
Dopo tanti libracci sulla Lega che m'è toccato leggere nell'ultimo biennio, libracci che, sebbene scritti da accreditati autori di sinistra, più che analizzare e decriptare il fenomeno leghista parevano volerne alimentare la mistica nell'intento nemmeno troppo velato di finire sulle affollate bancarelle delle varie Pontida e Riva degli Schiavoni (e sì che che si deve pur mangiare, ma l'elettorato del Carroccio, si sa, è di braccino corto, anche quando ne va delle propria causa, si veda il flop cinematografico del Barbarossa - si capisce che quegli autori si siano poi ridotti loro malgrado a giocare il ruolo degli imbonitori direttamente dagli studi di Radio Padania Libera), dopo tante marchette camuffate da opere di saggistica, quindi, finalmente mi capita tra le mani un libro che tratta di Lega in maniera seria e decorosa.
Un testo asciutto, di quelli che piacciono a me, che fa un uso moderato di aggettivi e di iperbole per lasciare che siano i fatti a dissacrare il più sopravvalutato mito della nostra storia repubblicana.
Lo scrive Eleonora Bianchini, collaboratrice di Blogosfere e del Fatto Quotidiano. Titolo: "Il libro che la Lega nord non ti farebbe mai leggere" (Newton Compton, 9,90 euro). E il perché la Lega non lo farebbe mai leggere, soprattutto ai suoi militanti più giovani che tante cose, abbeverando la propria sete di mondo esclusivamente a quel dispensatore giornaliero di propaganda che è il quotidiano
la Padania, le ignorano, è presto detto. Fin dalle prime pagine, dove la Bianchini, rilanciando la testimonianza di un vecchio compagno irredentista del Senatur, in quattro-righe-quattro smonta il mito dei miti: l'origine stessa del logo della Lega, la stilizzazione dell'Alberto da Giussano:
«Un giorno Bossi mi telefona e chiede: “Hai notato quanto è bello il marchietto delle biciclette Legnano? Credi che verranno fuori dei casini legali se lo utilizziamo come simbolo del movimento?”»
Ed ancora, sempre dalle prime pagine del libro: la profilatura definitiva dei confini di quella fantomatica astrazione che è la "Padania", roba che, a confronto, l'
Isola che non c'è rischi di trovarla su Google Maps. Conosco giovani padani che non ci dormono la notte nello sforzo impossibile di venirne a capo: cosa è e cosa non è Padania? Interminabili diatribe nelle sezioni e sotto i gazebo: solo l'Emilia o anche la Romagna? Ma i longobardi, in Romagna, ci sono arrivati? Sapessero quanto ben più prosaica fu la fondazione della loro Terra promessa:
era (...) rilevante definire i confini geografici della Padania. L’obiettivo non era semplice: erano fluidi e per motivi di opportunismo politico non potevano limitarsi alla tradizione granitica dell’eroica battaglia di Alberto da Giussano. E quando si fa politica è necessaria una certa elasticità, le idee potrebbero espandersi oltre i confini. Quindi, escludere i militanti sulla base di un mero discrimine territoriale è solo una logica per perdere potenziali voti.
Ma
Il libro che la Lega nord non ti farebbe mai leggere parla soprattutto della Lega di oggi, attraversandone, in maniera ragionata e argomentata, l'intima contraddizione di un linguaggio fatto di slogan e di ambigue semplificazioni che, assurgendo a programma di governo, volgono in beffa. Come nel caso dello sbandieratissimo federalismo: una riforma, nei fatti impraticabile, che, nella migliore delle ipotesi, non farebbe che aumentare la tassazione a carico dei cittadini. Ma ci sono anche la sanità, la scuola, le banche e quer pasticciaccio brutto della vicenda
Credieuronord. Con una sola certezza: la Lega non è quel partito di duri e puri in cui molti suoi militanti ancora credono o fingono di credere. Si veda alla voce "cumulo di poltrone", una pratica oramai consolidata che "non imbarazza affatto il partito di Bossi, anzi, rientra appieno nella sua modalità di espansione".
Merito di Eleonora Bianchini è inoltre quello di collocare la Lega nel più ampio contesto europeo, richiamando i suoi rapporti con le formazioni transalpine di estrema destra. E di definire il partito di Bossi per quello che è: un movimento "dai propositi eversivi e autoritari". Inutile e menzognero che qualcuno tenti ancora di accreditarlo come un partito di sinistra: "Certo, l’elettorato è popolare, ma le parole d’ordine contro le minoranze non appartengono storicamente a quell’area di riferimento". Le parole d'ordine contro le minoranze, già: il libro fa da compendio anche in questo senso, raccogliendo quanto di peggio i tanti rappresentanti della Lega abbiano detto a proposito delle minoranze di ieri (i meridionali) e di quelle di oggi (immigrati e omosessuali).
Altro merito della Bianchini: attingere al lavoro in questi anni svolto in Rete dai blogger. Li cita, ne annota le denunce, restituendo loro quell'attendibilità che i media mainstream ancora faticano a riconoscere.
A chiusura dell'opera, in appendice, un reportage dalla Pontida 2010 che si apre con le parole di un cittadino senegalese che paiono cogliere appieno la verità ultima del fenomeno leghista: «La gente qui ha la mente chiusa, crede che il mondo sia Bergamo, non vede oltre (...)». Un reportage che, però, sembra dirci anche altro: i tanti giovani che affollano i raduni del Carroccio, a ben guardare, cercano solo spazi e momenti di aggregazione e di condivisione, la politica è quasi solo un pretesto per starsene assieme su di un prato verde -l'unico che i nati dopo l'89 abbiano conosciuto- a mangiare salamelle e a bere qualche bicchiere di vino. Ai partiti di sinistra basterebbe poco per riconquistarli: d'altronde il Partito democratico ha cominciato a morire quando sono state smantellate le Feste dell'Unità per aprire le scuole estive di formazione politica.
Vogliamo davvero contrastare la Lega? Moltiplichiamo i prati verdi.
d.s.