«La verità è che il vaccino, purtroppo, uccide, a quanto pare più del virus stesso. Tutti i vaccini, non solo quello di AstraZeneca, anche quello Pfizer». Sono le (irresponsabili) parole di Federico Carbonara, coconduttore, su Radio Padania Libera, dello spazio "PIU" (Professionisti imprenditori uniti). Il quale aggiunge: «La cosa non è grave come ci vogliono far credere, il coronavirus si può curare a casa, come un'influenza, se presa nei tempi giusti».
«Noi non possiamo accettarli tutti, perchè se
dovessimo accettarli tutti vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come
realtà sociale, come realtà etnica, perchè loro sono molto più di noi,
perchè loro sono molto più determinati nell'occupare questo territorio di noi. Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di
essere logici, di essere razionali. Tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo
fare delle scelte, dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra
razza bianca, se la nostra società deve continuare ad esistere o se la
nostra società deve essere cancellata. È una scelta».
Lo ha detto, su Radio Padania, Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia.
Fontana parlava di immigrazione e di come ritenesse che «uno stato serio dovrebbe dire quanti immigrati vogliamo fare entrare,
come li vogliamo assistere, che lavori vogliamo trovare loro, che case
vogliamo dare loro e, a quel punto, sottoporre un progetto di questo genere ai propri cittadini e chiedere se sono
d'accordo».
«Volete offendere Roberto Maroni? Chiamate subito in diretta. Il
primo che chiama vince la possibilità di offendere Roberto Maroni.
Stiamo scherzando? No, siamo serissimi». È durissima, su Radio Padania
Libera, la reazione di Sammy Varin, conduttore di punta dell’emittente
di Via Bellerio, alla lunga intervista rilasciata da Roberto Maroni al
Foglio, intervista
nella quale il presidente uscente della Regione Lombardia, che si
definisce “leninista convinto”, oltre a ribadire una certa distanza
politica e culturale dall’attuale leadership leghista, accusa Matteo
Salvini di metodi stalinisti.
«Che cosa rimane di decine di anni insieme? Che cosa rimane delle
interviste a Radio Padania, in diretta, una volta alla settimana? Che
cosa rimane di promesse e battaglie comuni?», chiede Varin. Che
aggiunge: «Noi ti salutiamo e ringraziamo, Roberto Maroni, perché se te
ne vai siamo molto contenti. Fuori dai maroni».
Gli ascoltatori rinnovano stima e fiducia in Salvini, si dicono
delusi, traditi, rattristati («Maroni ci pianta in asso proprio adesso,
sul più bello, dopo che abbiamo fatto i banchetti per l’autonomia?»), ma
non sembrano raccogliere l’appello dello speaker. Una militante, anzi,
invita a «non parlare male di Maroni, non facciamo sempre queste cose,
in Lega, che quando qualcuno non è d’accordo ne parliamo male, cerchiamo
di essere uniti». Ma Varin la schernisce: «Perdonami, tu sei la sorella
di Roberto Maroni?». Una seconda ascoltatrice insiste: «Salvini sta
andando avanti tanto bene, quindi basta, smettiamola con questo dir
male dei leghisti, basta con questa storia dei tradimenti». Sammy Varin
la interrompe: «Ti censuriamo volentieri perché Maroni non è leghista,
ok? Maroni, in questo momento, non è più leghista, non sta parlando da
leghista. Nessuno sta parlando male di Roberto Maroni, noi stiamo
soltanto dicendo che siamo molto rattristati dalla scelta di Maroni di
sputtanare la politica che fino a ieri aveva sostenuto o aveva fatto
finta di sostenere».
«Oggi siamo arrabbiati con Maroni, poi domani dimentichiamo tutto,
ci mancherebbe altro, si va avanti, la Lega è la Lega», spiega Varin,
«però fa male, soprattutto a noi che crediamo in questo progetto e che a
questo progetto lavoriamo, quasi sempre gratis, vedere una persona, che
non ha certamente lavorato gratis in questi anni, che non ha mai dato
neanche un euro a sostegno di Radio Padania Libera, tradire in questo
modo». E ancora: «Io voglio bene a Roberto Maroni, così come voglio bene
a tutti coloro che sono stati in Lega, però l’ho visto più volte nelle
varie manifestazioni e sono sempre rimasto male che mai una volta sia
venuto al gazebo di Radio Padania e abbia scelto di aiutare la radio,
magari semplicemente acquistando un cd. L’ultima volta si è avvicinato,
ci ha salutato, ha preso in mano uno dei tanti cd, l’ha guardato e l’ha
riposto sul tavolo».
«Questo è il giorno dell’ira, da domani ci baciamo, ci riabbracciamo
tutti quanti, siamo tutto fratelli», rassicura, di nuovo, Varin. Che però, subito, ci ripensa: «Col cacchio, io con questa gente
non voglio più averci a che fare». Poi, prima di collegarsi con la
conferenza stampa di Attilio Fontana, l’ex sindaco leghista di Varese
candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per il centrodestra
(«Lega e alleati si uniscono intorno ad Attilio Fontana, visto che
Maroni si è fatto la cacca addosso»), una pesantissima insinuazione
finale: «Roberto Maroni ha un po’ sputato addosso a questa Lega dove ha
militato per anni, e dispiace, perché uno dice: “Ma come, era
leghista...”. A quanto pare, o non lo è mai stato o, forse, è stato
comprato da qualcuno. Forse, eh».
Mondiali di Brasile 2014, ottantunesimo minuto dell'incontro
Italia-Uruguay: con stacco di testa su calcio d'angolo, l'uruguagio
Godin mette a segno la rete che manda a casa gli Azzurri. Immancabili,
su Radio Padania, le urla di gioia.
Un'euforia incontenibile, come al goal del Paraguay
nel primo incontro disputato dalla nazionale italiana ai mondiali di
Sudafrica del 2010. O come per le quattro reti a zero della finale Spagna-Italia agli Europei del 2012. Con una differenza. La Lega Nord non è più né quella di Bossi, né quella di Maroni: capolista in tutte le circoscrizioni alle ultime elezioni europee, il segretario Matteo Salvini, il quale, pur ribadendo fedeltà all'articolo 1 dello Statuto del Movimento ("La Lega Nord ha per finalità l'indipendenza della Padania"), ora si propone come leader di una rinnovata coalizione di centrodestra, alla vigilia di questo campionato aveva dichiarato: «Tiferò l'Italia. Meglio tifare l'Italia che altri».
Una identità cerchiobottista che si riversa anche in Radio Padania. «Ogni mia consistenza ideologica svanisce nel momento in cui una squadra è in svantaggio», avvertiva, al goal dell'Uruguay, Marco Pinti, coconduttore della radiocronaca di ieri sera, «quindi da adesso io sto con quelli che sono in svantaggio». Ossia con quella da lui definita «la nazionale del Paese che ci ospita».
La notizia, di qualche giorno fa: «Tutto inutile: la mobilitazione degli
animalisti, la raccolta di migliaia di firme e le richieste di adozione.
La giraffa Marius, di appena 18 mesi e di sana costituzione, è stata
abbattuta nello zoo danese di Copenaghen perché considerata in
sovrannumero. Un colpo di pistola alla testa, poi l’autopsia. Infine il
corpo, sezionato, andrà a sfamare tigri e altri carnivori».
Il commento di Sammy Varin, speaker di Radio Padania Libera, questa
mattina, dialogando con un'ascoltatrice: «Non saprei cosa scegliere, tra
le due cose, quale mi fa più schifo, sinceramente, se vedere le
immagini di quella giraffa ammazzata in Danimarca e i pezzi di giraffa
dati ai leoni davanti ai bambini oppure vedere transgender, checche
che si sposano, che adottano figli, adesso che sui moduli per
iscrivere i bambini all'asilo non c'è più scritto 'mamma e papà' ma
'genitore 1 e genitore 2'».
«Il Partito democratico sta valutando la possibilità di un'azione legale
nei confronti de La Padania», aveva detto ieri Khalid Chaouki, deputato
Pd di origini marocchine, a proposito della provocatoria iniziativa
del quotidiano del Carroccio che in questi giorni sta pubblicando
l'agenda della ministra Kyenge. Gli risponde, su Facebook, Alberto
Spreafico, consigliere provinciale di Lecco e segretario della locale
sezione leghista di Merate: «Marocchino del cazzo, torna al tuo paese».
Aggiungendo, con riferimento a Cécile Kyenge: «E portati via la tua
amica congolese e altre facce di merda del genere».
«Questa merda di marocchino va dissolto!!!!!!!!!»: lo scrive, su
Facebook, rilanciando il link di uno dei tanti siti anti-immigrazionisti
che giocano allo stravolgimento di notizie e dichiarazioni pubbliche, la sezione della Lega Nord di Ostiglia, nel mantovano, all'indirizzo del ventitreenne di
origini marocchine Said Chaibi, consigliere comunale di Sinistra
ecologia e libertà a Treviso.
Il link "Treviso: Corano e 'prove di burqa' alle bambine italiane"
fa in realtà riferimento ad un "corso di lingua e cultura araba"
inserito tra le attività didattiche di un istituto comprensivo
trevigiano, promosso in collaborazione con l'associazione
InterMed Cultura, che spiega: «I bambini dalla terza alla quinta avranno
la possibilità di imparare l’alfabeto arabo, la storia e la cultura da
cui provengono tanti loro compagni».
«C'è il famoso effetto boomerang del migrante, per cui noi lo vorremmo rilanciare in Europa e quindi fiuuuuum!, tiri il boomerang verso l'Europa, ma, dopo, l'Europa ce lo riporta indietro. Il nostro futuro è vedere ciabattare i migranti avanti e indietro, aiutati soprattutto dalla Chiesa con le vostre offerte. La cosa mi dispiace tantissimo, perché un'offerta alla Chiesa la si dà sempre, soprattutto se aiuta la nostra gente, ma ora è ufficiale, le offerte della Chiesa andranno tutte ai migranti, ai migranti che migrano, flap-flap. Noi non valiamo niente, la nostra Italia deve cambiare identità, dice la Kyenge, e voi ditemi un po' se questo è il nostro futuro e se questo futuro dev'essere deciso da una negra».
È Sammy Varin, speaker di Radio Padania. Questa mattina:
«Lo Stato ti chiede di essere assolutamente contrario a qualsiasi
espressione o manifestazione che possa anche solo dare il dubbio che tu
non condanni fermamente Erich Priebke. Ovviamente io la penso in modo un
po' diverso. Tutti quelli che sono odiati da tutti, a me stanno
simpatici, perché se sei odiato da tutti un motivo di domandarsi il
perché c'è e, probabilmente, se sei così odiato, forse è perché...
può anche venire il dubbio che tu sia dalla parte giusta». Lo dichiara, su Radio Padania, nel corso della rubrica settimanale dei Giovani
padani di Verona e del Veneto, Francesco Vartolo, consigliere di
circoscrizione scaligero della Lega Nord. Che su Facebook, nel 'gruppo
chiuso' della trasmissione, rilancia: «Capitano Priebke presente!»,
postando un brano del gruppo nazirock veronese 'Gesta bellica'.
Update 6.12.2013. Francesco Vartolo insulta Mandela, Tosi lo espelle.«Finalmente il terrorista Mandela, belva assetata di sangue bianco
trasformato in eroe dalla propaganda mondialista, si troverà di fronte a
tutta la gente che ha fatto ammazzare con le bombe nelle chiese o con i
copertoni incendiati intorno al collo». Così Francesco Vartolo, su
Facebook, in merito alla morte di Nelson Mandela. Il presidente della
Regione Veneto Luca Zaia prende le distanze e condanna le parole del
consigliere leghista. Flavio Tosi, segretario della Liga Veneta, ne
annuncia l'espulsione dal movimento.
Corteo della Lega, domani a Torino, contro l'immigrazione clandestina.
Centri sociali, ma anche Rifondazione Comunista, Arci, Cgil e
coordinamento 'L'Italia sono anch'io', hanno annunciato una contromanifestazione e
sit-in antirazzista. Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania
Libera, non l'ha presa bene:
Mario Borghezio in Canada alla Conferenza mondiale dei 'fatimisti'
In origine erano 'Padania cristiana' e 'Cattolici padani', le due ben distinte associazioni di riferimento della variegata anima cristiano-cattolica dell'universo leghista. Tradizionalisti, preconciliari e facenti capo a Mario Borghezio, i primi; conciliari, devoti al Santo Padre e presieduti dal senatore Giuseppe Leoni, i secondi. Una geografia liturgica e pastorale (vissuta come fatto politico da Borghezio; come fatto prepolitico, o collaterale alla politica, da Leoni) che, nella nuova Lega, ossia in ciò che della Lega rimane, va ridefinendosi.
Così, mentre 'Padania cristiana' sparisce dal sito web dell'associazionismo padano (dove sopravvive, curiosamente, il riferimento a 'Padania calcio', 'team manager, Renzo Bossi'), e mentre Giuseppe Leoni, fondatore, insieme a Bossi e consorte, della Lega, dà vita all'associazione 'Padania libera', con Maroni che minaccia improbabili espulsioni (quasi una rivalsa per la scomunica lanciata a suo tempo da Bossi all'associazione 'Terra insubre', un cui tesserato eccellente era proprio l'attuale segretario federale del Carroccio), Mario Borghezio dismette i panni del fanatico sedevacantista e benedice «il Padreterno per averci dato un papa come Papa Francesco».
Un cammino spirituale, votato al cosidetto 'secondo segreto di Fatima' (il mondo si salverà se la Russia verrà consacrata al Cuore Immacolato di Maria), una cui prima tappa è ben nota: ottobre del 2012, Borghezio e Lorenzo Fontana, pure lui europarlamentare della Lega, annunciano che porteranno la statua della Madonna di Fatima (una delle 25 che Papa Paolo VI benedisse in occasione del 50mo anniversario dell'apparizione) in processione a Strasburgo, ma, a un giorno dall'evento, la statua viene smarrita allo scalo merci di Amsterdam. Verrà ritrovata qualche giorno più tardi, a "processione" avvenuta.
Solo un anno prima, grazie all'interessamento di un altro Fontana, Attilio, sindaco di Varese, i leghisti dell'associazione 'Padanassistenza' si erano invece affidati alla -a quanto pare proverbiale- puntualità della Madonna di Medjugorje. Questo il comunicato su Radio Padania: «Giornata di preghiera coi veggenti di Medjugorje al Palazzetto dello Sport di Varese, dalle nove della mattina fino alla sera, con apparizione alle sei meno un quarto»..
La Madonna dovette dar loro buca pure quella volta, per la verità, se, a distanza di nemmeno due mesi, una delegazione di 'Arte Nord', altra associazione leghista, se ne andò in pellegrinaggio a Lourdes, per chiedere che la Padania fosse finalmente riconosciuta. Quella stessa estate, Maroni veniva eletto segretario e la Padania spariva pure dagli slogan del partito. .
Borghezio, lui, non demorde ed insiste con la Madonna di Fatima. Agli inizi di settembre, un comunicato stampa annunciava l'intervento dell'europarlamentare alla Conferenza mondiale dei 'fatimisti' in programma in Canada, alle cascate del Niagara, per la metà di quello stesso mese. E così è stato. Un intervento che si è aperto dando lettura di un messaggio dell'onorevole Erminia Mazzoli, Pdl, presidente della Commissione per le petizioni al Parlamento europeo («L'obiettivo di riconciliare la Russia alla fede, nella devozione al Sacro Cuore della Madonna, è stato affidato anche al Parlamento europeo attraverso una petizione che invoca una decisione Ue in questa direzione»), cui sono seguiti 30 minuti degli -immancabili- riferimenti cospirazionistici a Club Bilderberg e Trilateral Commission («solo il Padreterno sa quanto sia grave ed evidente l'intervento di questi poteri occulti che manovrano dietro le quinte») ed una richiesta, indirizzata a via Bellerio: «Spero di poter ottenere, da una radio molto diffusa nel nord del mio Paese, Radio Padania, uno spazio per divulgare i messaggi che arrivano dall'associazione 'Amici della Madonna di Fatima', proprio per aprire gli occhi della nostra gente».
Spronato dalla «coincidenza delle parole profetiche di Fatima» col ruolo giocato dalla Russia nella crisi siriana (una coincidenza che «ci ha indicato un dovere, a noi che crediamo in questa associazione»), Borghezio ha quindi dato appuntamento «per il prossimo incontro», ossia per la Giornata mariana che si terrà il 13 ottobre in Piazza San Pietro: «Spero ci sia la possibilità di diffondere, almeno nella città eterna, almeno nella Città del Vaticano, scritti significativi che aprano gli occhi su questa fase, forse terribile, della storia mondiale». Il tutto nello spirito di «quei valori di umiltà, obbedienza e povertà, come ci si insegna Papa Francesco».
Sembrano lontani i tempi in cui il lefebvriano don Floriano Abrahamowicz, padre spirituale di 'Padania cristiana', dalle onde di Radio Padania esortava gli ascoltatori «a rifiutare i sacramenti e il catechismo della Chiesa romana» e «a disertare le stesse strane messe in latino» che l'allora Papa Benedetto XVI veniva dal concedere, accingendosi così a revocare la scomunica che da 20 anni pendeva sulla Fraternità sacerdotale San Pio X di Marcel Lefebvre. Don Floriano metteva in guardia: «È la Chiesa conciliare tutta intera ad essere in realtà alleata di quei poteri forti che mirano al dominio del mondo secondo un disegno anticristico»
Tuttavia, da qualche tempo, è ora talvolta ospite di una rubrica pomeridiana di Radio Padania, un altro lefebvriano, don Francesco Ricossa, dell'Istituto Mater Boni Consilii, istituto che considera in qualche modo illegittimi, poiché in peccato di 'eresia modernista', i pontificati successivi al 1965 e che pertanto, a partire da quella data, ritiene vacante lo scranno pontificio. «Scalfari pone una domanda precisa, a Bergoglio: 'La storia dimostra che il Dio degli ebrei, sostanzialmente, ha fallito. Come mai, cosa non ha funzionato?'», commentava, settimane addietro, a proposito del pubblico carteggio tra Scalfari e Bergoglio, il conduttore di Radio Padania, rigirando la domanda a don Ricossa. Che così rispondeva: «Non c'è risposta (da parte di Bergoglio, ndr), c'è solamente un accenno alla Shoah (...), mentre i profeti, nella Bibbia, hanno sempre mostrato che i castighi che hanno colpito Israele sono venuti dall'allontanamento, dall'infedeltà nei confronti di Dio»..
Di seguito, 'catturati' da 'Fatima Tv', stralci dell'intervento di Borghezio alle cascate del Niagara.
Su Radio Padania l'analisi «psicanalitica e inconscio-simbolica» delle elezioni tedesche
«Il popolo», anzi «l'iperpopolo tedesco, ama la Merkel per l'antica
devozione verso la Terra Madre, una figura femminile che capovolge la
figura maschile di Adolf Hitler, rappresentando quel grande amore che la
Germania non aveva mai saputo vivere fino in fondo. È un amore
passionale, un amore sensuale, perché quella donna è una donna che parla
di cibo per il modo in cui si presenta, parla di tutta una serie di
gamme che Freud aveva analizzato, dalla fase anale e orale». E ancora:
«La Merkel rappresenta l'Europa nella sua concezione più tribale e
atavica, partendo dal Ratto d'Europa di Zeus nei confronti di quella
giovane fanciulla di Creta che, evidentemente, col passare del tempo, è
diventata così imponente, mettendo qualche grammo di ciccia in più, da
diventare onnicomprensiva rispetto al continente stesso man mano che la
UE è nata e cresciuta inglobando 27 Paesi». Su Radio Padania, il
professor Andrea Rognoni, direttore della rivista (fondata da Mario
Borghezio) 'Idee per l'Europa dei popoli', responsabile
dell'associazione leghista 'Arte nord' e conduttore della spazio
'Cultura padana', promuove un'analisi psicanalitica delle ultime
elezioni tedesche.
Un'indagine collaborativa, aperta al contributo di
ascoltatori e militanti, una doverosa esplorazione sul piano
dell'«inconscio simbolico e del simbolismo inconscio» per chi «ama la
psicanalisi e sa che la psicanalisi ha qualcosa da dire». Perché, spiega
Rognoni, «il mondo padano ha fatto spesso da cuscinetto tra il mondo
italiano vero e proprio e quello tedesco, basterebbe ricordare quello
che è avvenuto nell'ultima parte della Guerra mondiale, con la
Repubblica di Salò e il mondo partigiano, così agguerrito contro tutto
quello che è teutonico per tradizione».
«Vaffanculo mussulmana di merda»: lo scrive, su Facebook, Giuseppe
Fornoni, assessore leghista allo Sport, Tempo libero, Commercio e
Attività produttive di Lograto, nel bresciano, commentando una notizia
relativa al confronto tra il ministro Kyenge e il sindaco di Varese,
Attilio Fontana, tenutosi la scorsa settimana alla festa del Partito
democratico di Cantù.
"Camicia verde della prima ora", come si definisce nel proprio profilo Facebook, Giuseppe Fornoni, per la verità, non disdegna altre "nostalgie".
«Guardate, signori, che la scienza non ha in mano le chiavi per capire
la realtà: attraverso un certo tipo di scuola, e tramite i mass media, i
nostri ragazzi vengono drogati, dopati mentalmente su questo valore
assoluto della scienza. Ai nostri ragazzi viene fatto il lavaggio del
cervello». Radio Padania ricorda Margherita Hack, la
'signora dell'astrofisica italiana' spentasi sabato scorso all'età di 91
anni, mettendola sotto 'processo', assieme alla scienza tout court.
Il professor Andrea Rognoni,
conduttore della rubrica 'Cultura padana', riconosce a Margherita Hack
(«la quale va iscritta nel mondo padano, perché nata a Firenze e poi
vissuta nella Padania vera e propria») un «impregiudicato giudizio
positivo» per «l'enorme sforzo svolto nei confronti della cosiddetta
scienza», ma, aggiunge, «io al gioco del silenzio, del cerotto in bocca,
non ci sto», perché «lei sicuramente aveva in mano un patrimonio di
conoscenze straordinarie, però questo non ti autorizza ad assumere
posizioni di sfida nei confronti del mondo religioso, dell'ufologia e
dell'alto esoterismo di qualità».
In particolare, Rognoni
rimprovera alla Hack «una forte acredine nei confronti dell'astrologia,
che non è solo quella banale e stupida fatta oggi in televisione, ma
anche quella più profonda già esercitata dagli assiro-babilonesi, poi
portata avanti dai greci e dai celti ed arrivata fino ai nostri giorni,
un'astrologia scientifica attenta alla sincronicità tra cielo e terra e
praticata attraverso meccanismi piuttosto complessi di base matematica».
Margherita Hack, secondo Rognoni, «partiva da una non conoscenza della
materia, per criticarla in maniera aprioristica, andando verso quella
forma di peccato molto grave di sostituirsi a Dio e ammaestrare i
polli».
«Alcune conoscenze di base astrofisiche e astronomiche
non ti autorizzano ad aver capito tutto dell'universo e del mondo»,
sentenzia Rognoni. Che avverte: «Attenzione, certe prese di posizione
della Hack nei confronti del mondo ecclesiale, o di tutto ciò che
secondo lei era pura falsità, portano al cinismo assoluto, al cinismo
santificato, alla Chiesa del menefreghismo, dell'egoismo e del
materialismo». Per poi concludere: «Anche io sono d'accordo che la
scienza è importante, anche io mi sono sempre interessato alla storia
della scienza, in primis della scienza padana, ma è dagli anni '60 che
la scienza ci bombarda con i suoi assiomi, con l'aria di volerci dire:
voi ignoranti buzzurri state comodi davanti alla televisione, che ci
pensiamo noi scienziati a risolvere i problemi».
Tra cori evergreen («Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!»), improvvise folgorazioni («Che la si chiami macroregione, Padania o Topolinia non cambia nulla») e ardite citazioni («Patria o morte!, come Che Guevara, perché anche lui combatteva in un paese dai problemi molto simili a quelli che abbiamo in Piemonte, Veneto e Lombardia») si è tenuto, domenica, a Milano, il secondo Congresso dei Giovani padani.
Presiedeva i lavori, il vicesegretario federale della Lega, Matteo Salvini, il quale, nel suo discorso motivazionale sulla disobbedienza, ha citato Walt Disney («Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare»), l'attivista nordirlandese Bobby Sands («Mi girano le palle, perché una delle poche città italiane che hanno dedicato una via a questo patriota è Firenze, con 'Fonzie' Renzi») ed Aaron Swartz, l'informatico statunitense suicidatosi lo scorso gennaio nella sua casa a Brooklyn («Questo 'matto' voleva la libertà, la libertà in Rete; questo matto voleva che gli studi scientifici fossero a disposizione del ricco e del povero - anzi, più del povero, che non se lo può permettere, che del ricco, che può pagare migliaia di euro per andare in qualche grande università»).
Nel pomeriggio, l'intervento di Roberto Maroni, che, subito dissociatosi dalle due bandiere europee con svastica e falce e martello esposte sul tavolo della presidenza, citando Berlinguer ha spronato il movimento giovanile a far da coscienza critica a chi, come lui, rappresenta «la Lega di governo» («non confondete tattica e strategia: la strategia è l'indipendenza, la tattica non deve farsi tatticismo ed io governo la Regione Lombardia non per governare la Regione Lombardia ma perché si formi la macroregione del Nord, che è la Padania. Sono stato io a leggere la dichiarazione di indipendenza a Venezia»).
Nel mezzo, a uno a uno sul palco, i coordinatori provinciali (solo quelli lombardi) e 'nazionali' (leggasi: regionali) del Movimento giovani padani. Recriminazioni («Della candidatura del Trota non ci ha dato fastidio che uno, magari poco capace, ci passasse davanti, bensì che Bossi preferisse il suo figlio biologico a ognuno di noi, che siamo comunque figli suoi»), vicendevoli rimproveri («Si era detto niente pausa pranzo, ma alcuni di noi hanno parlato davanti alla platea vuota perché si è scappati tutti al McDonald's dopo che un minuto prima avevamo gridato: "rivoluzione!"»), perorazioni dell'abusivismo, ché il rispetto delle regole è da 'altri' che lo si pretende («Questa è la strada per dire addio a questo stato di merda, testa bassa verso la meta con attacchinaggi abusivi e scritte abusive»).
E, poi, capi delegazione all'Europarlamento (Lorenzo Fontana), che quando dicono 'Europa dei popoli' chissà a cosa pensano («Una cosa positiva, quelli dell'Europa, l'hanno fatta: hanno chiuso la tv greca. Speriamo facciano lo stesso anche in Italia»), e antimeridionalismo spinto.
Luca Salvetti, dei Giovani padani Valle Camonica: «Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!». Michael Quercia, Giovani padani della Romagna: «Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi i paesaggi, al Sud, il problema è la gente che ci abita. Loro sono così, ce l'hanno proprio dentro, il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po' il culo».
Di questi ultimi interventi, riporto, qui sotto, l'audio. In coda, Eugenio Zoffili, coordinatore uscente lombardo e attuale responsabile segreteria dell'Assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia: «Chi tocca un giovane padano, tocca tutti i giovani padani. Se lo mettano in testa le forze dell'ordine e la magistratura, che per quattro scritte sui muri mandano in tribunale i nostri giovani. Le pattuglie della polizia e i magistrati non rompano i coglioni ai nostri giovani. Questo Stato italiano di merda non ci piegherà mai».
Rossella Colombo è consigliere della Lega Nord a Palazzo Pignano, nel cremonese. Responsabile di un locale sportello del cittadino, sue sono anche le deleghe alle Parti opportunità, Politiche giovanili e della famiglia. E' presente su Facebook, dove condivide foto del fiero militante: gazebo, volantinaggi, cene sociali del Gruppo politico femminile e in pizzeria con Umberto Bossi, seduta alla sua sinistra. Avversa all'immigrazione, politicamente «di destrissima», Rossella Colombo, che sogna tuttavia di emigrare a sua volta, ma «su altri pianeti, sperando di non trovare anche là quelle cacche suine di islamici», commenta così la vicenda di Dolores Valandro , la consigliera padovana espulsa dalla Lega dopo essersi chiesta, su Facebook, come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge: «E quando “gli amici” della Cécile, cioè gli islamici che seguono la legge coranica, dicono che tutte le donne bianche devono essere stuprate, cosa dobbiamo fare? Vogliamo da lei, cara ministra, una valanga di scuse per tutte noi donne bianche».
Solidale con la collega padovana, Rossella Colombo ha immediatamente aderito al gruppo di sostegno “Io sto con Dolores”. Lì qualcuno scrive: «A Padova, più del 50% della case sono date agli immigrati. Speriamo che arrivino al 100%, così si può fare un unico rogo». Rossella Colombo clicca “mi piace”, ma poi “avverte”: «Attenzione: il loro fuma inquina, essendo delle grandissime merde». «Volendo si possono sotterrare, fanno concime», è la replica di un altro.
Nato per rivendicare la “provocazione” di Dolores Valandro («Ha espresso, con un'immagine forte, quello che tutti pensiamo. Non ha detto: “Spero che la stuprino”, ma solo che dovrebbe passarci anche lei per comprendere quello che si prova, dal momento che non ha fiatato per tutte le nostre donne stuprate dai suoi conterranei»), il gruppo Facebook “Io sto con Dolores” (3600 iscritti, ma, se “invitati”, l'adesione è automatica) raccoglie militanti leghisti ed ex leghisti, ma anche simpatizzanti di Forza Nuova, della Fiamma tricolore o semplici nostalgici («Non c'è distinzione tra fascista e leghista, tra lombardo e siciliano. Siamo tutti uniti per una causa comune»).
Aderiscono inoltre il segretario regionale lombardo di Alba Dorata e quello di “Alba dorata città di Marano”, il quale propone: «Vivisezionate la Kyenge come una cavia negra da laboratorio». Una galassia trasversale dell'estrema destra che, “ironizzando” («La Kyenge stuprata? Ma da chi? Forse da un orango arrapato»; «Difficile che un violentatore non vada così tanto per il sottile»; «Non corre quel rischio, anche se ci spero ogni giorno»), augura alla «scimmia congolese di andare sotto un camion», perché «lo stupro è troppo poco, lei e tutta la sua stirpe non sono degni di stare sulla terra»: «non ci vuole lo stupro, ci vuole il piccone», scrivono alcuni.
Uno degli amministratori del gruppo («Con Bossi, un ministro di colore clandestino non sarebbe mai passato») invita alla moderazione: «I messaggi violenti o diffamatori saranno cancellati». Taluni si mettono quindi a dibattere della «puzza delle nere» («Ci sono anche delle bianche che puzzano, ma una bianca basta che si lavi, loro invece puzzano come fogne, vadano con i ratti»), mentre altri ragionano su come fare «piazza pulita» degli immigrati: «Prendiamo tutti il manganello»; «Spariamo a vista ai gommoni»; “Spariamo ad altezza uomo; anzi, ad altezza scimmia»; «Lanciafiamme!». Un ex membro della segreteria leghista toscana, è più pragmatico: «Quando arrivano, vanno lasciati in mare; gli altri vanno sedati come gli animali selvatici dei documentari, sparando delle punturine, si imbarcano e si rimpatriano». «Ammazziamoli tutti», taglia corto uno.
Nel gruppo, insulti e minacce anche per Said Chaibi, il 22enne consigliere di origini marocchine eletto a Treviso nelle liste di Sinistra e Libertà («Un marocchino di merda, io credo che non ci sia abbastanza benzina in Italia per tutte queste persone. Spero nasca una rivolta, oramai io sono per il sangue»); per il deputato democratico Khalid Chaouki («Tanti schiaffi a lui e alla sua razza»; «Muori bestia, marocchino di merda»; «Speriamo se ne torni a casa sua prima che ci incazziamo sul serio»), e per Mara Carfagna, che la settimana scorsa aveva condannato le parole di Dolores Valandro («Qualche negrone che violenta pure lei?»).
Tra gli iscritti, anche Diego Lorandi, dell'associazione Guerrieri padani (diverse volte ospite di Radio Padania Libera), che contesta al suo partito l'espulsione di Dolores Valandro: «Tutti i leghisti vanno difesi. Tutti, sempre! La dirigenza del politically correct ci manderà a quel paese». Della medesima opinione sono la sezione Lega Nord di Fara d'Adda («Le migliaia di adesioni a questo gruppo sono la voce della base») e altri militanti che non si spiegano come la Lega di Borghezio e Gentilini possa aver espulso «chi, infischiandosene del politicamente corretto e dimostrando buonsenso, ha avuto il coraggio di dire ciò che pensa». Esplicitamente contestati il segretario federale («Maroni, impara da Dolores!») e Flavio Tosi, di cui qualcuno pubblica una vecchia foto che lo ritrae, in posa, dopo la condanna definitiva per istigazione all'odio razziale, al fianco della finta lapide dell'allora capo procuratore di Verona Guido Papalia.
Accuse alla Lega di aver «calato le braghe» anche nelle telefonate a Radio Padania Libera. «Quella è l'anima popolare della Lega, della Lega vera»; «Maroni e Tosi sono i liquidatori della Lega Nord»; «Maroni e Tosi l'hanno messa al muro», è l'opinione dei più, per i quali Dolores Valandro andava richiamata, non espulsa. Per un ascoltatore, emblema della «Lega afflosciata e rammollita» è Matteo Salvini: «Quando vedo Salvini in televisione che se ne sta in un angolo con il tablet in mano e comunica con il tablet, mentre gli altri attorno a lui picchiano i pugni sul tavolo, a me girano i coglioni».
I conduttori condannano le parole della consigliera padovana («parole deliranti, vomitevoli, ributtanti»), ma gli ascoltatori rilanciano: «Che bisogno ha la Kyenge della scorta? In fondo loro, bene o male, sono tutti uguali: se uno la vede in giro, chi va a pensare che è una ministra?». E ancora: «Non c'è mai stato un nero o una nera che abbia preso il Nobel. Traetene le vostre conclusioni» (dicendo, tra l'altro, una falsità storica). Condanna netta anche da parte di Pierluigi Pellegrin, che ogni giorno su Radio Padania conduce una rassegna stampa sui delitti commessi da cittadini stranieri (e da italiani di origini meridionali) nel nord Italia: «Io predico la libertà di linguaggio, ma davanti a quell'orrendo pensiero rimango interdetto». Pellegrin avanza però un dubbio: «Ci sono dei conti che non mi tornano, in questa vicenda, c'è qualcosa di zozzetto, qualcosa di un po' sporchino, sento puzza di bruciato, quindi eviterei di parlarne, perché, a parlarne, secondo me si fa il gioco di qualcuno che vuole manipolarci, non solo di quelli che attaccano le Lega a ogni piè sospinto, ma anche di qualcun altro, e a me questo gioco non piace».
Pellegrin allude forse a quella che, in Rete, per molti militanti di “fede” bossiana è una precisa accusa: Dolores Valandro era tra quanti avevano contestato Flavio Tosi nell'ultima Pontida e, cogliendo la palla al balzo, l'attuale dirigenza si sarebbe liberata di un'altra dissidente tramite quella che lo stesso quotidiano La Padania ha definito “un'espulsione a tempo record”.
Rossella Colombo è consigliera della Lega Nord a Palazzo Pignano, nel
cremonese. Sue le deleghe alle Pari opportunità, Politiche giovanili e
della famiglia. Scrive, su Facebook, a proposito della consigliera
leghista che si chiedeva
come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge: «E quando gli "amici"
della Cécile dicono che tutte le donne bianche devono essere stuprate,
cosa dobbiamo fare? Vogliamo da lei, cara ministra, una valanga di scuse
per tutte noi donne bianche».
Si definisce «di destrissima», sogna di emigrare «in altri pianeti,
sperando di non trovare anche là quelle cacche suine di islamici» e,
quanto alle case popolari consegnate a famiglie straniere, commenta:
«Attenzione, però, ad appiccare roghi, perché il loro fumo inquina,
essendo delle grandissime merde».
Giancarlo Gentilini, nel 2007: «Hanno violentato una
donna con uno scalpello davanti e di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio
che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre. E,
già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio
vedere per le strade».
Come sapete, ieri ho dato notizia
di Dolores Valandro, la consigliera di quartiere leghista che, su
Facebook, si chiedeva come mai nessuno stuprasse il ministro Kyenge.
Parole ripugnanti subito rimbalzate, con sgomento, in Rete, e quindi
riprese, con altrettanto sgomento, dai media. Immediata la
reazione, trasversale, di partiti e istituzioni. E, immediate, le parole
di condanna di Luca Zaia («Un post vergognoso che ha insultato anche i
veneti e il Veneto»), Flavio Tosi («Un'espressione inqualificabile,
violenta e demenziale) e Roberto Maroni: «Non conosco la Valandro, ma
stasera sarà espulsa».
Nel pomeriggio, Dolores Valandro aveva
provato, maldestramente, a difendersi: «Si trattava di una battuta
detta in un momento di rabbia, questo è un mio modo di sfogarmi. Chiedo
Scusa».
Di momenti di rabbia, per la verità, la
Valandro deve averne sovente. Sempre riferendosi al ministro Kyenge,
scriveva, infatti, su Facebook il 22 maggio: «Tornatene in Congo, brutta
scimmia»; il 18 maggio: «Senti un po', brutta bertuccia, ti pago io
volentieri il biglietto di sola andata per il tuo paesello, hai capito
che stai rompendo un po' troppo le palle??»; il primo maggio: «Vai a
comandare a casa tua, capra cioccolatosa!»; il 2 giugno: «Meglio se
cambi spacciatore, ministra, o meglio ancora se ti cuci la bocca una
volta per tutte!. E ancora: «Ma va a ciapar i rat, brutta scimmia»;
«Sempre più schifata di avere in Parlamento una ministra nera e
musulmana»; «Ma quando ti tapperai quella brutta boccaccia, sei ospite
nel nostro Paese, tornatene nella tua giungla selvaggia!»; «Vade retro
Satana nero, ritorni nella sua giungla, le banane l'aspettano con
ansia!».
Di "fede" bossiana, Dolores Valandro si
era appena vista annullare la sospensione dai probiviri della Lega
Veneta per le contestazioni a Flavio Tosi dello scorso 7 aprile a
Pontida. Per questo motivo, diversi militanti leghisti, rilevando che
«simile linguaggio l'ho sentito per anni nelle sedi della Lega» e
chiedendosi come mai «la stessa condanna non è stata fatta nei confronti
di Gentilini e Borghezio le innumerevoli volte che hanno offeso
pesantemente gli immigrati», ora accusano: «L'espulsione è un pretesto
per far fuori i dissidenti».
Inutile che Flavio Tosi annunci l’espulsione della
consigliera Dolores Valandro. Le schifezze e le minacce e i richiami a
crimini razzisti del passato sono un armamentario con cui la Lega
convive dai suoi inizi, riservando al suo interno uno spazio autorizzato
alle peggiori ideologie reazionarie. Stupirsi perchè un movimento che
manda Mario Borghezio al Parlamento europeo poi deve fare i conti con
chi promette violenza a chiunque vive come diverso? Fingere
dissociazione da Dolores Valandro pochi giorni dopo aver candidato
Gentilini a sindaco di Treviso, sì, quel gentiluomo che prometteva di
sparare agli immigrati “come ai leprotti”?
Gad Lerner fa l'esempio dei “leprotti”. Io ne avrei fatto un altro.
Era il settembre del 2007. In polemica con
quanti avevano votato a favore dell'indulto dell'anno prima e a seguito
di un orribile fatto di cronaca, rivolgendosi all'allora ministro
dell'Ambiente, Giancarlo Gentilini rilasciò questa dichiarazione:
«Hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e
di dietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa
cosa a sua sorella o a sua madre. E, già che parliamo di culi, sia
chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».
Nemmeno dieci giorni fa, Flavio Tosi, Roberto Maroni e Luca Zaia erano a Treviso, per sostenere
la candidatura a sindaco di Gentilini. Flavio Tosi, sul palco: «Tosi ha
copiato da Gentilini il modo di fare il sindaco»; Luca Zaia: «Io sono
qui a rassicurare i fedeli che quel signore lì continuerà il suo
Vangelo»; Roberto Maroni: «Io ho imparato a fare il ministro
dell'Interno dal sindaco Gentilini. Gentilini è un maestro, un punto di
riferimento. Lui è lo sceriffo numero uno, io sono lo sceriffo numero
due».
Dalla pagina Facebook di Dolores Valandro, consigliera al quartiere Nord
di Padova per la Lega Nord, vice coordinatrice della locale Commissione
sanità, interventi sociali e politiche giovanili: