venerdì 30 aprile 2010

L'ennesima discriminazione di Stato

Il Kuda segnala che dal servizio di posta elettronica certificata (PEC) appena istituito dal ministero della Pubblica amministrazione sono esclusi i cittadini stranieri, seppur regolarmente residenti in Italia.

Forse perché, risolto presso molte questure il problema delle vessatorie code notturne per il rinnovo del permesso di soggiorno, c'era il timore che alcuni di loro potessero montarsi la testa e cominciassero ad atteggiarsi a cittadini normali. O a cittadini normalmente rispettati.

Come Windows rincoglionisce i bambini

Dal sussidiario di prima elementare di mio nipote:




p.s.: è da qualche ora disponibile al download la nuova versione di Ubuntu Linux, il sistema operativo bello, libero e gratuito (e con il pulsante di spegnimento in alto a destra).

p.s.2: il Corriere segnala l'uscita di Ubuntu 10.04 (con richiamo in home page). Repubblica (quella che per sapere quale sia il browser migliore al mondo va a chiederlo a Microsoft) no.

giovedì 29 aprile 2010

L'AntiComunitarista con l'iPad intorno

Ok, ciò che penso di Apple lo sapete; tuttavia devo riconoscere che, con l'AntiComunitarista dentro, l'iPad la sua figura la fa.


(Grazie a Mirkojax, il più celebre extracomunitario italiano)

mercoledì 28 aprile 2010

Se Giovanni Floris ospita se stesso

Ieri sera, guardando Ballarò, con alcuni amici ci si interrogava circa l'opportunità che il conduttore di una trasmissione del servizio pubblico (Giovanni Floris) promuova, invitandone in studio il direttore (Luca Sofri), un progetto editoriale esterno alla Rai (il Post) con il quale lo stesso conduttore intrattiene una collaborazione professionale, tacendone però agli spettatori. Non siamo in conflitto di interessi?, ci si chiedeva.

O quantomeno in evidente confusione di ruoli. Nel pomeriggio di ieri, la redazione del Post così annunciava la trasferta (o scampagnata tra amici, considerata la presenza in studio di Flavia Perina, altra firma del Post):

Stasera a Ballarò per il Post ci saranno il direttore e Flavia Perina (oltre a Giovanni Floris), a parlare di Fini

come a dire che ieri sera, su Rai Tre, Floris era ospite di se stesso.

Si fosse trattato di personalità vicine al centrodestra, oggi la blogosfera tutta, costernata ed indignata, non parlerebbe d'altro.

Ne parla invece L'Ottantanove. In un virtuoso "post" degno del più sofisticato dei blog del Post.

martedì 27 aprile 2010

"Il governo Berlusconi vieta a Roberto Saviano di uscire dall'Italia"

La prossima settimana Roberto Saviano si sarebbe dovuto recare a Parigi per la presentazione della traduzione francese della sua raccolta di articoli "La Bellezza e l'Inferno". L'hotel era pronto, e il calendario degli incontri era già stato predisposto. Tuttavia il viaggio è appena stato annullato. Per decisione del governo italiano. Che adduce "motivi di sicurezza".

Lo scrive il Nouvel Observateur. Cui viene il legittimo sospetto che qualcuno voglia impedire a Saviano di far "della cattiva pubblicità all'Italia".

Update: Wil è un figo. In contatto con gente fighissima.

Update 2: A seguito delle smentite che pare siano giunte, in giornata, dallo staff di Saviano, così il Nouvel Observateur aggiorna la sua pagina:
A qualche ora dalla pubblicazione di questo articolo, l'entourage di Roberto Saviano fa sapere che lo scrittore avrebbe annullato il viaggio di sua stessa iniziativa. Motivi personali? O comprensibile presa di posizione da parte di un uomo che ha già abbastanza preoccupazioni per potersi mettere contro anche il governo italiano? E' da questo governo che dipende la sua sicurezza.

Update3
: Donadi (IdV) non legge il blog di Wil.

lunedì 26 aprile 2010

Fascio-leghisti

Iuri Milesi, 21 anni. Consigliere comunale della Lega Nord.

Update: il consigliere si è dimesso, la giunta è caduta e il Comune sarà commissariato.

"Dobbiamo padanizzare l'Italia"

Il senso delle recenti aperture di sezioni della Lega Nord nel sud Italia, è ben restituito dalla sintetica dichiarazione affidata nel fine settimana da Dario Galli, presidente della provincia di Varese, ai microfoni di Radio Padania:

La Lega rappresenta un modello culturale che occorre estendere al resto d'Italia. Se si vuole salvare il Paese, è necessario padanizzarlo.

Una generosa premura che in realtà manifesta quanto la Lega sia divenuta consapevole che, causa consultazioni elettorali ancora tenute su base nazionale, per soddisfare le proprie agognate ambizioni le è necessario estendere la propria egemonia su tutto il  territorio italiano. Meta peraltro non difficile da raggiungere, visto che anche nel Meridione prospera un odio per lo straniero in cerca solo di sdoganamento e di rappresentanza.

Però consoliamoci: padanizzata l'intera nazione, la Lega potrà definitivamente abbandonare ogni velleitarismo secessionista: senza alcun sopravvenuto attentato ad un solo comma della Carta costituzionale, la Padania sarebbe infatti finalmente indipendente. Solo un po' più larga, e lunga, di quanto lo stesso Alberto da Giussano osasse immaginare.

d.s.

sabato 24 aprile 2010

E la Lega sbarcò in Calabria

p.s.: ma la Lega non era quella dell'ognuno padrone a casa propria, degli insegnanti che devono essere scelti su graduatorie regionali con punteggi di residenza previo superamento esame di dialetto e che non hanno ragione di esistere partiti che non siano espressione del territorio? Altro che oppressione culturale da parte degli "italioti": qua siamo all'imperialismo leghista bello e buono.

venerdì 23 aprile 2010

E io pure

E' vero, sono ancora sconvolto per l'odio che ho respirato questa sera ad Adro. Ho sentito vergogna quando hanno detto vergogna a quel missionario bresciano che dal Congo ha inviato 600 euro ai bambini di Adro. Ho sentito vergogna quando hanno urlato contro le donne del Maghreb che rivendicavano i loro diritti. Io ora so che significato dare a questo 25 aprile.
(Sandro Ruotolo su Facebook dopo la diretta di ieri sera di Annozero)

Poche idee ma confuse

E' tutto il giorno che su Radio Padania telefonate di leghisti della prima ora che definiscono Fini "un fascista che vuole fare entrare milioni di immigrati per dargli il voto" si incrociano con quelle di ex missini che dichiarano la propria adesione alla Lega "perché è l'unico partito che ancora porta avanti valori come la Famiglia, la Religione e la Cultura".

martedì 20 aprile 2010

Little Padany

Un'altra comunità che quando emigra non si lascia naturalizzare, si autoghettizza e non si adatta alle tradizioni del posto:



domenica 18 aprile 2010

Borghezio: "Abbiamo un problema: le donne non si fanno più sedurre"

L'eurodeputato leghista Mario Borghezio ed un anonimo intervistatore svizzero (dal cui tono di voce traspare, per la verità, una certa frustrazione) ci spiegano che, a causa della "nefasta influenza" del femminismo, è oramai divenuto difficilissimo, per un uomo, avvicinare una donna e accoppiarsi. E che solo in paesi come l'Italia, grazie alla "resistenza delle tradizioni latine, le donne sono ancora disposte ad accettare come cosa normale che gli uomini seducano":



Update: "200 donne all'anno, circa e per difetto, uccise da mariti, fidanzati, padri, ex mariti, ex fidanzati, ex conviventi che proprio non ce la fanno ad accettare il fatto che la donna decida di NON subire la 'seduzione' dell'uomo": Femminismo a Sud commenta le dichiarazioni di Borghezio fornendo un paio di dati relativi agli effetti di quella nostra "resistente" e maschia tradizione latina.

giovedì 15 aprile 2010

I pessimi difensori del Vaticano

Strano modo davvero quello di Andrea Tornielli, vaticanista del Giornale, di correre in soccorso del cardinale Bertone, il cui accostamento tra omosessualità e pedofilia ha scatenato la dura reazione del governo francese. Una reazione a parere di Tornielli mica tanto spassionata, ma che anzi andrebbe letta alla luce di un "retroscena" sconosciuto ai più:

Vale la pena di ricordare che il segretario generale aggiunto del ministero è Jean-Loup Kuhn-Delforge, attivista gay, che venne proposto dal governo francese quale ambasciatore presso la Santa Sede ma che l’anno nel 2008 non ottenne il gradimento vaticano. Ora Delforge è in predicato di diventare ambasciatore a Washington. Non è escluso che nel tempestivo intervento di Parigi contro Bertone queste circostanze abbiano avuto il loro peso.

Un applauso all'incauta ambizione del vaticanista. Che scambia l'aggravante degli uni con la strumentalità degli altri. Uno che se per professione esercitasse nei tribunali sarebbe capace di reclamare ingenuamente l'inattendibilità di un teste perché "signor giudice, nessuno lo sa, ma in passato il mio assistito ha abusato pure di lui".

Anzi, doppio applauso: in quanti sapevano che per nomina del governo Sarkozy, spesso paragonato a quello Berlusconi, nelle istituzioni francesi figurassero personalità non solo dichiaratamente gay, ma del movimento glbt addirittura attiviste? Altro che presa di posizione interessata: la reazione parigina è semmai inquadrabile in una illuminata coerenza. Grazie al Giornale. Seppure suo malgrado.

(nei commenti, una replica di Tornielli)

mercoledì 14 aprile 2010

"Sarkoberlusconismo"?

martedì 13 aprile 2010

"La xenofobia dal volto umano"

"Xenofoba, ma col volto umano": il magazine panafricano Jeune Afrique definisce così la Lega di ultima generazione, quella "che per blindare il Nord ed imporre la propria legge a Berlusconi" si è affidata a "uomini giovani, attraenti e discreti, lontani dalla tradizionale immagine del leghista che incessantemente sbraita odio contro gli immigrati". D'altronde lo avete presente Luca Zaia, no? Chi direbbe, a vederlo oggi, che un tempo Giancarlo Gentilini lo indicava come suo delfino. Ecco, la "nuova" Lega (quella delle istituzioni, però, non quella "del territorio", ché lì il modello Borghezio continua ad essere quello vincente) è un po' come lui. Xenofoba, ma con discrezione. Ed elegante.

Una xenofobia prêt-à-porter.

d.s.

lunedì 12 aprile 2010

"Io sono poco istruito perché a 14 anni lavoravo già..."

... e le conseguenze le pagano altri:


p.s.: la nostra legislazione, è noto, non riconosce come cittadini italiani coloro che qui nascono da genitori stranieri. Lo ius soli, in genere, vige solo nei paesi civili.


domenica 11 aprile 2010

Per un'Italia open source

Chiedo scusa se nell'arco di un solo paio di giorni torno in qualche modo a parlare di informatica. Ma c'è che ancora brucia il risultato delle Regionali, a cominciare dalla vittoria della Lega in Piemonte, sì che diventa salutare concedersi -brevi- pause per dedicarsi alle proprie (piccole) piacevoli passioni, piuttosto che a ciò che fa star male.

E poi c'è che si appena conclusa la giornata perlustrativa e programmatica del think tank "Bellezza", ovvero di quel branco di indomiti sognatori, dai piedi però ben piantati in terra, che anziché piangersi addosso o gettarsi contro l'ennesimo capro espiatorio all'interno del proprio partito, si preoccupano di rimboccarsi le maniche per tentare cambiarla davvero la rotta. La meglio gioventù democratica, che, leggo, s'è un po' data questa bussola: "la felicità è reale solo se è condivisa". Una massima che è, appunto, il concetto racchiuso nel nome di Ubuntu, la distribuzione Linux che gira sul mio computer, un sistema operativo aperto, libero e gratuito di cui a breve uscirà una nuova release, la 10.04, che difficilmente riuscirà a farsi spazio sul colonnino di Repubblica.it, giacché Apple e Microsoft, si sa, fanno più tendenza (e "mercato", nonostante molti Paesi europei stiano convertendo le loro amministrazioni proprio al software libero, per evidenti ragioni economiche, nonché etiche).

Ubuntu, "umanità agli altri". O anche: "io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti". Perfetta antitesi del discorso leghista. E perfetto spirito di un Pd che volesse andare alla conquista del mondo, a (ri)cominciare dal nord Italia.

venerdì 9 aprile 2010

Microsoft non guarda "Deejay chiama Italia"


giovedì 8 aprile 2010

"Lei che può scrivere su un giornale, racconti quello che succede"*

Un fondamentale lancio di agenzia. Che, da solo, ci dice dello stato dell'informazione in Italia. Che più che di censura e di autocensura, è fatta di insopportabile pigrizia. E di asfissiante provincialismo.

(* cit.)

mercoledì 7 aprile 2010

E lo dicono così?

Piccole notizie che nemmeno compaiono sui giornali (o almeno non su quelli italiani), sebbene esse in parte stravolgano (per una volta in meglio) la vita di tanta gente: pare che a giugno il regime dei visti d'ingresso per l'area Schengen, già abolito per serbi, montenegrini e macedoni, decadrà anche per i cittadini bosniaci. Lo ha annunciato Miguel Angel Morantinos, ministro degli Affari esteri della Spagna, paese presidente di turno dell'Ue. "Un messaggio di solidarietà e speranza, ma anche di responsabilità" per accelerare "le riforme costituzionali da tempo richieste dalla comunità internazionale".

Ci sarebbe di che festeggiare. Da farne le prime pagine dei nostri quotidiani. Se non altro di quelli progressisti. Perché si tratta di una liberalizzazione che parla la lingua di un'Europa aperta ed inclusiva. E che farà sentire un po' meno stranieri anche i tanti bosniaci che, nell'Italia della Lega, osano essere non solo rom, ma pure musulmani.

d.s.

martedì 6 aprile 2010

Toh, è tornata la secessione...

Ma non meravigliatevi: è sempre stata lì, nello statuto di coloro cui nel frattempo abbiamo consegnato, chiavi in mano, l'intero Paese. E pazienza per la manfrina della nostra Carta costituzionale circa l'indivisibilità del territorio nazionale: non si tratta che di una sbavatura, cui presto verrà posto rimedio - magari sotto la loro stessa supervisione.

Non si dica però che siamo alla barzelletta: con i "serenissimi" che nel 1997 "occuparono" piazza San Marco con un carro armato di carta pesta siamo stati orgogliosamente inflessibili: sei anni di carcere. Per "attentato all'unità dello Stato". D'altronde loro mica promettevano di liberarci da zingari e immigrati. Né dichiaravano fedeltà al duce, ma giusto al doge. Certi caminetti non li avrebbero mai visti...

Non siamo alla barzelletta solo perché siamo alla tragicommedia.

Ed i troiani ci fanno un baffo.

d.s.

... e ad Emma Bonino quella del Diritto canonico



sabato 3 aprile 2010

Ma Bossi non è Le Pen

In un articolo su Repubblica, oggi Gad Lerner accosta la Lega Nord al Fronte Nazionale del francese Jean-Marie Le Pen. Ecco, continuiamo a collocarla nell'estrema destra tradizionale, e della Lega non capiremo mai nulla. Perché sebbene alcuni suoi uomini provengano dagli ambienti neofascisti e sebbene con tali ambienti spesso condivida argomenti e battaglie, la Lega non è un partito neofascista. Sono semmai le formazioni classiche dell'ultradestra a star in parte "leghistizzando" il proprio linguaggio, ad esempio adottando, in luogo di un oramai impresentabile, schietto razzismo, il discorso "etno-differenzialista": "non esistono popoli superiori o inferiori, tuttavia tra i popoli possono sussistere incompatibilità culturali superabili solo standosene ognuno a casa propria".

Ed è per questo motivo che mentre in Francia, nonostante un forte consenso, Le Pen rimane ai margini della politica, da noi la Lega sfonda. Perché essa non viola il tabù del fascismo, ne' hanno la sensazione di violarlo coloro che la votano. Non solo la Lega non è nata a destra, ma Bossi ha avuto pure l'intelligenza di collocarla nell'alveo dell'antifascismo, rispetto al quale essa si presenta addirittura come l'ideale prosieguo: la Lega non disprezza la lotta partigiana, semmai ne esalta la settentrionalità.

Nella stessa Francia è sempre rincorrendo il successo leghista che parte della destra neofascista si sta convertendo all'ideologia identitaria e regionalista. Si pensi ai vari movimenti localistici che fanno capo al Blocco identitario: uomini che fino all'altro ieri militavano chi nella destra extraparlamentare, chi nello stesso Fronte Nazionale di Le Pen, e che oggi guardano al risultato delle nostre Regionali con invidia ed ammirazione. Si tratta di formazioni del tutto minoritarie, considerato il radicato e fiero sentimento nazionale dei francesi, cui tuttavia potrebbe riuscire ciò che non è riuscito a Le Pen: rompere l'isolamento, allacciare convergenze con i gollisti, partendo dalle municipalità. E' ad esse che la Lega andrebbe accostata, perché è con esse che la Lega dialoga, è con esse che la Lega struttura la propria strategia europea.

La Lega non è nostalgica. E' questo che la rende pericolosa.

Daniele Sensi

Update: se ne discute anche qui.

giovedì 1 aprile 2010

La Lega, il partito trasversale degli egoisti

Negli ultimi giorni, sui giornali, è tutto un analizzare il successo della Lega alle Regionali. Gli argomenti tirati in ballo sono un po' sempre i soliti, per quanto assolutamente pertinenti: radicamento territoriale, partite Iva, strumentalizzazione della paura, eccetera eccetera. I commenti più arditi arrivano ad accennare al ripiegamento identitario: gli esseri umani, quando si sentono minacciati, nulla trovano più rassicurante del rinchiudersi in se stessi. E di minacce -vere, presunte o fabbricate- questi nostri tempi appaiono piuttosto generosi. A volgere le spalle al mondo non vi è però progresso alcuno, ed al restringersi della torta sono pure destinate a restringersi le maglie del circolo vizioso imboccato.

Da dove ripartire?, ci si chiede dalle parti del Pd. Come riconquistare il nostro elettorato?, in generale si interroga la sinistra. Io sono pessimista. Ogni partito ha, da sempre, il proprio bacino di riferimento, le proprie masse elette. Tuttavia, un tempo, la spartizione del consenso passava per campi netti e contrapposti: guelfi e ghibellini, fascisti ed antifascisti, operai e padroni.. Campi che per quanto ampi e rappresentati erano ben coscienti di essere solo una parte del tutto: potevano sì mirare a rafforzarsi e ad allargarsi, nella consapevolezza, però, che sempre ci sarebbe stato un irriducibile mondo, là fuori, pronto a resistergli. Alla Lega è invece riuscito di mettere insieme il maggior partito trasversale di sempre, l'unico che possa ambire ad una compiuta maggioranza assoluta, se non all'egemonia totale: quello dell'egoismo. L'imprenditore egoista, il coltivatore diretto egoista, il precario egoista, il disoccupato egoista, il dipendente statale egoista, l'egoista settentrionale e quello meridionale, quello cattolico e quello ateo, l'egoista illuminato e snob così come quello rozzo ed ignorante: all'elettore leghista tradizionale, tutto secessione e celodurismo , si è affiancato uno sterminato popolo cui della Padania e del dio Po non importa nulla. Perché prima di essere comunisti, liberali, socialdemocratici, nostalgici o financo leghisti, si è innanzitutto uomini. E gli uomini sono egoisti. Ontologicamente egoisti. Lo stesso Gesù di Nazareth fece esperienza del proprio egoismo, nel Getsemani. La Lega non si pone al di là della destra e della sinistra, bensì al di qua: essa blandisce ciò che l'uomo era nello stato di natura: una bestia appena eretta.

Questo per dire che l'orizzonte che ci si prospetta davanti attiene più al religioso, che non al politico. E' necessaria una (ri)conversione delle anime: o il Pd, e le opposizioni, oseranno parlare una lingua che dica dei pericoli dell'egoismo se non addirittura della convenienza, personale ed individuale, della solidarietà, o il giudizio universale ci coglierà tutti con la tessera della Lega in tasca.

d.s.