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18 maggio, 2011

Francia, "Berlusconi peggio di Strauss-Kahn"

Le Nouvel Observateur, Le Monde e Libération, ma anche Le Parisien, Le Point e il conservatore Le Figaro: sono molti i quotidiani e i settimanali francesi che in questi giorni paragonano l'affaire Strauss-Kahn al Rubygate (nell'Africa francofona, il web magazine ivoriano Abidjan.net si chiede se la Costa D'Avorio, in fatto di punibilità dei potenti, non possa un giorno ambire a diventare se non come gli Stati Uniti, almeno come l'Italia, dove "sebbene Berlusconi continui a sfuggire alla giustizia, il sistema giudiziario ha comunque il merito di aver posto un problema di etica"). 

Su France Culture, emittente della radio pubblica francese, lo scrittore e giornalista Jean-François Kahn (Le Monde, L'Express, Marianne), si spinge oltre, affermando che la stampa deve riconoscere a Dominique Strauss-Kahn una presunzione di innocenza che, a fronte di "numerose testimonianze, intercettazioni e sostanziali ammissioni da parte dello stesso Berlusconi", non è invece dovuta al premier italiano.

15 febbraio, 2011

07 febbraio, 2011

"Il dossier Berlusconi" di Arte Tv, tradotto e sottotitolato in italiano

Tradotto e sottotitolato in italiano, "Il dossier Berlusconi - Il ruolo di Berlusconi nella Loggia P2", la docu-inchiesta trasmessa, martedì scorso, dall'emittente franco-tedesca Arte Tv in apertura di una serata televisiva dedicata all'enigma Berlusconi e al mistero di un popolo che "nonostante l'enormità degli scandali, continua a dargli fiducia".

01 febbraio, 2011

"P2, mafia, scandali e disprezzo di ogni legge: come può quest'uomo rimanere al potere?" Indagine della tv franco-tedesca sull'Italia di Berlusconi


Appuntamento speciale, questa sera, su Arte Tv con "L'Italia di Berlusconi", una serata-evento nel corso della quale l'emittente franco-tedesca a vocazione europea si porrà un solo interrogativo: "Come può quest'uomo, che colleziona scandali e le cui dichiarazioni scioccano l'Italia e i paesi esteri, rimanere al potere?".

Si comincerà alle 20.40 con "Il dossier Berlusconi" (sottotitolo: "Il ruolo di Berlusconi nella loggia P2"), per poi proseguire, fin oltre le 23, col reportage "E' uno di noi. Cineasti in viaggio in un'Italia populista".

Per gli spettatori europei che vorranno approfondire l'argomento, Arte Tv ha inoltre già predisposto, sul proprio sito, una sezione dedicata, con interviste ("Viva Mussolini", "Il trionfo della banalità"...), libri e, durante la messa in onda, possibilità di chattare con Gian Paolo Accardo, condirettore di Presseurope.

Sempre sul sito, è fin da ora possibile visionare alcuni estratti ("Ricette di un successo: Berlusconi e la mafia", "Berlusconi e i media, ovvero assenza totale di scrupoli e disprezzo di ogni legge"...) di ciò che andrà in onda nel corso dello speciale.

Di seguito, il promo televisivo ("Una tragicommedia all'italiana") della serata:

 Aggiornamento: "Il dossier Berlusconi" di Arte Tv, tradotto e sottotitolato in italiano

23 settembre, 2010

Trova la differenza

L'estrema destra nei parlamenti europei, secondo Le Monde:

(e si potrebbero citare anche AlJazeera, BBC o il canadese National Post). Questa, invece, l'estrema destra in Europa, secondo il Corriere della Sera:

Dice: sì, ma il Corriere si limita a segnalare le formazioni di estrema destra di tipo tradizionale, di ispirazione neofascista o neonazista. Sbagliato: in mappa mette anche la "Nuova alleanza fiamminga", "né di destra, né di sinistra" , autonomista e indipendentista.

13 maggio, 2010

10 maggio, 2010

Le Monde: "Sandro Bondi, un ministro che ha il vizio di scrivere poesie. E, ahinoi, di pubblicarle"

Il francese Le Monde, riferendo del boicottaggio da parte del governo italiano del festival di Cannes (causa presenza, fuori concorso, del film Draquila di Sabina Guzzanti), delinea un breve ritratto del nostro ministro della Cultura: 

"Sandro Bondi, ministro italiano dei beni culturali, pratica la poesia. Sovente dedica delle rime alle sue colleghe di governo. Ciò che è peggio, è che talvolta le pubblica. Inoltre ama il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di un amore che rasenta la devozione. E' per lui che ha gettato alle ortiche gli ideali comunisti della propria giovinezza. E quando si attenta all'immagine del suo idolo, è capace di mostrare i denti"

Il corrispondente di Le Monde ricorda inoltre i "precedenti illustri" di questa "insofferenza che porta il governo Berlusconi a tacciare di 'diffamazione dell'Italia' qualsivoglia critica": 

"Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce, produttore e regista durante il regime fascista, se ne uscì furioso dalla proiezione di Ossessione, di Luchino Visconti (1942), gridando: "Questa non è l'Italia!". Nel 1948, il futuro presidente del consiglio, Giulio Andreotti, volle interdire Ladri di biciclette di Vittorio De Sica e altre opere neorealiste perché diceva che restituivano una immagine "deprimente" del paese. Ma loro, almeno, i film prima li guardavano".

14 marzo, 2010

Stampa estera: "Cari italiani, troppi scandali senza conseguenze: non crediamo più ai vostri appelli"

La settimana scorsa rilevavo una sopraggiunta sostanziale indifferenza della stampa estera per quanto sta avvenendo nel nostro paese. Possibile, mi chiedevo, che, proprio ora,  i corrispondenti stranieri, sempre pronti a riferire di festini e boutade, decidano di volgere lo sguardo altrove?  

Eric Valmir, giornalista della radio pubblica francese, (mi) risponde sul suo blog. Una riflessione sincera, e per noi scoraggiante. A furia di gridare al fascismo nessuno crede più ai nostri appelli, sembra dirci. E non perché non vi siano serie minacce alla tenuta democratica delle nostre istituzioni, ma perché ogni volta pare che debba venire giù il mondo, ma poi noi -noi italiani, noi cittadini indignati, noi opposizione- finiamo sempre col voltare pagina. Pronti ad abbaiare al vento per un nuovo, immancabile scandalo. Perché mai all'estero dovrebbero prendere sul serio minacce nella cui gravità, alla prova dei fatti, noi per primi dimostriamo di non credere? Meglio allora concentrarsi sulla cooptazione politica di veline e vallette: almeno si ride, e ci si rifà gli occhi. 

Traduco:

Ma che fa la stampa estera? Dorme? Il Web italiano s'interroga. I media del mondo intero accennano appena al caso scoppiato attorno alle liste elettorali del Pdl. Nel corso di una conferenza stampa, ce lo hanno chiesto anche i giornalisti italiani: "Perché tanto disinteresse per una questione tanto importante?" Un collega tedesco ha replicato: "Nella Bassa Sassonia, a fronte di un biglietto ordinario la compagnia aerea ha fatto viaggiare in business class un ministro, Christian Wulf, che se ne andava in vacanza a Miami con la famiglia. Ne è derivato un tale scandalo che il ministro si è visto costretto a pagare la differenza. Mentre le vostre truffe e i vostri malaffari non incuriosiscono più nessuno. Da noi è surreale e incomprensibile".  

Per quanto a Parigi il contesto di riferimento sia differente, anche i francesi devono riconoscere che il "caos liste" non ha appassionato le direzioni di redazione: "L'ennesima polemica all'italiana che finirà come tutte le altre, con un provvedimento ad hoc".  

Sul suo blog, Daniele Sensi si pone il medesimo interrogativo: "Mi sorprende che i giornali d'Oltralpe non abbiano ancora riferito di quanto qui stia avvenendo. Forse ai corrispondenti stranieri torna difficile dover spiegare, in una sola cartella, l'assetto istituzionale italiano e le regole del nostro sistema elettorale. Note di stampa sono ovviamente uscite. Ma la sensazione è che non si ci renda conto di quanto grave sia ciò che si è verificato. Escort e festini sono più mediatici di un decreto legge". Il blogger si chiede se non occorra andare in aiuto dei corrispondenti stranieri organizzando una vasta consultazione popolare, giusto per vedere l'effetto che fa. (...)  

E' vero. Vista da Parigi, Londra, Washington o altrove, la confusione che anima la campagna delle Regionali non riveste una grande importanza. E' evidente che la manifestazione di domani (di ieri, ndt) della sinistra e quella dei sostenitori di Berlusconi del 20 marzo godranno di una visibilità internazionale più ampia. Ma la tiepidezza della stampa estera non è dovuta solo alla complessità di un decreto legge. E' dovuta anche al contesto. Nelle ultime settimane, scandali ed episodi di corruzione si sono fatti quasi quotidiani. Ad ogni livello, l'intreccio eletti/mafia/imprese fa bella mostra di sé sui giornali.  

Davvero sorprendente la vicenda Fastweb/Scaglia. Silvio Scaglia, fondatore di uno dei più grandi imperi italiani, Fastweb, in prigione. Mandato d'arresto anche per il senatore berlusconiano Nicola Di Girolamo. Entrambi implicati in un'affare di riciclaggio di denaro con la mafia e di frode fiscale. 1+1+1+1+1... ogni giorno nuove polemiche e nuovi scandali, che scalzano quelli precedenti... quale lezione trarne? Una certa rassegnazione finisce con l'impadronirsi delle coscienze. Gli editorialisti italiani fanno il proprio lavoro e pongono problemi e domande. Ma nessuno risponde! Come dovrebbe comportarsi quindi la stampa straniera in simile panorama? Penso che ai corrispondenti non spetti farsi protagonisti, bensì osservare e riportare le vicende di un paese e della sua società.  

Daniele Sensi ha ragione quando si chiede se non tocchi agli italiani agire per primi. Caro Daniele, si tratta del vostro paese, del vostro destino, del vostro avvenire. Un giornalista straniero può rendere conto di sopravvenute circostanze, ma non potrà mai condizionare il corso degli eventi. Soprattutto in Italia. Se solo un inglese, un tedesco o un francese ponesse una critica argomentata, subito verrebbe ricoperto di fango e contestato, col pretesto che non possa comprendere, non essendo italiano. E' il primo punto, ed è il più delicato. Il secondo è invece il problema della caricatura. Quando si parla dell'Italia, all'estero, lo si fa sempre con lo sguardo divertito. Stesso trattamento clownesco anche per le liste del PDl. Del tipo: "Ah, sì.. la sapete l'ultima? I candidati di Berlusconi erano al ristorante, non si sono accorti che il tempo passava e così hanno depositato le liste in ritardo... Questi italiani ci fanno proprio scompisciare"... Poco importa che la realtà sia un'altra, e che attenga ai difficili equilibri in seno al Pdl regionale. 

Evidentemente, e logicamente, la stampa e il Web italiano deplorano regolarmente la cattiva immagine veicolata da tanta superficialità. In un'attualità fatta di tensione istituzionale, politica e sociale, qual è l'argomento scelto da Canal+, televisione francese? Berlusconi e le donne. Certo, si trattava di un giornale satirico e non di un Tg delle 20, e gli italiani potevano consolarsi dicendosi che Yann Barthez, il conduttore, non doveva saperne molto dell'attualità italiana, visto che citava Forza Italia, che non esiste più da oramai dieci anni. Ma... Se guardiamo le cose dal lato opposto? Se io, francese, volessi sapere come la stampa italiana riferisce della campagna per le Regionali francesi -gli eccessi di Georges Freche, gli scivoloni attorno all'identità nazionale, le poste in gioco...- avrei un bel cercare. Le due sole notizie giunte dalla Francia questa settimana: 1. Carla Bruni: mise troppo sexy durante una cena all'Eliseo con la coppia presidenziale russa. 2. Problema coniugale all'Eliseo. Questo titolo faceva addirittura la prima pagina del Giornale, il quotidiano berlusconiano.

© EricValmir.RF

Sarkozy e Carla, tradimento reciproco. Lei ha un amante, lui ha un'amante. Senza alcuna cautela, il condizionale presente nel cappello sparisce nel corpo dell'articolo, come se si trattasse di una informazione accertata, mentre in Francia è considerata un rumor alimentato da Twitter

© EricValmir.RF  

Per la verità l'articolo è colmo di dettagli non verificati. Viene persino annunciata la separazione di Carla e Sarkozy all'indomani delle Regionali (ah!! finalmente menzionate! Questo dimostra che per lo meno sanno che in Francia ci sono delle elezioni...). Su Rainews24 e SkyTg24 da questa mattina, sullo scroller in sovrimpressione: Carla smentisce tutto.

Sì, le vicende private, le giovani ragazze, i festini, sono più mediatici di un decreto legge o delle sbarellate di un ex candidato socialista. Da sempre il virus gossipparo contamina la stampa. E non solo la stampa, ma l'uomo in generale. I pettegolezzi di quartiere, i privati intrighi del vicino, costituiscono la vita quotidiana e alimentano la conversazione davanti alla macchinetta del caffé. E' un lato della natura umana: lo si irride, si finge di disinteressarsene, se ne ha vergogna, ma comunque esiste.  

 Eric Valmir, 12.03.2010



02 febbraio, 2010

Le Monde: "Lega Nord responsabile del razzismo italiano. Anche in Calabria"

Philippe Ridet, corrispondente di Le Monde, torna ad occuparsi dei fatti di Rosarno. In un reportage che pone una riflessione: a fronte delle violenze razziste nel sud Italia, ha un senso il tirarsi fuori della Lega, come se essa si limitasse ad amministrare certe zone del Nord e non esercitasse invece il suo potere, per mezzo di quattro ministri e ad una propaganda mediatica che non conosce barriere regionali, sull'intero Paese? 

Traduco:

Due automobili carbonizzate e appoggiate, capovolte, contro una pila di pneumatici usati. All'uscita di Rosarno, sulla strada che attraversa la piana calabrese verso Goia Tauro, sono i soli segni visibili degli scontri che, l'8 e il 10 gennaio, hanno visto fronteggiarsi una parte degli immigrati africani e gli abitanti di questa piccola città calabrese di 15 000 abitanti. Poco distante, due poliziotti sorvegliano l'entrata dell'enorme hangar nel quale, in centinaia, gli africani passavano la notte durante la stagione della raccolta degli agrumi. Un po' di riposo tra due giornate lavorative di 12 ore e pagate 25 euro l'una. 
Oggi più nessuno viene a cercare rifugio in quest'edificio spoglio. "E' strano vedere Rosarno senza africani", si duole Damiano, 16 anni, studente del liceo La Piria. Aveva organizzato, con la compagna Erika, corsi di alfabetizzazione per gli immigrati ed uno spettacolo per Natale. "Gli immigrati si trovavano bene a Rosarno", assicura: "Quelli che li hanno voluti cacciare sono solo una minoranza". "Avevamo avvertito le autorità regionali e quelle locali. Foto alla mano", ricorda Don Ennio Stamile, delegato regionale della Caritas, l'organizzazione cattolica internazionale cui lo Stato italiano pare aver delegato parte della propria politica sociale. "Le condizioni di vita degli immigrati erano insopportabili, un giorno o l'altro doveva succedere. Ma nessuno ci ha ascoltato". 
In due giorni di violenze, Rosano è divenuta il simbolo dell'infiltrazione mafiosa nell'agricoltura locale, dell'intolleranza nei confronti degli stranieri, di una nuova forma di schiavitù e dell'impotenza dello Stato. Presidente della Repubblica, primo ministro e parlamentari sfilano in Calabria. Vengono qui a capire. Perché, in un paese che ha visto emigrare nel mondo 27 milioni dei suoi abitanti, 1500 africani vengono prima atterriti e poi cacciati a colpi di pallettoni? 
Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione Farefuturo, vicina alla destra, interpreta gli eventi di Rosarno come un "segnale". "Ma", si chiede, "come integrare gli stranieri se il Paese, a distanza di 150 anni dalla nascita dello Stato italiano, non ha ancora trovato una propria identità? Continuiamo ad essere profondamente divisi, immobili, arroccati alle nostre identità locali. L'integrazione presuppone una mobilità sociale ed un convergere di tutti attorno ad un progetto comune". Ai suoi occhi, la società italiana non ha "né l'una né l'altro". "Continuiamo ad affrontare le emergenze come in una sorta di eterno presente". 
A Rosarno, si è dapprima puntato il dito contro la 'Ndrangheta. E' in corso un'inchiesta volta ad accertare se le famiglie mafiose che governano l'economia locale non abbiano provocato deliberatamente la "caccia al nero" per far sloggiare cittadini immigrati divenuti inutili, dal momento che i sussidi dell'Unione europea rendono, ai coltivatori, più della vendita delle arance, dei mandarini e dei kiwi. Colpa della Camorra si era detto, allo stesso modo, nel settembre del 2008, quando, a Castel Volturno, in Campania, sette africani vennero letteralmente giustiziati. 
Colpa dei vicini esasperati, si era invece detto dopo gli incendi, protrattisi dalla primavera all'estate del 2007, di diversi campi rom alla periferia di Napoli e di Roma... La spiegazione è in parte vera. Ma c'è voluto un articolo del quotidiano del Vaticano, l'Osservatore Romano, l'11 gennaio, perché finalmente si parlasse chiaro: "Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato (...). Non abbiamo mai brillato per senso di apertura, noi italiani, dal Nord al Sud". 
Verona, 260 000 abitanti, nel ricco Veneto, mille chilometri a nord da Rosarno. Qui regna il partito anti-immigrati della Lega Nord. Flavio Tosi, il giovane sindaco leghista, eletto nel 2007 con il 60% dei voti, è stato da poco condannato in via definitiva per istigazione all'odio razziale. Sospensione per tre anni dai pubblici comizi. Sembrerebbe piuttosto evidente un rapporto di causa ed effetto tra il suo discorso (e quello del suo partito) e gli avvenimenti di Rosarno. "La Lega non esiste in Calabria. Perché dovremmo esserne responsabili noi?" 
Già, tuttavia, forte di quattro ministri tra cui quello dell'Interno, è proprio questo il partito che moltiplica le provocazioni razziste. La "criminalizzazione" dell'immigrazione clandestina, passibile oggi di sei mesi di galera? Opera della Lega. La legalizzazione delle "ronde cittadine" per far regnare l'ordine e la tranquillità? Ancora la Lega. L'operazione "Bianco Natale" in una piccola città della Lombardia per recensire ed espellere gli immigrati clandestini prima delle feste? La Lega, sempre lei. 
Una propaganda elettorale vincente: la Lega raccoglie quasi il 30% dei consensi in certe province del Nord e la sua influenza guadagna terreno. "Per la prima volta in Italia dopo il fascismo, forme di razzismo vengono assunte al vertice delle istituzioni", spiega Enrico Pugliese, sociologo dell'Università La Sapienza di Roma. "Questa legittimazione della xenofobia porta a condotte violente sempre più esplicite". 
Nella città di Romeo e Giulietta, gli immigrati rappresentano il 13% della popolazione. Sono divenuti invisibili, confinati in quartieri periferici. La pace sociale, per il sindaco, riposa su un solo pilastro: il rispetto delle regole. "Il sindaco precedente era troppo lassista", spiega: "Ha lasciato che gli immigrati si installassero ovunque, nei parchi e nei giardini della città. Gli abitanti avevano paura. Noi abbiamo aumentato i controlli. Gli stranieri devono sapere che non possono vivere a casa nostra come se fossero a casa loro. L'Italia non è un paese razzista, ma chi non è in regola deve essere punito". 
Gli immigrati puniti, quelli che hanno come unico documento un permesso di soggiorno scaduto ed un foglio di via, li ritroviamo a Caserta, in Campania. La "Tenda di Abramo" è uno dei numerosi centri di accoglienza per quegli africani cui sia riuscito di raggiungere per mare l'Italia prima che l'accordo sui respingimenti con la Libia prosciugasse quel canale d'immigrazione. Sistemato tra due terreni abbandonati, questo squallido edificio, concepito per una ventina di persone, oggi ne ospita 70. Dormono in sei o in otto per camera. 
Assim, giunto dal Togo un anno e mezzo fa, racconta: "Tutti i giorni, verso le quattro e mezza, ci rechiamo su una delle rotonde della città. Vengono a prenderci per i lavori edili. Altre volte si tratta invece delle piantagioni di tabacco. Le giornate lavorative durano dall'alba al tramonto. Mi pagano 25 euro al giorno". Il datore di lavoro non impiega mai due volte di seguito gli stessi immigrati, per timore di essere riconosciuto e denunciato. "Vi capita di stringere buoni rapporti con loro?", chiediamo. "Ci prendono per lavorare, mica per chiederci come stiamo", risponde sferzante Michel Djibo, un ivoriano. 
Andare in giro, avere contatti con la popolazione? Troppo rischioso. Ed anche troppo umiliante. "Nei bar, se chiediamo un caffé, ce lo servono in un bicchiere di plastica. Come se fossimo malati". Mamadou, ivoriano, ha le lacrime agli occhi: "Qui la vita è troppo difficile. Occorre un documento prima di poter cominciare a vivere, a lavorare, a trovar casa. I neri vivono male, malissimo. Viviamo in gabbia. Gli italiani ci trattano come cani. No, nemmeno. Gli animali li trattano meglio". Gianluca Castaldi, che gestisce questo centro d'accoglienza, cerca di spiegare: "Non si tratta necessariamente di razzismo, ma d'invidia. Per i giovani del posto, il massimo dell'ambizione sociale è ottenere un'indennità di disoccupazione. Vedono arrivare della gente che ha rischiato la propria vita per far lavori che loro rifiutano. In fondo, invidiano il loro coraggio". 
Ridotti in uno stato di schiavitù, questi immigrati non hanno scelto l'Italia per caso. Interi settori dell'economia, dell'edilizia e dell'agricoltura, si basano sull'impiego di immigrati clandestini. Più la loro posizione è irregolare e più essi sono malleabili e assoggettabili. "Gli immigrati continueranno a sfidare ogni legge, anche la più restrittiva, finché sapranno che in Italia non c'è bisogno del permesso di soggiorno per lavorare", scrive l'economista Tito Boeri, su Repubblica. 
La situazione non va che peggiorando. Gli immigrati devono oramai attendere dai cinque agli otto mesi per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, mentre la legge prevede un tempo massimo di venti giorni. Volontà deliberata di lasciare questa gente nella precarietà al fine di poterla meglio sfruttare? "La legge produce volontariamente la clandestinità. E' una forma di discriminazione istituzionale", risponde Shukri Saïd, fondatrice dell'associazione Migrare, che ha condotto un lungo sciopero della fame per denunciare le lentezze dell'amministrazione. 
Direttore dell'istituto di studi sociali Censis, che da più di quarant'anni sonda la vita degli italiani, il sociologo Giuseppe de Rita assicura, lui, che, "nei confronti degli immigrati, gli italiani non sono più razzisti degli altri europei, tuttavia sono abitati da un sentimento di superiorità". "Nel 1943 i napoletani", spiega, "hanno provato a raggirare gli americani che venivano a liberarli. Gli italiani si sono sempre sentiti più forti degli ultimi arrivati". 
Philippe Ridet, Le Monde, 2.02.2010 (traduzione di Daniele Sensi)

30 dicembre, 2009

Antonio Tabucchi sul 'Le Figaro': "L'Europa fermi la Lega Nord o sarà la Barbarie"

Traduco un appello di Antonio Tabucchi apparso oggi sul francese Le Figaro
Quello di augurarsi un qualche cosa è un sentimento complesso; perché non esprime un semplice desiderio. Secondo Freud, la libido, ovvero il desiderio in ogni sua manifestazione, è il motore del mondo: l’uomo è una creatura desiderante. Senza il desiderio di conoscere cosa vi sia al di fuori della caverna, saremmo ancora nella caverna. Ma il succitato tipo di desiderio è affidato a variabili incontrollabili, al caso. Posso augurarmi che tutte le guerre finiscano e che sul pianeta si instauri la pace, che non abbiano a verificarsi guerre nucleari, che una mortale pestilenza si diffonda unicamente tra i trafficanti d’armi, o che io possa vincere alla più ricca lotteria del mondo. Le variabili del mio desiderio, però, nulla hanno a che fare con la statistica: nemmeno al principe di Heisenberg riuscirebbe di determinare la possibilità di riuscita. 
Esiste in Italia un partito chiamato "Lega Nord". Nato recentemente, con all’incirca una base elettorale del dieci per cento, esso fa parte del governo Berlusconi. Senza la Lega, Berlusconi non potrebbe governare. Berlusconi è alleato a partiti dalla connotazione politica di estrema destra. La Lega Nord non dichiara precise connotazioni politiche. Essa ha una base "culturale" neopagana, fatta di croci celtiche e di venerazione del dio Odino e del dio Po, fiume nel quale ogni anno vengono praticati riti di purificazione. La Lega ha diffuso la convinzione che la Lombardia e una parte del Veneto siano terre privilegiate e di sua proprietà. Essa vanta la superiorità della "razza" ariana e detesta le altre (i neri, gli ebrei e, in particolare, gli arabi). Più in generale, detesta tutti gli "stranieri". Il principio territoriale è quello di Maurras: questa terra è mia perché vi sono seppelliti i miei morti. Cosa tra l’altro inesatta: buona parte del Veneto è terra di emigranti; gli avi, per non morire di fame o per malattia, emigrarono pochi anni addietro, e le loro ossa ora riposano in Brasile, in Argentina, in Canada, in Australia, in Svizzera, in Francia. 
L’attuale ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni, è un dirigente della Lega Nord. Uomo di modesta cultura, frequenta le birrerie della sua regione e suona la tromba in un gruppo rock che si esibisce nei locali notturni della Lombardia. In due anni è divenuto celebre per l’applicazione di una feroce legge contro gli immigrati in base alla quale il solo fatto di essere "senza documenti" costituisce, in sé, ontologicamente, un delitto. D’intesa con Berlusconi, ha siglato un accordo con quel gentiluomo di Gheddafi per la costruzione di campi in Libia in cui accogliere i migranti respinti dall’Italia. Tali campi di detenzione che nessuno può controllare sono pagati dal governo italiano, ovvero dai contribuenti. 
Il comune di Venezia aveva previsto l’assegnazione di case popolari a famiglie di nomadi (di cui molti hanno la cittadinanza italiana). Quando, a distanza di due settimane, il prefetto stava adempiendo alle proprie funzioni, ovvero stava assegnando gli alloggi previsti, il ministro Maroni, con un decreto autoritario, lo ha rimosso, per rimpiazzarlo con un uomo di fiducia. Le case non verranno più assegnate. 
La Lega Nord, recentemente, ha pure diffuso un comunicato denominato "White Christmas". Non si tratta di un augurio, bensì di una strategia messa in campo a Natale per "arrestare" i neri non in regola. Un rastrellamento. Ovviamente gli operai di colore (in molti lavorano nelle fabbriche del nord), seppur in regola, non hanno osato, nemmeno loro, uscire in strada per guardare le stelle. Non ci sono stelle per i neri, in Italia. E’ il bianco Natale della Lega Nord. 
Mi auguro che l’Europa faccia qualcosa. Non so bene cosa. Ciò spetta al Consiglio d’Europa e alla Commissione europea. Sono sempre stato un europeista convinto, lo sanno tutti. Tuttavia mi rendo conto di starmi appellando a uomini che hanno dimenticato i valori dei padri fondatori, come Jean Monnet, De Gasperi, Spinelli, Adenauer. L’idea europea dei padri fondatori era alta e nobile, indipendentemente dai loro ideali politici. Gli attuali responsabili dell’Europa, è evidente, hanno poco di nobile e molto di economico: la loro etica è distratta dalla compatibilità. Eppure solo pochi anni fa un presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, proponeva sanzioni contro l’Austria a causa di dichiarazioni razziste di un suo rappresentante, Jorg Haider. Ma quelle di Haider erano parole. Ciò che sta succedendo in Italia, sono fatti. L’Europa ha una grande responsabilità, ma sembra ignorarlo. Fa finta di non rendersi conto di ciò che si sta verificando in Polonia, in Ungheria, in Romania, in Italia. Ma se essa ignora deliberatamente ciò che sta avvenendo in Italia, qualcosa dovrà succedere. E’ inevitabile. E’ nella logica della storia. Un uomo non bianco (ne basta uno solo) avrà forse un giorno un coltello per difendere il proprio corpo e la propria dignità. E lo utilizzerà. E capiterà come a Soweto. Non è ciò che mi auguro. E’ al contrario ciò che mi preoccupa, che mi allarma, che mi fa paura, e che mi abbatte. 
In Europa, oggi, come nel ghetto del Sudafrica o nella Berlino hitleriana. Le pare ammissibile, Signora Europa? 
Antonio Tabucchi, Le Figaro, 30.12.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

05 agosto, 2009

"Le autorità marittime italiane tacciono sui migranti che muoiono in mare"

La denuncia di Eric Valmir, corrispondente dall'Italia di Radio France. 

Traduco dal suo blog:


Allora?  

Notato nulla?  

Non manca qualcosa nel flusso delle informazioni di questa estate?  

C’eravamo abituati… no? 

Lunedì, un barcone con 340 immigrati è approdato a Lampedusa. Martedì, un barcone con 256 immigrati è approdato a Lampedusa. Mercoledì, un barcone con 122 immigrati è approdato a Lampedusa, meno di ieri (smorfia piccata dell’annunciatore che ama le cifre record, poiché gli permettono di dare un certo tono alla voce e di attirare l’attenzione di telespettatori e radioascoltatori). Giovedì, un barcone con 402 immigrati è approdato a Lampedusa (l’annunciatore si sente meglio). Venerdì, sabato e domenica è festa: imbarcazioni a volontà, con candidati all’immigrazione stretti come sardine.  

Ogni estate era così, da dieci anni. E nel luglio 2009 niente. Non una barca, non un immigrato. 

Un colpo di telefono alle autorità marittime del porto di Lampedusa. “Non siamo autorizzati a parlare con la stampa”. Il tono è freddo e secco. L’opposto di quella gentilezza con la quale, da anni, i guardacoste accompagnavano i giornalisti al largo per illustrare il proprio modo di operare. Questa volta, invece, impossibile persino ricevere l’informazione più elementare: il numero delle imbarcazioni di questo mese.  

Mi si rimanda al comando di Palermo. Là, una risposta: “Nel mese di luglio nemmeno un immigrato è arrivato a Lampedusa; è finita, il problema è stato risolto”.  

Un fischio di ammirazione. Il fenomeno dell’immigrazione Sud/Nord, Africa/Europa regolato in un mese, e senza il minimo annuncio mediatico per vantarsene. M’inchino di fronte a tanta efficacia e a tanta umiltà.  

Ministero dell’Interno, uno dei collaboratori di Roberto Maroni: “Dopo che lo scorso 15 maggio la Libia ha dispiegato mezzi militari al largo delle sue coste, non parte più nessuna imbarcazione. Siglando gli accordi economici e finanziari con Tripoli, il governo Berlusconi ha messo termine al dramma dell’immigrazione”. Dunque era questo il prezzo da pagare: 5 miliardi di euro. Simile logica, a seguirla, presuppone che Gheddafi poteva frenare l’emigrazione. Dunque egli si sarebbe servito del dramma dei flussi migratori come strumento di pressione per ottenere quanto voleva. Una moneta di scambio.  

L’Organizzazione internazionale per le Migrazioni, che tanto si dà da fare a Lampedusa così come in Tunisia e in Libia, denuncia regolarmente, sulle coste nordafricane, violenze e maltrattamenti commessi all’interno dei campi di detenzione in cui vengono “stipati” gli aspiranti immigrati venuti dal Sahel. Si parla di sevizie e di tratta di esseri umani.  

Non parte più nessuna imbarcazione… Mi tornano alla mente le parole del cardinale Maradiaga pronunciate nel corso dei nostri incontri: “Il Nord non avrà mai abbastanza muri d’acciaio per poter trattenere la valanga dell’immigrazione irregolare”…  

Un colpo di telefono a Pierluigi e Damiano, due pescatori di Lampedusa incontrati sul posto durante la registrazione di “Ciao Ragazzi” (trasmissione di approfondimento in onda il sabato su France Inter, ndt). Allora è vero? Non più una barca a Lampedusa? Tutti bloccati in Libia?  

“Sì e no”, mi rispondono… “Nemmeno un arrivo a Lampedusa, ma, al largo, i pescherecci continuano ad imbattersi in cadaveri, resti umani… meno di prima, ma comunque succede ancora. Immaginiamo che talvolta i guardacoste recuperino i sopravvissuti per condurli in Libia, come avvenuto lo scorso maggio. Tutto è organizzato perché le imbarcazioni non arrivino più a Lampedusa. Ma al porto e in città, se ne parla, si vuol sapere.. Visto che la notte gli elicotteri non smettono di girare”.  

Federico Miragliotta, direttore del centro di soccorso e di prima accoglienza di Lampedusa: “E’ vero, la strategia è, chiaramente, che le barche non arrivino più a Lampedusa ma che aggirino l’isola”. Il 17 luglio, 122 immigrati sono sbarcati a Siracusa. E saranno trasferiti a…  

… a Lampedusa, in cui il nuovo centro di detenzione è quasi pronto. Costruito a tempo record. In un Paese in cui oramai l’immigrazione clandestina è un delitto, Lampedusa sarà l’isola in cui verranno reclusi questi criminali d’un genere nuovo.  

Gli abitanti di Lampedusa manifestano.  

Il sindaco si fa portavoce della causa: “Non vogliamo divenire la Guantanamo dei clandestini, ci sono altri modi per soccorrere quelle povere persone”. Questo sindaco, Bernardino de Rubeis, è stato chiamato a rispondere, il 21 luglio, del reato di concussione, tirato in ballo da un imprenditore siciliano. Vogliono farmi stare zitto, ha dichiarato per difendersi.  

Tacere.. Una buona idea. I migranti continuano a morire in mare, ma poiché le autorità marittime non emettono più alcun comunicato, l’informazione non viene diffusa… Tacere un problema equivale a negarne l’esistenza. E funziona. 

Eric Valmir, 1.08.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

23 giugno, 2009

"Uomini che in Francia verrebbero condannati, in Italia vanno al governo": reportage della tv francese sulla Lega Nord

All’inizio del mese, il primo canale della televisione pubblica francese, France 2, ha dedicato un importante reportage all’Italia, un paese “che nulla ha da invidiare alla Francia in quanto a storia, cultura, patrimonio e cucina”, ma che i francesi stentano a prendere sul serio, perché, “indisciplinati ed esuberanti, gli italiani ci fanno sorridere, eccetto che sui campi da calcio”. 

Uno dei servizi dell'inchiesta si focalizzava sulla Lega Nord, “partito dichiaratamente xenofobo che partecipa al governo del Paese”. L'ho tradotto e sottotitolato, dividendolo in due parti. 

Prima parte:  

Seconda parte:

17 giugno, 2009

"Quelle riviste di donne nude...": Jacques Chirac ricorda Silvio Berlusconi


Leggo e traduco dal francese L'Express:  

Jacques Chirac ha recentemente evocato due precisi ricordi di Silvio Berlusconi, “un tipo un po’ strano”, mentre, in Italia, è piena polemica per il presunto debole del premier per le giovani e belle ragazze. 

Un giorno, il presidente del Consiglio italiano invita il capo di Stato francese -senza la moglie Bernadette- in una delle sue ville. Nel mostrargli la stanza da bagno, Berlusconi commenta: “Non hai idea di quante natiche abbia accolto questo bidè!” 

Un’altra volta, Jacques Chirac nota la presenza di numerose riviste con foto di donne nude. “Cosa non adeguata”, ha raccontato Chirac: "Gli chiesi allora perché avesse lasciato in giro quelle riviste”. Risposta di Silvio Berlusconi, che con la mano indica: “Questa, è stata mia… quella pure…” 
 
Eric Mandonnet, L'Express, 17.06.2009

15 giugno, 2009

Eric Valmir: "Dare del comunista ai corrispondenti stranieri è da mafiosi"

Eric Valmir, corrispondente per l’Italia di Radio France, replica ad un commento apparso su questo blog. 

Traduco: 

Una questione culturale. Una tradizione fortemente radicata. Qualsiasi tentativo giornalistico di spiegare un fatto politico è per forza di cose un atto militante. Non può esservi neutralità nella stampa. 

Responsabilità, innanzitutto, di una stampa essenzialmente d’opinione. Anche in Francia esiste l’opposizione Destra/Sinistra (Figaro/Libération), ma in Italia tutte le testate sono politicizzate. In maniera schematica potremmo dire: Il Giornale, Il Foglio, Il Tempo, Il Corriere della Sera contro Il Manifesto, L’Unità e La Repubblica. 

Nelle scuole di giornalismo, sin dagli esami d'ingresso, domande più o meno dirette tentano di conoscere l’opinione politica dell’aspirante studente. Prassi inesistente in Francia. 

Ma ciò che più sorprende è, soprattutto, l’atteggiamento del cittadino (osservatore, lettore e, spesso, militante egli stesso): ai suoi occhi il giornalismo apolitico non esiste, se non come meschinità atta a meglio manipolare e strumentalizzare

Per mettere in luce e per approfondire tale specificità italiana ho dovuto farne esperienza in prima persona. 

E’ ovviamente giusto che esista una stampa d’opinione (tra l’altro l’espressione, in italiano, vuol semplicemente dire “stampa militante”), ma non credo debba essere questo il lavoro di un corrispondente straniero, che al contrario deve riferire della scena politica, nelle sue sfumature e contraddizioni. 

Sul mio blog critico quanto va criticato tanto della sinistra quanto delle manovre berlusconiane. Taluni miei post, tradotti, girano per la Rete italiana ed i commenti che li accompagnano sono non solo divertenti, ma anche interessanti e rivelatori. 

Esempio: per i siti di sinistra io riprenderei regolarmente gli argomenti della Lega, di cui farei l’elogio, ed i miei reportage accrediterebbero tale prossimità a questo partito autonomista e xenofobo. Al contrario, per i siti di destra (sui quali mi si dà del “compagno”) io sarei peggio di quel vecchio comunista di Massimo D’Alema. E a mo’ di dimostrazione linkano ad una pagina della sezione romana del Partito socialista francese in cui viene annunciata l’intervista (poi annullata) che avrei dovuto fare a Walter Veltroni per France Inter, nei giorni del confronto Aubry/Royal. Questo link sarebbe dunque la prova indiscutibile di quanto io sia comunista. 

Ancora più interessante un commento sul blog di Daniele Sensi, commento che butta lì un’affermazione per la quale per meglio comprendere le motivazioni di ciò che io scrivo sarebbe indispensabile sapere per quale partito voto. Per forza di cose io rappresenterei la voce di un partito (in questo caso quello comunista): il giornalismo “imparziale” non esiste, è una menzogna. 

Cosa talmente tragica da non far ridere, perché così facendo viene impedita la possibilità stessa di qualsivoglia dibattito o confronto. 

Mettiamo che io (dico “io” in senso impersonale) formuli un’idea, ponga una domanda, chieda delucidazioni, interpelli qualcuno. Non avrei risposta, perché nessuno -così come uno scambio di due punti di vista differenti richiederebbe- argomenterebbe a viso aperto. Al contrario arriverebbero colpi alle spalle, falsità sul mio conto, sulla mia vita privata. Si direbbe di miei intrighi, mi verrebbero attribuite relazioni professionali equivoche: io sono un partigiano - o un meschino sobillatore. 

Si tratta un po’ del metodo mafioso. La mafia non uccide più, oggi. Essa infanga chi le sta troppo appresso: lo distrugge psicologicamente e socialmente. 

Per concludere, un estratto da una corrispondenza privata tenuta con un blogger italiano. Non lo cito, visto che decido solo ora di tradurre e pubblicare queste sue parole senza avergliene prima parlato… Ma ciò che egli scrive è una bella conclusione: 

La politica ed il dibattito italiano sono ridotti ad un tifo da stadio: o pro o contro, o bianco o nero, i bravi da una parte e i cattivi dall’altra (…). Io lo amo questo confronto che tanto assomiglia ad una partita di calcio, ma è normale: sono un militante, anche se da qualche anno non ho più tessere di partito in tasca. Ciò che non è normale è che TUTTI partecipino a questo gioco, giornalisti compresi. I giornalisti e gli intellettuali dovrebbero avere invece il dovere di restituire ai loro lettori la complessità del mondo, perché ovviamente il mondo non è tutto bianco o nero (…). (…)

Viviamo sotto tensione come se fosse una guerra civile permanente. E questo non è un bene per la democrazia. 

Eric Valmir, 14.06.2009

08 giugno, 2009

Le Monde: "Europee, una mezza disfatta per Berlusconi"

Ed Ignazio La Russa si lamenta: "Ha fatto campagna per la Lega Nord"

Leggo e traduco:

Da qualunque parte la si guardi, la risicata vittoria del Popolo della Libertà appare una mezza disfatta per Silvio Berlusconi, capolista in tutte le circoscrizioni.

Il suo partito, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale, è lontano dall’annunciato risultato del 43-45 %. Con il 35% dei voti, in un contesto di insolita bassa affluenza alle urne per l’Italia (66,5% contro il 73,5% del 2004), il capo del governo non può che constatare i danni provocati dal “caso Noemi Letizia” presso il suo elettorato.

La partecipazione di Berlusconi al compleanno della giovane diciottenne napoletana ha indebolito, checché se ne dica, il primo ministro. Così come l’inchiesta aperta contro di lui per presunto indebito utilizzo di voli di stato, o come quella che ha portato alla condanna per corruzione del suo ex avvocato britannico.

Se è ancora presto per calcolare quanto abbia inciso nel risultato di Berlusconi (meno 2% rispetto alle legislative del 2008) la disaffezione dei cattolici, sembra comunque che l’astensione (più forte nel sud e nelle isole) abbia in primo luogo toccato proprio il suo elettorato. Tradizionale feudo del partito post-fascista di Allenza nazionale, l’Italia meridionale ha snobbato Berlusconi. “Ha fatto campagna per la Lega Nord”, s’è lamentato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che, con altri ex-membri di Alleanza nazionale, comincia a sottolineare gli “errori” del primo ministro.

In queste condizioni, la sconfitta del Partito democratico, in caduta di 7 punti rispetto al 2008, è una “divina sorpresa” per i dirigenti del partito, tra i quali Dario Franceschini. “Il Pd non è affondato”, ha gioito il primo segretario, nominato questo inverno in piena catastrofe dopo una serie di sconfitte e di tensioni che avevano portato alle dimissioni di Walter Veltroni.

Indeboliti, centrodestra e centrosinistra hanno al loro fianco due partiti dagli appetiti crescenti. Alleati sempre più ingombranti, perché sempre più forti, Lega Nord e Italia dei valori (dell’ex giudice Antonio Di Pietro) renderanno complicata la vita ai loro alleati.

Il partito populista e xenofobo, che ha imposto al presidente del consiglio una politica di tipo securitario, ha condotto una campagna elettorale incentrata sull’immigrazione, ostentando una intesa di facciata con Berlusconi. La Lega raddoppia il risultato elettorale rispetto al 2004. “Gli elettori hanno premiato la coerenza”, commenta il leader Umberto Bossi. Contraria all’ingresso della Turchia in Europa (mentre Berlusconi è favorevole) la Lega potrebbe divenire il primo partito nel Veneto, pretendendo di governare la regione. I politologi pronosticano tensioni con il Pdl in vista delle elezioni regionali del 2010.

La maggior progressione è quella dell’Italia dei valori. Il partito che ha fatto della legalità la sua ragion d’essere, non s’è lasciato sfuggire l’occasione di approfittare delle difficoltà private e pubbliche di Berlusconi, e raddoppia il consenso rispetto alle legislative, mentre lo quadruplica rispetto alle europee del 2004. Di Pietro vuole ora trasformare il suo movimento in un vero partito e proporsi come alternativa alla destra e non più come alleato automatico del centrosinistra.

Questo scrutinio rappresenta anche uno scacco per la bipolarizzazione della vita politica voluta da centrosinistra e centrodestra. Il partito centrista di Ferdinando Casini si mantiene attorno al 6,5%: una posizione ideale per esistere e per pesare nelle future alleanze.

Domenica, una giovane ragazza bionda, con occhiali da sole in volto, s’è presentata al seggio elettorale di Portici, in Campania, costringendo il presidente del seggio a chiudere momentaneamente le porte, per l’afflusso di fotografi e per le contestazioni di altri elettori. Noemi Letizia ha votato per la prima volta.

Philippe Ridet, Le Monde, 8.06.2009
(traduzione di Daniele Sensi)

06 giugno, 2009

Le Figaro: "Berlusconi mente in Tv, ma nessuno dei giornalisti presenti lo contesta"

Traduco un articolo apparso sul francese Le Figaro.
La campagna per le europee s’è chiusa in una pessima atmosfera, con l’irruzione, nel dibattito, delle scappatelle del Cavaliere.  
Venerdì Silvio Berlusconi ha reagito con collera alla pubblicazione, da parte del quotidiano spagnolo El Pais, delle foto “rubate” a Villa Certosa, la sua residenza in Costa Smeralda. Vi si vedono giovani ragazze in tanga e l'ex primo ministro ceco Mirek Topolanek in costume adamitico. La procura di Roma ha vietato la pubblicazione di queste foto sul territorio italiano. “Non mi preoccupo. Sono foto innocenti. Ma si tratta di una scandalosa aggressione e di una evidente violazione della mia vita privata”, ha dichiarato il Cavaliere.  
Berlusconi sostiene di aver già risposto alle dieci domande sulla sua vita privata postegli insistentemente, da tre settimane, dal quotidiano La Repubblica, affermando di non aver mai avuto “relazioni piccanti” con Noemi Letizia, la bionda napoletana alla quale, in compagnia della sua scorta, aveva fatto visita lo scorso 26 aprile, per i suoi 18 anni.  
Un’inchiesta giudiziaria è stata però aperta contro di lui per “abuso d’ufficio”, in relazione all’utilizzo privato di un aereo dell’Aeronautica militare. Il paparazzo Antonello Zappadu aveva fotografato con il teleobiettivo cinque ospiti del presidente del Consiglio, tra cui il suo cantante prediletto ed una ballerina di flamenco, mentre scendevano dal velivolo all’aeroporto di Olbia. Silvio Berlusconi dice di non aver commesso alcun abuso. E denuncia la “meschinità” dell’opposizione. 
Questi sono gli argomenti che, giorno dopo giorno, hanno asfissiato la campagna elettorale. Dell’Europa s’è parlato ben poco. Durante una tribuna politica, Berlusconi ha liquidato la questione affermando che l’Unione, con il sistema della presidenza a turni, soffre della mancanza di un vero capo dell’esecutivo e di un ministro degli Esteri.  
“Troppi neri a Milano”  
Non sono stati affrontati nemmeno i temi della sicurezza e dell’immigrazione, che in genere portano voti. Tuttavia, giovedì sera, durante il meeting di chiusura della campagna elettorale, Berlusconi ha fatto una concessione alla Lega Nord, partito xenofobo, dicendo di vedere troppi immigrati a Milano: “Si ha l’impressione di essere in Africa”. Il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, suo alleato, stava al suo fianco sul palco. 
Quanto alla crisi economica, Berlusconi ha voluto rassicurare ad ogni costo. Arrivando persino ad affermare, durante un dibattito televisivo (e senza che nessuno dei quattro direttori di testate giornalistiche presenti in studio abbia obiettato nulla), che in Italia ogni disoccupato riceve dallo Stato un aiuto pari all’80% dell’ultimo stipendio. Solo una settimana prima, il governatore della Banca d’Italia aveva stimato a 1,6 milioni il numero dei lavoratori privati di ogni sussidio in caso di perdita del posto di lavoro. 
Infine, Berlusconi s’è atteggiato a vittima di una violenta campagna montata contro di lui da una sinistra “piena di odio” e dal magnate australiano Rupert Murdoch, la cui piattaforma satellitare Sky è concorrente delle sue reti televisive Mediaset.  
Richard Heuzé, Le Figaro, 5.06.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

 

11 maggio, 2009

Le Monde: "Berlusconi volta le spalle a Fini per abbracciare la xenofobia"

E Piero Fassino, del Pd, riceve il plauso della Lega Nord



Traduco dal francese Le Monde:

L’Italia ha dato un altro giro di vite alla sua politica sull’immigrazione, sabato 9 maggio, respingendo, ancora una volta, verso la Libia, da cui era partita, un’imbarcazione con a bordo 163 migranti che si avvicinava all’isola di Lampedusa. Questa è la seconda volta in tre giorni che Roma decide di rimandare i migranti al Paese di partenza, prima che essi possano toccare il suolo italiano.

Si tratta di una politica severamente criticata dall’Alto Commissariato per i rifugiati, dalle organizzazioni di difesa degli immigrati e dalla Chiesa, che vi vedono “una negazione” del diritto d’asilo. In effetti, il 75% dei migranti fa domanda d'asilo, e il 50% l’ottiene.

In questo modo, l’Italia spera di scoraggiare future migrazioni avvalendosi del trattato di amicizia siglato con la Libia lo scorso agosto. Il trattato prevede che Tripoli si impegni a contrastare l’immigrazione clandestina in cambio, da parte dell’Italia, di cinque miliardi di dollari per i prossimi venticinque anni a titolo di riparazione per il periodo coloniale.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, aveva salutato il primo respingimento di migranti verso la Libia come “un grande giorno per l’Italia”. Membro del partito xenofobo della Lega Nord, a lui si deve pure il “pacchetto sicurezza” che prevede l’instaurazione del “delitto di clandestinità”. Tale legge dovrebbe essere definitivamente votata questa settimana dal Parlamento.

Ad un mese dalle elezioni europee, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha colto l’occasione del respingimento dei migranti per non abbandonare il “fronte securitario” alla sua potente alleata, la Lega, che nel prossimo scrutinio elettorale correrà da sola – anche in alcune elezioni amministrative, che si terranno lo stesso giorno.

La Lega spera in un risultato a due cifre a livello nazionale, tenendo conto che in certe province del nord essa raccoglie quasi il 30% delle intenzioni di voto.

“Non apriremo le porte a tutti come ha fatto la sinistra”, ha dichiarato Berlusconi. "La loro idea di società multietnica non è la nostra”. “La nostra politica, ha aggiunto, è conforme alle norme europee, agli accordi internazionali e alle norme concernenti i diritti dell’uomo. Non c’è nessuno scandalo”. La Conferenza episcopale italiana ha subito replicato: “L’Italia è già multietnica”.

In piena crisi e alla ricerca di voti, il centrosinistra si è diviso sulla questione. Il responsabile esteri del Pd, Piero Fassino, ha affermato, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, che questi respingimenti nulla hanno di illegale. “So che quel che dico è impopolare a sinistra", ha ammesso, "ma è legittimo ricondurre un’imbarcazione al luogo da cui è partita, se esso viene identificato”. “Facciamo proseliti”, s’è subito compiaciuta la Lega Nord, divenuta il più vecchio partito d’Italia in seguito alla dissoluzione di Forza Itala e di Alleanza nazionale.

La vittima di questa competizione a destra è proprio il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex presidente di Alleanza nazionale. Nel corso del discorso pronunciato al congresso di fondazione del Partito della libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un Paese multietnico. Ed in seguito ha moltiplicato le sue esternazioni “umaniste” per far comprendere meglio la sua differente posizione.

Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando dalla legge sulla sicurezza l’articolo che obbligava i presidi degli istituti scolastici di denunciare i figli di migranti irregolari. Questa volta ha invece scelto di seguire Maroni e di cavalcare l’ondata xenofoba che affligge l’Italia.

Philippe Ridet, 12.05.2009, Le Monde
(traduzione di Daniele Sensi)

17 marzo, 2009

Mario Borghezio: "Il regionalismo è solo una copertura. Noi siamo sempre i fascisti di un tempo"

Una videoinchiesta francese smaschera il leader europeo del Carroccio 

Non è stato abbastanza scaltro, questa volta, Mario Borghezio. Ospite del movimento francese Nissa Rebela (ossia di Philippe Vardon, che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole di islamofobia e di ricostituzione di partito fascista) non s’è accorto di come una telecamera lo abbia seguito anche a margine del suo intervento, quando, appartatosi con alcuni militanti della destra identitaria nizzarda, ha suggerito loro, sottovoce, la strategia per uscire dall’isolamento politico. Queste le sue parole:

"Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma, sotto sotto, siamo sempre gli stessi".  
 
(il passaggio su Borghezio comincia al quinto minuto) 
Il video fa parte di un’inchiesta (“Ascenseur pour les fachos”), trasmessa venerdì sera dal francese Canal Plus, che documenta il montare dell’estrema destra in tutta Europa. Dall’Ungheria alla Svezia, passando per la Francia e la Germania, il reportage offre un inquietante viaggio nella galassia neofascista e neonazista che, ovunque, guadagna terreno. Per buona parte il documentario si focalizza sull’Italia. Perché è solo in Italia che la destra radicale, altrove marginalizzata e tenuta a distanza dai grandi partiti di governo, vanta ministeri, scranni parlamentari e amministrazioni locali. “In Italia è caduto un tabù: quello del fascismo”, dice la voce narrante, denunciando un clima di ordinarietà che normalizza e legittima il fascismo. 
 
Nelle immagini non ci sono solo il premier Berlusconi che minimizza gli orrori del Ventennio (“Mussolini non ha mai ucciso nessuno – ha giusto mandato qualcuno in vacanza”), o suoi sostenitori che lo acclamano come nuovo duce. Ci sono anche due sindaci esemplari: Flavio Tosi e Gianni Alemanno. Il primo viene mostrato alla testa di un corteo organizzato da Forza Nuova e Fronte Veneto Skinheads, a braccetto con Andrea Maggioranzi, consigliere comunale che del Fronte Veneto è stato leader. Di Alemanno viene invece mostrato uno scatto fatografico inedito che lo ritrae al funerale del suo “consulente personale”, Peppe Dimitri, uno dei fondatori di Terza Posizione e dei Nuclei Armati Rivoluzionari. L’attuale sindaco di Roma, circondato da braccia tese, porta in spalla il feretro. A pochi passi da lui, il saluto romano di Gabriele Adinolfi, protagonista degli anni di piombo, condannato per appartenenza ad organizzazioni terroristiche (ancora Terza Posizione e Nuclei Armati Rivoluzionari).
   
 (a 4 minuti e 35 secondi il passaggio su Tosi, Berlusconi e Alemanno)
 

16 ottobre, 2008

France 2: "In Italia non ci si vergogna più di dirsi fascisti"

 

Servizio trasmesso dal TG delle 20 del canale francese France 2, lunedì scorso:

Giornalista in studio: In Italia, un dibattito che agita il paese da diverse settimane, oramai: il fascismo si manifesta di nuovo, senza pudore? Sportivi famosi e uomini politici non esitano più a vantare aspetti positivi dell’operato di Mussolini. Allo stesso tempo, gruppi di tifosi di estrema destra provocano sempre più incidenti. Il Governo ha persino deciso di non distribuire più biglietti per le partite all’estero.
 
Corrispondente: Braccia tese e slogan inneggianti a Benito Mussolini, sabato sera, a Sofia, in Bulgaria. Ancora una volta il calcio italiano si fa veicolo involontario dell’apologia di fascismo. All’inizio di settembre è stato Christian Abbiati, portiere del Milan, a dire di condividere certi valori del fascismo.
A partire dall’inizio dell’anno, certi inquietanti sentimenti hanno varcato i cancelli degli stadi. Guardate questi saluti fascisti, ad esempio, davanti al municipio di Roma, lo scorso aprile, per festeggiare l’elezione alla guida della città di Gianni Alemanno, ex militante dell’estrema destra. 
A settembre è Ignazio La Russa, ministro della Difesa, anche lui proveniente dall’estrema destra, che durante una cerimonia dedicata alla Resistenza italiana, rende omaggio ai soldati fascisti.
 
La Russa: Farei un torto alla mia coscienza, se non ricordassi che altri militari, come quelli della Repubblica Sociale Italiana, combatterono per difendere quella che ai loro occhi era la Patria.
 
Corrispondente: Eccoli, quei soldati, alla fine della guerra; ultimi difensori invasati di un regime fascista colpevole delle atrocità commesse al fianco dei nazisti. 
Oggi la figura di Mussolini non è più tabù. La si trova per esempio a Roma, su calendari in vendita nelle edicole. 
 
Edicolante: Ricordo che quando ero giovane mia madre mi parlava molto bene di Mussolini, per esempio per tutti i lavori fatti nel Paese.
 
Corrispondente: L’architettura, vetrina di quel regime fascista che oggi molti cercano di riabilitare. Come qui, nel quartiere Eur, dove davanti allo stadio olimpico si possono ancora vedere mosaici alla gloria del Duce.
O ancora a Predappio, in Romagna, città natale del dittatore italiano.
Tra qualche giorno, alla fine di ottobre, migliaia di nostalgici di Benito Mussolini si ritroveranno, come ogni anno, nella sua città natale. Sono ormai sempre meno isolati e sempre meno marginalizzati nella società italiana.
 

12 agosto, 2008

Le Monde: "In Italia i sindaci-sceriffo hanno ormai carta bianca in materia di legge e ordine"

Traduco un articolo che uscirà sul Le Monde di domani:

Le ordinanze comunali italiane in materia di ordine pubblico erano percepite, fino ad ora, come folclore, operazioni di rappresentanti della Lega Nord in cerca di visibilità: dal “premio di produzione” di 500 euro promesso agli agenti della polizia municipale di Adro, in Lombardia, per ogni clandestino fermato e portato in questura, all’interdizione dell’accattonaggio nei pressi delle chiese, ad Assisi, città di San Francesco.

Ma con la destra al potere e l’arrivo di Roberto Maroni, dirigente del partito populista, al ministero dell’interno, il “sindaco-sceriffo” è divenuto realtà. Il 5 agosto il ministro ha firmato il decreto che concede ai sindaci pieni poteri in materia di sicurezza, rendendoli “funzionari governativi” sul territorio, potendo così esercitare il loro potere, ad esempio, contro la prostituzione, il traffico di droga, la mendicità -in particolare quella minorile- la violenza connessa all’abuso di alcol e l’“oltraggio alla decenza”. I sindaci sono semplicemente tenuti a comunicare le loro ordinanze al prefetto, che ad esse, comunque, non può opporsi.

E le ordinanze si moltiplicano. A Roma, il nuovo sindaco di destra, Gianni Alemanno, prevede, al rientro estivo, di riarmare la polizia municipale, di proibire l’accattonaggio e di prendere misure contro i lavavetri ai semafori. Il divieto di rovistare nei cassonetti dell’immondizia è stato, per il momento, messo da parte, in seguito all’allarme lanciato dal mondo cattolico.

Le iniziative vengono da destra come da sinistra. A Vicenza, in Veneto, il sindaco, Achille Variati, membro del Partito democratico (centrosinistra), se la prende con i bivacchi nelle città, misura che colpisce soprattutto i Rom. Uno dei pochi eletti di sinistra nel Nord alle scorse elezioni di primavera, e che aveva basato la sua campagna elettorale sulla “tolleranza zero”. “La sicurezza, dice, non ha etichette, ci riguarda tutti. I miei concittadini si aspettano che siano combattute tutte le illegalità, da quelle più piccole a quelle più grandi”. Con una differenza, tuttavia, rispetto ai suoi colleghi di destra. “Noi agiamo anche sul versante della solidarietà. La misura colpisce i nomadi che si installano in città al di fuori di ogni regola, ma a quelli che qui hanno la loro residenza offriamo posto in un campo regolamentato, con tutto ciò che questo comporta, a cominciare dalla frequenza scolastica per i bambini”, aggiunge in sindaco.

Come in certi comuni di destra, Vicenza ha introdotto un’ordinanza che alza a 500 euro la multa minima per le autovetture dei clienti delle prostitute che “rallentano il traffico”. Le prostitute stesse rischiano una grossa ammenda per “attentato al pudore”.

È stato un comune di sinistra, Firenze, a dare il via, nel 2007, all’interdizione dei piccoli “lavavetri”, provvedimento adottato poi da molte altre amministrazioni comunali, così come quello contro l’accattonaggio, che ha spinto il cardinale Renato Martino, responsabile del Vaticano per la giustizia e per i migranti, a reagire, l’8 agosto: “Mendicare è un diritto umano fondamentale per coloro che hanno fame e freddo. Il vero povero ha il diritto di cercare come può di procurarsi un pezzo di pane e chiedere aiuto al suo prossimo”.

A Verona, il sindaco della Lega Nord, Flavio Tosi, non la pensa così e prevede la confisca del denaro racimolato e una sanzione di 100 euro. Ad Assisi, il sindaco di destra, Claudio Ricci, difende l’ordinanza che proibisce la questua nei pressi delle chiese, “attività sovente legata alla microcriminalità. Lottando contro questo racket, noi non abbiamo che anticipato il decreto Maroni. La sicurezza, per una città come la nostra, con 6 milioni di turisti all’anno, è una condizione indispensabile”.

A Novara, in Piemonte, niente più gruppi formati da più di due persone, la notte, in alcuni parchi della città. “Avremmo potuto chiuderli, i parchi, tenendo conto delle proteste di chi ci vive vicino”, si giustifica l’assessore Mauro Franzinelli, della Lega Nord. La formazione populista vuole spingersi ancora più in là: a Boltiere, vicino a Bergamo, in Lombardia, a partire dall’autunno, alcuni cittadini volontari riceveranno l’addestramento da “ausiliari civici”, al fine di aiutare la polizia municipale. Ad Adro, la città del “premio anticlandestini”, non ce n’è bisogno: la norma, che risale al 2006, non ha avuto l’impatto previsto. Quattro clandestini portati in questura, il primo anno. Dopo, più niente. Nessun clandestino fermato, e nessun premio per gli agenti della polizia municipale.

Salvatore Aloïse, Le Monde, 13/08/2008
(traduzione di Daniele Sensi)