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06 aprile, 2012

«Il vero scandalo? I soldi ai terroni»

Belsito una trappola dei servizi segreti e della magistratura, messo lì per far fuori il Carroccio. Lo sostiene il deputato leghista Alberto Torazzi, intervenuto, nella tarda serata di giovedì, su Radio Padania: «Se Belsito è arrivato lì con quel fardello e con quei contatti preoccupanti è chiaro che il potere romano lo sapesse e che i servizi segreti e la magistratura hanno preparato questa polpetta avvelenata e l'hanno cucinata per bene per poi far fuori Umberto Bossi». 

«E' stato sollevato un polverone per niente», ha inoltre aggiunto l'onorevole, «perché Bossi, che per dieci anni ha vissuto in un monolocale spendendo per il movimento tutti i soldi che incassava, è un uomo che dopo il malore del 2004 aveva una famiglia da mantenere e se il Consiglio federale avesse stabilito un fondo di 50, 100 mila euro a sua disposizione nessuno avrebbe avuto niente da ridire, poiché 50, 100 mila euro l'anno, dal 2004 al 2012, fanno 800 mila euro, quindi il doppio della cifra ora contestata». 

«Il vero scandalo sono i 400 miliardi di euro che pur stando in Padania vengono gestiti da leggi stabilite dai nostri cuginetti terroni», ha infine concluso Alberto Torazzi, prima di prendersela con i tre parlamentari della Lega che già un anno fa avrebbero presentato un esposto in Procura sul conto del tesoriere Belsito: «Spero che questa notizia sia falsa, perché ricorrere alla magistratura italiana, invece che risolvere internamente il problema, sarebbe la cosa che mi rattristerebbe di più, poiché vorrebbe dire che noi abbiamo ancora in giro personaggi che credono di poter avere giustizia e legalità passando dagli apparati dello Stato italiano, mentre dovremmo avere invece il coraggio degli irlandesi e dei baschi». 

Un riferimento al «coraggio» degli irlandesi e dei baschi, ovvero all'abbandono della via non-violenta fino ad oggi tenuta dal Carroccio, anche nelle parole dell'eurodeputato Mario Borghezio, pure lui intervenuto su Radio Padania: «Sarebbe stato da pazzi pensare che l'unico movimento che si oppone al governo della Trilaterale e del Club Bilderberg non si dovesse aspettare una qualche grande puttanata, ma stiano ben attenti a non tirare troppo la corda questi signori che vomitano contro Bossi e contro la Lega, perché forse la colpa di noi patrioti padani è di essere troppo pacifici, ma molti di noi la pensano esattamente come i baschi, e io sono uno di quelli». 

Contrario alla via gandhiana anche Giuliano Citterio, speaker dell'emittente: «E' l'inizio della nuova dittatura romana contro il popolo padano: spero che contro i feroci colonizzatori di oggi si metta in cantina Gandhi». 

E su Radio Padania si è fatto sentire lo stesso Umberto Bossi, il quale, dopo aver ribadito la tesi del complotto («Questo è il Sistema che si difende, perché com'è possibile che noi abbiamo un amministratore collegato a famiglie dell'ndrangheta e nessuno lo abbia fermato prima, avvisandoci?»), ha meglio spiegato le ragioni delle proprie dimissioni: «L'ho fatto per il movimento, che così può meglio liberarsi delle beghe; ma anche per me, perché fossi rimasto lì avrei dovuto procedere a eventuali interventi sui figli». Insomma ragioni di convenienza personale, non solo l'immagine agiografica del leader che, tra le lacrime dei militanti, si immola per la Causa («l'unico segretario che, appena lambito dal sospetto, abbia avuto il coraggio di dimettersi»). 

L'impressione, per la verità, è che davvero Bossi, più che un passo indietro, abbia voluto fare un passo di fianco, per lasciare agli altri il lavoro 'sporco' e tornare in pista a 'pulizie' ultimate: «Nessuno all'interno della Lega può farmi le scarpe: tra pochi mesi c'è il Congresso, e saranno il Congresso e la militanza a riprendere in mano le regole», ha rassicurato Bossi a conclusione del suo intervento. 

Non sarebbe quindi un caso se qualcuno nel Consiglio federale mal vedesse le dimissioni del segretario, il quale, rimanendo in carica fino al Congresso del prossimo autunno, sarebbe stato trascinato a fondo assieme al "cerchio magico". Con le sue dimissioni, la base si è invece ricompattata attorno a quello che Roberto Ortelli, conduttore di Radio Padania Libera, in questa settimana di Pasqua oramai definisce, in termini escatologici, un «Dio»: «Il Venerdì santo ci insegna che dal dolore più grande, dalla crocifissione e dal deicidio, nasce la gioia più grande, la certezza della Salvezza, la resurrezione del Dio vero, del Re dei Re, e del suo trionfo sul Male». 

Nell'attesa della Redenzione, sulle pagine Facebook di area leghista si susseguono gli appelli a mettere da parte le divisioni tra "maroniani" e "cerchisti", mentre si moltiplicano gli strali contro le origini meridionali di Belsito («terrone sei e terrone resterai», «mai fidas dì terù!», «prima o poi il terrone ti incula»), Rosy Mauro («sangue non mente», «questa è la prova provata che i terrun son terrun senza eccezioni», «mi sono sempre chiesta cosa ci facesse questa faccia da terrona sul palco della Lega») e Manuela Marrone, moglie del Senatur: «Sarà un caso, ma dall'interno ci hanno rovinato i meridionali». 

E se qualcuno annota, sarcastico, che «non si dice terrone, altrimenti ci criticano», altri, come la sezione Lega Nord di Cairate, rilanciano: «Vero, non si dice terrone: si dice terronazzo!». Il peggiore, un militante dei giovani padani di Torino: «Purtroppo ho il cognome terrone per un mio lontano parente, ma per fortuna io sono nato in Padania e la maggior parte dei terroni mi fanno schifo, non hanno voglia di fare un cazzo e puzzano che sembra che non si lavano da 100 anni». 

Daniele Sensi (per l'Espresso)

31 ottobre, 2011

I Bossi, questione di famiglia

Varese, 19 giugno 1987. La Lega Nord ancora non esisteva, ma, da nemmeno cinque giorni, Umberto Bossi già era senatore, anzi il "Senatùr". Un esordio fortunato per quella Lega Lombarda che egli stesso aveva fondato solo tre anni addietro e che ora, alla sua prima prova nazionale, era riuscita a raccogliere duecentomila voti, eleggendo un uomo anche a Montecitorio. In piazza del Podestà, in una sede di due stanze, computer e caminetto, si analizza il voto, si pianificano strategie e, naturalmente, si festeggia. Una festa che presto volge in lite e la lite in scazzottata. 

In due, tra i quali il neo senatore, si riversano fuori dandole di santa ragione a un terzo, il quale finirà all'ospedale urlando: "Tirerò fuori il dossier! Ve la farò vedere!". "C'è stata una semplice colluttazione", dirà poi Bossi: "E' un bravo ragazzo, era solo un po' agitato e gli abbiamo consigliato di andare a mangiare un pizza". Quel bravo ragazzo era Pierangelo Brivio, cognato di Umberto, marito della sorella Angela. Pare che all'origine del diverbio vi fosse la composizione delle liste: Bossi aveva escluso Brivio dalla competizione, tenendo per sé la testa di lista in tutte le circoscrizioni e non facendo correre il cognato nelle due che quello aveva reclamato. Di lì a breve, Brivio viene espulso dal partito. Per tutta risposta, Angela Bossi interrompe ogni rapporto con il fratello e, assieme al marito, fonda un nuovo soggetto politico, Autonomia Alleanza Lombarda, con il dichiarato obiettivo di strappare voti alla Lega.

Magri i risultati (un seggio al Pirellone nel 1990 e una manciata di consiglieri comunali nelle successive elezioni amministrative), ma ampia la copertura mediatica nel 1993, quando Angela sfida Marco Formentini nella corsa a sindaco di Milano. Alla stampa dichiara: "Mio fratello è un mantenuto, non ha mai lavorato in vita sua". Più articolato il marito: "Mio cognato è fuori di testa, si comporta come Craxi o come i potenti mafiosi del Sud: si crede il grande imperatore del Nord e invece è soltanto il padroncino di un'azienda in liquidazione. Ormai la Lega è un partito come gli altri, pronto a spartirsi le poltrone che il Palazzo mette a disposizione".

Il giornale di Alleanza Lombarda, primo di tanti partiti che negli anni, per gemmazione, sarebbero nati da quella che nel frattempo si costituisce come Lega Nord (compreso il Partito federalista di Gianfranco Miglio, che della Lega era l'ideologo) additerà Umberto Bossi come il "nemico numero uno", dedicando intere prime pagine ai "fatti e misfatti del partito che dice di fare gli interessi dei lombardi ma che ha tradito la causa autonomista il giorno stesso che ha messo piede a Roma".

In quegli stessi anni, ben più generoso appare Franco Bossi, il secondogenito di casa, che confiderà di aver anche lui litigato col fratello, ma "solo perché la sera io volevo dormire, mentre lui non voleva saperne di spegnere la luce, perché leggeva, leggeva sempre, dalla filosofia ai classici greci". Una generosità presto ricambiata. Licenza di scuola media inferiore, l'unico della famiglia ad essere rimasto nel paese natale dove manda avanti un negozio di autoricambi, Franco Bossi, già consigliere comunale a Gallarate, viene dapprima nominato commissario tecnico della squadra di ciclismo padana, quindi membro del consiglio di amministrazione Aler, la società che gestisce le case popolari di Varese, e infine, nel 2004, viene assunto all'Europarlamento in qualità di assistente accreditato dell'onorevole Francesco Speroni. Assistente accreditato, ovvero portaborse, ovvero 12.750 euro al mese.

"La lotta per la libertà della Padania continuerà anche dopo di me, con i miei figli", andava oramai ripetendo Umberto Bossi nei suoi comizi. Così, al seguito di Matteo Salvini, al Parlamento europeo ci finisce anche il primogenito Riccardo, avuto dalla prima moglie Gigliola Guidali. 23 anni, grande ammiratore di Napoleone ("sono andato anche a vedere il campo di battaglia dove perse") e già a busta paga, qualche anno prima, di "Made in Padania Scrl", una delle "cooperative padane" che Umberto Bossi aveva fortemente voluto nel tentativo di imitare il sistema delle Coop rosse ma che già allora stavano andando a rotoli, Riccardo Bossi replicherà, serafico, alle accuse di nepotismo mosse al padre dalla stampa: "Dov'è il problema? Se uno ha un'azienda chi pensa di inserire? I suoi figli o degli estranei?". Chiusa la breve parentesi europea (il padre lo farà tornare per mettere a tacere le polemiche) Riccardo potrà dedicarsi interamente alla sua vera passione: le gare di rally. Continuerà a dichiararsi interessato di politica, ma in televisione comparirà solo più nei rotocalchi rosa, per una storia sentimentale con una delle ragazze della scuderia Mora.

Il 2004, per Umberto Bossi, è anche l'anno della malattia. Verrà assistito dalla seconda e attuale moglie, Manuela Marrone. Insegnante del collegio delle suore di Sant'Ambrogio, già eletta al consiglio provinciale di Varese nel 1987, Manuela Marrone, stratega occulta e anima nera della Lega secondo gli avversari di quel "cerchio magico" che attorno a lei , proprio in quei giorni, si dice abbia preso forma, è "baby-pensionata" dal 1992 (766,37 euro al mese), data in cui, all'età di 39 anni, decide di ritirarsi dall'insegnamento per fondare, solo sei anni dopo, la scuola Bosina, ossia una paritaria (materna, elementare e secondaria) improntata "alla scoperta delle radici culturali che educa i bambini anche attraverso racconti popolari, fiabe, leggende e filastrocche legate alle tradizioni locali".

Frequentata da molti dei figli della nomenclatura leghista varesina, la scuola, conosciuta anche come "Libera scuola dei popoli padani" , tra il 2009 e il 2010 beneficia della cosiddetta "legge mancia" , provvedimento, varato in finanziaria, attraverso il quale i parlamentari dei diversi schieramenti finanziano enti ed associazioni: in totale, 800 mila euro per "spese di ampliamento e ristrutturazione". Una somma che manda finalmente in pari il bilancio di una scuola i cui conti, nell'ultimo anno, erano stati in rosso di 500 mila euro su un milione di ricavi.

A Manuela Marrone, che della Lega è cofondatrice (da statuto, uno dei "padri fondatori" cui spetta la funzione consultiva del segretario federale), si deve certamente la candidatura del figlio Renzo alle regionali lombarde, che valgono al trota il seggio al Pirellone. E mentre anche gli altri figli si fanno grandi (uno, Eridano Sirio, compirà la maggiore età nel 2013; l'altro, Roberto Libertà, che di anni ne ha 21, già si sta facendo le ossa nello staff del padre), un non ancora noto membro della famiglia Bossi si fa avanti: Matteo Ambrogio Brivio. Figlio di Pierangelo Brivio e di Angela Bossi, alla morte del padre, Matteo assume la guida di Alleanza Lombarda e alle amministrative del 2007 si allea con il centrodestra. Successivamente, entra nella Lega Nord, facendosi eleggere nel comune di Samarate, nel varesotto, dove, dal 2010, è assessore ai Servizi pubblici e al Patrimonio. Classe 1981, architetto, avremmo voluto saperne di più di lui e del suo percorso politico, così come avremmo voluto sapere se anche la madre avesse nel frattempo mutato opinione sulla Lega e sul fratello Umberto. Di tre email inviate, una sola risposta: "Sia io che mia madre non riteniamo di aver nulla da dire". Intestazione del mittente ( indirizzo gmail, mica un indirizzo istituzionale): "Assessore Matteo Brivio". Nemmeno facesse Bossi di cognome e Renzo di nome. 

Daniele Sensi (per l'Espresso)

21 giugno, 2011

Denunciamo Maroni, Bossi e Calderoli

Ieri scrivevo di Aldo Flora, il pensionato piemontese che, a seguito della Pontida di domenica scorsa, ha denunciato il ministro Maroni per alto tradimento, perché a nessun rappresentante delle istituzioni può essere concesso di inneggiare alla "padania libera e indipendente". Proprio sull'esempio di Aldo Flora, il gruppo "Difendiamo la democrazia!" promuove ora, su Facebook, una denuncia collettiva, diffusa e partecipata, dei ministri Maroni, Bossi e Calderoli. Per alto tradimento. E per vilipendio della Costituzione.

24 maggio, 2011

"Anche in Francia e Inghilterra hanno trasferito i ministeri". Ah sì?

Dunque Umberto Bossi insiste con il trasferimento dei ministeri: "Avviene in tutta Europa", dice, "in Francia e Inghilterra. Perché non deve esserci qui?". 

Bene, mi sono sfogliato una ad una le pagine Wikipedia relative ai ministeri del governo francese in carica. Ecco dove sono ubicati:  

Ministero degli Affari esteri, Quai d'Orsay 37, Parigi.
Ministero della Difesa
, Rue Saint-Dominique 14, Parigi.
Ministero dell'Ecologia, Sviluppo sostenibile e Trasporti, Boulevard Saint-Germain, Parigi
Ministero della Giustizia, Hôtel de Bourvallais, Place Vendôme, Parigi.
Ministero dell'Interno e dell'Immigrazione, Hôtel de Beauvau, Place Beauvau, Parigi.
Ministero dell'Economia, Finanze e Industria, Rue de Bercy 139, Parigi.
Ministero della Salute e del Lavoro, Rue de Grenelle 127, Parigi.
Ministero dell'Istruzione e della Gioventù, Rue de Grenelle 110, Parigi.
Ministero dei Conti pubblici e della Funziona pubblica, Rue de Bercy 139, Parigi.
Ministero dell'Istruzione superiore e della Ricerca, Rue Descartes 1, Parigi.
Ministero dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, Rue de Varenne 78, Parigi.
Ministero della Cultura e della Comunicazione, Rue de Valois 3, Parigi.
Ministero delle Solidarietà e della Coesione sociale, Hôtel de Castries, Parigi.
Ministero della Città, Rue Saint-Dominique 35, Parigi.
Ministero dello Sport, Avenue de France 95, Parigi.
Rapporti con il Parlamento, Rue de Varenne 69, Parigi.

  (planimetria del "decentramento" francese)

 

Quelli di seguito, sono invece gli headquarter dei "dipartimenti ministeriali" del Regno Unito (i dicasteri inglesi si articolano in dipartimenti e uffici):

Dipartimento Affari e Innovazione, Victoria Street 1, Londra.
Dipartimento Comunità ed Enti locali, Eland House, Bressenden Place, Londra.
Dipartimento Cultura, Media e Sport, Coskspur Street 2-4, Londra.
Dipartimento dell'Educazione, Sanctuary Buildings, Great Smith Street, Londra.
Dipartimento Energia e Cambiamento climatico, Whitehall Place 3, Londra.
Dipartimento Ambiente, Alimentazione e Affari rurali, Nobel House, Smith Square, Londra.
Dipartimento per lo Sviluppo internazionale, Palace Street 1, Londra.
Dipartimento dei Trasporti, Marsham Street 76, Londra.
Dipartimento del Lavoro e della Previdenza, John Adam Street 1-11, Londra.
Dipartimento della Salute, Richmond House, Whitehall 79, Londra.
Dipartimento Garanzia dei crediti all'esportazione, Exchange Tower 2, Harbour Exchange Square, Londra.
Ufficio Esteri e Commonwealth, King Charles Street, Londra.
Ufficio Pari opportunità, Eland Hous, e Bressenden Place, Londra.
"
Her Majesty's Treasury" (Tesoro), Horse Guards Road 1, Londra.
"Home Office" (Interni), Marsham Street, Londra.
Ministro della Difesa, Whitehall, Londra.
Ministro della Giustizia, Petty France 102, Londra.
Ufficio Irlanda del Nord, Millbank 11, Londra.
Ufficio dell'Avvocato generale per la Scozia, Dover House, Whitehall, Londra.
Ufficio Scozia, Whitehall, Londra.
Ufficio Galles, Whitehall, Londra. 

 
(planimetria del "decentramento" inglese)

19 agosto, 2010

Al via la Scuola di magistratura padana

Al via, a Bergamo, la prima delle tre Scuole Superiori di Magistratura istituite a livello nazionale dalla legge 111 del 2007: sfornerà magistrati per i distretti di Lombardia, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. 

Nonostante la Lega la definisca "la prima scuola di magistrati del Nord", e nonostante Umberto Bossi dichiari soddisfatto che "i magistrati oggi si fanno i cazzi loro, per questo adesso i giudici li educhiamo noi", non c'è motivo di inquietarsi: il ministro Calderoli rassicura, infatti, che "non si tratta di una scuola leghista, bensì di una scuola padana per avere magistrati padani in Padania".

17 luglio, 2010

In Padania è Notte dei lunghi coltelli

Il consiglio federale della Lega Nord (ovvero Umberto Bossi) ha scomunicato Terra Insubre, l'associazione culturale varesina che: 1) declina il presidio identitario in chiave "piccolo padana" (l'"Insubria" comprenderebbe la Lombardia occidentale, il Piemonte orientale e la Svizzera italiana); 2) condivide il proprio logo con le nuove estreme destre europee; 3) ogni anno organizza un festival dagli sponsor eccellenti; 4) annovera tra i propri iscritti il ministro Maroni.

 

26 maggio, 2010

Il mio nome è Bossi, Riccardo Bossi

 
Riccardo Bossi, figlio primogenito di Umberto, pilota di rally ed ex portaborse dell'europarlamentare leghista Francesco Speroni, rilascia oggi un'intervista al settimanale Oggi ("papà è il capo della Lega e ha due palle così") per ribattere alle accuse di nepotismo recentemente piovute sul padre. E lo fa tagliando corto:

"la Lega l'ha creata lui, la gestisce lui, il capo è lui. E la cosa più naturale è che accanto a sè voglia i suoi figli"

(foto di Alberto Bernasconi)

23 giugno, 2009

"Uomini che in Francia verrebbero condannati, in Italia vanno al governo": reportage della tv francese sulla Lega Nord

All’inizio del mese, il primo canale della televisione pubblica francese, France 2, ha dedicato un importante reportage all’Italia, un paese “che nulla ha da invidiare alla Francia in quanto a storia, cultura, patrimonio e cucina”, ma che i francesi stentano a prendere sul serio, perché, “indisciplinati ed esuberanti, gli italiani ci fanno sorridere, eccetto che sui campi da calcio”. 

Uno dei servizi dell'inchiesta si focalizzava sulla Lega Nord, “partito dichiaratamente xenofobo che partecipa al governo del Paese”. L'ho tradotto e sottotitolato, dividendolo in due parti. 

Prima parte:  

Seconda parte:

08 giugno, 2009

Le Monde: "Europee, una mezza disfatta per Berlusconi"

Ed Ignazio La Russa si lamenta: "Ha fatto campagna per la Lega Nord"

Leggo e traduco:

Da qualunque parte la si guardi, la risicata vittoria del Popolo della Libertà appare una mezza disfatta per Silvio Berlusconi, capolista in tutte le circoscrizioni.

Il suo partito, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale, è lontano dall’annunciato risultato del 43-45 %. Con il 35% dei voti, in un contesto di insolita bassa affluenza alle urne per l’Italia (66,5% contro il 73,5% del 2004), il capo del governo non può che constatare i danni provocati dal “caso Noemi Letizia” presso il suo elettorato.

La partecipazione di Berlusconi al compleanno della giovane diciottenne napoletana ha indebolito, checché se ne dica, il primo ministro. Così come l’inchiesta aperta contro di lui per presunto indebito utilizzo di voli di stato, o come quella che ha portato alla condanna per corruzione del suo ex avvocato britannico.

Se è ancora presto per calcolare quanto abbia inciso nel risultato di Berlusconi (meno 2% rispetto alle legislative del 2008) la disaffezione dei cattolici, sembra comunque che l’astensione (più forte nel sud e nelle isole) abbia in primo luogo toccato proprio il suo elettorato. Tradizionale feudo del partito post-fascista di Allenza nazionale, l’Italia meridionale ha snobbato Berlusconi. “Ha fatto campagna per la Lega Nord”, s’è lamentato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, con altri ex-membri di Alleanza nazionale, comincia a sottolineare gli “errori” del primo ministro.

In queste condizioni, la sconfitta del Partito democratico, in caduta di 7 punti rispetto al 2008, è una “divina sorpresa” per i dirigenti del partito, tra i quali Dario Franceschini. “Il Pd non è affondato”, ha gioito il primo segretario, nominato questo inverno in piena catastrofe dopo una serie di sconfitte e di tensioni che avevano portato alle dimissioni di Walter Veltroni.

Indeboliti, centrodestra e centrosinistra hanno al loro fianco due partiti dagli appetiti crescenti. Alleati sempre più ingombranti, perché sempre più forti, Lega Nord e Italia dei valori (dell’ex giudice Antonio Di Pietro) renderanno complicata la vita ai loro alleati.

Il partito populista e xenofobo, che ha imposto al presidente del consiglio una politica di tipo securitario, ha condotto una campagna elettorale incentrata sull’immigrazione, ostentando una intesa di facciata con Berlusconi. La Lega raddoppia il risultato elettorale rispetto al 2004. “Gli elettori hanno premiato la coerenza”, commenta il leader Umberto Bossi. Contraria all’ingresso della Turchia in Europa (mentre Berlusconi è favorevole) la Lega potrebbe divenire il primo partito nel Veneto, pretendendo di governare la regione. I politologi pronosticano tensioni con il Pdl in vista delle elezioni regionali del 2010.

La maggior progressione è quella dell’Italia dei valori. Il partito che ha fatto della legalità la sua ragion d’essere, non s’è lasciato sfuggire l’occasione di approfittare delle difficoltà private e pubbliche di Berlusconi, e raddoppia il consenso rispetto alle legislative, mentre lo quadruplica rispetto alle europee del 2004. Di Pietro vuole ora trasformare il suo movimento in un vero partito e proporsi come alternativa alla destra e non più come alleato automatico del centrosinistra.

Questo scrutinio rappresenta anche uno scacco per la bipolarizzazione della vita politica voluta da centrosinistra e centrodestra. Il partito centrista di Ferdinando Casini si mantiene attorno al 6,5%: una posizione ideale per esistere e per pesare nelle future alleanze.

Domenica, una giovane ragazza bionda, con occhiali da sole in volto, s’è presentata al seggio elettorale di Portici, in Campania, costringendo il presidente del seggio a chiudere momentaneamente le porte, per l’afflusso di fotografi e per le contestazioni di altri elettori. Noemi Letizia ha votato per la prima volta.

Philippe Ridet, Le Monde, 8.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

06 giugno, 2009

Le Figaro: "Berlusconi mente in Tv, ma nessuno dei giornalisti presenti lo contesta"

Traduco un articolo apparso sul francese Le Figaro.
La campagna per le europee s’è chiusa in una pessima atmosfera, con l’irruzione, nel dibattito, delle scappatelle del Cavaliere.  
Venerdì Silvio Berlusconi ha reagito con collera alla pubblicazione, da parte del quotidiano spagnolo El Pais, delle foto “rubate” a Villa Certosa, la sua residenza in Costa Smeralda. Vi si vedono giovani ragazze in tanga e l'ex primo ministro ceco Mirek Topolanek in costume adamitico. La procura di Roma ha vietato la pubblicazione di queste foto sul territorio italiano. “Non mi preoccupo. Sono foto innocenti. Ma si tratta di una scandalosa aggressione e di una evidente violazione della mia vita privata”, ha dichiarato il Cavaliere.  
Berlusconi sostiene di aver già risposto alle dieci domande sulla sua vita privata postegli insistentemente, da tre settimane, dal quotidiano La Repubblica, affermando di non aver mai avuto “relazioni piccanti” con Noemi Letizia, la bionda napoletana alla quale, in compagnia della sua scorta, aveva fatto visita lo scorso 26 aprile, per i suoi 18 anni.  
Un’inchiesta giudiziaria è stata però aperta contro di lui per “abuso d’ufficio”, in relazione all’utilizzo privato di un aereo dell’Aeronautica militare. Il paparazzo Antonello Zappadu aveva fotografato con il teleobiettivo cinque ospiti del presidente del Consiglio, tra cui il suo cantante prediletto ed una ballerina di flamenco, mentre scendevano dal velivolo all’aeroporto di Olbia. Silvio Berlusconi dice di non aver commesso alcun abuso. E denuncia la “meschinità” dell’opposizione. 
Questi sono gli argomenti che, giorno dopo giorno, hanno asfissiato la campagna elettorale. Dell’Europa s’è parlato ben poco. Durante una tribuna politica, Berlusconi ha liquidato la questione affermando che l’Unione, con il sistema della presidenza a turni, soffre della mancanza di un vero capo dell’esecutivo e di un ministro degli Esteri.  
“Troppi neri a Milano”  
Non sono stati affrontati nemmeno i temi della sicurezza e dell’immigrazione, che in genere portano voti. Tuttavia, giovedì sera, durante il meeting di chiusura della campagna elettorale, Berlusconi ha fatto una concessione alla Lega Nord, partito xenofobo, dicendo di vedere troppi immigrati a Milano: “Si ha l’impressione di essere in Africa”. Il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, suo alleato, stava al suo fianco sul palco. 
Quanto alla crisi economica, Berlusconi ha voluto rassicurare ad ogni costo. Arrivando persino ad affermare, durante un dibattito televisivo (e senza che nessuno dei quattro direttori di testate giornalistiche presenti in studio abbia obiettato nulla), che in Italia ogni disoccupato riceve dallo Stato un aiuto pari all’80% dell’ultimo stipendio. Solo una settimana prima, il governatore della Banca d’Italia aveva stimato a 1,6 milioni il numero dei lavoratori privati di ogni sussidio in caso di perdita del posto di lavoro. 
Infine, Berlusconi s’è atteggiato a vittima di una violenta campagna montata contro di lui da una sinistra “piena di odio” e dal magnate australiano Rupert Murdoch, la cui piattaforma satellitare Sky è concorrente delle sue reti televisive Mediaset.  
Richard Heuzé, Le Figaro, 5.06.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

 

08 maggio, 2009

Stampa senegalese: "L'Italia istituzionalizza la xenofobia"

Traduco dal "Sud Quotidien", quotidiano senegalese.

“Tratta bene gli stranieri, perché pure tu sarai straniero”. L’Italia di oggi sembra ignorare questa bella esortazione dell’autore del romanzo “Les eaux mêlées“, pemio Goncourt 1955. 

Da qualche anno, in Europa, si va verso la radicalizzazione dei discorsi sull’immigrazione. Dopo Austria e Russia, butta male per gli immigrati in Italia. Soprattutto in questi tempi di crisi mondiale. 

La camera dei deputati italiani sta discutendo il “pacchetto sicurezza” del governo Berlusconi, già approvato il 5 febbraio dal Senato. Tale nuova legge, annunciata a più riprese a colpi di proposte provocatrici presto smentite, e il cui pretesto sarebbe quello di trattare “disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, presenta una serie di misure controverse. In particolare per quanto attiene alla lotta contro l’immigrazione. Perché, a seguito della campagna di demonizzazione condotta dalla Lega Nord e dai media, l’Italia sembra oggi condurre una lotta accanita contro l’immigrazione e gli immigrati, capri espiatori per tutti i mali che affliggono il Paese. 

Basta un minimo di perspicacia per comprendere come questa legge sia un premio di Berlusconi alla Lega Nord, dopo il sostegno decisivo di questo partito di estrema destra alle ultime elezioni. D’altronde, uno dei primi atti del capo del governo italiano è stato quello di nominare Roberto Maroni ministro dell’Interno. Un bel modo per ricompensare Umberto Bossi -capo della Lega- e di permettergli così di estendere la sua influenza ben al di là della pianura padana, suo feudo tradizionale. 

Questa legge stabilisce una pena carceraria dai sei mesi ai quattro anni per le persone in situazioni irregolare che dovessero restare sul territorio italiano nonostante il decreto di espulsione. Essa decreta pure il delitto di immigrazione clandestina, delitto passibile di un'ammenda dai 5 ai 10 mila euro. 

Gli immigrati saranno altresì tenuti ad esibire il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile, come il matrimonio o la registrazione anagrafica dei figli. Il permesso di soggiorno sarà obbligatorio anche per utilizzare i servizi internazionali di trasferimento di denaro. I gestori di tali servizi dovranno sistematicamente denunciare i clienti la cui posizione fosse irregolare, cosa che avrà conseguenze disastrose per la situazione finanziaria di certi paesi africani. 

Il governo italiano fa sua, per intero, l’istituzionalizzazione della delazione, ed invita la popolazione a denunciare i “clandestini”. La nuova legge propone, inoltre, l’introduzione di un permesso di soggiorno a punti, imponendo ad ogni straniero la conoscenza della lingua e delle leggi italiane. Lo straniero dovrà pure sottoscrivere la “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”, procedura che prevede un credito di partenza di dieci punti, incrementabili ad ogni rinnovo dei documenti a dimostrazione del grado d’integrazione. Di contro, è prevista una decurtazione del punteggio a seguito di delitti non passibili di espulsione o di illeciti amministrativi o fiscali. 

Si può seriamente dubitare dell’efficacia di tali norme, già fallite ovunque sono state applicate. Tra l’altro esse non fanno che aumentare la differenza di trattamento tra stranieri provenienti dall’Unione Europea, popolazioni bianche, e coloro che vengono dal sud, generalmente neri o arabi. 

Altri due emendamenti della Lega Nord, rigettati diverse volte dal Parlamento, dovrebbero essere riproposti. Si tratta di misure che prevedono la possibilità di mantenere gli immigrati irregolari nei centri di trattenimento fino a sei mesi, in luogo degli attuali 60 giorni, e, soprattutto, l’istituzionalizzazione delle “ronde”, effettuate da milizie cittadine, non armata, e già attive da diversi anni nelle città del nord. Diversi partiti hanno già organizzato tali ronde: oltre alla Lega Nord ( che le ha inventate nel 1997), ci sono la Fiamma Tricolore, Forza Nuova e La Destra, tutte formazioni di estrema destra, neofasciste, il cui programma è fondato sulla caccia all’immigrato. 

Basta solo l’evocazione dell’espressione “caccia all’uomo” per sentire un brivido alla schiena, poiché si tratta di un qualche cosa che ricorda le pagine più buie della storia recente. In particolare quella dell’Italia fascista del secolo passato. A Massa (Toscana), la Destra organizza ronde battezzate con la sigla “SSS”, “Soccorso Sicurezza Sociale”, riecheggiando la terribile polizia assassina di Hitler. 

La nuova legge non colpisce solo i “clandestini”, ma pure gli immigrati regolari, la cui procedura di richiesta o di rinnovo del permesso di soggiorno viene ancora una volta modificata e resa se possibile più complicata, poiché già si trattava di un interminabile percorso ad ostacoli, con gente in coda ancor prima dell’alba. La tassa sul permesso di soggiorno sarà aumentata da 80 a 200 euro, e si consideri che in media occorrono 291 giorni prima di ottenere il proprio titolo di soggiorno, il quale, talvolta, può scadere ancor prima di giungere al suo destinatario. 

Con le nuove scellerate norme, che ricordano l’oscuro periodo del fascismo di Mussolini, l’Italia va ad ancorarsi pericolosamente a destra – anzi, all’estrema destra. 

Sakho Jimbira Cheikh, 7.05.2009, Sud Quotidien 
(traduzione di Daniele Sensi)

10 novembre, 2008

"L'Obama italiano? E' Umberto Bossi"

Pare che la ricerca sia terminata e che il Barack Obama italiano –pardon, “padano”- sia stato identificato. Per tutti questi anni lo abbiamo avuto sotto gli occhi e, anziché apprezzarne lo slancio visionario e la disinvoltura lessicale, noi, sciocchi, ne abbiamo deprecato le gesta e gli strappi all’etichetta. Come non cogliere lo stesso idealismo del neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America in comizi infarciti di “patti di sangue”, “bingo bongo”, “ce l’abbiamo duro” e “baionette in canna”? Non ci sono dubbi: il nostro Obama è Umberto Bossi. 

O almeno non ne dubita Edouard Ballaman, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che, di ritorno da un viaggio negli States dove avrebbe incontrato importanti personalità dello staff democratico, dai microfoni di Radio Padania Libera esorta i fratelli leghisti a riflettere su come «la campagna elettorale di Obama ha puntato molto sui sentimenti e sul cuore, ovvero su quella capacità di far sognare tipica di Bossi». Ballaman spiega che i democratici d’oltreoceano non avrebbero nulla a che vedere con Walter Veltroni, poiché «il Partito democratico italiano e quello americano non hanno che il nome in comune, mentre solo la Lega, un movimento popolare che sta tra la gente, condivide con i democratici statunitensi la stessa preoccupazione di andare incontro alle classi e alle categorie più svantaggiate». Non che Lega Nord e Partito democratico americano stiano sullo stesso livello, intendiamoci, poiché, sebbene «Obama è lontano dai socialisti e non si situa né a destra né a sinistra, proprio come la Lega», non è detto che la nuova amministrazione americana si dimostri nei fatti tanto capace quanto gli “omologhi padani”, considerato che «se è facile vincere le elezioni, il difficile è poi rispondere correttamente ai bisogni dei cittadini come stanno facendo i nostri ministri Calderoli, Maroni, Zaia e Bossi». 

Non resta dunque che attendere il 20 gennaio prossimo, quando, sulle note dell'Inno nazionale, il 44° Presidente degli Stati Uniti mostrerà soddisfatto, in mondovisione, il dito medio. 

Daniele Sensi (per l'Unità.it)

29 giugno, 2008

Rifiuti campani, Umberto Bossi contestato dal popolo leghista

Fine settimana di imbarazzo negli studi di Radio Padania Libera. Dopo l'ok di Bossi e Calderoli allo smaltimento dei rifiuti campani nel nord Italia, simpatizzanti e tesserati leghisti si sentono traditi. “Nemmeno un grammo della spazzatura napoletana finirà nei nostri termovalorizzatori!”, aveva tuonato la Lega in campagna elettorale. Ed ora la fedeltà solennemente giurata a Pontida dal popolo padano vacilla. Si susseguono i programmi, si alternano i conduttori, ma il tenore delle telefonate che giungono in radio è sempre lo stesso: “State calando le braghe! State solo aiutando Berlusconi a farsi gli interessi suoi!”. 

Marco Pellegrini, speaker di “Padania sempre sarà repubblica del nord”, tenta di dirottare il malumore verso i nomadi: “Parliamo dei sinti che la sera vanno a giocare al casinò ma che pretendono villa e piscina gratis!”. Gli ascoltatori, però, non ci stanno. “Sarà il caldo, ma ho l’impressione che Bossi e Calderoli si stiano ammosciando, attentando ai nostri interessi e alle nostre idee”, replica uno. Per Pellegrini nemmeno il tempo di ribattere, che un altro rilancia: “Noi siamo già verdi, ma non vorrei che con la diossina Bossi voglia farci diventare verdi pure i cuori”. Mai l’esercizio di critica si era spinto tanto in alto, fino a coinvolgere il capo carismatico.

Anche Matteo Salvini, oggetto fino all'altro ieri di venerazione politica da parte della base leghista, non ne esce bene: “Stamattina Matteo ci aveva detto che si trattava solo di una bufala architettata da Repubblica e di non leggere quel giornale che racconta solo bugie”, si lamenta un’ascoltatrice lombarda, “ma, un’ora dopo, la notizia è stata confermata in televisione: che figura!”. Luca Talice, in studio con Pellegrini, gioca la carta della “magistratura politicizzata”: “Forse i nostri leader si sono espressi così perché la magistratura attacca il governo guarda caso ora che è alle porte il federalismo fiscale”. Per poi concludere: “Noi tutti abbiamo firmato una delega in bianco al nostro capo, dobbiamo avere massima fiducia in lui”. Ma la fiducia traballa. Un ascoltatore di Novara: “Com’è che prima parlavate diversamente? Non è che anche voi, come gli altri, pensavate solo a sistemarvi?” 

Altra trasmissione, altro conduttore: "Parliamo del campionato europeo di calcio". Chiama un militante modenese: “Che mi importa del campionato? Quello interessa agli italiani, ed io non sono italiano. Mi importa invece delle cose serie: ricordatevi che qui abbiamo fatto i presìdi durante il governo Prodi contro l’immondizia che arrivava, ci dicevate, per colpa del governo di sinistra… in quei presìdi noi militanti ci abbiamo messo l’anima! ”. Come risposta, di nuovo, la magistratura: “Questo è il momento di far quadrato attorno alla Lega, perché i giudici vogliono sovvertire il risultato elettorale”.

Un'ascoltatrice udinese avverte: “Arrivo adesso con mio marito dal parco: guardate che sono davvero in tanti a lamentarsi”. Un’altra esclama risentita: “Ma ci state prendendo in giro? Siamo stufi di fare i pagliacci!”. A corto di argomenti, il conduttore in  studio prima esorta a “non cadere nella trappola tesa dagli organi di informazione”, poi, spossato, sollecita gli ascoltatori a cambiare argomento, perché “che ci frega a noi della spazzatura napoletana!”. Ed una militante, al telefono, subito lo fredda: “La spazzatura napoletana non è una questione tanto marginale: se roviniamo il nostro terreno che ce ne facciamo poi del federalismo?”

“Parliamo di altro”, insistono ancora i conduttori, “parliamo del reato di clandestinità, parliamo dei rom che non lavorano: avete mai visto un rom lavorare?”. La base, tuttavia, non demorde. Le telefonate di protesta non cessano di arrivare. Nessuno vuol parlare d'altro. Quando infine da Radio Padania si leva l'appello a telefonare per “abbracciare Bossi, per esprimere solidarietà a lui che per il movimento ci ha rimesso la salute”, un’anonima voce femminile, sconsolata, annota: “Sono in Lega da trent’anni, ma oggi mi sento davvero tradita”.


01 giugno, 2008

France 2: "Lega Nord, un partito xenofobo al governo dell'Italia"

 

Servizio trasmesso dal canale pubblico francese "France 2" lo scorso 12 maggio. 

Di seguito, la traduzione. 

Corrispondente: Non è un trionfare modesto quello di Giancarlo Gentilini. Davanti ai suoi militanti euforici, nel suo piccolo paese veneto, il tribuno della Lega Nord coltiva il suo gusto per la provocazione.   

Voce che traduce Gentilini: Popolo della Lega, io voglio liberare le nostre strade dagli immigrati clandestini: via tutti! Non voglio moschee: distruggiamole! - viva la Lega! 

Corrispondente: Attorno a lui, sfilano alcuni dei 60 deputati e dei 25 senatori della Lega, come Luca Zaia, che da lì a poco sarà nominato ministro dell’Agricoltura del nuovo Governo Berlusconi.  

Voce che traduce Zaia: Occorre un archivio del DNA di tutti gli immigrati che vivono in Italia!  

Corrispondente: La Lega Nord, un partito xenofobo nel cuore del potere. In quel Veneto rurale e prospero in cui regna ancora la piena occupazione, la Lega attira il 30 per cento degli elettori e cristallizza le paure degli abitanti. Le grandi città del nord hanno ceduto al discorso securitario: Verona, 260 mila abitanti di cui 30 mila stranieri, è la nuova vetrina della Lega Nord. Le sue arene romane, il balcone di Romeo e Giulietta e il suo sindaco di 38 anni eletto lo scorso anno con il 61 per cento dei voti. Flavio Tosi è fiero di mostrare una delle sue opere: la distruzione di un campo che accoglieva nomadi rumeni.  

Voce che traduce Tosi: Queste macerie non sono qui per caso: servono a rendere il terreno impraticabile affinché quelli non possano tornare. Le persone che non vogliono integrarsi non sono le benvenute.  

Corrispondente: Chiudere le frontiere ed espellere i clandestini: l’ossessione di Umberto Bossi. Indebolito da un attacco cardiovascolare, il leader storico della Lega Nord intende ancora pesare sul suo alleato Silvio Berlusconi. I due uomini si conoscono bene: dal 2001 al 2006 Umberto Bossi ha già fatto parte del governo di Silvio Berlusconi. Ma questa volta la Lega Nord ha raddoppiato il suo peso elettorale e conta di imporre le sue vedute in materia di immigrazione in seno al nuovo governo.