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21 ottobre, 2012

C'è delazione e delazione

Radio Padania, oggi: "E' boom di chiamate al 117 contro gli evasori. Aumentano le segnalazioni di violazioni,  dagli scontrini non emessi al lavoro in nero. Insomma siamo un paese di spioni, di delatori. Mi piace poco questa cosa, perché è giusto che chi fa il furbetto paghi, però questa corsa al denunciare a tutti i costi... Lo Stato deve fare il suo lavoro, e i cittadini devono fare il loro dovere, punto,  ma che uno vada a denunciare l'altro...  Sembra di essere all'epoca della Cina di Mao,  quando si spiavano tutti. Siamo arrivati a questo, alla guerra dei poveri".

Tre anni fa, iniziative amministrazioni leghiste all'indomani dell'approvazione del decreto Maroni che introduceva il "reato di clandestinità":

 

 

22 settembre, 2011

«Cacciamo le Ong da Lampedusa»

Quello delle associazioni umanitarie che aiutano gli immigrati "informandoli esageratamente" dei loro diritti è un vecchio cruccio leghista. Ieri si trattava dei campi rom da sgomberare a Milano, oggi dei migranti detenuti nel Cie di Lampedusa. Della cui ribellione, esplosa martedì scorso dando alle fiamme il "centro di accoglienza", Angela Maraventano, senatrice della Lega e vicesindaco dell'isola, accusa, dalle onde di Radio Padania Libera, proprio le ONG: "Chiederò al Governo il loro allontanamento dall'isola, poiché sono le associazioni umanitarie che, venendo a vedere come li trattiamo e come non li trattiamo, fomentano questi delinquenti e ne sostengono le battaglie". Opinione condivisa da Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, il quale, anch'egli intervenendo telefonicamente su Radio Padania Libera ("ho piena fiducia in Roberto Maroni perché è un ministro che ha avuto la forza di sterminare tutte le mafie presenti in Italia"), se la prende in particolare con le organizzazioni non governative che vigilano sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati, "minori che in realtà non sono minori, poiché hanno 16 o 17 anni e sono ben dotati, pertanto dobbiamo stare attenti altrimenti ce li ritroviamo nelle camere da letto". 

 Daniele Sensi (per l'Espresso)
 

30 marzo, 2011

"Evirare gli arabi"

"Per limitare l'afflusso degli africani, quasi tutti giovani e baldi maschi, serve il deterrente psicologico. Basterebbe diramare il seguente comunicato: 'al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le Autorita' italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l'immediata castrazione chimica dei migranti'. Certo che non lo faremo, tuttavia non sarebbe male agitare lo spauracchio della Penisola come regione degli Evirati Arabi''.
Giancarlo Lehner, Pdl/Responsabili

05 dicembre, 2010

Evviva il Concordato

Come il Concordato ti aggira una delle più stupide e odiose norme sull'immigrazione introdotte dal ministro Maroni. 

Purtroppo, l'escamotage è valido solo per i migranti di fede cattolica.

06 settembre, 2010

Ah, ecco.

 

"Un islamico che viene qua si può dire integrato quando si converte al cristianesimo. Qui sta il punto che ci dice se c'è integrazione o no".


On. Claudio D'Amico, sindaco di Cassina de' Pecchi (MI),
Radio Padania, 6.09.2010
 
 

29 luglio, 2010

Cose dell'altro mondo

A poche ore dalla sua entrata in vigore, la Corte federale di Phoenix ha bloccato alcune delle norme della controversa legge sull'immigrazione varata lo scorso aprile in Arizona, in particolare quelle che a) assimilavano l'immigrazione clandestina a un reato e non più a un'infrazione; b) obbligavano la polizia a verificare lo status di un immigrato fermato per altri motivi; c) permettevano, sempre alle forze di polizia, di chiedere i documenti a un passante solo basandosi "sul ragionevole sospetto" che fosse un clandestino. 

Il "contrôle au faciès", ossia il controllo d'identità basato sull'apparenza fisica, etnica o religiosa di una persona, è vietato, con pene fino a cinque anni di arresto, anche in Francia. In Francia non sono nemmeno ammesse statistiche su base etnica di qualsivoglia natura, mentre, in Italia, sono oramai una consuetudine le conferenze stampa di dicembre sul numero totale degli stranieri controllati durante l'anno da parte delle forze di polizia.

20 febbraio, 2010

Radio Padania: "Purtroppo gli immigrati conoscono la legge"

È l'amaro sfogo di Alessandro Morelli, conduttore di Radio Padania e consigliere di zona a Milano, il quale, incalzato dagli ascoltatori che si lamentano di come, nonostante la Lega al governo, in Italia ci siano ancora troppi immigrati, risponde proprio così, che quelli purtroppo conoscono i propri diritti:  "Quando ad esempio c’è un campo nomadi da sgomberare, noi arriviamo lì, ma loro, chissà com'è, sanno che, se il terreno è di proprietà, per procedere con lo sgombero ci vorrebbe prima la richiesta del proprietario". E dannazione a quei sindacati e a quelle associazioni cattoliche che danno loro "un aiuto esagerato informandoli sulle leggi".

Ascoltare per credere:

 

28 agosto, 2009

Il video show di Berlusconi sulla (sua) televisione tunisina: "La mia tv vi porterà libertà e democrazia"

"La politica del mio governo è dare casa, lavoro, istruzione e assistenza sanitaria ai migranti" 

Lo scorso 18 agosto Berlusconi è stato in visita privata a Tunisi. 

La mattina un incontro con il presidente Ben Alì e, nel pomeriggio, la partecipazione a "Ness Nessma", programma di Nessma TV, la televisione satellitare tunisina acquisita, lo scorso anno, per il 50 per cento, da Mediaset e da Quinta Communications, società di produzione di Tarak Ben Ammar di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest e nel cui capitale, alla fine di giugno, è entrata, tramite la Lafitrade, pure Tripoli (che ciò possa spiegare la ratio della politica mediterranea dell’attuale governo?). 

Tra un ricordo commosso del viaggio in Libia (“un evento storico e coraggioso”, lo ha definito il conduttore) ed una breve dissertazione su quello che è il ruolo della televisione e su quanto di buono ("libertà e democrazia") la (sua) televisione potrà portare alla gente del Nord Africa (“crede che Nessma TV sarà capace di cambiare il volto del Maghreb così come le sue televisioni già hanno fatto con quello dell’Italia?”, gli chiedeva la co-conduttrice), Berlusconi ha anche parlato di immigrazione. Con un discorso evidentemente non concordato con il ministro Maroni. Perché se in materia di immigrazione il presidente del Consiglio ha bisogno, in Italia, di assecondare la propaganda leghista (pacchetto sicurezza), dall’altra parte del Mediterraneo l’uomo d’affari Berlusconi ha un mercato di 80 milioni di telespettatori da conquistare. Spettatori che hanno quindi appreso di come la politica del governo italiano sia finalizzata ad “aumentare i canali di ingresso legali” e a garantire ai migranti “casa, lavoro, istruzione" e "l'apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità”. Perché “pure gli italiani sono stati emigranti e quindi devono aprire il loro cuore a chi oggi viene in Italia”. 

Di seguito il video della trasmissione. L’ho tradotto e sottotitolato in italiano.

Berlusconi su Nessma TV (prima parte)
Berlusconi su Nessma TV (seconda parte)

05 luglio, 2009

Il lupo e l'agnello: pacchetto sicurezza, Matteo Salvini telefona a monsignor Marchetto

Monsignor Agostino Marchetto è il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti. Giovedì scorso aveva espresso “dolore e dispiacere” per l’approvazione definitiva del ddl sicurezza. Venerdì mattina, Matteo Salvini, eurodeputato della Lega, lo ha raggiunto telefonicamente, nel corso di una diretta di Radio Padania Libera. 

Posto l'audio della telefonata. Da una parte la scanzonata insolenza di chi riesce a parlare del destino di chissà quante vite come se si trattasse di una partita a briscola, dall'altra la severa compostezza di chi, avvertendo la Barbarie, non riesce nemmeno a gridare, per quanto è agghiacciante ciò che vede all’orizzonte. 

11 maggio, 2009

Le Monde: "Berlusconi volta le spalle a Fini per abbracciare la xenofobia"

E Piero Fassino, del Pd, riceve il plauso della Lega Nord



Traduco dal francese Le Monde:

L’Italia ha dato un altro giro di vite alla sua politica sull’immigrazione, sabato 9 maggio, respingendo, ancora una volta, verso la Libia, da cui era partita, un’imbarcazione con a bordo 163 migranti che si avvicinava all’isola di Lampedusa. Questa è la seconda volta in tre giorni che Roma decide di rimandare i migranti al Paese di partenza, prima che essi possano toccare il suolo italiano.

Si tratta di una politica severamente criticata dall’Alto Commissariato per i rifugiati, dalle organizzazioni di difesa degli immigrati e dalla Chiesa, che vi vedono “una negazione” del diritto d’asilo. In effetti, il 75% dei migranti fa domanda d'asilo, e il 50% l’ottiene.

In questo modo, l’Italia spera di scoraggiare future migrazioni avvalendosi del trattato di amicizia siglato con la Libia lo scorso agosto. Il trattato prevede che Tripoli si impegni a contrastare l’immigrazione clandestina in cambio, da parte dell’Italia, di cinque miliardi di dollari per i prossimi venticinque anni a titolo di riparazione per il periodo coloniale.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva salutato il primo respingimento di migranti verso la Libia come “un grande giorno per l’Italia”. Membro del partito xenofobo della Lega Nord, a lui si deve pure il “pacchetto sicurezza” che prevede l’instaurazione del “delitto di clandestinità”. Tale legge dovrebbe essere definitivamente votata questa settimana dal Parlamento.

Ad un mese dalle elezioni europee, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha colto l’occasione del respingimento dei migranti per non abbandonare il “fronte securitario” alla sua potente alleata, la Lega, che nel prossimo scrutinio elettorale correrà da sola – anche in alcune elezioni amministrative, che si terranno lo stesso giorno.

La Lega spera in un risultato a due cifre a livello nazionale, tenendo conto che in certe province del nord essa raccoglie quasi il 30% delle intenzioni di voto.

“Non apriremo le porte a tutti come ha fatto la sinistra”, ha dichiarato Berlusconi. "La loro idea di società multietnica non è la nostra”. “La nostra politica, ha aggiunto, è conforme alle norme europee, agli accordi internazionali e alle norme concernenti i diritti dell’uomo. Non c’è nessuno scandalo”. La Conferenza episcopale italiana ha subito replicato: “L’Italia è già multietnica”.

In piena crisi e alla ricerca di voti, il centrosinistra si è diviso sulla questione. Il responsabile esteri del Pd, Piero Fassino, ha affermato, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, che questi respingimenti nulla hanno di illegale. “So che quel che dico è impopolare a sinistra", ha ammesso, "ma è legittimo ricondurre un’imbarcazione al luogo da cui è partita, se esso viene identificato”. “Facciamo proseliti”, s’è subito compiaciuta la Lega Nord, divenuta il più vecchio partito d’Italia in seguito alla dissoluzione di Forza Itala e di Alleanza nazionale.

La vittima di questa competizione a destra è proprio il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex presidente di Alleanza nazionale. Nel corso del discorso pronunciato al congresso di fondazione del Partito della libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un Paese multietnico. Ed in seguito ha moltiplicato le sue esternazioni “umaniste” per far comprendere meglio la sua differente posizione.

Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando dalla legge sulla sicurezza l’articolo che obbligava i presidi degli istituti scolastici di denunciare i figli di migranti irregolari. Questa volta ha invece scelto di seguire Maroni e di cavalcare l’ondata xenofoba che affligge l’Italia.

Philippe Ridet, 12.05.2009, Le Monde
(traduzione di Daniele Sensi)