sabato 31 luglio 2010

Gianfranco, o, come dicevano in Francia, Francesco

Gira voce, in Francia, di una furibonda lite tra Silvio Berlusconi e tal Francesco Fini




p.s.: il sito è quello di France2, il primo canale della televisione pubblica francese.

giovedì 29 luglio 2010

Non aprite questo video

Renzo Bossi: ''Vorrei essere il riferimento politico per i giovani d'oggi''

Cose dell'altro mondo

A poche ore dalla sua entrata in vigore, la Corte federale di Phoenix ha bloccato alcune delle norme della controversa legge sull'immigrazione varata lo scorso aprile in Arizona, in particolare quelle che a) assimilavano l'immigrazione clandestina a un reato e non più a un'infrazione; b) obbligavano la polizia a verificare lo status di un immigrato fermato per altri motivi; c) permettevano, sempre alle forze di polizia, di chiedere i documenti a un passante solo basandosi "sul ragionevole sospetto" che fosse un clandestino.

Fate il confronto con quanto avviene ogni giorno sulle nostre strade (presente, a dicembre, le conferenze stampa di carabinieri e polizia sul totale del numero degli stranieri controllati durante l'anno? Pare una gara, una corsa per il guinness) e avrete, ancora una volta, la misura del deficit di civiltà in cui versa in nostro paese. Ma mica per dolo o per "cattiveria" delle forze dell'ordine, eh: è che dai noi se ti metti a contestare avvisaglie di "racial profiling" -o di "délit de faciès", come lo chiamano in Francia, dove è addirittura vietato stilare qualsivoglia statistica su base etnica- la gente ti ride dietro, perché, da noi, è un comune sentire che sia normale, nel contrasto alla clandestinità, poter fermare e controllare innanzitutto coloro che paiono stranieri, per il solo fatto di apparire stranieri. Ma normale non lo è affatto. Perché, in un paese davvero liberale, chiunque, quale che sia la sua posizione, ha il diritto, se se ne gira tranquillo per strada, senza importunare -o minacciare di importunare- nulla e nessuno, di non averci proprio nulla a che fare, con la polizia.

d.s.

martedì 27 luglio 2010

Radio Padania: "I disservizi dei call center? Colpa dei centralinisti meridionali"



I call center trasferiti in Nord Africa (sud Italia, ndr) sono stati un disastro, non solo perché quella gente non ha voglia di lavorare, ma anche perché, se gli fate domande cui non sanno rispondere, quelli, a differenza nostra, la risposta la inventano.

- Radio Padania, Sportello famiglia
ingegnere Lombardi Cerri
(già senatore della Repubblica)

sabato 24 luglio 2010

E l'Italia fece scendere Rosa Parks dall'autobus

La ragazzina, classe 1988, studentessa, cittadina brasiliana ma abitante in Italia da anni, stava viaggiando su un autobus urbano Sila in viale Belforte. Si stava lamentando con un' amica nicaraguense per il caldo che c’era sul mezzo pubblico quando un uomo, "autista in borghese", con bimbo in braccio e moglie incinta al seguito, si intromette e comincia ad insultarla. Le dice: “Cosa volete un tappeto rosso sugli autobus? Vai al tuo paese, negra di m... e non venite qui a romperci i c...» e altre "gentilezze" simili. La ragazza risponde, la moglie prende le parti del marito e rincara. Alla fine la situazione degenera e i due mettono le mani addosso alla ragazza.

A quel punto alla giovane brasiliana viene detto di scendere, ma lei si rifiuta. L’autista ferma il bus e chiede alla ragazza di andarsene “per ristabilire l’ordine”.

da Varese News


venerdì 23 luglio 2010

"Ammazza-blog", Lettera aperta a Gianfranco Fini e Giulia Bongiorno

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger
rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L’AntiComunitarista

Wil, Nonleggere QuestoBlog


Per aderire all'appello, qui



giovedì 22 luglio 2010

E' ora di schierarsi. Per i blog.

Le buone non sono servite a nulla: l'estensione dell'obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell'articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell'On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall'On. Bongiorno (...).

Per questo chiediamo a tutti i blogger, a tutti i lettori, a chiunque abbia a cuore che la Rete rimanga, pur con tutti i suoi difetti, così com'è di dire no. Di dire basta. Prima che venga ridotta a una grande televisione (anche su questo i primi passi sono già stati fatti). Prima che da un luogo di conversazione diventi un megafono. Lo chiediamo anche a tutti quei giornali che finora hanno taciuto l'esistenza di questo comma, evitando perfino di prendere posizione. Come se questo non fosse un dibattito decisivo per il futuro della libertà. Bene, è ora di schierarsi, e di farlo subito, perché il tempo stringe. È ora di dire all'On. Bongiorno e al Parlamento che se c'è qualcosa di “inammissibile” è questa norma. Che non piace all'opposizione e nemmeno – e qui si rasenta il farsesco - a larghi settori della maggioranza, che pure l'ha proposta. Dimostriamo al legislatore che non piace alla Rete e alla società civile. Chiediamogli di abrogare il comma 29. Prima che faccia danni irreparabili.

Sarkomaronismo

A seguito della morte di un giovane nomade ucciso da un poliziotto per aver forzato un posto di blocco e dei conseguenti disordini scoppiati per opera della comunità del ragazzo, Nicolas Sarkozy ha annunciato, per la settimana prossima, una riunione "sui problemi che pongono i comportamenti di alcuni nomadi e rom", riunione che deciderà "lo sgombero di tutti gli accampamenti abusivi".

Provate ad immaginare che a forzare quel posto di blocco sia un ebreo e che Sarkozy convochi quindi una riunione "sui problemi che pongono i comportamenti di alcuni ebrei": riuscite ad avvertirlo meglio, ora, l'acre tanfo del razzismo?

d.s.

mercoledì 21 luglio 2010

Sindaco leghista colora di verde le strisce pedonali


Succede nel veronese.

Francofasciolinguismo

La grandeur transalpina davvero non conosce limiti: nonostante un protezionismo linguistico già da tempo spinto oltre i limiti dello sciovinismo e che ancora oggi parla di "ordinateur" e "souris" in luogo di computer e mouse, la "Delegazione generale per la lingua francese del ministero della Cultura" (dio che paura...) ha deciso di dare un'ulteriore ripulita al fiero e gagliardo vocabolario nazionale: l'ora è suonata per esotici anglicismi quali "blog", "buzz", "prime time", "playback" e "peer to peer", costretti a cedere il passo ai più intuitivi -in ordine- "bloc-notes", "bouche à oreilles", "heure de grande écoute", "présonorisation" e "poste à poste".

In caso di dubbi, il buon cittadino potrà consultare il sito messogli a disposizione dal ministero: una procedura assistita ("Vous pouvez le dire en français!") lo aiuterà a scovare quei 5 termini patrii che, messi assieme, possano restituire il senso di quell'unica parola -straniera- che la sua meticcia testa aveva avuto l'ardire di pensare.

I francesi avranno anche insegnato al mondo i Diritti dell'Uomo, ma che qualcuno insegni loro il buonsenso.

d.s.

martedì 20 luglio 2010

Senza far troppo rumore

Ce la facciamo, senza troppo clamore, senza farli finire sui giornali, semplicemente passando parola, evitando ogni commento e limitandoci a pigiare sul pulsante "segnala", a far chiudere questo gruppo?


(grazie a Valerio Damiano)

domenica 18 luglio 2010

Radio Padania: La Padania indipendente dovrà ispirarsi al villaggio dei Puffi


Rubrica a cura del settore federale cultura dei Giovani padani:
Noi vogliamo un mondo unito in cui ognuno sia padrone di casa propria, un po' come il villaggio dei Puffi, che è una grande comune dove tutti sono uguali, dove tutti devono rispettare l'altro, però dove ognuno ha la propria identità: c'è Puffo Quattrocchi, c'è il Grande Puffo, c'è Puffetta...


sabato 17 luglio 2010

In Padania è Notte dei lunghi coltelli

Il consiglio federale della Lega Nord (ovvero Umberto Bossi) ha dunque scomunicato Terra Insubre, l'associazione culturale varesina che 1) declina il presidio identitario in chiave "piccolo padana" (la supposta "Insubria" comprenderebbe la Lombardia occidentale, il Piemonte orientale e la Svizzera italiana); 2) condivide il proprio logo con le nuove estreme destre europee; 3) ogni anno organizza un festival dagli sponsor eccellenti; 4) annovera tra i propri iscritti il ministro Maroni.

venerdì 16 luglio 2010

E la Lega dialogò con un presunto boss

Gad Lerner lo scrisse subito, martedì scorso: "Amministratori leghisti indagati per ‘ndrangheta: preparatevi perché l’inchiesta sulla penetrazione della ‘ndrangheta nel Nord Italia, cui lavora da anni, tra gli altri, la pm Ilda Boccassini, dopo le centinaia di arresti programmati nella giornata di oggi potrebbe riservarci delle sorprese davvero notevoli".... Dalla Provincia pavese di oggi (via Civati):

L’inchiesta sulla ’ndrangheta a Pavia. Il dialogo tra il presunto boss e il leghista. Agli atti c'è una telefonata tra Ciocca e Neri relativa alla compravendita di un immobile in piazza Petrarca: l'avvocato avrebbe offerto al consigliere regionale leghista (all'epoca ancora assessore provinciale) «l'appartamento di Medagliani» a un prezzo vantaggioso in cambio dell'interessamento a far eleggere un proprio candidato.


mercoledì 14 luglio 2010

"Succube di una donna troppo giovane"


E' un uomo di oltre sessant'anni che ha sposato una donna giovane, la quale probabilmente ogni mattina gli dice: "ma dai, Gianfranco, tu non devi farti mettere i piedi in testa da Berlusconi... tu sei più bravo, tu sei più bello, tu sei più forte".

(Gianfranco Fini visto dal
condirettore del Giornale, Alessandro Sallusti,
ospite di Radio Padania)



lunedì 12 luglio 2010

I migranti si ritirino dal Pd

Civati chiede che il Pd ritiri i manifesti del circolo marchigiano nei quali si accusa il governo Berlusconi di aver aumentato la presenza di immigrati in Italia. Capriccioli rilancia, e chiede che, una volta adempiuto al riparatore contrattacchinaggio, i responsabili dell'accaduto si ritirino dal Pd. Io rilancio a mia volta, e propongo che a ritirarsi dal Pd siano anche i migranti -tanti? pochi? non lo so- a quel partito iscritti. Che consegnino la tessera, almeno fino a quando il Partito democratico non saprà, su questo tema, parlare una lingua sola, dal centro alle periferie. Una lingua di civiltà - se non di sinistra- che sia però anche propositiva, e che ad esempio abbia il coraggio -in questo paese in cui si sana tutto, dall'abusivismo edilizio a quello fiscale- di chiedere una regolarizzazione dei migranti irregolari che prescinda dal godimento di un rapporto di lavoro. Come già avvenuto al momento del varo della legge Turco-Napolitano, quando, nonostante la stampa facesse del terrorismo sui profughi albanesi, venne varata una sanatoria che produsse cittadini provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico oggi perfettamente integrati nel tessuto sociale italiano.

E magari sarebbe anche ora che il Partito democratico la smettesse, le volte che per distrazione ancora gli capita di convocare le primarie, di pretendere dai migranti l'esibizione del permesso di soggiorno. Per come la vedo io, è come se un sindacato dei lavoratori sbattesse la porta in faccia ai disoccupati.

d.s.

Un esposto contro Radio Padania

Lo ha inviato al Procuratore della Repubblica di Milano il movimento L'Altro Sud, a seguito della telefonata nella quale un ascoltatore dell'emittente, senza interruzioni da parte del conduttore, giustificava il duplice omicidio di Hannover poiché le vittime erano due "sudisti", e l'assassino "si è sentito in pericolo e si è difeso come poteva".

venerdì 9 luglio 2010

Telefonata shock su Radio Padania: "I due italiani uccisi in Germania? Erano terroni, se lo meritavano"

L'emittente lascia parlare l'ascoltatore, senza interruzioni. Ma censura le telefonate di chi critica il ddl intercettazioni.


clicca sopra per ascoltare la telefonata

Radio Padania, primo pomeriggio. Un ascoltatore piemontese interviene in diretta telefonica nel corso della rubrica "scuola padana", oggi dedicata al fondamentale tema delle differenze tra il sistema scolastico italiano e quello bavarese. Con il tono morbido e rilassato di chi pare stia lamentando la scomparsa delle mezze stagioni, il suo commento passa dalle campagne del torinese ("Quando i calabresi qui a Carmagnola portano il loro santo in spalle è qualcosa di terribile") ai due italiani (uno di origini siciliane, l'altro sarde) recentemente uccisi in Germania a seguito di una discussione sui Mondiali di calcio:

senza la protezione di un forte presidio identitario questi criminali 'ndranghetisti ti spazzano via: quel poveraccio di Hannover probabilmente si è sentito in pericolo e si è difeso come poteva, quindi non è da rimproverare, noi li conosciamo bene i sudisti. Mi spiace solo che ne pagherà le conseguenze.

Il conduttore non lo interrompe. Anzi, sghignazza e interloquisce. Da parte sua solo un timido invito a non divagare, al termine della telefonata.

Il direttore dell'emittente, l'eurodeputato Matteo Salvini, è solito giustificare questi episodi tirando in ballo la "trasparenza" e la "democrazia" di un organo di informazione che dà voce a tutti, "senza filtro né censura". Eppure sembra che la regola valga solo quando c'è da dare addosso a meridionali, immigrati e transessuali. Ascoltate infatti cosa succede su quella stessa radio quando a telefonare è gente che non si spiega come la Lega possa sostenere il ddl intercettazioni:


Ohibò, la democratica Radio Padania gli ha staccato il telefono.

Update, 12.07.2010: presentato esposto contro Radio Padania.

Luca Sofri, un blogger che raglia

Scrive Luca Sofri:
La cosa di lana caprina che volevo invece aggiungere qui è quanto mi sembri priva di fondamento, nella sua esposizione che tutti sbandierano, la tesi per cui sarebbe assurdo protestare col silenzio contro una legge che pretende il silenzio. Son tutti lì a ripeterlo convinti di aver pensato una cosa furbissima e ovvia assieme. Ma lo sciopero è uno sciopero, e impone la sottrazione dal lavoro. Anche gli operai minacciati di perdere il lavoro scioperano e quindi non lavorano, e nessuno va a dire loro che è una sciocchezza protestare contro il rischio di non lavorare non lavorando.
Ecco, sicuramente impegnato nell'elaborazione definitiva di una teoria unificata della fisica che finalmente tenga assieme l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo (dove per infinitamente grande s'intende l'iPad e per infinitamente piccolo l'iPod) al più brillante blogger del mondo dev'essere sfuggito uno di quei dettagli da niente per i quali tuttavia passa la differenza tra una cima e un ciuccio: il ddl intercettazioni non minaccia alcun posto di lavoro: non vi sono rivendicazioni contrattuali nella protesta in atto e gli operatori dell'informazione, più che per se', stanno battagliando per i propri lettori.

Pessimo è il risveglio nel Paese dei balocchi.

d.s.

mercoledì 7 luglio 2010

Il Trota alla guida dei Giovani padani

Le prime vittime della guerra per la successione scoppiata in seno alla Lega? I Giovani padani. Il cui coordinamento pare verrà affidato a Renzo Bossi, dall'alto, senza alcuna conferenza, senza alcuna consultazione tra gli iscritti. La democrazia interna può attendere: c'è da riportare la leadership a Varese. Che i giovani del partito se ne stiano buoni e bravi ad ammuffire sotto i loro gazebo a distribuire salamelle.

d.s.

martedì 6 luglio 2010

L'informazione è chiamata ad affrancarsi da se stessa

Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, dimostra -con una certa supponenza- di non saperne molto della Rete ("La Rete è interessante, ma non è il mondo"). Arianna Ciccone glielo fa, garbatamente, notare ("Non c'è un mondo senza la Rete: la Rete è ovunque, anche nel cuore del potere").

Passata la tempesta forse qualcuno dovrà cominciare a porlo, seriamente, il problema di organi di rappresentanza dell'informazione mainstream che già erano inadeguati 30 anni fa, figuriamoci oggi: il mondo viaggia su fibre ottiche, wi-fi e 4g, loro ancora vanno a carbone. Quel che è peggio (e qui penso soprattutto a quel residuato -si può dire?- fascista che è l'Albo dei giornalisti) si vorrebbe imporre il passo della lumaca anche a chi, proprio nella Rete, ogni giorno testimonia di come non occorra di certo una patente per fare informazione: servono curiosità, spirito critico, testardaggine e gusto per l'avventura, doti che certi ortodossi soloni tradizionalisti spesso non hanno.

E non si tratta di tornare a sollevare la -presunta- acrimoniosa rivalità tra blogger e giornalisti. I primi sanno benissimo di non poter fare a meno dei secondi, e viceversa, tanto che le testate e i direttori più lungimiranti già hanno cominciato ad attrezzarsi: il futuro dell'informazione sta in una più organica e meno improvvisata integrazione tra redazioni "tradizionali" e protagonisti del blogging.

Il domani che stiamo vivendo non conosce isole. La libertà dell'informazione passa anche da una destrutturazione interna che sappia finalmente dissolvere ogni tentazione corporativistica nella realtà delle cose.

d.s.

Esclusiva l'AntiComunitarista: il video della riservatissima riunione dell'Fnsi sullo sciopero generale del 9 luglio

In esclusiva su questo blog le immagini della combattuta riunione a porte chiuse del sindacato unico dei giornalisti a conclusione della quale l'Fnsi decideva che il modo più brillante per protestare contro la legge bavaglio fosse quello di autoimbavagliarsi:

domenica 4 luglio 2010

Giornali a ggratis, contro la legge bavaglio

Arianna Ciccone, portavoce di Valigia Blu, ritiene che non abbia mica troppo senso contestare la legge bavaglio con una "giornata di silenzio della stampa", ovvero con lo sciopero generale indetto dalla Fnsi per il 9 luglio, data di discussione finale del ddl intercettazioni, e quindi avanza una proposta che rilancio e che faccio mia:

Cari editori, cari rappresentanti della Federazione nazionale della stampa, se si vuole dare un segnale forte per contrastare una legge che vuole i cittadini non informati e i giornalisti imbavagliati ci vorrebbe ancora più informazione.

Allora vi chiediamo per venerdì 9 luglio, anziché scioperare, di pensare a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali! O fateli pagare la metà!

Ve lo immaginate? In edicola quel giorno chi normalmente legge un giornale potrebbe decidere di leggerne 4, 5, invece di avere una giornata senza informazione avremmo una giornata di superinformazione!

Cari editori, cari rappresentanti della Federazione nazionale della stampa, noi blogger facciamo informazione a gratis ogni giorno: per una volta potreste farla anche voi. D'altronde la libertà non ha prezzo. O no?

d.s.

sabato 3 luglio 2010

Volksaufklärung und Propaganda Ministerium



venerdì 2 luglio 2010

Lega Nord vietata ai minori

Tra un Room raiders e l'altro (programma altamente consigliato a quanti ancora pensano che quella italiana sia una gioventù sessualmente emancipata) ieri MTV ha avuto la bizzarra idea di mandare in onda un'intervista di 18 (18!!) minuti ad Alberto Ribolla, esponente dei Giovani padani e capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale di Bergamo.

Il video del giovane leghista (le cui parole non paiono brillare per originalità di argomenti: padroni a casa nostra, no ai centri sociali, quando stavo in Olanda mi definivo bergamasco e non italiano perché l'Italia all'estero significa Mafia - e pazienza per certi alleati condannati in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, la priorità restano gli "extracomunitari che pisciano sui marciapiedi"), rientra in un ciclo di trasmissioni esplicitamente rivolto, per contenuti e linguaggio, ad un pubblico adulto. Il che mi fa tornare alla mente quando YouTube, mesi fa, causa "incitamento all'odio e alla violenza nei confronti di un gruppo protetto, in base a razza o origine etnica", soppresse dal mio canale il registrato di una rubrica di Radio Padania condotta dall'allora assessore milanese al Turismo e all'Identità, Massimiliano Orsatti, nel corso della quale si era parlato di "zingari" nei termini di "recrudescenza", come fossero una malattia.

Paradosso di una premurosa grammatica mediatica che per eccesso di political correctness vorrebbe tenerci all'oscuro di ciò che dicono, pensano e fanno coloro che decidono della nostra vita.

d.s.

Meglio una puttana che le Marie Antoniette del giornalismo

Non voglio nemmeno sapere perché la D'Addario fosse lì, ma provo tanto ribrezzo per quei giornalisti che ieri ne hanno contestato la presenza nel retropalco di piazza Navona perché "tu non sei giornalista, e qui ci stiamo noi giornalisti". Imbarazzante spettacolo di una professione vissuta a mo' di aristocrazia ed agitata come credenziale di accesso ad una manifestazione "dei cittadini, per i cittadini". Gente che se fosse per loro l'Italia sarebbe una Repubblica di liberi ed uguali con selezione all'ingresso.

Attenti, che nella storia le Marie Antoniette hanno sempre fatto una brutta fine. Non che a tante puttane sia andata meglio. Ma queste, almeno, hanno ispirato i poeti.


p.s.: il video è di Fulvio Abbate, allegramente scippatogli dal Corriere della Sera.

giovedì 1 luglio 2010

Bravi Frattini e Galan, ma... la Lega lo sa?

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, il ministro della Salute Ferruccio Fazio e quello dell'Agricoltura Giancarlo Galan hanno firmato una convenzione interministeriale di sostegno al progetto "Halal Italia", volto alla "creazione di un marchio italiano che certifichi la conformità alle norme del Corano dei prodotti made in Italy dei settori alimentare, cosmetico e farmaceutico". Sarà la Coreis, la Comunità religiosa islamica italiana, a rilasciare a livello nazionale la certificazione halal sui singoli prodotti.