13 settembre, 2011
Borghezio aiuta i neonazisti
Parigi, 14 luglio 2002, celebrazioni per l'anniversario della presa
della Bastiglia. Lungo gli Champs-Élysées, 163 cadetti ufficiali
dell'accademia di West Point e 75 pompieri di New York aprono il corteo
militare, seguiti, a bordo di una jeep scoperta, dal presidente Jacques
Chirac. A 150 metri, tra la folla, dietro le transenne, un ragazzo
estrae una carabina e spara. Il presidente Chirac sembra non accorgersi
di nulla e continua a salutare. ma nelle retrovie,la gente urla;
qualcuno si scaglia sul ragazzo per strappargli il fucile dalle mani.
Con l'auto presidenziale oramai lontana, fallito il tentativo di
assassinare il capo dello Stato, il giovane tenta quindi di puntarsi
l'arma addosso; ma è un attimo: gendarmeria e agenti in borghese lo
raggiungono, lo immobilizzano e lo disarmano.
Ammanettato e condotto alla centrale
della polizia parigina, il ragazzo verrà identificato come Maxime
Brunerie, un fanatico neonazista già candidato alle elezioni municipali
per il partito di estrema destra Mouvement national républicain e vicino
al gruppo di Unité radicale, formazione extraparlamentare della destra
rivoluzionaria. Da lì a un mese, Unité radicale sarà messa fuori legge
«per ideologia razzista e antisemita e per incitamento all'odio e alla
violenza». Da lì a nemmeno un anno, due dei maggiori esponenti di
Unité radicale, Fabrice Robert e Philippe Vardon, daranno vita ad una
nuova organizzazione politica, il Bloc identitaire, Blocco identitario.
Nizza, 9 settembre 2011, "Lou Bastioun", una delle "case
identitarie" (bar, biblioteca e palestra di pugilato) del Blocco
identitario, che qui opera con la sigla di Nissa rebela. Conferenza
stampa congiunta di Mario Borghezio e Philippe Vardon, il quale, in
veste di presidente della struttura regionale del Blocco, annuncia:
«Mario Borghezio intende mettersi al servizio della popolazione nizzarda
in qualità di deputato europeo».
Nei fatti: una presenza
fissa, a cadenza settimanale, dell'eurodeputato leghista nella
roccaforte del movimento neofascista francese. Condannato nel 2008 per
"ricostituzione di gruppo disciolto" (il riferimento è proprio a Unité
radicale) e per incitamento all'odio razziale, privato per due anni dei
diritti politici, Vardon aggiunge: «Insieme lavoreremo alla creazione
di una fondazione europea per la formazione dei giovani militanti: con
la Lega Nord abbiamo un legame di vecchia data, che d'ora in avanti si
farà ancora più stretto».
Un legame che risale almeno al
2008, quando, prendendo parte ai lavori di inaugurazione della nuova
stagione politica di Nissa Rebela e accompagnato dall'allora
vicesegretario della Lega Nord Liguria, Edoardo Rixi, Borghezio
consigliò ai militanti identitari nizzardi, che gli chiedevano come
fossero riusciti gli «identitari padani di andare al governo», di
rivalutare il lavoro di personaggi come Julius Evola, capaci di fornire i
«fondamenti metafisici e spirituali della battaglia identitaria». O
ancora al 2009, quando una telecamera della televisione francese colse
l'eurodeputato leghista suggerire a quegli stessi militanti la strategia
delle strategie: «Occorre insistere molto sul lato regionalista del
movimento. E' un buon modo per non essere considerati immediatamente
fascisti nostalgici».
E che il Blocco identitario, sotto sotto,
sia sempre lo stesso, ovvero la neonazista Unité radicale disciolta
nel 2002, appare più che evidente da un documento
trasmesso
,
la settimana scorsa, dall'emittente Canal +. Di nuovo una sede del
Blocco identitario, di nuovo una telecamera nascosta. Un giornalista
finge di voler aderire all'organizzazione. Questa la prima lezione di
dottrina che gli viene impartita: «A Norimberga non è stato condannato
solo l'ariano bianco, ma l'uomo europeo e i valori di cui quello era
portatore. E' per questo che voi siete militanti identitari: non solo
perché avete un capitale razziale nelle vene che tramanda geneticamente
quei valori (…). Oggi il nemico, la nostra grande battaglia, è il
meticciato. In quale famiglia oggi non c'è un meticcio? Tutti abbiamo
una cugina che sta con un ragazzo di una qualche razza improbabile. Qui
io vedo il pericolo, che i nostri giovani considerino ciò normale e che
pensino che la negra che ci sta vicino sia un essere umano come te e
me. E contro il meticciato non c'è battaglia militare che tenga: o hai
una coscienza razziale o non la hai. Come ha scritto un altro pensatore:
'Ogni animale si accoppia solo con un simile della sua stessa specie'.
Sta scritto nel Mein Kampf».
Un indottrinamento che passa pure
per la musica. Tramite Alternative-s, un'etichetta indipendente che fa
capo al Blocco identitario. Nel
catalogo
,
anche brani italiani, dalla classica "Bandiera nera" ad una più
recente "Me ne frego".
Gli stessi Philippe Vardon e Fabrice
Robert un tempo suonavano in una rock band. Il ritornello di una loro
hit faceva così: «Un proiettile per gli yankee, un proiettile per i
cosmopoliti, un proiettile per i sionisti».
Ma è alla luce del sapore paramilitare dei campi estivi organizzati ogni anno dal
Blocco identitario
che la "fondazione europea per la formazione dei giovani militanti" cui
accennava venerdì scorso Philippe Vardon appare inquietante. L'idea è
di Borghezio, che l'aveva illustrata nel corso della Conferenza di
Orange del 2009, meeting delle estreme destre di tutta Europa ancora una
volta promosso dal Blocco identitario. Si deve il resoconto di quella
giornata alla
televisione svizzera
:
una «scuola politica che dia vita ad una comunità studentesca di soldati
politici capaci di tener testa, sul terreno fisico, ai nostri
avversari».
Daniele Sensi (per l'Espresso)
03 aprile, 2010
Ma Bossi non è Le Pen
In un suo articolo su Repubblica, Gad Lerner oggi accosta la Lega Nord al Fronte Nazionale del francese Jean-Marie Le Pen. Ecco, continuiamo a collocarla nell'estrema destra tradizionale e non riusciremo mai a decifrare a fondo la Lega. Perché sebbene alcuni suoi uomini provengano da ambienti neofascisti e sebbene con tali ambienti spesso essa condivida argomenti e battaglie, la Lega non è un partito neofascista. Sono semmai le formazioni classiche dell'ultradestra a star in parte "leghistizzando" il proprio linguaggio, ad esempio adottando, in luogo dell'oramai impresentabile e schietto razzismo, il più insidioso discorso "etno-differenzialista" ("non esistono popoli superiori o inferiori, tuttavia tra i popoli possono sussistere incompatibilità culturali superabili solo standosene ognuno a casa propria").
Ed è per questo motivo che da noi la Lega sfonda, mentre in Francia Le Pen rimane ai margini della politica. Perché essa, la Lega, non vìola esplicitamente il tabù del fascismo, nè hanno la sensazione di violarlo coloro che la votano. Non solo la Lega non è nata a destra, ma Bossi ha avuto pure l'intelligenza di collocarla nell'alveo dell'antifascismo, rispetto al quale nutre l'ambizione di accreditarsi in una continuità ideale: la Lega non disprezza la lotta partigiana, semmai ne esalta la settentrionalità.
È proprio rincorrendo il successo leghista che parte della destra neofascista francese si sta convertendo all'ideologia identitaria e regionalista. Si pensi ai vari movimenti localistici che fanno capo al Blocco identitario: gente che fino all'altro ieri militava chi nella destra extraparlamentare, chi nel Fronte Nazionale di Le Pen, e che oggi guarda al risultato delle Regionali italiane con invidia ed ammirazione. Si tratta di formazioni del tutto minoritarie, in un Paese dal radicato sentimento nazionale e patriottico, alle quali potrebbe tuttavia riuscire ciò che non è riuscito a Le Pen: rompere l'isolamento, allacciare convergenze con i gollisti, partendo dalle municipalità. E' a queste formazioni che la Lega andrebbe accostata, perché è con esse che la Lega dialoga, è con esse che la Lega struttura la propria strategia europea.
La Lega non è nostalgica. E' questo che la rende pericolosa.
18 marzo, 2010
Il network della nuova estrema destra
L'Fpö austriaco, il Vlaams Belang belga, i francesi Mnr, Npd e Bloc identitaire, il tedesco Pro-Köln e l'italiana Lega Nord: Le Monde traccia un veloce ma esaustivo quadro della "nuova estrema destra" europea. Che, a differenza di ciò che rimane dell'ultradestra di tipo tradizionale, ha la particolarità di funzionare "facendo rete".
Da tempo tento di tenere traccia di questo network del fanatismo identitario che vede la Lega Nord tra i padri fondatori e che già ho definito "Internazionale identitaria". Paradosso di formazioni localiste e regionaliste che, meglio di quanto (non) facciano i grandi partiti europeisti, stanno dimostrando di sapersi servire della nuova casa europea per articolare il proprio discorso ed il proprio consenso.
In Francia hanno capito che per approcciare il fenomeno leghista occorre guardare all'Europa tutta. Attendiamo che lo capiscano anche in Italia.
16 marzo, 2010
Cortocircuito ideologico a Radio Padania
"L'autonomismo vince se non è schierato ideologicamente, come continua a dimostrare il caso leghista, perché la cultura dell'indipendenza non è né di destra né di sinistra. Quando l'autonomismo si schiera, la gente comincia a sentire puzza di bruciato e non vota più. E negli ultimi mesi Alsace d'abord si era sbilanciata su posizioni decisamente di destra".
Ed
infatti chi c'era in Francia, la scorsa settimana, a chiudere la
campagna elettorale di Alsace d'abord? Siamo alle comiche: Mario Borghezio.
11 marzo, 2010
Borghezio superstar delle Regionali francesi
Anche in Francia si è a ridosso di elezioni regionali (si vota il 14 e il 21 marzo). E chi c'era ieri in Alsazia a chiudere la campagna elettorale del movimento della destra identitaria Alsace d'abord? Mario Borghezio.
Guidato da Fabrice Robert (ex di Unità radicale, messa fuori legge nel 2002 a seguito del fallito attentato all'allora presidente Chirac da parte di uno dei suoi militanti), il Blocco identitario ha oramai individuato nella Lega Nord il modello di riferimento per uscire dall'isolamento politico. Ed i suoi militanti, che provengono da ambienti dell'estrema destra tradizionale, da tempo hanno fatto di Borghezio il proprio guru.
Gli identitari francesi saranno presenti con una propria lista (Ligue du sud) anche nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, tradizionale feudo del Fronte nazionale. Il loro candidato è proprio un ex dirigente locale del Fronte, Jacques Bompard, sindaco d'Orange, cittadina dove lo scorso ottobre s'è tenuta la convenzione delle destre identitarie di tutta Europa. In quell'occasione, un applauditissimo Borghezio aveva proposto l'istituzione di una scuola transnazionale per i quadri delle organizzazione politiche lì riunitesi, una scuola per "soldati politici che tengano testa, anche fisicamente, ai nemici".
In Provenza-Alpi-Costa Azzurra è anche candidato il rivale e più noto Jean-Marie Le Pen. Che proprio facendo leva sulle simpatie leghiste del suo ex compagno di partito, così nei giorni scorsi si è rivolto, a mezzo stampa, a Jacques Bompard: "Bompard si ispira alla Lega Nord, ma per la Lega tutti coloro che stanno a sud di Milano sono dei negri. Secondo la filosofia leghista, Bompard è un bougnoule". Ovvero, nello slang francese, un misto tra "terrone" e "negro", riferito in particolare ai maghrebini.
03 dicembre, 2009
Video della tv svizzera. Borghezio lancia una scuola per "soldati politici"
Ritorno ancora una volta sulla Convenzione identitaria di Orange organizzata lo scorso ottobre dal Blocco identitario francese. Alla due giorni di dibattito anti-islamico e "anti-racaille" aveva aderito anche la Lega Nord, rappresentata da Mario Borghezio. Avevo già riferito di come in quella sede l’eurodeputato leghista avesse lanciato la proposta di una scuola di formazione transnazionale per i quadri dei movimenti europei votati al radicalismo identitario. Ma pare ci sia qualcosa di più.Alla convenzione era presente anche Dominique Baettig, deputato dell’Assemblea federale svizzera e membro dell’UDC, uno dei partiti promotori del recente referendum anti-minareti. La partecipazione di Baettig ad un congresso che riuniva la crème del populismo xenofobo europeo aveva suscitato accese polemiche in Svizzera, tanto che il deputato UDC dovette abbandonare i lavori prima della loro chiusura. Nel frattempo, però, una rete della televisione elvetica aveva deciso di inviare una telecamera al "Palais del princes", sede della convenzione, proprio per testimoniare a quale genere di raduno avesse aderito un esponente del maggior partito svizzero.
Quella è stata la sola telecamera ad aver ripreso i lavori per intero, compreso l’intervento di Mario Borghezio. Ed è proprio sul passaggio relativo alla "scuola di formazione" che si soffermano, in particolare, le immagini della tv elvetica. Lo speaker è sbigottito: Borghezio non ha in mente una semplice scuola per dirigenti, ma per veri e propri "soldati" che "tengano testa fisicamente ai nemici".
Vi ripropongo il servizio, tradotto e sottotitolato in italiano.
23 settembre, 2009
Lega Nord e Giovani Padani alla Convention dell'ultradestra europea
Mario Borghezio è annunciato come l'ospite d’onore della Convention Identitaire che il 17 ed il 18 ottobre riunirà in Provenza i movimenti della destra identitaria di tutta Europa.
Quella dell’eurodeputato leghista non è un’adesione personale: è la Lega Nord in quanto tale a figurare nella lista dei partecipanti, assieme al movimento dei Giovani Padani.
Tra gli invitati anche Frank Vanhecke, deputato del Vlaams Belang (già segretario del Vlaams Blok, disciolto dalla corte belga per incitamento all’odio razziale) e Philippe Vardon, presidente di Nissa Rebela (condannato nel settembre del 2008 per propaganda xenofoba e privato per due anni dei diritti politici).
Proprio durante un incontro di Nissa Rebela, ignorando la presenza della telecamera di un giornalista, Mario Borghezio aveva confidato: "Occorre insistere molto sul lato regionalista del nostro movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, nonostante siamo sempre gli stessi".
11 dicembre, 2008
Le Monde: "La Lega Nord seduce i populisti europei"
Su Le Monde, un breve resoconto del convegno che, agli inizi di dicembre, ha riunito in Francia la crème del populismo europeo (ne avevo scritto qui).
Il Club de l’Horloge, un think tank che riunisce intellettuali di destra e di estrema destra, ha tenuto a Parigi, sabato 6 e domenica 7 dicembre, la sua ventiquattresima università annuale il cui tema era: “Il populismo, una soluzione per l’Europa in crisi”.
Erano invitati alcuni degli eurodeputati dei principali partiti populisti e xenofobi europei: Johannes Hübner per l’FPÖ austriaco, Francis Van den Eynde del Vlaams Belang (Belgio) e Mario Borghezio della Lega Nord italiana.
Per il presidente del Club de l’Horloge, Henry de Lesquen, è soprattutto il “modello italiano che occorre seguire”, ricordando che, dei tre partiti, la Lega Nord è la sola a partecipare ad un governo. Fedele alla linea del suo circolo intellettuale, che lavora per una “unione della destra” che vada fino al Fronte nazionale (FN), de Lesquen ha difeso l’idea secondo la quale, in Francia, “i populisti devono partecipare a coalizioni di governo per ridurre il fossato che li separa dal popolo”.
Tutti gli intervenuti hanno additato i media e gli intellettuali “di sinistra” come responsabili della “demonizzazione” del populismo. Ma è stato Borghezio il più applaudito, soprattutto quando ha elencato le riforme ispirate dal suo partito come la reintroduzione del “grembiule per gli scolari”, o ancora quando ha sostenuto la necessità di “introdurre il tema dell’identità culturale e della sua difesa da ogni suo nemico” al cuore della politica.
Accoglienza molto più fredda, invece, quando il deputato europeo ha spiegato che il suo partito ha dovuto votare in favore del trattato di Lisbona per far passare, in cambio, quelle riforme tese a rendere più severa la politica italiana sull’immigrazione.
“CONQUISTARE GLI SPIRITI”
Nella sala che contava un’ottantina di persone, per lo più anziane, c’erano membri del Club, vecchi quadri del FN, come Bernard Antony, vecchio capofila dei cattolici tradizionalisti in senso al FN, e Jean-Yves Le Gallou, che aveva seguito Bruno Mégret all’epoca della scissione del partito nel 1998. Ma anche un nuovo arrivato, Fabrice Robert, presidente del Blocco identitario, un gruppo di estrema destra radicale. Affermando di essere stato “invitato a titolo amichevole da Henry de Lesquen”, Robert, che non figurava sulla lista dei relatori, ha partecipato al dibattito di chiusura del sabato, al fianco di Le Gallou e de Lesquen.
Sul palco, Robert ha vantato le azioni del Blocco identitario come “le ronde dei militanti nelle zone del racket” e la “distribuzione di zuppa di maiale” ai senzatetto – misure, queste, molto applaudite dalla sala. Ma Fabrice Robert ha anche svelato parte della strategia del suo gruppo politico: “Vogliamo conquistare gli spiriti e intervenire sul terreno sociale. Seguiamo una logica di "entrismo" in sindacati come l’FO (Forza operaia, ndt) o la CFTC (Confederazione francese dei lavoratori cristiani). D'altronde già alcuni delegati dell’FO appartengono al Blocco identitario.”
Abel Mestre, 8.12.2008, Le Monde (traduzione di Daniele Sensi)
05 settembre, 2008
Mario Borghezio domani a Nizza ospite di Nissa Rebela
La Lega Nord continua a tessere, instancabile, le sue relazioni internazionali. E in attesa del Congresso anti-islamico di Colonia, l’eurodeputato Mario Borghezio prenderà parte (domani, a Nizza), all'incontro di inaugurazione della prossima stagione di lotta del movimento Nissa rebela, formazione identitaria di estrema destra che in Italia già aveva raccolto le simpatie del Blocco studentesco di Verona.
È la stessa Nissa Rebela a dare notizia, in un comunicato stampa, dell’adesione leghista. Mario Borghezio, che sarà accompagnato dal giovane Edoardo Rixi (vicesegretario della Lega Nord Liguria), relazionerà sul tema: “Gli identitari al governo dell’Italia”. A fare gli onori di casa, Philippe Vardon, presidente di Nissa Rebela ed ex-portavoce del Blocco identitario (organizzazione alla quale si deve l'iniziativa della “zuppa identitaria”, rigorosamente a base di carne di maiale), il cui motto è: “Maîtres chez nous”, padroni a casa nostra. Che fantasia.
29 agosto, 2008
L'estrema destra francese elegge la Lega Nord a guida e faro nella lotta contro gli "invasori musulmani"
Il sito francese “Observatoire de l’islamisation” (piattaforma che, “nel rispetto dei musulmani in quanto individui, prime vittime spirituali di un indottrinamento potente e alienante”, si pone come obiettivo quello di contrastare l’”avanzata di un Islam che, nella sua forma classica, è un’ideologia politico-religiosa conquistatrice, incompatibile con la civiltà laica e democratica europea”) saluta con entusiasmo la proposta di legge avanzata dalla Lega Nord che prevede costruzione di nuove moschee solo a seguito di consultazione referendaria tra i cittadini, celebrazione delle funzioni solo in lingua italiana ed interdizione delle attività non legate al culto, quali formazione ed istruzione.
Il sito, che sottolinea le parole di Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera, secondo cui l’Islam “è l’antitesi dell’Occidente e la moschea è un centro politico e simbolico che riveste, anche, una dimensione militare” , riferisce dell'imminente partecipazione di una delegazione della Lega Nord al congresso anti-islamico di Colonia, rimproverando all’UMP (il partito di Sarkozy) di non intrattenere rapporti col Carroccio nonostante la Lega faccia parte del governo italiano. Ma rimprovera anche Philippe de Villiers ed altri esponenti dell’estrema destra francese, i quali, si legge, in confronto all’”audacia” leghista sembrano dei “boy scout”. Philippe de Villiers è il leader dell’MPF (Movimento per la Francia), partito che denuncia l’”influenza insidiosa di elementi dell’Islam radicale in luoghi strategici quali aeroporti, scuole ed ospedali”.
Il testo in elogio della “coraggiosa” battaglia leghista contro l’”invasione islamica” sta rimbalzando sulle pagine web della galassia "nera" francese. È stato rilanciato da blog ufficiali del Fronte nazionale di Le Pen, dal periodico online NovoPress (organo del Blocco identitario, movimento al quale si deve la distribuzione, ai senzatetto, della “zuppa identitaria”, a base di carne di maiale) e dal sito delle Gioventù identitarie (organizzazione che si propone come luogo di aggregazione dei giovani europei ai quali stia a cuore la difesa delle proprie radici dalla “peste dell’immigrazione”). Rilanciano l'elogio anche pagine del Movimento nazional repubblicano, formazione nata da una scissione nel Fronte nazionale che, delusa da Le Pen, ora suggerisce: “L’esempio ci viene da Roma”.