Parigi, sabato scorso, tardo pomeriggio. Giovani del Blocco Identitario (formazione di estrema destra) irrompono in un ristorante della catena Chez Papa. Tra slogan intimidatori e canti occitani, si fanno largo tra i tavoli. Uno di loro monta in piedi su di una sedia, impugna un megafono ed improvvisa un comizio. “Siamo qui per avvisarvi -dice, rivolgendosi ai clienti del ristorante- che i piatti che state consumando sono preparati da immigrati clandestini”. Il proprietario di Chez Papa, Bruno Druilhe, non viene solo accusato di essere un infame, un negriero che sfrutta la manovalanza straniera a discapito dei disoccupati “autoctoni”, ma, pure, di servire piatti tipici del sud-ovest di Francia cucinati, però, da arabi, asiatici e meticci. Giusto qualche minuto, dopodiché, tranquilli e indisturbati, i militanti del Blocco lasciano il locale, non senza aver prima deposto, con estrema calma, volantini di propaganda sui tavoli, a mo’ di menù.
Non si creda che quella del Blocco Identitario non rappresenti un'intimidazione nei confronti dei lavoratori stranieri in generale, regolari o meno; non si pensi, cioè, che questi figli di una nazione, che ancora non ha fatto i dovuti conti con il proprio passato, ce l’hanno con chi i migranti li sfrutta, potendoli ricattare se privi dei documenti di soggiorno. Bruno Druilhe aveva solidarizzato con i “sans papiers” durante lo sciopero da essi indetto lo scorso aprile, ed aveva qualificato come ipocrita e stupido uno Stato che non vuol regolarizzare persone che hanno un lavoro e dalle quali pretende, però, il pagamento delle imposte. E’ per questo che il Blocco Identitario ha scelto, come bersaglio, uno dei suoi ristoranti.
Il governo Sarkozy pare ben poco adatto a poter contrastare simili manifestazioni di intolleranza. Tanto che l’associazione SOS Racisme ha appena lanciato una campagna di mobilitazione contro una politica sull’immigrazione fatta di cifre. Un richiamo ad un comune indignarsi contro l’esibizione, compiaciuta e soddisfatta, del numero dei migranti irregolari che si riescono -e che si pretende- espellere dal territorio nazionale. Un record da rinnovare di anno in anno: nel 2008, a fronte di un obiettivo fissato a quota 26.000, sono state eseguite 29.799 espulsioni, contro le 23.200 del 2007.
Durante la conferenza stampa di lancio della campagna (“30.000 espulsioni all’anno - è una vergogna”), Dominique Sopo, presidente di SOS Racisme, ha detto di voler appellarsi “all’intelligenza dei cittadini, non alla passione dell’opinione pubblica”, spiegando come oramai vengano espulsi “uomini e donne che risiedono in Francia da anni e che in Francia hanno la loro vita, i loro amici, il loro congiunto, i loro figli, il loro lavoro e le loro speranze”. “Noi contestiamo”, si legge nella petizione, “ l’idea secondo la quale colpire gli irregolari permetterebbe di meglio integrare i regolari” e, anche, quella per la quale “privare gli stranieri dei loro diritti comporterebbe un miglioramento di vita per i francesi: chi può credere che prendersela con gli stranieri possa far diminuire la disoccupazione, l’insicurezza o i problemi di potere d’acquisto?”
Uno dei due video di lancio della campagna (cui hanno già aderito il Partito Socialista e il MoDem, il partito di centro di Bayrou) mostra una bambina tornare a casa e chiedere alla madre che fine abbiano fatto i vicini, la cui figlia, da giorni, non si presenta più a scuola. In flashback, sul finire del filmato, le urla dei vicini, appunto, alle prese con la polizia. Migranti irregolari strappati ai propri legami sociali per permettere al Ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale di guadagnare un ulteriore primato. Uomini, donne e bambini della cui insicurezza e del cui –questo sì, reale e fondato- terrore, in pochi paiono curarsi.
Sembra il Diario di Anna Frank di George Stevens, ed invece sono la Francia, e l’Europa, di questi anni.
Daniele Sensi
















