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12 gennaio, 2018

Radio Padania contro Maroni: «Volete offenderlo? Chiamate in diretta»

(Audio in fondo al post)

«Volete offendere Roberto Maroni? Chiamate subito in diretta. Il primo che chiama vince la possibilità di offendere Roberto Maroni. Stiamo scherzando? No, siamo serissimi». È durissima, su Radio Padania Libera, la reazione di Sammy Varin, conduttore di punta dell’emittente di Via Bellerio, alla lunga intervista rilasciata da Roberto Maroni al Foglio, intervista nella quale il presidente uscente della Regione Lombardia, che si definisce “leninista convinto”, oltre a ribadire una certa distanza politica e culturale dall’attuale leadership leghista, accusa Matteo Salvini di metodi stalinisti.

«Che cosa rimane di decine di anni insieme? Che cosa rimane delle interviste a Radio Padania, in diretta, una volta alla settimana? Che cosa rimane di promesse e battaglie comuni?», chiede Varin. Che aggiunge: «Noi ti salutiamo e ringraziamo, Roberto Maroni, perché se te ne vai siamo molto contenti. Fuori dai maroni».

Gli ascoltatori rinnovano stima e fiducia in Salvini, si dicono delusi, traditi, rattristati («Maroni ci pianta in asso proprio adesso, sul più bello, dopo che abbiamo fatto i banchetti per l’autonomia?»), ma non sembrano raccogliere l’appello dello speaker. Una militante, anzi, invita a «non parlare male di Maroni, non facciamo sempre queste cose, in Lega, che quando qualcuno non è d’accordo ne parliamo male, cerchiamo di essere uniti». Ma Varin la schernisce: «Perdonami, tu sei la sorella di Roberto Maroni?». Una seconda ascoltatrice insiste: «Salvini sta andando avanti tanto bene, quindi basta, smettiamola con questo dir male dei leghisti, basta con questa storia dei tradimenti». Sammy Varin la interrompe: «Ti censuriamo volentieri perché Maroni non è leghista, ok? Maroni, in questo momento, non è più leghista, non sta parlando da leghista. Nessuno sta parlando male di Roberto Maroni, noi stiamo soltanto dicendo che siamo molto rattristati dalla scelta di Maroni di sputtanare la politica che fino a ieri aveva sostenuto o aveva fatto finta di sostenere».

«Oggi siamo arrabbiati con Maroni, poi domani dimentichiamo tutto, ci mancherebbe altro, si va avanti, la Lega è la Lega», spiega Varin, «però fa male, soprattutto a noi che crediamo in questo progetto e che a questo progetto lavoriamo, quasi sempre gratis, vedere una persona, che non ha certamente lavorato gratis in questi anni, che non ha mai dato neanche un euro a sostegno di Radio Padania Libera, tradire in questo modo». E ancora: «Io voglio bene a Roberto Maroni, così come voglio bene a tutti coloro che sono stati in Lega, però l’ho visto più volte nelle varie manifestazioni e sono sempre rimasto male che mai una volta sia venuto al gazebo di Radio Padania e abbia scelto di aiutare la radio, magari semplicemente acquistando un cd. L’ultima volta si è avvicinato, ci ha salutato, ha preso in mano uno dei tanti cd, l’ha guardato e l’ha riposto sul tavolo».

«Questo è il giorno dell’ira, da domani ci baciamo, ci riabbracciamo tutti quanti, siamo tutto fratelli», rassicura, di nuovo, Varin. Che però, subito, ci ripensa: «Col cacchio, io con questa gente non voglio più averci a che fare». Poi, prima di collegarsi con la conferenza stampa di Attilio Fontana, l’ex sindaco leghista di Varese candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per il centrodestra («Lega e alleati si uniscono intorno ad Attilio Fontana, visto che Maroni si è fatto la cacca addosso»), una pesantissima insinuazione finale: «Roberto Maroni ha un po’ sputato addosso a questa Lega dove ha militato per anni, e dispiace, perché uno dice: “Ma come, era leghista...”. A quanto pare, o non lo è mai stato o, forse, è stato comprato da qualcuno. Forse, eh».

Qui sotto, alcuni estratti della trasmissione.

 

(per il blog dell'Espresso)

02 ottobre, 2013

«Con la Televisione di Fatima e Radio Padania apriremo gli occhi alla gente»

Mario Borghezio in Canada alla Conferenza mondiale dei 'fatimisti' 



In origine erano 'Padania cristiana' e 'Cattolici padani', le due ben distinte associazioni di riferimento della variegata anima cristiano-cattolica dell'universo leghista. Tradizionalisti, preconciliari e facenti capo a Mario Borghezio, i primi; conciliari, devoti al Santo Padre e presieduti dal senatore Giuseppe Leoni, i secondi. Una geografia liturgica e pastorale (vissuta come fatto politico da Borghezio; come fatto prepolitico, o collaterale alla politica, da Leoni) che, nella nuova Lega, ossia in ciò che della Lega rimane, va ridefinendosi.

Così, mentre 'Padania cristiana' sparisce dal sito web dell'associazionismo padano (dove sopravvive, curiosamente, il riferimento a 'Padania calcio', 'team manager, Renzo Bossi'), e mentre Giuseppe Leoni, fondatore, insieme a Bossi e consorte, della Lega, dà vita all'associazione 'Padania libera', con Maroni che minaccia improbabili espulsioni (quasi una rivalsa per la scomunica lanciata a suo tempo da Bossi all'associazione 'Terra insubre', un cui tesserato eccellente era proprio l'attuale segretario federale del Carroccio), Mario Borghezio dismette i panni del fanatico sedevacantista e benedice «il Padreterno per averci dato un papa come Papa Francesco».

Un cammino spirituale, votato al cosidetto 'secondo segreto di Fatima' (il mondo si salverà se la Russia verrà consacrata al Cuore Immacolato di Maria), una cui prima tappa è ben nota: ottobre del 2012, Borghezio e Lorenzo Fontana, pure lui europarlamentare della Lega, annunciano che porteranno la statua della Madonna di Fatima (una delle 25 che Papa Paolo VI benedisse in occasione del 50mo anniversario dell'apparizione) in processione a Strasburgo, ma, a un giorno dall'evento, la statua viene smarrita allo scalo merci di Amsterdam. Verrà ritrovata qualche giorno più tardi, a "processione" avvenuta.

Solo un anno prima, grazie all'interessamento di un altro Fontana, Attilio, sindaco di Varese, i leghisti dell'associazione 'Padanassistenza' si erano invece affidati alla -a quanto pare proverbiale- puntualità della Madonna di Medjugorje. Questo il comunicato su Radio Padania: «Giornata di preghiera coi veggenti di Medjugorje al Palazzetto dello Sport di Varese, dalle nove della mattina fino alla sera, con apparizione alle sei meno un quarto»..

La Madonna dovette dar loro buca pure quella volta, per la verità, se, a distanza di nemmeno due mesi, una delegazione di 'Arte Nord', altra associazione leghista, se ne andò in pellegrinaggio a Lourdes, per chiedere che la Padania fosse finalmente riconosciuta. Quella stessa estate, Maroni veniva eletto segretario e la Padania spariva pure dagli slogan del partito. .

Borghezio, lui, non demorde ed insiste con la Madonna di Fatima. Agli inizi di settembre, un comunicato stampa annunciava l'intervento dell'europarlamentare alla Conferenza mondiale dei 'fatimisti' in programma in Canada, alle cascate del Niagara, per la metà di quello stesso mese. E così è stato. Un intervento che si è aperto dando lettura di un messaggio dell'onorevole Erminia Mazzoli, Pdl, presidente della Commissione per le petizioni al Parlamento europeo («L'obiettivo di riconciliare la Russia alla fede, nella devozione al Sacro Cuore della Madonna, è stato affidato anche al Parlamento europeo attraverso una petizione che invoca una decisione Ue in questa direzione»), cui sono seguiti 30 minuti degli -immancabili- riferimenti cospirazionistici a Club Bilderberg e Trilateral Commission («solo il Padreterno sa quanto sia grave ed evidente l'intervento di questi poteri occulti che manovrano dietro le quinte») ed una richiesta, indirizzata a via Bellerio: «Spero di poter ottenere, da una radio molto diffusa nel nord del mio Paese, Radio Padania, uno spazio per divulgare i messaggi che arrivano dall'associazione 'Amici della Madonna di Fatima', proprio per aprire gli occhi della nostra gente». 

Spronato dalla «coincidenza delle parole profetiche di Fatima» col ruolo giocato dalla Russia nella crisi siriana (una coincidenza che «ci ha indicato un dovere, a noi che crediamo in questa associazione»), Borghezio ha quindi dato appuntamento «per il prossimo incontro», ossia per la Giornata mariana che si terrà il 13 ottobre in Piazza San Pietro: «Spero ci sia la possibilità di diffondere, almeno nella città eterna, almeno nella Città del Vaticano, scritti significativi che aprano gli occhi su questa fase, forse terribile, della storia mondiale». Il tutto nello spirito di «quei valori di umiltà, obbedienza e povertà, come ci si insegna Papa Francesco».

Sembrano lontani i tempi in cui il lefebvriano don Floriano Abrahamowicz, padre spirituale di 'Padania cristiana', dalle onde di Radio Padania esortava gli ascoltatori «a rifiutare i sacramenti e il catechismo della Chiesa romana» e «a disertare le stesse strane messe in latino» che l'allora Papa Benedetto XVI veniva dal concedere, accingendosi così a revocare la scomunica che da 20 anni pendeva sulla Fraternità sacerdotale San Pio X di Marcel Lefebvre. Don Floriano metteva in guardia: «È la Chiesa conciliare tutta intera ad essere in realtà alleata di quei poteri forti che mirano al dominio del mondo secondo un disegno anticristico»

Tuttavia, da qualche tempo, è ora talvolta ospite di una rubrica pomeridiana di Radio Padania, un altro lefebvriano, don Francesco Ricossa, dell'Istituto Mater Boni Consilii, istituto che considera in qualche modo illegittimi, poiché in peccato di 'eresia modernista', i pontificati successivi al 1965 e che pertanto, a partire da quella data, ritiene vacante lo scranno pontificio. «Scalfari pone una domanda precisa, a Bergoglio: 'La storia dimostra che il Dio degli ebrei, sostanzialmente, ha fallito. Come mai, cosa non ha funzionato?'», commentava, settimane addietro, a proposito del pubblico carteggio tra Scalfari e Bergoglio, il conduttore di Radio Padania, rigirando la domanda a don Ricossa. Che così rispondeva: «Non c'è risposta (da parte di Bergoglio, ndr), c'è solamente un accenno alla Shoah (...), mentre i profeti, nella Bibbia, hanno sempre mostrato che i castighi che hanno colpito Israele sono venuti dall'allontanamento, dall'infedeltà nei confronti di Dio»..

Di seguito, 'catturati' da 'Fatima Tv', stralci dell'intervento di Borghezio alle cascate del Niagara.

 

 

(per il blog dell'Espresso)

02 luglio, 2013

Congresso Giovani padani: «Che vadano a fanculo i giovani del Sud!»

(Audio in fondo al post)

Tra cori evergreen («Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!»), improvvise folgorazioni («Che la si chiami macroregione, Padania o Topolinia non cambia nulla») e ardite citazioni («Patria o morte!, come Che Guevara, perché anche lui combatteva in un paese dai problemi molto simili a quelli che abbiamo in Piemonte, Veneto e Lombardia») si è tenuto, domenica, a Milano, il secondo Congresso dei Giovani padani. 

Presiedeva i lavori, il vicesegretario federale della Lega, Matteo Salvini, il quale, nel suo discorso motivazionale sulla disobbedienza, ha citato Walt Disney («Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare»), l'attivista nordirlandese Bobby Sands («Mi girano le palle, perché una delle poche città italiane che hanno dedicato una via a questo patriota è Firenze, con 'Fonzie' Renzi») ed Aaron Swartz, l'informatico statunitense suicidatosi lo scorso gennaio nella sua casa a Brooklyn («Questo 'matto' voleva la libertà, la libertà in Rete; questo matto voleva che gli studi scientifici fossero a disposizione del ricco e del povero - anzi, più del povero, che non se lo può permettere, che del ricco, che può pagare migliaia di euro per andare in qualche grande università»). 

Nel pomeriggio, l'intervento di Roberto Maroni, che, subito dissociatosi dalle due bandiere europee con svastica e falce e martello esposte sul tavolo della presidenza, citando Berlinguer ha spronato il movimento giovanile a far da coscienza critica a chi, come lui, rappresenta «la Lega di governo» («non confondete tattica e strategia: la strategia è l'indipendenza, la tattica non deve farsi tatticismo ed io governo la Regione Lombardia non per governare la Regione Lombardia ma perché si formi la macroregione del Nord, che è la Padania. Sono stato io a leggere la dichiarazione di indipendenza a Venezia»). 

Nel mezzo, a uno a uno sul palco, i coordinatori provinciali (solo quelli lombardi) e 'nazionali' (leggasi: regionali) del Movimento giovani padani. Recriminazioni («Della candidatura del Trota non ci ha dato fastidio che uno, magari poco capace, ci passasse davanti, bensì che Bossi preferisse il suo figlio biologico a ognuno di noi, che siamo comunque figli suoi»), vicendevoli rimproveri («Si era detto niente pausa pranzo, ma alcuni di noi hanno parlato davanti alla platea vuota perché si è scappati tutti al McDonald's dopo che un minuto prima avevamo gridato: "rivoluzione!"»), perorazioni dell'abusivismo, ché il rispetto delle regole è da 'altri' che lo si pretende («Questa è la strada per dire addio a questo stato di merda, testa bassa verso la meta con attacchinaggi abusivi e scritte abusive»). E, poi, capi delegazione all'Europarlamento (Lorenzo Fontana), che quando dicono 'Europa dei popoli' chissà a cosa pensano («Una cosa positiva, quelli dell'Europa, l'hanno fatta: hanno chiuso la tv greca. Speriamo facciano lo stesso anche in Italia»), e antimeridionalismo spinto.

Luca Salvetti, dei Giovani padani Valle Camonica: «Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!». Michael Quercia, Giovani padani della Romagna: «Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi i paesaggi, al Sud, il problema è la gente che ci abita. Loro sono così, ce l'hanno proprio dentro, il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po' il culo». 

Di questi ultimi interventi, riporto, qui sotto, l'audio. In coda, Eugenio Zoffili, coordinatore uscente lombardo e attuale responsabile segreteria dell'Assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia: «Chi tocca un giovane padano, tocca tutti i giovani padani. Se lo mettano in testa le forze dell'ordine e la magistratura, che per quattro scritte sui muri mandano in tribunale i nostri giovani. Le pattuglie della polizia e i magistrati non rompano i coglioni ai nostri giovani. Questo Stato italiano di merda non ci piegherà mai».

 

14 giugno, 2013

Quell'altro leghista che aveva invocato lo stupro e che oggi Maroni chiama "maestro"

Giancarlo Gentilini, nel 2007: «Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Come sapete, ieri ho dato notizia di Dolores Valandro, la consigliera di quartiere leghista che, su Facebook, si chiedeva come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge. Parole ripugnanti subito rimbalzate, con sgomento, in Rete, e quindi riprese, con altrettanto sgomento, dai media. Immediata la reazione, trasversale, di partiti e istituzioni. E, immediate, le parole di condanna di Luca Zaia («Un post vergognoso che ha insultato anche i veneti e il Veneto»), Flavio Tosi («Un'espressione inqualificabile, violenta e demenziale) e Roberto Maroni: «Non conosco la Valandro, ma stasera sarà espulsa».

Nel pomeriggio, Dolores Valandro aveva provato, maldestramente, a difendersi: «Si trattava di una battuta detta in un momento di rabbia, questo è un mio modo di sfogarmi. Chiedo Scusa».

Di momenti di rabbia, per la verità, la Valandro deve averne sovente. Sempre riferendosi al ministro Kyenge, scriveva, infatti, su Facebook il 22 maggio: «Tornatene in Congo, brutta scimmia»; il 18 maggio: «Senti un po', brutta bertuccia, ti pago io volentieri il biglietto di sola andata per il tuo paesello, hai capito che stai rompendo un po' troppo le palle??»; il primo maggio: «Vai a comandare a casa tua, capra cioccolatosa!»; il 2 giugno: «Meglio se cambi spacciatore, ministra, o meglio ancora se ti cuci la bocca una volta per tutte!. E ancora: «Ma va a ciapar i rat, brutta scimmia»; «Sempre più schifata di avere in Parlamento una ministra nera e musulmana»; «Ma quando ti tapperai quella brutta boccaccia, sei ospite nel nostro Paese, tornatene nella tua giungla selvaggia!»; «Vade retro Satana nero, ritorni nella sua giungla, le banane l'aspettano con ansia!».

Di "fede" bossiana, Dolores Valandro si era appena vista annullare la sospensione dai probiviri della Lega Veneta per le contestazioni a Flavio Tosi dello scorso 7 aprile a Pontida. Per questo motivo, diversi militanti leghisti, rilevando  che «simile linguaggio l'ho sentito per anni nelle sedi della Lega» e chiedendosi come mai «la stessa condanna non è stata fatta nei confronti di Gentilini e Borghezio le innumerevoli volte che hanno offeso pesantemente gli immigrati», ora accusano: «L'espulsione è un pretesto per far fuori i dissidenti».

Scrive, a questo proposito, Gad Lerner:

Inutile che Flavio Tosi annunci l’espulsione della consigliera Dolores Valandro. Le schifezze e le minacce e i richiami a crimini razzisti del passato sono un armamentario con cui la Lega convive dai suoi inizi, riservando al suo interno uno spazio autorizzato alle peggiori ideologie reazionarie. Stupirsi perchè un movimento che manda Mario Borghezio al Parlamento europeo poi deve fare i conti con chi promette violenza a chiunque vive come diverso? Fingere dissociazione da Dolores Valandro pochi giorni dopo aver candidato Gentilini a sindaco di Treviso, sì, quel gentiluomo che prometteva di sparare agli immigrati “come ai leprotti”?

Gad Lerner fa l'esempio dei “leprotti”. Io ne avrei fatto un altro.

Era il settembre del 2007. In polemica con quanti avevano votato a favore dell'indulto dell'anno prima e a seguito di un orribile fatto di cronaca, rivolgendosi all'allora ministro dell'Ambiente, Giancarlo Gentilini rilasciò questa dichiarazione:

«Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

Nemmeno dieci giorni fa, Flavio Tosi, Roberto Maroni e Luca Zaia erano a Treviso, per sostenere la candidatura a sindaco di Gentilini. Flavio Tosi, sul palco: «Tosi ha copiato da Gentilini il modo di fare il sindaco»; Luca Zaia: «Io sono qui a rassicurare i fedeli che quel signore lì continuerà il suo Vangelo»; Roberto Maroni: «Io ho imparato a fare il ministro dell'Interno dal sindaco Gentilini. Gentilini è un maestro, un punto di riferimento. Lui è lo sceriffo numero uno, io sono lo sceriffo numero due».

(per il blog dell'Espresso)

08 aprile, 2013

«Questa è democrazia»

Sammy Varin, speaker di Radio Padania, stamattina alle 6 sulle contestazioni di ieri sul prato di Pontida:
«Certo, sicuramente ci sono stati mugugni e contestazioni come in ogni Pontida, ma noi siamo un popolo che arriva da diverse parti d'Italia e quindi ci può essere gente che sta più con Bossi, più con Maroni, più con Borghezio... Cioè: la Pontida è calda, signori, non pensiamo che la Pontida sono tutti lì, gnigniro-gnignero, con la puzzetta sotto il naso come gli amici del Partito democratico che però si infilzano con le spade dietro gli angoli delle strade... La Pontida è calda, è un'arena, signori, e quindi è chiaro che chi voleva fischiare ha fischiato, ci mancherebbe altro. Ci sono siti internet dove leghisti si urlano addosso: "Io sono per la Lega degli albori!", "No, io voglio la Lega del futuro!"... E' chiaro signori, ma questa è democrazia (...). Pontida non è la segreteria del Partito democratico, Pontida è la segreteria del Popolo padano, quindi si può fare casino e si può fischiare.
Roberto Maroni, su Radio Padania, 5 ore più tardi:
«Quei quattro o cinque, o dieci persone, al massimo... quei dieci pistola -alcuni neanche della Lega- che si sono prestati a questo gioco (le contestazioni, ndr), ovviamente subiranno le conseguenze di questa loro provocazione, com'è giusto che sia, perché il rispetto delle regole è fondamentale, il rispetto dello statuto è fondamentale: Pontida è un luogo sacro, queste sceneggiate, queste piazzate, non si possono fare.»

 

26 gennaio, 2013

09 aprile, 2012

Da loro funziona così

1) Maroni, che oggi gioca a fare il "barbaro sognante" al fine di  cavalcare un repulisti che lo porti alla guida del partito, nel 2010 scese in campo per sostenere la candidatura di Renzo Bossi alle elezioni regionali, assicurando: "Renzo ha scelto di faticare e di farsi eleggere dalla gente con le preferenze. È una scelta molto seria perché la Lega premia quelli che lavorano. Da noi funziona così. Fossi bresciano voterei Renzo Bossi, il nome è una garanzia".



2) Matteo Salvini, oggi: "Salutato Renzo Bossi, ora tocca a qualcun altro". Portaborse di Salvini al Parlamento europeo, nel 2004: Riccardo Bossi.

27 febbraio, 2012

13 gennaio, 2012

21 giugno, 2011

Denunciamo Maroni, Bossi e Calderoli

Ieri scrivevo di Aldo Flora, il pensionato piemontese che, a seguito della Pontida di domenica scorsa, ha denunciato il ministro Maroni per alto tradimento, perché a nessun rappresentante delle istituzioni può essere concesso di inneggiare alla "padania libera e indipendente". Proprio sull'esempio di Aldo Flora, il gruppo "Difendiamo la democrazia!" promuove ora, su Facebook, una denuncia collettiva, diffusa e partecipata, dei ministri Maroni, Bossi e Calderoli. Per alto tradimento. E per vilipendio della Costituzione.

20 giugno, 2011

13 febbraio, 2011

"Un ministro razzista di estrema destra"

"Il popolo tunisino rifiuta il dispiegamento di soldati stranieri sul proprio territorio. Deploro quindi le dichiarazioni di Roberto Maroni, dichiarazioni che tuttavia non mi sorprendono, poiché provengono da un ministro che appartiene ad un partito razzista di estrema destra".
Taïeb Baccouche, portavoce del governo di transizione tunisino, a proposito del ministro dell'Interno Maroni.

05 dicembre, 2010

Evviva il Concordato

Come il Concordato ti aggira una delle più stupide e odiose norme sull'immigrazione introdotte dal ministro Maroni. 

Purtroppo, l'escamotage è valido solo per i migranti di fede cattolica.

17 luglio, 2010

In Padania è Notte dei lunghi coltelli

Il consiglio federale della Lega Nord (ovvero Umberto Bossi) ha scomunicato Terra Insubre, l'associazione culturale varesina che: 1) declina il presidio identitario in chiave "piccolo padana" (l'"Insubria" comprenderebbe la Lombardia occidentale, il Piemonte orientale e la Svizzera italiana); 2) condivide il proprio logo con le nuove estreme destre europee; 3) ogni anno organizza un festival dagli sponsor eccellenti; 4) annovera tra i propri iscritti il ministro Maroni.

 

26 marzo, 2010

20 febbraio, 2010

Radio Padania: "Purtroppo gli immigrati conoscono la legge"

È l'amaro sfogo di Alessandro Morelli, conduttore di Radio Padania e consigliere di zona a Milano, il quale, incalzato dagli ascoltatori che si lamentano di come, nonostante la Lega al governo, in Italia ci siano ancora troppi immigrati, risponde proprio così, che quelli purtroppo conoscono i propri diritti:  "Quando ad esempio c’è un campo nomadi da sgomberare, noi arriviamo lì, ma loro, chissà com'è, sanno che, se il terreno è di proprietà, per procedere con lo sgombero ci vorrebbe prima la richiesta del proprietario". E dannazione a quei sindacati e a quelle associazioni cattoliche che danno loro "un aiuto esagerato informandoli sulle leggi".

Ascoltare per credere:

 

30 dicembre, 2009

Antonio Tabucchi sul 'Le Figaro': "L'Europa fermi la Lega Nord o sarà la Barbarie"

Traduco un appello di Antonio Tabucchi apparso oggi sul francese Le Figaro
Quello di augurarsi un qualche cosa è un sentimento complesso; perché non esprime un semplice desiderio. Secondo Freud, la libido, ovvero il desiderio in ogni sua manifestazione, è il motore del mondo: l’uomo è una creatura desiderante. Senza il desiderio di conoscere cosa vi sia al di fuori della caverna, saremmo ancora nella caverna. Ma il succitato tipo di desiderio è affidato a variabili incontrollabili, al caso. Posso augurarmi che tutte le guerre finiscano e che sul pianeta si instauri la pace, che non abbiano a verificarsi guerre nucleari, che una mortale pestilenza si diffonda unicamente tra i trafficanti d’armi, o che io possa vincere alla più ricca lotteria del mondo. Le variabili del mio desiderio, però, nulla hanno a che fare con la statistica: nemmeno al principe di Heisenberg riuscirebbe di determinare la possibilità di riuscita. 
Esiste in Italia un partito chiamato "Lega Nord". Nato recentemente, con all’incirca una base elettorale del dieci per cento, esso fa parte del governo Berlusconi. Senza la Lega, Berlusconi non potrebbe governare. Berlusconi è alleato a partiti dalla connotazione politica di estrema destra. La Lega Nord non dichiara precise connotazioni politiche. Essa ha una base "culturale" neopagana, fatta di croci celtiche e di venerazione del dio Odino e del dio Po, fiume nel quale ogni anno vengono praticati riti di purificazione. La Lega ha diffuso la convinzione che la Lombardia e una parte del Veneto siano terre privilegiate e di sua proprietà. Essa vanta la superiorità della "razza" ariana e detesta le altre (i neri, gli ebrei e, in particolare, gli arabi). Più in generale, detesta tutti gli "stranieri". Il principio territoriale è quello di Maurras: questa terra è mia perché vi sono seppelliti i miei morti. Cosa tra l’altro inesatta: buona parte del Veneto è terra di emigranti; gli avi, per non morire di fame o per malattia, emigrarono pochi anni addietro, e le loro ossa ora riposano in Brasile, in Argentina, in Canada, in Australia, in Svizzera, in Francia. 
L’attuale ministro italiano dell’Interno, Roberto Maroni, è un dirigente della Lega Nord. Uomo di modesta cultura, frequenta le birrerie della sua regione e suona la tromba in un gruppo rock che si esibisce nei locali notturni della Lombardia. In due anni è divenuto celebre per l’applicazione di una feroce legge contro gli immigrati in base alla quale il solo fatto di essere "senza documenti" costituisce, in sé, ontologicamente, un delitto. D’intesa con Berlusconi, ha siglato un accordo con quel gentiluomo di Gheddafi per la costruzione di campi in Libia in cui accogliere i migranti respinti dall’Italia. Tali campi di detenzione che nessuno può controllare sono pagati dal governo italiano, ovvero dai contribuenti. 
Il comune di Venezia aveva previsto l’assegnazione di case popolari a famiglie di nomadi (di cui molti hanno la cittadinanza italiana). Quando, a distanza di due settimane, il prefetto stava adempiendo alle proprie funzioni, ovvero stava assegnando gli alloggi previsti, il ministro Maroni, con un decreto autoritario, lo ha rimosso, per rimpiazzarlo con un uomo di fiducia. Le case non verranno più assegnate. 
La Lega Nord, recentemente, ha pure diffuso un comunicato denominato "White Christmas". Non si tratta di un augurio, bensì di una strategia messa in campo a Natale per "arrestare" i neri non in regola. Un rastrellamento. Ovviamente gli operai di colore (in molti lavorano nelle fabbriche del nord), seppur in regola, non hanno osato, nemmeno loro, uscire in strada per guardare le stelle. Non ci sono stelle per i neri, in Italia. E’ il bianco Natale della Lega Nord. 
Mi auguro che l’Europa faccia qualcosa. Non so bene cosa. Ciò spetta al Consiglio d’Europa e alla Commissione europea. Sono sempre stato un europeista convinto, lo sanno tutti. Tuttavia mi rendo conto di starmi appellando a uomini che hanno dimenticato i valori dei padri fondatori, come Jean Monnet, De Gasperi, Spinelli, Adenauer. L’idea europea dei padri fondatori era alta e nobile, indipendentemente dai loro ideali politici. Gli attuali responsabili dell’Europa, è evidente, hanno poco di nobile e molto di economico: la loro etica è distratta dalla compatibilità. Eppure solo pochi anni fa un presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, proponeva sanzioni contro l’Austria a causa di dichiarazioni razziste di un suo rappresentante, Jorg Haider. Ma quelle di Haider erano parole. Ciò che sta succedendo in Italia, sono fatti. L’Europa ha una grande responsabilità, ma sembra ignorarlo. Fa finta di non rendersi conto di ciò che si sta verificando in Polonia, in Ungheria, in Romania, in Italia. Ma se essa ignora deliberatamente ciò che sta avvenendo in Italia, qualcosa dovrà succedere. E’ inevitabile. E’ nella logica della storia. Un uomo non bianco (ne basta uno solo) avrà forse un giorno un coltello per difendere il proprio corpo e la propria dignità. E lo utilizzerà. E capiterà come a Soweto. Non è ciò che mi auguro. E’ al contrario ciò che mi preoccupa, che mi allarma, che mi fa paura, e che mi abbatte. 
In Europa, oggi, come nel ghetto del Sudafrica o nella Berlino hitleriana. Le pare ammissibile, Signora Europa? 
Antonio Tabucchi, Le Figaro, 30.12.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

08 agosto, 2009

Lega, badanti e destra francese: Oltralpe parte la sfida a chi ce l'ha più duro

L’annuncio dell’imminente regolarizzazione di colf e badanti varca le Alpi per rinfocolare gli attriti nell’estrema destra francese. Da un lato, la destra radicale tradizionale del Fronte nazionale; dall’altro, la destra identitaria ed autonomista (che Oltralpe, e nel resto d’Europa, vede nella Lega Nord il modello vincente per uscire dall'isolamento). Nonostante sovente condividano la medesima piazza (antislamica), i toni tra le due fazioni, che si contendono il medesimo elettorato, talvolta si inaspriscono. Così, alla galassia identitaria che rilancia l’intervista rilasciata da Mario Borghezio all’emittente Radio Courtoisie, il Fronte nazionale replica rinfacciando la prossima regolarizzazione di “350 mila stranieri illegali”:
«I ministri ‘identitari’ che compongono il governo Berlusconi, come il leghista Roberto Calderoli che, nel 2006, aveva sfoggiato, davanti alle telecamere, una maglietta con una caricatura di Allah e che aveva affermato che la maggioranza delle badanti erano ‘operaie del sesso e corrieri della droga’, hanno ceduto e si sono piegati al Sistema! Complice di questa regolarizzazione è anche Mario Borghezio, il deputato europeo della Lega Nord accolto da quegli stessi ‘identitari francesi’ che accusano il Fronte nazionale di tutti i mali e che sempre sono pronti a dar lezioni di ‘fondamentalismo’».

Grazie all'indefesso ministro Maroni, però, gli identitari già passano al contrattacco, sbandierando l’entrata in vigore, in Italia, del reato di clandestinità.

05 agosto, 2009

"Le autorità marittime italiane tacciono sui migranti che muoiono in mare"

La denuncia di Eric Valmir, corrispondente dall'Italia di Radio France. 

Traduco dal suo blog:


Allora?  

Notato nulla?  

Non manca qualcosa nel flusso delle informazioni di questa estate?  

C’eravamo abituati… no? 

Lunedì, un barcone con 340 immigrati è approdato a Lampedusa. Martedì, un barcone con 256 immigrati è approdato a Lampedusa. Mercoledì, un barcone con 122 immigrati è approdato a Lampedusa, meno di ieri (smorfia piccata dell’annunciatore che ama le cifre record, poiché gli permettono di dare un certo tono alla voce e di attirare l’attenzione di telespettatori e radioascoltatori). Giovedì, un barcone con 402 immigrati è approdato a Lampedusa (l’annunciatore si sente meglio). Venerdì, sabato e domenica è festa: imbarcazioni a volontà, con candidati all’immigrazione stretti come sardine.  

Ogni estate era così, da dieci anni. E nel luglio 2009 niente. Non una barca, non un immigrato. 

Un colpo di telefono alle autorità marittime del porto di Lampedusa. “Non siamo autorizzati a parlare con la stampa”. Il tono è freddo e secco. L’opposto di quella gentilezza con la quale, da anni, i guardacoste accompagnavano i giornalisti al largo per illustrare il proprio modo di operare. Questa volta, invece, impossibile persino ricevere l’informazione più elementare: il numero delle imbarcazioni di questo mese.  

Mi si rimanda al comando di Palermo. Là, una risposta: “Nel mese di luglio nemmeno un immigrato è arrivato a Lampedusa; è finita, il problema è stato risolto”.  

Un fischio di ammirazione. Il fenomeno dell’immigrazione Sud/Nord, Africa/Europa regolato in un mese, e senza il minimo annuncio mediatico per vantarsene. M’inchino di fronte a tanta efficacia e a tanta umiltà.  

Ministero dell’Interno, uno dei collaboratori di Roberto Maroni: “Dopo che lo scorso 15 maggio la Libia ha dispiegato mezzi militari al largo delle sue coste, non parte più nessuna imbarcazione. Siglando gli accordi economici e finanziari con Tripoli, il governo Berlusconi ha messo termine al dramma dell’immigrazione”. Dunque era questo il prezzo da pagare: 5 miliardi di euro. Simile logica, a seguirla, presuppone che Gheddafi poteva frenare l’emigrazione. Dunque egli si sarebbe servito del dramma dei flussi migratori come strumento di pressione per ottenere quanto voleva. Una moneta di scambio.  

L’Organizzazione internazionale per le Migrazioni, che tanto si dà da fare a Lampedusa così come in Tunisia e in Libia, denuncia regolarmente, sulle coste nordafricane, violenze e maltrattamenti commessi all’interno dei campi di detenzione in cui vengono “stipati” gli aspiranti immigrati venuti dal Sahel. Si parla di sevizie e di tratta di esseri umani.  

Non parte più nessuna imbarcazione… Mi tornano alla mente le parole del cardinale Maradiaga pronunciate nel corso dei nostri incontri: “Il Nord non avrà mai abbastanza muri d’acciaio per poter trattenere la valanga dell’immigrazione irregolare”…  

Un colpo di telefono a Pierluigi e Damiano, due pescatori di Lampedusa incontrati sul posto durante la registrazione di “Ciao Ragazzi” (trasmissione di approfondimento in onda il sabato su France Inter, ndt). Allora è vero? Non più una barca a Lampedusa? Tutti bloccati in Libia?  

“Sì e no”, mi rispondono… “Nemmeno un arrivo a Lampedusa, ma, al largo, i pescherecci continuano ad imbattersi in cadaveri, resti umani… meno di prima, ma comunque succede ancora. Immaginiamo che talvolta i guardacoste recuperino i sopravvissuti per condurli in Libia, come avvenuto lo scorso maggio. Tutto è organizzato perché le imbarcazioni non arrivino più a Lampedusa. Ma al porto e in città, se ne parla, si vuol sapere.. Visto che la notte gli elicotteri non smettono di girare”.  

Federico Miragliotta, direttore del centro di soccorso e di prima accoglienza di Lampedusa: “E’ vero, la strategia è, chiaramente, che le barche non arrivino più a Lampedusa ma che aggirino l’isola”. Il 17 luglio, 122 immigrati sono sbarcati a Siracusa. E saranno trasferiti a…  

… a Lampedusa, in cui il nuovo centro di detenzione è quasi pronto. Costruito a tempo record. In un Paese in cui oramai l’immigrazione clandestina è un delitto, Lampedusa sarà l’isola in cui verranno reclusi questi criminali d’un genere nuovo.  

Gli abitanti di Lampedusa manifestano.  

Il sindaco si fa portavoce della causa: “Non vogliamo divenire la Guantanamo dei clandestini, ci sono altri modi per soccorrere quelle povere persone”. Questo sindaco, Bernardino de Rubeis, è stato chiamato a rispondere, il 21 luglio, del reato di concussione, tirato in ballo da un imprenditore siciliano. Vogliono farmi stare zitto, ha dichiarato per difendersi.  

Tacere.. Una buona idea. I migranti continuano a morire in mare, ma poiché le autorità marittime non emettono più alcun comunicato, l’informazione non viene diffusa… Tacere un problema equivale a negarne l’esistenza. E funziona. 

Eric Valmir, 1.08.2009 (traduzione di Daniele Sensi)

21 luglio, 2009

La Lega Nord sta organizzando ronde illegali?

Le ronde saranno organizzate da associazioni che “non siano riconducibili a partiti e movimenti politici”, aveva assicurato il Governo a seguito delle riserve espresse da  Napolitano . Ed infatti il decalogo dei “volontari per la sicurezza” reso noto la settimana scorsa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni prevede che non solo le associazioni, ma gli stessi volontari non potranno appartenere ad organizzazioni politiche. 

Ebbene, proprio per addestrare volontari da impiegare nelle ronde, a Milano sta per prendere il via una scuola di formazione dei Volontari verdi, associazione il cui presidente onorario è Mario Borghezio. E Radio Padania sta in queste ore sollecitando i suoi ascoltatori ad iscriversi a quei corsi, seppur tesserati Lega.