«La verità è che il vaccino, purtroppo, uccide, a quanto pare più del virus stesso. Tutti i vaccini, non solo quello di AstraZeneca, anche quello Pfizer». Sono le (irresponsabili) parole di Federico Carbonara, coconduttore, su Radio Padania Libera, dello spazio "PIU" (Professionisti imprenditori uniti). Il quale aggiunge: «La cosa non è grave come ci vogliono far credere, il coronavirus si può curare a casa, come un'influenza, se presa nei tempi giusti».
«Noi non possiamo accettarli tutti, perchè se
dovessimo accettarli tutti vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come
realtà sociale, come realtà etnica, perchè loro sono molto più di noi,
perchè loro sono molto più determinati nell'occupare questo territorio di noi. Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di
essere logici, di essere razionali. Tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo
fare delle scelte, dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra
razza bianca, se la nostra società deve continuare ad esistere o se la
nostra società deve essere cancellata. È una scelta».
Lo ha detto, su Radio Padania, Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia.
Fontana parlava di immigrazione e di come ritenesse che «uno stato serio dovrebbe dire quanti immigrati vogliamo fare entrare,
come li vogliamo assistere, che lavori vogliamo trovare loro, che case
vogliamo dare loro e, a quel punto, sottoporre un progetto di questo genere ai propri cittadini e chiedere se sono
d'accordo».
«Volete offendere Roberto Maroni? Chiamate subito in diretta. Il
primo che chiama vince la possibilità di offendere Roberto Maroni.
Stiamo scherzando? No, siamo serissimi». È durissima, su Radio Padania
Libera, la reazione di Sammy Varin, conduttore di punta dell’emittente
di Via Bellerio, alla lunga intervista rilasciata da Roberto Maroni al
Foglio, intervista
nella quale il presidente uscente della Regione Lombardia, che si
definisce “leninista convinto”, oltre a ribadire una certa distanza
politica e culturale dall’attuale leadership leghista, accusa Matteo
Salvini di metodi stalinisti.
«Che cosa rimane di decine di anni insieme? Che cosa rimane delle
interviste a Radio Padania, in diretta, una volta alla settimana? Che
cosa rimane di promesse e battaglie comuni?», chiede Varin. Che
aggiunge: «Noi ti salutiamo e ringraziamo, Roberto Maroni, perché se te
ne vai siamo molto contenti. Fuori dai maroni».
Gli ascoltatori rinnovano stima e fiducia in Salvini, si dicono
delusi, traditi, rattristati («Maroni ci pianta in asso proprio adesso,
sul più bello, dopo che abbiamo fatto i banchetti per l’autonomia?»), ma
non sembrano raccogliere l’appello dello speaker. Una militante, anzi,
invita a «non parlare male di Maroni, non facciamo sempre queste cose,
in Lega, che quando qualcuno non è d’accordo ne parliamo male, cerchiamo
di essere uniti». Ma Varin la schernisce: «Perdonami, tu sei la sorella
di Roberto Maroni?». Una seconda ascoltatrice insiste: «Salvini sta
andando avanti tanto bene, quindi basta, smettiamola con questo dir
male dei leghisti, basta con questa storia dei tradimenti». Sammy Varin
la interrompe: «Ti censuriamo volentieri perché Maroni non è leghista,
ok? Maroni, in questo momento, non è più leghista, non sta parlando da
leghista. Nessuno sta parlando male di Roberto Maroni, noi stiamo
soltanto dicendo che siamo molto rattristati dalla scelta di Maroni di
sputtanare la politica che fino a ieri aveva sostenuto o aveva fatto
finta di sostenere».
«Oggi siamo arrabbiati con Maroni, poi domani dimentichiamo tutto,
ci mancherebbe altro, si va avanti, la Lega è la Lega», spiega Varin,
«però fa male, soprattutto a noi che crediamo in questo progetto e che a
questo progetto lavoriamo, quasi sempre gratis, vedere una persona, che
non ha certamente lavorato gratis in questi anni, che non ha mai dato
neanche un euro a sostegno di Radio Padania Libera, tradire in questo
modo». E ancora: «Io voglio bene a Roberto Maroni, così come voglio bene
a tutti coloro che sono stati in Lega, però l’ho visto più volte nelle
varie manifestazioni e sono sempre rimasto male che mai una volta sia
venuto al gazebo di Radio Padania e abbia scelto di aiutare la radio,
magari semplicemente acquistando un cd. L’ultima volta si è avvicinato,
ci ha salutato, ha preso in mano uno dei tanti cd, l’ha guardato e l’ha
riposto sul tavolo».
«Questo è il giorno dell’ira, da domani ci baciamo, ci riabbracciamo
tutti quanti, siamo tutto fratelli», rassicura, di nuovo, Varin. Che però, subito, ci ripensa: «Col cacchio, io con questa gente
non voglio più averci a che fare». Poi, prima di collegarsi con la
conferenza stampa di Attilio Fontana, l’ex sindaco leghista di Varese
candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per il centrodestra
(«Lega e alleati si uniscono intorno ad Attilio Fontana, visto che
Maroni si è fatto la cacca addosso»), una pesantissima insinuazione
finale: «Roberto Maroni ha un po’ sputato addosso a questa Lega dove ha
militato per anni, e dispiace, perché uno dice: “Ma come, era
leghista...”. A quanto pare, o non lo è mai stato o, forse, è stato
comprato da qualcuno. Forse, eh».
Mondiali di Brasile 2014, ottantunesimo minuto dell'incontro
Italia-Uruguay: con stacco di testa su calcio d'angolo, l'uruguagio
Godin mette a segno la rete che manda a casa gli Azzurri. Immancabili,
su Radio Padania, le urla di gioia.
Un'euforia incontenibile, come al goal del Paraguay
nel primo incontro disputato dalla nazionale italiana ai mondiali di
Sudafrica del 2010. O come per le quattro reti a zero della finale Spagna-Italia agli Europei del 2012. Con una differenza. La Lega Nord non è più né quella di Bossi, né quella di Maroni: capolista in tutte le circoscrizioni alle ultime elezioni europee, il segretario Matteo Salvini, il quale, pur ribadendo fedeltà all'articolo 1 dello Statuto del Movimento ("La Lega Nord ha per finalità l'indipendenza della Padania"), ora si propone come leader di una rinnovata coalizione di centrodestra, alla vigilia di questo campionato aveva dichiarato: «Tiferò l'Italia. Meglio tifare l'Italia che altri».
Una identità cerchiobottista che si riversa anche in Radio Padania. «Ogni mia consistenza ideologica svanisce nel momento in cui una squadra è in svantaggio», avvertiva, al goal dell'Uruguay, Marco Pinti, coconduttore della radiocronaca di ieri sera, «quindi da adesso io sto con quelli che sono in svantaggio». Ossia con quella da lui definita «la nazionale del Paese che ci ospita».
La notizia, di qualche giorno fa: «Tutto inutile: la mobilitazione degli
animalisti, la raccolta di migliaia di firme e le richieste di adozione.
La giraffa Marius, di appena 18 mesi e di sana costituzione, è stata
abbattuta nello zoo danese di Copenaghen perché considerata in
sovrannumero. Un colpo di pistola alla testa, poi l’autopsia. Infine il
corpo, sezionato, andrà a sfamare tigri e altri carnivori».
Il commento di Sammy Varin, speaker di Radio Padania Libera, questa
mattina, dialogando con un'ascoltatrice: «Non saprei cosa scegliere, tra
le due cose, quale mi fa più schifo, sinceramente, se vedere le
immagini di quella giraffa ammazzata in Danimarca e i pezzi di giraffa
dati ai leoni davanti ai bambini oppure vedere transgender, checche
che si sposano, che adottano figli, adesso che sui moduli per
iscrivere i bambini all'asilo non c'è più scritto 'mamma e papà' ma
'genitore 1 e genitore 2'».
«C'è il famoso effetto boomerang del migrante, per cui noi lo vorremmo rilanciare in Europa e quindi fiuuuuum!, tiri il boomerang verso l'Europa, ma, dopo, l'Europa ce lo riporta indietro. Il nostro futuro è vedere ciabattare i migranti avanti e indietro, aiutati soprattutto dalla Chiesa con le vostre offerte. La cosa mi dispiace tantissimo, perché un'offerta alla Chiesa la si dà sempre, soprattutto se aiuta la nostra gente, ma ora è ufficiale, le offerte della Chiesa andranno tutte ai migranti, ai migranti che migrano, flap-flap. Noi non valiamo niente, la nostra Italia deve cambiare identità, dice la Kyenge, e voi ditemi un po' se questo è il nostro futuro e se questo futuro dev'essere deciso da una negra».
È Sammy Varin, speaker di Radio Padania. Questa mattina:
«Lo Stato ti chiede di essere assolutamente contrario a qualsiasi
espressione o manifestazione che possa anche solo dare il dubbio che tu
non condanni fermamente Erich Priebke. Ovviamente io la penso in modo un
po' diverso. Tutti quelli che sono odiati da tutti, a me stanno
simpatici, perché se sei odiato da tutti un motivo di domandarsi il
perché c'è e, probabilmente, se sei così odiato, forse è perché...
può anche venire il dubbio che tu sia dalla parte giusta». Lo dichiara, su Radio Padania, nel corso della rubrica settimanale dei Giovani
padani di Verona e del Veneto, Francesco Vartolo, consigliere di
circoscrizione scaligero della Lega Nord. Che su Facebook, nel 'gruppo
chiuso' della trasmissione, rilancia: «Capitano Priebke presente!»,
postando un brano del gruppo nazirock veronese 'Gesta bellica'.
Update 6.12.2013. Francesco Vartolo insulta Mandela, Tosi lo espelle.«Finalmente il terrorista Mandela, belva assetata di sangue bianco
trasformato in eroe dalla propaganda mondialista, si troverà di fronte a
tutta la gente che ha fatto ammazzare con le bombe nelle chiese o con i
copertoni incendiati intorno al collo». Così Francesco Vartolo, su
Facebook, in merito alla morte di Nelson Mandela. Il presidente della
Regione Veneto Luca Zaia prende le distanze e condanna le parole del
consigliere leghista. Flavio Tosi, segretario della Liga Veneta, ne
annuncia l'espulsione dal movimento.
Corteo della Lega, domani a Torino, contro l'immigrazione clandestina.
Centri sociali, ma anche Rifondazione Comunista, Arci, Cgil e
coordinamento 'L'Italia sono anch'io', hanno annunciato una contromanifestazione e
sit-in antirazzista. Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania
Libera, non l'ha presa bene:
Su Radio Padania l'analisi «psicanalitica e inconscio-simbolica» delle elezioni tedesche
«Il popolo», anzi «l'iperpopolo tedesco, ama la Merkel per l'antica
devozione verso la Terra Madre, una figura femminile che capovolge la
figura maschile di Adolf Hitler, rappresentando quel grande amore che la
Germania non aveva mai saputo vivere fino in fondo. È un amore
passionale, un amore sensuale, perché quella donna è una donna che parla
di cibo per il modo in cui si presenta, parla di tutta una serie di
gamme che Freud aveva analizzato, dalla fase anale e orale». E ancora:
«La Merkel rappresenta l'Europa nella sua concezione più tribale e
atavica, partendo dal Ratto d'Europa di Zeus nei confronti di quella
giovane fanciulla di Creta che, evidentemente, col passare del tempo, è
diventata così imponente, mettendo qualche grammo di ciccia in più, da
diventare onnicomprensiva rispetto al continente stesso man mano che la
UE è nata e cresciuta inglobando 27 Paesi». Su Radio Padania, il
professor Andrea Rognoni, direttore della rivista (fondata da Mario
Borghezio) 'Idee per l'Europa dei popoli', responsabile
dell'associazione leghista 'Arte nord' e conduttore della spazio
'Cultura padana', promuove un'analisi psicanalitica delle ultime
elezioni tedesche.
Un'indagine collaborativa, aperta al contributo di
ascoltatori e militanti, una doverosa esplorazione sul piano
dell'«inconscio simbolico e del simbolismo inconscio» per chi «ama la
psicanalisi e sa che la psicanalisi ha qualcosa da dire». Perché, spiega
Rognoni, «il mondo padano ha fatto spesso da cuscinetto tra il mondo
italiano vero e proprio e quello tedesco, basterebbe ricordare quello
che è avvenuto nell'ultima parte della Guerra mondiale, con la
Repubblica di Salò e il mondo partigiano, così agguerrito contro tutto
quello che è teutonico per tradizione».
«Guardate, signori, che la scienza non ha in mano le chiavi per capire
la realtà: attraverso un certo tipo di scuola, e tramite i mass media, i
nostri ragazzi vengono drogati, dopati mentalmente su questo valore
assoluto della scienza. Ai nostri ragazzi viene fatto il lavaggio del
cervello». Radio Padania ricorda Margherita Hack, la
'signora dell'astrofisica italiana' spentasi sabato scorso all'età di 91
anni, mettendola sotto 'processo', assieme alla scienza tout court.
Il professor Andrea Rognoni,
conduttore della rubrica 'Cultura padana', riconosce a Margherita Hack
(«la quale va iscritta nel mondo padano, perché nata a Firenze e poi
vissuta nella Padania vera e propria») un «impregiudicato giudizio
positivo» per «l'enorme sforzo svolto nei confronti della cosiddetta
scienza», ma, aggiunge, «io al gioco del silenzio, del cerotto in bocca,
non ci sto», perché «lei sicuramente aveva in mano un patrimonio di
conoscenze straordinarie, però questo non ti autorizza ad assumere
posizioni di sfida nei confronti del mondo religioso, dell'ufologia e
dell'alto esoterismo di qualità».
In particolare, Rognoni
rimprovera alla Hack «una forte acredine nei confronti dell'astrologia,
che non è solo quella banale e stupida fatta oggi in televisione, ma
anche quella più profonda già esercitata dagli assiro-babilonesi, poi
portata avanti dai greci e dai celti ed arrivata fino ai nostri giorni,
un'astrologia scientifica attenta alla sincronicità tra cielo e terra e
praticata attraverso meccanismi piuttosto complessi di base matematica».
Margherita Hack, secondo Rognoni, «partiva da una non conoscenza della
materia, per criticarla in maniera aprioristica, andando verso quella
forma di peccato molto grave di sostituirsi a Dio e ammaestrare i
polli».
«Alcune conoscenze di base astrofisiche e astronomiche
non ti autorizzano ad aver capito tutto dell'universo e del mondo»,
sentenzia Rognoni. Che avverte: «Attenzione, certe prese di posizione
della Hack nei confronti del mondo ecclesiale, o di tutto ciò che
secondo lei era pura falsità, portano al cinismo assoluto, al cinismo
santificato, alla Chiesa del menefreghismo, dell'egoismo e del
materialismo». Per poi concludere: «Anche io sono d'accordo che la
scienza è importante, anche io mi sono sempre interessato alla storia
della scienza, in primis della scienza padana, ma è dagli anni '60 che
la scienza ci bombarda con i suoi assiomi, con l'aria di volerci dire:
voi ignoranti buzzurri state comodi davanti alla televisione, che ci
pensiamo noi scienziati a risolvere i problemi».
«La Kyenge, la nuova ministra... Questa qui ha detto che dobbiamo diventare tutti italiani... io sono italiano, ma sono italiano io, non lei, lei è ospite nostro. Io non voglio farmi governare da una che viene dal Congo belga; io non sono razzista, ma sono italiano, sono genovese, sono padano e quindi voglio essere governato dai miei concittadini, non da questa gente che viene dal Congo, dal Burundi... Io non voglio che mi vengono a insegnare le usanze tribali. Noi abbiamo il nostro modo di fare, siamo ospitali, noi non abbiamo niente da imparare da questa gente qua».
Radio Padania, Fabio Costa, della Lega Nord Liguria,
conduttore spazio "Professionisti imprenditori uniti".
«Ci chiediamo cosa mai possa c'entrare un carabiniere... cioè, se tu vai completamente fuori di testa e decidi di ammazzare un ministro, un politico, cerca almeno di prendere la mira giusta, aspetta che passino di lì, visto che sono anche passati. Naturalmente prendo le distanze da tutto ciò che sto dicendo... però, capito?, per assurdo, diciamolo: questo signore, calabrese, che poi viveva ad Alessandria -e non lo so come mai ad Alessandria... un calabrese che viveva ad Alessandria, non è mai successa questa cosa- ma allora, era pazzo o non era pazzo? era intelligente o non era intelligente in quel momento? Poteva aspettare cinque minuti e, insomma, gliene passavano davanti di ministri che stavano per essere nominati tali».
Con queste parole (tra l'altro venate di antimeridionalismo), Sammy Varin, conduttore di Radio Padania Libera, nell'esprimere vicinanza ai due militari feriti, commenta la sparatoria di ieri.
Radio Padania. Giuseppe Leoni -architetto, fondatore, con Bossi, della Lega, presidente dell'associazione "Cattolici padani" e senatore della Repubblica fino alla scorsa legislatura- commenta il sì della Francia alle nozze e adozioni per coppie gay («sembrano i segnali della fine del mondo, sembra di essere a Sodoma») attaccando Don Gallo, da tempo favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali: «I parroci hanno giurato obbedienza al vescovo, quindi il suo vescovo lo deve chiamare a rapporto... Non vorrei che Don Gallo sia il fidanzato del vescovo e allora il vescovo, magari, chiude un occhio».
A proposito dell'auspicio di un pontefice gay avanzato dallo stesso Don Gallo alla vigilia dell'ultimo conclave, Leoni poi rincara, proponendo una raccolta firme «come quelle che raccoglievano per salvare quella dell'Iran che la dovevano condannare», firme «che poi gliele mandiamo a quel prete culattone lì».
Radio Padania, primo pomeriggio. Nello spazio "Cultura padana" oggi dedicato al giornalista sportivo Gianni Brera ("morto 20 anni fa in un incidente nella nebbia che lo ha restituito per sempre alla grande placenta padana, lui, che, valorizzando piatti tipi della bassa padana come la polenta, il risotto e la cassouela, ebbe il coraggio di ribellarsi alla solita pastasciutta e al solito abbacchio che arriva dal centro-sud con fetore un po' mafioso"), il conduttore Andrea Rognoni illustra la differenza tra"amplesso padano" e "amplesso italiota":
"La funzione erotica, per i padani, è legata intimamente non al mangiar tanto, ma al mangiar di ottima qualità che prepara adeguatamente il nostro corpo, ma soprattutto l'anima e la mente, all'amplesso. L'amplesso non è meccanico, come il gallismo italiota vorrebbe insegnarci, ma è soltanto il frutto di una lunga preparazione mentale e psicofisica che passa attraverso il cibo".
Di Pierluigi Pellegrin, giornalista che su Radio Padania ogni sera
conduce la rubrica dell'odio "Mai più senza società multiculturale", avevo già scritto qui e qui.
Interrogato da un ascoltatore, e dispensando indicazioni di metodo
agli "amici complottisti" onde evitare "il dileggio della stampa" e
"convincere le altre persone di oggettivi dati di fatto", ieri Pellegrin
ha detto la sua sui "Protocolli dei Savi di Sion", il falso documentale
di propaganda antisemita utilizzato dalla Russia zarista prima, e dai
nazisti dopo, per avvalorare presso l'opinione pubblica la
famigerata tesi del complotto giudaico-massonico:
"I Protocolli di Sion sono stati smentiti e smascherati, ma io li ho letti e sono pieni di spunti interessanti. Veri
o presunti, ci sono delle situazioni che meritano di essere prese in
considerazione, per esempio quando si dice che ai gentili devi lasciare
la politica, mentre i soldi e la comunicazione se la terrebbero i
semiti. Ed è curioso, se andate a
vedere: la politica, in effetti, è così, la politica non viene impiegata
da un determinato tipo di persone, la occupiamo noi; invece gli spazi
che sono dedicati alla gestione dei soldi, la grande finanza
internazionale e la grande comunicazione fanno capo a famiglie di
origine semitica. Questo è un dato di fatto. Ciò significa il
Nuovo ordine mondiale e il Bilderberg? Non lo so e non ci penso e non
credo, però io dico: partiamo da questo dato di fatto oggettivo: le
principali famiglie che governano la finanza internazionale sono di
origine ebrea, questo è un dato di fatto; i principali organismi delle
agenzie di informazione sono occupati da uomini che sono comunque ebrei;
la più grande macchina dello spettacolo, cioè Hollywood, andate a
vedere i nomi e sono tutti ebrei dichiarati; questo è un dato di fatto,
giusto o sbagliato, preoccupante, terrorizzante o indifferente non lo
so, ma questo è un dato, poi le conclusioni sarà lecito poterle tirare.
Naturalmente, però, Trilateral e Bilderberg, come fanno i miei amici
complottisti, non mi sembrano la strada più conveniente per attirare
l'attenzione o convincere le altre persone: evocare questi spettri non
mi sembra molto astuto. Non metto in discussione, non critico quello che
dicono i miei amici complottisti, ma da vecchio addetto stampa metto in
discussione la forma in cui ce lo viene comunicato: i
dati, i numeri e i nomi ve li posso fornire quando volete, i nomi che
governano la finanza, l'informazione e Hollywood sono per la
preponderanza nomi ebrei, di famiglie ebree, dichiaratamente ebree;
detto questo, voi non sentirete mai quello che sto dicendo ripreso per
esser dileggiato; se io invece avessi fatto dei ragionamenti da
dietrologo sul Nuovo ordine mondiale, la Bestia e 666, allora qualcuno
avrebbe approfittato di un vulnus di comunicazione, di una esposizione
del fianco, per colpire in modo vigliacco e schifoso, e se ti sei preso
un calcio nel basso ventre o un colpo alle spalle, lo hai preso, mentre
tu devi fare di tutto per non prenderlo, se vuoi proteggere e difendere
quello che ritieni giusto".
«Voglio bene alla Fornero, le voglio così bene che la stringerei tanto forte finché la strozzo: stringerla, stringerla forte finché senti il costato che fa crack»:lo
dice, a Radio Padania, Enzo Erminio Boso, volto storico della Lega, soprannominato l'"Obelix padano" proprio per la sua stazza.
«Qual è il ministro di questo governo che ti sta più simpatico? Un trattamento Sgarbi verso la Fornero no, eh? no..»,
gli aveva chiesto il conduttore, alludendo a un episodio del 1995,
quando Erminio Boso, allora senatore, prese a calci Vittorio Sgarbi nel
corso di una lite in Transatlantico («la Lega non vale nulla», pare gli avesse urlato Sgarbi).
Introdotto dall'antropologa Antonia Bertocchi, presidentessa delle "Donne padane" di Cremona («Il femminismo ha fallito; la nuova via è il femminismo antropologico»), ecco l'"Assolo di corno di vacca", andato ieri in onda su Radio Padania.
Esegue una bimba friulana, a testimonianza di come «le donne siano custodi di tradizioni che, risalendo a 30 mila anni fa, affondano nella lontana preistoria» - una preistoria, però, «nella
quale mica è vero che gli uomini fossero cavernicoli che sottomettevano
le donne: questa è un'idea che la cultura dominante si ostina ad
imporre per poter spadroneggiare meglio e per farci morire di fame
lasciando i popoli in balia delle bugie, non riuscendo più a controllare i processi identitari».
Radio Padania, mercoledì sera, trasmissione "4 ciacole" dei Giovani padani di Verona e del Veneto. In diretta dalla "Gianfranco Miglio", una delle otto sedi scaligere della Lega Nord, il co-conduttore Vito Comencini (segretario di sezione e vice coordinatore provinciale dei Giovani padani, nonché consigliere, segretario di circoscrizione e capogruppo del Carroccio in Verona 3) dapprima "ironizza", con malcelato riferimento ai maghrebini di seconda e terza generazione nati e cresciuti in Francia, sul viaggio di nozze a Parigi di un "fratello padano" («ho saputo che in questi giorni dovrebbe essere in visita alle banlieue parigine, spero si sia munito di lanciafiamme perché potrebbe essere utile, visto che comincia ad esserci freddo»); quindi commenta la decisione del ministro Profumo di dotare di tablet gli insegnanti del Meridione (fondi europei destinati alle Regioni svantaggiate comprese nell'Obiettivo Convergenza). Queste le sue parole:
«Questa cosa ci potrebbe anche un po' ricordare un periodo storico, durante la seconda guerra mondiale, quando qualcuno si sbagliò e, invece di mandare il vestiario per il fronte russo in Russia, lo mandò in Africa e, quello dell'Africa, lo mandò in Russia. Ora sta succedendo la stessa cosa: invece di mandare giù la carta igienica, che magari servirebbe là, che, purtroppo, forse devono anche capire a cosa serve, o le saponette, che magari potrebbero essere molto utili, queste cose forse le mandano a noi, e invece giù mandano la tecnologia, che magari potrebbe essere adatta alla nostre scuole».
«Un'Olimpiade abominevole, dove i soliti quaquaraquà romani speravano di
riuscire a sfruttare i soliti quattro o cinque ragazzi e ragazze padane
per lustrarsi, per farsi merito di un'Italia che naviga nell'oro, ma
questa volta non è andata così». All'indomani delle Olimpiadi di Londra,
anche Radio Padania stende un suo bilancio dei Giochi:
in chiave "identitaria e padanista". La trasmissione è "Arte Nord",
rubrica culturale condotta dal professor Andrea Rognoni, insegnante di
materie letterarie che già in passato si era distinto
per aver messo sotto processo Lucio Dalla
alla vigilia delle esequie dell'artista, definendolo "un mefistofelico
mistificatore simbolo di un'Italia che non vorremmo".
In particolare, Andrea Rognoni
si sofferma su tre atleti: Federica Pellegrini, Tania Cagnotto e Alex
Schwazer, tre casi che, «in un'Olimpiade disastrosa, una delle peggiori
della storia, dove i padani e i peripadani hanno dimostrato abilità e
astuzia nel tiro e nella scherma, ma il tiro e la scherma non sono la
quintessenza dello sport inteso come prestanza fisica», ci dicono «una
volta per tutte, che far gareggiare squadre venete o piemontesi, anziché
l'italianità, sarebbe l'unico modo per salvaguardare un patrimonio
fisico, atletico, ginnico e morale che non è stato realmente valutato:
la padanità».
Una "padanità" - anzi, «una sana padanità, fatta
di tradizioni nostre e del nostro modo di vedere e e valutare le cose»-
che si è rivelata innanzitutto nella Pellegrini, «una
ragazza che rappresenta il fior fiore dell'antropologia padana, alta,
slanciata e capace di prestazioni eccezionali», ma che la nuotatrice non
ha saputo custodire, andandola a «confondere ed annacquare nella solita
italianità romanofila, nelle solite italioticità e pubblicità
massmediatica, nel solito polpettone italiota a sfondo romano: da qui il
pataracchio, il crollo totale». «Abbiamo rovinato una ragazza,
rendendoci, noi padani, conniventi della peggiore italianità», ammonisce
Rognoni, amareggiato per «un concetto che è sempre lo stesso: abbiamo
svenduto all'Italia e al mondialismo un valore fisico ed atletico
eccezionale, nessuno riconoscerà più nella Pellegrini la quintessenza
della padanità dal punto di vista antropologico, tutti la confonderanno
ancora una volta con la solita Italia degli spaghetti e del mandolino».
A Tania Cagnotto,
tuffatrice rimasta fuori dal podio, in lacrime, per meno di mezzo
punto, Rognoni dedica invece un appello, con la voce che gli si rompe in
gola: «Tania, perché piangere e disperarti? Tania, quella medaglia,
combattuta per un'Italia che è lontana mille luci dalla volontà dei
popolo padano-alpini, non ti faceva onore. Tania, tu sei una ragazza
meravigliosa: perché accanirti in nome di un'Italia bastarda? Noi non
vogliamo le medaglie dell'Italia, noi vogliamo le medaglie della
Padania, quando la Padania ci sarà». Nell'abbraccio di fine gara tra
l'atleta e il padre, Andrea Rognoni coglie «l'immagine più commovente
-per chi ha un minimo di sensibilità- di queste Olimpiadi, perché più
vicina ad un orizzonte identitario: in quell'abbraccio c'è la
trasmissione di valori come la intendiamo noi padani e padano-alpini,
valori che il padre, nato e cresciuto a Bolzano, ma che ha una famiglia
veneta, ha trasmesso appunto alla figlia».
Quanto al caso di Alexandre Schwazer,
l'azzurro squalificato per doping («un atleta sudtirolese che, come un
bambinone grosso, alto e bello, si mette a piangere ammettendo di fronte
al mondo di aver sbagliato»), Rognoni parla invece di capro espiatorio.
E di razzismo: «Nello sport di oggi il doping è all'ordine del giorno,
ma l'atleta altoatesino, che non canta l'inno perché non gliene può
fregare di meno, è stato visto come il colpevole, come colui che ha
infangato i valori mediterranei con il suo sangue impuro di origine
teutonica». E poco importa che l'atleta più che nelle Camicie verdi
militasse nell'Arma dei Carabinieri: «Parliamo comunque di Südtirol, un
mondo che ha fatto di tutto per combattere Roma. Quella è la marca,
quella è l'origine».
Nella giornata in memoria del 'Porrajmos', lo sterminio nazifascista di rom e sinti (in 3000 vennero gasati ad Auschwitz nella sola notte tra il 2 e il 3 agosto del 1944), Sammy Varin, speaker di Radio Padania, spiega la differenza tra "terroni buoni" e "terroni cattivi":
«Ci sono meridionali che non fanno niente tutto il giorno, quelli che si sono presi la pensione senza meritarla: questi sono i terroni nel senso dispregiativo del termine. Tanto di cappello invece per quei meridionali che valgono cento settentrionali, quelli che sono incazzati cento volte più di noi, quelli che alzano la testa, quelli che magari sparano per aria quando vedono i rom in un campo vicino a casa. Lo sapete perché non ci sono rom in Sardegna? Fatevelo raccontare da un nostro amico leghista duro e puro: "Appena si accampano qui, nel campo vicino, un giorno, due giorni e poi inizio a sparare per aria e vedi che scappano tutti, immediatamente, non ne rimane uno". Quelli sanno che non bisogna scherzare con determinate popolazioni, come anche i siciliani e i calabresi: in determinate zone, gli immigrati ci passano e ci stanno mezzoretta o un oretta, non di più, altrimenti non si sa che fine facciano.»