03 luglio, 2013

Hack, lo strambo "elogio" leghista

«Guardate, signori, che la scienza non ha in mano le chiavi per capire la realtà: attraverso un certo tipo di scuola, e tramite i mass media, i nostri ragazzi vengono drogati, dopati mentalmente su questo valore assoluto della scienza. Ai nostri ragazzi viene fatto il lavaggio del cervello». Radio Padania ricorda Margherita Hack, la 'signora dell'astrofisica italiana' spentasi sabato scorso all'età di 91 anni, mettendola sotto 'processo', assieme alla scienza tout court.

Il professor Andrea Rognoni, conduttore della rubrica 'Cultura padana', riconosce a Margherita Hack («la quale va iscritta nel mondo padano, perché nata a Firenze e poi vissuta nella Padania vera e propria») un «impregiudicato giudizio positivo» per «l'enorme sforzo svolto nei confronti della cosiddetta scienza», ma, aggiunge, «io al gioco del silenzio, del cerotto in bocca, non ci sto», perché «lei sicuramente aveva in mano un patrimonio di conoscenze straordinarie, però questo non ti autorizza ad assumere posizioni di sfida nei confronti del mondo religioso, dell'ufologia e dell'alto esoterismo di qualità».

In particolare, Rognoni rimprovera alla Hack «una forte acredine nei confronti dell'astrologia, che non è solo quella banale e stupida fatta oggi in televisione, ma anche quella più profonda già esercitata dagli assiro-babilonesi, poi portata avanti dai greci e dai celti ed arrivata fino ai nostri giorni, un'astrologia scientifica attenta alla sincronicità tra cielo e terra e praticata attraverso meccanismi piuttosto complessi di base matematica». Margherita Hack, secondo Rognoni, «partiva da una non conoscenza della materia, per criticarla in maniera aprioristica, andando verso quella forma di peccato molto grave di sostituirsi a Dio e ammaestrare i polli».

«Alcune conoscenze di base astrofisiche e astronomiche non ti autorizzano ad aver capito tutto dell'universo e del mondo», sentenzia Rognoni. Che avverte: «Attenzione, certe prese di posizione della Hack nei confronti del mondo ecclesiale, o di tutto ciò che secondo lei era pura falsità, portano al cinismo assoluto, al cinismo santificato, alla Chiesa del menefreghismo, dell'egoismo e del materialismo». Per poi concludere: «Anche io sono d'accordo che la scienza è importante, anche io mi sono sempre interessato alla storia della scienza, in primis della scienza padana, ma è dagli anni '60 che la scienza ci bombarda con i suoi assiomi, con l'aria di volerci dire: voi ignoranti buzzurri state comodi davanti alla televisione, che ci pensiamo noi scienziati a risolvere i problemi».

All'indomani della sua morte, simile 'processo', su Radio Padania, era toccato anche a Lucio Dalla . Proprio ospite di 'Padania misteriosa' , il programma di ufologia di Radio Padania, era invece stata, nel 2009, Margherita Hack.

 
 
Daniele Sensi (per l'Espresso)

02 luglio, 2013

Congresso Giovani padani: «Che vadano a fanculo i giovani del Sud!»

(Audio in fondo al post)

Tra cori evergreen («Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!»), improvvise folgorazioni («Che la si chiami macroregione, Padania o Topolinia non cambia nulla») e ardite citazioni («Patria o morte!, come Che Guevara, perché anche lui combatteva in un paese dai problemi molto simili a quelli che abbiamo in Piemonte, Veneto e Lombardia») si è tenuto, domenica, a Milano, il secondo Congresso dei Giovani padani. 

Presiedeva i lavori, il vicesegretario federale della Lega, Matteo Salvini, il quale, nel suo discorso motivazionale sulla disobbedienza, ha citato Walt Disney («Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare»), l'attivista nordirlandese Bobby Sands («Mi girano le palle, perché una delle poche città italiane che hanno dedicato una via a questo patriota è Firenze, con 'Fonzie' Renzi») ed Aaron Swartz, l'informatico statunitense suicidatosi lo scorso gennaio nella sua casa a Brooklyn («Questo 'matto' voleva la libertà, la libertà in Rete; questo matto voleva che gli studi scientifici fossero a disposizione del ricco e del povero - anzi, più del povero, che non se lo può permettere, che del ricco, che può pagare migliaia di euro per andare in qualche grande università»). 

Nel pomeriggio, l'intervento di Roberto Maroni, che, subito dissociatosi dalle due bandiere europee con svastica e falce e martello esposte sul tavolo della presidenza, citando Berlinguer ha spronato il movimento giovanile a far da coscienza critica a chi, come lui, rappresenta «la Lega di governo» («non confondete tattica e strategia: la strategia è l'indipendenza, la tattica non deve farsi tatticismo ed io governo la Regione Lombardia non per governare la Regione Lombardia ma perché si formi la macroregione del Nord, che è la Padania. Sono stato io a leggere la dichiarazione di indipendenza a Venezia»). 

Nel mezzo, a uno a uno sul palco, i coordinatori provinciali (solo quelli lombardi) e 'nazionali' (leggasi: regionali) del Movimento giovani padani. Recriminazioni («Della candidatura del Trota non ci ha dato fastidio che uno, magari poco capace, ci passasse davanti, bensì che Bossi preferisse il suo figlio biologico a ognuno di noi, che siamo comunque figli suoi»), vicendevoli rimproveri («Si era detto niente pausa pranzo, ma alcuni di noi hanno parlato davanti alla platea vuota perché si è scappati tutti al McDonald's dopo che un minuto prima avevamo gridato: "rivoluzione!"»), perorazioni dell'abusivismo, ché il rispetto delle regole è da 'altri' che lo si pretende («Questa è la strada per dire addio a questo stato di merda, testa bassa verso la meta con attacchinaggi abusivi e scritte abusive»). E, poi, capi delegazione all'Europarlamento (Lorenzo Fontana), che quando dicono 'Europa dei popoli' chissà a cosa pensano («Una cosa positiva, quelli dell'Europa, l'hanno fatta: hanno chiuso la tv greca. Speriamo facciano lo stesso anche in Italia»), e antimeridionalismo spinto.

Luca Salvetti, dei Giovani padani Valle Camonica: «Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!». Michael Quercia, Giovani padani della Romagna: «Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi i paesaggi, al Sud, il problema è la gente che ci abita. Loro sono così, ce l'hanno proprio dentro, il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po' il culo». 

Di questi ultimi interventi, riporto, qui sotto, l'audio. In coda, Eugenio Zoffili, coordinatore uscente lombardo e attuale responsabile segreteria dell'Assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia: «Chi tocca un giovane padano, tocca tutti i giovani padani. Se lo mettano in testa le forze dell'ordine e la magistratura, che per quattro scritte sui muri mandano in tribunale i nostri giovani. Le pattuglie della polizia e i magistrati non rompano i coglioni ai nostri giovani. Questo Stato italiano di merda non ci piegherà mai».

 

18 giugno, 2013

«Bruciamo gli immigrati»

Rossella Colombo è consigliere della Lega Nord a Palazzo Pignano, nel cremonese. Responsabile di un locale sportello del cittadino, sue sono anche le deleghe alle Parti opportunità, Politiche giovanili e della famiglia. E' presente su Facebook, dove condivide foto del fiero militante: gazebo, volantinaggi, cene sociali del Gruppo politico femminile e in pizzeria con Umberto Bossi, seduta alla sua sinistra. Avversa all'immigrazione, politicamente «di destrissima», Rossella Colombo, che sogna tuttavia di emigrare a sua volta, ma «su altri pianeti, sperando di non trovare anche là quelle cacche suine di islamici», commenta così la vicenda di Dolores Valandro , la consigliera padovana espulsa dalla Lega dopo essersi chiesta, su Facebook, come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge: «E quando “gli amici” della Cécile, cioè gli islamici che seguono la legge coranica, dicono che tutte le donne bianche devono essere stuprate, cosa dobbiamo fare? Vogliamo da lei, cara ministra, una valanga di scuse per tutte noi donne bianche». 


Solidale con la collega padovana, Rossella Colombo ha immediatamente aderito al gruppo di sostegno “Io sto con Dolores”. Lì qualcuno scrive: «A Padova, più del 50% della case sono date agli immigrati. Speriamo che arrivino al 100%, così si può fare un unico rogo». Rossella Colombo clicca “mi piace”, ma poi “avverte”: «Attenzione: il loro fuma inquina, essendo delle grandissime merde». «Volendo si possono sotterrare, fanno concime», è la replica di un altro.

Nato per rivendicare la “provocazione” di Dolores Valandro («Ha espresso, con un'immagine forte, quello che tutti pensiamo. Non ha detto: “Spero che la stuprino”, ma solo che dovrebbe passarci anche lei per comprendere quello che si prova, dal momento che non ha fiatato per tutte le nostre donne stuprate dai suoi conterranei»), il gruppo Facebook “Io sto con Dolores” (3600 iscritti, ma, se “invitati”, l'adesione è automatica) raccoglie militanti leghisti ed ex leghisti, ma anche simpatizzanti di Forza Nuova, della Fiamma tricolore o semplici nostalgici («Non c'è distinzione tra fascista e leghista, tra lombardo e siciliano. Siamo tutti uniti per una causa comune»).

Aderiscono inoltre il segretario regionale lombardo di Alba Dorata e quello di “Alba dorata città di Marano”, il quale propone: «Vivisezionate la Kyenge come una cavia negra da laboratorio». Una galassia trasversale dell'estrema destra che, “ironizzando” («La Kyenge stuprata? Ma da chi? Forse da un orango arrapato»; «Difficile che un violentatore non vada così tanto per il sottile»; «Non corre quel rischio, anche se ci spero ogni giorno»), augura alla «scimmia congolese di andare sotto un camion», perché «lo stupro è troppo poco, lei e tutta la sua stirpe non sono degni di stare sulla terra»: «non ci vuole lo stupro, ci vuole il piccone», scrivono alcuni.

Uno degli amministratori del gruppo («Con Bossi, un ministro di colore clandestino non sarebbe mai passato») invita alla moderazione: «I messaggi violenti o diffamatori saranno cancellati». Taluni si mettono quindi a dibattere della «puzza delle nere» («Ci sono anche delle bianche che puzzano, ma una bianca basta che si lavi, loro invece puzzano come fogne, vadano con i ratti»), mentre altri ragionano su come fare «piazza pulita» degli immigrati: «Prendiamo tutti il manganello»; «Spariamo a vista ai gommoni»; “Spariamo ad altezza uomo; anzi, ad altezza scimmia»; «Lanciafiamme!». Un ex membro della segreteria leghista toscana, è più pragmatico: «Quando arrivano, vanno lasciati in mare; gli altri vanno sedati come gli animali selvatici dei documentari, sparando delle punturine, si imbarcano e si rimpatriano». «Ammazziamoli tutti», taglia corto uno.

Nel gruppo, insulti e minacce anche per Said Chaibi, il 22enne consigliere di origini marocchine eletto a Treviso nelle liste di Sinistra e Libertà («Un marocchino di merda, io credo che non ci sia abbastanza benzina in Italia per tutte queste persone. Spero nasca una rivolta, oramai io sono per il sangue»); per il deputato democratico Khalid Chaouki («Tanti schiaffi a lui e alla sua razza»; «Muori bestia, marocchino di merda»; «Speriamo se ne torni a casa sua prima che ci incazziamo sul serio»), e per Mara Carfagna, che la settimana scorsa aveva condannato le parole di Dolores Valandro («Qualche negrone che violenta pure lei?»).

Tra gli iscritti, anche Diego Lorandi, dell'associazione Guerrieri padani (diverse volte ospite di Radio Padania Libera), che contesta al suo partito l'espulsione di Dolores Valandro: «Tutti i leghisti vanno difesi. Tutti, sempre! La dirigenza del politically correct ci manderà a quel paese». Della medesima opinione sono la sezione Lega Nord di Fara d'Adda («Le migliaia di adesioni a questo gruppo sono la voce della base») e altri militanti che non si spiegano come la Lega di Borghezio e Gentilini possa aver espulso «chi, infischiandosene del politicamente corretto e dimostrando buonsenso, ha avuto il coraggio di dire ciò che pensa». Esplicitamente contestati il segretario federale («Maroni, impara da Dolores!») e Flavio Tosi, di cui qualcuno pubblica una vecchia foto che lo ritrae, in posa, dopo la condanna definitiva per istigazione all'odio razziale, al fianco della finta lapide dell'allora capo procuratore di Verona Guido Papalia.

Accuse alla Lega di aver «calato le braghe» anche nelle telefonate a Radio Padania Libera. «Quella è l'anima popolare della Lega, della Lega vera»; «Maroni e Tosi sono i liquidatori della Lega Nord»; «Maroni e Tosi l'hanno messa al muro», è l'opinione dei più, per i quali Dolores Valandro andava richiamata, non espulsa. Per un ascoltatore, emblema della «Lega afflosciata e rammollita» è Matteo Salvini: «Quando vedo Salvini in televisione che se ne sta in un angolo con il tablet in mano e comunica con il tablet, mentre gli altri attorno a lui picchiano i pugni sul tavolo, a me girano i coglioni».

I conduttori condannano le parole della consigliera padovana («parole deliranti, vomitevoli, ributtanti»), ma gli ascoltatori rilanciano: «Che bisogno ha la Kyenge della scorta? In fondo loro, bene o male, sono tutti uguali: se uno la vede in giro, chi va a pensare che è una ministra?». E ancora: «Non c'è mai stato un nero o una nera che abbia preso il Nobel. Traetene le vostre conclusioni» (dicendo, tra l'altro, una falsità storica). Condanna netta anche da parte di Pierluigi Pellegrin, che ogni giorno su Radio Padania conduce una rassegna stampa sui delitti commessi da cittadini stranieri (e da italiani di origini meridionali) nel nord Italia: «Io predico la libertà di linguaggio, ma davanti a quell'orrendo pensiero rimango interdetto». Pellegrin avanza però un dubbio: «Ci sono dei conti che non mi tornano, in questa vicenda, c'è qualcosa di zozzetto, qualcosa di un po' sporchino, sento puzza di bruciato, quindi eviterei di parlarne, perché, a parlarne, secondo me si fa il gioco di qualcuno che vuole manipolarci, non solo di quelli che attaccano le Lega a ogni piè sospinto, ma anche di qualcun altro, e a me questo gioco non piace».

Pellegrin allude forse a quella che, in Rete, per molti militanti di “fede” bossiana è una precisa accusa: Dolores Valandro era tra quanti avevano contestato Flavio Tosi nell'ultima Pontida e, cogliendo la palla al balzo, l'attuale dirigenza si sarebbe liberata di un'altra dissidente tramite quella che lo stesso quotidiano La Padania ha definito “un'espulsione a tempo record”.

Daniele Sensi (per l'Espresso)

Consigliera leghista: «Bruciare gli immigrati? Attenzione, però, il loro fumo inquina»

Rossella Colombo è consigliera della Lega Nord a Palazzo Pignano, nel cremonese. Sue le deleghe alle Pari opportunità, Politiche giovanili e della famiglia. Scrive, su Facebook, a proposito della consigliera leghista che si chiedeva come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge: «E quando gli "amici" della Cécile dicono che tutte le donne bianche devono essere stuprate, cosa dobbiamo fare? Vogliamo da lei, cara ministra, una valanga di scuse per tutte noi donne bianche».

Si definisce «di destrissima», sogna di emigrare «in altri pianeti, sperando di non trovare anche là quelle cacche suine di islamici» e, quanto alle case popolari consegnate a famiglie straniere, commenta: «Attenzione, però, ad appiccare roghi, perché il loro fumo inquina, essendo delle grandissime merde».



 L'articolo completo, qui.

(per il blog dell'Espresso)

14 giugno, 2013

Quell'altro leghista che aveva invocato lo stupro e che oggi Maroni chiama "maestro"

Giancarlo Gentilini, nel 2007: «Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Come sapete, ieri ho dato notizia di Dolores Valandro, la consigliera di quartiere leghista che, su Facebook, si chiedeva come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge. Parole ripugnanti subito rimbalzate, con sgomento, in Rete, e quindi riprese, con altrettanto sgomento, dai media. Immediata la reazione, trasversale, di partiti e istituzioni. E, immediate, le parole di condanna di Luca Zaia («Un post vergognoso che ha insultato anche i veneti e il Veneto»), Flavio Tosi («Un'espressione inqualificabile, violenta e demenziale) e Roberto Maroni: «Non conosco la Valandro, ma stasera sarà espulsa».

Nel pomeriggio, Dolores Valandro aveva provato, maldestramente, a difendersi: «Si trattava di una battuta detta in un momento di rabbia, questo è un mio modo di sfogarmi. Chiedo Scusa».

Di momenti di rabbia, per la verità, la Valandro deve averne sovente. Sempre riferendosi al ministro Kyenge, scriveva, infatti, su Facebook il 22 maggio: «Tornatene in Congo, brutta scimmia»; il 18 maggio: «Senti un po', brutta bertuccia, ti pago io volentieri il biglietto di sola andata per il tuo paesello, hai capito che stai rompendo un po' troppo le palle??»; il primo maggio: «Vai a comandare a casa tua, capra cioccolatosa!»; il 2 giugno: «Meglio se cambi spacciatore, ministra, o meglio ancora se ti cuci la bocca una volta per tutte!. E ancora: «Ma va a ciapar i rat, brutta scimmia»; «Sempre più schifata di avere in Parlamento una ministra nera e musulmana»; «Ma quando ti tapperai quella brutta boccaccia, sei ospite nel nostro Paese, tornatene nella tua giungla selvaggia!»; «Vade retro Satana nero, ritorni nella sua giungla, le banane l'aspettano con ansia!».

Di "fede" bossiana, Dolores Valandro si era appena vista annullare la sospensione dai probiviri della Lega Veneta per le contestazioni a Flavio Tosi dello scorso 7 aprile a Pontida. Per questo motivo, diversi militanti leghisti, rilevando  che «simile linguaggio l'ho sentito per anni nelle sedi della Lega» e chiedendosi come mai «la stessa condanna non è stata fatta nei confronti di Gentilini e Borghezio le innumerevoli volte che hanno offeso pesantemente gli immigrati», ora accusano: «L'espulsione è un pretesto per far fuori i dissidenti».

Scrive, a questo proposito, Gad Lerner:

Inutile che Flavio Tosi annunci l’espulsione della consigliera Dolores Valandro. Le schifezze e le minacce e i richiami a crimini razzisti del passato sono un armamentario con cui la Lega convive dai suoi inizi, riservando al suo interno uno spazio autorizzato alle peggiori ideologie reazionarie. Stupirsi perchè un movimento che manda Mario Borghezio al Parlamento europeo poi deve fare i conti con chi promette violenza a chiunque vive come diverso? Fingere dissociazione da Dolores Valandro pochi giorni dopo aver candidato Gentilini a sindaco di Treviso, sì, quel gentiluomo che prometteva di sparare agli immigrati “come ai leprotti”?

Gad Lerner fa l'esempio dei “leprotti”. Io ne avrei fatto un altro.

Era il settembre del 2007. In polemica con quanti avevano votato a favore dell'indulto dell'anno prima e a seguito di un orribile fatto di cronaca, rivolgendosi all'allora ministro dell'Ambiente, Giancarlo Gentilini rilasciò questa dichiarazione:

«Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Nemmeno dieci giorni fa, Flavio Tosi, Roberto Maroni e Luca Zaia erano a Treviso, per sostenere la candidatura a sindaco di Gentilini. Flavio Tosi, sul palco: «Tosi ha copiato da Gentilini il modo di fare il sindaco»; Luca Zaia: «Io sono qui a rassicurare i fedeli che quel signore lì continuerà il suo Vangelo»; Roberto Maroni: «Io ho imparato a fare il ministro dell'Interno dal sindaco Gentilini. Gentilini è un maestro, un punto di riferimento. Lui è lo sceriffo numero uno, io sono lo sceriffo numero due».

(per il blog dell'Espresso)

12 giugno, 2013

23 maggio, 2013

Tutto Borghezio 1990-2013

«Gli immigrati dal Terzo mondo portano a Torino lebbra, tubercolosi e altre malattie infettive. Nessuno vuole parlare chiaro sulle conseguenze dell'immigrazione, nessuno vuole dire che extracomunitari è uguale a propagazione di malattie». (12 novembre 1990)

«Chiediamo quali misure siano poste in atto per prevenire il contagio da Aids visto che una parte non indifferente degli immigrati extraeuropei presenti a Torino proviene dalle regioni dell'Africa centrale dove l'incidenza dei soggetti sieropositivi non è inferiore al 30 per cento della popolazione». (13 novembre 1990)

«Facendo riferimento alla ventina di immigrati che sono stati colpiti dal bacillo di Koch chiediamo al ministro della Sanità se non sia giunta l'ora di adottare per gli immigrati extracomunitari un passaporto della salute e con esso adeguate norme di prevenzione e cura di malattie come Tbc, Aids, morbo di Hansen di cui detti soggetti possono essere portatori anche inconsapevoli». (2 marzo 1993)

«La libertà siete voi monarchici. Viva il Re, via Umberto II!». (Inaugurazione parco Umberto II, Tuscania, 25 settembre 1994)

«Occorre dotare la polizia di armi con proiettili di gomma, perché come può difendersi un poliziotto in caso di fiammate collettive di violenza causate per lo più dall'alcol, contro il quale, si sa, i maghrebini sono geneticamente indifesi? come difendersi da una massa di persone eccitate dall'alcol e con una propensione storica all'uso delle lame? Ecco perché le pallottole di gomma: per non rischiare il contatto diretto e per non beccarsi una sciabolata o l'Aids». (7 novembre 1995)

«Perché non facciamo ai profughi albanesi il test dell'Hiv, così, intanto, vediamo come stanno?» (27 marzo 1997)

«Via, andate via, Novara non vi vuole. Basta con la prostituzione di colore. Tornate a casa vostra, stasera qui non si batte». (Blitz antiprostituzione alla stazione di Novara, 19 febbraio 1999)

«Il brano presentato a Sanremo da Ivano Fossati sostiene la tesi buonista sul tema dell'immigrazione, oggetto di campagna di un referendum. Si chiede quindi un intervento della Commissione di Vigilanza in materia di tutela del pluralismo». (25 febbraio 1999)

«Gli scompartimenti dei treni tra Torino e Milano sono diventati quasi monopolio delle prostitute nigeriane che hanno imposto, dopo la loro presenza, anche il loro comportamento e i loro odori agli altri utenti abituali. Al momento, l'unica soluzione, per tamponare la situazione, sono le carrozze separate». (6 febbraio 1999)

«L'altro giorno ci hanno fermati, non avevamo né mazze, né bastoni, solo qualche fiaccoletta innocente. Certo, qualche filo di palandrana, se prendeva fuoco, non c'era niente di male, ma questi imam, che confondo il nostro paese con una terra di conquista, se lo mettano bene in testa: o provvede lo Stato, con la nuova legge, o andiamo a pigliarli noi per la barba, uno per uno, e li buttiamo fuori a calci nel culo». (Milano, 9 dicembre 2001) GUARDA

«L'immigrazione è come il morbillo, se non la si affronta seriamente peggiora e diventa pericolosissima». (15 maggio 2002)

«Noi che siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il Tricolore». (da 'Bruciare il Tricolore', 2006) GUARDA

«Noi siamo celti e longobardi, non siamo merdaccia levantina o mediterranea, noi, la Padania bianca e cristiana, quelli di Lepanto, con le bandiere del cuore crociato». (da 'Bruciare il Tricolore', 2006) GUARDA


«Una soluzione semplice per i rifiuti di Napoli ci sarebbe: basterebbe regalare la Campania e il Sud alla Corona di Spagna. Se li tengano pure. La monnezza di Napoli se la prenda pure qualcun altro, noi manco per il cazzo». (Pontida, 1° giugno 2008) GUARDA

«È necessaria una scuola di formazione europea, dobbiamo creare una comunità studentesca di soldati politici che siano capaci di tener testa, fisicamente, ai nostri avversari: soldati politici nell'Europa dei Popoli!» (Francia, Convenzione identitaria, ottobre 2008) ASCOLTA

«I grandi giornali hanno oscurato misteriosi riferimenti, nel discorso di investitura pronunciato da Barack Obama alla Convention del Partito democratico, ad un personaggio, Gioacchino da Fiore, guarda caso icona degli ambienti esoterici occulti». (Radio Padania, 20 gennaio 2009)

«Bisogna entrare nelle piccole amministrazioni, occorre insistere molto sul carattere regionalista del movimento. E' un buon modo per non essere subito considerati fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera... ma, sotto sotto, siamo sempre gli stessi». (Telecamera nascosta di Canal Plus, meeting degli Identitari francesi, marzo 2009) GUARDA

«Non è ormai un mistero per nessuno che le superpotenze spaziali -Stati Uniti, ex Unione Sovietica e le grandi organizzazioni militari come la Nato- abbiano tenuto nascosto, o quantomeno riservato, ogni riferimento e ogni notizia riguardanti apparizioni di oggetti non identificati. È quindi legittimo richiedere che tutti i dossier che sono stati tenuti gelosamente riservati o nascosti vengano resi accessibili affinché tutti possano prenderne visione e vi sia una divulgazione anche a scopo scientifico di questa realtà, perché l'avvistamento di oggetti non identificati non è fantasia, ma è realtà. C'è stata una volontà politica tesa a oscurare quegli avvistamenti che non possono essere spiegati con comportamenti visionari. Credo su questa questione si abbia diritto di vedere tutta la documentazione disponibile: in questo senso, mi sono detto ben lieto di presentare un documento, e di offrirlo anche alla firma di altri colleghi, per chiedere che venga tolto il segreto apposto. Credo che questo si possa fare in sede di Parlamento europeo e mi farò parte attiva perché anche ci rappresenta in Consiglio d'Europa faccia la stessa cosa». (Radio Padania, 18 agosto 2009) ASCOLTA

«Non è per mancanza di solidarietà, ma un sano realismo padano ci ha fatto capire che l'Abruzzo terremotato è un peso morto» (11 gennaio 2011) ASCOLTA

«Il club Bilderberg è una consulta occulta di potere, volta al sovvertimento dell'ordine tradizionale, che manipola i popoli attraverso l'informazione, complottando e tramando alle loro spalle e pianificando, segretamente, eventi che, successivamente, appariranno come casuali, eventi che vanno dall'elezione di presidenti degli Stati Uniti, che non si sa da dove siano saltati fuori, a quella di sindaci come Pisapia, cretini di turno dietro i quali è facile intravedere signori dell'alta finanza» (Radio Padania, 10 giugno 2011)

«La nostra voglia di libertà è sempre la stessa, non siamo cambiati, siamo sempre quei padani duri e puri che vi faranno un culo così. Clandestini, sindacalisti, comunisti di merda, noi qui non vi facciamo passare» (Brescia, luglio 2011) GUARDA

«La strage di Oslo è una vicenda esemplare che fa capire che le strade del buonismo portano all'inferno. L'ideologia della società aperta crea mostri. Breivik (l'attentatore, ndr) è il risultato della società aperta e multirazziale. Quando una popolazione si sente invasa, nascono fenomeni di reazione che possono portare anche ad eccessi, naturalmente da condannare. Breivik è espressione di un'insofferenza che nasce da un certo clima. Io ho ritrovato nelle sue posizioni molti temi comuni a tutti quelli che vengono definiti populisti e antislamici, le cui posizioni non portano certamente alle stragi. Direi che sono emerse sue posizioni sicuramente condivisibili, come l'opposizione all'Islam e l'accusa esplicita all'Europa di essersi arresa all'islamizzazione ancora prima di combattere. Al netto della violenza, alcune sue idee sono buone e, in qualche caso, ottime. (25 luglio 2011) GUARDA

«Il nazismo va condannato, ma quello che era il suo ministro dell'Ambiente è stato uno dei precursori dell'ecologia». (17 maggio 2012) GUARDA

« Fa benissimo Flavio Tosi a tenere la foto di Giorgio Napolitano nel suo ufficio, perché un sindaco si deve preparare a tutti gli eventi: se domani, disgraziatamente, il presidente della Repubblica morisse, lui è già li pronto, gli basta solo mettere un nastrino nero. È un sindaco previdente». (3 luglio 2012) ASCOLTA

«Ormai l'America è meticcia, è multirazziale. Con Obama ha vinto questa America qua, che mi sta un po' sul cazzo. Tuttavia Obama è un bravo ragazzo, si è fatto da sé - naturalmente con l'appoggio delle società segrete. È come Clinton: un emerito coglione che improvvisamente diventa un grande personaggio. Ma Obama non ha mica solo dei torti, ha anche dei meriti. Il Ku Klux Klan è rigoglioso come non mai, c'è una sua risorgenza grazie ad Obama». (8 novembre 2012) ASCOLTA

«Di Cécile Kyenge mi è rimasta impressa l'espressione, che non mi ha colpito particolarmente: so che è un medico oculatista, ma mi è sembrata la classica aria della casalinga, della brava casalinga. Il problema non è che sia di colore, ma mi sembra una scelta del cazzo, un elogio all'incompetenza. Io, al ministero dell'Integrazione, ci avrei visto bene un Gentilini, che è un uomo equilibrato, con grande esperienza di integrazione». (29 aprile 2013) ASCOLTA

«Con questo governo del bonga bonga viene voglia davvero a tutti di fuggire dall'Italia. Questa, la casalinga di Modena (riferito al ministro Kyenge, ndr), non si è ancora insediata e già dice che bisogna cambiare le leggi sulla cittadinanza. Se si può dire 'negra'? Si può pensare. Per adesso il pensiero non è ancora perseguito». (5 maggio 20013) GUARDA

«Io sono stato il primo politico torinese a mettere piede nella prima moschea, che è stata inaugurata a Porta Palazzo. Questo dimostra che da parte mia e da parte della Lega non c'è mai stato un sentimento xenofobo, meno che mai razzismo o spregio verso questa religione, c'è stato invece un atteggiamento di apertura, di cordialità, di ospitalità». (Trasmissione Rai) GUARDA

Daniele Sensi (per l'Espresso)