mercoledì 30 marzo 2011

"Evirare gli arabi"

"Per limitare l'afflusso degli africani, quasi tutti giovani e baldi maschi, serve il deterrente psicologico. Basterebbe diramare il seguente comunicato: 'al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le Autorita' italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l'immediata castrazione chimica dei migranti'. Certo che non lo faremo, tuttavia non sarebbe male agitare lo spauracchio della Penisola come regione degli Evirati Arabi''.
Giancarlo Lehner, Pdl/Responsabili

(via Civati)

martedì 29 marzo 2011

Il blog di Beppe Grillo è come il forum di Radio Padania. Ma con più colori. E con l'e-commerce

Sul blog di Beppe Grillo, parte della sidebar centrale (quella a fianco dello spazio in-Italia-è-tutto-un-magna-magna-comprate-i-miei-DVD) è dedicata alla Selezione Reader's Digest della Weltanschauung made 5-stelle-a-destra-e-poi-dritto-fino-a-Cassano-Magnago, ovvero ai più rappresentativi, condivisibili e brillanti contributi dei lettori, con rigore scelti dalla severissima redazione della Casaleggio Associati.

Ieri sera il tema era "Lampedusa e dintorni". Questo il passaggio chiave dello svolgimento:
"Io non sono affatto per il "politically correct" e secondo me questa gente va educatamente, ma con decisione rispedita a casa. Possibilmente con i nostri ministri e tutti i leghisti a seguito. Non hanno alcun motivo per venire da noi. Primo per la situazione che vive l'ITALIA a livello economico, secondo perché già abbiamo una densità di popolazione più alta della CINA, terzo perché NON SONO RIFUGIATI POLITICI né PROFUGHI di guerra. I tunisini vanno soccorsi, eventualmente curati e alla bisogna ospedalizzati, nutriti e rimandati a casa loro".
Ora, che Beppe Grillo e il suo Movimento siano soliti servirsi dei medesimi argomenti e del medesimo linguaggio della Lega è cosa nota; per questo appare poco comprensibile il senso di quel "possibilmente con tutti i leghisti a seguito": visto il contesto, suona un po' come se nella Germania d'antan qualcuno avesse tuonato: "Fuori gli ebrei! Ma anche Goebbels!".

Forse che oltre la destra e la sinistra, nell'oramai affollatissima corsa a chi per primo ci farà ripiombare tutti nelle Medioevo, dalla concorrenza spietata ("le Regioni battano moneta") si sia già passati a quella sleale?

Scorrendo i commenti al post (presente il forum di Radio Padania? Ecco, la stessa cosa, ma senza la seccatura di dover creare account farlocchi per accedervi), il paradosso pare dapprima reiterarsi :
"L'incremento demografico è e sarà il più grande problema, l'invasione dell'Europa una conseguenza. E l'imbecillità dei leghisti una complicanza"
salvo subito risolversi:
"La lega che inneggia al rimpatrio forzoso come se stesse all'opposizione... E' al governo e potrebbe attuarlo".
Insomma, ciò che i grillini rimproverano ai leghisti è di non essere abbastanza stronzi.

Un accorato appello a Pippo: non fare idiozie.

Update: una replica di Civati.

lunedì 28 marzo 2011

Richard Stallman contro Vogue Italia

"Censorship In Italy

There is a campaign in Italy to censor web sites that encourage anorexia.

Which idea will they censor next? Support for Berlusconi? Opposition to Berlusconi?"
Richard Stallman, padre del Software libero, contro la (poco coerente) campagna anti-anoressia promossa da Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia.

venerdì 25 marzo 2011

Angela Maraventano, Lega Nord: "Le proteste di Lampedusa non esistono, sono un'invenzione delle televisioni di sinistra"

"Tra gli immigrati sbarcati a Lampedusa ci sono persone che sanno cosa significa il mondo, persone istruite, che hanno studiato. Addirittura alcuni parlano italiano: dimostrazione che è in atto un progetto di conquista e colonizzazione del nostro Paese".



Giovedì sera. Mentre ad Annozero Sandro Ruotolo raccoglie il malcontento dei lampedusani per la pessima gestione da parte del governo dell'arrivo di qualche migliaio di cittadini nordafricani, Angela Maraventano, senatrice della Lega Nord e vicesindaco di Lampedusa, interviene su Radio Padania per mettere in guardia dall'opera di "disinformazione" operata dalle "televisioni di sinistra":
"Quelle che vengono sull'isola sono tutte televisioni di sinistra, come Annozero, i cui reporter lavorano 24 ore per andare a cercare con la candela 4 o 5 persone di sinistra da intervistare. Non intervistano le nostre persone, non intervistano persone come me che dicono la verità. E la verità è che coloro che si stanno ribellando non sono il popolo, ma solo un gruppetto di duecento persone di sinistra: il popolo di Lampedusa è a casa che aspetta le risposte del ministro Maroni".
Ma non è tutto. In virtù di evidenti indizi, Angela Maraventano e i due conduttori che la intervistano si dicono pure convinti che quella in atto sia una "immigrazione pilotata", con dietro "una regia, un progetto di conquista e colonizzazione" appoggiato "anche dalle nostre parti, a livello europeo": "La gente ha capito che c'è qualcosa che non va, ma le televisioni fanno vedere solo quel che vogliono perché sono gestite da persone che la pensano diversamente da noi". Gli evidenti indizi? Tra gli immigrati sbarcati a Lampedusa "ci sono persone che sanno cosa significa il mondo, persone istruite, che hanno studiato. Addirittura alcuni parlano italiano. Questa è la cosa più preoccupante".

Una minaccia davvero, per molti leghisti. I quali vengono severamente ammoniti: "Dinanzi a situazioni difficili che hanno dietro progetti mondialisti, è dovere morale non abbandonare la Lega e il nostro ministro Maroni".

giovedì 24 marzo 2011

Caro Bersani, non prenderci per fessi, please

Dalla bacheca Facebook di Pierluigi Bersani, aggiornamento di stato:



Da un'Apcom del 3 febbraio 2009:
Il Senato ha approvato il ddl di ratifica del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 (...). Il Pd ha votato a favore, insistendo sulla necessità di ottenere da Tripoli garanzie per il rispetto dei diritti umani. E' stato Nicola Latorre a motivare la scelta del Partito democratico: "Un rinvio oggi suonerebbe come un'incomprensibile atto di ostilità nei confronti di quel paese"

mercoledì 23 marzo 2011

Palla avvelenata col tricolore

Assessori e consiglieri comunali di Como, tornati bambini, giocano a palla avvelenata. Con il tricolore.

"Io tifo Gheddafi"

Stufi di stare "in mano ai negher e agli illuminati di sinistra", fantasticando di duelli "a singolar tenzone" in cui il rais faccia "polpette dell'abbronzato", sul forum ufficiale di Radio Padania Libera si tifa per Gheddafi, "grande leader libico". Perché "sono andato in pediatria per via della mia nipote appena nata, e kax che numerosi che sono i beduini!".






sabato 19 marzo 2011

Internet Explorer ha aiutato la cyberpolizia di Ben Ali

E' un problema da tempo noto presso la comunità open source: il sistema a verifica incrociata che sovrintende alla sicurezza della navigazione in Rete può, in determinate circostanze, entrare in corto circuito. E il corto circuito pare si sia verificato nella Tunisia di Ben Ali.

Innanzitutto: cosa succede quando nella barra del nostro browser digitiamo il nome del sito che intendiamo visitare? Gli estremi identificativi di un sito sono due: la sua URL (l'indirizzo alfabetico, del tipo www.google.com) e il suo IP (l'indirizzo numerico, del tipo 72.14.207.99, che del sito indica la posizione “fisica” , ovvero le “coordinate geografiche” del server su cui esso materialmente risiede). La corretta corrispondenza tra URL e IP viene tenuta da particolari registri, i server DNS: noi scriviamo www.google.com e il DNS, interrogato dal browser quando premiamo INVIO, traduce in 72.14.207.99, garantendoci l'accesso al sito autentico.

Questo in condizioni “normali”, ovvero quando i “registri” DNS e gli indirizzi URL siano “amministrati” da soggetti diversi, esterni l'uno all'altro. Laddove il soggetto sia il medesimo (ad esempio un regime illiberale alle prese con una insurrezione 2.0) le corrispondenze DNS possono venire “taroccate”: noi scriviamo www.google.com e il server traduce in un indirizzo IP farlocco, dirottandoci verso un sito che sembra Google ma che Google non è. Problema da poco se ci limitiamo ad interrogare il motore di ricerca: ma se volessimo accedere alla nostra casella di posta GMAIL? Inserendo nome utente e password, forniremmo le nostre credenziali di accesso al soggetto taroccatore, il quale potrebbe servirsene per prendere il controllo del nostro account. Si tratta del "phishing", la stessa tecnica adottata da chi, adducendo motivi di sicurezza o di manutenzione straordinaria, tenta di carpire le nostre coordinate bancarie inviandoci email che ci pregano di “loggarci” al sito -farlocco- della nostra banca.

Per arginare il rischio di phishing, laddove sia necessario lo scambio di “dati sensibili” entrano in gioco particolari protocolli: le connessioni protette HTTPS (HTTP+S, sicurezza). A spanne: tra le due “chiavi”, quella dell'utente e quella del sito, ne viene frapposta una terza, tramite lo scambio di certificati digitali. Noi scriviamo l'indirizzo di un sito, il browser chiede al sito di esibire il certificato e, se il certificato viene riconosciuto come valido e sicuro, il browser dà modo di procedere con la connessione. In caso contrario, il browser ci avverte del pericolo tramite messaggi simili a questo. Quando un certificato viene riconosciuto valido e sicuro? Quando l'autorità di certificazione che lo ha “firmato” compare tra quelle a loro volta riconosciute come attendibili dal nostro browser.

Cosa è successo in Tunisia.


Lo scorso giugno, il blogger Slim Amamou (attualmente membro del governo provvisorio tunisino) aveva denunciato un'attività di phishing messa in atto dagli stessi cyberpoliziotti di Ben Ali: agendo sui DNS, il traffico in uscita dalla Tunisia verso GMAIL veniva dirottato su un sito fraudolento - errori di programmazione in EasyPHP, la piattaforma utilizzata dai server malevoli, avevano fatto insospettire gli utenti più smaliziati.

Il governo stava letteralmente rubando gli account di accesso a a Google, ovvero ai servizi ad esso connessi: non solo posta elettronica, ma anche Youtube e Blogger. Nel giro di nemmeno 24 ore, Google, avvertita di quel che stava avvenendo, per tutelare gli internauti tunisini era corsa ai ripari, imponendo connessioni di tipo HTTPS all'intero traffico proveniente dalla Tunisia. Con l'avvertimento di non procedere con il login in caso di avviso di certificati non sicuri.

Problema aggirato? No. Nella vicenda si è infilato quello che gli Ubuntu user sono soliti definire “bug numero uno”: Microsoft detiene la maggioranza della quota di mercato. E la maggioranza degli utenti Microsoft, ahimè, per navigare usa Internet Explorer.

Che qualcosa, nonostante Google, sia andato storto, lo rivela ora l'online francese RUE89, in un pezzo scritto in collaborazione con la comunità open source tunisina e con la Federazione internazionale della lega dei diritti dell'Uomo.

Leggete questo annuncio:
"The National Digital Certification Agency has the great pleasure to announce the inclusion of her root certificate in Microsoft Internet Explorer browser in its last version launched in February 2007".
La National Digital Certification è l'agenzia tunisina incaricata di “firmare” i certificati digitali, ovvero le chiavi di sicurezza “terze” utilizzate dal protocollo HTTPS per validare le proprie connessioni. Con lampo di genio, le brillanti menti della Microsoft avevano cioè deciso di includere l'ente certificatore tunisino tra quelli riconosciuti dal browser Internet Explorer come seri, sicuri e affidabili. Ogni livello di sicurezza veniva insomma messo direttamente nelle mani della cyberpolizia di Ben Ali, la quale poteva ora non solo creare siti farlocchi e dirottarvi il traffico agendo sui DNS, ma pure aggirare lo scudo difensivo dispiegato da Google: l'utente scriveva l'indirizzo di GMAIL, il DNS manomesso lo dirottava sul falso-GMAIL e il browser richiedeva al sito l'esibizione di un certificato digitale che subito veniva riconosciuto, se il browser era Internet Explorer, come sicuro. Nome utente/password e Ben Ali prendeva il controllo dell'account.

Morale: se proprio non potete fare a meno di Windows, navigate con Firefox, o Chrome/Chromium, o Opera, ma tenetevi alla larga da Internet Explorer.

d.s.

martedì 15 marzo 2011

Quando i rompiscatole si uniscono

Radicali italiani più Valigia Blu, ovvero il rilancio in chiave 2.0 dell'Anagrafe pubblica egli eletti, la campagna promossa dai Radicali nel 2008 "per la riforma in direzione anglosassone della trasparenza nelle istituzioni politiche italiane ed europee con l'idea di pubblicare su internet i dati riguardanti le presenze, lo svolgimento dei lavori, i risultati, gli stipendi, gli emolumenti, le consulenze, i pagamenti, di tutti i politici eletti e di tutte le persone che ricoprono un ruolo politico pubblico".

Il principio è quello degli "open data", sistema che già ha dato modo a Rita Bernardini ed Emma Bonino di rendere disponibili, online, gli estremi delle collaborazioni e delle consulenze di Camera e Senato con relativi elenchi delle ditte con le quali sono in corso contratti di lavori, forniture e servizi.

Il fine: "Pubblicare online i dati patrimoniali dei deputati e senatori", affinché sia "possibile conoscere non solo reddito, pensione, rimborsi spese di ogni parlamentare, ma anche le sue proprietà immobiliari, i pacchetti azionari che detiene, gli incarichi che ricopre in consigli di amministrazione e altri organismi, le sue spese elettorali".

L'ostacolo: "Appellandosi alla legge sulla privacy, deputati e senatori possono rifiutare di rendere pubblici questi dati".

Cosa possiamo fare: "Se saremo in tanti, deputati e senatori non potranno sottrarsi dal dare il loro personale contributo alla trasparenza della politica e delle istituzioni".

Cosa puoi fare: firmare la petizione e inviare una email ad un parlamentare selezionato in automatico per te dal Wikileaks degli eletti e dei nominati.

Una trasparenza a portata di click, per ogni cittadino. Sul sito del progetto openpolis sono sin da ora consultabili le dichiarazioni patrimoniali dei deputati (7,14% del totale) che già hanno prestato il proprio consenso alla pubblicazione.

Radicali italiani più Valigia Blu - una miscela esplosiva.

Falla girare, falla girare.

sabato 12 marzo 2011

Di quanto sanno essere imbecilli gli Apple fanboy


"Il forte terremoto in Giappone potrebbe compromettere anche lo sviluppo e la costruzione dei prodotti Apple"

Melamorsicata, terzo blog italiano del mondo Apple

(via Mac Raiser)


Update. Nel maldestro tentativo di riparare alla cinica gaffe, Melamorsicata ha cambiato in corsa il titolo del post ("Il forte terremoto in Giappone, prevista una crisi nell’elettronica"). Il titolo originale era questo:

venerdì 11 marzo 2011

Senatore leghista, presidente dei Cattolici padani: "Campi di lavoro per i profughi libici"


"E' un momento magico: abbiamo una forza lavoro disponibile, grandiosa, per lavori che, noi, mai potremmo fare". Radio Padania; il senatore Giuseppe Leoni, fondatore, con Bossi, della Lega e presidente dell'associazione "Cattolici padani", si frega le mani e, a proposito dei profughi libici e facendo da sponda ad una proposta già avanzata ai primi di marzo dal capogruppo del Carroccio nel consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, spiega (perdonate le sgrammaticature) che "questo è lo spirito cristiano, così dovremmo comportarci: bisogna fare dei campi di lavoro, questa gente va mandata a dissodare del territorio per renderlo agricolo. Abbiamo situazioni in cui, per incuria, avvengono alluvioni e smottamenti: ecco, questa gente va mandata a fare quei lavori per il bene del nostro territorio e, appena risolta la situazione politica nel loro paese, questa gente qui, per cortesia, deve tornare a casa loro".

martedì 8 marzo 2011

Si chiama "Piemonte card", si legge: schedatura etnica

Il Pdl Piemonte propone l'introduzione di una card di identificazione per ogni rom che arrivi in Regione, al fine di allontanarlo o espellerlo se, entro tre mesi, non dimostrerà di possedere sufficienti mezzi di sostentamento. Ecco, io non sto nemmeno più a dire quanto vessatori e ostentatamente discriminatori siano simili provvedimenti, mi limito a segnalare ai consiglieri piemontesi del Popolo della Libertà che i "nomadi", sulle loro carte di identità e sui loro passaporti, alla voce "cittadinanza" hanno scritto "bosniaca", o "rumena", o "montenegrina", o financo "italiana", ma che "rom" no, non compare proprio da nessuna parte. Mi chiedo quindi come si intenda procedere con le identificazioni, se dal numero di denti d'oro che i sospetti si portano in bocca o da come suonano il violino: vibrato troppo drammatico? eccoti la tua card. O forse è allo studio un'emissione speciale di carte di identità che al campo "cittadinanza" affianchi quello "etnia"? Giusto per sapere quante altre convenzioni internazionali anche questa volta andremo a violare.

"Oggi è quella festa là..."



"Oggi, 8 marzo, è il giorno di quella festa là (...).

Noi cittadini abbiamo troppo poco senso civico: quando al semaforo diamo un euro all'extracomunitario che ci rivende una mimosa comprata in nero, non realizziamo il danno che stiamo facendo alla comunità."
Radio Padania sulla Festa della Donna