martedì 21 settembre 2010

La volete sapere una barzelletta?

Il partito dei "Democratici di Svezia", che l'altro ieri ha fatto gridare all'allarme xenofobia la stampa del mondo intero -compresi certi nostri quotidiani che però mai scrivono di come noi, un partito xenofobo, da anni lo si abbia al governo-, alle europee del 2009 mirava ad entrare nello stesso gruppo parlamentare della Lega Nord.

"Assieme a gente che in Italia propone di sparare sui barconi degli immigrati?", chiese all'epoca un giornalista ad un loro candidato. "In ogni gruppo ci sono partiti discutibili", fu la riposta.

d.s.

46 COMMENTI:

Gioann Pòlli ha detto...

Allora, dal momento che siamo in tema di barzellette, leggiamo che cosa disse quello xenofobo di Fassino:

http://www.dire.it/DIRE-POLITICO/index.php?menu=9&cont=20829

Oppure quello xenofobo del ministro degli interni del governo spagnolo guidato da Zapatero ("l'un per ciento de tu carisma me serve aquì"...), Alfredo Pérez Rubalcaba:

http://www.elmundo.es/elmundo/2008/05/08/espana/1210231402.html

http://www.diariodenavarra.es/20080630/nacional/un-avion-luchar-contra-inmigracion-ilegal-narcotrafico.html?not=2008063015303285&idnot=2008063015303285&dia=20080630&seccion=nacional&seccion2=politica&chnl=30

Ricordo, tra l'altro, che i pattugliamenti armati li ha inventati proprio la Spagna di Zapatero, seguendo il progetto europeo "Frontex...

Ora si può ridere ancora di più...

Gioann Pòlli

daniele sensi ha detto...

@ Gioann,
Fassino mi è politicamente simpatico quanto la Melandri....

ps: ti ho ascoltato, oggi, in radio. Se può consolarti, anch'io ho trovato la rubrica di Eco di questa settimana sull'Espresso piuttosto stupidotta.

Gioann Pòlli ha detto...

@Daniele: ti ringrazio. Volessi provocare (e in radio come avrai sentito l'ho fatto), direi che la rubrica di Eco, oltre che stupidotta, è stata anche piuttosto razzista... ;)

Gioann

ilmetapapero ha detto...

per quanto possano essere nazi, son pur sempre svedesi.

albertog ha detto...

La traduzione letterale che da' Google (dallo svedese all'italiano) è: "Si tratta di un parere spregevole che io ovviamente non condivido".

Anonimo ha detto...

@ Giuan

Fassino, fosse per me , te lo incarterei e te lo spedirei in via Bellerio.

Zapatero: sarebbe meglio per corretezza ricordare che Ceuta e Melilla sono due enclavi spagnole in territorio marocchino che prima subivano un vero e proprio assalto da parte di migranti (oltretutto, a rendere più esplosiva la situazione, mi pare che il Marocco abbia delle rivendicazioni territoriali su ceuta). Per cui, per favore, non facciamo paragoni azzardati

Anonimo ha detto...

Se interessa, c'è pure un'intervista di Viola Afrifa sul Fatto di ieri a kent Ekerith, il segretario per i rapporti internazionali di quel partito:

“Ci piace la Lega che
lotta contro l’islam”
D a queste elezioni esce un solo vincitore: il partito di estrema
destra ha ottenuto il 5,7% che corrisponde a 20 seggi al Riksdag.
Kent Ekeroth, classe 1981, militante dal 2006 e segretario
per i rapporti internazionali del partito di Åkesson è un
neodeputato e ha le idee chiare: “Gli immigrati sono una piaga.
Indeboliscono il paese sia economicamente che culturalmente
e la gente che ci ha votato è stanca”.
Vi aspettavate questo risultato?
Certo perché, diversamente dai media e dai politicanti di Stoccolma,
noi abbiamo il polso del territorio e sapevamo che la
nostra militanza si sarebbe tradotta in una valanga di voti.
I media internazionali vi hanno definito la destra xenofoba
che turba il sonno della democratica Svezia.
Amare la propria patria, volere il bene dei propri connazionali,
desiderare che l’economia e la cultura svedese tornino a rifiorire
è xenofobia?
Jimmie Åkesson ha definito l’islam la minaccia più grande
per la Svezia dal secondo dopoguerra.
Non parlava dei musulmani ma della loro religione che confligge
con l’idea di libertà che contraddistingue la Svezia. Noi
vogliamo che la situazione torni a prima del 1975 quando non si
parlava di integrazione ma di assimilazione. Gli stranieri che
volevano vivere in Svezia dovevano adattarsi in tutto e per tutto
alla nostra lingua, religione, cultura e tradizioni. Adesso gli immigrati
si comportano come se fossero a casa propria e in premio
ricevono anche i sussidi statali pagati con il sudore degli
svedesi. Se stai qui devi rinunciare ai matrimoni combinati, alla
carne halal e ad avere la tua moschea ad ogni costo.
Ce l’avete proprio con i musulmani, allora.
La Svezia sta subendo un processo di islamizzazione che deve
essere arrestato riducendo i flussi migratori del 90%. Basta ricongiungimenti
e richieste d’asilo. Sì ai rimpatri con incentivi
per chi torna a casa propria ma allo stesso tempo bisogna rendere
meno comoda la vita di chi si ostina a voler rimanere. I soldi
pubblici verrebbero ridistribuiti tra gli svedesi per rafforzare il
welfare e offrire una pensione decente ai nostri anziani. Non
vogliamo sentirci stranieri a casa nostra. A Stoccolma non abbiamo
raggiunto il 4% perché lì abitano i politicamente corretti
lontani dalla Svezia che lavora.
La conosce la Lega Nord?
Sì, e sostengo la lotta contro l’islamizzazione che porta avanti.


Antonio F.

Gioann Pòlli ha detto...

Per l'anonimo delle 8e22. Comprendo la scarsa simpatia verso Piero Fassino. Resta il fatto che è stato segretario dei Democratici di sinistra, quando ancora c'erano, ed è, a quanto mi consta, attualmente (?), il "ministro ombra degli esteri" (?) dello shadow cabinet del Pd (?). Fortuna per voi, dobrebbe essere tuttora anche inviato della Ue in Birmania...

Quanto a Zapatero, se leggi bene, più sopra non ho mai citato i casi di Ceuta e di Melilla bensì la politica di pattugliamento ARMATO delle coste spagnole (realizzato grazie ad accordi di cooperazione con Stati africani - ricorda qualcosa? - ed anche grazie al progetto europeo Frontex). Un progetto che ha portato il ministro degli interni Rubalcaba a sottolineare più volte - come da link postati più sopra - il grande arretramento dell'immigrazione clandestina sulle coste iberiche (ricorda qualcosa?).

Ma, dal momento che hai citato i casi di Ceuta e Melilla, allora tanto vale aggiungere quest'altra considerazione: essi restano OGGETTIVAMENTE l'unico caso in cui uno Stato europeo ha fatto fuoco sui migranti, qualunque ne fosse il motivo. E, piaccia o meno, l'ha fatto uno Stato governato dalla sinistra, e anche questo è un fatto oggettivo indiscutibile (e non ne avrei parlato io se non l'avessi fatto tu...)

Gioann Pòlli

anellidifum0 ha detto...

Gioann Pòlli, vedi ti spiego una differenza notevole. Tu mi tiri in ballo un caso assai peculiare in cui l'esercito spagnolo ha fatto fuoco, in Marocco, per difendere due enclave spagnole che godono di extra-territorialità e che erano prese d'assedio e d'assalto da alcuni non spagnoli. Io trovo che Ceuta e Melilla possano considerarsi superate dalla storia e restituite al Marocco. Ma in ogni caso, la dignità di uno Stato democratico si vede anche nel modo in cui si assume la responsabilità di fare la cosa peggiore: difendere il suo territorio sparando con il suo esercito su altri esseri umani di altra nazionalità.

La Lega, invece, fa fare allo Stato italiano e alla tua padania, qualcosa di molto peggio. Avete fatto un trattato internazionale con un dittatore para-islamico e buffone, affinché il SUO esercito spari sugli africani che cercano di attraversare la Libia per imbarcarsi per l'Italia. Chi non viene ucciso o imprigionato nel deserto, e riesce a imbarcarsi, viene sparato in mare dalla Marina libica formata da navi da guerra italiane con assistenza italiana.

Insomma, l'Italia governata da Roma dalla Lega Nord, non ha nemmeno il coraggio di difendere il suo territorio in quel modo odioso ed estremo dello sparare sui rifugiati direttamente con le proprie armi. Che, intendiamoci bene, è un reato condannato da ogni Tribunale internazionale, perché da che mondo è mondo, i rifugiati si accolgono, si smistano, alcuni si integrano, altri si rispediscono indietro o si mandano altrove, non li si ammazza in mare.

Quindi la tua Lega Nord è almeno tre volte ignobile e per questo siete un partito che fa schifo al cazzo perfino ai neonazi svedesi. E credimi: mica solo a loro.

Oh, io ho 9 generazioni di sangue piemontese del nord, nelle mie vene. Giusto come aggiunta.

anellidifum0 ha detto...

Altra cosuccia: qui in Canada dove vivo, è pieno pieno di italiani del Nord emigrati anni fa. In particolare, è pieno di friulani e veneti. I canadesi, quando questi "padani" arrivarono, li consideravano piccoli, sporchi, bruni, puzzolenti, mafiosi, incapaci di esprimersi in inglese, ignoranti, cattolici, conservatori, brutti, cattivi e mafiosi.

Tuttavia, i canadesi non hanno sparato a quei padani, né hanno chiesto a Cuba di sparare per conto proprio. Capita la differenza?

valerio ha detto...

il segretario dei democratici svedesi è un giovane nullafacente cui dà fastidio che stranieri lavoratori freghino la sua pensione immaginaria (che non dovrebbe avere dato che è un nullafacente già da giovane, chissà da chi ha preso...)

i link del Polli dicono che la Spagna è favorevole ad un allungamento dei tempi di detenzione dei clandestini, in modo da non doverli lasciare liberi prima di procedere al rimpatrio (i CPT della famigerata Turco- Napolitano...) e che ha comprato degli aerei per pattugliare il mare tra Canarie ed Africa.
La Spagna non si impegna per il reato di immigrazione clandestina, nè dispone che gli aerei mitraglino i clandestini/contrabbandieri (facendo attenzione che non siano dei pescatori, è ovvio).

non c'è niente di male che una nazione pattugli i propri confini. c'è di male se si regalano motovedette a un dittatore che poi li usa, nel migliore dei casi, per mitragliare i clandestini in mare, se invece li cattura vivi li rinchude da qualche parte nel deserto dove né ONU, né Croce Rossa, né l'Italia può sapere che fine fanno.

@AdF
Ceuta e Melilla non sono residui coloniali.
Ceuta è parte integrante del portogallo dal 1415, passata alla Spagna nel 1688. Melilla è spagnola dai tempi della "reconquista" (1497).
"Restituire" le città al Marocco sarebbe
valerio

Gioann Pòlli ha detto...

caro anellidifumo, ti spiego io una cosuccia: se avessi avuto la pazienza di dare uno sguardo ai link che ho postato e q quello che ho scritto, prima di partire a lancia in resta, ti saresti accorto che non sono assolutamente stato io a "tirare in ballo un caso assai peculiare in cui l'esercito ha fatto fuoco", vale a dire Ceuta e Melilla.

Io mi sono ben guardato dal parlare di Ceuta e Melilla se non in risposta all'"anonimo delle 8 e 22", che ha pensato bene di farmi dire ciò che non avevo nemmeno detto.

Quello che ho linkato io in origine è ben altro, cioè fonti spagnole ("El mundo" eccetera, non "la Padania"), lette le quali ci si può fare un'idea della "xenofobia" (secondo i vostri canoni) del ministro di Zapatero, Rubalcaba, dal momento che continua a perseguire e a lodare una politica strutturalmente intesa a tenere alla larga i barconi degli immigrati con la vigilanza armata. Annunciando che contro i clandestini "siamo stati duri e saremo sempre duri", alla faccia del celodurismo di "noi leghisti"... Una politica affidata a motovedette, aerei ed elicotteri armati non di fiori e cioccolatini ma di argomenti ben più consistenti per respingere al mittente i barconi.
Il tutto, con la collaborazione non solo della Ue (paradosso: le vedette italiane controllavano le coste spagnole nel progetto Ue Frontex...) ma soprattutto di paesi africani come Mauritania, Senegal e, superati i noti "incidenti", anche dello stesso Marocco. Già, proprio quel Marocco che - con la faccia pulita del suo re, non con quella spora dell'antiestetico Gheddafi - ha rubato il territorio al popolo Saharawi e, per tenerlo lontano dalla sua terra ricca di fosfati, ha costruito un muro di 2700 chilometri nel deserto, scaricando sulla comunità internazionale il costo del suo mantenimento: un milione di dollari al giorno. Alla faccia della miseria e dello sviluppo del terzo mondo. Il pessimo Gheddafi è in buona compagnia, a quanto pare, sul fronte dei diritti umani. Ma alla sinistra di Zapatero non fa schifo fare accordi con gli stati africani contro l'immigrazione. E non mi scandalizzo certo. Mi scandalizzo di più quando vedo che c'è chi fa finta di nulla e critica sempre a senso unico, ammesso ci sia qualcosa da criticare. Capita la differenza?

Gioann Pòlli ha detto...

@anellidifumo, altra "cosuccia". In Canada e negli Usa, si andava sì da straccioni ma non da clandestini. Si andava in terre in cui c'era bisogno di mano d'opera perché non ce n'era. E, prima di sbarcare, controllo dei passaporti e visita medica a tutti. E chi non passava i controlli, tornava indietro sulla prima nave utile.
Inoltre, era l'economia in netta espansione di quelle terre vaste e sconfinate che chiedeva mano d'opera, in quel periodo.
Qui, oggi, al contrario, le mafie e i mercanti di carne da lavoro a buon mercato hanno procurato mano d'opera a bassissimo costo non perché ci fosse bisogno di braccia, ma per fare dumping sociale ed abbassare i diritti di chi ce li aveva... e allora dentro tutti, e via libera ai trafficanti. Con il beneplacito dei benpensanti. Capita la differenza?

Gioann Pòlli

ps: per Valerio. Ho visto che nel frattempo hai postato. E insisto: credo che un giretto sui siti spagnoli con le dichiarazioni di Rubalcaba e sul pattugliamento armato con tanto di respingimenti al mittente dei barconi da parte della Spagna (non certo asimilabile all'arrivo indiscriminato di tutti a Lampedusa nell'era pre-Maroni...) sia affrontabile da chiunque sappia usare google. Comunque, ti ho già risposto abbastanza rispondendo a Anelli di fumo.

Anonimo ha detto...

@ Giuan

per favore non travisiamo la realtà. Certi lavori in Italia non li vuol fare + nessuno. persino la Fallaci nel suo delirio xenofobo invitava gli italiani a non fare gli schizzinosi per togliere posti di lavoro agli "invasori stranieri". Nella mia zona, per dirtene una, tutti i piccoli costruttori edili lavorano con manodopera straniera, nonostante molti giovani italiani siano disoccupati.
Per quanto riguarda gli emigranti italiani, che secondo la mitologia corrente erano accolti benissimo, ti potrei citare i casi di vere e proprie stragi commesse ai danni dei nostri connazionali sia negli USA sia in Francia, in quest'ultimo caso proprio a causa del fatto che avrebbero sottratto lavoro ai locali.

Un'ultima cosuccia: mi stupisce che tu non lo sappia ma in Francia e in Svizzera gli italiani spesso ci andavano passando la frontiera illegalmente, rischiando la vita come gli odierni migranti. Informati ma, per esempio, vicino a Ventimiglia, c'è il famoso "passaggio degli italiani" dove molti nostri connazionali hanno purtroppo lasciato la vita nel tentativo di garantirsi un futuro dignitoso.
Naturalmente uno può benissimo non tenere conto di questi precedenti e limitarsi ad applicare il famoso motto del Marchese del Grillo "Noi siamo noi e voi non siete un cazzo".

Pellissier forever (nonostante il nick, sono piemontese!)

Anonimo ha detto...

http://www.altreitalie.it/UPLOAD/ALL/84097.pdf

studio che parla del fenomeno dell'immigrazione clandestina italiana.

Gioann Pòlli ha detto...

@Pellissier Forever: se "gli italiani" non vogliono più fare certi lavori e preferiscono rimanere a casa manenuti da papà e mammà piuttosto che "accontentarsi" di quello che c'è sul mercato (del lavoro), questa è una ulteriore dimostrazione del fatto che questa "civiltà" sia in piena decadenza ed abbia la pancia piuttosto pienotta, malgrado la crisi di cui tutti parlano. Faccio solo presente, tra l'altro, che in Germania c'è l'indennità di disoccupazione. Revocata dopo il secondo lavoro rifiutato, come è stragiusto che sia.

Ma quella che tu citi è anche una dimostrazione di come il dumping sociale abbia funzionato piuttosto bene: ci sono cameriere in pizzeria (visto e sentito con i miei occhi) che riescono ad accontentarsi di tre euro all'ora. In nero. Naturalmente sono tutt'altro che autoctone...

In ogni caso, inutile fare i piagnistei sulla disoccupazione quando poi si preferisce essere disoccupati piuttosto che fare il muratore o il pulitore.

Infine, con la crisi e la perdita di migliaia di posti di lavoro, ti assicuro che anche molti autoctoni hanno cambiato idea circa "i lavori che non vogliono più fare". Peccato solo che adesso la fila sia lunga, molto lunga.

Sull'altro argomento: non ho mai detto che i popoli che si spostano in massa vengano "accolti a braccia aperte" da chi li "riceve". Anche perché sarebbe contrario alla natura umana e delle comuità umane. Lo sradicamento non fa mai bene a nessuno. Quello che dico, e ripeto, è che se mi parli dei clandestini - tra l'altro fenomeno marginale rispetto alla stragrande maggioranza degli spostamenti che avvenivano in modo regolare - tra Francia e Italia è un conto. Ma non mi si dica che negli Usa, in Argentina e in Canada gli "italiani" ci andavano sui barconi abusivi. Per piacere. E chi non era in regola con i documenti o con la salute se ne tornava a casa. Smettiamola di fare paragoni improponibili!

Gioann Pòlli

ps1: nessuno abbia il coraggio di dire che l'economia europea di oggi ha le stesse esigenze di quella Usa di inizio secolo...

ps2: a proposito, conservo tra i cimeli di famiglia il passaporto di mio nonno con il "visto" per lavorare in Svizzera. Ottenuto presentando il contratto di lavoro già firmato. Quando si dice "gestire i flussi secondo le necessità". Di lavorare in regola, non in nero o per la criminalità con la compiacenza dei "servi sciocchi" (o molto ben interessati)degli attici chic.

Anonimo ha detto...

@ Giuan, guarda che nel primo paragrafo della tua risposta mi dai ragione, sfatando un mito leghista, quello del "ci vengono a rubare il lavoro". Grazie di averlo ammesso. Quanto all'inversione di tendenza, io finora non ho ancora avuto modo di vederla (a richiesta ti fornisco una decina di esempi presi nella realtà del mio paese, situato in piena padania), quando ci saranno tante badanti italiane quanto quelle straniere ne riparleremo (ma lo stesso discorso vale per i manovali o posatori).
L'esempio dell'emigrazione clandestina in Francia e in Svizzera l'ho fatto in quanto tu avevi affermato che era un fenomeno che non ha mai riguardato gli italiani. Italiani che erano soggetti in quei paesi alle stesse critiche (delinquenti, retrogradi ecc. ecc.) che adesso voi rivolgete ai migranti. Sul lavoro in nero o per la criminalità, prova a parlare con qualche tedesco o svizzzero e poi ne riparliamo (Duisburg ti dice niente?, ma è solo un esempio a caso...)

Pellissier forever

PS. come volevasi dimostrare, il "Fatto" ha pescato la registrazione del marchio del "Sole delle Alpi" da parte di una società riconducibile alla Lega. Lo so che non c'entra, ma te lo volevo ricordare.

Anonimo ha detto...

@ Giuan

Praticamente nella prima parte della tua risposta mi dai ragione smontando il mito leghista del "ci rubano il lavoro". Poi parli di inversione di tendenza; personalmente ci potrei citare una ventina di esempi presi dalla realtà del mio paese (piena padania) che dimostrano il contrario. Ti straquoto quando parli di civiltà in decadenza, peccato che voi leghisti, al posto di offrire alla gente degli spunti di riflessione su questa tristissima realtà, gli serviate su un piatto d'argento l'alibi degli "stranieri sporchi e cattivi".
L'esempio che ho portato serviva a ricordare che anche gli italiani, quando avevano fame e non avevano altra possibilità, praticavano l'immigrazione clandestina con tutti i rischi del caso, dunque non è che poi possiamo fare tanto la morale ai migranti attuali. Effettivamente andare in Argentina o negli USA in barcone è un po' difficile, però, ove c'era la possibilità, i nostri nonni non si tiravano indietro.
Sul discorso della criminalità preferisco stendere un velo pietoso, prova a parlarne con un tedesco o uno svizzero (Duisburg ti dice qualcosa?).

Saluti

Pellisier forever (che ieri sera ne ha picchiati dentro altri 2 :-))

PS: CVD, il "Fatto" ha dimostrato che il Sole delle Alpi è un marchio registrato dalla Lega, non c'entra con questo discorso ma te lo volevo ricordare :-)))

Gioann Pòlli ha detto...

@pellissier: Vedi, credo che con questo tuo post abbiamo "toccato il fondo" della discussione possibile. Perché se affermi che "ci rubano il lavoro" è un "mito leghista", allora ti devi essere perso qualcosa degli ultimi dieci anni di azione politica del movimento...

Dire che la Lega (con i suoi segnali d'allarme sulla globalizzazione lanciati molto prima della strage di posti di lavoro degli ultimi anni e della delocalizzazione in massa delle aziende, e sulla perdita di coscienza e di identità determinata dallo sradicamento tanto degli sradicandi come degli sradicati ad uso dei poteri forti economici) non abbia portato spunti di riflessione, mi sembra denotare una assoluta mancanza di onoscenza dei "fondamentali" di ciò di cui parliamo.

Ancora, dire che la Lega ha solo portato gli "alibi degli stranieri brutti e cattivi" equivale alla solita analisi dei comunisti che nella loro azione politica "mangiano i bambini". C'è altro, molto altro, per chi vuole capire e non fermarsi alla discussione a suon di slogan. Su molti di questi temi ho scritto in prima persona sul quotidiano ufficiale del movimento... Ma soprattutto l'hanno fatto personaggi molto più quotati di me, a partire dal sociologo Sabino Acquaviva, giusto per fare l'ultimo nome in ordine di tempo.

Infine, non è tanto il caso di oggi di "fare la morale ai migranti attuali" quando di ributtare a mare le carogne che li sfruttano, in primo luogo trattandoli come bestie da lavoro da spostare con ogni mezzo sulle nostre coste. Ma è anche il caso di difenderci - come è giusto che avvenga - da flussi di criminalità delle quali non sentivamo la mancanza, e dall'arrivo in massa di portatori di un concetto del vivere civile del tutto diverso dal nostro (quest'ultimo riferimento in particolare è alle pretese comunitariste dell'Islam).

(1-continua)

Gioann Pòlli ha detto...

@Pellissierforever/2: Slogan per slogan, mi verrebbe poi così facile rispondere, in quanto a Duisburg, circa la provenienza esatta degli autori di ciò che è avvenuto. Ma mi fermo e mi limito ad aggiungere che andrebbero rispediti a casa loro con un calcio molto ben assestato. Così come tutti gli altri che delinquono nel posto in cui si è ospitati. Un male non può mai essere addotto a giustificazione di un altro male.
Infine, insisto: "Quando gli albanesi eravamo noi" è solo il titolo furbetto di un libro di Gian Antonio Stella. Noi non siamo stati mai - salvo eccezioni marginali, mi ripeto - "emigranti clandestini". La differenza che non si vuole comprendere è che per andare oltre Oceano servivano passaporti e salute in regola. Senza i quali, si tornava da dove si era partiti senza nemmeno mettere piede sulla terraferma.

Ma è un concetto che vedo molto difficile da far comprendere, e su questo non vedo risposte.

Gioann Pòlli

ps: quanto riportato da "Il Fatto", mi sembra del tutto lunare. E dire che l'Editoriale Nord (Società editrice cooperativa che comunque NON è la Lega Nord) dovrei conoscerla abbastanza bene... Però un paio di cosette: il Fatto, se è così ben documentato, spieghi per quali prodotti il marchio sarebbe stato registrato. Già, perché non è sufficiente registrare un marchio. Occorre anche indicare chiaramente quali sono i settori merceologici per cui si invoca la protezione... E spieghi anche se, essendo la presunta registrazione scaduta nel 2008 (dieci anni a partire dalla presunta data) è stata rinnovata oppure no. Con dati un po' meno generici di questi è più facile appurare il resto. Rimane, a chiusura, il fatto che - registrato o meno da una casa editrice - il Sole delle Alpi resta un simbolo storico e territoriale vecchio almeno tremila anni. Anche per quest'ultimo motivo la vedo difficile la registrazione di un marchio che non ha certo i requisiti di legge dell'"originalità"...

Anonimo ha detto...

@Giuan

non sai quanto mi faccia piacere che tu sostenga che con i concetti da me espressi "si sia toccato il fondo". Lo riferirò (citandoti, mica voglio avere il copyright) a tutti i tuoi compagni di fede che un giorno sì e uno no me li ripetono a macchinetta (io abito in una roccaforte leghista). Sul fatto del marchio, dire che è una risposta degna di Ghedini è dire poco. Faccio notare che uno dei sindaci dell'editoriale era solamente Bossi. E comunque hai ragione te, non essendo stato registrato per l'uso sugli zerbini non può essere considerato un simbolo della Lega :-)

ciao

Anonimo ha detto...

@Gioann Pòlli:

"ributtare a mare le carogne che sfruttano [gli immigrati]"? Oh che bello, la Lega Nord ora è diventata una ONG a fini umanitari! Eccoli qui, i più grandi difensori degli indifesi migranti africani contro gli abietti scafisti senza scrupoli che li trattano "come bestie da lavoro da spostare con ogni mezzo sulle nostre coste"! (Sulle "nostre coste" poi? Ora anche Sicilia, Puglia e compagnia sono diventate "nostre" per i leghisti! Al diavolo anche la secessione! Era tutta una mascherata!). Certo, è per questo che la Lega ha pagato fior fior di quattrini l'ormai amicone Gheddafi (anche lui grande operatore umanitario, quasi Premio Nobel per la Pace mi pare, no?) affinché i poveri migranti non ce li faccia neanche arrivare dagli scafisti ma li faccia sparire con un'illusione degna del miglior David Copperfield. Sicuramente sono tutti molto più contenti ora, i migranti africani. Grazie Lega, davvero.

Scherzi a parte, Gioann, questo è senza dubbio un tuo pensiero personale che va apprezzato ma, per favore, non provare a venderci la campagna anti-immigratoria leghista come un'operazione umanitaria. Chiunque (dotato di un minimo di sale in zucca, certo) abbia un minimo di contatto con persone che votano Lega o legga/ascolti ciò che viene riportato su questo blog (che seguo ormai da un po', approfitto per rigraziare e complimentarmi con Daniele Sensi) ha capito perfettamente come la stragrande maggioranza della "base" leghista, nonché una porzione inquietante della dirigenza del partito, siano mossi da intolleranza, pregiudizio e, soprattutto, una smisurata quantità di egoismo provinciale. Qualità tutte queste (qualità?) tendenzialmente presenti (e politicamente iper-sfruttabili) in gran parte degli esseri umani, da cui il momentaneo successo della Lega e di altri simili partiti della destra identitaria in Europa.

Non che l'immigrazione incontrollata non possa causare (e non stia causando) problemi sociali (i quali risvegliano, appunto, le intolleranze, i pregiudizi, gli egoismi); è solo che le risposte della Lega a tali problemi sono tremendamente miopi (e tristemente antiche, ataviche, in un mondo che invece dovrebbe cercare di evolvere in meglio).

Damiano Mazza


PS: Ah, stessa storia anche con il Sole della Alpi: ti prego, un po' di ritegno! Come caspita puoi sperare di convincerci che chi riempie scuole pubbliche con quel segnaccio stia in onorando "un simbolo storico e territoriale vecchio di almeno tremila anni" e non sbandierando ai quattro venti la propria fede politica? Ma davvero sulla fascia che Hitler portava al braccio tu vedi solo un simbolo indoeuropeo vecchio di millenni? (Ampiamente usato ancora oggi, tra l'altro, da buddhisti e induisti).

PPS: Un'ultima cosa, scusa, sul paragone fra gli immigrati italiani di ieri e quelli che arrivano in Italia oggi: smettila tu di fare paragoni improponibili. Dici che gli italiani che arrivavano negli USA non erano mai "emigranti clandestini": e ti credo, all'epoca bastava avere un passaporto ed essere in buona salute! Solo il 2% dei milioni (milioni!) di emigranti che, nel corso degli anni, è approdato a Ellis Island è stato rimpatriato. Provaci tu oggi, con tutta la buona salute che vuoi, ad andare negli States (o in Italia non essendo cittadino europeo) solo con il passaporto e in cerca di lavoro. Vediamo chi diventa clandestino dopo 3 mesi. Non perché di lavoro non ce ne sia, ma perché non ti autorizzano neanche a cercarlo il lavoro se non hai già un visto idoneo.

Anonimo ha detto...

Surfando in rete ho trovato questa arrampicata sugli specchi del Polli


http://www.sudnews.it/notizia/36378.html

per citare un sito molto conosciuto: EPIC FAIL! (tranquillo poi te lo traduciamo in padano)

El Salvan ha detto...

@Giuan: il paragone tra "comunisti che mangiano i bambini" e "leghisti che attizzano la paura verso lo straniero e non fanno nient'altro" è campato per aria: la prima cosa è uno spauracchio completamente inventato (e x favore non mi citare la barzelletta di Berlusconi sui Cinesi e il concime), la seconda tutt'al più potrai dire che è riduttiva, ma non è certo qualcosa che NON fate.

SOLE DELLE ALPI - A me sembra che si giri intorno alla cosa senza arrivare al punto. Che l'Editoriale Nord abbia o meno registrato quel marchio è secondario.
Esistono un sole delle alpi storico ed una sua versione moderna, che è quella usata come simbolo distintivo dalla Lega. Quest'ultimo, a differenza delle pitture o delle incisioni storiche, ha una grafica ben precisa ed unica, usata SOLO dalla Lega e al massimo dai gruppi ad essa vicina. Ed è la stessa versione utilizzata anche nella scuola di Adro, la quale è stata dunque tappezzata di simboli di partito.

Gioann Pòlli ha detto...

rispondo soltanto (oggi carenza assoluta di tempo, domani torno con calma sul resto) all'anonimo delle 8.24: ma tu, il mio pezzo "incriminato", l'hai letto oppure ti accontenti di sparare giudizi dopo aver ascoltato una parte sola?
EPIC FAIL è stata quella degli amici di Repubblica Salentina (ai quali ho risposto in pubblico ed in privato), che nel loro comunicato mi hanno accusato di non aver letto il loro sito... quando invece l'ho anche citato per esteso (anzi, ne ho riportati due, Repubblica Salentina e Istituto Costa) al termine del mio famoso pezzo, invitando i lettori a visitarlo... E, grazie al cielo, scripta manent. Per chi sa e/o vuole leggere, naturalmente.

Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

Giovanni, questo è il sito di Repubblica Salentina

http://www.repubblicasalentina.it/

dove è ben illustrato cos'è l'associazione.

Lascio ai lettori del blog il compito di giudicare quanto possa stare in piedi un paragone tra questo caso e quello di Adro.

Siamo sempre in attesa anche di trovare i famosi simboli della sinistra che secondo il ministro Gelmini sarebbero sparsi nelle scuole.

Gioann Pòlli ha detto...

Anonimo delle 17,12: guarda che - mi ripeto, nel caso in cui non si sia capito - che quel sito lo conosco molto ma molto bene. E sono stato io stesso a pubblicarne l'indirizzo, lo stesso giorno, sul quotidiano la Padania, in conclusione dell'articolo.
Ma, dal momento che si fa finta di non capire il perché dell'accostamento, chiedo qui quello che ho chiesto in chiusura del mio pezzo: se a Bergamo e Brescia vi fossero istituti scolastici pubblici che avessero dato origine a "marchi" come un'ipotetico "Repubblica Orobica", che cosa sarebbe successo?

In ogni caso, gli amici di Rs - che se ne chiamano fuori, questo è chiaro e ribadito e non sarò io certo a volerli "mettere dentro" - sanno benissimo che in Puglia vi sono movimenti piuttosto evidenti che vorrebbero - guarda caso - creare un Salento autonomo da Bari... Non voglio dire di più su un argomento per cui ho parlato a lungo in altre e più opportune sedi (anche intervistato dal Quotidiano di Puglia, che ha riferito molto correttamente il mio pensiero). Ma credo proprio, a questo punto, che ciò che ho voluto dire nel mio pezzo (che, immagino, nessuno di voi ha letto... Prima di "giudicare", sarebbe meglio leggere, non pensate? Oppure giudicate alla cieca?) fosse abbastanza chiaro. E se non lo fosse, me ne dispiaccio. Sarò più chiaro la prossima volta. Fine OT (per quel che mi riguarda).

Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

ps: prima di venire "pizzicato" da qualcuno, è ovvio che quell'apostrofo tra un e ipotetico si tratta di un refuso dovuto alla fretta.

gp

Gioann Pòlli ha detto...

@Damiano Mazza. Ok, hai fatto un bel po' di ironia sui "fini umanitari"... Ti porto un esempio concreto di ciò che si muove in "ambito Lega", pur sapendo benissimo in anticipo che non smuoverà di un millimetro la tua opinione. Ma quantomeno, mi auguro, potrà portare almeno un po' di informazione in più su fatti che non si vogliono conoscere. Esiste, nella galassia delle associazioni vicine alla Lega, l'Umanitaria padana onlus. "Aiutiamoli a casa loro" è il suo motto (ora qualcuno storcerà la bocca o peggio, fate pure). Nel settembre 2006 ho avuto l'opportunità di incontrare ed intervistare padre Jean-Marie Vianney Gahaya, sacerdote cattolico ruandese, miracolosamente scampato al massacro tra dei tutsi da parte degli hutu del 1994. Unico superstite della sua famiglia massacrata a colpi di machete sotto i suoi occhi. Padre Jean-Marie era a Milano nell'ambito di un progetto di cooperazione con l'Umanitaria padana per la costruzione di un centro di formazione professionale a Butare, seconda città del Ruanda. Queste le sue parole, riferite all'emigrazione dal suo continente: «Ci sono forze che stanno lavorando per distruggere l’Africa. È un fenomeno come quello dei negrieri che importavano schiavi in America. Gli africani devono restare in Africa per poter dare un futuro a questo Continente ricco sia di mezzi che di risorse naturali. Sono i nemici dell’Africa quelli che vengono a prendere la nostra mano d’opera». Ecco, molto umilmente, mi permetto di pensarla come lui.

Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

@Gioann:

È vero, il tuo esempio non smuove di un millimetro la mia opinione. Non perché io rifiuti di conoscere certi fatti (ero già a conoscenza dell'Umanitaria padana, se n'era parlato proprio su questo blog in occasione del terremoto ad Haiti) ma perché tali fatti non testimoniano per nulla a sfavore di quanto sostengo: ciò che anima la "base" leghista non è certo la solidarietà ma l'egoismo provinciale e l'intolleranza che ne deriva. Il motto dell'Umanitaria padana ("Aiutiamoli a casa loro") la dice lunga ("casa loro"?!?), specie se completato dal contro-motto rivelatoci proprio da un annunciatiore di Radio Padania ("prima che vengano a casa nostra"--mi permetto di rifrasare in soldoni le sue parole).

Detto questo, non posso che augurarmi che l'Umanitaria padana continui con successo a sostenere la costruzione di centri di formazione in Ruanda o dovunque altro se ne abbia bisogno, ci mancherebbe altro. E speriamo che un giorno, forse anche tanto lontano, ci saranno tanti migranti dall'Europa all'Africa quanti dall'Africa all'Europa, in un mondo dove la qualità della vita sia dignitosa ovunque.

Per il momento, ahimé, quel mondo non è il nostro; e i propositi provicialisti e intolleranti dei dirigenti della Lega non ci aiuteranno certo a costruirlo.

Damiano Mazza

Gioann Pòlli ha detto...

@Damiano Mazza: è chiaro che siamo arrivati al nocciolo della distanza diametrale delle nostre visioni. Ciò che per te connota la Lega è "egoismo provinciale e intolleranza", per me è la "crescita di consapevolezza di massa, da parte dei popoli, dei propri diritti e della propria identità di fronte alla prepotenza di chi sfrutta gli ultimi arrivati per i propri comodi, e di fronte a un potere sempre più autoreferenziale e distante dalle reali esigenze dei cittadini" Resta però un fatto: la "concordanza" piena di intenti tra chi - vedi il discorso di padre Jean-Marie - combatte lo sradicamento del proprio popolo e del proprio continente, con contestuale necessità di avviare uno sviluppo vero e non in chiave di nulla post-coloniale, e chi chiede di non essere sradicato a casa propria. Il mio (personale, nel blog e nella trasmissione radio) definirmi "antagonista allo sradicamento" nasce proprio dall'incontro di queste due valenze.

Infine, un conto deve essere la libertà di un individuo di scegliersi - compatibilmente con le leggi e le usanze del luogo stesso - il luogo del mondo in cui vivere. Altro discorso è il movimento di grandi masse e di grandi comunità a vantaggio dei poteri forti del mondialismo e del neoliberismo, ed a svantaggio sia di chi è costretto a muoversi anziché lavorare per lo sviluppo e la crescita di se stesso e della propria terra, quanto di chi è costretto a ricevere le masse in arrivo, con le conseguenze del caso. Questo è il punto, a mio modo di vedere.

Infine, la Lega ha il compito di veicolare anche le reazioni più estreme agli afflussi immigratori incontrollati verso soluzioni da ricercarsi nell'ambito del diritto piuttosto che nella reazione incontrollata. Perché - l'ho detto in un'altra occasione - non bisogna confondere i piani di comunicazione. Un conto sono le parole (con gli inevitabili eccessi che possono anche saltare fuori in certe occasioni), altro conto la proposta politica e l'azione concreta di governo che si muovono e si esprimono in un quadro legislativo e giuridico piuttosto chiaro. Contestabile fin che si vuole dai fautori del "tutti dentro", ma in ogni caso giuridicamente ineccepibile.

Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

@Gioann:

Già, non c'è alcun dubbio che le nostre visioni sono diametralmente opposte :-) Ci tengo comunque a ringraziarti per il tempo che hai preso a rispondermi, tra l'altro su un blog dove la stragrande maggioranza di chi posta ha opinioni avverse alle tue. Tutto ciò per me non è affatto scontato, credimi.

Non posso che rispettare la tua posizione, ribadendo che la considero soltanto la tua posizione personale, non rappresentativa di un movimento di centinaia di migliaia di persone nato anzitutto da motivazioni economiche provincialistiche ("Roma ladrona", federalismo fiscale, indipendenza della "Padania"; tutti esempi di ciò che chiamo "egoismo provinciale") e che si è in seguito anche fatta la voce di tutti coloro che, poverini, si sentono "sradicati a casa loro" (il che significa semplicemente che non vogliono vedere troppi musi neri, gialli o quant'altro per le strade delle proprie città; ecco perché dico "intolleranza"). Perdonami se, guardando quella che è la storia e la realtà attuale dell'ideologia leghista, quello della lotta contro lo sfruttamento del Terzo Mondo da parte delle multinazionali neoliberiste mi sembra un alibi grottesco, aggiunto a posteriori e ridicolmente posticcio. (Lungi da me dire che lo sia per te, che invece mi sembri genuinamente convinto delle tue idee).

Che poi l'azione di governo della Lega sia giuridicamente ineccepibile suona un po' tautologico: come fai ad essere fuori dalla legge se le leggi le fai tu? Forse vuoi dire che la Lega non ha mai fatto nulla di anticostituzionale? Allora sono proprio contento se veramente c'è qualcuno, come dici tu, che sa "veicolare anche le reazioni più estreme [...] verso soluzioni da ricercarsi nell'ambito del diritto", perché altrimenti in Italia gli archivi della polizia sarebbero pieni delle impronte digitali di tutti gli zingari, i medici sarebbero costretti per legge a fare delazione contro i clandestini, ai fedeli di certi culti sarebbe vietato pregare in comunità, sarebbe illegale vendere kebab o cibo "etnico" nei centri turistici delle città, i genitori riceverebbero sussidi solo se entrambi di origini italiane, sarebbe un reato essere nato o avere i genitori nati al di fuori della Comunità Europea, eccetera, eccetera (oddio, forse alcune di queste sono davvero leggi statali o comunali in Italia, o sbaglio?).

Tornando alle nostre posizioni, se siamo d'accordo che l'immigrazione incontrollata pone problemi sociali, e se siamo d'accordo che ci sono poteri multinazionali che invece di diminuire il divario ricchezza/povertà tra zone del mondo lo incentivano, quello che mi pone ai tuoi antipodi è la mia impossibilità a comprendere come il rifugiarsi in concetti Ottocenteschi (popoli, nazionalità, terra, Stato, cittadinanza, tradizioni) possa minimamente aiutare a migliorare il nostro mondo, quando è proprio di questi concetti che la nostra realtà è schiava ed è proprio per l'attaccamento a questi antichi schemi che non sa reagire alla mondializzazione.

Sarà forse che il concetto di "sradicamento" proprio non lo capisco, pur essendo io stesso un emigrato. "Padroni a casa nostra" non so cosa significhi; per me una casa sono quattro mura e un tetto; nessuna città, territorio o regione di questo pianeta è "casa mia" e anche se così fosse, contrariamente a voi leghisti, non mi sognerei mai di volerne essere il "padrone". Che io sappia, le radici, quelle vere, ce le hanno solo le piante; gli uomini hanno le gambe e, talvolta, le usano per migrare.

Damiano Mazza

daniele sensi ha detto...

"Che io sappia, le radici, quelle vere, ce le hanno solo le piante; gli uomini hanno le gambe e, talvolta, le usano per migrare": molto bello.

Anonimo ha detto...

@ El Salvan

tra l'altro Giuan dovrebbe smentire anche Maroni, che ha implicitamente ammesso che il Sole delle Alpi è un simbolo politico, e il sindaco Lancini ("toglierò i simboli solo se me lo dice Bossi"). Comunque lo Stato sta dando un incredibile segnale di debolezza sulla vicenda e questo credo faccia gioire non poco i nostri amici leghisti, io nel dubbio sto comprando solo capi di abbigliamento verdi :-) (nda per eventuali consiglieri PD alla lettura: è una battuta!).

PF

Gioann Pòlli ha detto...

@Damiano: ti ringrazio molto sinceramente per le tue parole a livello personale. Non sono per nulla scontate, sai? E mi dimostrano che il ragionamento civile e il rispetto sono possibili, anche tra "avversari", al di là degli slogan.

Ciò detto, però, vorrei assicurare che - se è vero che in un movimento complesso e con una base piuttosto ampia come la Lega vi sono inevitabilmente sensibilità diverse al suo interno - dal momento che conosco e seguo il movimento direttamente sin dal primo raduno di Pontida del 1990, ti assicuro che la stragrande maggioranza della base dei militanti - fra i quali abbondano persone di origine meridionale o coniugate con persone del Sud - sono persone schiette e di popolo, ma davvero pochissimo e/o per nulla assimilabili alla categoria dei "rozzi, incivili e intolleranti", come vengono dipinte anche e soprattutto qui. Tutt'altro. Ma questa è la mia esperienza, e non pretendo di imporla a nessuno.

Le parole che Umberto Bossi pronunciava già 25 anni fa sul rischio della globalizzazione e dei "superstati economici", comunque, dimostrano (scripta manent!) che su questo non vi sono "alibi posticci" aggiunti in seguito nel pensiero della Lega, ma idee precise enunciate con molto anticipo e dimostratesi - ahinoi - profetiche. Ma le Cassandre, si sa, hanno la caratteristica di non essere mai prese sul serio. Salvo quando si è fatto tardi.

Sul "diritto" e sulla tautologia, cerco di spiegarmi meglio. Con un esempio, sempre tratto dalla politica: negli Anni '70 i Radicali vantavano un merito, quello di aver ricondotto in Parlamento e in una dialettica politica democratica vaste aree di persone e di pensiero che erano a rischio di finire nel campo della lotta armata. Ed hanno ragione, molto probabilmente.
La Lega oggi ha il merito di ricondurre nell'ambito della dialettica democratica e della formazione delle leggi (certo, sull'immigrazione in senso restrittivo!!) una reazione popolare naturale, istintiva e potenzialmente poco controllabile ai danni provocati dall'afflusso rapido, disordinato e incontrollato (ora un po' meno...) di persone con storie personali e comunitarie molto difficilmente assimilabili con le nostre. Questo è come la penso...

Su ciò che penso invece intorno agli Stati ottocenteschi e sulle vecchie categorie (non proprio lodandole), credo di aver risposto (e non ho ancora finito) molto compiutamente a Panda...

Infine, anche per Daniele, sulle radici: a me sta invece a cuore quel vecchio detto dei nativi americani: soltanto un albero con le radici molto profonde può aver la forza di estendere i suoi rami alti nel cielo! :-)

Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

@PF: guarda, credo che ciascuno dovrebbe fare il suo mestiere, e il mio non è certo quello di smentire un ministro o un esponente politico, che intervengono con ben altri ruoli rispetto al mio, e che quindi seguono una linea che deve tenere conto di tutti gli aspetti sociali, politici, istituzionali e giuridici del caso.

La mia idea resta però questa: il Sole delle Alpi è un simbolo identitario e territoriale molto forte. E, da sempre, la Lega ha ribadito che - benché promosso come simbolo del territorio padano nel suo complesso - non è il simbolo del movimento. Che è e resta l'Alberto da Giussano. Sarebbe come dire che il Drapò piemontese è un simbolo di partito perché lo usa la Lega anche nella sua iconografia, mentre è e resta la bandiera storica del Piemonte, Senza contare che, dagli Anni '90, in questo caso il Drapò è diventato anche l'insegna istituzionale della Regione Piemonte. Stessa cosa per il "Leon" veneto...

Ritengo poi un fatto naturale, e con infiniti precedenti storici, che si possa e si debba - qualora ve ne siano le circostanze "situazionisticamente" accettabili - rivendicare l'uso e l'esposizione di un simbolo territoriale anche dando origine a situazioni "border line" come quella di cui si parla. Fa parte dell'inevitabile evoluzione della società, spesso fatta avanzare da gesti "forti" e poco adagiati sullo status quo...

A titolo strettamente personale, concludo però osservando che il sindaco ha sbagliato a chiamare in causa Bossi circa la decisione in merito ai Soli nella scuola. La decisione è e deve rimanere sua, e deve assumersi la responsabilità della sua scelta (a mio avviso coraggiosa) di fronte ai suoi cittadini.

Gioann Pòlli

Matteo Prandone ha detto...

Il Drapò piemontese è una bandiera storica e istituzionale, che garrisce da tempo sugli edifici pubblici della regione proprio grazie a leggi dello Stato. Il fatto che la Lega l'abbia cooptato nella sua iconografia è ininfluente. Il cosidetto Sole delle Alpi non è affatto un simbolo territoriale nè identitario: per secoli è stato un mero e non univoco elemento decorativo; non è mai stato alzato o esibito da dominanti, da signorie, da comuni, da popoli che in esso si identificavano. Solo oggi è diventato esclusivo marchio ideologico di un partito politico e delle sue bislacche elucubrazioni e rivendicazioni territoriali.

Matteo Prandone ha detto...

Mio nonno contadino era bravo ad intagliare gioghi da buoi nel legno di salice o d'àlbera, e ne faceva per tutti i vicini. L' ultimo lo fece quando ero bambino. Una volta modellato prese il compasso da "meisdabòsch" ( da falegname) e mi disse: "adesso ti faccio vedere una roba". Prima tracciò un cerchio sulla parte piana del giogo, poi, mantenendo la stessa apertura del compasso ma facendo perno sulla circonferenza, tracciò al suo interno sei semicerchi che passavano tutti dal centro. Alla fine l'intreccio dei semicerchi era diventato un fiore a sei petali. "Cos'è nonno?", chiesi io da bambino curioso. "Bah, cosa vuoi che sia. E' un disegno, un ricamo. E' facile da fare, e fa bella figura". Lui non sapeva che quel "ricamo" sarebbe stato battezzato più tardi "Sole delle Alpi", con buona pace di tutti quei popoli che in ogni angolo del mondo lo usarono per decorare i propri oggetti.
Per lui che a momenti ci lasciava le penne sul Carso l'unico simbolo territoriale era un tricolore con uno scudo crociato nel mezzo; l'unico simbolo identitario, la bandiera rossa con una croce bianca che portava in mano il santo guerriero patrono della sua città.

Gioann Pòlli ha detto...

@Matteo Prandone: sul Drapò (che, per inciso, io considero la mia bandiera nazionale) dici esattamente quello che ho detto io, siamo d'accordo.
Ometti però un paio di dati storici: il suo uso moderno fu proposto, a partire dal 1968, dall'élite dei piemontesisti che si ritrovarono per la prima volta nel biellese dando vita alla prima Festa dël Piemont, nel nome dell'Arvira Piemontèisa (difficilmente traducibile con "Rivolta piemontese"). Tra di loro, il grandissimo ed oggi compianto Tavo Burat, e l'altrettanto compianto Barba Tòni Bodrìe, scrittori, letterati in lingua piemontese e d'oc, e strenui combattenti contro ogni inquitità commessa in nome degli Stati e a sostegno delle piccole patrie, dei popoli naturali e di tutte le lingue minoritarie del mondo. Per inciso, Tavo Burat (del quale mi onoro di avere avuto la sua amicizia, e che con tutte le differenze politiche che ci potevano essere sono felicissimo di avere avuto ospite più volte a Radio Padania) ha combattuto una vita anche per i diritti della lingua dei Rom e dei Sinti...

L'uso istituzionale del Drapò risale invece al 1995 quando, con la legge 83 (promossa e voluta con forza, non a caso, dalla Lega...) fu dichiarata bandiera ufficiale del Piemonte e ne venne disposta l'esposizione sugli edifici pubblici a fianco diquella di Stato. Prima Regione in assoluto a varare una norma di questo genere.

Insomma, il Drapò è l'esempio più concreto di come un simbolo storico identitario riscoperto su impulso di un movimento nazionalitario - ancorché soltanto d'élite, fino a quando arrivarono i movimenti autonomisti piemontesi poi confluiti nella Lega Nord - potè divenire un simbolo non solo di una comunità intera ma anche di un'istituzione...

Ma - tu dici- questo è un simbolo sorico, il Sole delle Alpi solo una decorazione... E allora ti porto un altro esempio: la bandiera bretone, chiamata Gwen-ha-du (Bianco e nero, in brezhoneg).

Oggi è l'emblema ufficiale della Regione Bretagna, è su tutti i palazzi pubblici bretoni come da noi il Drapò. Bene, la sua origine non è né storica né trae origine da un simbolo decorativo. E' stata creata di sana pianta dall'architetto e nazionalista bretone Morvan Marchal nel 1925, e da allora utilizzata a livello politico e culturale nel milieu dell'Emsav (il "movimento" politico nazionalista/indipendentista bretone, che nel 1927 la dichiarò "Bandiera nazionale bretone"). Poi, con gli eventi ed il tempo, tutti i bretoni vi si riconobbero. Ed oggi - oltre che sugli edifici pubblici - si trova su ogni confezione di un prodotto di quel territorio...

Questo per dire che la storia ci insegna che nulla è fissato per sempre. Ci si evolve, i simboli "politici" - storici o anche inventati - diventano simboli di comunità o di istituzioni che le rappresentano. Le comunità umane e/o i popoli scompaiono, si risvegliano, si ridefiniscono, si riconoscono. Del tutto indifferenti agli status quo che si vorrebbero immutabili ed eterni.

Gioann Pòlli

Gioann Pòlli ha detto...

ps per Matteo Prandone: affascinante il racconto di tuo nonno. Per inciso, il mio era un "ragazzo del '99" e a combattere nella prima guerra mondiale fu mandato pure lui. Non so se si riconoscesse o meno nella bandiera che tu citi. So solo che in ogni epoca storica gli Stati hanno fatto guerre, giuste o meno giuste, ma a farne le spese sono sempre stati i popoli. E per me la canzone più rappresentativa della Prima guerra mondiale non è la leggenda del piave ma questa qui:

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=47

Gioann Pòlli

Matteo Prandone ha detto...

Conosco bene la Bretagna. La Bretagna è paragonabile per certi versi al Piemonte, e non all'immaginaria Padania. L'attuale bandiera bretone è la rivisitazione grafica dello stemma dei duchi di Bretagna, lo hanno aggiornato ma non hanno inventato niente, nè simboli nè nazioni inesistenti.

Gioann, son sicur che ancheuj Barba Toni e Tavo Burat a 's pijreivo vardia d'esse d' la Lega; e n'avreivo scheur.

Gioann Pòlli ha detto...

Matteo Prandone: la bandiera attuale della Bretagna (la Gwen-ha-du) non è una "rivistazione" dello stemma dei granducati bensì un "clone" di quella statunitense. Con gli ermellini al posto delle stelle... E le nove bande orizzontali alternate nere e bianche a simboleggiare - le cinque bianche - i paesi di lingua bretone e - le sei nere - i paesi di lingua gallo (come spiegò lo stesso inventore, Marchal).

Quanto alle similitudini tra Piemonte e Bretagna, stai parlando a uno dei fondatori dell'associazione Piemont-Breizh... :))

La Padania si pone su un piano diverso. Una "nazione di nazioni" o "confederazione di nazioni" per me, in prospettiva, è la definizione corretta. Quanto all'inesistenza delle "nazioni", stiamo attenti. Un esempio soltanto: la Cecoslovacchia era inesistente prima del 1918. E, prima del 1993, erano inesistenti la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca... E, da quella data, la Cecoslovacchia è tornata intesistente.
E l'Italia era una "nazione" inesistente prima del 1861 (a parte Roma antica e le province cui concesse lo status di cittadinanza...) Il seguito, lo dirà la storia.

Barba Tòni: ha avuto il grandissimo merito di essere stato il primo consigliere regionale piemontese, eletto nelle fila della Lega Nord, a pretendere di parlare in lingua piemontese in Consiglio regionale. Se è davvero ingeneroso tentare di inquadrare e di "risolvere" certe personalità nel quadro di movimento politico, è comunque da rispettare ciò che lui era, anche dal punto di vista della vicinanza politica. Molto ben testimoniato anche dalle telefonate in diretta alla mia trasmissione su Radio Padania, di cui mi ha onorato sino al moento della sua scomparsa. Conservo le registrazioni dei suoi interventi e le metto a disposizione di chiunque le voglia ascoltare.

Tavo Burat. Anarco-libertario, ambientalista, dolciniano e pastore evangelico, lui sì era lontano anni luce dalla Lega Nord. Ma aveva il cuore e l'intelligenza di porsi come interlocutore di chiunque gli chiedesse un parere, un consiglio, una spinta ad andare avanti. E non disdegnava - lo ripeto - di partecipare alla mia trasmissione su Radio Padania, nel corso della quale era libero di dire tutto ciò che volesse.

Qui ce n'è un esempio:
http://linguedialetti.splinder.com/post/21901497/ADDIO+A+TAVO+BURAT,+DIFENSORE+

Qui, poi, un suo scritto, la cui ripubblicazione mi concecsse su la Padania, nel pieno delle polemiche sul "dialetto" a scuola:

http://linguedialetti.splinder.com/post/20679820/lingue-regionali-a-scuola-uno-scritto-di-tavo-burat-restituiamo-ai-giovani-la-fudicia-nella-propria-comunita

Infine, tra i più bei regali di Tavo, la registrazione del celebre discorso di Pier Paolo Pasolini sulle comunità e sulle lingue locali tenuto nel 1975 poco prima della morte. Lo volle presentare proprio nella mia trasmissione, prima ancora di "girarlo" alla provincia di Biella perché lo ripubblicasse.

Molto di cui penso oggi sulle comunità locali e sul diritto dei popoli alle loro LINGUE (non dialetti!!) lo devo proprio a questi due grandissimi Maestri.

Gioann Pòlli

Matteo Prandone ha detto...

Grazie delle spiegazioni sulla bandiera bretone, le conoscevo già. Resta il fatto che nel cuore di essa ci sono le moscature di ermellino, queste si simbolo araldico, territoriale e identitario usato da secoli con questo scopo.
Per la Padania, grazie, ma preferisco una confederazione di nazioni Italiane.
Come avrebbe potuto essere non avesse vinto la linea politica di Cavour e dei Savoia.

Matteo Prandone ha detto...

Prima mi è saltato un pezzo di frase.
Ripeto e completo: "Grazie delle spiegazioni sulla bandiera bretone: le conoscevo già ma è sempre un piacere sentirle ripetere."

Tanto dovevo per non sembrare sgarbato.
Ciareja.

Gioann Pòlli ha detto...

@Matteo Prandone: mersì :)
Su Cavour e (soprattutto) Savoia: concordo in pieno, eccome. Non a caso si piange l'emarginazione di Cattaneo...

Alégar!

Gioann Pòlli

Anonimo ha detto...

buona questa, ah ah...

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