si è amministratori di un (ottimo) blog chiamato Sarkofrance?
d.s.
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giovedì 7 gennaio 2010
martedì 5 gennaio 2010
La disperazione di una mamma: "Mio figlio, passato dalle Bestie di Satana alla Lega Nord"
Sbobinando la programmazione di Radio Padania andata in onda a ridosso di San Silvestro, più che gli auspici per un anno nuovo privo di campi nomadi e di kebaberie mi ha colpito una telefonata, piuttosto vivace, giunta in diretta durante la trasmissione condotta dall’eurodeputato Matteo Salvini.
Ne posto l’audio, nonostante esso possa a tratti far sorridere (il ragazzo di cui nel titolo è in fondo un ventiduenne, come si suole dire, adulto e vaccinato), perché la disperazione di una madre per un figlio che d’improvviso si mette ad odiare "extracomunitari e comunisti" resta anch’essa, a suo modo, un segno dei tempi.
Ne posto l’audio, nonostante esso possa a tratti far sorridere (il ragazzo di cui nel titolo è in fondo un ventiduenne, come si suole dire, adulto e vaccinato), perché la disperazione di una madre per un figlio che d’improvviso si mette ad odiare "extracomunitari e comunisti" resta anch’essa, a suo modo, un segno dei tempi.
domenica 3 gennaio 2010
In Francia non esiste l'Albo dei giornalisti. E la stampa di destra è più civile
Matteo, un lettore del blog, mi segnala un recente caso che ben dimostra come ci sia modo e modo di essere di destra non solo in ambito politico, ma pure in quello giornalistico.
La vicenda cui si fa riferimento è quella delle tre bambine sgozzate dal padre, sabato scorso, in Francia.
Questo è il lancio della notizia apparso sul sito di Libero:

questo il titolo del TgCom:

e questo, invece, quello del Figaro, quotidiano francese di destra

Notato? Le origini marocchine del presunto omicida sono sparite. Nè, per richiamarle, si ricorre a occhielli o a sottotitoli di sorta.
Il settimanale Le Point (dalla pretesa linea editoriale indipendente, ma piuttosto vicino a Sarkozy) si spinge persino oltre: a quelle origini non accenna nemmeno nel corpo dell'articolo. E non per un eccesso di politically correct, bensì perché, trattandosi di un fatto di cronaca, quell’informazione, per quanto urlata, nulla avrebbe aggiunto alla notizia.
Certo, paragonare le summenzionate testate francesi a certi fogli italiani richiede una buona dose di coraggio e di sangue freddo. Tuttavia se aggiungiamo che quel fattaccio (per quanto le indagini siano ancora in corso) già oggi era sparito dai titoli dei maggiori telegiornali oltralpini (altro che i plastici di Bruno Vespa) nonostante al presidente Sarkozy e al suo dibattito sull'identità nazionale sarebbe tornata utilissima un’ondata di islamofobia opportunamente innescata dai media, otteniamo un'ottima lezione di giornalismo (nonché di educazione alla responsabilità) per certi scribacchini e per certi speaker nostrani tanto puntuali nel sacrificare la propria professionalità agli eccitati stomaci d’una mandria di impenitenti sudditi.
d.s.
La vicenda cui si fa riferimento è quella delle tre bambine sgozzate dal padre, sabato scorso, in Francia.
Questo è il lancio della notizia apparso sul sito di Libero:

questo il titolo del TgCom:

e questo, invece, quello del Figaro, quotidiano francese di destra

Notato? Le origini marocchine del presunto omicida sono sparite. Nè, per richiamarle, si ricorre a occhielli o a sottotitoli di sorta.
Il settimanale Le Point (dalla pretesa linea editoriale indipendente, ma piuttosto vicino a Sarkozy) si spinge persino oltre: a quelle origini non accenna nemmeno nel corpo dell'articolo. E non per un eccesso di politically correct, bensì perché, trattandosi di un fatto di cronaca, quell’informazione, per quanto urlata, nulla avrebbe aggiunto alla notizia.
Certo, paragonare le summenzionate testate francesi a certi fogli italiani richiede una buona dose di coraggio e di sangue freddo. Tuttavia se aggiungiamo che quel fattaccio (per quanto le indagini siano ancora in corso) già oggi era sparito dai titoli dei maggiori telegiornali oltralpini (altro che i plastici di Bruno Vespa) nonostante al presidente Sarkozy e al suo dibattito sull'identità nazionale sarebbe tornata utilissima un’ondata di islamofobia opportunamente innescata dai media, otteniamo un'ottima lezione di giornalismo (nonché di educazione alla responsabilità) per certi scribacchini e per certi speaker nostrani tanto puntuali nel sacrificare la propria professionalità agli eccitati stomaci d’una mandria di impenitenti sudditi.
d.s.
Del provincialismo della blogosfera italiana
Che quella italiana sia, in tutta Europa, la blogosfera più provinciale non sono io a dirlo, ma una recente indagine di Linkfluence. E va bene che in Italia abbiamo problemi e vulnus di democrazia talmente gravi che, come buchi neri, tendono a distrarci tutti dalla nostra cittadinanza europea; e passi per quei blogger che pur masticando magari un po’ di spagnolo o di tedesco non riescono proprio a trovare il tempo o la voglia per raccontarci, ogni tanto, a dosi omeopatiche, cosa avvenga negli altri paesi dell’Unione; e sorvoliamo pure su quella smania di gettare lo sguardo un po’ più lontano solo se quel po’ più lontano comincia per "Ob" e finisce con "-ama"... tuttavia è mai possibile -ed è solo un esempio- che il sito del No Sarkozy Day linki il banner del No B. Day mentre sulla home del Popolo viola il gesto di fratellanza e di condivisione non viene ricambiato e la Francia, vista da quell’angolo della Rete, pare si esaurisca tutta al Trocadero, teatro, lo scorso 5 dicembre, del No B. Day parigino?
Che l’Italia volti al più presto le spalle al berlusconismo, e che gli italiani possano scoprire quanto ben più ampia, vivace e stimolante sia la loro casa ed il senso del loro stare insieme.
d.s.
Che l’Italia volti al più presto le spalle al berlusconismo, e che gli italiani possano scoprire quanto ben più ampia, vivace e stimolante sia la loro casa ed il senso del loro stare insieme.
d.s.
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venerdì 1 gennaio 2010
La mela è avvelenata. E pure un po' marcia
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